Asta n. 8 Studio d’Arte Borromeo – 25 Febbraio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 febbraio 2017 l’asta n. 8 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Studio d’Arte Borromeo. La prima sessione (lotti 1-295) e la seconda sessione (lotti 301-556) si terranno rispettivamente alle ore 9.30 ed alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24x34, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24×34, 1950 – Lotto n. 174 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Scrive Marco Moretti in “Gualtiero Nativi. Itinerario di un’avventura artistica” (introduzione al Vol. I del Catalogo Generale delle Opere di Gualtiero Nativi, p. 34): “La purezza di quella sintassi formale e cromatica con cui l’artista aveva tradotto negli anni Quaranta sulla carta e sulla tela con titoli come Simbolo, Strutture dinamiche, Tensioni, veniva registrata nel nuovo decennio con attribuzioni dolorosamente allusive: Frattura, Forme chiuse, Frammento di lotta, Immagine prigioniera; titoli che rispecchiavano negativi stati d’animo, alternati ad altri di novella speranza costruttiva […]”.

L’opera al lotto n. 174 “Frattura” del pistoiese Gualtiero Nativi si colloca infatti in un anno importantissimo e di conflitto: è l’anno in cui un gruppo di artisti fiorentini (Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Mario Nuti e appunto Nativi) firma il manifesto dell’astrattismo classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

“[…] E all’opera in definitiva noi rimandiamo per il suo contenuto politico, per la realtà ch’essa nega, per la realtà ch’essa pone. Per la realtà che nega: e a nostro avviso essa nega ogni deformazione del reale […] e ogni ricerca di rifugio, di evasione […] e più ancora il surrealismo e la metafisica” (Dal “Manifesto dell’Astrattismo Classico”, 1950). Stima: 3.000€/3.200€.

Agostino Ferrari, Segno - Forma- Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972
Agostino Ferrari, Segno – Forma – Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972 – Lotto n. 361 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera che riassume tutto il percorso artistico di uno dei protagonisti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 361 “Segno – Forma – Colore”.

È infatti nel 1962 che Agostino Ferrari, assieme ad Arturo Vermi, Angelo Verga, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e il poeta Alberto Lùcia dà il via ad una sperimentazione militante e ad una ‘esperienza’ artistica che ha per bersaglio il nichilismo dell’informale e della pop art.

Agli anni ’60 appartengono le opere in cui Ferrari approfondisce la ricerca sul segno, ora grafico ora scritturale, e sulla forma. Il tentativo è quello di una ridefinizione minimale del linguaggio allo stesso tempo analitica e concettuale. L’artista non disdegna di strizzare l’occhio alle coeve tendenze cinetiche di approfondimento degli effetti ottico/percettivi.

“Segno – Forma – Colore” rappresenta una summa del messaggio artistico di Ferrari che proprio nel 1971 introduce le prime superfici in rilievo, presenti in questa opera (segni positivi e negativi), la cui tensione successivamente amplifica attraverso l’uso il colore.

L’artista indaga le interrelazioni di elementi primari (appunto segno, forma, colore) nello spazio e le dinamiche psicologiche messe in atto sullo spettatore da tale connubio. Opera bella ed efficace. Stima: 17.000€/19.000€.

Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60x60, 1990
Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60×60, 1990 – Lotto n. 376 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Luci, elementi mobili, specchi, colori sono le componenti della ricerca visuale dell’artista argentino Julio Le Parc, animatore del  G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nella Parigi degli anni ’60.

Luoghi fantastici, labirinti pirotecnici sono il prodotto reale e immaginato sulla tela della concezione artistica di Le Parc, sviluppata sempre nella prospettiva di un coinvolgimento attivo dello spettatore nello spazio artistico.

Nel 1974 l’artista argentino inizia il ciclo delle cosiddette “Modulazioni” con cui torna all’uso della superficie. Il pittore approfondisce l’indagine sulla gamma dei 14 colori e la loro combinazione e sull’uso della luce con una finalità di distorsione ottica e illusionistica di natura cinetica.

