Asta Meeting Art n. 829 – 17/18 e 21/22 Giugno – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le sessioni I-IV dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 17/18 giugno 2017 alle ore 14.30 (sessioni I-II, lotti 1-200) e nei giorni 21/22 giugno, ore 16.00 (sessioni III-IV, lotti 201-300). La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73x50, 1953
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Filippo Scroppo nasce a Riesi, in provincia di Caltanissetta, nel 1910 da genitori valdesi. Si laurea in Lettere a Torino. Profondamente religioso si iscrive in seguito alla Facoltà valdese di Teologia a Roma.

Nel dopoguerra partecipa alla vita culturale e artistica torinese. Collabora a “L’Unità” come critico d’arte. Nel 1948 è assistente di Felice Casorati alla cattedra di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino dove insegnerà fino al 1980.

Ancora nel 1948 Scroppo fonda con Francesco Menzio, Albino Galvano, Italo Cremona, Mino Rosso e Felice Casorati la sezione torinese dell’Art Club, di cui diviene segretario.

Nel 1948, 1950, 1952 e nel 1962 sarà presente alla Biennale di Venezia. La pittura di Scroppo negli anni ’50 è puramente astratta, contrassegnata dall’adesione alle idee concretiste del M.A.C. torinese capeggiato da Scroppo stesso e da Albino Galvano. Del Gruppo fanno parte anche Annibale Biglione e Adriano Parisot. In seguito si aggregheranno Carol Rama e Paola Levi-Montalcini.

Fra il 15 e il 29 dicembre 1950 Galvano e Scroppo espongono alla Libreria Salto di Milano con presentazione di Gianni Monnet. Nelle parole di Galvano, teorico poi del Movimento M.A.C. e critico d’arte: “[Scroppo] ha dato lo spettacolo inconsueto di un non-conformismo che ha permesso alle sue convinzioni marxiste di non impedirgli l’esperienza astratta, attraverso le due articolazioni, prima dell”egometrico’ e poi di forme più aperte e libere” anticipando in queste ultime parole quel “concretismo della linea curva” assai lodato in Scroppo da Gillo Dorfles e presente al lotto n. 13 “Opera M.A.C.”. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – da meetingart.it
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60x40, anni ’50
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Albino Galvano a Torino fu allievo di Felice Casorati, alla ricerca, come ebbe a scrivere, del “segreto di una sintesi in cui il dato naturale risultava assorbito e trasfigurato”.

Studioso di spiritualismo, antropologia e interessato ai temi religiosi Galvano si laureò in tali argomenti alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino.

Già negli anni ’30 la pittura di Galvano (che partecipa alla Biennale di Venezia nel 1930, nel 1936 e nel 1948 e alle Quadriennali di Roma del 1931 e del 1935), ancora figurativa, mostra una sintetismo fauve e un repertorio di soggetti “pesci, molluschi, conchiglie, vecchi libri accartocciati, crocefissi e acquasantiere barocchi, nudi tortili come molluschi e paesaggi incerti tra quegli andamenti sinuosi e un modesto cézannismo che era nell’aria” (in A.G., a cura di Albino Galvano, Torino, 1979, p. 98), di ispirazione anti-novecentista che preludono alla netta separazione fra elemento iconografico e idea morale di pittura.

Con l’adesione al M.A.C Movimento Arte Concreta e la formazione del Gruppo torinese da lui capeggiato (Scroppo, Parisot, Carol Rama, Paola Levi-Montalcini), gli ‘oggetti’ nella pittura di Galvano divengono sagome e pretesti per una libertà fantastica che, pur fine a se stessa, si nutre delle suggestioni proprie della vastissima cultura antropologica e religiosa dell’artista: quasi feticci, simboli dal sapore iniziatico e cabalistico.

Nel biennio 1953 e 1954 inoltre, anni a cui forse può essere attribuita l’opera al lotto n. 14 “Senza titolo”, Galvano introduce nelle proprie opere richiami e citazioni spazialiste, qui riscontrabili nella mezzaluna nella parte in alto a sinistra del dipinto. Stima: 3.000€/4.000€.

Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130x162, 1972
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Antonio Corpora, “Follia di elementi” al lotto n. 73 è una grande opera dell’artista di origini tunisine (1909-2004).

