Asta Boetto – 3 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Boetto di Genova si terrà il giorno 3 maggio a Milano, Foro Buonaparte 48, ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – da asteboetto.it
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. "...Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto...". "...Serie di versetti che si cantano talvolta...", acrilico su tavola silolax cm 80x80 (25x25 cad.), 1981
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato a Cantù in provincia di Como nel 1942 Paolo Minoli è stato un artista originale che ha saputo condurre ricerche concettuali e percettive attraverso una ‘destrutturazione’ dell’elemento cromatico in declinazioni ambientali, spaziali e temporali.

Dal 1977 al 1978 Minoli ha partecipato al gruppo “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979 è stato docente del corso di “Cromatologia”all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Nel 1982, l’anno successivo all’esecuzione dell’opera al lotto n. 31 “Sequenza A-B-C-D, Indizio 2 […]” è stato invitato alla XL Biennale Internazionale d’arte di Venezia, nel settore “Arti visive”.

Scrive il critico Carlo Belloli nel 1980 a proposito di Minoli: “[…] i rapporti numerici e geometrici che guidano questa pittura risolvono il colore come temporalità percettiva. Il costruire di Minoli persegue finalità dinamiche dell’interattività cromatica in superfici dipinte che aspirano al ruolo di campi visuali otticamente metastabili. Alcune ripartizioni del campo visivo in epicentri determinati da sequenze progressive di segmenti lineari o da punti colorati in decrescenza saturante rinviano alle ricerche di Bart Van Der Leck, precursore del neoplasticismo attorno al 1917. […] Le susseguenze cromatiche si dispongono in intervalli che sottostanno a serie periodiche, quasi un rinvio alle tabelle per la decomposizione di frazioni del Liber Abaci di Leonardo Pisano” (da “Paolo Minoli: colore come topogramma percettivo della relatività formale”, Arte Struktura, 1980). Stima: 4.000€/4.500€.

Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – da asteboetto.it
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220x120, 1998
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Le opere del ciclo “Essere e tempo” di Edoarda Emilia Maino appartengono alla fine degli anni ’70. Lettrice appassionata di Sein und Zeit di Heidegger queste opere vibranti, monocrome, fatte di segni ripetuti contrassegnano e mettono il sigillo a tutto il percorso artistico e concettuale dell’artista milanese.

Dalla prima fase iconoclasta degli anni ’50 alle prove volumetriche (condotte nell’ambito del Gruppo Azimuth), cinetiche, cromatiche unica rimane la ricerca della Dadamaino: una tensione verso le infinite possibilità della materia e dell’essere che si concretano in realizzazioni dove lo spettatore non è disorientato ma piuttosto intrappolato, quasi l’opera fosse lo specchio di una coscienza.

Scrive nel 1962 Walter Schöneneberger (in “Maino. Monochrome Malerei”): “La pittura di Dada Maino appartiene alla corrente monocroma che tende alla creazione di una nuova dinamica attraverso le vibrazioni luminose prodotte da un elemento ripetuto su un foglio di carta o di metallo. Questa corrente, nella quale rientrano per diversi aspetti artisti come Piene, Mack, Vasarely, Castellani, Manzoni, Soto, ecc. si stacca decisamente da altre ricerche attuali, solo apparentemente simili: quelle dell’arte animata e moltiplicata. Mentre in queste ultime si tende sempre più ad abolire l’opera d’arte, nell’accezione finora avuta, e si assiste a curiose e non sempre giustificabili impennate neodadaiste, nella corrente monocroma il quadro rimane quello spazio delimitato in cui si è invitati a partecipare a una finzione […]”.

L’opera al lotto n. 34 “Essere e tempo” potrebbe accompagnare un passo dell’omonima opera di Heidegger: “questo precorrere non è altro che il futuro unico e autentico del proprio esserci. Nel precorrere l’esserci è il suo futuro, e precisamente in modo da ritornare, in questo essere futuro, sul suo passato e sul suo presente. L’esserci compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso e non è nel tempo”Stima: 12.000€/14.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – da asteboetto.it
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150x150, 1971-1972
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Una delle bellissime opere di ispirazione futurista di Mario Schifano al lotto n. 83 “Senza titolo”.

Negli anni ’60 Schifano sperimenta il linguaggio che sarà il manifesto della pop art italiana all’interno del gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo. L’artista romano affronta il tema del linguaggio stesso e della comunicazione, ne indaga l’artificialità e l’autoreferenzialità con ironia e intelligenza oltre che con una indubbia e istintiva facilità di espressione pittorica.

Negli stessi anni Schifano rivisita figure e periodi  della storia dell’arte con i quali sente una particolare affinità: Piero della Francesca, Malevič, Picabia, Duchamp, Giacomo Balla e il Futurismo.