Le “Alchimie”, qui al lotto n. 376, sono la continuazione diretta di tale ricerca negli anni subito successivi. In esse prendono vita quegli stessi spazi artificiali che Le Parc aveva creato fisicamente. Si tratta di spazi matematicamente perfetti e studiati che confondono i livelli di profondità. Le Parc dà vita ad una sinestesia assurda ma verisimile di riflessi, luci, scie, pesi e contrappesi che coinvolgono magicamente lo spettatore, intrappolandolo in un gioco-labirinto onirico e surreale. Stima: 18.000€/20.000€.

Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997
Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997 – Lotto n. 387 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Ancora la psicologia della percezione è di scena al lotto n. 387 “Break dance street” di Alberto Biasi, protagonista dell’arte programmata e delle ‘nuove tendenze’ degli anni ’60.

La sollecitazione retinica dello spettatore è l’obiettivo dei veri e propri ‘dispositivi’ realizzati dall’artista padovano Alberto Biasi. Dispositivi che mettono in moto la percezione di chi guarda.

C’è nelle opere di Biasi una ricerca scientifica (comune a quella del celebre Gruppo N) che rinnega ogni soggettivismo e principio di autorialità e che mira allo stesso tempo ad agire sulla realtà.

Le opere più tarde dell’artista inoltre, fatto avvertibile già dall’inizio degli anni ’70, accentuano una componente emozionale del fare pittorico di Biasi. Componente che rende queste opere, a nostro giudizio, esteticamente più riuscite.

Dai “rilievi ottico-dinamici” l’artista passa alle “dinamiche visive”. La torsione delle lamelle in pvc amplifica il meccanismo di moto percettivo rendendolo anche più imprevedibile di fronte agli stati d’animo e alla condizione psicofisica dello spettatore.

Di più: come in questa opera in asta, l’artista introduce un tema. Attraverso il ritmo ellittico e coloristico, Biasi strizza l’occhio, cita di fronte al fruitore. Una complicità che lo rende nuovamente artista, creativamente umano. Stima: 23.000€/25.000€.

Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70x100, 1966
Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70×100, 1966 – Lotto n. 391 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Vanna Nicolotti nasce a Novara nel 1929. Compie gli studi all’Accademia di Brera con Achille Funi e Mauro Reggiani.

L’esordio ufficiale come artista risale al 1963 (presso Vismara Arte) a Milano e colloca l’artista novarese all’interno delle ricerche spaziali condotte da Lucio Fontana.

“Gli oggetti di Vanna Nicolotti”, scrive nel 1971 il critico Pierre Restany “sono oggetti critici che ci costringono a combattere l’automatismo e i riflessi a tic della visione. (…) Il fascino dell’intero percorso sta nel mistero inerente a ogni oggetto, trappola per la visione, apertura spalancata verso l’oltre delle cose”.

L’artista lavora su due piani: uno sovrastante, tagliato per far entrare la luce, e quello sottostante, pittorico, dove inizialmente, come in questa opera, si conserva un riferimento figurativo. Sono “strutture variate”, come nell’arte cinetica e programmatica, ma che conservano un alone di mistero, un interrogativo su come guardare il mondo non soltanto critico ma anche speculativo.

Opere come questa in asta al lotto n. 391 “Passaggio obbligato” che la Nicolotti espone a Londra nel 1964 e poi ancora a Milano alla Galleria Pater proprio nel 1966.

Si tratta di spazi percettivi e contemplativi. L’artista novarese in particolare approfondirà negli anni Settanta la componente mistica e orientaleggiante inerente alle sue creazioni.  I cicli dei “Mandala” e delle “Porte” hanno infatti come antecedenti proprio queste prime sperimentazioni degli anni ’60. Stima: 11.000€/13.000€.

Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130x162, 1971
Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130×162, 1971 – Lotto n. 415 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Nato a Napoli nel 1933 Guido Biasi frequenta nella città partenopea l’Accademia di Belle Arti. Partecipa negli anni ’50 al movimento Pittura Nucleare. Nel 1957 sottoscrive, con Mario Colucci, Piero Manzoni, Ettore Sordini e Angelo Verga, “Il manifesto per la pittura organica”  e poi il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti.

