Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 14 e 15 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni IV-V

La IV e V sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 818 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 14 e 15 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Aldo Bergolli, Subway, olio su tela, 130x162, 1969
Aldo Bergolli, Subway, olio su tela, 130×162, 1963 – Lotto n. 366 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Aldo Bergolli, originario di Legnano (nasce nel 1916) si forma all’Accademia di Brera dove si diploma nel 1942. Nel 1946 è tra i firmatari del Manifesto del Realismo Oltre Guernica.

Bergolli, come gli altri firmatari del Manifesto, afferma l’intento della ricerca pittorica quale sì strumento di intervento dell’artista nella realtà ma a patto che questa non manchi di una propria espressività soggettiva.

Nel 1955 l’artista tiene una personale alla Galleria del Cavallino a Venezia, mentre nel 1956 partecipa ad una collettiva sulla spazialismo a Milano alla Galleria del Naviglio.

Bergolli esprime il suo spazialismo attraverso la rappresentazione di interni che stanno al confine fra ambienti reali e spazi dell’interiorità. Dopo i soggiorni londinesi dal 1956 i soggetti di Bergolli si orientano verso la rappresentazione di scenari urbani (al lotto n. 366 “Subway”). I toni e i colori della composizione si fanno cupi e tenebrosi (importante a tal proposito fu l’influenza di Bacon e Sutherland).

Le opere di Bergolli dagli anni ’60 uniscono una rappresentazione geometrica e prospettica dello spazio ad una infiorescenza materica e gestuale di matrice espressionista che vi abita in modo quasi decontestualizzato. Il risultato è una notevole tensione strutturale e dinamica che anima le composizioni dell’artista lombardo. Stima: 8.000€/9.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 73x92, 1953
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 73×92, 1953 – Lotto n. 382 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Le “Spirali” di Roberto Crippa (lotto n. 382 “Spirali” del 1953) sono sicuramente uno dei vertici del movimento spazialista italiano al pari dei celebri ‘tagli’ di Lucio Fontana.

Sono probabilmente due, oltre al genio personale, le scintille che portarono Crippa a dipingere le “Spirali”.  Da un lato l’influenza dell’amicizia di Fontana che lo sollecitava ad una immaginazione che uscisse fuori dalla tela contestualmente ad una vera passione per il dinamismo, la scienza, la tecnologia (in questo lotto, ci sono le evoluzioni del Crippa pilota acrobatico, le pale, i motori, i pianeti, gli atomi). Dall’altro la forte impressione suscitata nell’artista monzese dall’action painting dei Pollock della collezione Guggenheim visti alla Biennale di Venezia nel 1948 e poi, nel 1950, alla mostra dell’artista americano alla Galleria del Naviglio di Milano.

E poi c’è da dire che, in ogni opera di Crippa, traspare una matrice surreale, anche se non evidente già in nuce nelle “Spirali”, che ben rappresenta il carattere esuberante e energico dell’artista. Scrive Alain Jouffroy: “non sarebbe possibile capire l’evoluzione di Crippa, Dova e Peverelli, se non si fosse capita anzitutto la funzione di fari, di iniziatori, che questi tre pittori surrealisti hanno avuto per loro” riferendosi a Victor Brauner, Wilfredo Lam e Sebastian Matta. Stima: 27.000€/30.000€.

Emilio Scanavino, Fluorescenza, olio su tela, 54x56, 1959
Emilio Scanavino, Fluorescenza, olio su tela, 54×56, 1959 – Lotto n. 387 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un’opera da non perdere del ligure Emilio Scanavino al lotto n. 387 “Fluorescenza”.

Si tratta di un’opera del 1959. Siamo negli anni in cui Scanavino è già un artista affermato (è già stato alla Biennale di Venezia nel 1950, nel 1954 e nel 1956) e inventa quel personalissimo linguaggio che fa collidere l’esperienza spaziale di quegli anni con un lirismo lirico ed espressionista diretta espressione della sua sensibilità e cultura.

Negli anni ’50 Scanavino è infatti spesso a Londra dove conosce direttamente l’opera di Bacon dal quale è notevolmente influenzato. Sono anche gli anni dell’astrazione lirica francese di cui Scanavino sembra rappresentare l’anima cupa, tormentata, nata dalle ceneri della desolazione del dopoguerra italiano.

Lo spazio di Scanavino è un non-luogo rarefatto, informe, campo di possibilità in cui avviene una lotta, una notte metafisica in cui si accendono bagliori di lampione, un bosco di scintille di un fuoco prometeico. Stima: 21.000€/24.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 140x180, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 140×180, 1968 – Lotto n. 410 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Non è una delle famose ‘tele detessute’ dell’artista napoletano Salvatore Emblema (classe 1929) l’opera al lotto n. 410 “Senza titolo”. Ma è comunque un’opera che contiene tutti i sintagmi di quella che sarà la struttura linguistica della maturità dell’artista.

