Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 - Milano, 24 Maggio 2017 - Arte Moderna e Contemporanea - Immagini da http://porroartconsulting.it

Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 – Milano, 24 Maggio 2017 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 24 maggio 2017, ore 19.30 nella sede milanese di Via Olona 2.

Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – da porroartconsulting.it
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75x60, 1929
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera di un giovane Marino Marini, appena ventottenne, al lotto n. 9 “Figura virile”. Pistoiese, Marini fu allievo di Galileo Chini e dello scultore Domenico Trentacoste all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1929, anno in cui esegue questa opera, l’artista si trasferisce a Milano.

Marino Marini è stato un grande pittore, nonostante questa attività, che continuerà durante tutto il corso della sua vita, sia stata oscurata dalla fama che l’artista acquisì internazionalmente nella scultura.

Immediatezza, verità ed espressività caratterizzano quest’opera che trascende l’edulcorata irraggiungibilità dei dipinti novecentisti dell’epoca.

Anche in scultura è proprio nel biennio 1928/1929 che Marini realizza due celebri opere affini idealmente al lotto in asta: “Il cieco” ed “Il popolo”. Opere dove l’artista raffigura la semplice e profonda dignità dell’essere umano, non attraverso rappresentazioni di figure stereotipe, ma ritraendo veri individui.

L’artista dipinge infatti questa figura con un gusto insieme verista ma anche sintetico ed arcaizzante: con colori tenui, quasi a ricordare la pittura etrusca su intonaco. Marini riesce  a trasmettere nell’opera quella sensazione di eterna quotidianità, pari per certi versi ai grandi capolavori di un più tardo Massimo Campigli.  Stima: 80.000€/120.000€.

Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – da porroartconsulting.it
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25x28, 1922
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Maurice Utrillo è conosciuto come il pittore di Montmartre a Parigi. In questo quartiere nacque nel 1883. Figlio dell’artista e modella Suzanne Valadon e di padre ignoto (forse il celebre Pierre Puvis de Chavenness oppure si suppone possa addirittura essere Renoir per il quale la Valadon posava) Utrillo fu spinto a dipingere dalla madre come terapia per gli atti di ribellione, le crisi epilettiche, i problemi mentali e di alcolismo mostrati fin dalla giovane età.

Nel 1920, visto il grande talento di cui era naturalmente dotato, Utrillo era già artista noto internazionalmente tanto da ricevere nel 1928 dal governo francese la “Legion d’onore”.

Una pittura lirica quella di Utrillo, per certi versi naïf ma da uomo vissuto in un ambiente colto e a contatto con grandissimi artisti (familiari e non). Se il periodo della formazione fra il 1901 e il 1907 e poi il periodo bianco fino al 1914 sono ritenuti i migliori dell’artista per la genuinità espressiva, crediamo che quanto scrive Enrico Bona (in Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1968, vol. XII, p. 203) possa essere generalizzato a tutta la produzione di Utrillo: “I dipinti del primo periodo, dagli inizi al 1907 circa, eseguiti quasi sempre su cartone e barattati spesso per una bottiglia di vino, sono strettamente connessi con la grande lezione degli impressionisti, specialmente con quella di Sisley e di Pissarro.

Tuttavia l’interpretazione che Utrillo dà dell’Impressionismo è personalissima e ne costituisce in sostanza un superamento lungo una linea che di sviluppo che è propria del post-impressionismo francese fino a Cézanne. Alla dissoluzione delle forme nella vibrazione molecolare della luce e alla gioia panica propria dell’Impressionismo, Utrillo oppone la chiarezza e la solidità dell’impianto costruttivo e quel melanconico lirismo che impregna di sé tutta la sua opera.

Essenzialmente pittore di paesaggi urbani, egli sceglie i suoi soggetti non per fissarne l’attimo luminoso, ma per assimilarli alla sostanza più intima e segreta della sua arte, per registrarne la muta presenza, il desolato squallore. È quindi naturale che egli prediliga le tristi viuzze della periferia, i miserabili bistrò dei sobborghi industriali, i muri gessosi e consunti, le piazzette deserte, in cui l’assenza di esseri umani diviene espressione di solitudine e di isolamento”. Stima: 30.000€/35.000€.

Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Protagonista del movimento spaziale, Roberto Crippa è conosciutissimo soprattutto per l’opera pittorica, in particolare le “Spirali” e i “Totem” degli anni ’50 e ’60, ma fu anche un bravissimo scultore del metallo.