Proprio a Balla si deve “il primo studio analitico delle cose in movimento” con il famoso dipinto “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e poi nello stesso anno con l’opera “Bambina che corre sul balcone” a cui Schifano si ispirerà nel realizzare il più famoso dipinto del ciclo dedicato all’artista torinese “Alla Balla” del 1963. Come Balla Schifano ripete le sequenze dei piedi che compongono il movimento stesso compendiandole in una sintesi pittorica concettuale sia spaziale che temporale. La sua è una operazione concettuale che traduce in modo ironico i fasti futuristi nel contesto della ripetizione meccanicistica dell’immagine e dell’uomo della e nella modernità.

Scriveva Balla con Depero nel Manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo” del marzo 1915: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”. Ma si tratta più di una decostruzione in quest’opera al lotto n. 83 di Schifano, una fuga da una forza colorata, rotante, indifferente, spersonalizzante. Stima: 20.000€/22.000€.

Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – da asteboetto.it
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre, leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940. Dopo un esordio di impronta informale la sua arte si orienta precocemente a partire dall’inizio degli anni ’60 verso il concettuale.

Due sono i temi sui quali fin dall’inizio si fonda il linguaggio di Paolini: da un lato l’aspetto analitico e metapittorico degli elementi costitutivi dell’opera che mettono in scena le proprie peculiarità e limiti; dall’altro il richiamo costante alla ‘classicità’ con intertestualità che mantengono aperto e vivo un dialogo fra una demistificata turris eburnea dell’opera stessa e il contemporaneo carattere aperto di un eterno discorso sull’arte.

Dagli anni ’60 le opere di Paolini accentuano un’impostazione d’indagine sullo ‘spazio’ dell’oggetto d’arte che tende ad identificarsi con l’oggetto stesso. Il ‘farsi’ e ‘disfarsi’ dell’opera viene messo in scena e quasi spiato dall’artista la cui presenza sembra osteggiata, allontanata, sorvegliata, desiderata.

E in quest’opera al lotto n. 103 “Voyage autour de ma chambre” si sente forte la presenza dell’autore, essa stessa opera: “le sue opere [di Paolini] diventano racconto, messe una dopo l’altra, raccontano la storia di lui che pensa e realizza quest’opera dopo quell’altra e prima d’un’altra ancora” (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. V-XIV). Stima: 25.000€/30.000€.

Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – da asteboetto.it
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148x207, 1982
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Cresce a Torino dove si forma come pittore da autodidatta. Si afferma negli anni ’60 nell’ambito dell’arte povera, sostenuto dal critico Germano Celant, con opere polimateriche contraddistinte dall’uso di tubi al neon, tela, cera, vetri, ferro in assemblaggi tridimensionali.

Le opere di Merz, pur nei vari cicli, manifestano una compenetrazione fra spiritualità e materialità, forze organiche ed inorganiche, natura e tecnica colte nel momento stesso dell’intuizione della loro frattura e dicotomia.

L’artista è in qualche modo un propiziatore, un mezzo, l’invasato di una potenza che non è sua, lo sciamano di un mondo antico, di una forza tribale che viene dalla terra.

Forza che negli anni Merz esprime prima con gli igloo, poi attraverso l’uso delle sequenze numeriche di Fibonacci, per arrivare negli anni ’80 alla figure arcaiche di animali e agli animali stessi al centro di potenti figurazioni naturali (lotto n. 104 “Bambù e conchiglia”). Stima: 80.000€/90.000€.

Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – da asteboetto.it
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Primitivismo e sciamanesimo sono protagonisti dell’importante opera del genovese Claudio Costa al lotto n. 105 “Hermes e Cloto”.

Artista ligure, Costa studia architettura al Politecnico di Milano. Negli anni ’70  è attivo nell’ambito della cultura materiale e dell’antropologia con iniziative di recupero della memoria collettiva e culturale presso il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Ricontestualizzazione e riappropriazione del sé che sono protagonisti anche nell’opera al lotto n. 105 del 1979, dove l’artista riunisce in chiave simbolica elementi eterogenei contaminando mito ed elementi naturali, concetto e messaggio. Da un lato Hermes psicopompo, accompagnatore dei morti nell’aldilà, musico, inventore della lira, del flauto e della fisarmonica a bocca; dall’altro lato Cloto, una delle tre Parche della mitologia greca, colei che intreccia lo stame della vita.

Vita, morte, scheletro, canto, terra, mani fanno di quest’opera la storia dell’esistenza e insieme di una esistenza. Stima: 6.000€/8.000€.

Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – da asteboetto.it
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39x109, 1959
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Gastone Novelli nasce nel 1925 a Vienna da padre italiano. Partecipa alla Resistenza. Si laurea in Scienze Politiche a Firenze nel 1948 per poi trasferirsi in Brasile, paese in cui vivrà anche successivamente. In Brasile inizia la sua attività artistica. La prima personale è al teatro Sistina di Roma nel 1950 dove presenta opere di matrice espressionista.

