Asta Meeting Art n. 816 – Sabato 26 e Domenica 27 Novembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le prime due sessioni dell’asta n. 816 “Opere dell’arte moderna e contemporanea” della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 26/27 novembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Enrico Baj, Piccolo ultracorpo, olio, collage e ovatta su tela, 50x60, 1958
Enrico Baj, Piccolo ultracorpo, olio, collage e ovatta su tela, 50×60, 1958 – Lotto n. 42 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Enrico Baj esordisce a 27 anni nel 1951 alla Galleria San Fedele di Milano con opere informali che già preannunciano l’insofferenza di questo artista anarchico ad essere circoscritto in una maniera.

Nel 1952 Baj darà vita, con Sergio Dangelo, al Movimento nucleare. Si legge nel Manifesto : “le forme si disintegrano: le nuove forme dell’uomo sono quelle dell’universo atomico. Le forze sono le cariche elettriche. La bellezza ideale non appartiene più ad una casta di stupidi eroi, né ai robot. Ma coincide con la rappresentazione dell’uomo nucleare e del suo spazio”.

Un arte contro ogni ‘ismo’, riaffermata di nuovo nel 1957 nel Manifesto Contro lo Stile. Le opere di questi anni raccontano appunto una realtà atomica, una natura in divenire, descritta impietosamente nella sua struttura particellare, spaccata come la terra al lotto n. 42, abitata da osceni, primitivi, grotteschi “piccoli ultracorpi”. Un mondo brutto che rinasce alla bellezza o all’artificio di essa. Come disse Jean Baudrillard: Baj ovvero la mostruosità messa a nudo dalla pittura”. Stima: 21.000€/24.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 35x45, 1954
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 35×45, 1954 – Lotto n. 51 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Antonio Sanfilippo, trapanese, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze studiando con Felice Carena e poi all’Accademia di Belle Arti di Palermo dove si avvicina al neo-cubismo.

Nel 1947 firma il Manifesto del Gruppo Forma 1 che propone un ‘soggettivismo oggettuale’ espressione delle intuizioni dell’artista. Parteciperà in seguito alle attività della libreria Age d’Or e si avvicinerà agli ambienti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Dal 1952 inizia la sperimentazione di un linguaggio astratto di natura segnica e inizia la collaborazione con il gallerista Carlo Cardazzo. Espone alla Galleria del Cavallino a Venezia e poi alla Galleria del Naviglio a Milano. Queste sperimentazioni collocano Sanfilippo nell’ambito delle indagini coeve degli spazialisti milanesi.

Matasse di significante che sembrano la rappresentazione di una materia che prenda forma si articolano su più piani e nello spazio in una sorta di introspezione di un ragionamento mentale. Così racconta le sue opere l’autore: “mi servo quasi esclusivamente di segni grafici posti sulla superficie con molta immediatezza e rapidità e tali da formare un insieme non arbitrario o casuale ma conseguente ad un determinato ragionamento formale. La forma viene così determinata dal complesso variamente raggruppato dei segni che nei miei quadri hanno una grande variazione”.

Per queste opere Michel Tapié annoverò Sanfilippo fra i protagonisti dell’art autre. Nel 1954, anno di esecuzione del lotto al n. 51 “Senza titolo”, Sanfilippo partecipa alla Biennale di Venezia (ci sarà ancora nel 1964 e nel 1966 con sala personale) e vince il Primo Premio per la Pittura italiana. Stima: 18.000€/20.000€.

Emilio Scanavino, Alfabeto senza fine, acrilici su cartone, 45x50, 1971
Emilio Scanavino, Alfabeto senza fine, acrilici su cartone, 45×50, 1971 – Lotto n. 57 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un esemplare dal ciclo degli “Alfabeti senza fine” di Emilio Scanavino al lotto n. 57.

