Asta Borromeo Studio d’Arte n. 10 – 11 Luglio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 11 luglio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in sessione unica, si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La TopTen di SenzaRiserva.

Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – da asteborromeo.arsvalue.com
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1960
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Surrealismo, automatismo lirico e una tratto “freddo e lirico”, nella definizione di Guido Ballo, hanno caratterizzato l’espressione artistica degli anni ’50 e ’60 di uno dei fondatori (con Enrico Baj), nel 1952, del Movimento Arte NucleareSergio Dangelo.

Un’arte di riduzione e disgregazione la sua che cerca un ‘senso’ all’azzeramento sociale, civile e artistico causato dalle vicende belliche e dal conseguente smarrimento di valori della metà del ’900.

La nuova fiducia di questi artisti, Dangelo compreso, nasce nell’analisi, nella riscoperta del sé e delle pulsioni nel contesto di un mondo guardato con ‘occhio scientifico’ e consapevolezza, mettendo nuovamente al centro l’uomo comune, qualunque uomo alle prese col ‘costruire’, col ‘lasciare un segno’.

Dangelo nel 1957 firma a Milano il Manifesto Contro lo Stile. Vi si legge: “[…] Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile ‘commedia dell’arte’.

Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come ‘presenza modificante’ in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze”.

Una presenza che all’inizio degli anni ’60 assurge sovente in Dangelo ad un calligrafismo segnico e vibrante che si sviluppa in spazi monocromi e coscienziali, vicini in parte ai timbri e ai ritmi bianchi di un Mark Tobey, come qui al lotto n. 25 “The ‘A’ Field”. Stima: 1.300€/1.500€.

Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – da asteborromeo.arsvalue.com
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90x79.5, 1963
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato a Napoli nel 1918, Andrea Bisanzio è stato un’esponente di rilievo, ancora sottovalutato, dell’astrattismo italiano.

Allievo di Carlo De Veroli, giovanissimo Bisanzio vince una borsa di studio che lo porta a studiare a Parigi. Rientrato in Italia l’artista frequenta e condivide le idee dell’ambiente culturale milanese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

A Napoli Bisanzio ebbe rapporti col Gruppo Sud e col Gruppo Napoletano Arte Concreta, distaccamento del M.A.C milanese, attivo fra il 1953 ed il 1957. In seguito partecipò alle iniziative degli artisti e intellettuali che ruotavano intorno alla rivista Documento Sud, nata per iniziativa degli animatori del Gruppo 58 (Mario Colucci, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Mario Persico, Franco Palumbo, Luca Castellano, lo stesso Bisanzio).

Alcuni di questi artisti firmarono il “Manifesto del Gruppo 58 – Movimento di pittura nucleare” dove dichiaravano la vicinanza all’arte nucleare astratta milanese, evidente in questa bellissimo lotto n. 38 “Composizione” di Bisanzio.

In quest’opera l’artista alterna una particolarissima gestualità ‘automatica’ e controllata fatta di figure ellittiche che creano uno spazio dimensionale a formazioni organiche reticolari tipiche del ‘nuclearismo’. Nulla a che vedere con la più tarda produzione, troppa vicina alle opere di Kandinsky. Stima: 900€/1.000€.

Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – da asteborromeo.arsvalue.com
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145x95, 1956
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera di grandi dimensioni, altissima qualità e importante per anno (1956) del milanese Alfredo Chigine (classe 1914) al lotto n. 44 “Composizione su fondo blu”.

Chigine si forma negli anni ’40 a Brera come scultore. Nel dopoguerra la prima personale è del 1951 alla Galleria San Fedele di Milano.

Dal 1956 al 1958 Chigine condivide lo studio in via Rossini col pittore Giordano e poi con Mario Bionda. Sempre nel 1956 espone alla Galleria del Milione e vince il VII “Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia”.

Materia, segno e colore sono i protagonisti nelle opere ‘informali’ di questo artista la cui attribuzione stessa all’informale dà la sensazione di essere quasi un’ossimoro.