Dal 1955 Novelli è a Roma dove allaccia rapporti con artisti quali Achille Perilli e Corrado Cagli. Con Achille Perilli, fonda in questi anni la rivista “L’esperienza moderna”, che uscirà fino al 1959 in 5 numeri.

Le opere di Novelli di questi anni hanno una forte impronta informale, come evidente al lotto n. 114 “Omaggio all’indecenza”. Tale tendenza è in qualche modo il prodotto di una coscienza turbata che non si rassegna al puro soggettivismo e che anzi vuole rispondere ad una esigenza memoriale di sapore Junghiano: “un’immagine nasce in un qualche luogo di una memoria comune risultato della somma di una verità caotica ed iniziale, di una necessità immediata e di un cumulo di fatti passati” (da Gastone Novelli, Analizzare il processo creativo, in “Esperienza Moderna”, n.2, agosto-settembre 1957, p.26). Stima: 25.000€/30.000€.

Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – da asteboetto.it
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80x100, 1983
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato nei pressi di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri frequentò in gioventù la cerchia di intellettuali che gravitava attorno al Caffè Giubbe Rosse di Firenze. Qui furono suoi amici Eugenio Montale ed Ottone Rosai. Nel 1935 ad Albisola frequentò Arturo Martini, Aligi Sassu e Lucio Fontana e gettò le basi per il suo esordio come scultore nei primi anni ’50.

La scultura di Fabbri fu caratterizzata da una forte drammaticità dal segno espressionista. I soggetti furono quelli della plastica popolare toscana: donne, bestie inferocite, risse.

Fra gli anni ’60 e ’70 lo stile della sua scultura alterna fasi informali ad altre dove si riaccende la figurazione espressionista. Mentre, dagli anni ’80, l’artista si dedica alla pittura, come testimonia la bellissima opera al lotto n. 116 “Passeggiata nei giardini pubblici”.

Pittura difficilmente inquadrabile in una corrente artistica, ma che anche qui sembra riprendere i temi di tutta la produzione precedente di Fabbri. Opera drammatica dove la figurazione dei bimbi è interpretata in chiave assieme idilliaca e tragica. Bimbi che passeggiano in un mondo astratto di sogni e colori, in un idillio campestre che tuttavia li frattura in una incomunicabilità esistenziale e terrena, soffocati a fronteggiarne il confine. Stima: 8.000€/9.000€.

Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – da asteboetto.it
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150x200, 1988
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Un’opera di grandi dimensioni di Giovanni Frangi al lotto n. 128 “Il divano blu”.

Artista milanese, classe 1959, Giovanni Frangi si diploma all’Accademia di Brera nel 1982. La prima personale è del 1983 alla galleria La Bussola di Torino.

Nel 1986 espone alla Galleria Bergamini di Milano con presentazione di Achille Bonito Oliva. Le opere raffigurano finestre, poltrone, sedie e continuano in un certo senso una ricerca paesaggistica e introspettiva che l’artista aveva intrapreso già con i primi dipinti della periferia urbana milanese.

L’introspezione, come si nota già nel lotto in asta, si carica e indugia in una sensibilità coloristica che inizia a sciogliere il paesaggio stesso in una astrazione empatica dei sogni della donna sdraiata, soggetto decaduto, preludio a tutta l’attività e produzione successiva di Frangi.

Il 1989 vede l’affermazione internazionale di Frangi con una mostra alla Galerie du Banneret a Berna e poi a Barcellona. Stima: 9.000€/10.000€.

Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – da asteboetto.it
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120x120, 1980
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Scrive il grande suprematista Kazimir Malevič in La Mostra del Sindacato degli artisti-pittori. Federazione di sinistra. Frazione dei giovani, “Anarchija”, n. 89, 20 giugno 1918: “nel Suprematismo troviamo la legge fondamentale della costruzione dei piani: 1. Devono essere liberi da ogni relazione reciproca, sia di colore che di forma; le composizioni di colore non sono accettabili. 2. Si costruiscono più piani, o un solo piano in stato di quiete, nel tempo e nello spazio. 3. I piani si costruiscono secondo una legge per cui nessuna catastrofe minacci la loro infinita impressione di movimento.

Ricerca della forma della pura sensibilità fu quella di artisti e poeti quali MalevičMajakovskij, Mondrian, De Stijl ma che rispetto alla rielaborazione degli astrattisti romani del dopoguerra, in particolare quelli del Gruppo Forma 1, di cui Achille Perilli fece parte, ha una differenza fondamentale: “[…] per noi la forma, per la sua appartenenza alla realtà, è considerata nel suo ambiente, quindi l’interesse plastico per lo spazio e la luce, per gli astrattisti al contrario la forma ha un valore in sé, senza porre un’ambientazione di questa, estraendola quindi da ogni problema spaziale e luministico” come scrive lo stesso Perilli nel 1947.

