Asta Pananti n. 123 – 27 Maggio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 123 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 27 maggio 2017 alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70x50, 1957
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La pittura cupa e materica del pittore spagnolo Xavier Bueno è protagonista al lotto n. 84 “Ragazzo di periferia”, del 1957. Nato a Vera de Badisoa nel 1915 Xavier frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra dove già mostra il suo interesse per il reale preferendo alle avanguardie di moda una pittura ispirata al classicismo di Goya e Velasquez. Del 1937 è la prima personale a Ginevra. Nel 1940 si trasferisce col fratello Antonio a Firenze, che rimarrà sua patria di elezione fino alla morte.

Nel dopoguerra l’artista amplifica l’interesse per le tematiche sociali. Con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni fonda il Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Scrivono nel Manifesto (un opuscolo distribuito alla prima mostra del Gruppo tenutasi a Milano, presso la Galleria de ‘L’Illustrazione Italiana’, nel novembre del 1947): “Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità.

Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati

Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative.

Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi “raffinati”. […]

Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualità impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realtà”.

E il linguaggio di Xavier, pur dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1949 e l’evoluzione stilistica degli anni a venire, non tradirà mai questi concetti. Stima: 15.000€/20.000€.

Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – da pananti.com
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90x70, 1953
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Nato a Messina nel 1903 Giuseppe Migneco compie gli studi di Medicina a Milano dove si trasferisce dal 1931. Intanto coltiva la passione per la pittura e frequenta artisti quali Aligi Sassu, Raffaele De Grada, Renato Birolli.

Nel 1937 è fra i fondatori del movimento artistico e culturale che ruota attorno alla rivista Corrente. La rivista porta avanti un acceso dibattito critico sulla cultura, non solo artistica, e sulle avanguardie nazionali ed internazionali.

Dopo la guerra Migneco è a pieno titolo fra gli esponenti di punta del realismo sociale, con una pittura figurativa di grande plasticismo, dai colori accesi e dai forti chiaroscuri.

L’artista siciliano fu definito “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” per la linearità e la potenza del tratto con cui eseguiva le figure: contadini, pescatori, operai, sportivi. Bellissime le pieghe della giacca dell’operaio in primo piano al lotto n. 97 “Operai in fabbrica”, intento ad accendersi una sigaretta. Stima: 10.000€/15.000€.

Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – da pananti.com
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64x140, 1938
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Di origine berlinese, Massimo Campigli vive dapprima a Firenze con la nonna materna e la madre, poi dal 1907 a Milano. Arruolato, fu prigioniero in Germania nel 1916 e successivamente deportato in Ungheria. Riuscito a fuggire, si rifugiò in Russia. Rientrato in Italia alla fine della guerra lavora come giornalista presso il Corriere della Sera che lo sposta come inviato a Parigi dal 1919.

Nel 1926 a Milano Campigli espone alla Prima mostra di Novecento Italiano nel clima del ritorno all’ordine post-bellico. Il movimento si caratterizza per il recupero di quei valori classici di armonia ed equilibrio per i quali fu anche definito “neoclassicismo semplificato”. A Parigi l’artista fa parte del Groupe des sept con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio, Mario Tozzi e Gino Severini.

Nel 1928 Campigli visita il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma rimanendo affascinato da quelle forme e quelle stilizzazioni della figura che l’artista farà sue in seguito riuscendo a ‘codificare’ un linguaggio espressivo originale ed essenziale fin quasi al simbolismo figurativo.

Fra il 1937 ed il 1940 gli fu commissionato un affresco di trecento metri quadri nell’atrio di Palazzo Liviano a Padova che raffigurasse ‘l’archeologia’. Scrive l’artista nel 1940: “ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale”.

Al lotto n. 106 un “Bozzetto” preparatorio di questo bellissimo affresco. Il bozzetto rappresenta una delle scene del registro superiore dell’atrio:  una schiera di uomini in abiti contemporanei che osserva in alto il lavoro di tre operai che erigono una colonna istoriata (mancante la parte in alto).  Stima: 60.000€/70.000€.

Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64x46.5
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Una bella scena di “Battaglia equestre” del grandissimo Giorgio De Chirico, padre della pittura metafisica, al lotto n. 109.

Il periodo dei capolavori metafisici dell’artista di Volos, città greca dove nacque, si può far risalire al decennio 1909-1919, con un ‘perfezionamento’ in senso surreale, architettonico e magico, dovute alle influenze parigine e a quelle dell’amico Carlo Carrà, che lo estende fino al 1925.

Tuttavia De Chirico non verrà mai meno ai “valori plastici” eredità di una formazione ed un talento per il quale eccelleva nel disegno. I “cavalli” in particolare rappresentano un soggetto assai ripetuto e che lega indissolubilmente l’artista alla pittura antica. Renoir, Gericault, Rubens, Velasquez sono gli artisti da cui De Chirico riprende e rielabora nell’eseguire questo tipo di opere dagli anni ’30 in poi.

“Nella pittura antica i due elementi della materia pittorica [la materia fisica e la materia metafisica] si sono completati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, per arrivare alla perfezione ottenuta da Rubens, da Tiziano, da Velázquez ed altri maestri” scrive nell’articolo Discorso sulla materia pittorica pubblicato sul “Corriere Padano” del 5 maggio 1942.

Basti confrontare un’opera quale il “Bozzetto de’ La Battaglia di Anghiari” del 1603 di Rubens (Museo del Louvre, Parigi), copia eseguita a matita su carta del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, per capire di cosa stiamo parlando. Stima: 150.000€/200.000€.

Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – da pananti.com
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43x32.5, 2003
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Carlo Maria Mariani si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Risiede a New York dal 1993. Esordisce con le prime opere nel 1973 con creazioni figurative formalmente perfette che rimandano ai canoni classici.

Mariani è stato collocato nell’ambito della pittura colta e dell’anacronismo da alcuni critici alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli ’80 (anni in cui si cominciarono ad avvertire i primi segni di stanchezza nelle avanguardie).

La pittura di Mariani infatti rimanda a quella rinascimentale e barocca, al neoclassicismo, al manierismo. Si tratta però anche di pittura concettuale che l’artista sviluppa a partire da una folgorazione, come racconta, nel momento in cui si riconosce anche “storico dell’arte”.

Mariani combina immagini classiche e soggetti tratti da epoche diverse, da Picasso, Magritte, Calder, Brancusi, Beyus ideando scenari surreali e metafisici che riflettono, con un retrogusto ironico, sulla vita e sull’arte stessa.

L’artista, oltre a importanti e numerosissime mostre nazionali ed internazionali è stato alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1984 e nel 1990. Stima: 13.000€/15.000€.

Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – da pananti.com
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100x100, 1998
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Un bel “tappeto natura” di Piero Gilardi in poliuretano espanso al lotto n. 161 bis “Oro e pietre”. Bello perché minimale, seppur di grandi dimensioni, ben bilanciato nella composizione e non sovraccarico come in altre prove.

Portare l’arte nella realtà e allo stesso tempo portare la realtà nell’arte è il concetto che potrebbe riassumere la ricerca dell’artista torinese, formatosi alla scuola provocatoria degli amici Aldo Mondino e Michelangelo Pistoletto. Se il primo lo fa con i cioccolatini e l’altro con le superfici specchianti e quindi l’ambiente e la figura umana, Gilardi ci riesce oggettivando la mimesi stessa, staccandola dalla pareti, usando la tridimensionalità e rimuovendo quel filtro autoriale che distingue il prodotto dal produttore.

La corporeità e l’esperienza sensoriale sono protagoniste delle opere di Piero Gilardi, vere e proprie esperienze di riflessione, ambienti didattici di educazione al rispetto, isole per respirare, attraverso la tecnologia e l’arte, la nostra vera natura. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80x40, 1994-1995
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Piero Pizzi Cannella è un artista concettuale romano formatosi inizialmente nell’ambito della cultura anacronista e poi animatore della Nuova Scuola Romana detta anche Scuola di San Lorenzo con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo e Gianni Dessì (1984).

