Asta n. 8 Studio d’Arte Borromeo – 25 Febbraio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 febbraio 2017 l’asta n. 8 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Studio d’Arte Borromeo. La prima sessione (lotti 1-295) e la seconda sessione (lotti 301-556) si terranno rispettivamente alle ore 9.30 ed alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24x34, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24×34, 1950 – Lotto n. 174 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Scrive Marco Moretti in “Gualtiero Nativi. Itinerario di un’avventura artistica” (introduzione al Vol. I del Catalogo Generale delle Opere di Gualtiero Nativi, p. 34): “La purezza di quella sintassi formale e cromatica con cui l’artista aveva tradotto negli anni Quaranta sulla carta e sulla tela con titoli come Simbolo, Strutture dinamiche, Tensioni, veniva registrata nel nuovo decennio con attribuzioni dolorosamente allusive: Frattura, Forme chiuse, Frammento di lotta, Immagine prigioniera; titoli che rispecchiavano negativi stati d’animo, alternati ad altri di novella speranza costruttiva […]”.

L’opera al lotto n. 174 “Frattura” del pistoiese Gualtiero Nativi si colloca infatti in un anno importantissimo e di conflitto: è l’anno in cui un gruppo di artisti fiorentini (Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Mario Nuti e appunto Nativi) firma il manifesto dell’astrattismo classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

“[…] E all’opera in definitiva noi rimandiamo per il suo contenuto politico, per la realtà ch’essa nega, per la realtà ch’essa pone. Per la realtà che nega: e a nostro avviso essa nega ogni deformazione del reale […] e ogni ricerca di rifugio, di evasione […] e più ancora il surrealismo e la metafisica” (Dal “Manifesto dell’Astrattismo Classico”, 1950). Stima: 3.000€/3.200€.

Agostino Ferrari, Segno - Forma- Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972
Agostino Ferrari, Segno – Forma – Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972 – Lotto n. 361 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera che riassume tutto il percorso artistico di uno dei protagonisti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 361 “Segno – Forma – Colore”.

È infatti nel 1962 che Agostino Ferrari, assieme ad Arturo Vermi, Angelo Verga, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e il poeta Alberto Lùcia dà il via ad una sperimentazione militante e ad una ‘esperienza’ artistica che ha per bersaglio il nichilismo dell’informale e della pop art.

Agli anni ’60 appartengono le opere in cui Ferrari approfondisce la ricerca sul segno, ora grafico ora scritturale, e sulla forma. Il tentativo è quello di una ridefinizione minimale del linguaggio allo stesso tempo analitica e concettuale. L’artista non disdegna di strizzare l’occhio alle coeve tendenze cinetiche di approfondimento degli effetti ottico/percettivi.

“Segno – Forma – Colore” rappresenta una summa del messaggio artistico di Ferrari che proprio nel 1971 introduce le prime superfici in rilievo, presenti in questa opera (segni positivi e negativi), la cui tensione successivamente amplifica attraverso l’uso il colore.

L’artista indaga le interrelazioni di elementi primari (appunto segno, forma, colore) nello spazio e le dinamiche psicologiche messe in atto sullo spettatore da tale connubio. Opera bella ed efficace. Stima: 17.000€/19.000€.

Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60x60, 1990
Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60×60, 1990 – Lotto n. 376 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Luci, elementi mobili, specchi, colori sono le componenti della ricerca visuale dell’artista argentino Julio Le Parc, animatore del  G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nella Parigi degli anni ’60.

Luoghi fantastici, labirinti pirotecnici sono il prodotto reale e immaginato sulla tela della concezione artistica di Le Parc, sviluppata sempre nella prospettiva di un coinvolgimento attivo dello spettatore nello spazio artistico.

Nel 1974 l’artista argentino inizia il ciclo delle cosiddette “Modulazioni” con cui torna all’uso della superficie. Il pittore approfondisce l’indagine sulla gamma dei 14 colori e la loro combinazione e sull’uso della luce con una finalità di distorsione ottica e illusionistica di natura cinetica.

Le “Alchimie”, qui al lotto n. 376, sono la continuazione diretta di tale ricerca negli anni subito successivi. In esse prendono vita quegli stessi spazi artificiali che Le Parc aveva creato fisicamente. Si tratta di spazi matematicamente perfetti e studiati che confondono i livelli di profondità. Le Parc dà vita ad una sinestesia assurda ma verisimile di riflessi, luci, scie, pesi e contrappesi che coinvolgono magicamente lo spettatore, intrappolandolo in un gioco-labirinto onirico e surreale. Stima: 18.000€/20.000€.

Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997
Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997 – Lotto n. 387 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Ancora la psicologia della percezione è di scena al lotto n. 387 “Break dance street” di Alberto Biasi, protagonista dell’arte programmata e delle ‘nuove tendenze’ degli anni ’60.

La sollecitazione retinica dello spettatore è l’obiettivo dei veri e propri ‘dispositivi’ realizzati dall’artista padovano Alberto Biasi. Dispositivi che mettono in moto la percezione di chi guarda.

C’è nelle opere di Biasi una ricerca scientifica (comune a quella del celebre Gruppo N) che rinnega ogni soggettivismo e principio di autorialità e che mira allo stesso tempo ad agire sulla realtà.

Le opere più tarde dell’artista inoltre, fatto avvertibile già dall’inizio degli anni ’70, accentuano una componente emozionale del fare pittorico di Biasi. Componente che rende queste opere, a nostro giudizio, esteticamente più riuscite.

Dai “rilievi ottico-dinamici” l’artista passa alle “dinamiche visive”. La torsione delle lamelle in pvc amplifica il meccanismo di moto percettivo rendendolo anche più imprevedibile di fronte agli stati d’animo e alla condizione psicofisica dello spettatore.

Di più: come in questa opera in asta, l’artista introduce un tema. Attraverso il ritmo ellittico e coloristico, Biasi strizza l’occhio, cita di fronte al fruitore. Una complicità che lo rende nuovamente artista, creativamente umano. Stima: 23.000€/25.000€.

Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70x100, 1966
Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70×100, 1966 – Lotto n. 391 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Vanna Nicolotti nasce a Novara nel 1929. Compie gli studi all’Accademia di Brera con Achille Funi e Mauro Reggiani.

L’esordio ufficiale come artista risale al 1963 (presso Vismara Arte) a Milano e colloca l’artista novarese all’interno delle ricerche spaziali condotte da Lucio Fontana.

“Gli oggetti di Vanna Nicolotti”, scrive nel 1971 il critico Pierre Restany “sono oggetti critici che ci costringono a combattere l’automatismo e i riflessi a tic della visione. (…) Il fascino dell’intero percorso sta nel mistero inerente a ogni oggetto, trappola per la visione, apertura spalancata verso l’oltre delle cose”.

L’artista lavora su due piani: uno sovrastante, tagliato per far entrare la luce, e quello sottostante, pittorico, dove inizialmente, come in questa opera, si conserva un riferimento figurativo. Sono “strutture variate”, come nell’arte cinetica e programmatica, ma che conservano un alone di mistero, un interrogativo su come guardare il mondo non soltanto critico ma anche speculativo.

Opere come questa in asta al lotto n. 391 “Passaggio obbligato” che la Nicolotti espone a Londra nel 1964 e poi ancora a Milano alla Galleria Pater proprio nel 1966.

Si tratta di spazi percettivi e contemplativi. L’artista novarese in particolare approfondirà negli anni Settanta la componente mistica e orientaleggiante inerente alle sue creazioni.  I cicli dei “Mandala” e delle “Porte” hanno infatti come antecedenti proprio queste prime sperimentazioni degli anni ’60. Stima: 11.000€/13.000€.

Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130x162, 1971
Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130×162, 1971 – Lotto n. 415 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Nato a Napoli nel 1933 Guido Biasi frequenta nella città partenopea l’Accademia di Belle Arti. Partecipa negli anni ’50 al movimento Pittura Nucleare. Nel 1957 sottoscrive, con Mario Colucci, Piero Manzoni, Ettore Sordini e Angelo Verga, “Il manifesto per la pittura organica”  e poi il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti.

In queste dichiarazioni programmatiche è manifesto l’interesse dell’artista per la realtà e l’elaborazione dell’immagine.

