Asta Federico II n. 4 – 6 Maggio 2017 – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 4 della Casa d’Aste Federico II di Bari sarà effettuata il giorno 6 maggio 2017 in tre sessioni di cui la terza, di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 17 (lotti 203-328). I TopLot di SenzaRiserva.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250x210, 2007
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Milano il 22 Giugno del 1962 Luca Pignatelli ha studiato alla Facoltà di architettura. Le opere degli anni ’80 risentono di questa sua formazione e dell’insegnamento di Aldo Rossi il cui lavoro sullo spazio e sul tempo influenzerà molto la ‘concettualità’ dell’artista milanese.

Esploso negli anni ’90, in particolare dopo la mostra alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, Pignatelli è ormai un artista affermato internazionalmente. Ha esposto nel 2009 alla Biennale di Venezia, presso il MAMAC a Nizza, al Museo Capodimonte di Napoli, in gallerie quali Annex Plus-­White Box e Ethan Cohen Fine Arts a New York; e poi a Parigi, Londra, Shanghai e Losanna.

Il lavoro di Pignatelli ha forti affinità con i presupposti e le idee dell’arte povera. L’artista impiega materiali di riuso: teloni di copertura di vagoni ferroviari, legno, spago, ferro; è interessato alla storia e allo spazio evocativo di oggetti recuperati nel tempo, riattualizzati attraverso la perdita stessa della ‘significanza’  che rappresentano per mezzo dei materiali, anche originali.

In questo modo Pignatelli conserva la potenza dell’immagine attraverso un processo quasi fotografico ma che annulla il distacco della fotografia. Bellissime le scritte verticali al lotto n. 249 “Treno”, gotiche, che invitano lo spettatore all’esegesi del dipinto. In questa stessa asta altre due importanti opere di Pignatelli ai lotti 230 (Afrodite) e 267 (New York). Stima: 30.000€/50.000€.

Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100x120, 2000
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Opera come sempre ironica dell’artista romano Renato Mambor al lotto n. 253 “Uomini mimetici”.

Mambor è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli, Pino Pascali, Francesco Lo Savio.

Ironia performativa sempre (Mambor è stato anche un importante attore teatrale): che si svolge lungo tutto il suo percorso artistico fin dagli anni ’60 quando stigmatizza i processi di serializzazione messi in atto dalla cultura mass-mediale realizzando opere fatte di sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, uomini tracciati con timbri, pattern con rulli da tappezzeria. Tutto all’insegna di “togliere l’io dal quadro” ed eliminare la soggettività sterile in cui nel dopoguerra era caduto l’informale.

Nel 1975 l’artista romano forma il gruppo teatrale Trousse e abbandona per un lungo periodo la pittura cui tornerà solo negli anni ’90.

L’opera al lotto 253 ha il solito taglio ironico e spersonalizzante: ci sono gli uomini- timbro senza volto e una dissociazione analitica degli elementi compositivi che però l’artista riassocia attraverso il concetto veicolato. La ‘non mimesi’ del quadro ritrae alla perfezione l’anonimità voluta e subita dell’uomo contemporaneo. Stima: 12.000€/15.000€.

Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Bruno Munari, Negativo - positivo, acrilico su tavola, 60x60, 1959
Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Nei negativi-positivi […] si ha una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie (di solito quadrata) e per l’intensità del colore, dà questa sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Il colore quindi viene ad avere una possibilità dinamica che mai aveva avuto prima” (da Bruno Munari, pieghevole della mostra “le cose serie di bruno munari”, milano, febbraio 1958, studio di architettura di Mario Brunati, Sandro Mendini, Ferruccio Villa).

Nato a Milano nel 1907 e ivi morto nel 1998 Bruno Munari è stato uno degli intellettuali più rilevanti del nostro ’900. Sicuramente si distinse per le sperimentazioni e concettualizzazioni relative all’arte concreta (nel 1948 fu fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta), programmata e cinetica fin dal primo dopoguerra.