Se è vero infatti che non c’è nelle opere di questi anni di Chigine una definizione di ‘figuralità’, allo stesso modo è evidente il fatto che l’artista sembra modellare, dar seguito con le mani ad una intuizione naturalistica che si sviluppa in bagliori reali, tensioni muscolari, masse concrete.

Chigine dà vita sulla tela a nascite più che a visioni, lascia correre i desideri più che i ricordi, è incline alle azioni più che ai rimorsi. Anche per questo nel dopoguerra, pur partecipando al Fronte Nuovo delle Arti e al dibattito fra astrazione e figurazione, l’artista fu una figura sui generis, dalla non precisa collocazione, e non si schierò mai apertamente con nessuna delle fazioni. Stima: 32.000€/35.000€.

Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95x110, 1963
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista nato in Olanda nel 1920, Ger Lataster fu vicino al Gruppo COBRA alla fine degli anni ’40 e nei ’50 del secolo anche se mai vi partecipò ufficialmente.

Dopo un inizio contrassegnato da una figurazione influenzata dalla pittura fauve e da Matisse, Latester sposa in pieno la pittura di matrice espressionista astratta.

La figura perde gradualmente i suoi contorni sopraffatta dalla ‘matericità’ e dalla forza del gesto pittorico. Le composizioni si articolano per contrasti di colore e segno come in questa potentissimo “Le rouge et le vert” (lotto n. 47) del 1963.

Nel 1965-1966 fu in America dove ebbe importanti esposizioni ed ottenne un notevole successo tanto che alcune sue opere furono acquistate dal MoMA Museum of Modern e dal Guggenheim Museum di New York. Sue opere sono presenti anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Stima: 9.000€/11.000€.

Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – da asteborromeo.arsvalue.com
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50x70, 1974
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

È nel giugno 1975 che Enzo Cacciola presenta alla mostra Pittura Analitica curata da Klaus Honnef e Catherine Millet le opere realizzate un paio di anni prima in cemento e asbesto. Opere che consacrano il pittore di Arenzano come uno dei protagonisti della pittura analitica italiana del dopoguerra.

In quell’anno, il 1975, Cacciola partecipa anche alla X Quadriennale di Roma con Catalogo a cura di Enrico Crispolti (La Nuova Generazione) con opere analoghe.

Con lui ci sono Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmen Gloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini: tutti artisti che portano avanti un’analisi sul ‘fare pittura’ attraverso una ‘risemantizzazione’ dei suoi elementi primari costitutivi: la materia, lo spazio, il colore, la luce, il segno.

In questo gruppo Cacciola si distingue per un approfondimento sull’energia della materia e sullo spazio: dalle prime “superfici integrative” dove l’artista apre alla dimensione reale, ai “cementi” (bellissimo questo, bianco, al lotto n. 83 “28-7-1974”) in cui l’ambiente viene ricreato, anche in maniera organica, e allo stesso tempo contenuto; fino ai “Multigum” di ultima produzione dove la forza stessa del mezzo sancisce la possibilità dello spazio. Stima: 10.000€/12.000€.

Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – da asteborromeo.arsvalue.com
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato nel 1930 a Milano Rodolfo Aricò qui frequenta il Liceo Artistico, poi l’Accademia e la Facoltà di Architettura. La prima personale è del 1959 e già nel 1964 Aricò è alla Biennale di Venezia. Nel 1968 vi parteciperà ancora con sala personale.

Spazio, simboli, oggetti, geometrie, orfismo, esistenzialismo sono le tematiche alla radice della pittura/architettura di Aricò.

“Nel ’65 – un primo oggetto (oggettivazione di due dischi l’uno passante nel centro dell’altro). Nel ’66 – l’oggettivazione è ormai completa e prima mostra con queste opere a L’Attico di Roma organizzata da Giulio Carlo Argan.

Il 1970 quando mi oriento verso un estetismo dalle compromissioni umanistiche ma senza la credibilità verticale dei miti storici. Non si trattava di ricomporre un nuovo universo di contenuti mitici, ma di oggettivare, rendere visibilmente tattili gli elementi archetipi della nostra cultura quattrocentesca.