“A dispetto di ogni irrealtà, il nostro lavoro denuncia la consapevolezza più lucida della nostra vita fisica. Contrariamente a ogni astrazione e ad ogni vano decorativismo, noi realizziamo non una visione ideale ma una specie di traduzione plastica delle emozioni più intime della nostra coscienza: l’arte ha così modo di diventare una continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici […]”

Interesse per le immagini e la percezione che è all’origine, alla fine degli anni ’60, degli originalissimi cicli delle “mnemoteche” e delle “museologie”. Nelle “mnemoteche” del 1970 l’artista tratta la memoria alla stregua di un archivio mentale di ‘immagini citate e immaginate’ cercando di ridurle analiticamente a uno spettro percettivo, di descriverne l’onda di segnale, lo spettro di calore.

Da poesia a realtà fra immagine e immaginazione, non dimenticando il nostro bagaglio culturale. Lotto n. 415 “Turner’s dream”. Stima: 8.000€/9.000€.

Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974
Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974 – Lotto n. 438 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un piccolo ma bellissimo cemento e asbesto su tela “18-10-1974” di Enzo Cacciola al lotto n. 438. L’artista di Arenzano (classe 1945) è uno dei migliori rappresentanti della nostrana “pittura pittura” o pittura analitica.

Già dal 1973 Cacciola conduce sperimentazioni con polvere di cemento e/o asbesto unita a colle viniliche.

Come ha ben scritto Claudio Cerritelli in “Enzo Cacciola Continuità e interferenze (1974-2009)” (in Arte Contemporanea, Bimestrale di Informazione e Critica d’Arte, Anno 6, Numero 30, gennaio-febbraio 2012):  “[…] Opere di forte radicalità sono anche quelle realizzate con magma di amianto e materiale vinilico, in questo caso la forma e l’informe superano la loro apparente antinomia evidenziando la possibilità di congiungere energie contrapposte, la saturazione e il movimento, la compattezza e la vibrazione, il limite e lo sconfinamento. La spazialità concettualmente definita non è per Cacciola un dogma ma uno spazio in profonda tensione con le qualità artigianali e industriali dei materiali che producono molteplici sembianze, esiti differenti, aspetti non totalmente assorbiti dalla logica analitica ma capaci di interpretarne il rigore sempre alla luce della sensibilità manuale”. Stima: 3.800€/4.000€.

Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40x60, 1970
Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40×60, 1970 – Lotto n. 452 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Giorgio Griffa è uno dei due invitati alla Biennale di Venezia 2017 con Riccardo Guarnieri. Protagonista del ‘ritorno alla pittura’ nei primissimi anni ’70 tutta la ricerca di Griffa si è incentrata nella riscoperta di una ‘valenza del fare’ che ha trovato le proprie radici nel colore e nella gestualità.

In bilico fra arte povera nei materiali e arte analitica nel riduzionismo delle forme e del segno l’arte dell’artista torinese non ha però mai perso una  emotività fanciullesca che gli deriva da una istintiva sensibilità.

L’opera al lotto n. 452 “Obliquo” appartiene al primo dei cicli pittorici di Griffa e già contiene in nuce tutti gli stilemi della sua produzione successiva. Sono i “segni primari”: forme ripetute ma sempre diverse, anafore variabili e non finite che contrassegnano il prendere vita della pittura stessa, in un organicismo che assimila il colore e il segno a pure individualità di uno stesso dominio d’esistenza. Stima: 11.000€/13.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008 – Lotto n. 488 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

È stato vincitore del Premio “Duemila” per i giovani alla Biennale di Venezia del 1987 e Menzione d’onore alla Biennale del 1995 lo scultore di Cagnano Amiterno Nunzio di Stefano.

Spazio, luce e materia sono le componenti primarie del lavoro di Nunzio. Dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza lamine, ferro, piombo parallelamente alle combustioni.

Negli stessi anni Nunzio ha esposto con gli artisti della cosiddetta Scuola Romana (Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Nunzio appunto).

Sono gli artisti del ‘ritorno alla pittura’, che il critico Achille Bonito Oliva cercò di etichettare con la definizione di “Transavanguardia fredda”. Ma ognuno di questi artisti in seguito ha elaborato una poetica personale.

Artista ormai consacrato, nel 2005 gli é stata dedicata un’ampia antologica al MACRO di Roma.

Bellissima e di dimensioni importanti l’opera al lotto n. 488 “Senza titolo” dove le forme sembrano avere trovato collocazione nello spazio senza interventi pittorici. Le superfici sono ricettacolo di una vita che sembra originarsi per magia dalla muta materia in un miracolo di luce. Stima: 55.000€/65.000€.

Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80x55, 1958
Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80×55, 1958 – Lotto n. 516 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera storica di uno degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 516 “Ferita”. Si tratta di un’opera degli anni ’50 quindi antecedente anche la prima personale presso la Galleria La Salita di Roma nel 1960.

La formazione di Angeli in quegli anni è quella di un’autodidatta che si approccia alla pittura in maniera istintiva risentendo di un vissuto assai sofferto durante gli anni della guerra. Assiste al bombardamento di San Lorenzo, che lo turba fortemente.

Le prime opere dell’artista romano, che risalgono al 1957, sono nel segno di un linguaggio informale fatto di materia e toni cupi uniti a cromie intense (per lo più rosse).

Angeli è chiaramente influenzato dalle esperienze di Burri che declina però con un forte imprinting personale. Angeli usa garze e velature con una manualità che deve molto, in questa prima fase, anche  delle tecniche di tappezzeria apprese in questi anni per sostenere la madre dopo la morte del padre.

Eppure c’è già tutto l’Angeli pop in questa tela: nella simbologia del dolore e nel distacco che ottiene attraverso le velatine, che continuerà sempre ad usare. Una decontestualizzazione critica del vissuto personale e storico che sarà il suo contributo maggiore. Stima: 20.000€/22.000€.

Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81x100, 1965
Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81×100, 1965 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

“La grande nuvola” di Tano Festa al lotto n. 529 è un’opera assai rappresentativa della produzione importante di uno dei capofila della Scuola romana di Piazza del Popolo.

Siamo negli anni della Hollywood sulle sponde del Tevere, anni in cui Roma ferve di energia culturale e brulica di intellettuali. Nel 1965 apre il mitico Piper dove risuona la musica internazionale e Schifano è di Casa.

E quest’opera al lotto n. 529, oltre a esprimere a pieno il linguaggio poetico di Festa con i regoli che scandiscono i piani della visione, i cerchi a marcare i tempi dell’immagine e il desiderio d’assoluto simbolico della nuvola; è anche il ritratto gioioso di questo mondo che si apre alla speranza, fervido di idee e aspirazioni. Mondo che sarà disilluso presto, alla fine del decennio, con la morte di Pino Pascali e con la crisi del sistema politico e ideologico della Prima Repubblica negli anni ’70. Stima: 60.000€/70.000€.

Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 540 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Gianni Emilio Simonetti è stato fra i protagonisti italiani del movimento Fluxus assieme a Giuseppe Chiari. In asta al lotto n. 540 “The early Gutenberg period” una delle originalissime mappae mundi degli anni ’60.

Un flusso spazio-temporale sono le vere e proprie ‘storie’ che l’artista racconta sulla tela utilizzando piccoli oggetti, frammenti, connessioni, associazioni mentali, dichiarazioni. Mappe che rappresentano insieme il tutto e l’infinitamente piccolo, dove l’artista cerca una formalizzazione del mondo degli oggetti ma anche dell’universo personale delle idee.

È così che l’opera diventa una summa, l’idea che prende forma nello spazio non come intuizione ma elaborazione, non dalla semplicità ma dalla complessità. Ritmi, rime, metafore, simboli, enjambment di un processo di “artificazione” che restituisce una pura e vibrante “poesia visiva”.

Negli ultimi anni c’è stata un vera riscoperta di Simonetti da parte del meracto.

Professore presso il Politecnico e lo IED di Milano, l’artista ha condotto anche  il Laboratorio di Artiterapie al Centro Diurno Luvino di Luino presso la Psichiatria del Verbano. Stima: 13.000€/15.000€.

Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009
Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009 – Lotto n. 555 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Una giovanissima artista al lotto n. 555 “B01” Francesca Pasquali, classe 1980.

Bolognese, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della città segnalandosi già nel primo decennio degli anni 2000 con importanti premi: il “Premio DAMS” nel 2006, il “Talent Prize” nel 2009, il “Premio Arte Laguna” nel 2010.

L’artista crea suggestioni e illusioni organico/naturali attraverso l’uso di materiali industriali e polimerici che riconducono il suo lavoro nell’ambito dell’arte povera.

Non estranea al suo approccio la componente cinetica attraverso la quale l’artista cerca un coinvolgimento dello spettatore sia dal punto di vista percettivo che attivo.

