Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 20 e Domenica 21 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

La quinta e la sesta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 20/21 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – da meetingart.it
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70x70, 1975
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato a Viggiù nel 1938 Gottardo Ortelli ha frequentato l’Accademia di Brera dove è stato titolare della cattedra di pittura nel 1974.

L’opera in asta al lotto n. 425 fa parte sicuramente del ciclo di opere più interessante dell’artista “Immersione totale”, oggetto di una recente mostra presso la Galleria Antonio Battaglia di Milano (22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017).

Ortelli negli anni ’70 si aggrega ai rappresentanti della cosiddetta pittura analitica. Il ciclo delle “Immersioni totali”, che va dal 1974 al 1976, è caratterizzato da tele monocrome su cui prendono vita, in scansioni parallele, linee diagonali alternate, che si assottigliano e si ispessiscono in ritmi concordanti e discordanti. In questo modo l’artista gioca a livello percettivo confondendo il piano di sfondo e il primo piano in un dialogo in tridimensionalità fra linee e spazio, colore e non colore. Forse le opere dal sapore più optical dell’artista lombardo. Stima: 3.000€/4.000€.

Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – da meetingart.it
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89x89, 1977
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Augusto Garau nasce a Bolzano nel 1942. Studia a Milano all’Accademia di Brera con Atanasio Soldati che negli anni ’50 lo coinvolge nei fermenti astratti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Il contributo più originale di Garau è comunque quello che l’artista raggiunge negli anni ’70 e che riguarda lo studio della dinamiche percettive della forma e del colore. Sarà la frequentazione di Gaetano Kanizsa, esponente italiano della filosofia della Gestalt, ad avvicinare Garau a queste tematiche.

I processi cognitivi della forme e retinici dei colori sono le tematiche che soprattutto interessano Garau. L’artista utilizza infatti spessissimo la forma dell’anello non chiuso lasciando che sia lo spettatore stesso a completarlo idealmente. Garau inoltre lavora, specie negli anni ’80, sulle ambiguità derivanti dall’accostamento dei colori e sulle trasparenze. Evidenti tali tematiche al lotto n. 432 “Continuità”, concetto espresso sia attraverso la forma che per mezzo del colore.

“Il continuum cromatico è un insieme di colori, puri o in mescolanza, tra i quali esiste un legame prodotto da un colore comune. Il continuum non si verifica quindi nel caso di una giustapposizione fra due colori puri, ma quando un colore puro si unisce a una mescolanza che lo contiene, o quando due mescolanze si giustappongono tra loro” (da Augusto Garau, “Le Armonie del colore. Analisi strutturale dei colori. La teoria delle mescolanze. La trasparenza percettiva”, Hoepli, Milano, 1984, p. 4). Stima: 3.000€/4.000€.

Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73x92, 1973
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Dopo un inizio pittorico caratterizzato dall’informale lombardo, in particolare dall’influenza della matericità e della ‘memoria figurativa’ di Ennio Morlotti, nel corso degli anni ’60 Valentino Vago approfondisce una ricerca di sintesi contemplativa, coloristica e formale, per certi aspetti vicina alle coeve realizzazioni dell’americano Mark Rothko.

Perché Vago non può essere ridotto ad artista ‘analitico’ come solitamente si fa. Quello dell’artista di Barlassina è sì un mondo minimale, destrutturato; ma è anche un paesaggio di sogno dove avvengono miracoli, uno spazio evocativo e sacrale: “un mondo pittorico fatto di silenzi, di calme sensazioni, che si esprime con una pittura tutta intessuta di luce sommessa che allaga le forme geometriche, rese diafane da un delicatissimo velo” (da M.Valsecchi, Valentino Vago, Milano, Vanni Scheiwiller, 1969, p.11).

Da non dimenticare che alla fine degli anni ’70 l’artista si dedicherà alla realizzazione di grandi murales sia in spazi privati che pubblici, soprattutto all’interno di chiese. Stima: 6.000€/7.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130x200, 1953
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissima e importante opera di Mario Nuti, “Composizione” al lotto n. 466, realizzata nel 1953. Ad appena 27 anni, nel 1950, Nuti è tra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino, di cui firma il Manifesto redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Alvaro Monnini, sottoscrivendone tutte le istanze di impegno sociale e politico.

