Asta Meeting Art n. 818 – 21 e 22 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni VI-VII

La VI e VII sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Meeting Art n. 818 di Vercelli si terranno nel fine settimana del 21/22 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Winfred Gaul, Senza titolo, acrilici su tela, 30x40, 1969
Winfred Gaul, Senza titolo, acrilici su tela, 30×40, 1969 – Lotto n. 549 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Artista tedesco, Winfred Gaul è stato uno dei fondatori negli anni ’70 della pittura analitica.

Nato a Düsseldorf nel 1928, Gaul ha studiato storia dell’arte all’Università di Colonia e poi a Stoccarda. Del 1956 è la prima personale alla galleria “Gurlitt” di Monaco.

Dopo le prime sperimentazioni informali l’artista tedesco  dà vita dal 1961 al 1972 alla celebre serie dei Verkehrs-zeichen und Signale (“Segni & Segnali Stradali”).

Gaul reinterpreta i ‘simboli’ del paesaggio urbano in modo del tutto personale conducendo un’analisi sulla percezione del segno attraverso la provocazione e lo ‘straniamento’ (coloristico e compositivo). L’artista ha come obiettivo un’approfondimento, analitico, dell’oggetto della pittura che per lui “è la pittura stessa”.

Dal 1967 al 1969, anno a cui risale l’opera al lotto n. 549 “Senza titolo” Gaul vive ad Antwerp in Belgio. Qui approfondisce l’interesse verso i sistemi percettivamente variabili anche applicati alle geometrie architettoniche. In questi anni l’artista semplifica ulteriormente il linguaggio, semplificazione che lo porterà alla realizzazione dei famosi Markierun-gen, tracciature minimali che rappresentano una delle prime testimonianze verso il “grado zero” della pittura. Stima: 4.000€/5.000€.

Silvano Bozzolini, Composition I, olio su tela, 46x61, 1956
Silvano Bozzolini, Composition I, olio su tela, 46×61, 1956 – Lotto n. 562 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Silvano Bozzolini nasce a Fiesole nel 1911. Dal 1927 è a Milano dove studia all’Accademia di Brera. Partecipa alla guerra d’Albania fra il 1940 e il 1943.

Gli esordi artistici di questi anni sono figurativi, ma già dal 1944 l’artista realizza le prime sperimentazioni astratte (“Ho scelto la non figurazione dopo l’intervallo forzato della guerra del 1939–1945 per la necessità spirituale di esprimermi in uno  spazio di contrasti dinamici” scrive in Bozzolini, Considerazioni sulla pittura, “Posizioni”, IV–V, 30/4–15/5/1947.).

A Firenze Bozzolini partecipa nel 1946 ad Arte Oggi con Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti e Bruno Brunetti sostenendo un rinnovamento della tradizione pittorica nel solco delle nuove avanguardie europee. Ma la realtà provinciale fiorentina lo porterà presto, nel 1947, a trasferirsi a Parigi dove resterà per il resto della vita.

Molteplici sono gli influssi di questi anni parigini: dal M.A.C. Movimento Arte Concreta, alla pittura di Magnelli che lo introduce nei circoli culturali della capitale, al Gruppo Espace che frequenta attraverso la conoscenza di Sonia Delaunay.

Il 1955 è l’anno dell’affrancamento artistico per Bozzolini che ha ormai definito un linguaggio proprio. Forme geometriche arrotondate dai colori definiti si confrontano e bilanciano in composizioni che vogliono rappresentare pulsioni interiori, impressioni.

Incastri e risonanze manifestano un senso del ritmo che sembra attingere da un tessuto visivo ed esperienziale nonché ad un indole passionale ma dal forte rigore morale. Si tratta di opere ‘vive’ di tensioni dinamiche di cui alcuni bellissimi esemplari sono proprio del 1956. Fra queste l’opera al lotto n. 562 “Composition I”. Stima: 4.000€/5.000€.

Enrico Della Torre, Guardarsi cautamente, 51x71, 1974
Enrico Della Torre, Guardarsi cautamente, 51×71, 1974 – Lotto n. 573 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

I primi anni ’70 furono forieri di successo e mostre per Enrico Della Torre, artista formatosi all’Accademia di Brera nei primi anni ’50.

