Asta Meeting Art n. 826 - Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 - Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea - Sessioni III-IV - Immagini da http://www.meetingart.it

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

La terza e la quarta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 13/14 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – da meetingart.it
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Pittore, scultore, performer genovese dalla lunga carriera Plinio Mesciulam (classe 1926) è un bravo artista un po’ troppo penalizzato dal mercato.

Nel 1948 ha partecipato alla Quadriennale Romana. Negli stessi anni ha esposto presso la Galleria Numero di Firenze con Emilio Scanavino, Giannetto Fieschi e Rocco Borella suscitando l’attenzione della critica.

Fra il 1952 ed il 1954 aderisce e partecipa alle attività del M.A.C. Movimento Arte Concreta sviluppando una ricerca sui rapporti di forma, colore e spazio architettonico.

Ben presto Mesciulam entra in crisi rispetto all’avanguardia e il successivo ciclo pittorico che va fino circa al 1962, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 215 “Ritratto”, segna l’emergere di opere dal carattere mistico-drammatico, spontaneo, con riferimenti sacrali, ottenute con materiali eterogenei. Spesso l’artista utilizza vinavil e segatura come in coeve tendenze dell’Art Brut (definizione di Jean Dubuffet) e le sue composizioni di questo periodo sono cariche di un simbolismo surreale che trascende il puro informale. Probabilmente le opere migliori dell’artista.

“Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici – dove le preoccupazioni della concorrenza, l’acclamazione e la promozione sociale non interferiscono – sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti” (da Jean Dubuffet, Place à l’incivisme). Stima: 1.500€/2.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – da meetingart.it
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x70, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Alvaro Monnini firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico fiorentino insieme a Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Mario Nuti nel 1950.

Ma l’opera in asta al lotto n. 223 “Senza titolo” è lontana da questa esperienza di intransigente ricerca costruttiva e pura di azione nella realtà.

Monnini infatti, negli anni ’60, trasferitosi a Milano, si avvicina alla pittura informale. L’artista introduce nelle opere una gestualità lirica ed un organicismo delle forme che subisce l’influenza delle coeve ricerche nella città meneghina: l’informale stesso, l’espressionismo astratto, le istanze del Movimento Nucleare fino allo Spazialismo.

L’opera si muove infatti su due piani: quasi una cesura, una cucitura, un taglio emerge a destra su uno spazio informe e nebuloso, uno spazio di coscienza, carico di soggettività ma anche esperienza dell’essere nel mondo e del guardare in maniera sofferta e sognante l’aldilà. Stima: 2.000€/3.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – da meetingart.it
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5x70.5, anni 70
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera attribuita agli anni ’70 di Mario Nigro, ma che noi collocheremmo piuttosto negli anni ’50, al lotto n. 266 “Senza titolo”.

Scienziato di professione (chimico e farmacista) Mario Nigro non poté che far suoi all’inizio degli anni ’50 quei principi razionalistici che a Milano si affermarono col M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Al pari di Fausto Melotti, di cui Nigro sembra in un certo qual modo ripetere il percorso artistico, Mario Nigro fu anche un dotato musicista e strumentista.

La passione per gli spazi strutturati e regolati ma allo stesso tempo capaci di libertà d’espressione sono il leitmotif di tutta la sua carriera. Pur nell’ambito dell’arte oggettiva e costruttivista, cui contribuirà in particolare dagli anni ’60 in poi con i suoi “Ritmi” e “Costruzioni verticali” fino alle ricerche minimal degli ultimi anni, Mario Nigro non abbandonerà mai la volontà di espressione della soggettività dell’artista.

L’opera al lotto n. 266, oltre ad essere uno spazio strutturato, è un concerto dell’anima, un bagliore alla fine di un tunnel, una materia magmatica che prende vita e che è dotata anche di una struttura particellare e geometrica. Una rappresentazione dell’esistenza. Stima: 9.000€/10.000€.

Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – da meetingart.it
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146x97, 1958
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, di altissima qualità, degli anni giusti (1958) e pluri-esposta il lotto n. 273 “In margine al tempo” di Antonio Corpora.

Il 1958 è l’anno della storica prima personale americana di Corpora presso la Galleria “Kleemann” di New York, con presentazione di Lionello Venturi, esposizione che gli valse un incredibile successo di critica. Questa in asta fu una delle opere in mostra.