L’esperienza astratta in Nuti perdurerà fino ai primi anni anni ’60 quando l’artista torna gradualmente alla figurazione e si dedica all’insegnamento.

Figura timida e appartata Mario Nuti porta testimonianza con le sue opere di una “capacità compositiva accanto a vivo, intimo senso del colore; [… di] un’istanza polemica […] un bisogno di scarnificare la materia pittorica, di ridurla all’essenziale”, nella definizione di Giovanni Spadolini, suo compagno di studi all’epoca dell’Istituto d’Arte a Firenze.

Caratteristiche, quelle notate dall’illustre amico, che Nuti mantiene nell’arco di tutta la sua esperienza astratta, che da un rigido geometrismo iniziale si muove negli anni verso forme più strutturate ed espressive per quanto concerne sia le cromie che la composizione. Stima: 6.000€/7.000€.

Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – da meetingart.it
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50x40, 1952
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Si può affermare che Albino Galvano sia stato uno dei teorici del M.A.C. Movimento Arte Concreta (1950). Pittore, critico, laureato in filosofia e magistero, allievo di Felice Casorati, già nel 1930 è alla sua prima Biennale di Venezia.

Proprio nel 1952, anno di realizzazione di quest’opera al lotto n. 474 “Astratto in movimento”, Galvano firma a Torino il Manifesto del M.A.C con Annibale Biglione, Adriano Parisot e Filippo Scroppo (Bollettino n. 9 del Movimento, del novembre ’52).

Le composizioni di Albano del periodo M.A.C. mostrano tuttavia una certa eterodossia dell’artista le cui opere rivelano per forme, colori e richiami naturalistici una ispirazione ‘simbolica’ e spiritualista.

Scrive a questo proposito il critico Luciano Caramel in “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, 1994, p. 96: “Galvano, infine, nutrito di complessa cultura, irriducibile a formule, fino ad apparire eclettico, è capace di caricare l’aniconicità di valenze di un’inafferrabile semantica volta a ‘vedere’ dipingendo”.

In seguito l’artista si avvicinerà all’informale per poi successivamente utilizzare nelle sue composizioni elementi liberty di gusto astratteggiante e ‘nastri’. Stima: 4.000€/5.000€.

Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – da meetingart.it
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110x80, 1956
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Veneziano, classe 1931, Ennio Finzi ha percorso tutta la storia artistica del secondo dopoguerra italiano fino ad oggi sperimentando e rinnovandosi continuamente nel solco di un’ispirazione però unica che ha sempre avuto come riferimenti il ritmo ed il colore.

Nelle opere di Finzi degli anni ’50, come questa “Cosmico” al lotto n. 480 sono certamente presenti queste due componenti che sono di supporto ad una interpretazione della pittura vicina alle coeve esperienze dello spazialismo nel senso di una spazialità di espressione interiore che apre alla possibilità all’interno della tela.

Ci sono nella pittura di Finzi la gestualità forte del gesto astratto di Emilio Vedova, la spiritualità luministica del maestro Virgilio Guidi, ci sono gli spazi interiori di Tancredi; il tutto intessuto in una partitura che rimanda alla passione musicale di Finzi che utilizza nel colore le atonie e gli effetti distonici schoemberghiani e citazioni del jazz afroamericano.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1956 Finzi ha tenuto la sua prima personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – da meetingart.it
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70x100, 1959
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Designer italiano nato a Milano nel 1938, Gabriele Devecchi è noto in pittura soprattutto perché fu fra i fondatori, proprio nel 1959 (“Senza titolo” al lotto n. 487), del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo.

Nel corso degli anni ’50 l’artista nel laboratorio di argenteria del padre impara la lavorazione dei metalli: incidere a bulino, smaltare a fuoco, la fusione della plastica, modellare la cera, scolpire il legno.