La pittura di Pizzi Cannella ruota attorno ad oggetti simbolici ed evocativi: anfore, indumenti, mobili che l’artista usa come strumenti rituali che rimandano all’uomo ed al suo essere nel mondo, terreno ed ultraterreno.

Il grande assente dalle opere di Pizzi Cannella è l’uomo, di cui appunto si descrive l’essere perennemente altrove, l’essere stato, la speranza di un ritorno.

Al lotto n. 180 “Piccolo vaso a becco d’uccello” un’opera dal sapore “magico primario” ma più intellettualistica e simbolica; quasi un omaggio al mondo egizio, con un vaso che assomiglia a un sarcofago e la stilizzazione sacrale di un grande re uccello.

Un’arte di sapore ‘archeologico’, tant’è che nel 2001 il Museo Archeologico di Aosta ha esposto una selezione di sue opere su carta: Carte 1980-2001. Stima: 14.000€/15.000€.

Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70x60, 2006
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Luciano Ventrone è un pittore iperrealista romano. Nato nel 1942, frequenta la Facoltà di Architettura fino al 1968 quando decide di dedicarsi interamente all’arte.

Vittorio Sgarbi (Il Giornale, 15 marzo 2010) ha definito Ventrone “il pittore dell’iperbole”, questo perché l’artista romano non solo riproduce la realtà ma la amplifica come succede per esempio con le altissime risoluzioni degli schermi televisivi di ultima generazione che in qualche modo sorprendono l’occhio attraverso la loro dichiarata ‘artificiosità’.

Solo che in questo caso a restituire un vero più vero del vero, il vero che vorremmo, non è la tecnologia ma l’artista Ventrone padrone assoluto dei rapporti, delle armonie di colore, degli effetti di luce. E la sua realtà è più o meno sfacciata a seconda del piano cinematografico, del taglio che l’artista sceglie di dare alla scena. In questo caso un taglio pudico nella nudità, limpido e puro come un limone (lotto n. 180 “È avventato dice la prudenza”). Stima: 18.000€/25.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La raffinatezza del ligure Emilio Scanavino contrassegna l’opera al lotto n. 200 “Dall’alto”. Scanavino è stato uno dei pochi grandissimi artisti del dopoguerra italiano, capace in modo assai precoce di superare la sterilità dell’informale attraverso l’elaborazione di un linguaggio personale e critico.

Critico perché si potrebbe affermare che i segni, geometrici o tachisti, calligrafici o figurali che l’artista utilizza durante tutta la sua storia artistica sono una specie di ‘bisturi’ per incidere, di ‘pinza’ per afferrare quella matassa di energia e sofferenza che è alla base di una visione nichilista ed esistenziale della parabola umana.

Scanavino compie, attraverso il segno (nodi, grovigli, geometrie) tentativi di razionalizzazione del reale più o meno riusciti, che non sono si badi bene opere più o meno riuscite, ma testimonianze di una soggettività inquieta e problematica che guarda la realtà oltre il fenomeno: talvolta intuita, altre sfuggita, raramente, ed è il caso dell’opera in asta, catturata. Stima: 15.000€/18.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200x150
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Opera bellissima di Mario Schifano, il fuoriclasse della nostra scuola pop italiana sono i gigli d’acqua al lotto n. 180 “Senza titolo”. Opera di grandissime dimensioni (200×150) che vanta come pedigree il certificato di autenticità della sola Fondazione Schifano ma che reca su di sé i tratti forti, i colori accesi, la matericità di uno Schifano ispirato.

Sicuramente il grande pittore della Scuola di Piazza del Popolo dipinge l’opera nel corso degli anni ’80, anni in cui Schifano ritrova un nuovo fervore creativo e forse la vena più istintiva e caratteriale della sua storia artistica.

