Asta Finarte – 30 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Finarte si terrà il prossimo 30 maggio 2017 a Milano presso il palazzo della Permanente. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – da finarte.it
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50x66.5, 2004
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Nato in provincia di Ancona nel 1949 Enzo Cucchi è uno dei principali esponenti della Transavanguardia italiana. Con lui, ad animare il gruppo, c’erano Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Francesco Clemente e Sandro Chia e ovviamente l’ispiratore e critico Achille Bonito Oliva.

La Transavanguardia è stata certamente un movimento affermativo di riscoperta dei valori pittorici e di recupero di un mondo autentico, di un ‘senso’ che arginasse le derive astratto-concettuali delle neo-avanguardie. Tuttavia è stato anche un movimento costituito da un coacervo di personalità diversissime, dove quella di Cucchi spicca per sperimentalismo ed accentuato concettualismo: concettualismo simbolico che tratta di figure archetipiche, raffigurate con un fortissimo espressionismo partecipativo.

La pittura di Cucchi è un esercizio vitalistico, un teatro dell’esistenza dove hanno posto le leggende contadine e i miti greci, le citazioni colte e la simbologia più triviale. Il teschio, la morte, è uno dei soggetti più usati da Cucchi, che davvero abusa anaforicamente di essa, impiegandola come stilema che marca un ritmo, ripetuto in passi e distanze quasi di danza tribale. Ritmo del movimento, del ‘processo’, dell’ironia di un processo stritolante e mortale, di un gorgo che è Kafkiana metafora dell’esistenza universale. Stima: 15.000€/18.000€.

Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – da finarte.it
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203x70, 1965
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

L’artista romano Franco Angeli dipinge l’opera al lotto n. 18 “United States of America” appena trentenne. Si tratta di una bellissima aquila imperiale con materiche gocciolature di ‘sangue’ a segnare l’orizzonte del lettering ironicamente ripetuto degli Stati Uniti d’America.

L’opera raffigura, simbolicamente, quasi un paesaggio all’orizzonte su cui tramonta la grande aquila, squarciata da una marcata crepa che firma la composizione. Sono gli anni in cui Angeli emerge nel contesto della Scuola di Piazza del Popolo con opere che superano il primo informale ancora legato alla pittura di Burri e che introducono quel lessico della critica del potere e della violenza che caratterizzerà tutta la sua opera successiva.

Angeli rappresenta schermi che realizza con garze e colore su cui tatua immagini simboliche e televisive. Facendo ciò porta la vita e l’esperienza di guerra, che colpì profondamente la sua famiglia, direttamente sulla tela con un gesto di mimesi dove assente è però il distacco della mediazione del mezzo di comunicazione.

Nel 1964 Angeli partecipa alla prima Biennale di Venezia di Maurizio Calvesi con “La Lupa” e i “Quarter Dollar”. L’anno successivo è alla Quadriennale romana dove propone nuovi simboli fra cui stelle e falci e martello. Opera importantissima per qualità ed anno di esecuzione. Stima: 18.000€/22.000€.

Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – da finarte.it
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115x90, 1971
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 46 “Pissarro”. Camille Pissarro è stato uno dei padri dell’impressionismo francese. Maestro della luce e degli effetti cromatici la sua figura non poteva che essere un soggetto del famoso ciclo degli “omaggi al colore” di Festa. Pissarro inoltre fu figura assai congeniale all’artista romano, per la grande ed energica vitalità della pittura che lo portò negli ultimi anni a rinnegare le derive tecniciste fino al pointillismo dell’ultimo impressionismo.

Pissarro al pari di Festa comunica con il colore, con la macchia che non è solo artificio e strumento ma anche anima: l’anima di un cielo e di un sole che si ‘amalgamano’, diventano un tutt’uno con i frames della finestra in un impeto visivo che non è solo percezione ma passione.