Dopo un’inizio nell’ambito della pittura informale, nel corso degli anni la ricerca di Della Torre si articola su corde geometriche più strutturate per risolversi, alla fine degli anni ’60 in una figurazione astratto-lirica ben esemplificata dal lotto n. 573 “Guardarsi cautamente”.

Nel 1972 Della Torre espone alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e nel 1974 partecipa alla mostra “La ricerca dell’identità” a Palazzo Reale a Milano.

Scrive Vittorio Sereni a proposito delle opere di questi anni dell’artista cremonese: “il dato di base, indagato e scomposto, si riordina nelle sue nervature e molecole essenziali e già diventa altra cosa, si traspone in una diversa struttura, si articola in altra realtà” (da Wolfgang Hildesheimer e Vittorio Sereni, “Enrico Della Torre”, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1980).  Stima: 3.000€/4.000€.

Ennio Finzi, Timbrica, tempera su faesite, 170x130, 1954
Ennio Finzi, Timbrica, tempera su faesite, 170×130, 1954 – Lotto n. 585 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Opera storica di notevoli dimensioni di Ennio Finzi al lotto n. 585 “Timbrica”.

Timbro e ritmo, colore e luce sono le coppie che trascorrono l’animo del giovane artista veneto, nato nel 1931 e frequentatore del locale Istituto d’Arte. Pittura e musica contrassegneranno infatti tutte le stagioni pittoriche di Finzi fino ai giorni nostri.

Scrive il critico Enrico Crispolti in “Ennio Finzi: Venezia e le avanguardie nel dopoguerra” (a cura di Giovanni Granzotto Verso l’Arte Edizion, Roma 2002) inquadrando i primi cicli degli anni ’50 in una contingenza segnica vicina allo spazialismo:  “ero sollecitato a confrontarmi anzitutto con una documentata svariata vicenda di liberissime proposizioni segnico-formali-cromatiche espresse nei primissimi anni Cinquanta. Entro le quali era possibile rintracciare abbastanza agevolmente suggestioni, soprattutto di base segnica ma in modi di forte accentuazione di risalto cromatico, la cui matrice poteva agevolmente essere indicata sia nell’epifania luminosa guidiana, sia tuttavia anche in sfoghi segnico-gestuali riconducibili a trame del lavoro di Vedova”. Parole appropriatissime per l’opera in asta. Stima: 10.000€/12.000€.

Vasco Bendini, Studio, tempera acrilica su tela, 120x95, 1990
Vasco Bendini, Studio, tempera acrilica su tela, 120×95, 1990 – Lotto n. 615 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

“Nelle sue albe solitarie, silenziose e concentrate, di pittore, Bendini si avvede altrimenti visionario. Il farsi dell’immagine è ossessione dolce ma mai pacificata, aggirarsi tra una luce e un’oscurità che nulla più hanno del fisico, dell’esperienza del mondo, ma si trasfigurano in domande stesse, estreme, alla sostanza e alla verità ultima della luce e dell’oscurità” (da Flaminio Gualdoni, “Vasco Bendini. Il tempo, la luce, catalogo della mostra”, Galleria Bianconi, Milano, 6 ottobre – 20 novembre 2010)

Scomparso recentemente, nel 2015, Vasco Bendini è stato un antesignano nonché un protagonista dell’informale italiano ed internazionale.

Nato a Bologna nel 1922 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, su di lui forte fu l’influenza di artisti quali Wols e Fautrier. Al contempo mostra una originale connotazione esistenzialista che trova soluzioni di spazialità gestuale, materica e coloristica (da ricordare che Bendini fu allievo di Giorgio Morandi).

Dopo le sperimentazioni neodada e installative degli anni ’70 l’artista bolognese torna alla pittura. Bendini si riappropria del cromatismo e dell’ispirazione originaria che interpreta in chiave cosmogonica e metafisica in particolare negli anni ’90 (lotto n. 615 “Studio”). Stima: 9.000€/10.000€.

Giuseppe Ajmone, Una rosa, olio su tela, 65x46, 1958
Giuseppe Ajmone, Una rosa, olio su tela, 65×46, 1958 – Lotto n. 648 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Fu fra i firmatari del Manifesto del Realismo Oltre Guernica nel 1946 l’artista piemontese Giuseppe Ajmone.

Nato nel 1923, già espone alla Biennale di Venezia del 1948. Sarà qui nuovamente presente nel 1950, nel 1952 e con sala personale nel 1962.

