Asta Farsettiarte n. 180 – 26 e 27 Maggio 2017 – Prato, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 180 della Casa d’Aste Farsettiarte di Prato si terrà in tre sessioni nei giorni 26 e 27 Maggio: Sessione I – lotti 1-317, 26 Maggio, ore 15.30; Sessione II – lotti 318-575, 27 Maggio, ore 11.00; Sessione III – lotti 601-702, 27 Maggio, ore 16.00.

Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – da farsettiarte.it
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2x41, 1937
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Una tecnica mista su carta del 1937 di Luigi Veronesi “Senza titolo” come questa al lotto n. 264, di tale qualità, non è opera che si vede passare spesso in asta.

Nato a Milano nel 1908 la formazione pittorica di Veronesi fu perlopiù da autodidatta. Dopo un inizio figurativo, nel 1930 fu folgorato dalla ‘scoperta’ delle opere di Klee, Schlemmer, Kandinskij e gli altri artisti del Bauhaus esposti nel padiglione Germania alla Biennale di Venezia.

Gli anni ’30 dunque segnano il nascere del linguaggio geometrico astratto di Veronesi, una delle prime testimonianze astratte in Italia insieme a quelle di Mauro Reggiani e dei comaschi Manlio Rho e Mario Radice.

Uno spirito ‘illuministico’, una rinnovata fiducia nella scienza e nella collaborazione fra arte e tecnica, l’apertura alla molteplicità delle arti applicate e un approfondimento delle tematiche percettive animano le opere di Veronesi.

Veronesi che non accoglierà mai le teorie mistiche e spiritualiste propugnate da Carlo Belli all’interno del gruppo degli astrattisti milanesi, rimanendo sempre fedele ad una ispirazione che non trascende le forme naturali: “gli stimoli mi vengono tutti dal pensiero, dal cervello; però, siccome io studio molto la natura in tutte le sue manifestazioni, anche le meno appariscenti, e ricerco specialmente la geometria in essa, probabilmente mi arrivano degli stimoli anche da queste osservazioni” (da L. Marucci, Vivere la geometria. Incontro con Luigi Veronesi, in “Luigi Veronesi. Razionalismo lirico 1927-1997”, p. 33). Stima: 2.500€/3.500€.

Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – da farsettiarte.it
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89x119.5, 1961
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Antonio Bueno è stato un’artista italiano di origini spagnole (ottenne la cittadinanza italiana nel 1970).

Nato a Berlino, nel 1940 si trasferì in Italia con il fratello Xavier. Entrambi parteciparono al Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni.

Il Gruppo avrà vita breve anche per l’inquietudine di Antonio che fu uno sperimentatore aperto alle avanguardie e desideroso di crearsi uno stile personale.

A cavallo degli anni ’50 e ’60 il linguaggio di Bueno subisce profonde trasformazioni, passando da un decennio di sperimentazioni metafisiche dove la figura umana ha poco spazio (la fanno da padrone pipe, gusci d’uovo, pennelli) ad un altro in cui l’artista tocca l’arte monocromatica, la poesia visiva, l’arte multimediale, la pop art.

Le precocissime figure in asta nell'”Omaggio alla Scuola di Fontainebleau” al lotto n. 310 sono un interessantissimo e bellissimo esempio di quei personaggi neotenici che caratterizzeranno l’originale figurazione di Antonio.

L’opera compie una perfetta sintesi delle tensioni presenti nella personalità dell’artista di origini spagnole: quelle verso una pittura colta, allegorica, decorativa nel manierismo, rinascimentale nella perfezione formale, insieme erotica e investita di sacralità. Al lotto n. 310 c’è tutto questo, in una estremizzazione ‘astratta’ di quelle figure perfette di donna rappresentate, per esempio, nel celebre dipinto “Gabrielle d’Estrées e sua sorella” opera di ignoto della Scuola di Fontainebleau del 1595 circa dove nel tocco del capezzolo dell’amante dell’imperatore da parte della sorella si prefigura la nascita dell’erede al trono, il figlio di Enrico IV. Stima: 12.000€/20.000€.

Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – da farsettiarte.it
Claudio Cintoli, Radice Fessura - Peso Morto n. 75, 1969-1970
Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Breve è stata l’esistenza di Claudio Cintoli, artista nato ad Imola nel 1935 e morto a Roma nel 1978. Le prime personali risalgono al 1958 al Palazzo Comunale di Recanati e poi alla Galleria La Medusa di Roma.