In particolare, nella seconda metà degli anni ’50, parallelamente alla realizzazione del ciclo dei “Totem” crea anche grandi sculture sul tema, di cui un esemplare al lotto n. 18 “Personaggio”.

Si tratta di sculture dal gusto neo-primitivo e simbolico, cariche di una notevole drammaticità e che nascono da una esigenza tutta terrena dell’artista monzese dopo l’esperienza eterea delle “Spirali”.

Dal 1953 infatti Crippa accentua il segno in senso materico anche in pittura, spremendo il colore dal tubetto. L’artista amplifica una tensione verso il gesto e la figurazione primordiale che inevitabilmente lo porta alla concretezza della scultura.

Da ricordare che Crippa fu collezionista di scultura africana, e che in quegli anni forti furono culturalmente  le tendenze al recupero dell’arte primeva, anche in chiave esistenziale (si pensi al mondo visionario di Wilfredo Lam, amico di Crippa oppure al biomorfismo di Graham Sutherland visto da Crippa alle Biennali del ’52 e del ’54).

Nel 1957 Crippa partecipa alla “Internazionale di scultura” a Carrara dove gli viene assegnato il Premio Carrara. Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40x60, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Un bellissimo esemplare delle “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 19.

Nessuna figurazione di carattere naturalista in questa opera ma nemmeno c’è traccia di pura astrazione concretista.

L’opera di Crippa è la risposta perfetta agli enunciati del “Manifesto tecnico dello spazialismo” firmato da Lucio Fontana in quell’anno. Concetti ripresi nel “Manifesto dell’Arte Spaziale” che anche Crippa firma, con molti altri, la sera del 6 novembre 1951 alla Galleria del Naviglio: “né pittura, né scultura, ma forma, colore, suono, attraverso gli spazi”, “un’arte basata sull’unità di tempo e dello spazio”, “un’arte integrale nella quale l’essere funziona e si manifesta nella sua totalità”.

Particolarmente importante l’opera al lotto 19 per la precoce simbologia primitiva su cui si sviluppano spirali centrifughe in nero e in rosso. Sulle spirali nere si articolano inoltre elementi sferiformi di gusto nucleare che fanno di quest’opera un vero esemplare di “arte integrale”. Stima: 12.000€/14.000€.

Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32x45.7, 1946
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pittore danese nato a Vejrum nel 1914 Asger Jorn è a Parigi nel 1936 dove frequenta l’Académie Contemporaine di Fernand Léger. In questo periodo abbandona l’arte figurativa per quella astratta.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo COBRA (1948-1951) e la sua arte si caratterizza per il forte espressionismo astratto, già evidente nelle opere dell’ultimo decennio quali questa in asta al lotto n. 20 “Composizione”.

Nel 1946, dopo il conflitto mondiale, Jorn conduce una intensa attività nell’ambito di gruppi d’avanguardia. Nello stesso anno visita la grande retrospettiva di Eduard Munch a Oslo che grande impatto avrà nella sua pittura.

Rifiutata la purezza del linguaggio astratto Jorn ha raggiunto in questi anni una notevole spontaneità gestuale: simbolismo astratto, biomorfismo e action painting si uniscono ad una istintiva vividezza nell’utilizzo dei colori che contribuisce alla incredibile originalità del pittore danese. Stima: 28.000€/32.000€.

Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – da porroartconsulting.it
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera del 1955 di uno dei più grandi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, al lotto n. 25 “Personaggio con eco”.

Dopo gli studi da geometra Pomodoro si dedica alla scultura agli inizi degli anni ’50. Oro, argento, ferro, legno, bronzo, sono i materiali con i quali l’artista sperimenta una scultura basata su solidi riferimenti geometrici rappresentati dalle forme euclidee primitive: sfere, cubi, cilindri, coni, parallelepipedi.

Dal 1954 Arnaldo Pomodoro si trasferisce a Milano dove entra in contatto con gli artisti che ruotano attorno a Brera: Lucio Fontana, Ugo Mulas, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova. La sua arte si sviluppa in questi anni soprattutto in rilievo, con richiami ancora figurativi, zoomorfi e poliformi ma già attenti alle tematiche dell’ingranaggio e della perfezione geometrica del meccansimo che saranno le protagoniste delle grandi opere monumentali degli anni ’70. Stima: 40.000€/60.000€.

Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – da porroartconsulting.it
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60x80, 1957
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Nato nel 1905 a Varese Gino Meloni segue irregolarmente le lezioni all’Accademia di Brera di Milano.