Il 1959, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 648 “Una rosa”, è particolarmente felice per le esposizioni. Ajmone partecipa infatti alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, alla Biennale di San Paolo del Brasile ed anche alla Biennale Internazionale di Tokyo.

La pittura di Ajmone è rimasta sempre fedele a se stessa negli anni in un connubio coltissimo di forma e colore in cui le figure affiorano poeticamente e misteriosamente dalla superficie. Quelle di Ajmone sono suggestioni, allusioni a un mondo che è qui ma di cui si sogna fra abbagli, riflessi e ombre.

Si tratta inoltre di una pittura che risentì moltissimo del suo vivere quotidiano. Dal 1954 all’inizio del 1958 Ajmone trasferisce lo studio in via Sant’Agnese nei pressi di Sant’Ambrogio, una zona di Milano in cui l’interno delle abitazioni presenta ancora delle porzioni di terreno verde. Qui l’artista inizia un ciclo pittorico che torna sovente su questa vegetazione, la indaga nei cambiamenti percettivi, nella dinamica esterno/interno, nel dialogo soggettivo e pieno di sensazioni che Ajmone instaura con le piante e i fiori. Un hortus conclusus attraverso il quale l’artista indaga se stesso e studia la propria acutissima sensibilità. Stima: 3.000€/4.000€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80x80, 1976
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80×80, 1976 – Lotto n. 677 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Uno dei tanti “Da Michelangelo” degli anni ’70 dell’artista della Scuola di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 677. La serie migliore è sicuramente da collocarsi fra gli anni

In questo caso però l’opera non è priva di una certa originalità e potenza, in una versione più volte sperimentata dall’artista dove l’attenzione dello spettatore è tutta indirizzata, in modo assai pop e subliminale, verso l’immagine iconica michelangiolesca.

L’effetto è ottenuto anche attraverso i tre regoli della persiana, elemento iconografico consueto in Festa, che si rivolgono diagonalmente verso il centro della composizione, quasi a coronare e illuminare l’immagine-archetipo ‘uomo’.

Riflessione dunque sul valore dell’immagine stessa, ma anche uso di stilemi e della grammatica di un linguaggio che rimanda ad un bagaglio culturale-concettuale nonché sentimentale: alla meraviglia del cielo, alla prigionia fisica del nostro esistere e della nostra vista, a come l’arte possa trasformare ogni limitazione in sogno. Stima: 8.000€/9.000€.

Pippo Oriani, Due chitarre + una bottiglia, collage e tempera su tela, 70x50, 1933/1935
Pippo Oriani, Due chitarre + una bottiglia, collage e tempera su tela, 70×50, 1933/1935 – Lotto n. 703 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Pippo Oriani, artista torinese classe 1909, esordisce al Padiglione Futurista alla Mostra Internazionale di Torino nel 1928.

Nel 1931 il gruppo torinese composto da Fillia, Mino Rosso, Diulgheroff firma il “Manifesto dell’Aeropittura”. Oriani invece rifiuta per una impostazione troppo dinamico-meccanicista del programma. In questi anni l’artista non è interessato tanto ad una esaltazione del mito della ‘velocità’ quanto al concetto di ‘simultaneità’.

La predilezione di Oriani infatti era rivolta allora più alle esperienze parigine. Influssi evidenti sulle sue opere del cubismo e di artisti quali Braque, Zadkine, Léger si ritrovano nelle nature morte (lotto n. 703 “Due chitarre + una bottiglia”) e nei componimenti spaziali.

Anche nelle opere ‘statiche’ però l’uso del collage, della scomposizione e ricomposizione dei piani, assieme ad una scelta ‘scenografica’ degli oggetti (strumenti musicali, bottiglie: si ricordino Paresce, Severini) tradiscono un simbolismo della raffigurazione che evidenzia l’inclinazione di Oriani verso un idealismo cosmico e spirituale vicino alle originalissime soluzioni di Prampolini e Fillia. Stima: 10.000€/12.000€.

Michele Zaza, Sostituibile, dittico di fotografie a colori, 25x20 cadauna, 1975
Michele Zaza, Sostituibile, dittico di fotografie a colori, 25×20 cadauna, 1975 – Lotto n. 688 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Michele Zaza nasce a Molfetta nel 1948. Frequenta l’Accademia di Brera dove studia scultura con Marino Marini e si diploma nel 1971.