Di quegli anni sono da ricordare i cicli delle “macchine inutili”, i “negativi – positivi” appunto (lotto n. 254 “Negativo – positivo” del 1959), le “pitture proiettate” realizzate su vetrini per diapositive, le “pitture polarizzate” ottenute attraverso la scomposizione del filtro Polaroid per citare solo alcune fra le tantissime ed eterogenee sperimentazioni. Stima: 20.000€/30.000€.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5x54.5, 1975
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Siracusano, classe 1929, Elio Marchegiani inizia il proprio percorso artistico da autodidatta. Sulla spinta di amicizie quali quella di Mario Nigro e Gianni Bertini frequenta il mondo dell’arte a Parigi, Roma, Bologna, Milano.

Già nel 1959 è presente alla Quadriennale di Roma e nel 1968 alla Biennale di Venezia. Le opere di Marchegiani degli anni ’60 evidenziano l’interesse dell’artista per il rapporto fra scienza, arte, tecnica e materiali che sarà poi fecondissimo per la sua produzione di tipo ‘analitico’ dai primi anni ’70.

“I titoli ‘Grammature di colore – supporto intonaco’ e ‘Grammature di colore – supporto lavagna’ (lotto n. 254 “Grammature di colore”) sono posti a seconda che le aste siano sull’intonaco o sull’ardesia […]

L’uso della lavagna a spacco, evitando di levigarla, è inoltre la speranza di avere una cultura dove il levigare non sia appiattimento. La lavagna è scisto argilloso già lavorato dalla natura a ‘sparviero’. Il suo uso antico di supporto levigato su cui si accumulava scolasticamente la cultura codificata, viene da me volutamente contrapposto al muro che, con il suo libero graffito od asta, è il tentativo di simboleggiare la liberizzazione della cultura solitamente al servizio del Potere, ed il termine grammature specifico della carta, è usato in questo caso per il peso specifico del colore delle aste: il pigmento che contiene a sua volta il colore storicistico del nostro Rinascimento (da Elio Marchegiani – un “pezzo” di mia vecchia storia… e poca attualità – alla Rocca Roveresca di Senigallia, 17 aprile – 27 giugno 2014). Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40x40, 1971
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Uno dei rappresentanti di punta del Gruppo N di Padova (“La dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi’, dal Manifesto, 1961), Edoardo Landi, con il lotto n. 257 “Struttura visuale”.

Landi fu fra i promotori del movimento internazionale “Nuova Tendenza”. Nel 1961, 1963 e 1969 fu presente alle mostre di Nuova Tendenza I, II e IV a Zagabria. Partecipò nel 1965 alla grande mostra “The Responsive Eye” al MoMA di New York.

Arte cinetica dunque, esemplare al lotto n. 257 “Struttura visuale”. L’occhio dello spettatore è invitato a vedere ciò che non c’è, viene ‘ingannato’ o meglio meravigliato e affascinato nella contemplazione non di ciò che l’artista può fare ma di quello che la mente umana può generare. Stima: 8.000€/9.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7x64.7, 1970
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Boston nel 1913, Conrad Marca-Relli ha partecipato al Gruppo americano di avanguardia della Scuola di New York (un gruppo informale di musicisti, artisti, danzatori) che nell’ambito della pittura si è espresso soprattutto attraverso il cosiddetto espressionismo astratto e/o action painting (fra gli altri vi parteciparono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Franz Kline, Robert Motherwell).

L’artista è formalmente riconosciuto come l’ideatore del collage painting tecnica che ha portato a livelli altissimi.

Al lotto n. 259 “Senza titolo” un’opera del 1970, elegante, minimale, misurata. Non un’opera lirica o violenta ma che esprime perfettamente uno stato d’animo (in linea col soggettivismo di ogni opera dell’artista americano). Quasi un mosaico pacato di sensazioni languide, tenute insieme da contrappunti abilmente intessuti. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Valli III” di Piero Dorazio al lotto n. 261 è un’opera medio piccola ma ben riuscita, del 1997, dell’artista romano.

Artista dalla storia enorme: fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 e protagonista per più di un cinquantennio della pittura astratta italiana fino alla morte avvenuta a Perugia nel 2005.