E il David che prende vita nella tela al lotto n. 164 “A David rende visita Malevic” è opera ambientale per eccellenza, ispirata alla realtà, originata su un fondo nero che è la premessa stessa della sensibilità percettiva dove prende vita non solo il processo ma anche la visione artistica. Stima: 22.000€/25.000€.

Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – da asteboetto.it
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70x100, 1958
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Renato Volpini Urbani nasce a Napoli nel 1934. Si diploma a Urbino presso il Magistero Artistico cittadino nel 1957.

Appena dell’anno successivo l’opera al lotto n. 179 “Combinazione” che , pur in nuce, già anticipa le opere pop del periodo più maturo (parteciperà con esse alla Biennale veneziana del 1962).

Per le opere dei primi anni ’60 il critico Roberto Sanesi parlò di “una liricità nervosa, che si manifesta per tratti, scavi, morsure, quasi segnali (forse perfino metafore) di fitti e intricati reticoli, dai quali cominciano tuttavia ad apparire personaggi (…)”: parole che calzano a pennello per l’olio su tela in asta che è rara testimonianza, per l’anno, del formarsi del linguaggio figurativo maturo, fra l’artificio e l’ironia, dell’artista napoletano fino ad allora mossosi nell’ambito dell’informale. Stima: 2.000€/2.500€.

Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – da asteboetto.it
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180x140
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Opera museale per dimensioni ed originalità di Aldo Mondino al lotto n. 180 “Pompieri”.

Mondino è stato artista eclettico, ironico e auto-ironico che ha giocato con il processo artistico muovendosi fra il concettuale e l’arte povera, riflettendo sempre sul ruolo dell’arte e dell’artista  in modo analogo all’altro artista concittadino Alighiero Boetti.

Le opere quadrettate sul modello degli album da colorare e dei vecchi abbecedari rappresentano uno dei cicli più originali dell’artista torinese. Negli anni ’70 Mondino organizzò anche mostre dove si richiedeva l’interazione del pubblico proprio attraverso carte di questo tipo da colorare con pennarelli.

Si tratta di un processo di riduzione delle distanze, fatto attraverso il gioco e con semplicità, una delle costanti di Mondino. L’artista accorcia il divario fra spettatore e artista, artista e opera d’arte, opera d’arte e realtà. In un tentativo di equivalenza fra istinto creativo e società. Stima: 20.000€/22.000€.

Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – da asteboetto.it
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Ceroli nasce a Castel Frentano in provincia di Chieti nel 1938. Artista, scultore, scenografo si afferma negli anni ’60 con figure ritagliate in legno, lettere, uomini ripetuti e/o ingigantiti impiegate in una ricerca dal sapore pop, vicina però all’arte povera e che conserva, soprattutto nei rapporti e nella figurazione, alcuni aspetti della tradizione classica italiana.

Alla fine degli anni ’60 si intensifica l’attività scenografica dell’artista abruzzese. Ceroli allestisce spazi e ambienti, progetta chiese e teatri. Contemporaneamente si dedica alla rievocazione di opere del passato in una declinazione pop della storia culturale tipicamente italiana. Riproduce in sagome di legno l’Uomo leonardiano, La battaglia di S.Romano di Paolo Uccello, i Bronzi di Riace, i braccianti nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

Nel 1980 espone a Roma alla Galleria Mario Diacono un nuovo ciclo di opere nella personale intitolata “La foresta analoga”. Ceroli inserisce in queste opere, su fondi di tavole, rami, tronchi, spighe di grano (una di queste opere potrebbe essere questa al lotto n. 184 “Eleusi”) e paglia. Con queste opere Ceroli instaura un rapporto meno mediato con il mezzo in una operazione concettuale e di decontestualizzazione dell’oggetto che però ricontestualizza il senso di una aspirazione al significato tipica dell’arte povera e dell’arte stessa. Stima: 10.000€/12.000€.

Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – da asteboetto.it
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55x35, 1955
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Lucio Fontana è certamente più noto per i celebri ‘tagli’ e per essere stato il fondatore del movimento spazialista, ma fu anche un ottimo scultore e ceramista.

L’attività scultorea ebbe inizio per il giovane Lucio nell’officina del padre Luigi Fontana e dell’amico e collega molinellese Giovanni Scarabelli.

Agli anni ’30 risalgono le prime opere ceramiche di ispirazione futurista tanto che Fontana fu citato da Filippo Tommaso Marinetti nel “Manifesto Futurista della Ceramica e dell’Aeroceramica” nel 1936.