Della metà degli anni ’70 sono i primi cicli delle opere dell’artista realizzate su supporto fotografico. I protagonisti in questi anni sono spessissimo i componenti della famiglia stessa di Zaza: la madre, il padre, l’artista stesso.

Un’arte esistenziale quella dell’artista pugliese che riflette in modo originalissimo sui grandi temi dell’esistenza: lo spazio e il tempo, la presenza e l’assenza, la luce e la tenebra, i rapporti interpersonali e le convenzioni.

Cosí ricorda Zaza quegli anni in una intervista a Flash Art con Raffaele Gavarro (“Michele Zaza. Superare l’Appartenenza” in Flash Art n. 295, 2011): “Era l’inizio, appunto. C’ero io, la mia famiglia, la casa dove vivevo. Mi è sembrato naturale iniziare dalle cose che avevo intorno, che mi appartenevano e alle quali appartenevo. I miei archetipi. Ma è sempre stato così. Quando i miei sono mancati, ho continuato a lavorare con le persone che erano parte e sono parte della mia vita”. Stima: 5.000€/6.000€.

Aldo Mondino, Fantasie, tecnica mista su tela, 92x73, 1979
Aldo Mondino, Fantasie, tecnica mista su tela, 92×73, 1979 – Lotto n. 703 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Aldo Mondino è stato un artista eclettico, difficilissimo da costringere in una corrente artistica.

Nasce nel 1938 a Torino. Nel 1959 è a Parigi dove soggiornerà più volte nel corso degli anni. Qui frequenta artisti già affermati quali Tancredi Parmeggiani, Gino Severini, Sebastian Matta. La sua prima produzione è di stampo surrealista.

Ma l’eclettismo nelle tecniche, gli stili e i soggetti, unito ad una riflessione continua sul ruolo dell’arte e dell’artista e all’inclinazione al gioco, all’ironia e alla dissacrazione saranno le caratteristiche distintive dell’artista torinese, in questo vicino all’altro torinese Alighiero Boetti.

Un atteggiamento che potremmo definire neo-dadaista con venature pop quello di Mondino che tratta e decontestualizza oggetti alla stregua di souvenir per ricombinarli in un nuovo senso. Senso che ha molto dell’imprinting dell’artista stesso che riconduce tutto al proprio ego ricucendo un tessuto d’esperienze culturali e umane che lo condurranno a risultati quali i tappeti dipinti su eraclite, le sculture di cioccolato, i mosaici di marshmallow, oppure più semplicemente a questi collage in bilico fra architettura e musica, poesia visiva e scultura (lotto n. 703 “Fantasie”).

Da ricordare che nel 1976, Mondino partecipa alla XXXVII Biennale di Venezia, dove presenta opere che conducono un parallelismo filologico tra la sua arte e la composizione di Schonberg. Stima: 8.000€/9.000€.

Asta Sotheby’s n. 331 – Milano, 23-24 Novembre 2016 – Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta italiana di Arte Moderna e Contemporanea n. 331 della Casa d’Aste Sotheby’s avrà luogo Mercoledì 23 e Giovedì 24 Novembre 15 in due sessioni rispettivamente alle ore 19.00 (lotti 1-45) e alle ore 15.00 (lotti 100-180). Approfondiamo alcuni lotti d’interesse. La selezione è decisamente parziale e personale vista l’importanza delle opere e degli autori in asta. Abbiamo dato la preferenza ad artisti ‘meno noti’ considerata la qualità e l’anno di esecuzione delle opere.

Alighiero Boetti, Segno e disegno, arazzo, 28.6x30.3, 1979
Alighiero Boetti, Segno e disegno, arazzo, 28.6×30.3, 1979 – Lotto n. 4 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Opera minimale, concettuale, povera, meta-pittorica l’arazzo del torinese Alighiero Boetti al lotto n. 4 “Segno e disegno”.

L’artista torinese riflette in maniera analitica sulla genesi dell’opera d’arte e sulla definizione stessa di opera. Nel ‘disegno’ di essa c’entra appunto molto il ‘segno’. E segno è l’atto stesso delle ricamatrici afghane cui Boetti affidava la realizzazione dei suoi ‘progetti tessuti’ nei viaggi degli anni ’70. Il disegno è al contempo il tracciato stesso e il senso della frase.

