Enzo Cacciola

Enzo Cacciola è un artista ligure la cui ricerca si può collocare nell’ambito della pittura analitica e concettuale. L’interesse primario della ricerca espressa nelle opere di Cacciola infatti, in ogni ‘declinazione’ della sua attività, è rivolto da una parte all’analisi ed alla scomposizione degli strumenti del ‘fare’ del processo artigianale ed artistico, dall’altro alla ricomposizione concettuale di un significato che si genera dalla comprensione di quegli stessi strumenti e dal rapporto che questi stabiliscono con lo spazio, la percezione, l’interpretazione e la soggettività dell’artista, del critico, dello spettatore.

Enzo Cacciola nasce ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945. La sua prima personale si tiene alla Galleria La Bertesca nella stessa città nel 1971. Già in questa storica mostra emergono le tematiche di interesse dell’artista incentrate sull’attenzione al rapporto fra spazio, piani, forme e colore.

Ben presto Cacciola, in particolare in una nuova personale alla Bertesca a Milano nel 1973, riduce le superfici a puri piani e circoscrive la sua attività nell’ambito di una analisi concettuale che indaga i confini fra opera e spazio.

Nella stessa mostra l’artista propone infatti le cosiddette “superfici integrative” (vedi in timeline le opere “25-11-1973”, “9-12-1973”, “19-12-1973”), assemblaggi modulari di tele di varia forma, quadrate e rettangolari, comprendenti concavità e convessità, che inglobano di fatto parti della parete (i critici hanno rimandato per queste opere a certe soluzioni di artisti anglosassoni, quali Charlton e Mangold).

Cacciola considera dunque la superficie della parete presente in tali concavità e avvolgente le convessità della tela come parte dell’opera stessa. Essa infatti si pone in un rapporto visuale dinamico col contesto in cui è collocata.

Nel 1975 l’artista espone alla mostra Analytische Malerei (Pittura Analitica) curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf con il concittadino Gianfranco Zappettini. Qui presenta una serie di opere realizzate col cemento (vedi in timeline le opere “31-8-1975”, “7-7-1976” e “7-5-78”) in cui la matericità dell’opera è di supporto ad una operazione concettuale riguardante il ‘farsi’ dell’opera stessa e il suo messaggio. Già dal ’73 infatti Cacciola aveva abbandonato la pittura ad olio su tela per preferire una tecnica originale basata sull’uso di polvere di cemento o asbesto (vedi in timeline le opere “2-9-74”, “7-11-74”, “1-12-74”) impastati a materiali vinilici.

La scelta del cemento ha una molteplice valenza e varie motivazioni nell’opera di Cacciola: dall’interesse per i materiali da costruzione che minimizzano la distanza fra ‘arte’ e ‘artigianato’, al valore simbolico del materiale da costruzione per la rifondazione di un nuovo linguaggio pittorico, esigenza assai sentita in quegli anni; dal messaggio esistenzialista universale e individuale presente nel concetto stesso di ‘muro’, a quello percettivo e immaginativo delle possibilità interpretative della materia e dello spazio.

La fase di concettualismo di Analytische Malerei viene continuata e approfondita dall’artista con la partecipazione a Documenta 6 a Kassel nel 1977 dove Cacciola la estremizza. Per l’occasione infatti non espone ‘opere’, ma propone un’operazione concettuale: invita infatti i curatori della sezione “analitica” Klaus Honnef e Evelyn Weiss a scegliere una delle sue opere che secondo loro lo rappresenti al meglio.

In questo modo Cacciola cerca di ribaltare la funzione del critico d’arte e al contempo quella dell’artista e dell’opera. Il primo viene reso responsabile della scelta dei contenuti; l’artista diventa invece ‘oggetto di rappresentazione’, da un lato spettatore di se stesso e dall’altro soggetto passibile di ‘straniamento’ interpretativo; l’opera d’arte infine di fatto sposta il suo significato per avvicinarsi semanticamente al un concetto di ‘spazio riservato’, dimensione potenziale che possa oggettivarsi in una qualunque istanza ‘intenzionale’ di creazione.

Dal 1979 Cacciola lavora ed espone oltreoceano, approfondendo la sua ricerca analitica, spostandosi da Washington a Città del Messico, fino a Panama City.

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