Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 14 e 15 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni IV-V

La IV e V sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 818 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 14 e 15 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Aldo Bergolli, Subway, olio su tela, 130x162, 1969
Aldo Bergolli, Subway, olio su tela, 130×162, 1963 – Lotto n. 366 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Aldo Bergolli, originario di Legnano (nasce nel 1916) si forma all’Accademia di Brera dove si diploma nel 1942. Nel 1946 è tra i firmatari del Manifesto del Realismo Oltre Guernica.

Bergolli, come gli altri firmatari del Manifesto, afferma l’intento della ricerca pittorica quale sì strumento di intervento dell’artista nella realtà ma a patto che questa non manchi di una propria espressività soggettiva.

Nel 1955 l’artista tiene una personale alla Galleria del Cavallino a Venezia, mentre nel 1956 partecipa ad una collettiva sulla spazialismo a Milano alla Galleria del Naviglio.

Bergolli esprime il suo spazialismo attraverso la rappresentazione di interni che stanno al confine fra ambienti reali e spazi dell’interiorità. Dopo i soggiorni londinesi dal 1956 i soggetti di Bergolli si orientano verso la rappresentazione di scenari urbani (al lotto n. 366 “Subway”). I toni e i colori della composizione si fanno cupi e tenebrosi (importante a tal proposito fu l’influenza di Bacon e Sutherland).

Le opere di Bergolli dagli anni ’60 uniscono una rappresentazione geometrica e prospettica dello spazio ad una infiorescenza materica e gestuale di matrice espressionista che vi abita in modo quasi decontestualizzato. Il risultato è una notevole tensione strutturale e dinamica che anima le composizioni dell’artista lombardo. Stima: 8.000€/9.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 73x92, 1953
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 73×92, 1953 – Lotto n. 382 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Le “Spirali” di Roberto Crippa (lotto n. 382 “Spirali” del 1953) sono sicuramente uno dei vertici del movimento spazialista italiano al pari dei celebri ‘tagli’ di Lucio Fontana.

Sono probabilmente due, oltre al genio personale, le scintille che portarono Crippa a dipingere le “Spirali”.  Da un lato l’influenza dell’amicizia di Fontana che lo sollecitava ad una immaginazione che uscisse fuori dalla tela contestualmente ad una vera passione per il dinamismo, la scienza, la tecnologia (in questo lotto, ci sono le evoluzioni del Crippa pilota acrobatico, le pale, i motori, i pianeti, gli atomi). Dall’altro la forte impressione suscitata nell’artista monzese dall’action painting dei Pollock della collezione Guggenheim visti alla Biennale di Venezia nel 1948 e poi, nel 1950, alla mostra dell’artista americano alla Galleria del Naviglio di Milano.

E poi c’è da dire che, in ogni opera di Crippa, traspare una matrice surreale, anche se non evidente già in nuce nelle “Spirali”, che ben rappresenta il carattere esuberante e energico dell’artista. Scrive Alain Jouffroy: “non sarebbe possibile capire l’evoluzione di Crippa, Dova e Peverelli, se non si fosse capita anzitutto la funzione di fari, di iniziatori, che questi tre pittori surrealisti hanno avuto per loro” riferendosi a Victor Brauner, Wilfredo Lam e Sebastian Matta. Stima: 27.000€/30.000€.

Emilio Scanavino, Fluorescenza, olio su tela, 54x56, 1959
Emilio Scanavino, Fluorescenza, olio su tela, 54×56, 1959 – Lotto n. 387 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Un’opera da non perdere del ligure Emilio Scanavino al lotto n. 387 “Fluorescenza”.

Si tratta di un’opera del 1959. Siamo negli anni in cui Scanavino è già un artista affermato (è già stato alla Biennale di Venezia nel 1950, nel 1954 e nel 1956) e inventa quel personalissimo linguaggio che fa collidere l’esperienza spaziale di quegli anni con un lirismo lirico ed espressionista diretta espressione della sua sensibilità e cultura.

Negli anni ’50 Scanavino è infatti spesso a Londra dove conosce direttamente l’opera di Bacon dal quale è notevolmente influenzato. Sono anche gli anni dell’astrazione lirica francese di cui Scanavino sembra rappresentare l’anima cupa, tormentata, nata dalle ceneri della desolazione del dopoguerra italiano.

Lo spazio di Scanavino è un non-luogo rarefatto, informe, campo di possibilità in cui avviene una lotta, una notte metafisica in cui si accendono bagliori di lampione, un bosco di scintille di un fuoco prometeico. Stima: 21.000€/24.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 140x180, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 140×180, 1968 – Lotto n. 410 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Non è una delle famose ‘tele detessute’ dell’artista napoletano Salvatore Emblema (classe 1929) l’opera al lotto n. 410 “Senza titolo”. Ma è comunque un’opera che contiene tutti i sintagmi di quella che sarà la struttura linguistica della maturità dell’artista.