Protagonista dell’astrattismo e sostenitore del rinnovamento della pittura italiana nel primo dopoguerra Corpora promuove a Roma il Gruppo anti-novecentista dei neo-cubisti con, fra gli altri, Renato Guttuso, Sante Monachesi e Giulio Turcato.

La sua esperienza pittorica passerà poi per il Fronte Nuovo delle Arti e il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi a descrivere una parabola fra astrattismo e realismo che lo porterà alla definizione negli anni ’50 di un informale sui generis fatto di accensioni luministiche e spaziali, quasi organiche.

Dagli anni ’60 invece, in particolare dalla seconda metà, la pittura di Corpora torna alla bidimensionalità definendosi in campiture più nette di colore il cui accennato concretismo geometrico però non concede mai alla riduzione di un piglio libertario che si articola fra i due poli dell’istinto autoriale e di una spontanea predilezione per l’auto-espressione del colore e della materia. Stima: 27.000€/30.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – da meetingart.it
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5x54, 1971
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella opera della trapanese Carla Accardi al lotto n. 93 “Senza titolo”. Ed negli anni ’50 che si definisce la personalità pittorica della Accardi, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e protagonista femminile dell’avanguardia astratta romana del dopoguerra all’interno del Gruppo Forma 1.

Al 1954 risalgono le prime opere puramente astratte dell’artista, che definisce un linguaggio personale segnico che Germano Celant ha messo in relazione con il femminismo della Accardi.

Secondo Celant le prime opere segniche in bianco e nero della Accardi esprimono “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità” nella ricerca di una “identità e differenza” che si accende attraverso i contrasti e la tensione generata dalla ripetizione, dalle curve, dalle diagonali, in un articolarsi quasi ‘generativo’ del tratto. Tipiche degli anni ’70 le opere optical, quale questa al lotto n. 93 “Senza titolo”, realizzate attraverso colori complementari dal contrasto acceso che accentuano la discordanza di una duplicità consustanziale alle realizzazioni dell’artista trapanese.

Da ricordare che la Accardi partecipò al movimento femminista culminato negli anni ’70 nella fondazione di Rivolta Femminile con  Carla Lonzi ed Elvira Banotti. Stima: 32.000€/36.000€.

Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – da meetingart.it
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59x45, 1934
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Pittore, scenografo e architetto Pippo (Giuseppe) Oriani nasce a Torino nel 1909. Dopo gli studi di architettura aderisce nel 1928 al gruppo futurista torinese incoraggiato da Enrico Prampolini. Fu su invito dell’amico Fillia a prendere contatto con le avanguardie europee che Oriani si trasferì a Parigi fra il 1930 ed il 1935.

In questi anni partecipa più volte alla Biennale di Venezia nel 1930, 1932, 1934, 1936 e nel 1938.

Gli anni parigini vedono l’artista impegnato su più fronti, ed anche la sua produzione artistica risente di varie influenze: da una lato le nature morte cubiste con strumenti musicali alla Severini (lotto n. 120 “Cafè”) e arlecchini picassiani, dall’altra nel 1931 l’adesione all’aeropittura nel filone idealista cosmico caldeggiato da Fillia e Prampolini. Oriani lavora poi anche al cinema realizzando sempre nel 1931 con gli scrittori Tina Cordero e Guido Martina il lungometraggio futurista Vitesse (Velocità).

Si tratta insomma di un’opera datata, degli anni migliori dell’artista torinese. Stima: 8.000€/9.000€.

Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – da meetingart.it
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80x80, 2013
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Opera recente del fiorentino Luca Alinari (classe 1943) al lotto n. 154 “Senza titolo”. Artista autodidatta Alinari studia letteratura e filosofia.

La prima personale è del 1972 alla Galleria Michaud di Firenze con presentazione di Enrico Crispolti e opere dal sapore pop che rappresentano interni abitativi. Nel tempo gli elementi figurativi che Alinari decontestualizza tendono a popolare paesaggi fantastici e a farsi racconto; sviluppo artistico che si fa evidente nella mostra del 1984 presso i Magazzini del Sale a Siena.