Opera dall’aspetto magmatico questa in asta dove il gioco di trasparenze in bianco dei materiali suscita nello spettatore il dubbio fra artificio e naturalità, consistenza granitica e riproduzione. La scabrosità dei materiali incita ad essere toccata, in un’arte che vuole essere così vicina al mondo da farsi esperienza. Stima: 7.500€/8.000€.

Asta Boetto n. 152 – 25 Ottobre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 152 della Casa d’Aste Boetto di Milano si terrà il giorno 25 ottobre, ore 16.00. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Grazia Varisco, Extrapagina tecnica mista su carta, 16x16, 1988
Grazia Varisco, Extrapagina, tecnica mista su carta, 16×16, 1988 – Lotto n. 39 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Una piccola opera di Grazia Varisco al lotto n. 39 “Extrapagina”.

Co-fondatrice del Gruppo T di Milano con Gianni Colombo, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele Devecchi nel 1959. Titolare della Cattedra di “Teoria della percezione” all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1981 al 2007.

La ricerca della Varisco dunque s’inquadra nell’ambito dell’arte cinetica milanese. Una ricerca sulla, oltre e prima della visione. Le opere dell’artista infatti provocano nello spettatore una reazione, cercano di scuoterlo con un punto di vista inatteso, scomponendo la percezione ma forzando a ricostruire.

Particolarmente pertinente, per questa opera, citare un ricordo dei tempi di guerra dell’infanzia della Varisco, tratto dalla Monografia edita da Maredarte nel 2001 (Grazia Varisco: 1958/2000): “nei miei primissimi ricordi i giochi si interrompono bruscamente per il fischio della sirena dell’allarme, le corse in rifugio […] e poi, negli anni di sfollamento, i disegni a matita nera e, un Natale, la scatola di matite colorate. Tornata a Milano nel ’45, per anni, vicino a casa si pratica un sentiero-scorciatoia fra le macerie di una casa bombardata; negli occhi l’immagine desolata/allegra a patchwork di pezzi di pareti a piastrelle e carte da parati colorate, di tracciati di scale divelte sconnesse. Negli stessi anni, fra elementari e medie, la parola d’ordine ‘Ricostruire’ impegna i bambini nei disegni scolastici […]”. Stima: 1.800€/2.000€.

Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50x60, 1967
Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50×60, 1967 – Lotto n. 46 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Nel 1968 Rodolfo Aricò ha una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. Qui presenta per la prima volta i suo ‘quadri oggetto’: opere che abbandonano la bidimensionalità della tela per aprirsi allo spazio.

Già dal 1966 la ricerca di Aricò si orienta verso la definizione di spazi architettonici e geometrie sulla tela con il preciso intento di provocare nello spettatore una incertezza percettiva.

Il paradigma è tipico della pittura analitica: far riflettere sui principi stessi del ‘fare arte’, sulle componenti fondamentali che la costituiscono, per elaborarle ancora, per portare l’arte a nuova vita.

“Gli archetipi sono il paesaggio del nostro passato, ma anche della nostra cultura, se non trasfusi in linfa vitale, restano solo edificazioni di ignobili cacofonie. Se l’arte non corre sull’autostrada della continuità, ma ripercorre sentieri circolari, non per questo il ritrovare nuovi sguardi al passato deve voler risignificare una pedissequa ricitazione […]. L’azzeramento di Malevich e quarant’anni dopo quello di Newman, non hanno fatto altro che affermare la continuità dell’arte e della vita”. Così scrive Aricò nel 1983. Stima: 6.000€/6.700€.

Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70x50, 1951
Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70×50, 1951 – Lotto n. 77 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

I colori antinaturalistici e l’interesse per il dinamismo e la plasticità delle forme del maestro milanese, di origini sarde, Aligi Sassu al lotto n. 77 “Cavalli verdi”.

Sassu si forma nella Milano del primo dopoguerra dove, giovanissimo, negli anni ’20 si appassiona al futurismo di Marinetti e al culto della modernità.

Negli anni ’30 la sua pittura oscilla fra un primitivismo carico di energia e una rappresentazione realistica della società contemporanea.

È durante l’esperienza parigina del 1934 e poi del 1935 e 1936 che fanno per la prima volta apparizione i cavalli. Influenzata da Delacroix, dai soggetti storico mitologici, dalle scene di battaglie, l’attenzione di Sassu si rivolge verso la rappresentazione della sofferenza umana con uno sguardo animale, più universale. Sguardo che s’incupisce e s’accende nel tratto e nel colore assieme agli eventi storici, agli anni della guerra, ai fatti bui della cronaca del ’900. Stima: 6.000€/6.700€.

Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50x70, 1963
Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50×70, 1963 – Lotto n. 99 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un'”Armadio” degli anni giusti dell’artista di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 99.

Si tratta di una tecnica mista su carta di ottima provenienza (Galleria Schwarz di Milano).

Sono gli ‘oggetti trovati’ tipici della pop art ma che Festa carica di un significato personale ed emozionale del tutto originale che sconfina in un sentire esistenziale.

Scrive l’artista nel 1966 in una lettera ad Arturo Schwarz: “Caro Arturo, dagli inizi del 1962 fino agli ultimi mesi del 1963 io ho costruito porte, finestre, persiane, armadi, specchi, pianoforti […]. Da tempo guardavo gli oggetti di mobilio domestico che, essendo i più privati, sono quelli con i quali siamo più a contatto, verso i quali sveliamo gli atti e i gesti più intimi e segreti della nostra esistenza.

All’inizio questo interesse era di carattere prevalentemente formale, ma più tardi cominciai a stabilire un rapporto di natura psicologica ed emozionale. In quei mesi a causa dell’asma soffrivo d’insonnia e avendo paura del buio; mi limitavo ad accostare le persiane anziché chiuderle completamente, perché filtrasse dalla finestra la luce delle lampade della strada. In quei momenti tutti gli oggetti della stanza assumevano un valore insolito a quello normale e quotidiano.

Pensai di ricostruire degli oggetti che fossero mutilati delle loro funzioni, oggetti che nella loro fisicità esprimessero una sottile inquietudine di fronte alla loro troppo facile e certa presenza, un senso di ambiguità e d’impotenza di fronte alloro essere fisico, inorganico, ottuso, e ancora un senso di mistero e d’impenetrabilità nelle loro fredde e scure geometrie”. Stima: 3.500€/3.900€.

Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80x60, 1973
Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80×60, 1973 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Arturo Vermi nasce a Bergamo nel 1928. Si forma da autodidatta nella Milano del dopoguerra, fra Brera e lo storico Caffè Giamaica.

Nel 1961 fonda il Gruppo del Cenobio con Ferrari, Sordini, Verga e La Pietra. Sono gli anni in cui dà vita alle serie dei “Diari”, degli “Inserti”, delle “Presenze”.

Indagine insieme analitica e concettuale quella di Vermi che negli anni ’70 conduce alle “Piattaforme” (lotto n. 103 in foglia oro su nero grafite). Si tratta di un’espressione immediata e minimale che ha molto a che fare con la spazialità. La “piattaforma” è allo stesso tempo dolmen e icona, approdo e conquista della luna, ‘taglio’ e recupero di una luminosità sacra.

Sono opere a cui l’artista attribuiva una missione: salvare l’arte stessa, salvarne la lingua. Stima: 5.000€/5.600€.

Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45x56, 1970
Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45×56, 1970 – Lotto n. 107 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Trapanese, classe 1924, Carla Accardi studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si diploma nel 1947.

Partecipa alla formazione del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato. È dunque fra le protagoniste dell’astrattismo italiano dell’epoca.

In questo contesto sviluppa una ricerca personale che negli anni ’50 si caratterizza per il minimalismo del colore (bianco e nero) ed il particolare segno calligrafico che la porta ad indagare il rapporto fra foreground e background.

Negli anni ’60 aderisce al gruppo Continuità patrocinato da Giulio Carlo Argan, in netta contrapposizione agli orientamenti informali, per un astrattismo all’insegna di una “estetica del continuo” nel rispetto del rigore formale della composizione.

In questi anni l’artista introduce nuovamente il colore, che acquista una accesa fluorescenza, e si dedica ad una ricerca vicina all’optical art con richiami alla cultura metropolitana. Un bell’esempio di questa produzione al lotto n. 107 “Senza titolo”. Stima: 15.000€/16.500€.

Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100x80, 1980
Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 120 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Agostino Ferrari è un altro dei componenti del Gruppo del Cenobio fondato nel 1961 a Milano.

Tutta l’attività di Ferrari nasce da qui, da una ricerca minimale del segno che prende le mosse proprio dal ‘grado zero’ della pittura promosso dal Cenobio.

Dopo una parentesi con derive optical negli anni ’70 l’artista torna al segno negli ’80 (qui con il lotto n. 120 “Lettera Racconto”).