Le prime sperimentazioni di Emblema negli anni  ’50 sono fedeli alla convinzione che “la vera pittura è nella natura”. Emblema usa la terra, le foglie secche, pietre e minerali raccolti alle falde del Vesuvio anche in tentativi di vera figurazione.

Poi a metà del decennio viene notato dal magnate americano Rockfeller. In seguito a questo incontro si trasferisce negli Stati Uniti dove frequenta e viene fortemente influenzato dalla forza della gestualità delle opere di Jackson Pollock e dalla purezza dei colori di Marc Rothko. Qui incontra anche il critico Giulio Carlo Argan che lo sosterrà alacremente e lo spingerà verso le ricerche spaziali di Fontana.

Nell’opera al lotto n. 410 c’è tutta questa storia: ci sono le tele di juta e i colori naturali, c’è la purezza pompeiana dei colori di Rothko, ci sono i segni dei gesti nel campo quasi monocromo della pittura. Si tratta di gesti non di colore ma quasi graffi che ricordano i tagli di Fontana e che lasciano intravedere la tessitura della tela. Grandi dimensioni. Stima: 18.000€/20.000€.

Fèlix Del Marle, Mural Losangè, olio su tavola, 64x64, 1949
Fèlix Del Marle, Mural Losangè, olio su tavola, 64×64, 1949 – Lotto n. 418 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Artista francese nato a Pont-sur-Sambre nel 1889 Fèlix Del Marle compì studi classici per poi trasferirsi a Parigi dove, nel 1912, condivise l’abitazione con Apollinaire e Gino Severini in rue Dutot.

Per quasi tutta la sua attività artistica  il linguaggio di Del Marle fu improntato prima, solo per pochi anni, al futurismo e poi ad un astrazione surreale interpretate entrambe con una efficace vena lirica.

Proprio dal 1949, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 418 “Mural Losangè” l’artista francese realizza ‘costruzioni’ astratte dove mostra un interesse per la sintesi delle arti e una ricerca di equilibrio di colore che poi applicherà all’architettura. In questi anni si dedica anche al design di mobili e d’interni. Dopo queste esperienze creerà nel 1951 con André Bloc il gruppo Espace.

Infondo già nel 1913 aveva scritto nel suo Manifeste futuriste à Montmartre : “Abbiamo bisogno di distruggere Montmartre e rivelare la nuova bellezza delle costruzioni geometriche, delle stazioni dei treni, dei mezzi elettrici, degli aerei”. Stima: 45.000€/50.000€.

Antonio Bueno, Ragazza con cappello piumato, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Ragazza con cappello piumato, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 492 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Una delle “Ragazze” stavolta “con cappello piumato” di Antonio Bueno al lotto n. 492.

Nel 1965 il pittore spagnolo naturalizzato italiano mostra le prime insofferenze verso le esperienze d’avanguardia (su tutte quelle del Gruppo 70 o Poesia visiva  di cui fece parte i cui protagonisti propugnavano l’interazione con il pubblico e l’integrazione delle arti, su tutte poesia e musica).

In quell’anno infatti Bueno dipinge l’opera “Contro il logorio dell’avanguardia moderna”. Il quadro è diviso in due parti da una panca. Nella parte superiore tre donne riportano tre affermazioni: “Similia similibus curantur”, “Contro il logorio dell’avanguardia moderna” e “La super-avanguardia fa sempre bene”. Sotto la panca quattro figure più piccole di donne incorniciano tre rosette di pane. L’opera ironicamente critica come ipocrita l’atteggiamento di quelle avanguardie che vengono a compromessi con il mercato dell’arte per il semplice fatto di dover “mangiare”.

Dopo questa svolta, dalla fine degli anni ’60 dunque Bueno torna ad una pittura definita kitsch, neopassatista, neoromantica. Dipinge figure, spesso infantili ma anche di donne, dallo sguardo attonito, sorprese dal mondo, malinconiche ma anche sornione. Le ripete quasi in serie ma sempre variando musicalmente i particolari (al lotto 492 il cappello piumato). Una combinazione e scombinazione di note, partiture che sono forse la sua poesia esistenziale più bella. Stima: 14.000€/16.000€.

Xavier Bueno, Bambino, olio su tela, 40x50, 1970
Xavier Bueno, Bambino, olio su tela, 40×50, 1970 – Lotto n. 494 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Il tema dell’infanzia (lotto n. 494 “Bambino”) è uno dei più affrontati dallo spagnolo Xavier Bueno a partire dagli anni ’50. È il momento della fine, umana e artistica, del percorso che lo ha portato fin lì a Firenze, all’esperienza dei Pittori moderni della realtà, fianco a fianco col fratello Antonio.

La rottura fu causata principalmente dal diverso ruolo che i due artisti attribuivano all’arte e anche ad una diversa tempra (schivo, sicuro di sé e impegnato nel reale Xavier; bisognoso di affermazioni e riconoscimenti, aperto alle avanguardie Antonio).