Opera che è gioco combinatorio, studio sugli elementi che costituiscono il nostro modo di vivere, di pensare e di essere artefici. Particolarmente ricercati dal mercato gli arazzi in bianco e nero. Stima: 80.000€/120.000€.

Tancredi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 180x200, 1953
Tancredi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 180×200, 1953 – Lotto n. 18 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Quella di Tancredi Parmeggiani, artista originario di Feltre e protagonista dell’arte astratta del dopoguerra, può essere definita senza dubbio un’urgenza a dipingere.

Esemplare a questo proposito l’opera, monumentale, al lotto n. 18 “Senza titolo” del 1953. Dopo un’esperienza romana in cui fra il 1950 e il 1951 Tancredi si avvicina al circolo Âge d’or (Turcato, Perilli, Dorazio), nel 1952 l’artista si sposta a Venezia a seguito della conoscenza con Peggy Guggenheim.

Attraverso la Galleria del Cavallino Tancredi entra in contatto con gli spazialisti (Crippa, Dova, De Luigi). Ed è proprio il 1953, anno di esecuzione dell’opera in asta, che vede la prima personale dell’artista al Cavallino e la partecipazione alla collettiva “Sei artisti spaziali”.

Opera dunque dove la ricerca si orienta verso lo spazio: uno spazio che viene creato dal segno in un movimento  di forme cromatiche di straordinaria energia (evidente la lezione di Vedova, frequentato a Venezia), ma comunque disciplinato dal tratto, quanto a impressione vicino alla forza centripeta delle “spirali” di Crippa. Uno spazio poetico che ti avvolge, che lascia intuire la grandezza dell’universo e l’infinito che c’è nella nostra mente. Stima: 200.000€/300.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo (S-R-I 57), tecnica mista e collage su tela, 48x58, 1957
Conrad Marca-Relli, Senza titolo (S-R-I 57), tecnica mista e collage su tela, 48×58, 1957 – Lotto n. 102 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Nato a Boston nel 1913 da immigrati italiani, Conrad Marca-Relli, è stato allo stesso tempo uno dei protagonisti e delle anomalie all’interno della scuola newyorkese degli anni ’50.

In sua compagnia c’erano figure del calibro di Jackson Pollock, Franz Kline, Arshile Gorky, Willem de Kooning, Mark Rothko. Tutti artisti che hanno rinnovato l’arte americana nel senso di una indagine strutturale e gestuale sulla non-figurazione.

Il soggettivismo di Marca-Relli ha trovato la massima espressione astratta sicuramente nei collage elaborati fra il 1955 ed il 1958 (l’opera al lotto n. 102 “Senza titolo S-R-I 57” risale al 1957). Si racconta che l’esigenza del collage sia nata dopo un viaggio in Messico nel 1952, durante il quale Marca-Relli non aveva a disposizione materiali per dipingere e dove si dice fu catturato dalla fascinazione dei riflessi della luce sulle tipiche case locali di mattoni.

In queste composizioni di Marca-Relli, di enorme forza e spessore emotivo, sta anche l’anomalia dell’artista. Le opere richiamano infatti sempre a una figurazione, invitano a farsi scoprire, contengono un equilibrio formale distante dall’astrattismo americano e vicino invece alle radici della tradizione europea cui l’artista appartiene. Stima: 25.000€/35.000€.

Tano Festa, The strike of the stars. Michelangelo according to Tano Festa n. 17, smalti e pennarello su tela, 92x91, 1967
Tano Festa, The strike of the stars. Michelangelo according to Tano Festa n. 17, smalti e pennarello su tela, 92×91, 1967 – Lotto n. 124 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

“The strike of the stars” di uno dei maggiori rappresentanti della pop art italiana, Tano Festa, al lotto n. 124.

La produzione di Festa ispirata al Michelangelo della Cappella Sistina può sicuramente essere definita una iper-produzione. Ma qui parliamo di un’opera di ottima qualità estetica e per di più del 1967.

[…] Gli echi della Cappella Sistina si smorzano felicemente sugli schermi pittorici di Festa che ravvivano l’impiego di un’iconografia classica mediante la pratica della citazione. L’artista non vuole emulare nella tecnica gli antichi maestri, Michelangelo, Van Eyck o Ingres. Egli ne riconosce la distanza e ne amplifica il distacco attraverso l’iscrizione iconografica nei fotogrammi della sua pittura (da A. Bonito Oliva, “Il tallone di Achille. Sull’arte contemporanea”, Feltrinelli, Roma 1988).