È uno sguardo senza soggezione, ma con la panica volontà di rimpossessarsi di un paesaggio stracolmo di retorica, anche novecentesca, per restituirlo al nostro paesaggio esistenziale, fatto di risonanze, di echi (Loud = eco), di suggestioni, di radici. Mi interessava parlare dell’antica suggestione illusionistica, riconducendo il tutto alla possibilità elementare della bi-dimensione, senza perdere il carattere della presenza visionaria, appunto simulacrale” così descrive l’artista stesso quegli anni e le motivazioni di opere quali questa al lotto n. 88 “Area-13A” (dall’intervista di Sheila Concari a Rodolfo Aricò, giugno 1986, in Sheila Concari, “Aricò”, tesi di diploma, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, a.a. 1985-86). Stima: 33.000€/38.000€.

Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – da asteborromeo.arsvalue.com
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71x56, 1971
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Esiste un bellissimo documentario breve del 1974 di Albert e David Maysles che racconta il progetto “Valley Curtain” (lotto n. 95 “Valley curtain, project for Colorado”) di Christo e Jeanne-Claudes.

Christo è stato uno dei capostipiti della land art negli anni ’60 e ’70 con Barry Flanagan, Richard Long, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Walter De Maria.

Il land artist agisce sul paesaggio, spesso usando attivamente e/o passivamente gli elementi naturali, e si rende partecipe o meglio parte attiva di una performance, perlopiù temporanea, che strania il paesaggio e la percezione, che ci rende presenti al mondo e ci fa riflettere sul nostro ruolo.

“Valley Curtain” fu realizzato in 28 mesi di lavoro utilizzando nylon arancione, a partire dalla primavera del 1970, a Rifle in Colorado, e rimase allestito per sole 28 ore, a causa di un forte vento oltre i 100km/h.

“[…] La valle era immersa nel silenzio, ma vi soffiava un vento sufficiente a mandare tutto in rovina. I nodi sulle funi a pronto sganciamento stavano cedendo e il formarsi di sacche d’aria aumentava la pressione sui nodi vicini. Fatale alla cortina fu il cavo sospeso che incrociava il cavo di sostegno entrando nella tela avvolta intorno ad esso.

Fu questione di minuti prima che un enorme strappo si producesse e tutto quanto si rompesse slegandosi. Davanti agli occhi di una folla stupita di spettatori, il vento e tutto quel lavoro enorme stavano combattendo una battaglia senza speranza. Gli operai vennero a sgomberare la valle dalle macchine e dalle attrezzature mentre la parte migliore della metà sinistra della cortina, ovvero 9300 metri quadrati di tela, lambiva la valle come la lingua di un drago, dopo essersi divisa a metà […].

Era spettacolare, ma spezzava il cuore vedere tanto sforzo giungere ad un arresto improvviso e doloroso.” (da Jan Van Der Marck, “La Valley Curtain di Christo. Convalida mediante promulgazione” in Data 7/8, 1972, pp. 46/47)

Stima: 60.000€/70.000€.

Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – da asteborromeo.arsvalue.com
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146x113, 1969
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista romana, figlia del critico d’arte Enrico Maselli, Titina Maselli si interessa prestissimo alla pittura che già fin dalle prime prove manifesta una forte propensione per la figurazione.

Le prime opere degli anni ’40 rivelano la passione della Maselli per le scene metropolitane e della vita contemporanea interpretate con un dinamismo di lontana ascendenza futurista e forza espressionista.

Dal 1952 al 1955 l’artista è a New York, dove approfondisce la ricerca sui paesaggi urbani. Poi in Austria e nuovamente a Roma. Dal 1970 a Parigi.

Oltre ai paesaggi e agli scorci urbani, frammentari, accesi dalle luci dei neon, imprigionati nella costrizione delle geometrie prospettiche, popolano le tele della Maselli boxeurs, ciclisti, corridori, calciatori: antonomasie di una forza vitale che l’artista mette alla prova di una condizione esistenziale in cui il contrasto è protagonista.