Si tratta di opere che accentuano l’aspetto concettuale e che sovente spezzano la linearità scritturale con interventi dal sapore spaziale. In questo lotto in asta, dove l’impianto metaforico, ordinato, razionale ed esistenziale nella sua bidimensionalità viene attraversato da un taglio che lo frammenta e lo interrompe in un sussulto lirico. Stima: 6.000€/6.700€.

Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75x65, 1932
Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75×65, 1932 – Lotto n. 124bis – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un’opera bellissima del 1932 del “fascista di sinistra”, omosessuale, “teppista” Ottone Rosai al lotto n. 124bis “Egidio”.

“Egidio” è un ritratto intenso che rientra nella poetica dell’artista divisa fra “primitivismo” toscano e metafisica esistenziale alla Morandi, alla Carrà.

La solitudine è la protagonista di ogni opera di Rosai, perché outsider Rosai lo fu sempre nel corso della sua esistenza.

Ma come ebbe a scrivere Palazzeschi: “Rosai è azzurro. Nessuno, secondo me, è riuscito a portare l’ azzurro fin dove è riuscito a portarlo lui. I quadri di questo pittore mi fanno pensare alle visioni paradisiache del Beato Angelico, e come quello, che dipingendo più e più volte il diavolo sicurissimo di averlo fatto terribile gli avesse dato la faccia di un angelo, le figure umili e oscure fra le vecchie case di via Toscanella o delle altre viuzze e piazzette d’ oltrarno […] sono colme e riboccanti di luce e di gioia”. Stima: 15.000€/16.500€.

Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49x63, 1985
Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49×63, 1985 – Lotto n. 135 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Le cancellature di Emilio Isgrò protagoniste al lotto n. 135 “Sedici Neri”.

Pioniere della poesia visiva e dell’arte concettuale negli anni ’60, l’artista e scrittore di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta un unicum nella cultura pittorica del secondo dopoguerra per l’originalità stessa del linguaggio messo a punto.

Al lotto n. 135 un’opera / libro degli anni ’80 rappresentativa del percorso dell’artista nella poesia visiva, ma anche artefatto che ricorda da vicino le ricerche spaziali di Fontana.

Un libro bucato che conduce allo spessore metaforico e reale dell’oggetto libro, buchi in un immaginario che non è fatto solo di parole ma di sogni e impossibilità di dire, tagli che aprono a un’altra dimensione tutt’altro che fisica. Stima: 19.000€/21.000€.

Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5x70.5, 1981 circa
Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5×70.5, 1981 circa – Lotto n. 153 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Chiaro omaggio alla celebre tela “Io sono infantile” di Mario Schifano del 1965 al lotto n. 153 “Senza titolo” del torinese Alighiero Boetti.

Artista concettuale, spesso associato all’arte povera per l’uso dei materiali più disparati, Boetti porta avanti negli anni una ricerca meta-pittorica che riflette sul ruolo dell’artista e sul significato del fare ‘arte’.

Per Boetti l’arte è un gioco combinatorio, è il disporsi degli oggetti e la constatazione del visibile nel mondo.

Tutti noi, sembra dirci l’artista, siamo in grado di generare arte. Basta giocare con la realtà, avere la sensibilità dorata di un bambino e i suoi occhi innocenti per apprezzare la bellezza stessa di ciò che ci circonda. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140x190, 1983
Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140×190, 1983 – Lotto n. 182 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Ed eccola l’infantilità adulta di Mario Schifano nel grande “Acerbo” al lotto n. 182.

Mario Schifano è sicuramente la punta di diamante della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana.

Dagli “schermi” dei primi anni ’60 ai “paesaggi anemici”, per proseguire con le tele emulsionate nei ’70, e le serie dei “campi di pane”, “gigli d’acqua”, “case sole”, dinosauri, cuori, oasi e stelle, montagne e vulcani negli ’80 c’è sicuramente in Schifano, oltre ad un interesse per le immagini prodotte dai mezzi di comunicazione di massa, un amore smodato e crescente per la realtà, per la natura e l’immaginario collettivo e personale che le ruota attorno.

Questi “acerbi” rappresentano un paradiso perduto, sono la pura innocenza resa consapevole dello sguardo di un bambino. Sono anche una protesta, una evidente citazione di ciò che sta sotto, del subliminale, di quello che l’appiattimento culturale ha dimenticato. Stima: 25.000€/27.500€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80x80, 1976
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80×80, 1976 – Lotto n. 186 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

“Tramatura” del genovese Emilio Scanavino al lotto n. 186.