Festa ci parla dell’uomo, di nuvole, di cielo e stelle, elementi tanto presenti nel nostro immaginario, nelle viste della nostra percezione, quanto lontani, rimpianti, trascurati nella velocità costretta della civiltà contemporanea. Una nostalgia che è presente in ogni opera dell’artista. Stima: 25.000€/35.000€.

Tanto Festa, Senza titolo, smalto e collage su tavola, 57.7x105.7, 1961
Tanto Festa, Senza titolo, smalto e collage su tavola, 57.7×105.7, 1961 – Lotto n. 126 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

C’è ancora Tano Festa al lotto n. 126 “Senza titolo”. Si tratta questa volta di un’opera sicuramente più originale dell’artista romano, eseguita nel 1961.

È l’anno della prima personale di Festa, tenutasi presso la galleria La Salita di Roma a cura di Cesare Vivaldi.

La prima produzione dell’artista si sviluppa nell’ambito della rappresentazione geometrica monocromatica che tende però da subito verso una oggettivazione del segno in senso fortemente espressivo.

Sull’esaurirsi dell’informale emerge infatti fra gli artisti romani dell’epoca (Schifano, Lo Savio, Angeli, Uncini), anche passando per una vena neo-dada, un’esigenza di liberare un’energia intellettuale che tenda però a una nuova rappresentazione. Le tracce, i segni, le ombre non sono altro che uno sforzo di far parlare le ‘cose’ di una ‘situazione’ etica ed esistenziale. In Festa saranno poi le soglie, gli armadi, le porte. Stima: 40.000€/60.000€.

Gianfranco Baruchello, Sur quatre enfants de quatorze et de sept centimetres longs, tecnica mista su tela, 65x65, 1963
Gianfranco Baruchello, Sur quatre enfants de quatorze et de sept centimetres longs, tecnica mista su tela, 65×65, 1963 – Lotto n. 131 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Artista e pittore livornese, classe 1924, Gianfranco Baruchello è un altro degli artisti che può essere collegato al ‘nuovo realismo’ degli anni ’60.

Nel 1962 partecipa infatti alla mostra New Realists organizzata da Pierre Restany alla Sidney Janis Gallery di New York (con Festa, Rotella, Schifano e Baj). Nel 1963 ha la prima personale  alla Galleria La Tartaruga di Roma.

Sono gli anni in cui la sua prima produzione risente dell’espressionismo astratto americano. Celebri le tracce nere sui fondi bianchi di questo periodo nei quali fin da subito però fanno la comparsa i tipici segni calligrafici e i disegni che caratterizzeranno l’arte di Baruchello (lotto n. 131 “Sur quatre enfants de quatorze et de sept centimetres longs”).

Sono glifi da decifrare, graffiti, cruciverba, messaggi in codice più o meno velati di critica verso la società consumistica e della televisione. Un mix di fumetto, arte di strada, murales, messaggio pubblicitario, auto-ironico e al contempo serio, nel tentativo di trovare senso e collegamento alla miriade di frammenti della realtà. Stima: 15.000€/20.000€.

Georges Mathieu, Bataille de Killiecrankie, olio su tela, 127x102, 1960
Georges Mathieu, Bataille de Killiecrankie, olio su tela, 127×102, 1960 – Lotto n. 140 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Opera poetica del padre del lirismo soggettivo europeo Georges Mathieu al lotto n. 140 “Bataille de Killiecrankie”.

La battaglia di Killiecrankie, fu combattuta il 27 Luglio 1689  nell’ambito della prima delle insurrezioni giacobite. Si affrontarono da una parte le truppe di Guglielmo III d’Orange, dall’altra i clan che sostenevano Giacomo II Stuart.

Sulla tela ci sono tutta la forza, l’energia, la sofferenza della scontro, rappresentate con più partecipazione di quanta ne possa venir provocata da una rappresentazione realistica.

Non ci sono parole in una battaglia, e il gesto privo di pensiero di colui che a torto è stato definito da Malraux il “calligrafo occidentale” restituisce invece a pieno l’impeto, il grido, lo scatto, l’irrazionalità di un accadimento che è il ‘grado zero’ dell’umanità. Stima: 60.000€/80.000€.