In queste dichiarazioni programmatiche è manifesto l’interesse dell’artista per la realtà e l’elaborazione dell’immagine.

“A dispetto di ogni irrealtà, il nostro lavoro denuncia la consapevolezza più lucida della nostra vita fisica. Contrariamente a ogni astrazione e ad ogni vano decorativismo, noi realizziamo non una visione ideale ma una specie di traduzione plastica delle emozioni più intime della nostra coscienza: l’arte ha così modo di diventare una continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici […]”

Interesse per le immagini e la percezione che è all’origine, alla fine degli anni ’60, degli originalissimi cicli delle “mnemoteche” e delle “museologie”. Nelle “mnemoteche” del 1970 l’artista tratta la memoria alla stregua di un archivio mentale di ‘immagini citate e immaginate’ cercando di ridurle analiticamente a uno spettro percettivo, di descriverne l’onda di segnale, lo spettro di calore.

Da poesia a realtà fra immagine e immaginazione, non dimenticando il nostro bagaglio culturale. Lotto n. 415 “Turner’s dream”. Stima: 8.000€/9.000€.

Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974
Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974 – Lotto n. 438 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un piccolo ma bellissimo cemento e asbesto su tela “18-10-1974” di Enzo Cacciola al lotto n. 438. L’artista di Arenzano (classe 1945) è uno dei migliori rappresentanti della nostrana “pittura pittura” o pittura analitica.

Già dal 1973 Cacciola conduce sperimentazioni con polvere di cemento e/o asbesto unita a colle viniliche.

Come ha ben scritto Claudio Cerritelli in “Enzo Cacciola Continuità e interferenze (1974-2009)” (in Arte Contemporanea, Bimestrale di Informazione e Critica d’Arte, Anno 6, Numero 30, gennaio-febbraio 2012):  “[…] Opere di forte radicalità sono anche quelle realizzate con magma di amianto e materiale vinilico, in questo caso la forma e l’informe superano la loro apparente antinomia evidenziando la possibilità di congiungere energie contrapposte, la saturazione e il movimento, la compattezza e la vibrazione, il limite e lo sconfinamento. La spazialità concettualmente definita non è per Cacciola un dogma ma uno spazio in profonda tensione con le qualità artigianali e industriali dei materiali che producono molteplici sembianze, esiti differenti, aspetti non totalmente assorbiti dalla logica analitica ma capaci di interpretarne il rigore sempre alla luce della sensibilità manuale”. Stima: 3.800€/4.000€.

Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40x60, 1970
Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40×60, 1970 – Lotto n. 452 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Giorgio Griffa è uno dei due invitati alla Biennale di Venezia 2017 con Riccardo Guarnieri. Protagonista del ‘ritorno alla pittura’ nei primissimi anni ’70 tutta la ricerca di Griffa si è incentrata nella riscoperta di una ‘valenza del fare’ che ha trovato le proprie radici nel colore e nella gestualità.

In bilico fra arte povera nei materiali e arte analitica nel riduzionismo delle forme e del segno l’arte dell’artista torinese non ha però mai perso una  emotività fanciullesca che gli deriva da una istintiva sensibilità.

L’opera al lotto n. 452 “Obliquo” appartiene al primo dei cicli pittorici di Griffa e già contiene in nuce tutti gli stilemi della sua produzione successiva. Sono i “segni primari”: forme ripetute ma sempre diverse, anafore variabili e non finite che contrassegnano il prendere vita della pittura stessa, in un organicismo che assimila il colore e il segno a pure individualità di uno stesso dominio d’esistenza. Stima: 11.000€/13.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008 – Lotto n. 488 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

È stato vincitore del Premio “Duemila” per i giovani alla Biennale di Venezia del 1987 e Menzione d’onore alla Biennale del 1995 lo scultore di Cagnano Amiterno Nunzio di Stefano.