Una delle serie più originali e interessanti quella degli “Omaggi al colore” che vede la luce nei primi anni ’70. Fanno compagnia a Pissarro come soggetti Degas, Renoir, van Gogh, Picasso, Monet, Manet, Gauguin. Pittori amati, patrimonio dell’immaginario popolare di tutti noi e di cui, Festa, riesce a dare una lettura nuova e personale facendoli assurgere a puri stimoli del nostro guardare il mondo e il cielo da una finestra, sognando ed emozionandoci ancora. Stima: 18.000€/23.000€.

Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – da finarte.it
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50x40, 1967
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932. Frequenta la locale Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli espone alla Biennale della Pop Art nel 1964.

Proprio del 1967, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 48 “Volto di guerra”, espone alla Galleria del Naviglio di Milano lavori con volti e figure femminili su fondo bianco, di cui il lotto in asta potrebbe aver fatto parte.

“A Roma Giosetta Fioroni recupera la storia e le radici, ma assorbe anche molte novità; cita i grandi italiani dell’Arte (Botticelli, Simone Martini, Carpaccio) e inventa i ‘Quadri d’argento’: texture metalliche di volti sconosciuti e anonimi della vita moderna, ritratti emblematici anche di un’Italia rurale spazzata via dalla incalzante deriva televisiva” (da Giancarlo Felice, Giosetta Fioroni. Profilo in Incontro con Giosetta Fioroni, “Arabeschi. Rivista internazionale di studi su letteratura e visualità”, n. 8, luglio-dicembre 2016, p. 8). Stima: 10.000€/15.000€.

Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – da finarte.it
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130x163, s.d. fine anni 60
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Grande olio su tela, 130×163, di Gianni Dova al lotto n. 76 “L’aggressione”. Romano, classe 1925, Dova frequenta l’Accademia di Brera a Milano dove ha per maestri Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi.

Dopo un inizio neo-cubista nel dopoguerra, ben presto l’artista romano si avvicina al movimento spaziale allacciando allo stesso tempo rapporti e simpatie con la pittura astratta e quella nucleare.

Ma già da questi anni , i primi anni ’50, Dova mostra un interesse particolare per forme ameboiche e biomorfe realizzate con la tecnica del flottage che oltre a una chiara ricerca spaziale rivelano un interesse per le forme organiche e biologiche che accompagnerà tutta l’opera dell’artista romano.

Nel 1952 Dova partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Dal 1954 è a Parigi dove approfondisce la conoscenza e la frequentazione di artisti quali Wilfredo Lam e Max Ernst dai quali mutua un’accentuazione surreale che si esplica soprattutto nelle figure animali. Dal 1959 è nuovamente a Milano e nel 1962 alla Biennale veneziana con sala personale e catalogo con presentazione di Guido Ballo:

“Il singolare accento espressivo della nuova figurazione di Dova nasce dal dominio di un contrasto psichico: la ricerca di essenzialità, che definisce l’immagine con segni plasticamente incisi fino all’ossessione, riesce a racchiudere la suggestione più indefinita ed esistenziale, volta al movimento ma in modo segreto, impenetrabile. Da qui un effetto di ambiguità, che è invece tensione nella perseguita antinomia tra essenza ed esistenza, tra forma di rappresentazione, chiusa come organismo, ed evocazione dell’indefinibile […], tra estrema lucidità e impulso irrazionale”. Descrizione perfetta di tutta la carica irrazionale e della perfezione vitale di questa aggressione fra uccelli al lotto n. 76 “L’aggressione”. Stima: 12.000€/18.000€.

Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – da finarte.it
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75x75, 1963
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

“Nella stratificazione dei legni e delle sue lacerazioni interne l’artista fissa i punti di rottura della superficie come possibilità di inventare immagini della precarietà e dell’inquietudine.

Si tratta di tracce allusive, spiragli taglienti, segni feroci e irriducibili del disagio fisico e mentale che l’uomo contemporaneo è costretto a introiettare, suo malgrado, di fronte alla crisi dei valori individuali e collettivi”.