Le opere giovanili, fino alla prima metà degli anni ’60 mostrano dapprima una figuratività emotiva ed espressiva vicina ad autori quali Ennio Morlotti e Antonio Corpora, che presto però si apre all’informale europeo con echi da Kline ad Hartung.

L’opera al lotto n. 492 “Radice Fessura – Peso Morto n. 75” anticipa invece le ricerche successive dell’artista romagnolo. Queste saranno caratterizzate da una duplicità che mostra da un lato una tensione verso l’azzeramento dell’arte pop (in quest’opera riscontrabile nel framing e nella monocromia) dall’altro in un bisogno di riflessione esistenziale sull’essere al mondo e sulla sofferenza.

L’artista recupera infatti all’interno dell’inquadratura percettiva un elemento magmatico e naturale, legato anche al mondo contadino, che gli consente simbolicamente di toccare tematiche allo stesso tempo concrete e metafisiche: la vita, la morte, la nascita, la caduta.

Opera che preannuncia le originali sperimentazioni e performance di Cintoli sulla body art. Si pensi a “Crisalide”, azione presentata nel 1972 a Palazzo Taverna di Roma, performance estrema così descritta dall’artista: “sarò chiuso in un sacco sospeso a un muro, muovendomi dentro in modo che il sacco assuma posizioni sempre diverse; poi lo forerò pian piano per uscirne, come in una rinascita”. La radice che rinasce dalla fessura. Stima: 25.000€/35.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – da farsettiarte.it
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81x54, 1958
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato nel 1923 a Partanna in provincia di Trapani, Antonio Sanfilippo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e quella di Palermo. Nel primo dopoguerra sposa le istanze di rinnovamento neocubista ma ben presto aderisce, nel 1947 a Roma, al Gruppo Forma 1 nel desiderio di un’arte attenta al formalismo ma anche impegnata nel reale.

È alla Biennale di Venezia nel 1948, nel 1954, nel 1964 e nel 1966 con sala personale.

L’opera di Sanfilippo percorre il solco dell’informale segnico. Alla fine degli anni ’60 stretta si fa la sua conoscenza con Michel Tapié che lo coinvolge nel suo movimento dell’art autre portandolo fino ad esporre accanto a Pollock, Kline, de Kooning e i giapponesi del Gruppo Gutai ad Osaka.

Scrive Sanfilippo qualche anno prima di dipingere l’opera al lotto n. 541 “Senza titolo”, nel 1955: “l’espressione per mezzo dei semplici segni posti sulla tela con immediatezza riporta la pittura agli inizi e dà ad essa un grande possibilità di sviluppo. Il segno è l’elemento essenziale dell’espressione, il primo grado della forma, l’articolazione del linguaggio. Alla base di questa ricerca vi è la volontà di scoprire una primordialità innata, necessaria.

In un quadro l’immagine viene determinata da un complesso di articolazioni di segni legati o sovrapposti in raggruppamenti che creano spazio ed emozione. Una rappresentazione concentrata ed essenziale. Occorre però che il segno sia suggestivo in sé stesso e abbia una capacità evocatrice. Si dovrà dimenticare ogni altro luogo comune attraverso questo segno povero che non ha né storia né tradizione” (da Fabrizio D’Amico, Antonio Sanfilippo 1923-1980, Milano 2001 pp. 169). Stima: 30.000€/40.000€.

Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – da farsettiarte.it
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250x200, 1985-1986
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Opera monumentale di Mario Schifano, “Il cacciatore” al lotto n. 552.

L’arco ebbe un ruolo assai importante nelle più antiche civiltà indoeuropee. La sua etimologia viene variamente riferita al sanscrito “filo”, al greco bios, all’albero cosmico dei miti nordici. Si tratta dunque di un simbolo primigenio di forza.

Non a caso il soggetto popola il nostro immaginario culturale fin dai racconti omerici: Ulisse per mezzo di esso riconquista la propria patria e uccide i Proci dopo un lungo peregrinare assurgendo attraverso di esso alla rinascita di una nuova vita.

Si tratta di un soggetto che calza perfettamente nella pittura degli anni ’80 dell’artista romano: gli acerbi, i soli, i pesci, i campi di pane, i gigli d’acqua, le case sole, i dinosauri che altro non sono se non la riappropriazione di una sensibilità ed una purezza espressiva che nasce con Mario Schifano e che l’artista riscopre in questo decennio dopo la stanchezza artistica e i problemi depressivi degli anni ’70. Schifano ritrova la realtà, l’amore per le cose, oltre lo schermo delle apparenze e l’artificiosità delle leggi mass-mediali della società contemporanea. Schifano in questi cicli riscopre, attraverso il mito, la forza della semplicità. Stima: 30.000€/40.000€.

Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – da farsettiarte.it
Vincenzo Agnetti, Assioma - Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70x70, 1972
Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Vincenzo Agnetti nasce a Milano nel 1926. Frequenta l’Accademia di Brera e partecipa con Piero Manzoni, Enrico Castellani e in seguito Agostino Bonalumi alla redazione della rivista d’avanguardia Azimuth di cui è il vero teorico e animatore: arte concettuale e una smisurata fiducia nella possibilità d’intervento dell’arte nella società e sulla realtà è alla base del lavoro di questi artisti.

La prima personale è nel 1967 (Principia) presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Nel 1971 Agnetti espone alla Galleria Blu di Milano una serie di feltri e bacheliti. Il titolo della mostra è Ridondanza: paesaggi e ritratti Analisi: assiomi… Gli “Assiomi” (lotto n. 567) sono lastre di bachelite incise e trattate con colori ad acqua o nitro in cui l’artista propone proposizioni assiomatiche.

Si tratta spesso di contraddizioni, ossimori, paradossi, tautologie in cui Agnetti raffredda e analizza con rigore la “ridondanza” del paesaggismo coscienziale espresso nei “feltri”. “Territorialità” non è altro che una linea geometrica, una perentorietà vocale ridicola e crudele nell’espressione che demistifica il processo edulcorante della rappresentazione paesaggistica soggettiva basata su una emotività. Stima: 55.000€/75.000€.

Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – da farsettiarte.it
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84x70, 1993
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Artista non assimilabile a correnti artistiche Gino De Dominicis è stato sicuramente un intellettuale che ha saputo, attraverso le sue opere e le sue performance, condurre una ricerca critica di matrice esistenziale di altissimo spessore filosofico.

Dagli esordi con il Gruppo Laboratorio ’70, formato da Gianfranco Notargiacomo, Paolo Matteucci e Marcello Grottesi l’artista si è espresso fino alla fine degli anni ’70 soprattutto con installazioni ed azioni performative nell’intento di esprimere un senso critico ed una riflessione esistenziale che uscisse fuori dalle gallerie d’arte.

Una profonda cesura nel sistema filosofico dell’artista di Ancona è riscontrabile all’inizio degli anni ’70. Al nichilismo degli anni ’60 il cui testo di riferimento, di suo pugno, è la “Lettera sull’immortalità del corpo”, De Dominicis fa succedere una visione dell’universo quale ente immobile e senza tempo, fase che l’artista inaugura con l’opera “Seconda soluzione d’immortalità (L’Universo è Immobile)” presentata alla Biennale di Venezia del 1972.

L'”Opera ubiqua” (lotto n. 572) è l’opera che può essere proiettata, il profilo che fa ombra, la pigolante bocca vivente di una presumibile e contemporanea esistenza in mondi paralleli; nata dal magma dell’esistenza, partecipe della foglia d’oro della sacralità, dualità di luce e ombra, insieme concavità e convessità, visibile e invisibile.

“Io, nell’arte, ho realizzato disegni, dipinti, ‘sculture’ (opere tridimensionali), opere invisibili, opere ubique, architetture, e in qualche occasione ‘ossimori fisici’ e opere ‘omeopatiche'” (da Frasi di Gino de Dominicis 1969-1996 raccolte da Cecilia Torrealta, p.142). Stima: 140.000€/220.000€.

Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – da farsettiarte.it
Massimo Campigli, Donne al sole (L'attesa), olio su tela, 88.7x68.5, 1931
Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato a Berlino nel 1895 Massimo Campigli trascorre l’infanzia e la prima adolescenza a Firenze con la nonna materna e la zia, poi scoperta essere sua madre. Nel 1909 è a Milano dove lavora per il Corriere della Sera e frequenta gli ambienti ed intellettuali futuristi.

Arruolato dopo le vicende belliche è nuovamente corrispondente per il Corriere da Parigi. Intanto coltiva anche la pittura.

Nel 1925 è presente nei saloni parigini: al Salon des Indèpendants, al Salon des Tuileries, al Salon d’Automne. Nel 1926 a Milano espone alla “Prima Mostra del Novecento”.