Non a caso gli anni ’80 sono contraddistinti dalla cosiddetta “fine delle avanguardie” nel segno di un “ritorno alla pittura”,che nel caso di Schifano però non è scelta pensata e impegnata ma necessità personale di un uomo che la realtà l’aveva incarcerata in una visione ma che adesso finalmente se ne riappropria aldilà della razionalizzazione comunicativa.

Se negli anni ’70 Schifano dipinge i paesaggi anemici e le vedute interrotte è perché l’artista si limita, magari ironicamente e/o in maniera sofferta, a riprodurre pittoricamente la cultura pop passata dal mezzo televisivo. Negli anni ’80 invece Schifano ridipinge la realtà o dipinge la realtà sul supporto fotografico, obliterando le stampe televisive, le tele emulsionate. Fa questo, e si vede, con una grandissima gioia espressiva. Opera che tutti vorrebbero nella propria collezione. Stima: 30.000€/50.000€.

Asta Borromeo n. 9 – 27 Maggio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 27 maggio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. La due sessioni si terranno nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). Seconda sessione prevista per le ore 15.00 (lotti 501-826). La TopTen di SenzaRiserva.

Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – da asteborromeo.arsvalue.com
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47x38, 1963
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Pittrice italiana nata a Como nel 1911, Carla Prina è stata la componente femminile del Gruppo degli astrattisti comaschi (Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali, Aldo Galli).

Frequentata l’Accademia di Brera ra il 1932 ed il 1936 la Prina approfondì gli studi prima a Rodi poi a Roma dove fu sorpresa dallo scoppio della seconda guerra mondiale e costretta a tornare in famiglia. A Como conobbe l’architetto Alberto Sartoris, ispiratore e sostenitore delle istanze razionalistiche del Gruppo insieme a Giuseppe Terragni. In seguito visse in Svizzera.

Armonie nei rapporti delle forme ed una concezione di pittura molto vicina all’architettura, seppur resa nella piena bidimensionalità della superficie e della composizione, quella di Carla Prina che negli anni ’50 e ’60 si libera da un rigido geometrismo costruttivista per dar vita ad opere ispirate ad un estroso naturalismo cromatico. Forti i richiami a forme cristalline e organiche rese attraverso la scomposizione del colore caratterizzano le opere degli anni’60 (lotto n. 646 “Senza titolo”).

Di lei scrive il marito Alberto Sartoris: “alla potenza massiccia di Giuseppe Terragni, alle densità plastiche di Pietro Lingeri, al razionalismo lirico di Giovanni Vedres, all’agile e serrato tecrikismo di Cesare Cattaneo si univano le archipitture di Osvaldo Licini nelle loro ingiunzioni più categoriche, l’emozione plastica del mondo delicato e trasparente che costituisce la sostanza prima dell’intelligenza e della sensibilità di Carla Prina, le audaci intensità coloristiche di Mauro Reggiani […]” (da Alberto Sartoris, Tempo dell’Architettura Tempo dell’Arte. Cronache degli Anni Venti e Trenta, Fondazione Adriano Olivetti, 1990, p. 156). Stima: 5.000€/6.000€.

Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40x50, 1960
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Mattia Moreni fu uno dei partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi fra il 1952 ed il 1954.

Nel 1953 a Frascati crea le prime opere della celebre serie delle “Staccionate” in cui l’artista riporta geometrismi puramente astratti ad un ‘linguaggio’ reale di base: il recinto.

Sensibile alle spinte informali (lotto n. 656 “L’incontro”) negli anni le geometrie si perdono, ma mai viene meno in Moreni il riferimento alla realtà, letta sempre in chiave esistenziale, ironica, disillusa.

