Asta Minerva Auctions n. 137 – 11 Maggio 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 137 della Casa d’Aste Minerva Auctions di Roma si terrà in due tornate l’11 maggio, ore 11 (lotti 1-110) e ore 17 (lotti 120-292). La TopTen di SenzaRiserva.

Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100×70, 1953 – Lotto n. 159 – da minervaauctions.com
Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100x70, 1953
Giulio Turcato, Strada italiana, olio su tela, 100×70, 1953 – Lotto n. 159 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Originario di Mantova, Giulio Turcato compie studi artistici a Venezia ma ben presto si stabilisce a Roma. Qui è fra i promotori dell’Art Club nel 1945 e del Gruppo Forma 1 nel 1947 con Dorazio e Perilli.

Del 1952, anno precedente all’esecuzione dell’opera al lotto n. 159 “Strada italiana”, è la sua adesione al Gruppo degli Otto (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova).

L’opera in asta è esemplificativa di queste esperienze. Turcato mostra infatti una sensibilità per la semplificazione delle forme che comunque ancora mantiene una stretta adesione al dato reale.

“Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche; il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure: la forma è mezzo e fine. Il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell’opera d’arte è l’utilità, la bellezza armoniosa” (dal Manifesto pubblicato nell’aprile del 1947 sulla rivista Forma 1, Mensile di Arti figurative, n. 1).

E ancora Lionello Venturi, presentando la Monografia del Gruppo per la partecipazione alla Biennale Veneziana del 1952, scrive: “se nel loro arabesco l’immagine di una barca o di un qualsiasi altro oggetto della realtà può essere inclusa, non si privano dell’arricchimento che quell’oggetto può dare alla loro espressione. Se essi sentono il piacere di una materia preziosa, di un accordo lirico di colore, di un effetto di tono, non vi rinunziano. Non sono dei puritani in arte, come gli astrattisti: accettano l’ispirazione da qualsiasi occasione e non si sognano di negarla”.  Stima: 10.000€/15.000€.

Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963 – Lotto n. 184 – da minervaauctions.com
Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963
Giuseppe Mazzullo, Oratore, pietra, 101x47x35, 1963 – Lotto n. 184 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Nato a Graniti, in provincia di Messina, nel 1913 Giuseppe Mazzullo compì gli studi di scultura all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Nel 1935 già partecipa alla Quadriennale d’Arte di Roma dove mostra la sua predilezione per un gusto arcaizzante e la ricerca del tuttotondo che affinerà in quegli anni a Carrara dove conosce e subisce anche l’influenza di Arturo Martini.

Negli anni ’40 è professore di plastica all’Istituto d’Arte di Roma. La sua casa nel dopoguerra, in via Sabazio n. 34, diviene punto d’incontro di artisti e intellettuali dell’epoca fra cui Renato Guttuso, Renzo Vespignani, Giuseppe Ungaretti. La scultura di Mazzullo in questi anni risente delle spinte neocubiste ed espressioniste che provengono d’oltralpe, ma nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia il suo linguaggio è già pienamente neorealista.

A metà degli anni ’50 Mazzullo inizia una fase di sperimentazione che introduce una visione più libera e spaziale della figura umana. L’artista usa anche materiali diversi: il legno e in particolare la pietra grezza della Tolfa.

“Oratore”, lotto n. 184, del 1963 è una scultura concepita come un ritrovamento archeologico, segnata dalla forza degli elementi naturali (un’idea che oggi si ritrova nella mostra di Damien Hirst, Treasures from the wreck of the unbelievable, a Palazzo Grassi a Venezia). Opere che risentono inoltre delle ricerche sul ‘non finito’ e sulle torsioni di Michelangelo e che vivono di una intensa drammaticità. Stima: 5.000€/7.000€.

Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965 – Lotto n. 190 – da minervaauctions.com
Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965
Mirko Basaldella, Maschera solare, bronzo, d. 90, 1965 – Lotto n. 190 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Mirko Basaldella nasce ad Udine nel 1910. Studia a Venezia, all’Accademia di Belle Arti di Firenze e All’Accademia di Arti Applicate di Monza.