Dal 1935 al 1939 Fontana lavora come ceramista presso Giuseppe Mazzotti ad Albisola imprimendo alla terra dinamiche espressioniste che plasmano liberamente la forma e la caratterizzano attraverso effetti cromatici e luministici.

Nel 1955, anno in cui Fontana esegue l’opera al lotto n. 191 “Cristo”, l’artista ha già dato il via da diversi anni alla rivoluzione spaziale (i primi buchi risalgono al 1949). E questo Cristo ne porta testimonianza uscendo quasi da quello spazio ultraterreno scavato con le dita al centro della campitura, graffiata, di un universo immaginato. Opera bellissima in cui c’è rivelazione, tempo, oggettiva e soggettiva passione. Stima: 60.000€/90.000€.

Asta Boetto n. 152 – 25 Ottobre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 152 della Casa d’Aste Boetto di Milano si terrà il giorno 25 ottobre, ore 16.00. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Grazia Varisco, Extrapagina tecnica mista su carta, 16x16, 1988
Grazia Varisco, Extrapagina, tecnica mista su carta, 16×16, 1988 – Lotto n. 39 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Una piccola opera di Grazia Varisco al lotto n. 39 “Extrapagina”.

Co-fondatrice del Gruppo T di Milano con Gianni Colombo, Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gabriele Devecchi nel 1959. Titolare della Cattedra di “Teoria della percezione” all’Accademia di Belle Arti di Brera dal 1981 al 2007.

La ricerca della Varisco dunque s’inquadra nell’ambito dell’arte cinetica milanese. Una ricerca sulla, oltre e prima della visione. Le opere dell’artista infatti provocano nello spettatore una reazione, cercano di scuoterlo con un punto di vista inatteso, scomponendo la percezione ma forzando a ricostruire.

Particolarmente pertinente, per questa opera, citare un ricordo dei tempi di guerra dell’infanzia della Varisco, tratto dalla Monografia edita da Maredarte nel 2001 (Grazia Varisco: 1958/2000): “nei miei primissimi ricordi i giochi si interrompono bruscamente per il fischio della sirena dell’allarme, le corse in rifugio […] e poi, negli anni di sfollamento, i disegni a matita nera e, un Natale, la scatola di matite colorate. Tornata a Milano nel ’45, per anni, vicino a casa si pratica un sentiero-scorciatoia fra le macerie di una casa bombardata; negli occhi l’immagine desolata/allegra a patchwork di pezzi di pareti a piastrelle e carte da parati colorate, di tracciati di scale divelte sconnesse. Negli stessi anni, fra elementari e medie, la parola d’ordine ‘Ricostruire’ impegna i bambini nei disegni scolastici […]”. Stima: 1.800€/2.000€.

Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50x60, 1967
Rodolfo Aricò, Assonometria, olio su tela, 50×60, 1967 – Lotto n. 46 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Nel 1968 Rodolfo Aricò ha una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia. Qui presenta per la prima volta i suo ‘quadri oggetto’: opere che abbandonano la bidimensionalità della tela per aprirsi allo spazio.

Già dal 1966 la ricerca di Aricò si orienta verso la definizione di spazi architettonici e geometrie sulla tela con il preciso intento di provocare nello spettatore una incertezza percettiva.

Il paradigma è tipico della pittura analitica: far riflettere sui principi stessi del ‘fare arte’, sulle componenti fondamentali che la costituiscono, per elaborarle ancora, per portare l’arte a nuova vita.

“Gli archetipi sono il paesaggio del nostro passato, ma anche della nostra cultura, se non trasfusi in linfa vitale, restano solo edificazioni di ignobili cacofonie. Se l’arte non corre sull’autostrada della continuità, ma ripercorre sentieri circolari, non per questo il ritrovare nuovi sguardi al passato deve voler risignificare una pedissequa ricitazione […]. L’azzeramento di Malevich e quarant’anni dopo quello di Newman, non hanno fatto altro che affermare la continuità dell’arte e della vita”. Così scrive Aricò nel 1983. Stima: 6.000€/6.700€.

Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70x50, 1951
Aligi Sassu, Cavalli Verdi, olio su tela, 70×50, 1951 – Lotto n. 77 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

I colori antinaturalistici e l’interesse per il dinamismo e la plasticità delle forme del maestro milanese, di origini sarde, Aligi Sassu al lotto n. 77 “Cavalli verdi”.

Sassu si forma nella Milano del primo dopoguerra dove, giovanissimo, negli anni ’20 si appassiona al futurismo di Marinetti e al culto della modernità.

Negli anni ’30 la sua pittura oscilla fra un primitivismo carico di energia e una rappresentazione realistica della società contemporanea.