Spazio, luce e materia sono le componenti primarie del lavoro di Nunzio. Dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza lamine, ferro, piombo parallelamente alle combustioni.

Negli stessi anni Nunzio ha esposto con gli artisti della cosiddetta Scuola Romana (Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Nunzio appunto).

Sono gli artisti del ‘ritorno alla pittura’, che il critico Achille Bonito Oliva cercò di etichettare con la definizione di “Transavanguardia fredda”. Ma ognuno di questi artisti in seguito ha elaborato una poetica personale.

Artista ormai consacrato, nel 2005 gli é stata dedicata un’ampia antologica al MACRO di Roma.

Bellissima e di dimensioni importanti l’opera al lotto n. 488 “Senza titolo” dove le forme sembrano avere trovato collocazione nello spazio senza interventi pittorici. Le superfici sono ricettacolo di una vita che sembra originarsi per magia dalla muta materia in un miracolo di luce. Stima: 55.000€/65.000€.

Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80x55, 1958
Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80×55, 1958 – Lotto n. 516 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera storica di uno degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 516 “Ferita”. Si tratta di un’opera degli anni ’50 quindi antecedente anche la prima personale presso la Galleria La Salita di Roma nel 1960.

La formazione di Angeli in quegli anni è quella di un’autodidatta che si approccia alla pittura in maniera istintiva risentendo di un vissuto assai sofferto durante gli anni della guerra. Assiste al bombardamento di San Lorenzo, che lo turba fortemente.

Le prime opere dell’artista romano, che risalgono al 1957, sono nel segno di un linguaggio informale fatto di materia e toni cupi uniti a cromie intense (per lo più rosse).

Angeli è chiaramente influenzato dalle esperienze di Burri che declina però con un forte imprinting personale. Angeli usa garze e velature con una manualità che deve molto, in questa prima fase, anche  delle tecniche di tappezzeria apprese in questi anni per sostenere la madre dopo la morte del padre.

Eppure c’è già tutto l’Angeli pop in questa tela: nella simbologia del dolore e nel distacco che ottiene attraverso le velatine, che continuerà sempre ad usare. Una decontestualizzazione critica del vissuto personale e storico che sarà il suo contributo maggiore. Stima: 20.000€/22.000€.

Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81x100, 1965
Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81×100, 1965 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

“La grande nuvola” di Tano Festa al lotto n. 529 è un’opera assai rappresentativa della produzione importante di uno dei capofila della Scuola romana di Piazza del Popolo.

Siamo negli anni della Hollywood sulle sponde del Tevere, anni in cui Roma ferve di energia culturale e brulica di intellettuali. Nel 1965 apre il mitico Piper dove risuona la musica internazionale e Schifano è di Casa.

E quest’opera al lotto n. 529, oltre a esprimere a pieno il linguaggio poetico di Festa con i regoli che scandiscono i piani della visione, i cerchi a marcare i tempi dell’immagine e il desiderio d’assoluto simbolico della nuvola; è anche il ritratto gioioso di questo mondo che si apre alla speranza, fervido di idee e aspirazioni. Mondo che sarà disilluso presto, alla fine del decennio, con la morte di Pino Pascali e con la crisi del sistema politico e ideologico della Prima Repubblica negli anni ’70. Stima: 60.000€/70.000€.

Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 540 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Gianni Emilio Simonetti è stato fra i protagonisti italiani del movimento Fluxus assieme a Giuseppe Chiari. In asta al lotto n. 540 “The early Gutenberg period” una delle originalissime mappae mundi degli anni ’60.

Un flusso spazio-temporale sono le vere e proprie ‘storie’ che l’artista racconta sulla tela utilizzando piccoli oggetti, frammenti, connessioni, associazioni mentali, dichiarazioni. Mappe che rappresentano insieme il tutto e l’infinitamente piccolo, dove l’artista cerca una formalizzazione del mondo degli oggetti ma anche dell’universo personale delle idee.

È così che l’opera diventa una summa, l’idea che prende forma nello spazio non come intuizione ma elaborazione, non dalla semplicità ma dalla complessità. Ritmi, rime, metafore, simboli, enjambment di un processo di “artificazione” che restituisce una pura e vibrante “poesia visiva”.

