Manlio Rho

Manlio Rho è stato un pittore comasco fra i primi ad introdurre l’arte astratta in Italia. Fu fra i protagonisti del cosiddetto gruppo degli astrattisti comaschi insieme con Mario Radice e gli architetti Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris. Del gruppo fecero parte anche Carla Badiali, Aldo Galli e Carla Prina.

Durante l’adolescenza intraprende l’attività di grafico industriale mentre parallelamente coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta gli ambienti culturali comaschi. Qui familiarizza con le idee delle avanguardie europee che hanno come ispiratori Kandinskji e Malevic.

La prima stagione pittorica di Rho è improntata ad una figurazione di incredibile qualità pittorica. Negli anni ’20 ha come maestri Achille Zambelli ed Eligio Torno. Da quest’ultimo Rho impara un certo colorismo che si ritrova in particolare in alcuni paesaggi comaschi di quegli anni.

Intanto l’artista si interessa al movimento artistico Novecento, particolare manifestando particolare ammirazione e tentativi di ‘emulazione’ della pittura di Donghi e Casorati. In questi anni i suoi soggetti sono nudi femminili, autoritratti e ritratti di amici e personaggi comaschi (fra gli altri “Ritratto del giovane Radice” e “Mulazzi con squarcio sulla chiesa di San Fedele” del 1931, entrambi in timeline , “Il bidello del Setificio” visto come mercante di stoffe).

Dopo l’inizio figurativo Rho dà vita alle prime prove astratte agli inizi degli anni ’30. In queste Rho rivela un talento istintivo che combina una geometria perfetta d’ispirazione suprematista ad un colorismo caldo di stampo prettamente lombardo, in una prima fase dai colori vivaci (“Composizione” del 1933 e del 1934, “Composizione 67 R.D.S.A. – Ritratto di uno stato d’animo” del 1938, in timeline).

La proporzione aurea è uno dei principi estetici che caratterizzano le composizioni di Rho. Sotto questo aspetto la pittura dell’artista comasco fu assai influenzata dalle coeve ricerche architettoniche del concittadino Terragni.

Nel 1935 Rho espone alla Galleria del Milione di Milano. Partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 1940 in occasione della mostra “Futurismo italiano: gli aeropittori e l’aeroritratto simultaneo” dove presenta tre opere.

L’evoluzione del linguaggio astratto di Rho avviene gradualmente. Le prime opere degli anni ’30 mostrano l’influenza esercitata sull’artista dalle esperienze del Bauhaus e di Moholy-Nagy. Si tratta di opere ‘calibrate’ dal punto di vista della composizione e del colore.

Tale ‘rigidezza’ acquisisce negli anni invece una maggiore libertà e tratti assolutamente caratteristici che contribuiranno alla formazione di una propria ed originale personalità artistica. 

Dal 1938 in poi infatti i colori delle opere di Rho si fanno più tiepidi. Si tratta perlopiù di ocra, verdi e marroni che definiscono uno spazio ‘morbido’ e sensuale lontano dalla freddezza delle prime composizioni concretiste (si vedano come esempi in timeline le “Composizioni” del 1939).

Di più: attraverso l’uso di poligoni, trasparenze e sovrapposizioni (già sperimentate dal 1936, si vedano in timeline le “Composizione 42” e “Composizione 43” del 1936) Rho sembra volere creare un ambiente non solo mentale e immaginativo, ma quasi ‘abitativo’ ed esperienziale. Logica ed energia sono le due componenti ‘umane’ che l’artista elegge a strumenti di un’arte che non sia solo esercizio intellettuale ma anche intervento sulla percezione soggettiva ed oggettiva della realtà.

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