Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.

Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.