E il linguaggio di Campigli si confà, almeno in apparenza, allo spirito del movimento di Margherita Sarfatti con la celebrazione patriottica dei fasti e della purezza dell’italianità. Donne ideali, madri, dipinte come ad affresco, etrusche (nel 1928 Campigli visita il Museo di Villa Giulia a Roma e le Terme di Diocleziono rimanendo affascinato dalla ritrattistica dei bassorilievi), antiche, tornite e forti come statue, dritte, con le braccia alzate a riparare non solo il sole ma qualunque male. Eppure anche donne dal volto in ombra, inconoscibili, come quelle della sua storia familiare al lotto n. 655 “Donne al sole (L’attesa)”. Stima: 90.000€/130.000€.

Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – da farsettiarte.it
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1x85.1, 1944
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Atanasio Soldati è stato uno dei principali esponenti della ricerca astratta italiana nella Milano degli anni ’30.

Il lotto n. 678 in asta, oltre ad essere un olio su tela di notevole bellezza e qualità pittorica, documenta anche un periodo dell’attività dell’artista poco noto, poiché appartenente al triennio 1943-1945 quando l’artista partecipò alla Resistenza e fu eletto presidente del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Accademia di Brera.

Soldati nel dopoguerra condurrà invece una ricerca esclusivamente astratta in modo particolare dopo il nascere del M.A.C. Movimento Arte Concreta di cui l’artista parmense fu uno dei promotori nel 1948.

“L’opera di Atanasio Soldati risente di queste fondamentali matrici delle avanguardie che egli compendia in modo singolare ai fini della definizione di un personale mondo poetico, nel quale le immagini astratte si combinano naturalmente con le suggestive atmosfere metafisiche” (da M. Ursino, Nel centenario della nascita una retrospettiva di Atanasio Soldati a Parma, in “Riforma amministrativa”, gennaio-febbraio 1997, p. 18).

E ancora: “[…] la folta mitologia dechirichiana è sciolta da ogni riferimento troppo complesso e riproposta in termini francamente psicologici, svuotati da qualunque senso simbolico e da qualsiasi enigma” (da M. Meneguzzo, Atanasio Soldati, Milano 1983, p. 5). Stima: 55.000€/75.000€.

Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – da farsettiarte.it
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79x50, 1927
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Un Ottone Rosai storico al lotto n. 682 “Carabinieri”, del 1927. Sregolato e saltuario frequentatore dell’Accademia di Belle Arti fiorentina Rosai fu amico di intellettuali e artisti quali Giovanni Papini e Ardengo Soffici.

Dopo un primo periodo futurista e cubista è negli anni ’20 e ’30 che l’artista acquisisce quella personalità e quel rigore formale che renderanno la sua opera unica.

Ci sono i volumi e i colori di Cézanne nella pittura di Rosai, c’è il rigore di Masaccio, ma c’è soprattutto lui, Rosai, col suo tormento di uomo inquieto, segnato dal suicidio del padre in Arno nel 1922, dall’omosessualità, dalle speranze anticlericali del primo Mussolini, dall’idea di un mondo bieco, fatto da persone incapaci di comunicare, condannate a un mutismo esistenziale che l’artista traduce nel loro porsi di schiena anche quando iperbolicamente giganteggiano in qualità di protettori per le vie strette di una città fantasma. Opera magnifica. Stima: 40.000€/55.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 6 e Domenica 7 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-II

Le prime due sessioni dell’Asta n. 826 di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 6/7 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – da meetingart.it
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52x52, 2002
Luigi Mainolfi, Geografia, polveri e acrilico su carta applicata su tavola, 52×52, 2002 – Lotto n. 26 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Luigi Mainolfi nasce a Rotondi in provincia di Avellino nel 1948. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Già dal 1973 è a Torino dove esordisce con opere scultoree realizzate con calchi in gesso e cera il cui soggetto è principalmente l’immagine stessa dell’artista. Mainolfi realizza queste opere in chiave performativa lasciandole degradare da agenti esterni o sottoponendole a cadute e frantumazioni.

Dagli anni ’80 Mainolfi approfondisce ed elabora l’aspetto superficiale della tridimensionalità delle sculture soprattutto attraverso terracotte policrome ove traccia mitografie che intrecciano racconto e segno con particolare attenzione allo sviluppo di forme organiche.