Nota Luca Massimo Barbero come nello lo “spazio della pittura di Scanavino si avverta sempre un’eco, sospesa, profonda […] quasi sia per lui possibile tracciare l’emozione del materializzare l’essenza del mistero delle cose, della scoperta intera, intensa, di un nuovo presentarsi della realtà […] La sua è la conquista di uno stato, un momento irripetibile, conseguita attraverso una forma di fremente attesa e di inquieta chiarezza, dove tutto è in perpetua instabilità eppur costruzione superiore, quasi una lucida struttura del destino” (da “Scanavino. Dipinti su carta”, 2012).

Gli alfabeti di Scanavino potremmo davvero definirli “lucide strutture” che rappresentano la necessità di indagare e comunicare il flusso delle cose: dare una forma all’informe, illuminare un’oscurità, anche se tragica, è il compito dell’arte e di noi uomini.

Il ‘ciclo’ degli “Alfabeti” risale nella pittura di Scanavino al secondo quinquennio degli anni ’50 quando queste opere fanno la loro prima apparizione. Resteranno una costante in tutta la produzione successiva, come poesie mai ripetitive. Altro bell’esempio di “Alfabeto senza fine” del 1974 in asta al lotto n. 86. Stima: 8.000€/9.000€.

Gastone Novelli, Cultura di massa, tecnica mista su tela, 45x60, 1962
Gastone Novelli, Cultura di massa, tecnica mista su tela, 45×60, 1962 – Lotto n. 61 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato a Vienna nel 1925, Gastone Novelli si forma inizialmente a Firenze, dove studia Scienze Politiche, e poi soprattutto in Brasile dove inizia a dipingere e insegna presso l’Istituto Superiore del Museu de Arte di San Paolo. In Brasile entra in contatto con Max Bill, e conosce i lavori di Calder, Le Corbusier, Klee. Nel 1955 torna in Italia.

Alla fine degli anni ’40 quello di Novelli è un linguaggio pittorico espressionista che all’inizio dei ’50 si orienta verso il concretismo astratto.

Nel corso degli anni ’50 la ricerca dell’artista si fa originale. Novelli si esprime per frammenti con una organizzazione memoriale dello spazio dove cronaca, intertestualità, citazioni si dispongono su un piano agerarchico e in modo combinatorio a rappresentare uno stato dell’essere, la divinazione di un momento.

Già a fine del decennio Novelli introduce parole e testo nelle sue composizioni. Un ciclo importante sono i calendari (la cui struttura è qui ripresa al lotto n. 61 “Cultura di massa”). Il tempo diventa un sistema di rappresentazione orizzontale che di fatto annulla se stesso, fermandolo, e racconta parole, suoni, concetti. Un mondo d’immaginazione assai vicino alla poesia visivaStima: 21.000€/24.000€.

Roberto Crippa, Oiseau, collage (tela, giornali e legno) su tavola, 65x53, 1961
Roberto Crippa, Oiseau, collage (tela, giornali e legno) su tavola, 65×53, 1961 – Lotto n. 71 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un bel collage di tela, giornali e legno di Roberto Crippa, anno 1961, al lotto n. 71 “Oiseau”.

Conclusasi la propulsione dell’astrattismo espressionista dei primi anni ’50 che ha visto l’artista monzese protagonista con il ciclo delle “Spirali”, Crippa sperimenta, alla fine del decennio, l’energia della materia. È stato infatti artista dal grande vitalismo.

Influenzato dal surrealismo e dalle avanguardie di quegli anni fanno l’apparizione nelle sue composizioni figure zoomorfe. Per esse Crippa utilizza legni, sugheri, stoffe e ritagli di giornale, li incolla e salda usando il Vinavil, con modi ereditati per esempio dal cubismo.

A questo proposito, in un catalogo per la Galleria Jolas, André Pieyre de Mandiargues  definisce Crippa un “architetto, un muratore, uno scultore, un ebanista, un orafo”. Meglio sarebbe in queste opere definirlo “apprendista stregone”: dai “totem” l’artista passa alla rappresentazione dello spirito della natura, divinato e invocato negli animali, con i materiali stessi della terra e i comuni strumenti degli uomini. Stima: 6.000€/7.000€.