Anzi l’artista creerà veri e propri simboli/protesta verso il mondo contemporaneo e allo stesso tempo opere cariche di nostalgia per una condizione di semplicità primigenia primitiva ed istintiva fino all’erotismo: baracche, pellicce, cartelli stradali, angurie antropoidi, grandi ‘sessi’, fino al famoso dissacrante ciclo degli uomini-computer. Una realtà dove non c’è posto per le distinzioni ma tutto si amalgama e si confonde, animato da una energia cosmica metamorfica che pervade in modo tumultuoso e crudele ogni aspetto dell’esistenza dal gesto, allo sguardo, all’oggetto, al paesaggio. Stima: 8.000€/10.000€.

Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130 1989 – Lotto n. 678 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160x130 1989
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130, 1989 – Lotto n. 678 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Opera di dimensioni importanti dell’artista brianzolo Valentino Vago (classe 1931) al lotto n. 678 “C. M. 85” del 1989.

Potremmo definire la pittura di Vago in termini di pura ricerca spirituale. Prima di tutto per il richiamo naturalistico che nasce dal riferimento visuale più immediato: l’orizzonte. C’è sempre una linea di confine dove qualcosa può o sta per succedere nelle opere dell’artista di Barlassina, un limite che apre uno spazio reale e mentale infinito e carico di evocatività.

C’è poi una ricerca analitica e minimale che è approfondimento e studio del segno: il segno che l’artista traccia su questo orizzonte ma anche la testimonianza di una traccia certa dell’imperscrutabile. Vago sembra voler attraversare questo spazio, oppure fluttuarci sopra, o semplicemente guardare il cielo e cercare umilmente d’interpretarlo.

Opera lirica al confine fra arte minimale e analitica, non priva però di una spazialità interiore che consente all’artista di non far prescindere mai questa dal suo autore. Autore che dipinge pervaso, nella concezione platonica dell’artista, da un’ispirazione divina.

Non a caso negli anni ’80 Vago si dedica assiduamente alla decorazione di ambienti, soprattutto chiese: “ambienti fra cui, dagli anni Ottanta in poi, prevale abbastanza rapidamente la chiesa, il luogo della preghiera, che per l’artista diventa il contesto ideale in cui dare consistenza nel medesimo tempo e nel medesimo modo tanto all’aspetto spaziale-luministico quanto a quello simbolico e spirituale del lavoro” (da Valentino Vago. La bellezza dell’invisibile, a cura di Martina Corgnati, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria San Carlo, Milano, 2011, p. 8). Stima: 11.000€/13.000€.

Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975 – Lotto n. 683 -da asteborromeo.arsvalue.com
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
– Lotto n. 683 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Gottardo Ortelli, artista di Viggiù, sta vivendo una recente riscoperta da parte del mercato. In particolare per le opere del periodo analitico.

È infatti nel triennio 1974-1976 che Ortelli dà vita al cosiddetto ciclo “Immersione totale”. Si tratta di dipinti scanditi da linee verticali in monocromia dove il tratto minimale dell’artista si caratterizza per la variabilità dello spessore sia sulla riga che nell’alternanza. Questa particolarità genera effetti cangianti a seconda del punto di vista. Inoltre, attraverso le leggere trasparenze della linea sulla tela ‘grezza’, in un reticolo di varia opacità, Ortelli introduce al concetto spaziale ed architettonico di ‘immersione’.

Opere dunque che hanno riferimenti non sono analitici, ma anche optical vicini alle coeve ricerche degli anni ’70 e che citano i concetti di reciproca ‘invasione’ del campo pittorico da parte della pittura stessa e della realtà.

Bella e importante l’opera ‘duale’ al lotto n. 683 “Senza titolo” che suggerisce quasi il coinvolgimento stereoscopico del processo immersivo in atto. Stima: 8.000€/10.000€.

Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – da asteborromeo.arsvalue.com
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Lucio Del Pezzo nasce a Napoli nel 1933. Qui fu fra i fondatori del Gruppo 58  di ispirazione surrealista e neo-dadaista con Nanni Balestrini, Guido Biasi, Giuseppe Alfano, Edoardo Sanguinetti, Mario Colucci, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano, Mario Persico.

