Asta Pananti – 11 Febbraio 2017 (n. 121-III) – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta 121-III di Arte Moderna e Contemporanea della Galleria e Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà sabato 11 febbraio, ore 19.00. La topten di SenzaRiserva.

Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954
Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954 – Lotto n. 325 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, nel 1918. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza all’estero in Francia e Lussemburgo, al seguito del padre, fino al 1936. Qui completa gli studi tecnici. In seguito si trasferisce a Firenze dove studia all’Istituto d’Arte di Porta Romana di Libero Andreotti e poi all’Accademia di Belle Arti.

Frequenta in questi anni l’ambiente culturale fiorentino che ruota attorno al Caffé delle Giubbe Rosse (frequentato fra gli altri da Rosai, Luzi, Bigongiari, Pratolini). Si distingue inizialmente per il realismo della sculture in cemento.

Dopo la guerra e la Liberazione allestisce la prima personale alla Galleria La Porta a Firenze.

Fra il 1947 e il 1949 Venturi dimora a Milano. La sua scultura subisce qui l’influenza delle ricerche formali astratte degli artisti milanesi (Birolli, Fontana, Chigine). Nel 1948 vince il “Premio Garibaldi per la scultura”; nel 1950 è alla Biennale di Venezia.

Nel 1953 vince il “Concorso Internazionale per il Monumento a Pinocchio” in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco. Alla realizzazione di tale monumento Venturi dedicherà i due anni successivi (l’opera fu poi non voluta a Collodi, cosa che scatenò nell’artista una forte depressione), gli stessi in cui realizza la bella “Maternità” su pietra al lotto n. 325 del 1954.

Venturi ha avuto una fortissima affinità con l’ambiente e le idee della poesia ermetica fiorentina nel corso della sua parabola artistica. Le sue opere, sculture e dipinti, dopo il ’50, sono l’espressione stessa di un fare che mira all’essenzialità, alla ”poesia pura”. L’artista le caratterizza inoltre di un lirismo primordiale, in una ricerca, complicatissima, di illuminazione sintetica.

“Creatore di forme vive. Si tocca con mano la nascita di un’idea pensata nella materia che deve contenerla e esaltarla; non circospetto, non mediato né addomesticato dall’astuzia moderna; riappare l’antico confronto e la sfida tra la libertà e il limite. Isolato e rapito nella sua passione plastica, Venturino medita, Venturino rimugina; come ogni solitario, contiene un rudimentale filosofo; interroga il mondo da capo come se nessuno lo avesse fatto prima di lui” (da M. Luzi, Un creatore di forme vive, in “Quadrante”, 20 maggio 1963). Stima: 3.000€/5.000€.

Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63x120, 2001
Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63×120, 2001 – Lotto n. 370 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Figlio di un ufficiale di marina e di una ballerina di strip-tease come l’avrebbe raccontata lui la sua vita, Vettor Pisani nasce a Bari nel 1934. Dopo aver vissuto ad Ischia e Napoli esordisce come artista piuttosto tardi, nel 1970, alla Galleria La Salita di Roma. Da allora ha partecipato otto volte alla Biennale di Venezia rivelandosi come uno degli artisti più visionari del secolo scorso.

Sintesi delle arti, intertestualità, performance, installazioni, scultura e pittura tradizionali sono gli eterogenei mezzi espressivi attraverso i quali Pisani mette in scena (è stato anche un commediografo) il mondo e la sua interpretazione. Lo fa con diversi livelli interpretativi: storico, culturale, filosofico, rituale, onirico, individuale, magico, divinatorio, psicoanalitico, esoterico.

C’è nelle opere di Pisani il tentativo di mostrare una chiave, un offerta di riconoscimento indirizzata all’artista e allo spettatore che costituisce un ex voto, al contempo laico e sacro, verso un entità in bilico sulla non entità.

Al lotto n. 370 “Senza titolo” l’artista barese indaga pacificamente il mistero della nascita e della morte: in scena due gemelle, in qualche modo l’incarnazione dell’incredulità di fronte alla meraviglia della vita e della generazione. Alle loro spalle “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin il “luogo dell’infinito che costruiamo noi con la nostra immaginazione, un’aldilà sereno, perché io non credo nella morte come estinzione dell’essere, ma nel passare da uno stato all’altro” (da Vettor Pisani, “Esseri ibridi” di Massimo Riposati, Flash Art, n. 297, 2011). Stima: 5.000€/6.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5x70.5
Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5×70.5 – Lotto n. 397 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Si laurea in chimica nel 1941 presso l’Università di Pisa e poi nel 1947 in farmacia Mario Nigro. Pittore autodidatta, la prima esposizione personale fu alla Galleria Salto nel 1949.

In seguito, a Milano l’artista, entrò in contatto con l’astrattismo del M.A.C. Movimento Arte Concreta e con lo spazialismo di Lucio Fontana.