Antonio Corpora, Fantasia, olio e murale su tela, 130x162, 1977
Antonio Corpora, Fantasia, olio e murale su tela, 130×162, 1977 – Lotto n. 92 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato a Tunisi nel 1909 Antonio Corpora, dopo una prima personale a Palazzo Bardi nel 1930 a Firenze, si trasferisce a Parigi dove entra in contatto con le avanguardie post-impressioniste e fauves che avranno un grande influsso sul suo modo di concepire il colore.

Negli anni ’50 l’artista è a Roma dove partecipa dapprima al Fronte Nuovo delle Arti e poi al Gruppo degli Otto (con Afro, Vedova, Birolli, Morlotti, Moreni, Santomaso, Turcato).

Negli anni Corpora sviluppa un astrattismo lirico personalissimo che trova una delle migliori espressioni alla fine degli anni ’70 quando sperimenta anche le tecniche del murale e del dripping nel segno di una rinnovata libertà espressiva (lotto n. 92 “Fantasia” del 1977). Stima: 14.000€/15.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di pvc in romboidale, 72x72, 1961-1965
Toni Costa, Dinamica visuale, legno e strisce di pvc in romboidale, 72×72, 1961-1965 – Lotto n. 99 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Toni Costa è uno dei fondatori del Gruppo N di Padova nel 1959. Sono i “disegnatori sperimentali” Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Edoardo Landi, Manfredo Massironi a dar vita al movimento.

Sono artisti che propongono una nuova visione dell’arte, al passo con i tempi e con lo sviluppo tecnologico, per un’arte i cui confini siano attraversati dalla contaminazione di design industriale, scultura, pittura, sperimentazione ambientale.

Nel 1961, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 99 “Dinamica visuale”, Toni Costa partecipa alla Biennale di Zagabria e alla mostra “Art Abstrait Constructif International” allestita nella Galleria Denise René di Parigi.

Costa svolge ricerche orientate al costruttivismo che mirano ad un indagine sul dinamismo ottico al fine di una ‘spersonalizzazione’ dell’oggetto artistico. Quest’ultimo si anima nell’ambiente solo per un intervento esterno, la visione, che a seconda della direzione della percezione e l’incidenza della luce sui colori crea ogni volta un’esperienza. Sue opere anche al MoMA di New York. Stima: 45.000€/50.000€.

Omar Galliani, Liberate gli angeli, studi per grande disegno siamese nella costellazione Orione, grafite e pastelli su tavola, 120x120x7.5
Omar Galliani, Liberate gli angeli, studio per grande disegno siamese nella costellazione Orione, grafite e pastelli su tavola, 120x120x7.5 – Lotto n. 177 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Opera reduce probabilmente dalla mostra alla Galleria Bonioni del 2013 “Omar Galliani. Liberare gli angeli” quella al lotto n. 177 “Liberate gli angeli, studio per grande disegno siamese nella costellazione Orione”.

Scrive il curatore Alberto Zanchetta, curatore della mostra, nel testo introduttivo al catalogo: “Omar Galliani ha capito che l’arte è senza tempo e che l’artista deve attingere alle sue origini minerali-anatomiche. L’anatomia è quella del braccio, che trova nella mina della matita il suo prolungamento, come fosse un’estensione naturale più che artificiale. Tale propaggine è anche una [es]tensione prolungata del gesto, quindi del segno, che ha in sé l’agone della performance. Si convenga allora nel considerare Galliani un performer che ha scelto la devianza del disegno, svincolandosi dall’ossessione narcisistica di mostrarsi, preferendo semmai rivelare le tracce lasciate dal proprio corpo. Un corpo che tende all’esenzione, che manca ma non si annulla (restando evocato)”.

Omar Galliani insegna pittura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Negli anni ’80 è stato protagonista dei movimenti degli Anacronisti e del Magico Primario. Le sue opere infondo mantengono ancora quella suggestione, tese alla ricerca di una bellezza magica nel disegno e nel soggetto, una bellezza che non sia fine a se stessa ma che faccia riflettere sulle domande fondanti del nostro essere qui, della nostra esistenza. Stima: 12.000€/14.000€.