Velocità e staticità, coercizione e liberazione, colori freddi e caldi, curve e rette sono gli opposti che originano l’energia della sua tela, una rappresentazione simbolica della frenesia della vita moderna, del guazzabuglio di regole, rabbia, percezione e bellezza che contraddistingue lo spettacolo pop della nostra civiltà. Stima: 12.000€/15.000€.

Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100x80, 1958
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Giovanissimo partecipa alla Resistenza tanto da venire arrestato, imprigionato e poi condannato a morte. Liberato dagli americani nel 1944, studia Scienze politiche nel 1945 a Firenze. Nel 1948 in Brasile ha inizio la sua attività d’artista. La prima personale è a Roma nel 1950 al Teatro Sistina con presentazione di Enrico Prampolini.

Dalla metà degli anni ’50 Novelli frequenta gli artisti della Scuola romana e si avvicina in particolare alle idee e tecniche di Corrado Cagli e Achille Perilli.

In questo quinquennio nascono le opere nuove e originali di Novelli, presentate nel 1957 alla Galleria La Salita di Roma, di chiara ascendenza informale europea.

L’artista utilizza collage e materie grezze e rompe quel geometrismo concretista che aveva caratterizzato le opere degli anni precedenti. Non estranei gli sono in questo periodo movenze tipiche dell’action painting.

Importante in quest’opera (lotto n. 142 “Circa il futuro”) l’apparire di segni di graffitismo già interpretati in chiave antropologica e di riflessione su simboli originari e primordiali, simboli che saranno una costante nel linguaggio maturo dell’artista nel corso degli anni ’60 e ’70. Stima: 32.000€/35.000€.

Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89x116, 1966
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera superlativa per qualità, originalità, idea, anno ed esecuzione di Valerio Adami al lotto n. 150 “Interno”.

Nelle opere di Adami, artista nato a Bologna nel 1935, c’è l’esistenzialismo della vita moderna di Francis Bacon e la tecnica pop di Roy Lichtenstein: si tratta di ironie rappresentative di una quotidianità che assurge a metafora di una condizione; che crea spessore semantico scavando a fondo su oggetti, idiosincrasie, cultura, cronaca, storia.

Perché di tante sfaccettature sono composte le opere e il mondo di Adami: un mondo fatto di linguaggio, artificio e figure retoriche; un significante di segni perfetti in cui la realtà, a un tratto raziocinante, ridipinge se stessa attraverso ‘corrispondenze’ poetiche che ne restituiscono tutta la prosaicità e insieme l’infinita, variatissima, bellezza.

Un capolavoro di dita, corpi, bocche e oggetti sanitari in un sincretismo intelligente e raffinatissimo. Opera da non perdere. Stima: 32.000€/35.000€.

Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – da asteborromeo.arsvalue.com
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51x42, 1960
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Remo Bianco inaugura l’originalissima ed innovativa serie dei “3D” (lotto n. 154) alla fine degli anni ’40. Si tratta di opere che Salvatore Quasimodo definì “cassette” nel 1954, composte dalla sovrapposizione di superfici trasparenti in vetro e/o plastica, dipinte con le tecniche più svariate: a china, con i pennarelli, a smalto etc.

E in verità queste opere sono delle cassette magiche che anticipano, oltre alle ricerche spaziali, quelle sulla percezione e sul punto di vista dell’arte cinetica.

“Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricreare in un gioco di piani nuovi aspetti della ‘pittura spaziale’, mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le ‘dimensioni’ assumono valori ‘reali’ al di là degli effetti scenografici: la profondità dà vita ai primordi di ricerche tridimensionali” così scrive Lucio Fontana nel presentare la prima mostra personale di Remo Bianco, dedicata interamente ai “3D”, presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1953.

Ma in quest’opera al lotto n. 154 c’è anche molto di più: c’è la scomposizione e la ‘liquidità’ cromatica imparata da Bianco dal maestro Filippo De Pisis, la frequentazione degli ambienti e degli artisti del movimento nucleare; c’è infine l’oggettualità e la forza neo-dada dell’Art NouveauStima: 11.000€/13.000€.

Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.