Asta Pandolfini n. 171 – Firenze, Una selezione di Opere dell’800 italiano

L’asta “Una selezione di Opere dell’800 italiano” della Casa d’aste Pandolfini si terrà il giorno 19 Aprile presso la sede fiorentina a Palazzo Ramirez-Montalvo. Asta di soli 41 lotti scelti di cui segnaliamo le opere a nostro parere più interessanti.

Fausto Zonaro, Arrivano le belle!, olio su tela, 76x96.5, 1884
Fausto Zonaro, Arrivano le belle!, olio su tela, 76×96.5, 1884 – Lotto 57 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

Ultimo pittore della corte imperiale di Costantinopoli, presente nella Città d’Oro dal 1891 fino al 1909, Fausto Zonaro, al lotto 57, non ci propone una delle scene di battaglia celebranti Maometto II eseguite per il sultano Abdul-Hamid II e conservate nei più importanti musei di Costantinopoli.

“Arrivano le belle!” descrive un momento di vita comune, un saluto di alcuni giovani a due ragazze per strada, un soggetto classico e di maniera della vita lagunare del tempo.

In quegli anni infatti Zonaro si muove fra Napoli, dove frequenta artisti del luogo ed ha per amico Attilio Pratella, e Venezia dove l’artista, originario della provincia di Padova, si era trasferito alcuni anni prima della partenza per l’Oriente e aveva aperto una piccola scuola d’arte.

Il suo stile, prodotto di più scuole e movimenti artistici, risentirà sempre di vari influssi: dell’insegnamento dell’impressionismo francese (passerà un anno a Parigi nel 1888), del colorismo veneto e del realismo napoletano (quest’ultimo ben presente in questo lotto). Per questo fu chiamato “pittore della vita e della luce”. Stima: 25.000€/35.000€.

Plinio Nomellini, Fossa dell'abate, olio su tavola, 41x41.5
Plinio Nomellini, Fossa dell’abate, olio su tavola, 41×41.5 – Lotto 59 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

Macchiaiolo livornese, allievo di Giovanni Fattori, Plinio Nomellini al lotto 59, “Fossa dell’Abate”.

Nomellini subì forte l’influenza dell’impressionismo e della cultura francese in generale. La sua tecnica pittorica risentì inoltre delle tecniche divisioniste e fauve, in particolare nella ricerca della luce e del colore.

Nel 1908 avvenne il suo trasferimento a Viareggio, dove rimase fino al 1918 circa; le opere di questo periodo, al quale forse è ascrivibile questa, non datata, dal cielo dal colore innaturale dipinto con pennellata espressionista, sono caratterizzate da una ben evidente accentuazione fauvista. Stima: 15.000€/18.000€.

Giovanni Fattori, Tre cavalli al pascolo, olio su tela, 42x62
Giovanni Fattori, Tre cavalli al pascolo, olio su tela, 42×62 – Lotto 64 – Immagine pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

“Io amo il realismo; gli animali, gli uomini, le piante, hanno una forza, un linguaggio, un sentimento” scriveva Giovanni Fattori, padre della macchia.

Si definiva più pittore di persone che di paesaggio, forse per l’attitudine all’indagine psicologica, quasi simbolica, dei momenti che dipingeva.

Il lotto 64, “Tre cavalli al pascolo”, non è certo fra le grandi ‘opere’ di Fattori, ma ha questo mood particolare: un momento inquieto, tre cavalli di schiena e un cielo che rigurgita l’attesa di un’estasi, anche creativa, che deve ancora accadere e che tuttavia non può fare a meno di esprimersi e farsi ammirare: “Ero perfettamente ignorante e mi sono, grazie a Dio, conservato. Solo l’arte stavami addosso senza saperlo, né lo so ancora”. Stima: 40.000€/50.000€.

Moses Levy, Bagnanti, olio su cartoncino, 38x46, 1932
Moses Levy, Bagnanti, olio su cartoncino, 38×46, 1932 – Lotto 74 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

Di origine tunisina Moses Levy si trasferisce in Italia a soli 10 anni. Fu compagno di studi di Lorenzo Viani a Lucca e allievo di Giovanni Fattori a Firenze. Frequentò i pittori livornesi del Caffè Bardi, in particolare Renato Natali. Soggiorna in Versilia per diversi anni, dal 1915 al 1926 e poi dal 1932 al 1935.

Cantore della élite e del savoir vivre di quegli anni, nella Viareggio dell’esplosione delle passeggiate e del turismo balneare, fu attento alle avanguardie europee. Forte fu su di lui l’influsso del cubismo e la lezione francese sulla scomposizione del colore; in quest’opera lotto 74 “Bagnanti” è ben visibile la libertà di segno calligrafico che la pittura dell’artista acquisisce negli anni ’30, in un certo qual modo vicina a quella di artisti di corrente quali Renato Birolli e Renato Guttuso. Stima: 3.000€/4.000€.

Giuseppe De Nittis, Au revoir!, olio su tela, 36x54.5, 1879
Giuseppe De Nittis, Au revoir!, olio su tela, 36×54.5, 1879 – Lotto 86 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

Fondatore della Scuola di Resìna, corrente italiana sul tema del realismo, Giuseppe De Nittis fu vicino a macchiaioli e impressionisti ma mantenne sempre uno stile personale e distintivo.