La scultura dell’artista, fin dagli anni ’30, riesce a coniugare un gusto arcaizzante ed una innata tensione espressionista ai principi dell’arte e della scultura classica (in particolare con riferimenti a Donatello e al Pollaiolo).

Al biennio 1946/1947 risalgono le prime opere caratterizzate da un linguaggio postcubista e surrealista dove Basaldella esprime al meglio quel ‘gusto per il mito’ che ha ereditato dagli insegnamenti di Arturo Martini.

Mito che si caratterizza nella sua scultura in varie forme: come recupero arcaizzante, dispiegarsi di forze e linee astratte, reciproca comunicazione fra opera e spazio.

Nel 1954 è alla Biennale di Venezia e sue opere vengono acquistate da Peggy Guggenheim. Nel 1957 è nominato direttore del Laboratorio di design della Harvard University in Massachusetts.

Dal 1963 alternerà stagioni in America e in Italia. La stagione estiva spesso in Italia, a Roma, col lavoro in fonderia, fra giugno e luglio; poi a Forte dei Marmi e infine nel suo Friuli.

“Mirko non è un puro e semplice ‘ladro d’immagini’, ma un creatore che sa come e quanto l’elevazione di forme simboliche sia importante per la costruzione di una nuova e diversa civiltà. […] tutto ciò appare positivo a Carol Giedion Welcker secondo la quale – è una nota del ’61 – Mirko ‘da anni, sta sviluppando tutta una serie di audaci esperimenti per immettere nella plastica moderna qualcosa di quell’arcaico sapore che era andato totalmente perduto nel secolo scorso e negli esperimenti costruttivisti di questo secolo'” (da Tito Maniacco,”Mirko Basaldella”, Edizioni Studio Tesi, Civiltà della Memoria, 1993, pag. 66). Stima: 8.000€/12.000€.

Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936 – Lotto n. 218 – da minervaauctions.com
Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936
Pericle Fazzini, Ritratto di Ungaretti, bronzo patina dorata, 27x23x16, 1936 – Lotto n. 218 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Pericle Fazzini nasce il 4 maggio 1913. Artista, progettista, insegnante all’Accademia di Firenze a partire dal 1955.

La sua opera “Ritratto di Giuseppe Ungaretti” di cui il lotto n. 218 in asta è una ‘prova’ prima della realizzazione, è esposto all’interno del Museo Novecento di Firenze. Una versione in legno a mezzo busto si trova invece nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

Dal 1930 Fazzini segue i corsi della Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Roma. Nel 1936 stabilisce il suo studio in via Margutta. Invitato alla Biennale di Venezia nel 1935 e poi nel 1938.

Gli anni ’30 rappresentano senza dubbio la vetta della produzione artistica di Fazzini. Le opere di questo periodo sono improntate a un deciso superamento dei canoni classici ottenuto attraverso un accentuato e riuscitissimo lirismo delle figure.

Scrive l’artista: “voglio che la figura umana, fisica, sia sempre il mio limite, o meglio, il mio punto di riferimento”. Stima: 10.000€/15.000€.

Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35×40, 1966 – Lotto n. 224 – da minervaauctions.com
Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35x40, 1966
Achille Perilli, La retorica irreale, tecnica mista su tela, 35×40, 1966 – Lotto n. 224 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

“La retorica irreale” al lotto n. 224 è una piccola ma significativa opera di Achille Perilli del 1969.

La fine degli anni ’60 è un passaggio importante nella  pittura dell’artista di Forma 1. Perilli infatti in questi anni continua da una parte un ciclo improntato alla geometrizzazione ed alla razionalizzazione di un discorso tachista di espressione della soggettività emotiva ed impressionistica (evidente in questo lotto).

Dall’altra inaugura le opere della produzione fino ai giorni nostri e che caratterizzano al meglio quell’irrazionale geometrico che è la sua invenzione.