Così scrive Claudio Cerritelli nel testo critico di introduzione al catalogo della mostra Agenore Fabbri. “Senso dell’esistenza” tenutasi a Milano presso la Galleria Morone fra il novembre 2004 ed il febbraio 2005.

Agenore Fabbri fu pittore e scultore pistoiese. Negli anni ’70 lo si trova spesso al famoso Caffè fiorentino “Le Giubbe Rosse” dove frequenta Rosai, Montale, Carlo Bo.

Nel dopoguerra fa esperienza come ceramista ad Albisola, dove conosce e instaura una forte amicizia con Lucio Fontana. A questi anni si devono i suoi inizi come scultore, una scultura drammatica, lacerata, prima in terracotta e poi in bronzo, che ha come soggetti l’uomo e gli animali, la violenza, il dolore, la guerra, la lotta. Scultura che riprenderà dopo una parentesi più ‘pittorica’ o meglio bidimensionale negli anni dell’informale.

Sembra quasi che Fabbri usi i due mezzi, la pittura e la scultura con obiettivi diversi. La prima per cercare di razionalizzare, fossilizzare uno stato di fatto, per quanto doloroso (lotto n. 78 “Rotture VIII”). La seconda invece per cogliere l’attimo, il movimento, il grido; per dare sfogo ad un’anima travagliata, che non riesce a farsi una ragione del dramma dell’essere uomo senziente, della tragedia dell’esistenza. Stima: 13.000€/15.000€.

Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – da finarte.it
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1953
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Gustavo Foppiani (Udine, 1925 – Piacenza, 1986) è stato un grande artista, annoverato fra i rappresentanti della scuola piacentina (dove ha vissuto), e oggi perlopiù dimenticato dalla critica e dal mercato.

“Metafisica affettuosa” ha definito Vittorio Sgarbi la pittura di Foppiani. Una pittura surreale ma semplice, immediata, sognante, che crea mondi paralleli, quasi bambineschi, su sfondi informali, pietre di paragone, carte ottocentesche già stampate su cui l’artista aggiunge tracce, amplificando o chiudendo concetti inespressi, compiendoli sempre nel modo più caustico, così caustico da essere talvolta ingannevolmente pacifico.

In realtà Foppiani rappresenta un mondo sartriano, nei primi anni raffigurando soprattutto paesaggi in cui forte è la sensazione di un’attesa inquietante; poi introducendo la figura umana, la violenza, le deformazioni anatomiche, dipinte ora con una perfezione quasi da affresco medievale ora con uno stile più vicino all’informale ma comunque sempre mute, ieratiche, apparentemente innocue, distanti come gli oggetti del mondo reale per il grande filosofo francese.

Opera giovanile questa al lotto n. 81 “Senza titolo”. La prima personale dell’artista fu a Roma, presso la Galleria L’Obelisco nel 1955. Stima: 2.500€/3.500€.

Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – da finarte.it
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60x105, 1932/1933
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Siamo in pieno periodo futurista con la bellissima opera di Giulio D’Anna al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”. Giulio, uno dei fratelli titolari della celebre libreria messinese che porta il suo nome, ha appena tenuto, nel 1931, la prima personale presso la Galleria Vittorio Emanuele III, mostra visitata da un entusiasta Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1934 l’artista ha già partecipato a tre Biennali di Venezia e due Quadriennali di Roma, celebrato soprattutto per le sue vedute aeree in uno stile futurista attento alla tridimensionalità, alla cartellonistica e alla percezioene in movimento.