Opera densa che porta il caratteristico segno dell’artista: quei graffi, quelle cuciture che si sono formalizzate ed irrigidite nel corso degli anni ’60 dalle prime atmosfere di sapore espressionista e spazialista.

Quelle di Scanavino non sono opere informali, anzi, si potrebbe dire che le forme abnormi, mostruosamente zoomorfe e antropomorfe che talvolta le animano vengono sovente irretite da queste strutture a nodi. Si tratta di una sorta di fasce muscolari che sembrano rappresentare insieme la tragicità dell’esistenza e una umana artificiosa forma di resistenza.

Resistenza che in questa opera si fa carcere, muro impenetrabile ma anche collante di una bipartizione cromatica fra oscurità, assenza di colore universale e pulsante rossa presenza. Stima: 20.000€/22.500€.

Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70x90, 1985
Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70×90, 1985 – Lotto n. 190 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Protagonista dell’arte astratta italiana a Roma nei primi anni ’50 Piero Dorazio è stato l’anima della famosa Libreria “Age d’or” in Via del Babuino e poi del Gruppo Forma 1 (fondato nel 1947).

Una vita dedicata alla percezione e al colore quella di Dorazio che dalla metà degli anni ’60 arricchisce la gamma cromatica discostandosi dalle ricerche ‘monocrome’ del decennio precedente (celebri i ‘reticoli’).

L’opera al lotto n. 190 “Dal Bleu” ricorda proprio nella linearità e nel sovrapporsi dei tratti quella produzione. Ma qui non è la luce a presagire l’apparizione. È il colore stesso che scatena la vibrazione, e l’occhio cerca quei gialli, quei verdi che rendono impaziente l’attesa. Stima: 35.000€/38.500€.

Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70x91, 1971-1972
Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70×91, 1971-1972 – Lotto n. 195 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Hsiao-Chin è artista cinese di fama internazionale nato a Shanghai nel 1935.

Vive nella Milano di fine anni ’50, frequentando il bar Giamaica con compagni come Lucio Fontana e Piero Manzoni.

Hsiao-Chin è uno dei pochi artisti contemporanei che ha saputo unire oriente e occidente alla ricerca di un’armonia universale che tenesse conto del razionalismo geometrico e dell’istintività gestuale, del rigore dell’età adulta e della semplicità empatica del bambino.

Le opere di Hsiao-Chin rappresentano una conciliazione fra forme convesse e concave, bianco e nero, astratto e concreto. Sono Ying e Yang. Quanto compiuta, quanto non violenta e armonica è la “penetrazione” al lotto n. 195Stima: 22.000€/24.500€.

Taaffe Philip, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63x51, 2002
Philip Taaffe, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63×51, 2002 – Lotto n. 207 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Artista americano, classe 1955, Philip Taaffe è pittore originale, non facilmente inquadrabile in una corrente artistica.

Sperimentatore di tecniche di composizione dell’immagine prendendo in prestito i più disparati motivi iconografici da culture le più varie la sua produzione è stata accostata alla optical art, al movimento americano degli anni ’70 Pattern and Decoration e all’Appropriation Art.

Caratteristica comune di tutta la sua produzione è sicuramente la propensione ad una ricerca di sintesi di forze visuali che nella loro iconicità, come qui al lotto n. 207, assumono una caratterizzazione liturgica e sacrale. Stima: 15.000€/16.500€.

Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50x50, 1971
Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 210 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Austriaco, nato a Graz nel 1938, Jorrit Tornquist vive dal 1964 in Italia dove il suo lavoro si orienta verso lo studio del colore e della percezione con un campo di applicazione nell’ambito anche dell’architettura e dello spazio / luce abitabile.

Ricerca difficilmente inquadrabile in un gruppo artistico quella dell’austriaco ma che ha raggiunto risultati interessanti soprattutto nel processo di smaterializzazione dell’oggetto artistico compiuto attraverso l’indagine sulla luce.

Opere che sembrano evocare un mimetismo nel reale che sicuramente ha il suo miglior sviluppo in ambito architettonico. In molti aspetti opere avvicinabili ai principi del G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) francese. Stima: 4.000€/4.500€.