Un passo dello scritto teorico di Perilli, Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969, risulta particolarmente illuminante rispetto alle opere dell’artista come questa in asta: “Se il linguaggio è universo a se stante (ogni universo è in primo luogo un universo in quanto è proprio una morfologia ed è sottoposto a tutto il rigore e a tutta l’arbitrarietà della morfologia) e se la pittura è un linguaggio che si propone di volta in volta con la presenza esistenziale del pittore e con la sequenza del suo lavoro ( e non con la singola opera) di determinare la condizione del suo esistere: allora la verifica che noi possiamo operare sulla validità linguistica, all’interno delle leggi stesse che regolano quel linguaggio, all’interno delle sue proprie contraddizioni, che creano il movimento e lo sviluppo.

La sequenza annulla il valore singolo dell’intuizione e introduce il concetto della ricerca contrapposto a quello della creazione. Il lavoro della fantasia si compie quindi non più per gesti isolati, ma realizzando una struttura elaboratrice di dati, atta nel suo svolgersi ad analizzare i nuovi materiali emersi ad organizzarli in nuovi moduli espressivi”. Stima: 10.000€/15.000€.

Tano Festa, 15 – N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50×70, 1961 – Lotto n. 243 – da minervaauctions.com
Tano Festa, 15 - N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50x70, 1961
Tano Festa, 15 – N. 6, tecnica mista e collage su cartoncino, 50×70, 1961 – Lotto n. 243 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

L’anno scorso da Christie’s Milano un’opera di Tano Festa (intitolata “Via Veneto 2”), certo più grande, in cui Tano Festa sostituisce le strisce di carta verticali, che scandiscono l’opera con listelle di legno, ha segnato il record di battuta d’asta per l’artista a 517.000 euro.

Si tratta di opere storiche, come questa al lotto n. 243 “N. 6”. Sono le prime opere di uno dei protagonisti della “Giovane Scuola di Roma” (Schifano, Angeli, Renato Mambor e Sergio Lombardo inizialmente) nella definizione di Cesare Vivaldi.

Dopo un inizio informale venato di surrealismo alla Sebastian Matta, dal 1960 Festa dà il via ad un azzeramento del linguaggio artistico con opere di cui questa in asta è un esempio. Scansioni verticali di rossi e bianchi, un richiamo da una parte attraverso il rosso ad una materia organica primaria, il sangue, e dall’altra alla purezza della luce col bianco; rosso ancora della luce della camera fotografica, tecnica tanto amata; riquadri che rimandano al concetto base di immagine, frame, successione temporale da cui si svilupperà tutta lasuccessiva ricerca pop dell’artista. Stima: 35.000€/45.000€.

Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34×25.7, olio su tavola, 1916 – Lotto n. 245 – da minervaauctions.com
Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34x25.7, olio su tavola, 1916
Alberto Gleizes, Natura morta, olio su tavola, 34×25.7, olio su tavola, 1916 – Lotto n. 245 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Alberto Gleizes è a pieno titolo uno dei più importanti rappresentanti francesi del cubismo. Dal 1911 Gleizes fu fra i principali espositori di opere cubiste nei saloni parigini tanto da fondare il cosiddetto “Gruppo dei Saloni”.

Allo scoppio della grande guerra, prima arruolato e poi riformato, nel 1915 si trasferisce a New York. Nel 1916 è nuovamente in Europa a Barcellona con la moglie Juliette Roche.

L’opera al lotto n. 245 “Natura morta” porta testimonianza dell’originalità del contributo di Gleizes alla pittura cubista. La decostruzione geometrica delle forme Picassiane mantiene un realismo formale di grande spessore in Gleizes, anche se esso è più evidente nelle opere con le figure umane, per esempio si vedano L’Homme au balcon del 1912 e La Dame aux bêtes del 1914.

La tavolozza di questi primi anni è scura, nella tonalità dei marroni, ma già tende ad accendersi in campiture vivide di colore caratteristiche della successiva produzione. Stima: 50.000€/70.000€.

Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5×50.5×2.5, 1970 – Lotto n. 249 – da minervaauctions.com
Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5x50.5x2.5, 1970
Vincenzo Agnetti, Libro dimenticato a memoria, libro svuotato e fustellato al centro, 69.5×50.5×2.5, 1970 – Lotto n. 249 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Nato a Milano nel 1926 Vincenzo Agnetti frequenta l’Accademia di Brera e la scuola del Piccolo Teatro. Esordisce come artista alla fine degli anni ’50. In quegli anni partecipa con Piero Manzoni ed Enrico Castellani alla redazione di Azimuth.

Nel 1962 è in Argentina dove lavora nel campo dell’automazione elettronica inaugurando un periodo che l’artista stesso definisce “liquidazionismo o arte no” e che finirà solo nel 1967 con la prima personale presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Da allora Agnetti è stato uno dei protagonisti, insieme a Piero Manzoni, dell’arte concettuale italiana.

Il primo esemplare del ciclo “Libro dimenticato a memoria” (lotto n. 249) risale al 1969. L’opera è una sintesi perfetta della ricerca epistemologica, sul linguaggio e la memoria, dell’artista milanese.

Agnetti riporta la definizione ossimorica “dimenticato a memoria” in un immaginario visuale che vive di pieno e vuoto e che sostanzialmente riporta il processo della conoscenza al concetto di cornice, equivalenza di una strutturazione gnoseologica dell’apprendimento.

Siamo la nostra memoria sembra dirci Agnetti non in quanto ricordiamo ma poiché abbiamo conosciuto, ed essa è il repertorio delle possibilità nell’ambito di una possibilità di condivisione. Guardare dentro e oltre un libro è ritrovare noi stessi. Stima: 30.000€/40.000€.

Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50×60, 1977 – Lotto n. 260 – da minervaauctions.com
Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50x60, 1977
Carla Accardi, Verde rosso, tempera alla caseina su tela, 50×60, 1977 – Lotto n. 260 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Opera bellissima della trapanese Carla Accardi al lotto n. 260 “Verde rosso”. Formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Accardi vive il dibattito fra astrattismo e realismo nella Roma del dopoguerra.

Nel 1947 è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 con Antonio Sanfilippo che sposerà nel 1949, Ugo Attardi, Piero Dorazio, Pietro Consagra, Mino Guerrini, Concetto Maugeri, Achille Perilli e Giulio Turcato.

Ben presto e fino all’inizio degli anni ’60 la ricerca dell’Accardi si orienta verso l’astrattismo segnico, ripreso, dopo una decennale parentesi più ottico-cinetica, alla fine degli anni ’70, approfondendo un discorso percettivo sul colore che evidenzia la scansione ritmica coscienziale delle sue opere.

“Frammenti di labirinto […] e ‘arcieri’ si schierano in ‘assedi’. L’organizzazione di questi spazi nuovi è autentica ma non ingenua: rispecchia la conoscenza sottile dei ritmi, echi e modulazioni della pratica pittorica. […] Rispettare le distanze giuste, ripetere la calligrafia […] ripercorrere gli stessi ‘labirinti’, le stesse ‘battaglie’ – questo per Carla Accardi è esercizio di coscienza di sé, non di stile” (da Anne Marie Boetti Sauzeau, “Carla Accardi”, in DATA n. 20, marzo-aprile 1976, pp. 72-74). Stima: 30.000€/40.000€.

Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76×54, 1946 – Lotto n. 263 – da minervaauctions.com
Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76x54, 1946
Filippo De Pisis, Venezia, Canale con ponte e gondole, olio su tela, 76×54, 1946 – Lotto n. 263 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Luigi Filippo Tibertelli de Pisis nasce a Ferrara nel 1896. Conosce a Ferrara, fin dal 1915, i pittori metafisici: Giorgio De Chirico, Alberto Savinio e poi Carlo Carrà. Gli inizi infatti della sua pittura risentono dell’influenza di questi ultimi.

Ben presto però l’artista trova la sua cifra originale, con quella particolarissima pittura carica di suggestioni ed impressioni definita da Eugenio Montale “pittura a zampa di mosca”.

