Asta Cambi n. 304 – 9 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La Asta n. 304 della Casa d’Aste Cambi di Genova si terrà in sessione unica il giorno 9 maggio ore 15 (lotti 1-203) nella sede milanese. La TopTen di SenzaRiserva.

Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – da cambiaste.com
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60x15, 1965
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Nato a Quarrata in provincia di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri è stato uno scultore di altissima levatura, vincitore fra gli altri del Premio Internazionale della scultura di Cannes nel 1955 e del Gran Premio e della Medaglia d’oro alla Triennale di Milano.

Fabbri si forma a Firenze alla locale Accademia delle Belle Arti e frequenta il fervente ambiente culturale del Caffè Le Giubbe Rosse. Di lì a qualche anno ad Albisola impara il mestiere di modellista in terracotta nelle officine ceramiche del luogo. Da qui ha origine la sua passione per la scultura.

Le opere di Fabbri si contraddistinguono per una spiccata drammaticità espressiva che l’artista deriva da una visione del mondo quale campo di lotta di forze animali (i suoi soggetti sono spessissimo scene di combattimento fra animali e/o uomo/animale).

Fino a tutti gli anni ’40 Fabbri usa perlopiù la terracotta dove la sua istintiva impetuosità ed emotività aderisce al meglio al supporto poiché non mediata da processi di fusione e/o saldature richieste invece dalla lavorazione del metallo. Dai ’50 Fabbri opera anche su ferro e bronzo: le sculture si fanno più astratte in linea con il linguaggio informale dell’epoca anche se l’artista pistoiese mantiene sempre come riferimento la realtà. Del 1965 questo bella scultura in ferro al lotto n. 10 “Personaggio lunare” che rimanda all’interesse per le scoperte delle esplorazioni spaziali di quegli anni.

E di impronta Fontaniana è la lacerazione della materia, atomizzata in scheggiature ed erosioni che mantengono una vitalità sconosciuta, oscura, anche paurosa che però lo scultore domina e riconduce con l’assemblaggio a un senso, come un demiurgo plasma la forma dalla materia incandescente. Lo stesso lavoro appreso da molti artisti dall’insegnamento di Alberto Burri. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – da cambiaste.com
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130x89, 1960
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Con l’opera di Mario Bionda al lotto n. 21 “Immagine sommersa” del 1960 siamo invece nel pieno dell’informale. Artista nato a Torino nel 1913, Bionda si forma alla scuola di Felice Casorati e già nel 1930 è alla Biennale di Venezia. Il successo arriva imprevisto, nonostante il carattere schivo e solitario. Nel 1935, nel 1955 e nel 1959 è alla Quadriennale di Roma, nel 1958 ancora alla Biennale di Venezia. In seguito espone anche all’estero in numerose ed importanti gallerie e rassegne.

Milano fu la sua città d’elezione, dove visse dagli anni ’60 rappresentandone a pieno la tensione culturale.  La pittura di Bionda nasce e si sviluppa infatti sulla scia del neo-cubismo di moda nella città meneghina negli anni ’40 ma si muove presto verso una pittura informale piena di pathos e forza. In essa ribolle un desiderio di rinascita perfettamente comunicato attraverso sabbie e materiali bituminosi, che l’autore mescola e graffia nel tentativo di far appunto riemergere un qualcosa.

Un’apparizione nella nebbia, quasi una prima ecografia di una dolce, sofferta attesa quella a lotto n. 21. Artista dalla scarsa fortuna commerciale ma di gran valore. Stima: 1.500€/1.800€.

Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65x81, 1977
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Jean-Paul Riopelle esordisce in pittura nel cosiddetto gruppo degli automatistes canadesi negli anni ’40 (è nativo di Montreal). Nel 1947 è in Francia a Parigi dove viene influenzato dalle idee di André Breton che lo porteranno a firmare nel 1948 il manifesto surrealista “Rifiuto globale”.

In realtà in Francia Riopelle coltiverà una sensibilità che lo avvicinava all’astrazione lirica, di cui senza dubbio è stato uno dei protagonisti nella storia dell’arte del ’900. Le opere di Riopelle degli anni ’50 sono colorate, di un potente espressionismo attraverso il quale l’artista si esprime quasi furiosamente e ritualisticamente, spremendo spesso direttamente il colore dal tubetto.

Dagli anni ’60 l’artista dà il via ad una fase in cui prevale un “paesaggismo astratto” ispirato a forme naturali, in cui Riopelle mostra un sapiente controllo; ispirazione che si accentua in seguito sotto l’influsso della nuova figurazione della pop art e del Nouveau Réalisme. Elegante nella purezza dei colori l’opera al lotto n. 24 “Iceberg nr. 19”.