Le serie più celebri dell’artista pistoiese sono degli anni ’50: i “pannelli a scacchi”, i “ritmi continui simultanei” e infine gli “spazi totali” se da un lato anticipano soluzioni di scansione ritmica e formale che saranno propri della op art degli anni ’60 dall’altro, specialmente negli “spazi totali” costituiti da griglie a reticolo trapezoidali riempite di cromie squillanti, mostrano il mai sopito desiderio di Nigro verso l’espressione della soggettività.

Si tratta di una pulsione a indagare lo spazio che nasce sia dal suo essere scienziato che da un personale anelito di rappresentazione di un mistero di bellezza difficile da razionalizzare. Anelito che in questi stessi anni lo porta anche ad una espressività musicale che trascende i principi costruttivi e lo avvicina all’informale, come in questa bella opera al lotto n. 397 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/6.000€.

Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29x22.5 cadauno, 1999
Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29×22.5 cadauno, 1999 – Lotto n. 403 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

La celebre “pittura disseminata” di Pino Pinelli, uno dei maggiori rappresentanti della pittura analitica italiana è di scena al lotto n. 403 “Pittura R”.

Il pittore catanese fin dagli anni ’60 ha infatti collocato al centro del suo processo artistico e d’indagine la pittura stessa intesa come frammentazione, quasi conseguenza della ricerca di quel ‘grado zero’ della pittura che portò all’abolizione di ogni tradizione artistica, fin nelle procedure, compresi telaio e tela, alla fine degli anni ’60. A suo modo fu una difesa più che una innovazione: contro il concettualismo dilagante, l’oggettualismo incipiente, l’atipica arte ambientale.

Pinelli riparte dalla materia, con elementi grumosi, coperti da colori primari, mai meno di due e disposti in maniera seriale, a volte in una curva come a rappresentare una seminatura che sia una rinascita. Rinascita dove non ci sono pennelli o immaginazione ma i solchi delle dita sulla terra, dove scorra il colore, da dove riprenda il sogno e la vita. Stima: 5.500€/6.500€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80x60, 1978
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80×60, 1978 – Lotto n. 404 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

L’Aurora è uno dei soggetti michelangioleschi introdotti dal pittore romano Tano Festa, esponente di punta della Scuola di Piazza del Popolo, a partire dal 1965. Si tratta di un particolare del busto dell’Aurora scolpita da Michelangelo per il sarcofago del duca Lorenzo de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze.

L’artista realizza l’opera attraverso il ricalco della proiezione di una diapositiva sulla tela. In seguito Festa interviene con campiture di colore e profilature che sottolineano la plasticità dell’immagine.

Per Duilio Morosini una delle prime tele col soggetto trae spunto da una “riproduzione d’un dettaglio d’affiche per le celebrazioni michelangiolesche (questa volta realizzato coi bianchi e neri della pittura) che Festa proietta su di uno ‘schermo’ azzurro, sovrapponendo, poi, alla tormentata figura delle tombe medicee, dei grigi regoli da disegno geometrico […] dischi, filigrane, reticoli che lo hanno colpito in occasione d’una visita ad una mostra della optical art americana” (da D. Morosini, Le ‘personali’ romane di Tano Festa e Franco Sarnari. Due giovani pittori d’avanguardia, «Paese sera», 16 novembre 1965). Stima: 8.000€/10.000€.

Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70x70, 1994
Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70×70, 1994 – Lotto n. 405 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Veneziano, classe 1933, Franco Costalonga esordisce come incisore e acquafortista. Negli anni ’60 si afferma nell’ambito dell’arte cinetica con opere dove presenta elementi bidimensionali ma soprattutto tridimensionali disposti modularmente.

Costalonga indaga in particolare gli effetti cromocinetici derivanti dalle variazioni di colore in funzione della luminosità e dell’orientazione dei moduli. Tale interesse per la teoria del colore è stata sicuramente influenzata da Remigio Butera, direttore al tempo della frequentazione dell’artista alla Scuola d’Arte di Venezia.

Nel 1986 è presente nella sezione “Arte-Scienza-Colore” alla XLII Biennale di Venezia.

I “Mocubi”, qui al lotto n. 405, rappresentano un ciclo pittorico degli anni ’90 con il quale Costalonga torna alla pittura dopo sperimentazioni più ardite nei materiali e nelle soluzioni compositive (le “tensoforme”, i “riflex”, gli “pseudorilievi”). Si tratta della trasposizione in tre dimensioni degli “oggetti quadro” degli anni ’80 di cui rappresentano si potrebbe dire un momento di formalizzazione della piena maturità dell’artista. Stima: 2.500€/3.500€.

Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48x36, 1998
Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48×36, 1998 – Lotto n. 407 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Una delle figure sileniche, realizzate con china ed acquerello su carta, del poliedrico artista bolognese Luigi Ontani al lotto n. 407 “Moro Amaro D’Amore”.

Artista sperimentatore ed anticonformista Ontani è difficilmente classificabile in una corrente. Esordisce come esponente della body art, ma fin dagli anni ’70 si cimenta con la scultura, la pittura, la fotografia, le performance dove dispiega in declinazione narcisistica pulsioni vitalistiche e concettuali che ambiscono ad una sintesi di sensibilità culturali di matrice sia orientale che occidentale.