Renato Barilli lo invita alla Biennale di Venezia nel 1982 e poi alla rassegna ‘Anniottanta’ a Rimini nel 1985.
Nel 1986 Alinari partecipa nella sezione ‘Emergenze nella ricerca artistica dal 1950 al 1980’ alla XI Quadriennale di Roma.

Onirismo, memoria, ricordi di fanciullezza, cromie accese e materia sono le caratteristiche della pittura di Luca Alinari. Il divertimento è un aspetto che si coglie guardando un suo quadro: divertimento a cesellare, punteggiare, stendere gli strati di colore, a rifinire le sfumature delle case, le singole parti di un aereoplano: proprio come farebbe un bambino. Al contempo c’è in Alinari l’ironia dell’uomo adulto verso la stessa, conclamata precisione nel ricordare, nel ripercorrere quasi con feticismo la propria infanzia.

Il risultato alla fine, fra i colori sgargianti, è una bellissima malinconia, quale questa al lotto n. 154. Stima: 4.000€/5.000€.

Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – da meetingart.it
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

È forse l’abbandono estatico del non-sguardo, presente al lotto n. 156 “In Mantra In Petalo”, il soggetto più riuscito di Omar Galliani, artista emiliano di Montecchio Emilia, esponente alla fine del secolo scorso dei movimenti dell’Anacronismo e del Magico Primario.

Ritualità e armonie orientali sono consustanziali alla pittura di Galliani. Il Mantra nelle religioni indiane rappresenta il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare” ovvero è una espressione sacra che consente di entrare in contatto con la propria spiritualità e con il mondo divino e di elevare l’adepto ad un grado superiore di purezza morale.

I Chakra, ovvero centri di energia, corrispondono a zone del corpo e sono contrassegnati dai petali del fiore di loto su cui sono riportati i singoli grafemi del Mantra.

Galliani contamina dunque la realtà e la mimesi della realtà che è l’arte con elementi di spiritualità compiendo una operazione di ri-significazione del nostro essere al mondo e insieme di nobilitazione del mezzo artistico che diviene strumento di celebrazione e riflessione del e sul presente. Stima: 4.000€/5.000€.

Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – da meetingart.it
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100x70, 1969
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giosetta Fioroni è stata l’unica figura femminile a partecipare negli anni ’60 alla Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Uscita dall’Accademia di Belle Arti di Roma di Toti Scialoja, nel 1955 è già alla Quadriennale di Roma e nel 1956 alla Biennale di Venezia con dipinti astratti, “un’antipittura esistenziale” come la definisce Emilio Vedova.

Dopo un’esperienza parigina nel 1963 la trovi al Caffè Rosati con gli altri artisti romani che saranno l’anima del pop italiano.

I “quadri d’argento” nascono in questo contesto, nel ritrarre la malinconia di volti popolari e sconosciuti, condannati all’anonimità da una nuova cultura televisiva e massmediale che va più veloce delle reali condizioni economiche e sociali di un’Italia ancora rurale. Con queste opere la Fioroni approda alla Biennale veneziana del 1964 (la Biennale della Pop Art), invitata da Maurizio Calvesi.

La Fioroni usa immagini tratte da rotocalchi e pubblicità, le proietta sulla tela e poi ne delinea i contorni con smalto argentato.

“Warhol fa uno uso specialistico, tecnico e al tempo stesso critico della fotografia […]; mentre la Fioroni vede la fotografia con l’occhio sensibile del pittore, e soffermandosi sugli spazi vuoti che le sue contro-immagini mentali lasciano dietro di sé, sembra volerli riempire con una sfumatura di sentimento” (daV. Rubiu, Fioroni, Ceroli, Tacchi, “Marcatré”, 19-22, aprile 1966, p. 315.). Stima: 18.000€/20.000€.

Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – da meetingart.it
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90x60, 2007
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giovane artista nato ad Alba nel 1977 Valerio Berruti si diploma al DAMS di Torino. Nel 2009 è l’artista più giovane scelto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.

Pittore, scultore, artista multimediale Berruti affronta da sempre il tema dell’infanzia, quel paradiso perduto della memoria recentemente esposto  nella mostra Paradise Lost. L’ombra, l’innocenza, il sole nero alla Galleria MarcoRossi Artecontemporanea a Milano nel 2016.