Dal 1925 De Pisis è a Parigi, dove soggiornerà per 14 anni, instaurerà rapporti e verrà influenzato dalla pittura di Manet, Corot, Matisse e dei Fauves.

Nel 1943 si trasferisce a Venezia dove, ispirato dalla pittura di Francesco Guardi e di artisti del XVIII secolo veneziano, De Pisis accentua le caratteristiche interpretative tese a descrivere una realtà evanescente ed evocativa, in cui le forme tendono a sfaldarsi e le emozioni a scomporsi in luci ed ombre. Esemplare a tal proposito il lotto n. 263 “Canale con ponte e gondole”. Stima: 10.000€/15.000€.

Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 284 – da minervaauctions.com
Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80x100
Ugo Attardi, Nudo e tramonto, olio su tela, 80×100 – Lotto n. 284 – Immagine da minervaauctions.com – Asta Minerva Auctions n. 137

Opera non datata, ma bella, del genovese Ugo Attardi al lotto n. 284 “Nudo e tramonto”.

Artista assai bistrattato dal mercato nonostante la sua storia. Attardi è stato fra i firmatari del Manifesto del Gruppo Forma 1 nel 1947. Ha partecipato a numerose Biennali di Venezia quale esponente, dagli anni ’50, di un realismo dai fortissimi tratti espressionisti.

Colori caldi ed una grande sapienza compositiva distinguono il “nudo” in asta. Nudo che rivela la capacità plastica di Attardi anche come scultore, in particolare dagli anni ’60.

La bellezza del corpo femminile è una delle tematiche costanti di Attardi insieme alla violenza, ad immagini tratte da opere epiche quali l’Eneide e l’Odissea, oppure dalla Divina Commedia e dal Don Chisciotte, fino ai paesaggi siciliani e a quelli della periferia di Roma.

Attardi fu anche un dotato scrittore. Vinse il Premio Viareggio nel 1971 con il romanzo “L’Erede selvaggio”. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Poleschi n. 20 – 9/10 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 20 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 9 (lotti 1-148) e 10 maggio (lotti 149-310), ore 18 presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – da poleschicasadaste.com
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5x85.5, 2008
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945 Enzo Cacciola è uno dei protagonisti dell’arte analitica italiana degli anni ’70.

Dalle “Superfici integrative” dei primi anni ’70 ai successivi “Cementi” e “Asbesti” della fne del decennio fino ai “Multigum” (Lotto n. 12 “716” del 2008) prodotti dal 2000 la ricerca di Cacciola riallaccia un percorso di coerenza che l’artista ha sviluppato nel tempo alla ricerca di un nuovo significato e di un rinnovamento del linguaggio artistico.

Se le superfici, i rapporti spaziali e i dati linguistici primari quali la materia e il mezzo sono le prime lettere dell’alfabeto di Cacciola dalla prima mostra genovese alla Galleria La Bertesca fino alla celebre rassegna Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf nel 1975; le opere degli anni 2000 risentono di un lungo periodo di sperimentazione e riflessione concettuale di Cacciola che passa dal viaggio, alla figurazione, alla performance attraverso un filo attraverso il quale l’artista tenta di ricucire i ruoli e i significati dell’essere ‘artista’ e del fare arte.

I “Multigum” sono una ‘riunione’, un ritorno a un senso della materia e dei materiali che ricompongono quasi sessualmente un unicum spezzato, lo sgretolamento e l’insignificanza della semplice materia in sé. Stima: 5.500€/8.500€.

Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66x95, 1951
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato a Roma nel 1925, Gianni Dova trascorre l’adolescenza a Milano frequentando il Liceo Artistico di Brera. Qui conosce gli artisti che ruotano attorno alla rivista Corrente sostenendone le istanze libertarie ed antifasciste.

Nel 1946 firma il Manifesto Oltre Guernica dove si sostengono le istanze di un’arte impegnata nel reale e che non può rinunciare alla figurazione.