È durante l’esperienza parigina del 1934 e poi del 1935 e 1936 che fanno per la prima volta apparizione i cavalli. Influenzata da Delacroix, dai soggetti storico mitologici, dalle scene di battaglie, l’attenzione di Sassu si rivolge verso la rappresentazione della sofferenza umana con uno sguardo animale, più universale. Sguardo che s’incupisce e s’accende nel tratto e nel colore assieme agli eventi storici, agli anni della guerra, ai fatti bui della cronaca del ’900. Stima: 6.000€/6.700€.

Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50x70, 1963
Tano Festa, Armadio, tecnica mista su carta, 50×70, 1963 – Lotto n. 99 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un'”Armadio” degli anni giusti dell’artista di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 99.

Si tratta di una tecnica mista su carta di ottima provenienza (Galleria Schwarz di Milano).

Sono gli ‘oggetti trovati’ tipici della pop art ma che Festa carica di un significato personale ed emozionale del tutto originale che sconfina in un sentire esistenziale.

Scrive l’artista nel 1966 in una lettera ad Arturo Schwarz: “Caro Arturo, dagli inizi del 1962 fino agli ultimi mesi del 1963 io ho costruito porte, finestre, persiane, armadi, specchi, pianoforti […]. Da tempo guardavo gli oggetti di mobilio domestico che, essendo i più privati, sono quelli con i quali siamo più a contatto, verso i quali sveliamo gli atti e i gesti più intimi e segreti della nostra esistenza.

All’inizio questo interesse era di carattere prevalentemente formale, ma più tardi cominciai a stabilire un rapporto di natura psicologica ed emozionale. In quei mesi a causa dell’asma soffrivo d’insonnia e avendo paura del buio; mi limitavo ad accostare le persiane anziché chiuderle completamente, perché filtrasse dalla finestra la luce delle lampade della strada. In quei momenti tutti gli oggetti della stanza assumevano un valore insolito a quello normale e quotidiano.

Pensai di ricostruire degli oggetti che fossero mutilati delle loro funzioni, oggetti che nella loro fisicità esprimessero una sottile inquietudine di fronte alla loro troppo facile e certa presenza, un senso di ambiguità e d’impotenza di fronte alloro essere fisico, inorganico, ottuso, e ancora un senso di mistero e d’impenetrabilità nelle loro fredde e scure geometrie”. Stima: 3.500€/3.900€.

Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80x60, 1973
Arturo Vermi, Piattaforma, acrilico e foglia oro su tela, 80×60, 1973 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Arturo Vermi nasce a Bergamo nel 1928. Si forma da autodidatta nella Milano del dopoguerra, fra Brera e lo storico Caffè Giamaica.

Nel 1961 fonda il Gruppo del Cenobio con Ferrari, Sordini, Verga e La Pietra. Sono gli anni in cui dà vita alle serie dei “Diari”, degli “Inserti”, delle “Presenze”.

Indagine insieme analitica e concettuale quella di Vermi che negli anni ’70 conduce alle “Piattaforme” (lotto n. 103 in foglia oro su nero grafite). Si tratta di un’espressione immediata e minimale che ha molto a che fare con la spazialità. La “piattaforma” è allo stesso tempo dolmen e icona, approdo e conquista della luna, ‘taglio’ e recupero di una luminosità sacra.

Sono opere a cui l’artista attribuiva una missione: salvare l’arte stessa, salvarne la lingua. Stima: 5.000€/5.600€.

Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45x56, 1970
Carla Accardi, Senza titolo, acrilico su tela, 45×56, 1970 – Lotto n. 107 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Trapanese, classe 1924, Carla Accardi studia all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si diploma nel 1947.

Partecipa alla formazione del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Guerrini, Perilli e Turcato. È dunque fra le protagoniste dell’astrattismo italiano dell’epoca.

In questo contesto sviluppa una ricerca personale che negli anni ’50 si caratterizza per il minimalismo del colore (bianco e nero) ed il particolare segno calligrafico che la porta ad indagare il rapporto fra foreground e background.

Negli anni ’60 aderisce al gruppo Continuità patrocinato da Giulio Carlo Argan, in netta contrapposizione agli orientamenti informali, per un astrattismo all’insegna di una “estetica del continuo” nel rispetto del rigore formale della composizione.

In questi anni l’artista introduce nuovamente il colore, che acquista una accesa fluorescenza, e si dedica ad una ricerca vicina all’optical art con richiami alla cultura metropolitana. Un bell’esempio di questa produzione al lotto n. 107 “Senza titolo”. Stima: 15.000€/16.500€.

Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100x80, 1980
Agostino Ferrari, Lettera Racconto, acrilico su tela, 100×80, 1980 – Lotto n. 120 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Agostino Ferrari è un altro dei componenti del Gruppo del Cenobio fondato nel 1961 a Milano.

Tutta l’attività di Ferrari nasce da qui, da una ricerca minimale del segno che prende le mosse proprio dal ‘grado zero’ della pittura promosso dal Cenobio.

