Asta Martini n. 36 – 20/21 Giugno 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 36 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-100 e 101-181). La TopTen di SenzaRiserva.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – da martiniarte.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54x80, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni è stato un’artista dalle tante sfaccettature, passato nel corso delle sue ricerche dalla figurazione all’astrattismo, dall’informale al costruttivismo.

In particolare, fra il 1948 ed il 1958 Pantaleoni ha partecipato attivamente al M.A.C. Movimento Arte Concreta con Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari.

Così lo ricorda Gillo Dorfles: “[…] era una persona colta e simpatica, era l’unico che aveva un’ufficialità didattica, veniva dalla scuola delle arti, gli altri erano architetti, critici, design, mentre Pantaleoni aveva una sua precisa attività culturale. È stato il trait d’union tra l’ufficialità dell’epoca e il M.A.C. Era partecipe anche nell’attività per la pubblicazione dei bollettini di ‘Arte Concreta’” (dall’Intervista a Gillo Dorfles di Susanne Capolongo in “Ideo Pantaleoni. Un viaggio verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte Milano, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, testo di Marco Meneguzzo).

Opera elegante e ben riuscita questa al lotto n. 33 “Composizione” in cui l’artista mostra una vicinanza con le soluzioni formali modulari di Gianni Monnet. Stima: 8.000€/10.000€.

Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – da martiniarte.it
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75x149, 1963
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Francesco Guerrieri nasce a Borgia nel 1931 ma cresce dal 1939 a Roma. Qui studia giurisprudenza e intanto segue i corsi dell’Academie de France e l’Accademia dell’Associazione Artistica Internazionale.

Nel 1963, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa”, è fra i fondatori del Gruppo 63 con la moglie Lia Drei, Giovanni Pizzo e Lucia di Luciano. L’esperienza finisce lo stesso anno e Guerrieri e la Drei danno inizio al nuovo progetto “Binomio Sperimentale P.” (1963-1968), dove “P” sta per puro, nel contesto del quale affrontano i temi della percezione e degli effetti ottico-luminosi dei colori. Connaturato alla loro pittura è però anche il concetto di ‘intuizione lirica’ che, prescindendo da un approccio esclusivamente scientifico, rende esplicite sulla tela vere e proprie rivelazioni e constatazioni estetiche.

Scrivono i due nella “Dichiarazione” di poetica letta al Convegno di Verucchio nell’autunno del 1963: “La ricerca deve avere un suo campo d’indagine, altrimenti non avrebbe ragione d’essere. Nel nostro caso non può che essere ESTETICA. Quindi per quanti metodi rigorosamente logici e scientifici si vogliano adottare, essa non sarà mai rigidamente logica, ma sempre e necessariamente METALOGICA. Ciò non fa scadere il valore della ricerca secondo una valutazione scientifica: molte verità delle scienze e della stessa matematica sono puramente intuitive, perché in molti casi l’intuizione è il solo mezzo di conoscenza dato all’uomo”.

Al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa” un’opera dal forte dinamismo gestaltico, quasi l’autore giocasse con una forma d’onda analogica interrotta e ne scandisse il ritmo attraverso campionamenti digitali binariamente modulati dal colore. Stima: 10.000€/12.000€.

Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – da martiniarte.it
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25x100, 1952
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Artista poliedrico, tanto che talvolta è difficile riconoscerne la paternità d’opera, Sergio Dangelo è stato fondatore insieme ad Enrico Baj del Movimento Nucleare a Milano nel 1950, inaugurato con una mostra alla Galleria San Fedele dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare” nel 1951.

Il Manifesto viene redatto in questa occasione, ma sarà pubblicato solo l’anno successivo a Bruxelles contestualmente alla mostra alla Galleria Apollo.

Si legge nel Manifesto: “I nucleari vogliono abbattere tutti gli ‘ismi’ di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo. Vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo. Siamo coloro che documentano la ricerca di questa verità […] La forza di gravità non appesantirà più le nostri menti e non ci riporterà a terra perché è stata sconfitta dall’arte nucleare, un supercarburante atomico per i nostri voli interplanetari”.