Ma in pochi anni, con l’adesione allo spazialismo e all’arte nucleare nel 1951, la pittura di Dova subisce un radicale cambiamento. In occasione infatti della IX Triennale di Milano, da una discussione del 26 novembre fra alcuni artisti presenti, nasce il Quarto Manifesto dello Spazialismo “Manifesto dell’Arte Spaziale” che ribadisce una chiara volontà di agire nello spazio e di ‘provocare’ lo spazio stesso con l’azione (Firmatari: Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello).

Al contempo leggiamo nel Manifesto della Pittura Nucleare redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1950, al quale movimento poco tempo dopo Dova aderirà: “[Questi artisti] vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo”.

Azioni nello spazio, graffi, indagine nella e sulle reazioni della materia ben evidenti al lotto n. 30 “Composizione nucleare”. Stima: 5.000€/7.000€.

Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – da poleschicasadaste.com
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50x70, 1986
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Originario di Ishëm in Albania, dove nasce nel 1918, Ibrahim Kodra, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Milano nel 1938. A Milano frequenta l’Accademia di Brera e studia con Carrà, Carpi e Achille Funi.

Da un inizio dunque per forza novecentista, Kodra si muove nel primo dopoguerra nel solco del neo-cubismo creando i tipici ed originalissimi “idoli” e le rappresentazioni di una umanità oppressa dai poteri forti ed autoritari.

Alla fine degli anni ’50 e poi nei ’60 la pittura di Kodra si fa più informale ma non perde mai il richiamo alla realtà e alla purezza e limpidezza dei colori, veneziani, bizantini, magici come le tessere musive del mondo orientale tanto amato.

Amore che esplode negli anni ’80 in una vena più narrativa, riscontrabile al lotto n. 45 “Istanbul”, in uno dei tipici paesaggi sognanti del decennio. Stima: 4.000€/6.000€.

Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180x180, 1999
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera dalle misure imponenti, 180×180, “Mantra A volte le stelle” di Omar Galliani al lotto n. 55.

Si tratta di un dittico del 1999 dove l’artista svolge una ricerca concettuale sul concetto di dualità, espressa attraverso molteplici letture: da un lato la natura del dittico che esprime la possibilità stessa dell’azione artistica quale potenza e atto; dall’altro l’androginia della figura, che sembra onnicomprendere il significato universale del messaggio.

C’è un richiamo inoltre alla spiritualità nell’uso sacrale dell’oro nella parte sinistra del dittico e nella figura ‘angelicata’. È il realismo magico, il magico primario che contraddistingue le opere dell’artista emiliano che intesse con sapienza richiami a filosofie e spiritualità orientali, mantra e sutra, al dispiegarsi della composizione condotta con una grandissima abilità nel disegno.

Gli ‘angeli’ sono un tema caro e importante per Galliani. Nel 1996 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna espone sette grandi disegni sul tema all’interno della mostra del ciclo degli “Itinerari”. Stima: 20.000€/25.000€.

Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81x100, 1969
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Bellissima opera di uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, Achille Perilli, al lotto n. 70.

Scrive Perilli proprio l’anno di esecuzione di quest’opera, in Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969: “la prospettiva è la forma più repressiva della fantasia che una classe dominante possa immaginare. Ma la fantasia ha strade e uscite sotterranee ben altrimenti operanti e nessuna struttura regolatrice la potrà contenere.

Però permane la prospettiva come concezione, come griglia di lettura, come segnale. Ed è su questa categoria artificiale, che grosso modo possiamo chiamare prospettiva, che si svolge la mia analisi, cercando di inglobare elementi ritenuti certi dall’ottica e falsificati attraverso una serie di interferenze di altri valori ( colore, tono, segno, struttura) agenti al livello di una verifica parziale e dissociati da una analisi globale.

L’ambiguità del messaggio in tal modo viene aumentata con l’acquisizione di una serie di momenti successivi di lettura, incapaci di dare un ordine ai valori ottici. Ed è in questo alternarsi, che esiste per me la capacità di non essere definito secondo uno schema di lettura abituale”.