Luciano Ventrone, natura morta, olio su tela, 60x90, 1988
Luciano Ventrone, natura morta, olio su tela, 60×90, 1988 – Lotto n. 182 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Luciano Ventrone è un pittore iper-realista nato a Roma nel 1942. Vive l’infanzia e parte dell’adolescenza in Danimarca a causa della guerra. Tornato in Italia approfondisce gli studi alla Facoltà di Architettura. Una svolta sarà il suo incontro col critico Federico Zeri che l’ha definito “il Caravaggio del ventesimo secolo”.

Nelle opere di Ventrone non ci sono significati dichiarati. Esse vogliono essere una pura rappresentazione della realtà e dei rapporti di colore e luce. Il tentativo è quello di riportarla al centro, la realtà, di avere un significato fermo al di là di elucubrazioni concettuali che l’hanno fatta da padrone nel secondo cinquantennio del Novecento e che Ventrone ha frequentato ma di cui non si è sentito mai parte (pittura new dada, astratta, concettuale, etc.).

Un’incredibile talento quello di Ventrone che dà i risultati migliori nelle nature morte (lotto n. 182 “Natura morta”). L’artista infatti dipinge anche ritratti e paesaggi impeccabili ma che tendono a rimanere freddi, perché diciamolo le sensazioni soggettive ci rendono uomini, le imperfezioni. Un frutto perfetto invece porta su di sé il marchio della caducità. Ecco allora la sensazione che nasce di fronte ai frutti verosimili all’eccesso, più veri del vero di Ventrone: avvertiamo che finiranno e, anche contrariamente a quanto vorrebbe l’artista, per questo li sentiamo tragici e perfetti. Stima: 18.000€/20.000€.

Asta Wannenes – Milano, 24 Novembre 2016 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta della Casa d’Aste Wannenes relativa all’Arte Moderna e Contemporanea si terrà Giovedì 24 Novembre 15 alle ore 19.00. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Bernard Aubertin, Tableau Clous, chiodi su tavola, 20x20, 1968
Bernard Aubertin, Tableau Clous, chiodi su tavola, 20×20, 1968 – Lotto n. 25 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Artista francese nato nel 1934 a Fontenay-aux-Roses, Bernard Aubertin partecipò al “Gruppo Zero” di Düsseldorf  insieme a Heinz Mack, Günther Uecker e Otto Piene all’inizio degli anni ’60.

L’uso del rosso, fin dagli esordi, è la caratteristica più evidente del linguaggio pittorico dell’artista. Il rosso rappresenta un’esigenza primaria e primordiale. Richiama il fuoco e il sangue, rispettivamente elementi distruttivo il primo e rigenerativo il secondo.

Dopo l’incontro con Yves Klein nel 1957 Aubertin “[…] capisce in che direzione cambiare il suo modo di fare pittura. Sceglie istintivamente di lavorare con il rosso, riconoscendolo come portatore di una forza primordiale e liberatoria, capace di incarnare quell’ansia di ridefinizione dei canoni stilistici e estetici che sentiva sempre più pressante in sé. Il gesto energico dell’artista è presenza viva, ancor più che nei Monochromes rouges, in una serie di opere di due anni successiva, i Tableaux-clous, in cui cerca di rompere con la bidimensionalità della pittura nel tentativo di conferire “una nuova vibrazioneal monocromo”. Pianta dei chiodi su delle tavole di legno, trapassandole da parte a parte […] (dal testo critico di Melania Gazzotti).

I primi esemplari di “Tableau Clous” (lotto n. 25) risalgono agli anni ’60. Dopo il 1968 sono stati iper-prodotti dall’artista. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Melotti, Poesia, ottone, 120x44x30, 1962
Fausto Melotti, Poesia, ottone, 120x44x30, 1962 – Lotto n. 28 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

“[…] la musica mi ha richiamato, disciplinando con le sue leggi, distrazioni e divagazioni in un discorso equilibrato […]” afferma l’artista, poeta e musicista di Rovereto, Fausto Melotti, nel discorso per il premio Rembrandt nel 1973 a Milano parlando della sua arte.