“Non c’è mai ambiguità nel linguaggio di Jean Paul Riopelle’s, i suoi dipinti parlano dei suoi luoghi, della Isle aux Grues e dell’Isle aux Oies, del golfo di St. Lawrence. Sono astratti o figurativi? viene da chiedersi; ma importa? Come lui stesso ha detto una volta ‘la parola astratto significa: un venire da. Che cosa voglio è tornare dove’ aggiungendo con lucidità: ‘facciamo un solo passo nella vita’. Bene, meglio che sia decisivo e non compromettente! Certo, nel suo caso, nella pittura, lo è stato”. (Dall’introduzione “We only make one step in life…” di Jean Louis Prat al catalogo della mostra “Riopelle. Grands Formats”, Acquavella Contemporary Art, 17 settembre – 23 ottobre, 2009, New York). Stima: 50.000€/60.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – da cambiaste.com
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50x65, 1955
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

“Quelle serrature cabalistiche non cambiano mai, aperte solo a chi sapendosene servire sappia aprire le porte dalle quali si entra nel segreto dell’universo”. Così Giuseppe Ungaretti descriveva i calligrammi, i segni grafici del romano Giuseppe Capogrossi.

Formatosi alla scuola per eccellenza della pittura figurativa con Felice Carena; in seguito uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana negli anni ’30 con artisti quali Corrado Cagli, Mario Mafai, Scipione; è con la mostra del 1950 presso la Galleria del Secolo di Roma che Capogrossi approda al suo particolarissimo linguaggio astratto che rigetta le tendenze decorative e quasi escatologiche di un certo costruttivismo comune in quegli anni.

Quello di Capogrossi è un rimettere i piedi per terra, tracciare di nuovo un segno senza elevarsi al di sopra o chiudersi in una turris eburnea. Il segno di Capogrossi non significa niente, è primordiale come l’idea stessa del segno: scandisce il passare delle ore, il conto del bestiame, le impressioni, la contemplazione, tutto ciò che é di nuovo capacità umana di esprimersi e razionalizzare. Un’espressione gioiosa e pura in questo lotto n. 31 “Superficie nr. 130”. Stima: 55.000€/65.000€.

Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – da cambiaste.com
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49x49, 1959
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

È proprio il 1959 quando il noto designer italiano Gabriele De Vecchi, nato a Milano nel 1938 e laureatosi al Politecnico della città meneghina fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo il Gruppo T.

La dichiarazione d’intenti del Gruppo viene stilata in occasione della prima mostra ‘Miriorama1’ presso la Galleria Pater a Milano nel gennaio 1960: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.

Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.

Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

La “Superficie in vibrazione a 7” al lotto n. 54 propone una superficie in para contrassegnata da punti (spilli) che vengono perturbati da un’elica. L’elica dietro alla para urta gli spilli facendoli muovere, mentre l’elasticità della stessa ricompone il movimento.

Si tratta di una concettualizzazione di un processo che non ha forma fissa: la testa dello spillo viene colpita dalla luce ed emette un riflesso istantaneo che si riverbera in un’altra zona della superficie continuamente.

L’autonomia del processo esclude l’autorialità dell’artista coinvolgendo allo stesso tempo lo spettatore in un mutevole gioco percettivo. Stima: 25.000€/30.000€.

Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – da cambiaste.com
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60x60, 1964
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Altro opera cinetica, stavolta realizzata nel 1964 nel contesto delle sperimentazioni del Gruppo N di Padova al lotto n. 57 “Dinamica alterna” di Alberto Biasi.

Il Gruppo nasce nel 1959 (i fondatori sono Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi) e si pone l’obiettivo di una riforma del linguaggio artistico che ha come punti focali la contaminazione fra arte e scienza ed un annullamento del confine stesso fra arte e arti applicate.

Pittura, scultura, architettura, prodotto industriale rappresentano e devono essere un unicum che consenta a ciascuno di prendere coscienza dei fenomeni della realtà e di quelli percettivi. Si ricerca un’arte collettiva, partecipativa, che democratizzi l’artefatto artistico e diffonda la conoscenza, non limitata all’espressione del singolo, ma frutto del lavoro e del contributo dell”umanità’.

Elegantissima la “Dinamica alterna” al lotto 57, realizzata nel 1964 nel pieno dell’attività del Gruppo, che continuerà fino al 1967. L’anno successivo, nel 1965, Biasi partecipa alla storica mostra The Responsive Eye al MoMa di New York. Stima: 25.000€/35.000€.

Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – da cambiaste.com
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45x45, 1961-1973
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Formatosi a Venezia all’Accademia ed alla Facoltà di Architettura Ennio Chiggio è stato fra i protagonisti del Gruppo N di Padova alla fine degli anni ’50.

Opere aperte che trascendono l’individualità, opere attente ai rapporti di forma ed alla fenomenologia della forma, studio dei processi di acquisizione e rappresentazione dell’informazione e della percezione sono le principali tematiche affrontate dal Gruppo ed in particolare da Chiggio la cui ricerca si inserisce a pieno titolo nella ambito dell’arte programmata e cinetica.