Una ricerca dunque che partendo dall’informale costruisce sopra le nuove scoperte scientifiche e i progressi della tecnica. Si tratta di un’arte energica e propositiva che vuole ripartire dal ‘grado zero’, dal “BUM” (si veda la celebre illustrazione “Manifesto BUM” di Baj del 1952) delle vicende atomiche per rinascere sotto forma di ‘fenice’.

Questo rappresentano i paesaggi dei primi anni ’50 di Dangelo (lotto n. 92 “Il muro dell’anima”) che divide, smembra gli scenari, reali e della coscienza, nelle componenti fondamentali con una forza gestuale da action painter. “La finalità è quella di ricostruire un’ipotetico ‘paesaggio nucleare’ attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. Gli artisti nucleari, partendo dal Surrealismo e dll’automatismo psichico, vogliono contrapporsi all’astrattismo e al naturalismo al fine di rappresentare pittoricamente la disintegrazione e la frammentazione della materia […]” (da Domenico Scudiero e Giorgia Calò, “Moda ed Arte tra Decadentismo ed Ipermoderno”, ed. proto-type Arte Contemporanea, 2002, p. 108). Stima: 8.000€/10.000€.

Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – da martiniarte.it
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80x80, 1975
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Bella opera di Horacio Garcia Rossi al lotto n. 108 “Senza titolo”. Nato a Buenos Aires nel 1929 Garcia Rossi studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti con Hugo Demarco, Julio Le Parc, Francisco Sobrino. Dal 1959 è a Parigi dove parteciperà all’esperienza del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (di cui fu co-fondatore nel 1960).

Dalle prime ricerche sulle sovrapposizioni del colore la pittura di Garcia Rossi si sposta nel corso degli anni ’60 dalle dinamiche visive bidimensionali all’analisi di effetti luministici e dinamici della forma nello spazio e nelle tre dimensioni (famosi i cilindri e gli abbecedari in rotazione), creando contaminazioni fra grafemi, significati e forme.

Fra il 1972 ed il 1974 la sua ricerca si orienta nuovamente verso la bidimensionalità e le possibilità ottiche del colore (lotto n. 108 “Senza titolo”). Quest’opera in particolare anticipa di qualche anno il ciclo delle opere su “colore-luce” in cui Garcia Rossi riesce ad amalgamare le due componenti attraverso un rigoroso e studiato dosaggio di colori analoghi e complementari che assurge ad una potentissima forza irradiante sulla retina dello spettatore. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – da martiniarte.it
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato nel 1939 a Zurigo, Hans Jorg Glattfelder si forma alla scuola geometrica dei “concretisti” di Zurigo. Prosegue la sua formazione astratto-concreta a Firenze, dove si stabilisce dal 1963, entrando anche in contatto con i protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino.

La prima personale è del 1966 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Milano. In questi anni Glattfelder realizza “Rilevi con piramidi” (lotto n. 111) con i quali sostiene l’idea di una realizzazione anonima dell’opera d’arte, non diversamente da coeve esperienze pop, che faccia uso di mezzi e materiali industriali.

Contrariamente al pop però la ricerca di Glattfelder si orienta verso un costruttivismo ‘scientifico’ che non concede nulla all’ironia, alla critica, alla nostalgia; e già qui l’artista sembra anticipare quella teoria del “meta-razionale” e della dialettica fra metodo scientifico ed arti plastiche che sarà il nodo centrale delle sue opere degli anni ’80 e ’90.

Le opere di Glattfelder non sono fredde perché non appiattiscono gli oggetti, ma propongono una sfida di tensione fra forze opposte: alto e basso, colore e assenza di esso, freddo e caldo, energia e sterilità, centro e periferia, densità e rarefazione. Stima: 20.000€/25.000€.

Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60x100, 1963
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

L’analisi dei processi visivi di origine gestaltica caratterizzò certamente le ricerche dei componenti del Gruppo 63: Giovanni Pizzo, Lucia di Luciano, Lia Drei e Francesco Guerrieri. Nello stesso anno, il 1963, Pizzo con Lucia di Luciano fonda l'”Operativo R” con Carlo Carchietti e Franco di Vito.

Pizzo, influenzato dalla lettura dei testi razionalisti di Bertrand Russel e ispirato dalla visione delle opere di Piet Mondrian alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, realizza in questi anni opere di carattere geometrico e strutturalista attraverso le quali mette in evidenza come le immagini/segno siano il prodotto gestaltico del procedimento operazionale stesso.

Opera grande e di notevole impatto estetico questa al lotto n. 128 “Sign Gestalt n. 0060”, oltretutto di un anno fondamentale per queste esperienze che preludono alle ricerche cinetiche e dell’arte analitica del decennio successivo. Stima: 10.000€/12.000€.

Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – da martiniarte.it
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59x49, 1974
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Ketty La Rocca è stata una delle protagoniste della poesia visiva fiorentina. Nata e cresciuta in Liguria nel 1956, frequenta poi l’Istituto Cherubini di musica a Firenze.

Nel capoluogo fiorentino conosce Eugenio Miccini e Lelio Missoni che la introducono nel gruppo di intellettuali d’avanguardia che andrà poi a formare il Gruppo 70.

Il Gruppo 70 riunisce poeti, musicisti, artisti nel nome di nuove esperienze espressive di carattere interdisciplinare che consentano di restringere il divario fra arte, realtà contemporanea, linguaggio e cultura mass-mediale.

Fra i fondatori ci sono Eugenio Miccini, filosofo e teologo, Lamberto Pignotti, semiologo, Luciano Ori e Lucia Marcucci. In seguito si uniranno Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Sergio Salvi, Antonio Bueno e Silvio Loffredo. Fra gli altri partecipano anche Luciano Anceschi, Umberto Eco, Eugenio Battisti, Gillo Dorfles, Mauro Bortolotto, Gianni Scalia, Roman Vlad.

Come ha ben scritto Luigi Ballerini il Gruppo mette a punto “un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione”. Comunicazione che avviene in particolare attraverso il ‘fotopoema’ cioè una combinazione di collage fotografico e linguaggio che strania la rappresentazione stessa della realtà attraverso interferenze concettuali di senso dalla carica ironica e dall’intento di capovolgimento.

Il linguaggio delle mani, qui al lotto n. 134 “Senza titolo” è un tema che fa parte di un ciclo di opere della La Rocca che risale al 1971 anno in cui l’artista presenta un libro fotografico In principio erat alla Galleria Flori di Firenze. Sono fotografie delle mani dell’artista o di altre persone ‘contaminate’ da frasi in inglese ed italiano che risolvono una balbettante razionalità in un gesto di senso. Stima: 20.000€/25.000€.

Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – da martiniarte.it
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40x30 cadauno, 1975
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Michele Zaza è un altro artista che lavora con le immagini fotografiche. Originario di Molfetta si diploma nel 1971 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1972 alla Galleria Diagramma di Milano. Nel 1980 è invitato alla XXXIX Biennale di Venezia con sala personale.

Arte d’avanguardia in quanto negazione della rappresentazione attraverso il concetto sembra essere il filo logico della ricerca di Zaza.

“Nella Mimesi, il rifiuto della mimèsi tradizionale intesa come imitazione coatta […] passa attraverso la critica della cultura che si rinchiude sull’archetipo e sul mito. L’artista […] è il soggetto e l’oggetto di questa critica. [In opere come questa] si configura la posizione anomala dell’artista rispetto alla normalità della vita; la cultura come fantasma pedina la natura in uno dei suoi fondamentali atti biologici, dunque reali, nello stravolgimento; l’imitazione avviene nella separazione; e l’atto di rappresentare (la fotografia, il linguaggio) rende irreale la realtà” (da Tommaso Trini, Michele Zaza in “Data” #15, p. 33).