Nelle opere di questi anni Corpora abbandona ogni geometrismo e dialoga direttamente con l’informale europeo. L’artista applica il colore in velature, con stesure sovrapposte, evocando bagliori ed elaborando ripensamenti; descrivendo uno stato di coscienza da cui si intuisce il desiderio di partorire nuovamente o comunque di  far affiorare un messaggio.

“[La pittura di Corpora] diviene uno specchio profondo, senza alcun centro preciso, nel quale lo sguardo si addentra interminabilmente, scoprendo sempre nuovi rimbalzi e rinvii da uno strato all’altro di un colore che evoca magiche atmosfere psicologiche” (da Augusta Monferrini, Corpora. Arte italiana del XX secolo in collezioni americane, pp. 156 – 157). Stima: 27.000€/30.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – da meetingart.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Parrebbe, a volte, che le tele detessute di Emblema siano nate per respirare l’aria che le ha viste nascere. Allora, dietro quei fili rarefatti, sembra quasi di sentir spirare, non solo la luce, quella luce di cui lo stesso artista rivendica di essere un figlio naturale, ma anche il vento che dalle falde del Vesuvio soffia a volte con ritmo gioioso e spavaldo.

Le tele di Emblema, eternamente mobili, mai statiche, si trasformano allora di nuovo. Diventano il fantasma di ciò che forse, in un altro tempo remoto, erano state: degli strani strumenti musicali, all’interno dei quali i fili servono per modulare, spezzare e trasformare variamente in canto, il suono altrimenti omogeneo del vento. E la tela stessa, allora, torna ad appartenere completamente alla natura, a quella natura da cui fn dall’origine è nata, e per la quale è vissuta”. (da Alessandro Riva, Salvatore Emblema, “Gesto, Movimento e Ritualità”, introduzione al Catalogo della Mostra tenutasi a Brescia presso Marzia Spatafora MS Spazio Culturale “Salvatore Emblema. Luce Colore Movimento, 12 dicembre 2015 – 30 gennaio 2016).

Nato a Terzigno nel 1929 Salvatore Emblema è uno dei grandi artisti del secondo dopoguerra proveniente dalla città partenopea. La sua pittura nasce da quella terra: per i colori, i materiali e il modus operandi stesso dell’artista che ha saputo coniugare con originalità le idee avanguardiste che l’artista scopre in quegli anni oltreoceano nella pittura di Mark Rothko, che gli insegnerà la qualità fisica e coloristica dello spazio, e le esperienze milanesi di Fontana, che invece gli schiude le possibilità immaginative della tela. La ‘detessitura’ di Emblema è il frutto felice di questo incontro. Opera del 1975 al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – da meetingart.it
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54x90, 2005
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista umbro, Alfonso Fratteggiani Bianchi è noto soprattutto per i suoi monocromi, stesi manualmente col pigmento puro sulla pietra serena.

Se si guarda alla storia dell’arte del ’900 da Malevič, a Bernett Newman fino a Mark Rothko e Yves Klein i dipinti monocromi non rappresentano certo un percorso originale.

Fratteggiani Bianchi è riuscito peró a darne una rielaborazione di spessore in modo semplice, attraverso una tecnica in cui l’impiego stesso del pigmento puro, senza leganti, nella confezione del colore e la naturale porosità della superficie della pietra conferiscono all’opera una ‘innocenza’ di sapore analitico che non è però assimilabile a pur pittura analitica.

Nello stendere il colore con le dita infatti l’artista lascia l’impronta della sua azione sulla campitura monocroma. Questo processo causa effetti luministici e cangianti sulla superficie del dipinto a seconda dell’inclinazione e la forza con cui è stata stesa la materia. Così Fratteggiani Bianchi riesce in una perfetta rappresentazione del ‘momento’ artistico. Bello e ritmato questo trittico dai colori complementari. Stima: 18.000€/20.000€.

Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – da meetingart.it
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76x68, 2005
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Yasuo Sumi si è spento solo un anno fa nel 2016, all’età di 91 anni. Certamente è stato lungo tutta la sua carriera artistica uno dei rappresentanti principali del movimento Gutai, l’action painting giapponese, fondato nel 1954 a Osaka da Shozo Shimamoto e Jiro Yoshihara.

L’espressione della vitalità dell’artista attraverso gestualità, corporeità, linee e colori sono i cardini dell’arte Gutai di Yasuo Sumi, uno dei precursori dell’happening e delle performances.

