Piero Dorazio

Piero Dorazio è stato un pittore e artista italiano, esponente dell’astrattismo, fra i rappresentanti del Novecento del nostro paese più noti all’estero. Dorazio ha saputo elaborare in modo personale l’insegnamento di Kandinskij (importante la lezione del saggio ‘Lo Spirituale nell’Arte’ del 1912) raggiungendo notevoli risultati per quanto riguarda l’elaborazione strutturale, coloristica e percettiva dell’opera d’arte.

Nasce a Roma nel 1927. Terminati gli studi classici, studia per quattro anni architettura.

Nell’immediato dopoguerra intraprende il suo percorso artistico. Dal 1945 espone nell’ambito “Gruppo Arte Sociale” (Buratti, Guerrini, Manisco, Muccini, Perilli, Vespignani e altri) e frequenta lo studio di Renato Guttuso aderendo alle istanze del realismo socialista.

Presto però si distacca dal gruppo avvertendo l’esigenza di svecchiare l’arte italiana dal provincialismo che la caratterizzava per conferirle un respiro più internazionale, in polemica con “Novecento” e la “Scuola Romana”. Da questo momento in poi comincia a dipingere composizioni astratte.

Nel 1950 apre con Guerrini e Perilli la galleria “Age d’or” a Roma, in via Del Babuino, e partecipa in un primo momento al “Gruppo Forma 1”, nato nel 1947, che aveva elaborato un manifesto formalista nel quale i firmatari (Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato) si proclamavano “formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili …”.

In questo periodo realizza una serie di quadri bianchi e approfondisce ricerche tridimensionali che fanno uso di linee e punti in rilievo. Partecipa alla creazione di una grande pittura murale collettiva alla Triennale di Milano.

Nel 1951 il gruppo originario della galleria “Age d’or” si fonde con il “gruppo Origine” (composto da Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi e Ettore Colla), dando vita alla “Fondazione Origine”, per la quale Dorazio e Colla pubblicano la rivista “Arti Visive”. Il gruppo però, che nelle intenzioni era stato promosso da Ballocco come sostenitore di una esigenza di ritorno dell’arte ad una “ingenua, libera, primordiale natura” oltre le elaborazioni intellettualistiche di quegli anni, ha vita breve: già nell’Aprile del 1951 infatti si scioglie a causa delle differenti personalità e dell’assenza di un vero e proprio programma condiviso.

Nel 1953 Dorazio è negli Stati Uniti, invitato al “Summer International Seminar” della Harvard University a Cambridge dove tiene due conferenze. Successivamente espone con una personale alla Wittenborn One-Wall Gallery ed alla Rose Fried Gallery (1954) di New York dove si è trasferito dopo aver sposato Virginia Dortch. Qui viene in contatto con i grandi astrattisti Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman, Jackson Pollock ed il critico d’arte Clement Greenberg. Approfondisce intanto lo studio degli scritti di Vasilij Vasil’evič Kandinskij, e viene fortemente influenzato dalla teoria sugli aspetti immateriali della pittura.

Nel 1955 pubblica il libro “La Fantasia dell’Arte nella vita moderna”; espone alla Galleria Apollinaire di Milano con una mostra dei suoi rilievi bianchi già esposti a New York. È presente poi alla Galleria del Cavallino a Venezia e alla Galleria La Tartaruga a Roma nel 1957. Nel ’56 intanto ha partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia.

Nel 1958 (con accenni già dal 1955) la sua pittura cambia e Piero Dorazio elabora un sistema di rappresentazione dello spazio ottenuto attraverso i cosiddetti ‘reticoli’ monocromatici, strutture cromatiche sovrapposte e trasparenti che conferiscono l’illusione della tridimensionalità sfruttando la vibrazione della luce. Si vedano come esempi “Chèz Andersen” e “Veronica I” del 1959 e “Crepacuore IV” e “Weltfarbe I” del 1960.

Si tratta di tele, sia di piccole che di grandi dimensioni, sulle quali pennellate di un singolo colore si intrecciano a varie angolazioni come in una tessitura creando un’opera dinamica. Il dinamismo è ottenuto per mezzo di come la luce reagisce alle diverse intensità date dalla sovrapposizione dei diversi strati pittorici. La critica ha consacrato questa prima produzione a scapito della produzione posteriore, che comunque sta cominciando a riacquistare importanza anche dal punto di vista collezionistico per le opere almeno fino alla metà degli anni ’80.

Nel 1959 Dorazio riceve il ‘Premio Lissone’ ed espone a Berlino e Hannover. Compie periodicamente soggiorni artistici in molte città europee tra le quali Parigi, Londra, Praga e Düsseldorf che contribuiranno a diffondere la sua popolarità oltre i confini nazionali. Nello stesso anno partecipa a Documenta II a Kassel.