Dadamaino, Vespri siciliani 18 - oggetto instabile visivo, placchette di alluminio fresato, fili di nylon, inchiostro, vernice argento su carta e cassetta di legno, 50x50x5.5, 1963
Dadamaino, Vespri siciliani 18 – oggetto instabile visivo, placchette di alluminio fresato, fili di nylon, inchiostro, vernice argento su carta e cassetta di legno, 50x50x5.5, 1963 – Lotto n. 155 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

“Vespri siciliani n. 18” (lotto n. 155) è l’indirizzo milanese della residenza di Edoarda Emilia Maino (in arte Dadamaino) negli anni ’40. La Maino vi tornò nel 1945 insieme alla famiglia dopo che la stessa era stata sfollata a La Maddalena in Sardegna durante la guerra.

Al lotto n. 155 dunque un oggetto ottico-dinamico del 1963 che dopo le serie dei “Volumi” e dei “Rilievi” inaugura l’impegno ottico-cinetico dell’artista milanese.

Probabilmente si tratta di uno dei primi esemplari realizzati del ciclo visto che la Dadamaino li presentò ufficialmente per la prima volta all’esposizione internazionale “Nouvelle Tendance” che si tenne nei mesi di aprile e maggio del 1964 presso il Musée des arts décoratifs di Parigi.

L’opera è composta da piastrine di alluminio di diversa altezza, sistemate su fili di nylon tesi. La combinazione fra incidenza della luce e il punto di vista dell’osservatore provoca l’effetto ottico di percezione di movimento. Stima: 40.000€/60.000€.

Paolo Scheggi, Zone riflesse, acrilico blu su tre tele sovrapposte, 50x70.5x5, 1963
Paolo Scheggi, Zone riflesse, acrilico blu su tre tele sovrapposte, 50×70.5×5, 1963
– Lotto n. 156 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Nello stesso anno, non lontane dalle sperimentazioni della Dadamaino, sono le ricerche del fiorentino Paolo Scheggi.

Infatti le “Intersuperfici curve o a zone riflesse” (lotto n. 156) dell’artista di Settignano dialogano con le opere che la Maino aveva approfondito con i “Volumi” e i “Volumi a moduli sfasati” fra il 1959 ed il 1962.

Scheggi è uno dei protagonisti dello spazialismo milanese di quegli anni. Frequenta Fontana, Agnetti, Bonalumi, Castellani.

L’aspetto di rilievo della ricerca dell’artista è certamente, oltre all’apertura fisica dello spazio dello tela, un invito alla compenetrazione dei piani spaziali, reali, virtuali e immaginari. Quella di Scheggi è, in questo senso, già arte ambientale, nella quale l’immagine occupa e amplia lo spazio anche sul piano concettuale. Stima: 150.000€/200.000€.

Mario Schifano, Veduta interrotta specialmente, smalti e pastelli su tela, 130.5x220.7, 1970-1972
Mario Schifano, Veduta interrotta specialmente, smalti e pastelli su tela, 130.5×220.7, 1970-1972 – Lotto n. 177 – Immagine da sothebys.com – Asta Sotheby’s n. 331

Una imponente “Veduta interrotta specialmente” di Mario Schifano al lotto n. 177.

“Paesaggi anemici” e “Vedute interrotte” sono fra i cicli più importanti nella pittura dell’artista di Piazza del Popolo negli anni ’70.

Schifano attraversa nei primi anni di questo decennio una crisi legata al ruolo stesso dell’artista e del fare pittura. Le neo-avanguardie hanno cancellato la tradizione pittorica verso una concettualizzazione del segno. I mezzi di comunicazione di massa banalizzano ininterrottamente il senso stesso dell’immagine, facendone mercato.

Ed ecco allora che Schifano interrompe questa riproducibilità. La rinnovata manualità dell’artista ferma lo scorrere via dei paesaggi televisivi e li fissa in una figurazione incompiuta e immortale. Sono vedute di istanti che riacquistano il tempo del significato; che, pur slavate, rapide, potenti, gestuali, proprio in quanto sentite, hanno il marchio dell’unicità, sottratte a un meccanismo programmato per inghiottirle. Stima: 15.000€/20.000€.