Il soroban (abaco o pallottoliere giapponese) e la bangasa (un caratteristico ombrellino giapponese) sono stati i principali strumenti della sua azione ‘pittorica’. Con essi Sumi sparge l’inchiostro giapponese sulla carta in strutture libere ma ritmate dando vita a composizioni cariche di forza e dinamismo come questa opera al lotto n. 284 “Senza titolo”, che pur tarda, è riuscitissima: “la riconciliazione dello spirito umano e della materia che, rivelata, si metterà a parlare e perfino a gridare” (dal Manifesto dell’Arte Gutai, 1956). Stima: 14.000€/16.000€.

Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – da meetingart.it
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Curve, pattern e tassellature sulle alternanze del bianco/nero. La figura si determina per necessità, talvolta anche per caso, emergendo prepotentemente dal fondo di cui fa parte. È una singolarizzazione di punti determinanti, un movimento per cui alcuni segni emergono e altri sprofondano.

Le figure e lo sfondo giacciono su layers che si alternano insicuri dello spazio occupato dall’immagine che fluttua in tal modo sul viewer ingannandoci o non fornendoci alcuna stabilità percettiva.

Le figure sono quindi apocalittiche, gli sfondi sono da sempre considerati il telaio dell’ambiente, un ambito ove far scorrere la cinematica della vita. Molti ribaltamenti sono in agguato e quando meno ce l’aspettiamo il tutto percettivo si può rovesciare” (da Ennio Ludovico Chiggio, “Alternanze instabili 1959-2014”, Catalogo della Mostra tenutasi dal 10 maggio al 5 luglio presso 10 A.M.ART Milano).

Nessuno meglio di Chiggio stesso, uno dei protagonisti e dei ‘teorici’ del Gruppo N di Padova, poteva spiegare meglio la genesi e la ragione d’essere di opere come questa al lotto n. 297 “Struttura visiva – Anelli alternati a margini mobili”, vera e propria testimonianza delle ricerche pionieristiche del Gruppo nell’ambito delle sperimentazioni d’arte cinetica e programmata degli anni ’60 e ’70. Stima: 21.000€/24.000€.

Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – da meetingart.it
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40x50, 1952
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato in provincia di Pesaro e Urbino nel 1895 Mario Tozzi si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui conosce Giorgio Morandi, della cui ispirazione metafisica l’opera in asta porta un sentore, e Osvaldo Licini.

Dal 1926 è a Parigi dove negli anni ’30 fa parte del cosiddetto Gruppo de Les Italiens de Paris con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini.

Nel 1936 è di nuovo in Italia a Roma. Nonostante i problemi di salute, è più volte alla Biennale di Venezia: nel 1938, nel 1942 e poi ancora nel 1948, 1952, 1954.

Bellissima opera del 1952 al lotto n. 359 “Natura morta con conchiglia”, opera che unisce la grande sapienza figurativa plastica e novecentista dell’artista di Fossombrone a richiami neo-cubisti di moda in quegli anni e a stesure di forme e impiego di geometrie vicine alle ricerche astratte. Il tutto dipinto con estrema eleganza, con un rigore formale e una luce generata dall’accostamento delle tonalità calde capace di creare e catturare un momento d’attesa e di rivelazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – da meetingart.it
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120x100, 2006
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Importante opera di Antonio Nunziante, pittore napoletano neo-metafisico, al lotto n. 396 “L’atelier dei sogni”.

Artista dotato di una grande perizia tecnica, Nunziante segue i corsi dell’Accademia libera del nudo e si specializza in tecniche di restauro a Firenze.

È vero che le opere di Nunziante ripropongono un’invenzione datata ormai più di un secolo, e che l’artista non si è molto rinnovato dagli esordi negli anni ’80 ad oggi. Ma vero è allo stesso modo che Nunziante è capace di esprimere opere di notevole poesia, formalmente perfette, ricche di citazioni colte: da Bocklin, da Dalì o da De Chirico, e che riesce a ‘riattualizzarle’ nella nostra vita di tutti i giorni, nella familiarità dei nostri sogni.

Bellissima luce in quest’opera. Opera semplice, non affollata dall’accumulazione di oggetti simbolici come nell’ultimo Nunziante. Un faro, una nave, il cavallo a dondolo, i sogni dell’arte e la semplicità dei colori: l’aspirazione a un mondo metafisico che non passa mai di moda dentro gli uomini. Stima: 15.800€/17.600€.

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