Melotti si forma nella Brera degli anni ’30 con Fontana nel clima Kandinskijano di promozione e sperimentazione dell’arte astratta. Il linguaggio che gli appartiene è stato definito ‘astrazione musicale’ per il lirismo e gli studiati rapporti delle sue composizioni (fu al contempo pianista e ingegnere elettrotecnico).

“Poesia” al lotto n. 28 è un’espressione precisa di quelle dichiarazioni. La scultura di Melotti è un equilibrio instabile ma resistente, struggente e potente allo stesso tempo. È un rapporto di pesi contrappuntistico in cui gli opposti si compensano: il sottile e il robusto, il vuoto e il pieno, l’orizzontale e il verticale, l’ombra e la materia.

E che altro è la poesia se non questo riassumere le contraddizioni, la conciliazione degli estremi, delle impressioni divergenti dell’esistenza. Stima: 180.000€/240.000€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 100x81, 1967
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 100×81, 1967 – Lotto n. 38 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Opera di Antonio Corpora passata ultimamente più volte in asta al lotto n. 38 “Senza titolo”.

Si tratta di un’opera rappresentativa della pittura dell’artista romano della seconda metà degli anni ’60. Il ‘lirismo del colore’ acquisisce tonalità più tenui e le forme tendono ad organizzarsi geometricamente, aiutate dall’uso della spatola.

Corpora parteciperà con 16 grandi tele di questo tipo alla Biennale di Venezia del 1966: della serie famose le due opere “Verde spazio” e “Giallo spazio”, la prima acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Roma e l’altra adesso al Museo Novecento di Firenze.

Sono opere, come quella in asta, che raccontano una dimensione intima dell’artista, al confine fra divagazione e immersione da e in uno spazio reale, ricordato o immaginato. Si tratta di impressioni lontane, memorie attutite di ciò che è stato, in un’astrazione fedele al contatto con la realtà come nell’originaria concezione del Gruppo degli Otto cui Corpora appartenne fra il 1952 ed il 1954. Stima: 6.500€/7.500€.

Giuseppe Santomaso, Spazio azzurro grigio, olio su tela, 140x110, 1973
Giuseppe Santomaso, Spazio azzurro grigio, olio su tela, 140×110, 1973 – Lotto n. 40 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Giuseppe Santomaso, veneziano formatosi alla locale Accademia di Belle Arti, è negli anni ’40 una delle anime astratte del Fronte Nuovo delle Arti.

Di lì a poco proseguirà la sua esperienza nel Gruppo degli Otto propendendo per un rinnovamento in chiave astratta di una pittura che tragga spunto e motivazione dal reale.

Negli anni ’60 la pittura di Santomaso approda all’informale che però l’artista declina in modo personale in una tensione di equilibrio formale e armonia che dà rilievo alle ricerche sulla luce.

Gli anni ’70 riflettono l’aspetto meditativo, analitico e concettuale della produzione di Santomaso (lotto n. 40 “Spazio azzurro grigio”): colorismo di contrasto e chiarismo, lasciti della formazione veneziana, invadono uno spazio reso minimale, quasi testimonianza del ‘farsi da sé’ dell’opera. Opere che rappresentano uno stato emozionale, animato dai tocchi leggeri e dalle timide interruzioni dell’artista. Stima: 18.000€/22.000€.

Raoul Dufy, Nice, Les barques, olio su tela, 38x46, 1929
Raoul Dufy, Nice, Les barques, olio su tela, 38×46, 1929 – Lotto n. 62 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Raoul Dufy è stato un grande colorista francese. Nato a Le Havre nel 1877 qui fu iniziato alla pittura. Studiò all’École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi entrando in contatto con gli impressionisti.

Nel 1905 fu talmente affascinato dalla visione dell’opera Luxe, Calme et Volupté di Henri Matisse esposta al Salon des Indépendants che da allora intraprese la strada del fauvismo.