Le prime sperimentazioni di Emblema negli anni  ’50 sono fedeli alla convinzione che “la vera pittura è nella natura”. Emblema usa la terra, le foglie secche, pietre e minerali raccolti alle falde del Vesuvio anche in tentativi di vera figurazione.

Poi a metà del decennio viene notato dal magnate americano Rockfeller. In seguito a questo incontro si trasferisce negli Stati Uniti dove frequenta e viene fortemente influenzato dalla forza della gestualità delle opere di Jackson Pollock e dalla purezza dei colori di Marc Rothko. Qui incontra anche il critico Giulio Carlo Argan che lo sosterrà alacremente e lo spingerà verso le ricerche spaziali di Fontana.

Nell’opera al lotto n. 410 c’è tutta questa storia: ci sono le tele di juta e i colori naturali, c’è la purezza pompeiana dei colori di Rothko, ci sono i segni dei gesti nel campo quasi monocromo della pittura. Si tratta di gesti non di colore ma quasi graffi che ricordano i tagli di Fontana e che lasciano intravedere la tessitura della tela. Grandi dimensioni. Stima: 18.000€/20.000€.

Fèlix Del Marle, Mural Losangè, olio su tavola, 64x64, 1949
Fèlix Del Marle, Mural Losangè, olio su tavola, 64×64, 1949 – Lotto n. 418 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Artista francese nato a Pont-sur-Sambre nel 1889 Fèlix Del Marle compì studi classici per poi trasferirsi a Parigi dove, nel 1912, condivise l’abitazione con Apollinaire e Gino Severini in rue Dutot.

Per quasi tutta la sua attività artistica  il linguaggio di Del Marle fu improntato prima, solo per pochi anni, al futurismo e poi ad un astrazione surreale interpretate entrambe con una efficace vena lirica.

Proprio dal 1949, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 418 “Mural Losangè” l’artista francese realizza ‘costruzioni’ astratte dove mostra un interesse per la sintesi delle arti e una ricerca di equilibrio di colore che poi applicherà all’architettura. In questi anni si dedica anche al design di mobili e d’interni. Dopo queste esperienze creerà nel 1951 con André Bloc il gruppo Espace.

Infondo già nel 1913 aveva scritto nel suo Manifeste futuriste à Montmartre : “Abbiamo bisogno di distruggere Montmartre e rivelare la nuova bellezza delle costruzioni geometriche, delle stazioni dei treni, dei mezzi elettrici, degli aerei”. Stima: 45.000€/50.000€.

Antonio Bueno, Ragazza con cappello piumato, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Ragazza con cappello piumato, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 492 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Una delle “Ragazze” stavolta “con cappello piumato” di Antonio Bueno al lotto n. 492.

Nel 1965 il pittore spagnolo naturalizzato italiano mostra le prime insofferenze verso le esperienze d’avanguardia (su tutte quelle del Gruppo 70 o Poesia visiva  di cui fece parte i cui protagonisti propugnavano l’interazione con il pubblico e l’integrazione delle arti, su tutte poesia e musica).

In quell’anno infatti Bueno dipinge l’opera “Contro il logorio dell’avanguardia moderna”. Il quadro è diviso in due parti da una panca. Nella parte superiore tre donne riportano tre affermazioni: “Similia similibus curantur”, “Contro il logorio dell’avanguardia moderna” e “La super-avanguardia fa sempre bene”. Sotto la panca quattro figure più piccole di donne incorniciano tre rosette di pane. L’opera ironicamente critica come ipocrita l’atteggiamento di quelle avanguardie che vengono a compromessi con il mercato dell’arte per il semplice fatto di dover “mangiare”.

Dopo questa svolta, dalla fine degli anni ’60 dunque Bueno torna ad una pittura definita kitsch, neopassatista, neoromantica. Dipinge figure, spesso infantili ma anche di donne, dallo sguardo attonito, sorprese dal mondo, malinconiche ma anche sornione. Le ripete quasi in serie ma sempre variando musicalmente i particolari (al lotto 492 il cappello piumato). Una combinazione e scombinazione di note, partiture che sono forse la sua poesia esistenziale più bella. Stima: 14.000€/16.000€.

Xavier Bueno, Bambino, olio su tela, 40x50, 1970
Xavier Bueno, Bambino, olio su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 494 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Il tema dell’infanzia (lotto n. 494 “Bambino”) è uno dei più affrontati dallo spagnolo Xavier Bueno a partire dagli anni ’50. È il momento della fine, umana e artistica, del percorso che lo ha portato fin lì a Firenze, all’esperienza dei Pittori moderni della realtà, fianco a fianco col fratello Antonio.

La rottura fu causata principalmente dal diverso ruolo che i due artisti attribuivano all’arte e anche ad una diversa tempra (schivo, sicuro di sé e impegnato nel reale Xavier; bisognoso di affermazioni e riconoscimenti, aperto alle avanguardie Antonio).