Una ricerca tutta concentrata a carpire la fenomenologia della luce, la struttura stessa della luce e del colore. Scrive l’artista in “Quello che ho imparato”, Maurizio Corraini Editore, Mantova, 1994: “Ho imparato da Giacomo Balla che non esistono le immagini senza tenere conto della luce che le compenetra e le fa palpitare insieme a tutto ciò che le circonda. Luce e movimento sono l’essenza della realtà, tutto il resto è illusione, apparenza […]”.

Bande di colore, bellissime macro-strutture di scomposizioni di colori che vibrano liricamente e gioiosamente al lotto 261. Stima: 10.000€/12.000€.

Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50x50, 2011
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Proprio in questi giorni, dal 13 Aprile 2017 al 15 Ottobre 2017, a Roma, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica una grandissima retrospettiva “Nature Forever” a Piero Gilardi, artista torinese, protagonista dell’arte povera, concettuale, ambientale, della body art.

Afferma Giraldi in merito ad opere come questa al lotto n. 265, ormai diventate il suo ‘marchio di fabbrica’: “i tappeti-natura nacquero nel 1965 come una esemplificazione della decorazione gestaltica dell’interno della cibernetica ‘cellula individuale di abitazione’, presentata nel complesso delle ‘Macchine per il futuro’. Nel realizzarne i primi tappeti ho mutuato da Oldenburg la poetica sensoriale del soft, ma per me la gommapiuma aveva principalmente il senso di accogliere e di interagire con il corpo […]

[i tappeti natura] penso che contengano una verità umana autentica: il sentimento di nostalgia per una natura mortificata e stravolta dalla società industrializzata. Sentimento che, credo, coinvolga tutti; inoltre […] piacciono ‘democraticamente’ a tutti , borghesi e proletari, tranne che ad alcune persone molto sensibili che vi leggono soprattutto il lato di ombra, cioè il senso di morte della natura” (da Piero Gilardi, “Ora cammino senza più allacciarmi le scarpe” di Andrea Bellini, Flash Art 301, Aprile 2012). Stima: 5.000€/6.000€.

Manlio Rho

Manlio Rho è stato un pittore comasco fra i primi ad introdurre l’arte astratta in Italia. Fu fra i protagonisti del cosiddetto gruppo degli astrattisti comaschi insieme con Mario Radice e gli architetti Giuseppe Terragni e Alberto Sartoris. Del gruppo fecero parte anche Carla Badiali, Aldo Galli e Carla Prina.

Durante l’adolescenza intraprende l’attività di grafico industriale mentre parallelamente coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta gli ambienti culturali comaschi. Qui familiarizza con le idee delle avanguardie europee che hanno come ispiratori Kandinskji e Malevic.

La prima stagione pittorica di Rho è improntata ad una figurazione di incredibile qualità pittorica. Negli anni ’20 ha come maestri Achille Zambelli ed Eligio Torno. Da quest’ultimo Rho impara un certo colorismo che si ritrova in particolare in alcuni paesaggi comaschi di quegli anni.

Intanto l’artista si interessa al movimento artistico Novecento, particolare manifestando particolare ammirazione e tentativi di ‘emulazione’ della pittura di Donghi e Casorati. In questi anni i suoi soggetti sono nudi femminili, autoritratti e ritratti di amici e personaggi comaschi (fra gli altri “Ritratto del giovane Radice” e “Mulazzi con squarcio sulla chiesa di San Fedele” del 1931, entrambi in timeline , “Il bidello del Setificio” visto come mercante di stoffe).

Dopo l’inizio figurativo Rho dà vita alle prime prove astratte agli inizi degli anni ’30. In queste Rho rivela un talento istintivo che combina una geometria perfetta d’ispirazione suprematista ad un colorismo caldo di stampo prettamente lombardo, in una prima fase dai colori vivaci (“Composizione” del 1933 e del 1934, “Composizione 67 R.D.S.A. – Ritratto di uno stato d’animo” del 1938, in timeline).

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