È la definizione stessa dell’irrazionale geometrico, di quell’interferenza fra ragione e fantasia che è il frutto maturo dell’arte di un grande artista e che Perilli realizza appunto proprio sul finire degli anni ’60. Stima: 40.000€/50.000€.

Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1963
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Teatralizzare l’arte, mettere in scena l’uomo è stato quello che Renato Mambor, artista romano e uomo di teatro, ha saputo fare al meglio dagli anni ’50 fino al 2014, anno in cui è venuto a mancare.

Protagonista dell’arte pop e della Scuola di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, Mambor ha sicuramente il taglio più ‘intellettuale’ del Gruppo. L’artista propone un’arte anonima che riflette sulla percezione e le modalità di fruizione dell’immagine nella società dei consumi e della comunicazione. Ma quella di Mambor è soprattutto arte ‘ironica’, constatazione di un ribaltamento che, pur innominato, produce una denuncia.

Che siano cartelli stradali, sagome e silhouette, ricalchi fotografici, tele dipinte con rulli da tappezzeria e timbri, Mambor mette in scena l’uomo com’è diventato; e farlo senza commenti, mettendolo in piazza, ne svela lo svuotamento e la banalità, ne scopre la superficialità.

“Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero” (Renato Mambor). Stima: 9.000€/12.000€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – da poleschicasadaste.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x80, 1985
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Una natura morta accattivante di Tano Festa al lotto n. 157 “Senza titolo”.

Artista immenso, della Scuola di Piazza del Popolo, Festa è ancora avvicinabile, per un acquirente, a cifre ridicole in queste opere anni ’80 in cui, invece, riteniamo che la semplicità comunicativa, unita all’esemplificazione concettuale dell’idea pop,  rappresenti al meglio e forse con più poesia e meno intellettualismo il messaggio dell’invenzione di Festa.

La natura morta stessa, il concetto stesso di natura morta, si fa immagine, quasi si fosse fra le quinte di una rappresentazione o in una sala cinematografica. Si rappresenta la rappresentazione e anche il suo concetto: la metafisica dell’oggetto che lascia intravedere al di là di se stesso, che fa intuire la grandezza dell’universo che ci ha generato. Stima: 4.000€/5.000€.

Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – da poleschicasadaste.com
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42x58, 1935
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista nato a Palermo nel 1901, Vittorio Corona frequenta nella città siciliana l’Accademia di Belle Arti e l’ambiente culturale del primo futurismo capeggiato da Pippo Rizzo.

Nel 1925 lavora a Palermo presso l’Ufficio tecnico di Arredamento Navi della Vittoria Aeronautica Ducrot, azienda di produzione di idrovolanti per la Regia Marina (dipingerà spesso, anche per questo, navi come soggetti, si veda il lotto n. 180 “Venti di guerra”). Nel 1926 intanto è già alla XV Biennale di Venezia e in seguito inizia le esposizioni con il gruppo futurista. Con Giovanni Varvaro e Pippo Rizzo costituisce il cosiddetto “triangolo siciliano d’avanguardia”.

Temperamento impetuoso volto per istinto a tutti gli azzardi e a tutte le scoperte, Vittorio Corona si è aspramente dibattuto in queste maree, sempre con un impeto ed una foga tutt’altro che trascurabile, talora buttandosi a capofitto nei più complessi problemi pittorici, tal altra abbandonandosi interamente alla propria vena chiara ed aperta. Abbiamo visto così in lui una lotta, mai sedata, tra l’azzardo tentato con la fede di un neofita e il sentimento di una realtà da esprimersi chiaramente con il minimo impiego di mezzi e con la più semplice applicazione di essi (da Renato Guttuso, “Scritti”, Bompiani, Milano 2013). Stima: 8.000€/10.000€.

Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – da poleschicasadaste.com
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100x100, 1970
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista ligure, d’impronta concettuale, Angelo Cagnone emerge negli anni ’60 con la prima personale presso la Galleria del Naviglio del 1965 e successivamente alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Il linguaggio di Cagnone si è evoluto moltissimo dalle opere degli anni ’60 e ’70 ad oggi (si veda la retrospettiva “Bagaglio a mano” dedicata all’artista nel 2008 presso la Casa del Mantegna a Mantova) mantenendosi però sempre fedele al tema degli stati di coscienza e del ricordo.