L’intento del Gruppo era quello di “chiudere il tormentoso rubinetto dell’inconscio e di gettare un ponte tra il presente della nostra civiltà spirituale e l’origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue” come si legge nel Manifesto. Intenti che hanno punti di convergenza con il milanese Movimento Nucleare.

Dal 1960 Del Pezzo lascia Napoli ed è a Parigi, poi a Milano. L’esperienza parigina apre l’artista alle ricerche d’oltralpe condotte nel solco del Nouveau Réalisme di Pierre Restany.

Da queste radice prendono vita le opere più originali di Del Pezzo fra rimandi folkloristici all’oggettualità partenopea, ironia antiborghese e intertestualità culturali di matrice psicanalitica, simbolica e metafisica.

Un’arte ludica i cui risultati migliori si trovano in questi assemblaggi degli anni ’60 (lotto n. 753 “La fênetre”): quadri-sculture con mensole e oggetti su cornici monocrome dove si ritrova la decontestualizzazione pop della citazione colta tipicamente italiana resa però atto meta-pittorico in sé nel segno di una giocosa demistificazione. Stima: 10.000€/12.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80x120, prima metà anni 80
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Bellissimo “Campo di pane” di Mario Schifano al lotto n. 762 “Senza titolo”. Sono le opere degli anni ’80 a nostro giudizio le più ‘vere’ dell’uomo Schifano.

Se negli anni ’60 l’artista si rifà alle contemporanee esperienze americane, seppur interpretate in modo assai originale, e nei ’70 si dedica ad una produzione talvolta seriale; negli ’80 Schifano crea le serie (gli acerbi, le case sole, i gigli d’acqua, gli orti botanici etc…) che lo riportano a ‘riconsiderare’ la realtà con nuova sensibilità, tanto che Achille Bonito Oliva lo definisce “transavanguardista tra virgolette”.

Da ricordare che Schifano è presente nel 1982 alla XL Biennale di Venezia curata da Gian Alberto Dell’Acqua, e che ci sarà nuovamente nelle due edizioni successive del 1984 e del 1986.

Gli ’80 saranno inoltre  gli anni delle nuove sperimentazioni sui linguaggi tecnologici, delle tele computerizzate e delle ricerche sull’infantilismo seguite alla nascita del figlio Marco nel 1985. Stima: 15.000€/17.000€.

Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 da asteborromeo.arsvalue.com
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40x80, 1976
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Originale dittico di Tano Festa, altro artista protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e dell’arte pop italiana al lotto n. 774 “Senza titolo”.

Il soggetto non è così originale, rimanda infatti al ciclo “Da Michelangelo” cioè alle opere ispirate alla “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti nella volta della Cappella Sistina, di cui Vasari scrive: “[Nella] creazione di Adamo, [Michelangelo…] ha figurato Dio portato da un gruppo di Angioli ignudi e di tenera età, i quali par che sostenghino non solo una figura, ma tutto il peso del mondo, apparente tale mediante la venerabilissima maiestà di quello [Dio] e la maniera del moto, nel quale con un braccio cigne alcuni putti, quasi che egli si sostenga, e con l’altro porge la mano destra a uno Adamo, figurato di bellezza, di attitudine e di dintorni di qualità che e’ par fatto di nuovo dal sommo e primo suo creatore più tosto che dal pennello e disegno d’uno uomo tale” (da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Michelangnolo, 1568).

Originale invece è il mix iconografico con il quale Festa compone il suo lessico: intanto il dittico, che sembra spezzare in due l’atto della creazione, o meglio isolare le due mani nel pannello di destra, quasi in una zona irraggiungibile. Nel pannello di sinistra invece varie tonalità di cielo, tenute ferme, ancorate alla realtà da una cerniera per persiane, quasi l’artista volesse rappresentare in un unicum la terra e il cielo, la concretezza della speranza  e l’irraggiungibilità della perfezione. Stima: 8.000€/10.000€.

Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – da asteborromeo.arsvalue.com
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40x30, 1991
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Il tema di Adamo torna al lotto n. 798 “Chassés du paradis” del grandissimo Jiří Kolář, il padre del collage.