Nel 1933, anno in cui D’Anna realizza la tempera e collage al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”,  Filippo Tommaso Marinetti e Pino Masnata pubblicano il “Manifesto della Radia” sulla Gazzetta del Popolo. Ecco alcuni punti significativi di come i futuristi concepivano la radio: “La Radia sarà […]

3. Immensificazione dello spazio non più visibile ne incorniciabile, la scena diventa universale e cosmica

4. Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse da esseri viventi da spiriti viventi o morti drammi di stati d’animo rumoristi senza parole […]

9. Arte umana universale e cosmica come voce con una vera psicologia-spiritualità dei rumori delle voci e del silenzio […]

12. Parole in libertà. La parola è andata sviluppandosi come collaboratrice della mimica e del gesto Occorre la parola sia ricaricata di tutta la sua potenza quindi parola essenziale e totalitaria ciò che nella teoria futurista si chiama parola-atmosfera Le parole in libertà figlie dell’estetica della macchina contengono un’orchestra di rumori e di accordi rumoristi (realisti e astratti) che soli possono aiutare la parola colorata e plastica nella rappresentazione fulminea di ciò che si vede Se non vuole ricorrere alle parole in libertà il radiasta deve esprimersi in quello stile parolibero (derivato dalle nostre parole in libertà) che già circola nei romanzi avanguardisti e nei giornali quello stile parolibero tipicamente veloce scattante sintetico simultaneo 13. Parola isolata ripetizione di verbi all’infinito 14. Arte essenziale […]”. Concetti perfettamente esemplificati in quest’opera in asta Stima: 15.000€/18.000€.

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – da finarte.it
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41x41, 1962-1964
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Un bellissimo “oggetto visivo instabile” di Edoarda Emilia Maino al lotto n. 179 “Oggetto ottico dinamico”.

Nata a Milano nel 1930 da Giovanni Maino, geometra del Genio Civile, la Maino frequenta il liceo classico per poi iscriversi, nel 1950, alla Scuola d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco.

Esordisce in pittura nel 1956, dopo anni di formazione da autodidatta, affascinata dagli ambienti artistici milanesi e dalle prime ricerche spaziali di Lucio Fontana. Frequenta il Bar Giamaica dove conosce Piero Manzoni, i fotografi Giovanni Ricci e Uliano Lucas.

Dopo le prime prove di sapore informale alla fine degli anni ’50 in cui la Maino mostra una volontà segnica di ricerca spaziale, del 1959 sono i primi “Volumi”, “perforatissime tele” che introducono l’artista milanese direttamente nelle ricerche più avanguardistiche di quegli anni.

Intanto la Dadamaino approfondisce i contatti con il Gruppo N e con l’amico Getulio Alviani partecipando a mostre di arte programmata. In questo clima, nel 1963, partecipa all Biennale di San Marino e alla rassegna Nove Tendencije a Zagabria.

In questo contesto nascono gli “Oggetti ottico dinamici” (lotto n. 179), realizzati con piastrine di alluminio fissate alla tavola con fili di nylon. Le piastrine sono disposte secondo rapporti geometrici in modo da dare l’impressione del movimento: in questo caso un efficace moto di estrusione. Anche la particolare fresatura contribuisce al dinamismo della composizione. Stima: 30.000€/40.000€.

Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – da finarte.it
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148x104, 1975
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Marco Gastini nasce a Torino nel 1938. Fin da piccolo frequenta la bottega del padre marmista dove familiarizza con materiali e tecniche di lavorazione.

Alla fine degli anni ’60 la pittura di Gastini si orienta verso una ricerca improntata a un segno minimale che si articola nello spazio, con una vena naturalistica che cerca una sintesi fra gesto artistico e architettura. Nel 1969 al Salone Annunciata di Milano Gastini dà vita ad un ambiente fluido, dove attraverso la trasparenza del supporto (plexiglass) si realizza una compenetrazione cangiante fra opera e contesto.

Ricerca visuale, pittura analitica e un approccio lirico alla ‘figura’ si intrecciano “Ininterrottamente” nell’arte di Gastini perché continuamente il mondo che osserviamo è la constatazione di un fatto atomico e organico, dove il segno cresce come l’erba e il concetto non è altro che il sogno e il segno di una sottostante realtà. Stima: 12.000€/18.000€.

Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.