Le dinamiche spazio-tempo sono quelle che prenderanno vita nelle prime mostre “Miriorama” del Gruppo negli spazi della Galleria Pater. Con il Gruppo esponevano Manzoni, Fontana, Baj, Munari in un clima di rinnovamento artistico attento ai fenomeni percettivi ed evolutivi della materia: fenomeni luministici basati sul tempo e sul processo quali combustioni, ossidazioni, concrezioni; automatismi generativi di cui l’opera al lotto n. 487 ritrae una istantanea. Stima: 10.000€/12.000€.

Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100x68, 1955
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Giuseppe Santomaso, veneziano, nel 1946 è fra i fondatori della Nuova Secessione artistica italiana, Fronte Nuovo delle Arti, propugnatore di un’arte che non può prescindere dalla realtà seppur icastica, sulla scia del post-cubismo picassiano, e impegnata nel sociale.

Ma già alla Biennale del 1948 le posizioni del Gruppo divergono profondamente nella querelle fra linguaggio astratto e figurazione. Santomaso sostiene: “l’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà”.

E infatti nel corso degli anni ’50 il suo linguaggio si muove sempre più fra informale, geometrismo astratto e una vena surreale che risponde ad esigenze di risoggettivizzazione dell’opera d’arte imprescindibili per un’artista dalla grandissima sensibilità.

Del 1952 è la partecipazione di Santomaso alla XXVI Biennale di Venezia con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Nel 1954 gli viene assegnato il Primo Premio per la pittura italiana, nel 1956 il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano. Nel 1955 dipinge questa bellissima opera “Bachical nocturne” al lotto n. 499Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180x120, 1988-1990
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, 180×120, del fondatore ed ideologo dell’astrattismo classico, il fiorentino Vinicio Berti, al lotto n. 555 “Guardare in alto (grandiosamente)”.

Con questo ciclo siamo ormai negli anni ’80, lontanissimi dal clima culturale e sociale del dibattito politico del dopoguerra. Vinicio Berti è però la testimonianza di una coerenza estrema, di un pensiero ideologico e artistico a cui non venne mai meno, fino alla morte nel 1991.

Si tratta spesso di opere volutamente di grandi dimensioni, di grande potenza formale per la forza del tratto, la prospettiva tendente alla verticalità, le forme a piramide /grattacielo tridimensionali; ed il tipico lettering di cui Berti è stato uno degli iniziatori che da acronimo ormai si è fatto enunciazione aperta, quasi consapevole ultimo canto del cigno di un sognatore.

E allora l’artista guarda “continuamente” in alto, in segno di lotta, di speranza, ma anche di disillusione; ci guarda “grandiosamente”, e poi ancora “costruttivamente”, “fermamente”, “limpidamente”, “solidamente”. Lo fa dopo aver progettato. Il ciclo precedente dell’artista fu infatti, coerentemente, quello delle “Grandi costruzioni per l’avvenire”. Stima: 10.000€/12.000€.

Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – da meetingart.it
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100x60, 1978
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bella opera di Tano Festa, protagonista dell’arte pop italiana e della Scuola di Piazza del Popolo al lotto n. 571 “Dalla serie da Michelangelo”.

Non esiste serialità nelle opere di questi artisti (Schifano, Festa, Angeli), come spesso si afferma, poiché la serialità è il concetto stesso su cui essi stessi hanno lavorato. Si dovrebbe piuttosto parlare di variabilità percettiva, contestuale e momentanea dell’opera.

In questa al lotto n. 571 ci sono tutti gli elementi iconografici e gli stilemi del linguaggio del maestro romano elaborati in una composizione dallo straordinario equilibrio formale: prima di tutto nell’uso dell’armonia aurea e nei colori complementari, perfettamente bilanciati; poi nell’utilizzo della gocciolatura che conferisce partecipazione emotiva al dipinto. Infine nella decontestualizzazione diagonale dei regoli (citazione delle “persiane”) che conducono l’occhio al mondo di sogno della nube, nel contatto fra spirituale e umano della citazione michelangiolesca, nelle riquadrature metareferenziali con cui l’artista re-incornicia l’opera.

Un grandissimo Festa, che ha prodotto opere di spessore dagli anni ’60 fino agli anni ’80.  Stima: 6.000€/7.000€.