Kolář riprende il tema della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso da Masaccio che dipinge l’affresco con lo stesso soggetto durante il lavoro di decorazione della Cappella Brancacci, nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. L’affresco è una delle maggiori testimonianze di umanesimo rinascimentale nella resa realistica dei due personaggi.

Sotto Kolář inserisce invece un estratto di un celebre ritratto di una delle amanti di Pablo Picasso, Dora Maar, fotografa jugoslava, conosciuta nel 1936.

Si direbbe dunque essere questa un’opera concettuale dove l’artista ceco crea quasi un compendio della storia universale: dal peccato originale all’amore carnale, il tutto inserito in una cornice dove il dinamismo e la forza delle figure è accompagnata da una diagonale ‘astrale’, mentre la complessità dei significati e quasi dell’esegesi viene espressa dal bellissimo e tipico collage di ritagli di giornale dove ogni parola fa assurgere un nuovo valore semantico all’impianto visuale. Stima: 3.300€/3.500€.

Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – da asteborromeo.arsvalue.com
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78x68, 1990
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Artista volterrano, classe 1925, Magdalo Mussio frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze. Redattore della rivista culturale Marcatré, fu poi docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata nelle Marche.

“Parlare di sé, del proprio scadimento, dell’articolarsi della memoria e il contrapporsi ad essa per farne un episodio di felicità; un grafema che si affianca a una voce non udibile nel tempo camuffato; un atto che dimentica subito il proprio fare e la felicità ritorna a essere un nero episodio della memoria di sé… Si parla di ‘scrittura’ e anche di ‘antiscrittura’, del crinale sul quale si opera. Altri ne debbono parlare. Mi sembrano cose lontane. Non saprei…” (dal Catalogo della mostra Segno e poesia, Centro d’arte Bellora, Milano, 1986).

Poesia visiva sicuramente questa di Mussio al lotto n. 803 “Senza titolo”: carte geografiche della coscienza e dell’anima dell’artista che colloca parole significative in uno spazio ‘sindonico’; sul cuore, la testa, i piedi; e poi ci traccia dei segni come frustate, forature come stigmate, connessioni che si sbiadiscono, più o meno, nella memoria. Stima: 4.800€/5.200€.

Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101x101, 1968
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Altro artista che sta vivendo un buon momento di mercato è Gianni Emilio Simonetti. Esponente del situazionismo italiano e del movimento Fluxus Simonetti mette in scena nelle sue opere un ‘teatro dell’assurdo’ fatto di intelligenza, bisticci di linguaggio e sinestesie che catturano lo spettatore nella performance dell’autoreferenzialità dell’arte.

Scrittore e saggista, artista ironico anche sul concetto stesso di arte concettuale, si definisce “artista-teorico-rivoluzionario” e, nella nota biografica di un suo libro scrive: “Gianni-Emilio Simonetti, nato a Roma, vive sul Lago Maggiore. Filosofo, già esponente di rilievo del pensiero ‘situazionista’, si occupa anche di disagio psichico, di arte contemporanea e di cultura della cucina.

Tra i fondatori della rivista La gola è senz’altro uno dei maggiori esperti italiani di cultura gastronomica. Per le nostre edizioni è autore di L’agonia e i suoi sarti. 1968-1998: le ragioni dell’assalto e quelle della resa (1998), La domesticazione sociale (2001) e La vivandiera di Montélimar. Il secolo delle rivolte logiche e la nascita della cucina moderna nelle memorie di una petroleuse (2004)” (da Gianni-Emilio Simonetti, La sostanza del desiderio. Cibo, piaceri e cerimonie, DeriveApprodi, 2005).

Bella l’opera al lotto n. 805 “Metafora insegue tagliola dentro la trappola”, del 1968, che ben esemplifica, già dal titolo, la complessità e l’acutezza beffarda dell’artista romano. Stima: 8.000€/10.000€.