Scrive benissimo Philippe Daverio a proposito della reiterazione di questo tema nelle figure infantili “cariche di realismo sociale e di malinconia in Xavier, nei ritratti dell’infanzia dolente già conservata nella memoria in anni giovanili e riconosciuta nelle strade brasiliane, durante il viaggio del 1954. In questo Xavier non sarà indenne da influssi modernisti, dalle influenze del segno espressionista e dai periodi picassiani dedicati a umili e bambini” (dal Catalogo della mostra tenutasi a Villa Bardini nel 2016 “Doppio Ritratto, Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione”, a cura di Stefano Sbarbaro, Polistampa, pp. 61-62). Stima: 14.000€/16.000€.

Giosetta Fioroni, Bambino solo, pittura argento e grafite su carta intelata, 70x50, 1967
Giosetta Fioroni, Bambino solo, pittura argento e grafite su carta intelata, 70×50, 1967 – Lotto n. 504 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Allieva di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma, Giosetta Fioroni (classe 1932) già nel 1955 partecipa alla Biennale di Venezia. I primi ‘argenti’ della Fioroni (lotto n. 504 “Bambino solo”) sono presentati nel 1961 in una mostra alla Galleria La Tartaruga di Roma di Plinio De Martiis.

“Dal 1963 in poi la partenza per un quadro è stata spesso una foto o un ritaglio di giornale a volte proiettato sulla tela. Per questo forse si è parlato dell’influenza di Warhol su quello che facevo. Ma le mie immagini d’alluminio sono dipinte col pennello, con la simpatia artigianale che l’uso del pennello comporta a differenza del distacco industriale di Warhol!” (tratto da G. Fioroni, Altrouno, La Nuova Foglio Editrice, Macerata,1976 p.43).

L’aspetto umano e malinconico dunque è prominente nella Fioroni. L’artista dipinge con sensibilità in particolare quando affronta il tema dell’infanzia che ricorrerà in tutta la produzione successiva, dai ‘teatrini’, alle carte, alla ceramica.

Sono opere (gli ‘argenti’) che la porteranno ad esporre con i protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo (Festa, Schifano, Angeli) alla Biennale del 1964 (la Biennale della Pop Art). Stima: 12.000€/14.000€.

Renato Mambor, Senza titolo, tecnica mista su carta, 69x98, 1963
Renato Mambor, Senza titolo, tecnica mista su carta, 69×98, 1963 – Lotto n. 513 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Altro artista della “giovane scuola di Roma” degli anni ’60, nella definizione di Cesare Vivaldi, Renato Mambor espone nel 1963 in una personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.

È in questi anni fra i protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo e porta avanti la ricerca di spersonalizzazione dell’opera d’arte nel tentativo di fare tabula rasa dell’arte del passato.

Nel 1961 dipinge la serie dei “Segnali stradali”: oggetti bidimensionali che rappresentano un linguaggio codificato e oggettivo.

Da qui alla serie degli “uomini statistici” il passo è breve. Nell’opera al lotto n. 513 “Senza titolo” ci sono le sue sagome umane-segnale, realizzate in serie, serializzate (Mambor usava un timbro dalla matrice in gomma per riprodurle). La sottile variazione delle figure però innesca anche una sensibilizzazione di quel “costante processo di raffreddamento delle idee” (da Pitagora, Paola, Fiato d’artista. Dieci anni a piazza del Popolo, Sellerio, Palermo, 2001, p. 71) indicato come peculiare della ricerca dell’artista. C’è in queste figure la stessa disarmante malinconia dei bambini argentati della Fioroni. Stima: 9.000€/10.000€.

Renato Birolli, Le cinque terre, olio su tela, 65x100, 1955
Renato Birolli, Le cinque terre, olio su tela, 65×100, 1955 – Lotto n. 519 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Renato Birolli nasce nel 1905 a Verona e qui studia all’Accademia di Belle Arti. Viene subito a contatto negli anni ’20 con gli artisti di avanguardia dell’epoca, Guttuso, Sassu, Manzù. Artisti che ritroverà alla fine degli anni ’30 nella frequentazione del movimento Corrente (che poi confluirà nell’impegno sociale del Fronte Nuovo delle Arti). In questi anni la pittura di Birollie è improntata ad una ‘fabulazione figurativa’ che unisce postcubismo e lirismo astratto di matrice europea.

Nel 1950 è fra gli otto artisti del Gruppo promosso dal critico Lionello Venturi. Negli anni ’50 dipinge spesso paesaggi liguri e delle Cinque Terre che frequenta con assiduità (lotto n. 519 “Le cinque terre”).

Le opere di questi anni mostrano l’influenza dell’espressionismo americano sull’artista veronese, in particolare nell’uso del colore, steso con una sensibilità tutta veneta e memore della lezione di Van Gogh e Cézanne. Nel 1936 Birolli aveva scritto nei “Taccuini”: “il colore non è materia, è nucleo emozionale” mostrando una convinzione del valore non semplicemente estetico ma esistenziale della rappresentazione. Stima: 21.000€/24.000€.