Negli ultimi anni c’è stata un vera riscoperta di Simonetti da parte del meracto.

Professore presso il Politecnico e lo IED di Milano, l’artista ha condotto anche  il Laboratorio di Artiterapie al Centro Diurno Luvino di Luino presso la Psichiatria del Verbano. Stima: 13.000€/15.000€.

Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009
Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009 – Lotto n. 555 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Una giovanissima artista al lotto n. 555 “B01” Francesca Pasquali, classe 1980.

Bolognese, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della città segnalandosi già nel primo decennio degli anni 2000 con importanti premi: il “Premio DAMS” nel 2006, il “Talent Prize” nel 2009, il “Premio Arte Laguna” nel 2010.

L’artista crea suggestioni e illusioni organico/naturali attraverso l’uso di materiali industriali e polimerici che riconducono il suo lavoro nell’ambito dell’arte povera.

Non estranea al suo approccio la componente cinetica attraverso la quale l’artista cerca un coinvolgimento dello spettatore sia dal punto di vista percettivo che attivo.

Opera dall’aspetto magmatico questa in asta dove il gioco di trasparenze in bianco dei materiali suscita nello spettatore il dubbio fra artificio e naturalità, consistenza granitica e riproduzione. La scabrosità dei materiali incita ad essere toccata, in un’arte che vuole essere così vicina al mondo da farsi esperienza. Stima: 7.500€/8.000€.

Asta Pananti – 11 Febbraio 2017 (n. 121-III) – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta 121-III di Arte Moderna e Contemporanea della Galleria e Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà sabato 11 febbraio, ore 19.00. La topten di SenzaRiserva.

Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954
Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954 – Lotto n. 325 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, nel 1918. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza all’estero in Francia e Lussemburgo, al seguito del padre, fino al 1936. Qui completa gli studi tecnici. In seguito si trasferisce a Firenze dove studia all’Istituto d’Arte di Porta Romana di Libero Andreotti e poi all’Accademia di Belle Arti.

Frequenta in questi anni l’ambiente culturale fiorentino che ruota attorno al Caffé delle Giubbe Rosse (frequentato fra gli altri da Rosai, Luzi, Bigongiari, Pratolini). Si distingue inizialmente per il realismo della sculture in cemento.

Dopo la guerra e la Liberazione allestisce la prima personale alla Galleria La Porta a Firenze.

Fra il 1947 e il 1949 Venturi dimora a Milano. La sua scultura subisce qui l’influenza delle ricerche formali astratte degli artisti milanesi (Birolli, Fontana, Chigine). Nel 1948 vince il “Premio Garibaldi per la scultura”; nel 1950 è alla Biennale di Venezia.

Nel 1953 vince il “Concorso Internazionale per il Monumento a Pinocchio” in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco. Alla realizzazione di tale monumento Venturi dedicherà i due anni successivi (l’opera fu poi non voluta a Collodi, cosa che scatenò nell’artista una forte depressione), gli stessi in cui realizza la bella “Maternità” su pietra al lotto n. 325 del 1954.

Venturi ha avuto una fortissima affinità con l’ambiente e le idee della poesia ermetica fiorentina nel corso della sua parabola artistica. Le sue opere, sculture e dipinti, dopo il ’50, sono l’espressione stessa di un fare che mira all’essenzialità, alla ”poesia pura”. L’artista le caratterizza inoltre di un lirismo primordiale, in una ricerca, complicatissima, di illuminazione sintetica.

“Creatore di forme vive. Si tocca con mano la nascita di un’idea pensata nella materia che deve contenerla e esaltarla; non circospetto, non mediato né addomesticato dall’astuzia moderna; riappare l’antico confronto e la sfida tra la libertà e il limite. Isolato e rapito nella sua passione plastica, Venturino medita, Venturino rimugina; come ogni solitario, contiene un rudimentale filosofo; interroga il mondo da capo come se nessuno lo avesse fatto prima di lui” (da M. Luzi, Un creatore di forme vive, in “Quadrante”, 20 maggio 1963). Stima: 3.000€/5.000€.

Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63x120, 2001
Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63×120, 2001 – Lotto n. 370 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Figlio di un ufficiale di marina e di una ballerina di strip-tease come l’avrebbe raccontata lui la sua vita, Vettor Pisani nasce a Bari nel 1934. Dopo aver vissuto ad Ischia e Napoli esordisce come artista piuttosto tardi, nel 1970, alla Galleria La Salita di Roma. Da allora ha partecipato otto volte alla Biennale di Venezia rivelandosi come uno degli artisti più visionari del secolo scorso.

Sintesi delle arti, intertestualità, performance, installazioni, scultura e pittura tradizionali sono gli eterogenei mezzi espressivi attraverso i quali Pisani mette in scena (è stato anche un commediografo) il mondo e la sua interpretazione. Lo fa con diversi livelli interpretativi: storico, culturale, filosofico, rituale, onirico, individuale, magico, divinatorio, psicoanalitico, esoterico.

C’è nelle opere di Pisani il tentativo di mostrare una chiave, un offerta di riconoscimento indirizzata all’artista e allo spettatore che costituisce un ex voto, al contempo laico e sacro, verso un entità in bilico sulla non entità.

Al lotto n. 370 “Senza titolo” l’artista barese indaga pacificamente il mistero della nascita e della morte: in scena due gemelle, in qualche modo l’incarnazione dell’incredulità di fronte alla meraviglia della vita e della generazione. Alle loro spalle “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin il “luogo dell’infinito che costruiamo noi con la nostra immaginazione, un’aldilà sereno, perché io non credo nella morte come estinzione dell’essere, ma nel passare da uno stato all’altro” (da Vettor Pisani, “Esseri ibridi” di Massimo Riposati, Flash Art, n. 297, 2011). Stima: 5.000€/6.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5x70.5
Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5×70.5 – Lotto n. 397 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Si laurea in chimica nel 1941 presso l’Università di Pisa e poi nel 1947 in farmacia Mario Nigro. Pittore autodidatta, la prima esposizione personale fu alla Galleria Salto nel 1949.

In seguito, a Milano l’artista, entrò in contatto con l’astrattismo del M.A.C. Movimento Arte Concreta e con lo spazialismo di Lucio Fontana.

Le serie più celebri dell’artista pistoiese sono degli anni ’50: i “pannelli a scacchi”, i “ritmi continui simultanei” e infine gli “spazi totali” se da un lato anticipano soluzioni di scansione ritmica e formale che saranno propri della op art degli anni ’60 dall’altro, specialmente negli “spazi totali” costituiti da griglie a reticolo trapezoidali riempite di cromie squillanti, mostrano il mai sopito desiderio di Nigro verso l’espressione della soggettività.

Si tratta di una pulsione a indagare lo spazio che nasce sia dal suo essere scienziato che da un personale anelito di rappresentazione di un mistero di bellezza difficile da razionalizzare. Anelito che in questi stessi anni lo porta anche ad una espressività musicale che trascende i principi costruttivi e lo avvicina all’informale, come in questa bella opera al lotto n. 397 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/6.000€.

Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29x22.5 cadauno, 1999
Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29×22.5 cadauno, 1999 – Lotto n. 403 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

La celebre “pittura disseminata” di Pino Pinelli, uno dei maggiori rappresentanti della pittura analitica italiana è di scena al lotto n. 403 “Pittura R”.

Il pittore catanese fin dagli anni ’60 ha infatti collocato al centro del suo processo artistico e d’indagine la pittura stessa intesa come frammentazione, quasi conseguenza della ricerca di quel ‘grado zero’ della pittura che portò all’abolizione di ogni tradizione artistica, fin nelle procedure, compresi telaio e tela, alla fine degli anni ’60. A suo modo fu una difesa più che una innovazione: contro il concettualismo dilagante, l’oggettualismo incipiente, l’atipica arte ambientale.