Dipinge questa opera al lotto 86 “Au revoir!” l’anno seguente alla consacrazione all’esposizione Internazionale parigina, nel 1878, dove fu insignito della Legion d’onore.

Opera inedita di grande spessore e della piena maturità artistica ritrae con un realismo estremo tre popolane di diversa generazione, probabilmente napoletane, in un momento fugace, immortalato in una luce che lo rende eterno. Stima: 55.000€/70.000€.

Mario Cavaglieri, Maroux gers, olio su tela, 59.5x73, 1954 - Lotto 90 - Immagine da pandolfini.it
Mario Cavaglieri, Maroux gers, olio su tela, 59.5×73, 1954 – Lotto 90 – Immagine da pandolfini.it – Asta Pandolfini n. 171

Opera del tardo periodo francese il lotto 90 “Maroux Gers” del rovighese Mario Cavaglieri.

Ritrae la tranquillità della campagna della zona del Gers,  ritiro assieme alla moglie in Francia sin dagli anni ’20.

Lungo l’arco di tutta la sua attività Mario Cavaglieri ha dipinto gli ambienti mondani e borghesi con influssi francesi tipicamente fauve nella resa coloristica ed una forte propensione all’introspezione psicologica.

In quest’opera tarda siamo lontani ormai da quel mondo e la pittura celebra soltanto se stessa in totale libertà, pace e dedizione. Un’artista ancora da rivalutare. Stima: 5.000€/7.000€.

Piero Dorazio

Piero Dorazio è stato un pittore e artista italiano, esponente dell’astrattismo, fra i rappresentanti del Novecento del nostro paese più noti all’estero. Dorazio ha saputo elaborare in modo personale l’insegnamento di Kandinskij (importante la lezione del saggio ‘Lo Spirituale nell’Arte’ del 1912) raggiungendo notevoli risultati per quanto riguarda l’elaborazione strutturale, coloristica e percettiva dell’opera d’arte.

Nasce a Roma nel 1927. Terminati gli studi classici, studia per quattro anni architettura.

Nell’immediato dopoguerra intraprende il suo percorso artistico. Dal 1945 espone nell’ambito “Gruppo Arte Sociale” (Buratti, Guerrini, Manisco, Muccini, Perilli, Vespignani e altri) e frequenta lo studio di Renato Guttuso aderendo alle istanze del realismo socialista.

Presto però si distacca dal gruppo avvertendo l’esigenza di svecchiare l’arte italiana dal provincialismo che la caratterizzava per conferirle un respiro più internazionale, in polemica con “Novecento” e la “Scuola Romana”. Da questo momento in poi comincia a dipingere composizioni astratte.

Nel 1950 apre con Guerrini e Perilli la galleria “Age d’or” a Roma, in via Del Babuino, e partecipa in un primo momento al “Gruppo Forma 1”, nato nel 1947, che aveva elaborato un manifesto formalista nel quale i firmatari (Carla Accardi, Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato) si proclamavano “formalisti e marxisti, convinti che i termini marxismo e formalismo non siano inconciliabili …”.

In questo periodo realizza una serie di quadri bianchi e approfondisce ricerche tridimensionali che fanno uso di linee e punti in rilievo. Partecipa alla creazione di una grande pittura murale collettiva alla Triennale di Milano.

Nel 1951 il gruppo originario della galleria “Age d’or” si fonde con il “gruppo Origine” (composto da Mario Ballocco, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi e Ettore Colla), dando vita alla “Fondazione Origine”, per la quale Dorazio e Colla pubblicano la rivista “Arti Visive”. Il gruppo però, che nelle intenzioni era stato promosso da Ballocco come sostenitore di una esigenza di ritorno dell’arte ad una “ingenua, libera, primordiale natura” oltre le elaborazioni intellettualistiche di quegli anni, ha vita breve: già nell’Aprile del 1951 infatti si scioglie a causa delle differenti personalità e dell’assenza di un vero e proprio programma condiviso.

Nel 1953 Dorazio è negli Stati Uniti, invitato al “Summer International Seminar” della Harvard University a Cambridge dove tiene due conferenze. Successivamente espone con una personale alla Wittenborn One-Wall Gallery ed alla Rose Fried Gallery (1954) di New York dove si è trasferito dopo aver sposato Virginia Dortch. Qui viene in contatto con i grandi astrattisti Willem de Kooning, Mark Rothko, Robert Motherwell, Barnett Newman, Jackson Pollock ed il critico d’arte Clement Greenberg. Approfondisce intanto lo studio degli scritti di Vasilij Vasil’evič Kandinskij, e viene fortemente influenzato dalla teoria sugli aspetti immateriali della pittura.

Nel 1955 pubblica il libro “La Fantasia dell’Arte nella vita moderna”; espone alla Galleria Apollinaire di Milano con una mostra dei suoi rilievi bianchi già esposti a New York. È presente poi alla Galleria del Cavallino a Venezia e alla Galleria La Tartaruga a Roma nel 1957. Nel ’56 intanto ha partecipato per la prima volta alla Biennale di Venezia.

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