Scrive benissimo Philippe Daverio a proposito della reiterazione di questo tema nelle figure infantili “cariche di realismo sociale e di malinconia in Xavier, nei ritratti dell’infanzia dolente già conservata nella memoria in anni giovanili e riconosciuta nelle strade brasiliane, durante il viaggio del 1954. In questo Xavier non sarà indenne da influssi modernisti, dalle influenze del segno espressionista e dai periodi picassiani dedicati a umili e bambini” (dal Catalogo della mostra tenutasi a Villa Bardini nel 2016 “Doppio Ritratto, Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione”, a cura di Stefano Sbarbaro, Polistampa, pp. 61-62). Stima: 14.000€/16.000€.

Giosetta Fioroni, Bambino solo, pittura argento e grafite su carta intelata, 70x50, 1967
Giosetta Fioroni, Bambino solo, pittura argento e grafite su carta intelata, 70×50, 1967 – Lotto n. 504 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Allieva di Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma, Giosetta Fioroni (classe 1932) già nel 1955 partecipa alla Biennale di Venezia. I primi ‘argenti’ della Fioroni (lotto n. 504 “Bambino solo”) sono presentati nel 1961 in una mostra alla Galleria La Tartaruga di Roma di Plinio De Martiis.

“Dal 1963 in poi la partenza per un quadro è stata spesso una foto o un ritaglio di giornale a volte proiettato sulla tela. Per questo forse si è parlato dell’influenza di Warhol su quello che facevo. Ma le mie immagini d’alluminio sono dipinte col pennello, con la simpatia artigianale che l’uso del pennello comporta a differenza del distacco industriale di Warhol!” (tratto da G. Fioroni, Altrouno, La Nuova Foglio Editrice, Macerata,1976 p.43).

L’aspetto umano e malinconico dunque è prominente nella Fioroni. L’artista dipinge con sensibilità in particolare quando affronta il tema dell’infanzia che ricorrerà in tutta la produzione successiva, dai ‘teatrini’, alle carte, alla ceramica.

Sono opere (gli ‘argenti’) che la porteranno ad esporre con i protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo (Festa, Schifano, Angeli) alla Biennale del 1964 (la Biennale della Pop Art). Stima: 12.000€/14.000€.

Renato Mambor, Senza titolo, tecnica mista su carta, 69x98, 1963
Renato Mambor, Senza titolo, tecnica mista su carta, 69×98, 1963 – Lotto n. 513 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Altro artista della “giovane scuola di Roma” degli anni ’60, nella definizione di Cesare Vivaldi, Renato Mambor espone nel 1963 in una personale alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis.

È in questi anni fra i protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo e porta avanti la ricerca di spersonalizzazione dell’opera d’arte nel tentativo di fare tabula rasa dell’arte del passato.

Nel 1961 dipinge la serie dei “Segnali stradali”: oggetti bidimensionali che rappresentano un linguaggio codificato e oggettivo.

Da qui alla serie degli “uomini statistici” il passo è breve. Nell’opera al lotto n. 513 “Senza titolo” ci sono le sue sagome umane-segnale, realizzate in serie, serializzate (Mambor usava un timbro dalla matrice in gomma per riprodurle). La sottile variazione delle figure però innesca anche una sensibilizzazione di quel “costante processo di raffreddamento delle idee” (da Pitagora, Paola, Fiato d’artista. Dieci anni a piazza del Popolo, Sellerio, Palermo, 2001, p. 71) indicato come peculiare della ricerca dell’artista. C’è in queste figure la stessa disarmante malinconia dei bambini argentati della Fioroni. Stima: 9.000€/10.000€.

Renato Birolli, Le cinque terre, olio su tela, 65x100, 1955
Renato Birolli, Le cinque terre, olio su tela, 65×100, 1955 – Lotto n. 519 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Renato Birolli nasce nel 1905 a Verona e qui studia all’Accademia di Belle Arti. Viene subito a contatto negli anni ’20 con gli artisti di avanguardia dell’epoca, Guttuso, Sassu, Manzù. Artisti che ritroverà alla fine degli anni ’30 nella frequentazione del movimento Corrente (che poi confluirà nell’impegno sociale del Fronte Nuovo delle Arti). In questi anni la pittura di Birollie è improntata ad una ‘fabulazione figurativa’ che unisce postcubismo e lirismo astratto di matrice europea.

Nel 1950 è fra gli otto artisti del Gruppo promosso dal critico Lionello Venturi. Negli anni ’50 dipinge spesso paesaggi liguri e delle Cinque Terre che frequenta con assiduità (lotto n. 519 “Le cinque terre”).

Le opere di questi anni mostrano l’influenza dell’espressionismo americano sull’artista veronese, in particolare nell’uso del colore, steso con una sensibilità tutta veneta e memore della lezione di Van Gogh e Cézanne. Nel 1936 Birolli aveva scritto nei “Taccuini”: “il colore non è materia, è nucleo emozionale” mostrando una convinzione del valore non semplicemente estetico ma esistenziale della rappresentazione. Stima: 21.000€/24.000€.