Pinelli riparte dalla materia, con elementi grumosi, coperti da colori primari, mai meno di due e disposti in maniera seriale, a volte in una curva come a rappresentare una seminatura che sia una rinascita. Rinascita dove non ci sono pennelli o immaginazione ma i solchi delle dita sulla terra, dove scorra il colore, da dove riprenda il sogno e la vita. Stima: 5.500€/6.500€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80x60, 1978
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80×60, 1978 – Lotto n. 404 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

L’Aurora è uno dei soggetti michelangioleschi introdotti dal pittore romano Tano Festa, esponente di punta della Scuola di Piazza del Popolo, a partire dal 1965. Si tratta di un particolare del busto dell’Aurora scolpita da Michelangelo per il sarcofago del duca Lorenzo de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze.

L’artista realizza l’opera attraverso il ricalco della proiezione di una diapositiva sulla tela. In seguito Festa interviene con campiture di colore e profilature che sottolineano la plasticità dell’immagine.

Per Duilio Morosini una delle prime tele col soggetto trae spunto da una “riproduzione d’un dettaglio d’affiche per le celebrazioni michelangiolesche (questa volta realizzato coi bianchi e neri della pittura) che Festa proietta su di uno ‘schermo’ azzurro, sovrapponendo, poi, alla tormentata figura delle tombe medicee, dei grigi regoli da disegno geometrico […] dischi, filigrane, reticoli che lo hanno colpito in occasione d’una visita ad una mostra della optical art americana” (da D. Morosini, Le ‘personali’ romane di Tano Festa e Franco Sarnari. Due giovani pittori d’avanguardia, «Paese sera», 16 novembre 1965). Stima: 8.000€/10.000€.

Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70x70, 1994
Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70×70, 1994 – Lotto n. 405 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Veneziano, classe 1933, Franco Costalonga esordisce come incisore e acquafortista. Negli anni ’60 si afferma nell’ambito dell’arte cinetica con opere dove presenta elementi bidimensionali ma soprattutto tridimensionali disposti modularmente.

Costalonga indaga in particolare gli effetti cromocinetici derivanti dalle variazioni di colore in funzione della luminosità e dell’orientazione dei moduli. Tale interesse per la teoria del colore è stata sicuramente influenzata da Remigio Butera, direttore al tempo della frequentazione dell’artista alla Scuola d’Arte di Venezia.

Nel 1986 è presente nella sezione “Arte-Scienza-Colore” alla XLII Biennale di Venezia.

I “Mocubi”, qui al lotto n. 405, rappresentano un ciclo pittorico degli anni ’90 con il quale Costalonga torna alla pittura dopo sperimentazioni più ardite nei materiali e nelle soluzioni compositive (le “tensoforme”, i “riflex”, gli “pseudorilievi”). Si tratta della trasposizione in tre dimensioni degli “oggetti quadro” degli anni ’80 di cui rappresentano si potrebbe dire un momento di formalizzazione della piena maturità dell’artista. Stima: 2.500€/3.500€.

Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48x36, 1998
Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48×36, 1998 – Lotto n. 407 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Una delle figure sileniche, realizzate con china ed acquerello su carta, del poliedrico artista bolognese Luigi Ontani al lotto n. 407 “Moro Amaro D’Amore”.

Artista sperimentatore ed anticonformista Ontani è difficilmente classificabile in una corrente. Esordisce come esponente della body art, ma fin dagli anni ’70 si cimenta con la scultura, la pittura, la fotografia, le performance dove dispiega in declinazione narcisistica pulsioni vitalistiche e concettuali che ambiscono ad una sintesi di sensibilità culturali di matrice sia orientale che occidentale.

Un approccio panteistico quello di Ontani che riflette continuamente sull’esistenza, la natura e il ruolo dell’artista, spesso in modo giocoso e dissacrante, mischiando sacro e profano, cielo e terra. Stima: 7.000€/8.000€.

Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30x30, 1965/1976
Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30×30, 1965/1976 – Lotto n. 417 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Indagine scientifica e processo artistico sono i due poli della ricerca di Getulio Alviani, artista nato a Udine nel 1939 e protagonista negli anni ’60 dell’arte programmata.

Nel 1964 Alviani partecipa alla Biennale di Venezia e espone alla mostra Nouvelles Tendances al Louvre di Parigi. Nel 1965, anno di riferimento per l’opera al lotto n. 417 “Superficie tornita 2 1/4 di quadrato” partecipa alla celebre mostra The Responsive Eye al MoMA di New York dove allestisce vere e proprie stanze ambienti con pareti costituite da superfici cosiddette “a testura vibratile”.

Si tratta della celebre serie delle lamine di alluminio “tornite” con varie modalità con le quali l’artista avvia quell’analisi ottico-visiva di stretta pertinenza cinetica che sarà il suo risultato più originale.

Il cangiantismo percettivo causato dalla rifrazione della luce sulla diversa tessitura e tornitura della superficie, assieme al punto di vista dello spettatore che diviene parte dell’opera, sono infatti una delle prime originali testimonianze dell’arte cinetica italiana. Stima: 25.000€/35.000€.

Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120x100, es. 7/8, 1981
Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120×100, es. 7/8, 1981 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

“Labilità e relatività spazio-temporale di questo sistema aperto di immagini” è probabilmente la definizione migliore che sia stata data dei quadri-specchio di Michelangelo Pistoletto (Augusta Monfrini, Percorso di Pistoletto, da “Michelangelo Pistoletto”, catalogo Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma, Milano, Electa, 1990, pag. 12) qui rappresentati al lotto n. 418 da un bellissimo esemplare serigrafico di “Donna che cuce”.

C’è infatti una stratigrafia di livelli di lettura in questa opera che non si lascia facilmente afferrare. Da un lato la rappresentazione oggettiva: Maria Pioppi, compagna e collaboratrice dell’artista, che cuce. Dall’altra la mutevolezza e l’interferenza spazio-temporale dello spettatore che si specchia e diventa parte dell’opera. Infine l’impossibilità della riproduzione oggettiva dell’opera stessa ad una ripresa fotografica.

Un oggetto inafferrabile dunque l’opera, teatro infondo della vita stessa, che dipana chi regola la nostra esistenza (per l’artista la donna amata) “[…] e quel sì vago / sanguigno fil  che tira, / tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira / la bella man gradita, / è il fil de la mia vita” (Giambattista Marino, “Donna che cuce” da La Lira, Madrigale XI, Opere, a cura di A. Asor Rosa, Rizzoli, Milano, 1967). Stima: 50.000€/75.000€.

Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33x40, 1955
Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33×40, 1955 – Lotto n. 419 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Sicuramente è stata la ‘signora’ dell’astrattismo italiano Carla Accardi, trapanese, classe 1924. Nel 1947 si trasferisce a Roma e di lì a poco sarà la protagonista del Gruppo degli astrattisti romani di Forma 1 (Sanfilippo, Turcato, Attardi, Perilli, Dorazio).

All’inizio degli anni ’50 risalgano i primi ‘glifi’ di natura segnica della Accardi, liberi e non ben definiti e che solo a metà del decennio assumeranno la caratteristica bicromia in bianco e nero (lotto n. 419 “Piccolo negativo”).

Scrive Annemarie Boetti a proposito di questo ciclo: “I quadri in bianco e nero su tela (’54-’55) sono la preistoria (termine da lei usato) del linguaggio autonomo di Accardi. Sono la verifica di questa ‘robustezza’ sulla sostanza intatta e fragile (senza modelli) del suo essere al mondo. Alla tabula rasa dei gruppo Forma e Origine lei risponde con il proprio grado zero: ‘labirinti’, ‘favolosi’, ‘frammenti’, ‘assedi’ (termini suoi) cioè l’inizio d’organizzazione del brulicare primordiale” (da Anne Marie Boetti Sauzeau, “Carla Accardi”, in DATA n. 20, marzo-aprile 1976, pp. 72-74). Stima: 40.000€/60.000€.