Dopo una parentesi con derive optical negli anni ’70 l’artista torna al segno negli ’80 (qui con il lotto n. 120 “Lettera Racconto”).

Si tratta di opere che accentuano l’aspetto concettuale e che sovente spezzano la linearità scritturale con interventi dal sapore spaziale. In questo lotto in asta, dove l’impianto metaforico, ordinato, razionale ed esistenziale nella sua bidimensionalità viene attraversato da un taglio che lo frammenta e lo interrompe in un sussulto lirico. Stima: 6.000€/6.700€.

Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75x65, 1932
Ottone Rosai, Egidio, olio su tela, 75×65, 1932 – Lotto n. 124bis – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Un’opera bellissima del 1932 del “fascista di sinistra”, omosessuale, “teppista” Ottone Rosai al lotto n. 124bis “Egidio”.

“Egidio” è un ritratto intenso che rientra nella poetica dell’artista divisa fra “primitivismo” toscano e metafisica esistenziale alla Morandi, alla Carrà.

La solitudine è la protagonista di ogni opera di Rosai, perché outsider Rosai lo fu sempre nel corso della sua esistenza.

Ma come ebbe a scrivere Palazzeschi: “Rosai è azzurro. Nessuno, secondo me, è riuscito a portare l’ azzurro fin dove è riuscito a portarlo lui. I quadri di questo pittore mi fanno pensare alle visioni paradisiache del Beato Angelico, e come quello, che dipingendo più e più volte il diavolo sicurissimo di averlo fatto terribile gli avesse dato la faccia di un angelo, le figure umili e oscure fra le vecchie case di via Toscanella o delle altre viuzze e piazzette d’ oltrarno […] sono colme e riboccanti di luce e di gioia”. Stima: 15.000€/16.500€.

Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49x63, 1985
Emilio Isgrò, Sedici Neri, libro e tecnica mista in box di legno e plexiglass, 49×63, 1985 – Lotto n. 135 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Le cancellature di Emilio Isgrò protagoniste al lotto n. 135 “Sedici Neri”.

Pioniere della poesia visiva e dell’arte concettuale negli anni ’60, l’artista e scrittore di Barcellona Pozzo di Gotto rappresenta un unicum nella cultura pittorica del secondo dopoguerra per l’originalità stessa del linguaggio messo a punto.

Al lotto n. 135 un’opera / libro degli anni ’80 rappresentativa del percorso dell’artista nella poesia visiva, ma anche artefatto che ricorda da vicino le ricerche spaziali di Fontana.

Un libro bucato che conduce allo spessore metaforico e reale dell’oggetto libro, buchi in un immaginario che non è fatto solo di parole ma di sogni e impossibilità di dire, tagli che aprono a un’altra dimensione tutt’altro che fisica. Stima: 19.000€/21.000€.

Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5x70.5, 1981 circa
Alighieri Boetti, Senza titolo, smalto dorato e spray su carta, 99.5×70.5, 1981 circa – Lotto n. 153 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Chiaro omaggio alla celebre tela “Io sono infantile” di Mario Schifano del 1965 al lotto n. 153 “Senza titolo” del torinese Alighiero Boetti.

Artista concettuale, spesso associato all’arte povera per l’uso dei materiali più disparati, Boetti porta avanti negli anni una ricerca meta-pittorica che riflette sul ruolo dell’artista e sul significato del fare ‘arte’.

Per Boetti l’arte è un gioco combinatorio, è il disporsi degli oggetti e la constatazione del visibile nel mondo.

Tutti noi, sembra dirci l’artista, siamo in grado di generare arte. Basta giocare con la realtà, avere la sensibilità dorata di un bambino e i suoi occhi innocenti per apprezzare la bellezza stessa di ciò che ci circonda. Stima: 18.000€/20.000€.

Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140x190, 1983
Mario Schifano, Acerbi, smalto e acrilico su carta applicata su tela, 140×190, 1983 – Lotto n. 182 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Ed eccola l’infantilità adulta di Mario Schifano nel grande “Acerbo” al lotto n. 182.

Mario Schifano è sicuramente la punta di diamante della Scuola di Piazza del Popolo e della pop art italiana.

Dagli “schermi” dei primi anni ’60 ai “paesaggi anemici”, per proseguire con le tele emulsionate nei ’70, e le serie dei “campi di pane”, “gigli d’acqua”, “case sole”, dinosauri, cuori, oasi e stelle, montagne e vulcani negli ’80 c’è sicuramente in Schifano, oltre ad un interesse per le immagini prodotte dai mezzi di comunicazione di massa, un amore smodato e crescente per la realtà, per la natura e l’immaginario collettivo e personale che le ruota attorno.