Forte nell’arte di Berruti è sicuramente la tradizione dell’arte povera torinese: un’arte sintetica e metaforica, quasi ‘concettuale’ che elimina ogni dettaglio per ridursi al perimetro, all’essenza, all’origine anche nella scelta dei materiali: il cemento, la juta, l’affresco.

Berruti attraverso i bambini affronta la condizione umana di cui rappresenta le mille sfaccettature di senso e sentimento. Al lotto n. 170 “Apollo” c’è un bimbo seduto su un sole di speranza; un bimbo che inizia a dipingere il suo mondo, che lo fa dorato, con le mani, come un grande sole. Stima: 10.000€/12.000€.

Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – da meetingart.it
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bellissima ed evocativa l’opera di Luca Pignatelli “Angelo” al lotto n. 199. Nato a Milano nel 1962 Pignatelli studia alla Facoltà di Architettura, influenzato dalle ricerche sul tempo e la memoria di Aldo Rossi.

La pittura di Pignatelli interseca contemporaneità e classicità, approfondisce il concetto di presenza e passaggio attraverso uno stile evocativo che impiega materiali di riuso quali i teloni di copertura dei vagoni ferroviari come nel grande lotto in asta.

Pignatelli riporta in vita i momenti, gli istanti di percezione di realtà del passato che vanno dallo sfrecciare di un treno, alla vista dello skyline di New York, alla prospettiva di una statua greca, fino all’episodio mitologico. E nella precisione non di cogliere il concetto ma l’attimo l’artista milanese cattura il simbolo, imprigionandolo, e riportando con esso in vita una particolare istanza che è perfetta come un ‘modello’ di idea.

Ogni opera di Pignatelli rappresenta in questo senso un’eternità: un’eternità resa umana e che la puoi chiamare col nome, con un identificativo quali sono le lettere seriali sui copertoni dei treni; un’eternità che puoi acchiappare con le corde appese alle tele che circostanziano l’opera alla nostra realtà. Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50x70, 1973-1974
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Vinicio Berti è purtroppo ancora artista molto sottostimato dal mercato dell’arte. Proprio lui che fu insieme a Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti, Mario Nuti e Alvaro Monnini il teorico e fondatore di uno dei movimenti d’avanguardia più importanti del nostro dopoguerra: l’Astrattismo Classico fiorentino.

Berti stesso traccia la sua biografia artistica nel catalogo “Vinicio Berti – Dipinti e Disegni dal 1941-1981”, Limonaia di Villa Vittoria – Palazzo dei Congressi – 16 Maggio/16 Giugno 1984 a cura di  Alessandro Lazzeri:

“[…] All’inizio sono opere classificabili in ambito di generale rinnovamento astratto-concretista europea, poi, dalla seconda metà del 1947, Berti riesce, con quadri come ‘composizione verticale’ e ‘simbolo’, a dare l’iniziale impostazione di una pittura già fuori dal limite pioneristico del primo astrattismo, del suprematismo, del costruttivismo come del concretismo. Pittura di NUOVA CLASSICITÀ che, per nuova dimensione contenutistica e formale, si trova in opposizione decisa alla vecchia classicità ancora componente di fondo malgrado a volte mascherature avanguardistiche, di tanta arte contemporanea figurativa o non figurativa […].

Dal 1950 ad oggi Berti è stato conseguente a questa linea senza mai cedere a tentazioni informali, neo-dadaiste, pop o altro, e ha proseguito nell’ampliamento delle possibilità espressive dell’astrazione classica; così con la serie ‘espansione dell’astrattismo classico’ (1951-1955), ‘cittadelle ostili’ (1955-1956), ‘brecce nel tempo’ (1956-1958), ‘avventuroso astrale’ (1959-1965), a quelle della sua recente produzione ‘cittadelle di resistenza’, ‘partenza zero’, ‘geometria volumetrica’, ‘realtà antagonista’ [lotto n. 225 “Antagonista”], ‘dal  basso in alto’, dove ancora l’atto costruttivo espressionista permane e dimostra come l’iniziale germe dell’astrazione classica, espresso col ‘simbolo’ del 1947, si sta sviluppando conseguentemente al  continuo divenire della realtà nuova”. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.