Mentre nelle opere degli anni ’70, si veda a tal proposito il lotto n. 198 “Di profilo”, l’artista mantiene un approccio più figurale ed intellettuale, nelle opere più recenti Cagnone utilizza il collage in modo più espressivo ed emozionale giustapponendo colori e sensazioni.

Opera comunque rappresentativa di tutta la ricerca di Cagnone sulla coscienza vista come patch e interrelata stratificazione di momenti nel tempo. Stima: 4.000€/6.000€.

Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5x91, 2008
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Gianni Dessì, romano, si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Negli anni ’80 è uno dei membri del Gruppo della Nuova Scuola Romana, negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.

È alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo di Arte Contemporanea di Roma gli dedica una personale con opere di un ciclo inaugurato dall’artista a partire dal 2003 dove Dessì approfondisce il dialogo sempre coltivato fra pittura e scultura, bidimensionalità e profondità.

L’artista usa impasti materici attraverso i quali fossilizza, cementa simboli primordiali, ellissi, fessure, cerchi, occhi (lotto n. 211 “Senza titolo”) che in qualche modo risvegliano in maniera subliminale, anche ‘aggredendo’ lo spettatore, pulsioni ataviche e stranianti. Come se l’opera ci osservasse, come se l’opera sapesse tutto di noi. Stima: 10.000€/12.000€.

Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95x118, 1955
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Enrico Baj rappresenta lo stato primitivo, magmatico, molecolare, bestiale dell’esistenza. Siamo nel 1955 (lotto n. 232 “Uomo contro due animali n. 9”) e la pittura di Baj si muove fra i due comunicanti opposti del cielo e della terra.

È proprio nel 1955 che Baj, uno dei fondatori del Movimento Nucleare insieme a Sergio Dangelo, comincia quella ricerca antropomorfa sulle origini del cosmo e dell’esistenza che lo porterà ad indagare non solo le condizioni primigenie dell’umanità ma anche quelle ultraterrestri della materia vivente.

Come scrisse Andrè Breton in un testo su Baj del 1965: “[Baj] che, nel 1955, cominciò a declinare la sua identità solo con un rumore di bubboli Trillalì-Trillalà, poi tentò di rendersi gradito come Piccolo animale da camera prima di essere spinto a rivelarci la sua origine (Questo personaggio viene dagli spazi interplanetari) e a definirsi come Ultracorpo (1958)”.

Baj usa il collage e l’assemblage di materiali eterogenei per rappresentare l’uomo, gli animali, il potere. Opere che diventeranno il suo contributo originale: un’arte iconica, potente e ironica; fortissima per espressività in questa monumentale opera in asta. Stima: 55.000€/60.000€.

Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – da poleschicasadaste.com
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81x100, 1991
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera un po’ tarda ma comunque molto bella di un artista ancora troppo sottovalutato al lotto n. 240 “Il mare dei sargassi” di Antonio Corpora.

Artista che ha vinto prestigiosi premi, fra gli altri il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1955, il Premio Parigi nel 1951, il primo premio alla Biennale di Roma nel ’68 e che ha partecipato a numerose Biennali di Venezia.

Alla fine degli anni ’40 fu tra i protagonisti del “Fronte Nuovo delle Arti” e una delle anime del dibattito romano fra arte astratta e figurativa. Fu poi uno dei componenti del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: un gruppo di artisti che riuscirono originalmente a coniugare, ciascuno a suo modo, le due anime della diatriba.

Realtà e sensazione astratta sono un unicum nella pittura di Corpora, in particolare nelle opere degli ultimi anni, quando l’artista si sente più vicino alle cose, e il suo sguardo le trasfigura, come vegliandole attento in lontananza: uno sguardo dai bellissimi colori e riflessi. Stima: 9.000€/14.000€.