Fino al primo dopoguerra la sua è una pittura figurativa, lirica, segnata dalla povertà personale che lo porta a ritrarre il disagio, figure umili e paesaggi di periferia con un forte e personalissimo espressionismo vicino a quello tedesco.

Dagli anni ’50 però la pittura di Meloni si fa totalmente informale. Nel 1952 è presente con queste opere alla Biennale di Venezia dove avrà una sala personale nel 1956 e poi nel 1964.

Le variazioni cromatiche monocrome di Rothko e l’informale di Wols hanno particolare influenza sulla produzione di Meloni di questi anni, in cui si distinguono le opere appartenenti al biennio 1956-1957, come il lotto n. 27 “Immagine bianca” che disvelano, oltre l’informale, anche un accennato poetico naturalismoStima: 10.000€/12.000€.

Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – da porroartconsulting.it
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pietro Consagra si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo dal 1938 al 1944. Del 1947 è la prima personale alla Galleria Mola di Roma e del 1949 la partecipazione alla “Mostra di scultura contemporanea” organizzata da Peggy Guggheneim a Venezia.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma, movimento che propugna un’arte astratta ma ancora legata al reale.

L’artista utilizza nelle sculture materiali tradizionali: bronzo, legno, marmo. Le opere dei primi anni non hanno ancora superato il concetto di tridimensionalità come succederà con il ciclo dei “Colloqui” nei primi anni degli anni ’50 anche se le sue opere totemiche sono incentrate su una condizione di verticalismo che risente moltissimo dell’esempio di Brancusi.

Sarà invece la scoperta della frontalità a rendere originalissimo il contributo di Consagra alla scultura (un esempio al lotto n. 28 “Miraggio mediterraneo”).

“Nei primi anni Cinquanta, Pietro Consagra precisa la sua poetica della frontalità, basata sull’esigenza di aprire la scultura astratta al sociale; ‘uscire dalle forme oggetto per suggerire, per comunicare delle idee attraverso la materia della scultura’ è il proposito espresso nel suo libro Necessità della scultura‘ […] È una scultura leggera, fatta non di masse, ma di superfici e vuoti, una scultura bidimensionale che ha tuttavia una sua profondità, nata dall’accostamento di piani paralleli variamente ritagliati” (da Luciano Caramel, “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, Milano, 1994, p. 293).

Nel 1960 l’artista riceve il Gran Premio per la Scultura alla Biennale di Venezia. Stima: 40.000€/60.000€.

Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – da porroartconsulting.it
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62x74, 1955
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Uno dei bellissimi sogni surreali dell’artista cileno Roberto Sebastian Matta al lotto n. 39 “Dal risveglio della natura”. Nato a Santiago del Cile nel 1911, negli anni ’30 Matta è a Parigi dove conosce Le Corbusier, Breton e Dalí e dove aderisce al surrealismo.

Dal 1949 al 1954 è a Roma dove sostiene le istanze dell’espressionismo astratto influenzando moltissimi artisti dell’ambiente culturale romano e contribuendo all’affermazione dell’astrattismo in italia.

Morfologie psicologiche, onirismi, richiami al mondo zoo e fitomorfo popolano le tele dell’artista cileno che sembra recepire in sé il bisogno della cultura europea di esorcizzare i propri fantasmi celebrando il rito pagano del sogno e della rinascita. Stima: 30.000€/35.000€.

Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – da porroartconsulting.it
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120x100, 2011
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Artista, pittore e scultore contemporaneo, conosciuto semplicemente con il nome di Velasco, Velasco Vitali nasce nel 1960 a Bellano sul lago di Como. Figlio d’arte e pittore autodidatta Velasco è celebrato internazionalmente per i suoi paesaggi visionari ed onirici che coniugano figurazione e simbolismo.

“Pryp’jat'” (lotto n. 62) è una città fantasma dell’Ucraina vicino al confine bielorusso che fu abbandonata dopo il disastro nucleare avvenuto alla centrale di Černobyl’ nel 1986.

Nel 2010 Velasco Vitali realizza un intervento artistico dal titolo “Foresta Rossa” presso l’Isola Madre sul Lago Maggiore dove trasforma il  giardino botanico in un paesaggio onirico e surreale con richiami e citazioni del disastro nucleare.

L’opera al lotto n. 62 racconta con potenza questa storia: sullo sfondo di un paesaggio spettrale, da fine del mondo, campeggia e quasi discende un’ellisse simbolica che è allo stesso rappresentazione figurale del reattore nucleare, grande vagina cosmica e speranza di rinascita, segno pacificatore del divino. Stima: 16.000€/20.000€.

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