Una delle caratteristiche più originali della pittura di Dufy è dagli anni ’20 la dissociazione fra colore e disegno. Colpito dalla diversa percezione e persistenza delle caratteristiche dell’immagine sulla retina degli oggetti in movimento relativo, l’artista stende il colore a chiazze andando poi in un secondo momento a disegnare liberamente col tratto le figure su di esse. Stima: 70.000€/90.000€.

Alberto Sughi, Uomo che dorme, olio su tela, 150x130, 1963
Alberto Sughi, Uomo che dorme, olio su tela, 150×130, 1963 – Lotto n. 74 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Alberto Sughi, pittore cesenate, è stato una figura indipendente o meglio ‘individualista’ nel percorso artistico del secondo cinquantennio del nostro novecento.

Si forma artisticamente da autodidatta. Una forte impronta sul suo linguaggio avrà la frequentazione a Roma negli anni ’50 del Gruppo di Portonaccio (Marcello Muccini, Renzo Vespignani).

Dal 1956 le opere di Sughi accentuano il passaggio dal “realismo sociale” al “realismo esistenziale” (un bell’esempio al lotto n. 74 “Uomo che dorme”).

Pittore della vita moderna, Sughi ne ha rappresentato le contraddizioni, con uno sguardo metafisico che si è sempre più concentrato sull’uomo, sull’esemplarità di ogni atto dell’essere al mondo, descritto senza eufemismi ed edulcorazioni. Stima: 3.500€/4.500€.

Luca Pignatelli, Treno, olio su tela di copertura di valgono ferroviari, 63x80, 2012
Luca Pignatelli, Treno, olio su tela di copertura di vagone ferroviario, 63×80, 2012 – Lotto n. 82 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Milanese, classe 1962, Luca Pignatelli debutta a Milano al Centro San Fedele nel 1984.

I suoi soggetti sono già statue classiche e aerei da guerra. Ma è nel 1998 che l’artista scopre la pittura su i teloni di copertura dei vagoni ferroviari.

Sopra vi dipinge immagini di modernità e antichità: Pompei, New York, treni (lotto n. 82 “Treno”), volti di Afrodite, sculture di imperatori romani. Pignatelli rappresenta miti, ne disvela la potenza di contrasto come se davvero scoprisse la forza di una locomotiva togliendole il velo che l’ha custodita nella notte.

L’intenzione è quella di rappresentare la nobiltà del mito come simbolo della nostra storia, di riportare attraverso l’arte la grandezza del nostro passato nella prosaicità della vita moderna e della società consumistica. Quella che da sempre dovrebbe essere la missione dell’arte. Stima: 10.000€/15.000€.

Eugenio Cuttica, La Nina, olio su tela, 185x134, 2004
Eugenio Cuttica, La Nina, olio su tela, 185×134, 2004 – Lotto n. 84 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes 24 Novembre 2016

Artista contemporaneo argentino nato a Buenos Aires nel 1957 Eugenio Cuttica lavora fra Buenos Aires, New York, Miami e Milano.

L’opera al lotto n. 84 “La Nina”, di notevoli dimensioni, rappresenta al meglio la natura della sua pittura figurativa di matrice simbolista tesa al raggiungimento di uno stato di espressione e contemplazione mistica.

Cuttica è in Argentina uno dei protagonisti dei movimenti che come in Italia la Transavanguardia negli anni ’80 hanno promosso il ‘ritorno alla pittura’, una pittura tutt’altro che realista, con l’obiettivo di una nuova interpretazione della realtà.

Nell’opera in asta un soggetto tipico di Cuttica, che sovente rappresenta la figura umana: un campo coltivato a fiori che richiama la forza e l’immensità della natura e il dissolversi di una ragazza verso il cielo, in piedi su una sedia, quasi simbolo allo stesso tempo delle possibilità degli artifici umani sulla natura stessa e della vanità della condizione umana. Stima: 20.000€/25.000€.