Chiggio è stato forse lo sperimentatore più originale del Gruppo: ha spaziato dal design industriale, all’architettura, alla scenografia, al fashion fino alla musica e all’uso dei principi della meccanica quantistica e della teoria dell’informazione (l’artista fu un assiduo lettore dei saggi di John Dewey).

Bella l’opera al lotto n. 58 “Quadrati spaziali” che sfrutta nei confronti dello spettatore quelle dinamiche di psicologia cognitiva tipiche delle ricerche della Gestalt e del BauhausStima: 12.000€/15.000€.

Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70x60, 1966
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

La parabola artistica di Agostino Bonalumi si svolge appieno nel clima culturale della Milano degli anni ’50 e ’60 ed è legata alle ricerche svolte in quegli anni dal Gruppo di artisti che ruotavano attorno alla rivista Azimuth fondata nel 1959 da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, uscita in soli due numeri fino al 1960, e il cui vero redattore fu Vincenzo Agnetti.

Sulle ceneri dell’informale questi artisti hanno rinnovato il linguaggio artistico attraverso la sfida e un nuovo patto fra arte e società, tecnologia e pittura. Rompere i canoni fu il loro motto e lo fecero anche attraverso queste “pitture-oggetto” nella felice definizione di Gillo Dorfles.

“[…] Un primo periodo, dunque, comprende essenzialmente tele monocrome, in prevalenza simmetriche che costituiscono quello che potremmo definire il vero e proprio alfabeto del linguaggio bonalumiano: la presenza, infatti, d’una superficie di tela monocroma, e l’estroflessione più o meno accentuata della stessa attraverso una imbottitura, vuoi ombelicata, vuoi a settori multipli, costituisce il punto di partenza per tutta la produzione di questo primo periodo” che Gillo Dorfles individua fino al 1965, ma che è riscontrabile nel lotto n. 61 “Bianco” (da Gillo Dorfles, “Preferenze critiche: uno sguardo sull’arte visiva contemporanea”, Edizioni Dedalo, 1993, p. 158). Stima: 110.000€/130.000€.

Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – da cambiaste.com
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24x18, 1977
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Piccola ma di altissima qualità la figura di donna “Profilo” di Antonio Bueno al lotto n. 159. Pittore italiano di origine spagnole nato a Berlino nel 1918 e morto a Firenze, sua città d’adozione, nel 1984, Antonio fu uno degli animatori dei “Pittori Moderni della Realtà” con Gregorio Sciltian, il fratello Xavier Bueno e Pietro Annigoni nella Firenze del dopoguerra.

Grande sperimentatore e personalità inquieta Antonio Bueno fu pittore astratto, informale, neo-metafisico, pop, poeta visivo, artista neo-dada.

Dagli anni ’70 l’artista di origini spagnole torna alla figurazione, soprattutto alla ritrattistica, in cui dà vita ad originali profili neotenici, tratti dalla realtà o rielaborazioni di figure della storia dell’arte. Profili che si caratterizzano per un aspetto tondeggiante, dalle linee semplificate, in uno stile ironicamente definito “neo-pompieristico” ma che in realtà accentua in maniera originale una intonazione metafisica rassicurante e pacificata che forse è l’apice, anche se abusata dal mercato, della sua produzione.  Stima: 8.000€/10.000€.

Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – da cambiaste.com
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60x45, 1970
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Virgilio Guidi dipinge l’opera al lotto n. 202 “Pescatore all’opera” a 78 anni, ed è sorprendente la forza e la perizia con la quale sa trasmettere lo sforzo e la concentrazione di questo pescatore.

La luce è il segreto delle opere di Guidi, una luce che trasfigura la realtà, a cui l’artista rimarrà sempre fedele; che la trasporta in un mondo si sogno e pacatezza, dove ogni gesto, anche il più umile, viene eternato attraverso l’evocazione di uno ‘stato di grazia’.

Nel 1915 Guidi partecipa alla Secessione Romana. Nel 1920 è già alla Biennale veneziana e nel 1926 alla prima mostra di Novecento Italiano a Milano al Palazzo della Permanente. Da allora tantissime altre partecipazioni alla Biennale ed alla Quadriennale di Roma.

Un’uomo, un pescatore, guarda al bottino della sua rete, pensa alla terra, volge le spalle ad un destino incerto; lo fa con confidenza, circondato di luce: “Sono stato tanto in vista del cielo / che ho bisogno ora della terra: / qui, oltre la sozza cupidigia / vive anche la bella saggezza / e le cadute dell’uomo / non sono abbandonate dalla luce” (Da Virgilio Guidi, “Le poesie del male”, con una testimonianza di Vittore Branca e una prefazione di Andrea Zanzotto, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1983). Stima: 2.500€/3.500€.

Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.