Xavier Bueno

Xavier Bueno è stato un artista del XX secolo di origini spagnole, fiorentino d’adozione. La sua prima figurazione è orientata verso un realismo sociale e politico ricco di un pathos prettamente spagnolo. In tutto il suo percorso artistico non abbandonerà mai la figura ed il reale, in netta contrapposizione con le correnti informali e astratte dell’epoca.

Negli anni cinquanta lo stile della sua pittura cambia e assume toni drammatici, introspettivi, per certi versi espressionisti e si fa monocromatica. Celebre e bellissima la serie dei “bambini”.

Xavier Bueno nasce a Vera de Bidasoa nel 1915, figlio dello scrittore e giornalista Javier Bueno. Frequenta l’Accademia di San Fernando a Madrid, il centro nevralgico della sperimentazione artistica spagnola, sotto l’insegnamento di Velasquez Diaz; già nel 1925 si trasferisce a Ginevra per seguire il padre. Qui in seguito si iscriverà all’Accademia di Belle Arti.

A Ginevra espone opere dal contenuto sociale, nelle quali si percepisce un certo spirito rivoluzionario.

Nel 1937 si trasferisce a Parigi dove presenta ufficialmente il suo lavoro al Salon d’Automne, al Salon des Indépendants, Salon des Tuileries e al Salon d’Art Mural. I soggetti delle opere sono improntati a un crudo realismo politico (sulla scia di Zurbaran) e furono apprezzate sia per i contenuti che per la tecniche.

Nel 1940 Bueno espone al Padiglione Spagnolo della Mostra Universale di New York, al Salon dell’arte murale, dove riscuote grande successo con i suoi affreschi.

Sempre nel 1940 si sposta in Italia. Si stabilisce a Firenze, affascinato dalle opere italiane del Rinascimento. Qui dà vita al gruppo dei “Pittori Moderni della Realtà” (il manifesto risale al 1947) insieme al fratello Antonio, a Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian. Stringe amicizia con Serri e De Chirico ed espone in varie gallerie a Milano, Roma, Firenze.

Nel 1942 espone presso la Galleria Ranzini di Milano insieme al fratello, poi presso la Galleria di via Cavour a Firenze.

Le sue opere sono fortemente caratterizzate dalla influenza del realismo spagnolo. Si vedano a tal proposito le opere “Strumenti musicali” del 1942, “Doppio autoritratto” del 1944, dipinto in collaborazione con il fratello Antonio, e dello stesso anno il “Ritratto del Cavalier Mario Cesati”.

Importante è inoltre inizialmente sull’artista l’influsso cubista che ebbe però breve vita, eccetto qualche citazione, nella sua pittura. Un esempio ne è il “Ritratto de Charles Blanc” del 1937 e per certi aspetti ancora anche “Les Deux Amies” del 1940.

Nelle sue opere sono più evidenti che nel fratello Antonio i riferimenti alla pittura classica spagnola di Goya, Velasquez e Zurbaran.

Per quanto riguarda inoltre la tecnica pittorica di questo decennio, nel quale la pittura di Xavier e quella di Antonio sono molto vicine, la differenza principale si può rilevare nell’uso del chiaroscuro, particolarmente marcato in Xavier, e nell’uso del colore, più denso e scuro. Entrambe le caratteristiche sono riscontrabili, a titolo di esempio, nell’opera “Il Fucilato” o “Ecce Homo” del 1945.

Sul finire degli anni quaranta il gruppo “Pittori Moderni della Realtà” si sciolse ed i rapporti, anche di collaborazione artistica, col fratello cominciarono a deteriorarsi sia a causa della differenza di personalità artistica sia per l’esigenza di Antonio, il minore dei due, di rivendicare un’indipendenza dal fratello maggiore.

In questi anni Xavier Bueno partecipa culturalmente e attivamente al movimento del “Realismo magico” dando alla sua pittura un’impronta neo-metafisica. Alcuni esempi sono: “Senza titolo” (Burattino) del 1946, “Autoritratto”, “Uomo pensieroso” e ancora “Senza titolo” (Bambina) del 1947.

Nel 1952 i fratelli Xavier e Antonio tennero comunque l’ultima mostra comune, alla galleria fiorentina “Numero”.

Nello stesso anno Xavier Bueno vince al Premio Suzzara con la monumentale opera “Petrolio”, un’opera di sette metri per tre, di celebrazione dell’estrazione e del processo di raffinazione del petrolio.

In essa l’artista tratta la tematica del lavoro operaio con l’uso di un linguaggio di derivazione cubista, senza prospettiva e con tratto angoloso. La pennellata allo stesso tempo ricorda in un certo qual modo quella di Renato Guttuso e prelude alla monocromia trattata con forza espressionista della produzione successiva.