Tendenza che si accentua negli anni ’90 nella serie dei “Paesaggi” (lotto n. 26 “Geografia”), serie che approda ad una pura bidimensionalità. Tempo e spazio vengono racchiusi, contenuti in rilievi dorati su fondi neri. L’artista racconta una storia archetipica ammantandola di una simbologia mitica che impreziosisce tracce che vogliono nascondere allo stesso tempo artificialità e  autorialità. L’opera d’arte si fa da sé, in natura; ed è la più magnifica delle performanceStima: 4.000€/5.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70x50, 1950
Mario Nuti, Composizione, olio e tecnica mista su carta, 70×50, 1950 – Lotto n. 27 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Mario Nuti è stato uno dei padri dell’astrattismo classico fiorentino con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e Gualtiero Nativi. Con questi ne firmerà nella primavera del 1950 il Manifesto, redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

Già nel giugno del 1949 Nuti aveva partecipato alla rassegna “Terza Mostra Internazionale Arte Oggi”, alla Strozzina di Palazzo Strozzi, alla quale furono presenti i più importanti astrattisti italiani e non solo.

Uno dei curatori, Giusta Nicco Fasola, scrive nella prefazione al catalogo: “ragione di questa mostra […] è di mettere il pubblico fiorentino a contatto con una delle direttive più notevoli dell’arte moderna come si presenta in Italia […] in questi ultimi anni assistiamo a un più compatto schieramento delle tendenze d’avanguardia verso un’arte controllata, severa che afferma il predominio consapevole dell’uomo sulla natura, interna ed esterna. Anche l’uomo è natura, ma l’astrattismo pone l’accento appunto sopra la facoltà ch’egli ha di negare la natura come tale e di dare vita alla realtà che gli è propria. […] l’astrattismo artistico contemporaneo ama dirsi concreto e funzionale, parla della sua attività come costruttrice di oggetti. […] Questo è il principio per riconquistare l’idea che l’arte produce qualcosa, come sempre ha fatto, che può anche servire”.

Sono le premesse per le dichiarazioni del Manifesto che invita gli artisti a “prendere coscienza della loro posizione nella società, a domandarsi per chi essi lavorano, quale uomo sia quello che le loro opere esprimono”. Opera militante questa al lotto n. 27 “Composizione”. Stima: 3.000€/4.000€.

Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – da meetingart.it
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7x77.7, 1984-1985
Alberto Sughi, Al caffè, olio su tela, 45.7×77.7, 1984-1985 – Lotto n. 42 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista cesenate, Alberto Sughi è pittore un po’ dimenticato dal mercato ma di grande spessore, che meriterebbe una rivalutazione. Una ‘occasione’ in attesa di una ripresa della pittura ‘figurativa’ vista l’attuale ‘moda’ e interesse precipuo verso l’arte aniconica.

Autodidatta, frequenta l’ambiente torinese. La prima personale è a Roma presso la Galleria del Pincio nel 1956. Numerose poi le sue presenze alla Biennale Veneziana ed alla Quadriennale romana.

Uomo impegnato nelle file del partito comunista  la pittura di Sughi è stata definita con l’etichetta di realismo esistenziale. “Io ho sempre pensato che l’arte mi dovesse restituire quello che non arrivavo a capire, a vedere. E quando una cosa mi stava davanti, pensavo ci fosse un mistero dietro. Per questo ho sempre immaginato che dietro all’apparente, con un lavoro di memoria, con un lavoro di scavo, si possa arrivare alla verità dell’immagine. Per questo ho sempre privilegiato il ricordare, il prendere dalla memoria i segni della mia pittura e non dal vero. Perché il vero era troppo intrigante e non ti lasciava vedere cosa si nascondeva dietro quella forma” (da Claudia Rocchi, L’ultima Intervista, Corriere della Sera, Domenica 1 Aprile 2012).

Impegno di analisi della realtà dunque e di riflessione sull’essere uomo; una visione del mondo che si fa più disillusa e disincantato anche nella sua pittura negli anni ’80 e ’90 con la caduta del comunismo e la fine di quegli ideali. Lotto n. 42 “Al caffè”. Stima: 9.000€/10.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70x100, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 70×100, 1951 – Lotto n. 60 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissime “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 60. Laureatosi a Brera nell’anno accademico 1947/1948 l’ascesa dell’artista di Monza è folgorante, tanto che nel 1951 già espone a New York presso Alexander Jolas, uno dei più importanti galleristi a livello internazionale che vanta sedi in diverse capitali europee.

Il lotto in asta rappresenta al meglio quel momento storico e artistico a cavallo del secolo di cui Crippa fu uno dei protagonisti. Da un lato infatti c’è nell’ideazione della spirale la forte valenza di rottura propulsiva dell’action painting, del ‘ritorno’ di istanze di matrice futurista e dei concetti spaziali e concettuali propugnati dal coevo affermarsi dello spazialismo. Dall’altro la passione e l’entusiasmo per la scienza e la tecnologia evidente in quest’opera nel fondo variopinto rappresentativo di un assemblaggio meccanico che tiene stretto il confine fra terra e cielo, razionalità e tumulto, uomo di carne e ossa e l’immaginazione.