Qui al lotto n. 139 “Mimesi” l’artista lavora sul concetto di tempo proponendo due serie di scatti in sequenza. La prima sequenza di cinque foto segue il flusso temporale di un attraversamento, la seconda invece confonde gli attimi di tempo trasfigurando un momento di realtà in un processo di memoria. Stima: 30.000€/40.000€.

Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – da martiniarte.it
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150x300, 1975
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Un’imponente e bellissima opera degli anni ’70 di Paolo Cotani al lotto n. 153 “Bende elastiche + Colore”.

Cotani appartiene sicuramente a quel gruppo di artisti che a partire dalla fine degli anni ’60 con una ridefinizione del ‘grado zero’ della pittura va oltre le analisi sulla percezione dell’arte cinetica per riappropriarsi in toto del fare e del farsi della pittura stessa.

L’uso delle bende elastiche in Cotani intanto rimette al centro i processi operazionali e i materiali riappropriandosi di uno spazio monocromo che non è più solo volontà autoriale ma possibilità di costruzione e lavoro sulle mille sfaccetature del mondo stesso.

In queste opere di Cotani ci sono l’artista e la realtà ma anche il mezzo e il controllo. Come se l’artista rappresentasse il collante fra intenzione e azione; percezione, tecnica e materiale. Non manca l’aspetto concettuale: l’opera diviene una scoperta o meglio una ri-scoperta di un patrimonio ‘mummificato’, un lascito segreto da proteggere, di cui prendersi cura. Stima: 60.000€/70.000€.

Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – da martiniarte.it
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105x148, 1973
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Non c’è dubbio che il percorso artistico dell’artista genovese Enzo Cacciola si sia fin dagli anni ’70 sviluppato in seno all’arte analitica.

Le “superfici integrative” di cui questa in asta al lotto n. 158 “2-12-1973” è un bellissimo e grande esemplare, vengono proposte da Cacciola nella seconda mostra, dopo la prima personale del 1971, alla Galleria La Bertesca di Milano nel 1974 curata da Giorgio Cortenova.

Si tratta di composizioni di telai quadrati e rettangolari che lasciano spazi aperti verso la parete che costituisce e integra lo spazio percettivo dell’opera stessa.

Anche Cacciola dunque riparte dal ‘grado zero’ della pittura (il monocromo) per ricominciare. E l’artista genovese lo fa aprendosi allo spazio e al colore attento più ad individuare una prospettiva che all’esito dell’opera.

Come afferma Cortenova stesso nell’introduzione al catalogo della mostra del 1974 Cacciola in queste opere “semplicemente rivela un ‘campo’, un tempo di sedimentazione, il proprio ritmo interno, la struttura del pigmento”. Stima: 15.000€/20.000€.

Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – da martiniarte.it
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180x230, 1989
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Altra opera di grandissime dimensioni (180×230) al lotto n. 176 “Altare della Memoria” di Arcangelo, artista originario di Avellino (classe 1956). Negli anni ’80 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per spostarsi poi quasi subito a Milano.

L’arte di Arcangelo si caratterizza immediatamente per una eccentricità che tocca da una parte le ricerche della Transavanguardia, con una volontà di riappropriazione della pittura e del reale; dall’altra mette in atto un approccio ‘poveristico’, ‘radicale’ e viscerale alle proprie radici, anche inconsce.

Pigmenti puri, terre, carboni sono i materiali che Arcangelo usa nel realizzare le proprie opere alla ricerca di un contatto ‘fisico’ con quelle terra e quelle tradizioni del sud cui si sente assai legato. Quello di Arcangelo è uno scavo psicologico ed una indagine sugli archetipi e i simboli della collettività, uno sguardo da sociologo ed entomologo, di grande forza espressiva, che cerca di illuminare quei simboli atavici solo attraverso i quali possiamo ricostruire il nostro presente.

Graffitismo, concettualismo, primitivismo, poverismo sono tutte componenti fondamentali della pittura dell’artista del Sannio. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.