Questi “acerbi” rappresentano un paradiso perduto, sono la pura innocenza resa consapevole dello sguardo di un bambino. Sono anche una protesta, una evidente citazione di ciò che sta sotto, del subliminale, di quello che l’appiattimento culturale ha dimenticato. Stima: 25.000€/27.500€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80x80, 1976
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 80×80, 1976 – Lotto n. 186 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

“Tramatura” del genovese Emilio Scanavino al lotto n. 186.

Opera densa che porta il caratteristico segno dell’artista: quei graffi, quelle cuciture che si sono formalizzate ed irrigidite nel corso degli anni ’60 dalle prime atmosfere di sapore espressionista e spazialista.

Quelle di Scanavino non sono opere informali, anzi, si potrebbe dire che le forme abnormi, mostruosamente zoomorfe e antropomorfe che talvolta le animano vengono sovente irretite da queste strutture a nodi. Si tratta di una sorta di fasce muscolari che sembrano rappresentare insieme la tragicità dell’esistenza e una umana artificiosa forma di resistenza.

Resistenza che in questa opera si fa carcere, muro impenetrabile ma anche collante di una bipartizione cromatica fra oscurità, assenza di colore universale e pulsante rossa presenza. Stima: 20.000€/22.500€.

Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70x90, 1985
Piero Dorazio, Dal bleu, olio su tela, 70×90, 1985 – Lotto n. 190 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Protagonista dell’arte astratta italiana a Roma nei primi anni ’50 Piero Dorazio è stato l’anima della famosa Libreria “Age d’or” in Via del Babuino e poi del Gruppo Forma 1 (fondato nel 1947).

Una vita dedicata alla percezione e al colore quella di Dorazio che dalla metà degli anni ’60 arricchisce la gamma cromatica discostandosi dalle ricerche ‘monocrome’ del decennio precedente (celebri i ‘reticoli’).

L’opera al lotto n. 190 “Dal Bleu” ricorda proprio nella linearità e nel sovrapporsi dei tratti quella produzione. Ma qui non è la luce a presagire l’apparizione. È il colore stesso che scatena la vibrazione, e l’occhio cerca quei gialli, quei verdi che rendono impaziente l’attesa. Stima: 35.000€/38.500€.

Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70x91, 1971-1972
Hsiao Chin, Penetrazione, acrilico su tela, 70×91, 1971-1972 – Lotto n. 195 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Hsiao-Chin è artista cinese di fama internazionale nato a Shanghai nel 1935.

Vive nella Milano di fine anni ’50, frequentando il bar Giamaica con compagni come Lucio Fontana e Piero Manzoni.

Hsiao-Chin è uno dei pochi artisti contemporanei che ha saputo unire oriente e occidente alla ricerca di un’armonia universale che tenesse conto del razionalismo geometrico e dell’istintività gestuale, del rigore dell’età adulta e della semplicità empatica del bambino.

Le opere di Hsiao-Chin rappresentano una conciliazione fra forme convesse e concave, bianco e nero, astratto e concreto. Sono Ying e Yang. Quanto compiuta, quanto non violenta e armonica è la “penetrazione” al lotto n. 195Stima: 22.000€/24.500€.

Taaffe Philip, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63x51, 2002
Philip Taaffe, Cascade, olio e pigmenti su carta, 63×51, 2002 – Lotto n. 207 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Artista americano, classe 1955, Philip Taaffe è pittore originale, non facilmente inquadrabile in una corrente artistica.

Sperimentatore di tecniche di composizione dell’immagine prendendo in prestito i più disparati motivi iconografici da culture le più varie la sua produzione è stata accostata alla optical art, al movimento americano degli anni ’70 Pattern and Decoration e all’Appropriation Art.

Caratteristica comune di tutta la sua produzione è sicuramente la propensione ad una ricerca di sintesi di forze visuali che nella loro iconicità, come qui al lotto n. 207, assumono una caratterizzazione liturgica e sacrale. Stima: 15.000€/16.500€.

Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50x50, 1971
Jorrit Tornquist, Senza titolo, acrilico su tela, 50×50, 1971 – Lotto n. 210 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto n. 152

Austriaco, nato a Graz nel 1938, Jorrit Tornquist vive dal 1964 in Italia dove il suo lavoro si orienta verso lo studio del colore e della percezione con un campo di applicazione nell’ambito anche dell’architettura e dello spazio / luce abitabile.

Ricerca difficilmente inquadrabile in un gruppo artistico quella dell’austriaco ma che ha raggiunto risultati interessanti soprattutto nel processo di smaterializzazione dell’oggetto artistico compiuto attraverso l’indagine sulla luce.

Opere che sembrano evocare un mimetismo nel reale che sicuramente ha il suo miglior sviluppo in ambito architettonico. In molti aspetti opere avvicinabili ai principi del G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) francese. Stima: 4.000€/4.500€.