Spirale del tipo cosiddetto centrifugo, dove cioè la linea della spirale fuoriesce idealmente dalla cornice dell’opera: la massima espressione dell’adesione Crippa allo spazialismo. Stima: 27.000€/30.000€.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – da meetingart.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65x46, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera alla caseina su tela, 65×46, 1954 – Lotto n. 90 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Finalmente un po’ di soddisfazioni da parte del mercato per le opere di Ideo Pantaleoni nelle aste dell’ultimo anno. Partecipa al M.A.C. Movimento Arte Concreta a Milano negli anni ’50 con Munari, Dorfles, Soldati, Gianni Monnet.

Dal 1948 intanto l’artista soggiorna a Parigi, alternando viaggi fra la capitale francese e la città meneghina. Partecipa alla Biennale di Venezia del 1948, alla Triennale del 1954 ed alla Quadriennale di Roma del 1965.

Pantaleoni è un protagonista dell’arte astratta italiana, non solo per le cromie e la perfetta modularità delle composizioni ma anche per la precocità delle sua conversione aniconica che avviene nel biennio 1946/1947 quando l’artista, in pochi mesi, passa da una produzione di stampo novecentista ispirata ai valori plastici ad una pura naturale e istintiva espressione astratta.

Come scrive Marco Meneguzzi nell’introduzione “Astrazione A/R” in “Ideo Pantaleoni. Un percorso verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte, Milano: “[…] l’astrattismo di Pantaleoni eè il frutto di una intuizione personale, dello spirito dei tempi, e del gusto della sperimentazione innestati in uno spirito irruente e libero. Tra Parigi e Milano trova i suoi modelli e soprattutto a Milano sviluppa quella sua eleganza formale […] in stretto contatto con gli artisti del Movimento Arte Concreta, di cui entra a far parte prestissimo e di cui assorbe – contribuendo per suo – i moduli stilistici, da Atanasio Soldati prima, da Gianni Monnet – a nostro avviso – immediatamente dopo, come si vede nelle sue ‘composizioni’ attorno al 1955, di chiara matrice modulare e ‘tipografica’ […]”. Si veda a tal proposito l’opera al lotto n. 90 “Composizione”. Stima: 5.000€/6.000€.

Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – da meetingart.it
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150x100, 2006
Massimo Kaufmann, Senza titolo, olio su tela, 150×100, 2006 – Lotto n. 95 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera bellissima a nostro giudizio quella di Massimo Kaufmann al lotto n. 95 “Senza titolo” del 2006. Milanese, classe 1963, Kaufmann si distingue nella nuova ‘Scena Emergente’ di giovani artisti presentatisi al Museo Pecci di Prato nel 1990.

Fin da subito espone nelle più importanti gallerie italiane ed internazionali e suo opere vengono acquistate da rinomati musei (in Italia dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e dal MaMBo di Bologna solo per citare i più importanti).

Il puntinismo di Massimo Kaufmann è un mezzo attraverso il quale l’artista dispiega una visione del mondo non puramente decorativa ma interpretativa della realtà. Per mezzo dell’uso di colori complementari, attraverso il loro addensarsi e/o rarefarsi, Kaufmann racconta la storia di una sensazione, un battito interiore; pone il contrappunto di un evolversi nel tempo.

Come ha ottimamente scritto Achille Bonito Oliva nell’introduzione al Catalogo della Mostra The Golden Age tenutasi presso la Galleria PIOMONTI Arte Contemporanea nel 2013: “Nato per vedere, chiamato a guardare” […] l’artista K. vive l’avventura di uno sguardo nomade che non si stanca mai di vedere, ma anzi arriva al punto di cacciare ogni parola che non sia quella silenziosa e lampante dell’immagine. Questa diventa il luogo e il veicolo di tutti i linguaggi, il punto di scambio con ogni altra voce. Massimo Kaufmann procede nella ricerca con l’acume che gli proviene dalla pratica intensa dell’avventura creativa.

L’artista K. nasce per questo scopo, si muove sotto la spinta di una repulsione irresistibile che non gli permette di rallentare con la vista o di chiudere gli occhi, semmai di utilizzare anche il sonno per rovesciare le palpebre sulla “vista interiore”.

Squarci, sguardi e disvelamenti protagonisti dell’opera al lotto n. 95. Stima: 8.000€/9.000€.

Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – da meetingart.it
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160x120, 1985
Claudio Olivieri, Argos, olio su tela, 160×120, 1985 – Lotto n. 98 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Claudio Olivieri nasce a Roma nel 1934. La sua ricerca si inserisce dagli anni ’70 nell’ambito della pittura analitica. La prima personale risale al 1960 al Salone Annunciata di Milano. È stato alla Biennale di Venezia nel 1966, nel 1980, 1986 e 1990.

La ‘pittura pittura’ di Olivieri si contraddistingue nell’ambito della corrente analitica per non ridursi solo all’osservazione di un fenomeno, alla sua scomposizione; questo forse per la natura stessa del principale oggetto di analisi di Olivieri: il colore.

Entità inafferrabile se non nella nostra percezione della luce, il colore in Olivieri si fa fantasma, evoca uno spazio di riflessione che talvolta t’inghiotte, altre ti trasporta in una corrente ascensionale che non ti lascia mai indifferente.

Artista sempre coerente, destinato a una rivalutazione visto il divario economico rispetto ai suoi compagni di viaggio. Opera di grandi dimensioni, di qualità. Ottimo investimento alla base. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – da meetingart.it
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65x81, 1976
Hans Hartung, T1976-E14, acrilico su tela, 65×81, 1976 – Lotto n. 100 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Un’arte di espressione totale la pittura di Hans Hartung, artista nato a Lipsia nel 1904 e morto ad Antibes nel 1989. Allievo degli opposti Kokoschka e  Kandinskij, Hartung ha rappresentato la sintesi perfetta di divergenti spinte astratte: da un lato l’informale schiavo delle pulsioni soggettive, dall’altro il costruttivismo geometrico di buon grado prigioniero delle leggi dell’armonia.

“Sempre, sempre ho cercato una legge, la regola d’oro, alchimista del ritmo, dei movimenti, dei colori. Trasmutazione di un disordine apparente il cui solo scopo era di organizzare un movimento perfetto, per creare l’ordine nel disordine, creare l’ordine dal disordine.

In questo, avevo il sentimento di partecipare alle forze che sostengono la natura. Volevo tradurre con delle forme, delle immagini, le leggi della materia che potevano sembrare disordinate, arbitrarie, ma che nondimeno si organizzano in una volontà che, in fin dei conti, le armonizza e mantiene l’ordine. In un periodo della mia vita ho fatto alcuni dipinti molto caotici a prima vista, disordinati, complicati, come se il pennello corresse da sinistra a destra per caso senza obbedire a nessuna regola. Ma l’insieme, tuttavia, dona un’impressione d’unità, di armonia” (traduzione da Hans Hartung, Autoportrait, récit recueilli par Monique Lefebvre, Grasset, Paris, p. 74, estratto dall’introduzione di Paolo Repetto al catalogo della mostra “Hans Hartung Opere scelte 1947 – 1988” tenutasi nel 2012 presso le Gallerie Frediano Farsetti, la Galleria Repetto e la Galleria Tega)

Passo illuminante se ci si sofferma ad osservare il lotto n. 100 “T1976-E14”. Stima: 60.000€/70.000€.

Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55x46, 1948
Antonio Corpora, Paesaggio, olio su tela, 55×46, 1948 – Lotto n. 144 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Una bella opera al confine fra figurazione ed astrazione di una dei padri dell’arte astratta italiana del dopoguerra, Antonio Corpora, al lotto n. 144 “Paesaggio”. Oppositore dell’arte dei valori classici propugnata da Novecento Italiano, dal 1945 Corpora sostiene le istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico sulla scia delle spinte neo-cubiste d’oltralpe.

Nel 1947 è fra i fondatori del “Fronte Nuovo delle Arti” ma solo con l’adesione al Gruppo degli Otto nel 1952 le opere di Corpora approderanno ad una pura scomposizione astratta di forme e colori.

La struttura compositiva invece tiene ancora in questa opera al lotto n. 144. Opera lirica che preannuncia tutta l’individualità dell’astrattismo dell’artista romano che fa del colore lo strumento d’espressione di una emotività interpretativa latente che nella sua produzione successiva continuerà a dare vita a spazi della memoria, atmosfere che definiscono la sua arte in termini di ‘rielaborazione’ ed intuizione più che di invenzione.

Proprio del 1948 la prima partecipazione di Corpora alla Biennale di Venezia. Stima: 8.000€/9.000€.

Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – da meetingart.it
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008
Bruno Ceccobelli, Sorpresa, tecnica mista su tavola e cartone, 58.5x48x4.5, 2008 – Lotto n. 179 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bruno Ceccobelli nasce a Montecastello di Vibio in provincia di Perugia nel 1952. Si diploma con Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma. Filosofie orientali e Zen, insieme alla teosofia, la cabala e l’alchimia hanno un forte impatto sulla sua formazione artistica.

Nella seconda metà degli anni ’70 è uno dei protagonisti della cosiddetta Nuova Scuola Romana negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo, con Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Piero Pizzi Cannella e Marco Tirelli.

Si tratta di artisti il cui problema non è più il dilemma fra figurazione o non figurazione, ma quello di dare nuovo significato all’arte affinché essa sia nuovamente strumento d’azione su una realtà allo stesso tempo reale e spirituale.

Al 1984 ed al 1986 risalgono le partecipazioni di Ceccobelli alla Biennale di Venezia, al 1996 quella alla Quadriennale di Roma; fatto che sottolinea come questo promettentissimo artista sia forse stato al contempo il più promettente ma anche il più penalizzato, ingiustamente, dal mercato.

Ceccobelli è colto, povero ma non minimale, troppo poco astratto per le mode; ma la sua arte è poetica, per gli iniziati, per chi cerca un senso non banale e immediato. Confidiamo in una riscoperta, in una “Sorpresa” al lotto n. 179Stima: 2.000€/3.000€.

Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – da meetingart.it
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54x39.5, 1949
Mino Maccari, Figura, olio su cartone, 54×39.5, 1949 – Lotto n. 180 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Scrittore, pittore, incisore, intellettuale a 360 gradi Mino Maccari nasce a Siena nel 1898. Si laurea in giurisprudenza nel 1920 ed inizia ad esercitare il praticantato in uno studio legale. Nel frattempo frequenta l’ambiente culturale senese e si dedica da autodidatta alla pittura.

Partecipa alla stesura della rivista “Il Selvaggio”, di ispirazione fascista ed antiborghese, in particolare con incisioni. Nel 1926 ne diverrà direttore, carica che ricoprirà fino al giugno 1943. Durante la sua direzione, Maccari, deluso dall’esperienza del governo di Mussolini, orienterà la rivista verso l’arte e la satira politica.

Alla fine degli anni ’40 (nel 1949 dipinge l’opera al lotto n. 180 “Figura”) Maccari partecipa attivamente alla vita culturale del paese appena uscito dalla guerra. Nel 1947 tiene una personale alla celeberrima Galleria del Babuino a Roma. Nel 1948 partecipa alla Quadriennale di Roma e nello stesso anno è presente alla Biennale di Venezia con sala personale e presentazione di Roberto Longhi. Contestualmente vince il premio internazionale per l’incisione.

Opera doppia: altro dipinto con “giocatori di carte” al retro. Buon periodo per questo artista, che anche in vecchiaia ha prodotto tantissimo, e buon investimento. Non comunissime da trovare le opere anni ’40.  Stima: 5.000€/6.000€.

Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – da meetingart.it
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100x70, 1998
Ennio Calabria, Studio per “si allontanano”, acrilici su tela, 100×70, 1998 – Lotto n. 194 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Ennio Calabria (nato a Tripoli nel 1937) è stato un artista e illustratore italiano figurativo. Negli anni ’60 fece parte del Gruppo romano “Il pro e il contro” con Renzo Vespignani, Ugo Attardi, Fernando Farulli, Piero Guccione e Alberto Gianquinto. Il Gruppo fu attivo fra gli anni 1961 e 1964 e fu sostenuto dai critici Antonio Del Guercio, Dario Micacchi e Duilio Morosini.

Si trattava di artisti che rifiutavano la pop art, qualsiasi ‘ismo’ artistico e l’informale per un ritorno alla figurazione e alla ‘pittura’, ma che si caratterizzavano soprattutto per la volontà di instaurare un dialogo con il tessuto sociale uscendo dal soggettivismo e dalla turris eburnea di un’arte popolare solo nell’etichetta.

Negli anni ’90 l’artista dà vita ad un ciclo di opere dove protagonista è la trasfigurazione dei soggetti (si veda il lotto n. 194 “Studio per ‘si allontanano'”) immortalati in una rappresentazione carica di pathos che stravolge l’espressione coloristica e del tratto in forme quasi scultoree. In ballo c’è la presa di coscienza dell’artista di un rapporto necessariamente metamorfico dell’uomo di fronte alle regole ed alle idiosincrasie della società contemporanea, in una continua ridefinizione dei ruoli e dell’identità. Stima: 12.000€/15.000€.