Un approccio panteistico quello di Ontani che riflette continuamente sull’esistenza, la natura e il ruolo dell’artista, spesso in modo giocoso e dissacrante, mischiando sacro e profano, cielo e terra. Stima: 7.000€/8.000€.

Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30x30, 1965/1976
Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30×30, 1965/1976 – Lotto n. 417 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Indagine scientifica e processo artistico sono i due poli della ricerca di Getulio Alviani, artista nato a Udine nel 1939 e protagonista negli anni ’60 dell’arte programmata.

Nel 1964 Alviani partecipa alla Biennale di Venezia e espone alla mostra Nouvelles Tendances al Louvre di Parigi. Nel 1965, anno di riferimento per l’opera al lotto n. 417 “Superficie tornita 2 1/4 di quadrato” partecipa alla celebre mostra The Responsive Eye al MoMA di New York dove allestisce vere e proprie stanze ambienti con pareti costituite da superfici cosiddette “a testura vibratile”.

Si tratta della celebre serie delle lamine di alluminio “tornite” con varie modalità con le quali l’artista avvia quell’analisi ottico-visiva di stretta pertinenza cinetica che sarà il suo risultato più originale.

Il cangiantismo percettivo causato dalla rifrazione della luce sulla diversa tessitura e tornitura della superficie, assieme al punto di vista dello spettatore che diviene parte dell’opera, sono infatti una delle prime originali testimonianze dell’arte cinetica italiana. Stima: 25.000€/35.000€.

Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120x100, es. 7/8, 1981
Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120×100, es. 7/8, 1981 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

“Labilità e relatività spazio-temporale di questo sistema aperto di immagini” è probabilmente la definizione migliore che sia stata data dei quadri-specchio di Michelangelo Pistoletto (Augusta Monfrini, Percorso di Pistoletto, da “Michelangelo Pistoletto”, catalogo Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma, Milano, Electa, 1990, pag. 12) qui rappresentati al lotto n. 418 da un bellissimo esemplare serigrafico di “Donna che cuce”.

C’è infatti una stratigrafia di livelli di lettura in questa opera che non si lascia facilmente afferrare. Da un lato la rappresentazione oggettiva: Maria Pioppi, compagna e collaboratrice dell’artista, che cuce. Dall’altra la mutevolezza e l’interferenza spazio-temporale dello spettatore che si specchia e diventa parte dell’opera. Infine l’impossibilità della riproduzione oggettiva dell’opera stessa ad una ripresa fotografica.

Un oggetto inafferrabile dunque l’opera, teatro infondo della vita stessa, che dipana chi regola la nostra esistenza (per l’artista la donna amata) “[…] e quel sì vago / sanguigno fil  che tira, / tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira / la bella man gradita, / è il fil de la mia vita” (Giambattista Marino, “Donna che cuce” da La Lira, Madrigale XI, Opere, a cura di A. Asor Rosa, Rizzoli, Milano, 1967). Stima: 50.000€/75.000€.

Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33x40, 1955
Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33×40, 1955 – Lotto n. 419 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Sicuramente è stata la ‘signora’ dell’astrattismo italiano Carla Accardi, trapanese, classe 1924. Nel 1947 si trasferisce a Roma e di lì a poco sarà la protagonista del Gruppo degli astrattisti romani di Forma 1 (Sanfilippo, Turcato, Attardi, Perilli, Dorazio).

All’inizio degli anni ’50 risalgano i primi ‘glifi’ di natura segnica della Accardi, liberi e non ben definiti e che solo a metà del decennio assumeranno la caratteristica bicromia in bianco e nero (lotto n. 419 “Piccolo negativo”).

Scrive Annemarie Boetti a proposito di questo ciclo: “I quadri in bianco e nero su tela (’54-’55) sono la preistoria (termine da lei usato) del linguaggio autonomo di Accardi. Sono la verifica di questa ‘robustezza’ sulla sostanza intatta e fragile (senza modelli) del suo essere al mondo. Alla tabula rasa dei gruppo Forma e Origine lei risponde con il proprio grado zero: ‘labirinti’, ‘favolosi’, ‘frammenti’, ‘assedi’ (termini suoi) cioè l’inizio d’organizzazione del brulicare primordiale” (da Anne Marie Boetti Sauzeau, “Carla Accardi”, in DATA n. 20, marzo-aprile 1976, pp. 72-74). Stima: 40.000€/60.000€.

Asta Blindarte n. 81 – 29 Novembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea + Design

L’asta di Arte Moderna e Contemporanea + Design n. 81 della Casa d’Aste Blindarte si terrà il prossimo 29 Novembre 2016 a Milano. Segnaliamo alcuni lotti d’interesse.

Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72x51.5, 2003
Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72×51.5, 2003 – Lotto n. 82 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nunzio Di Stefano nasce a Cagnano Amiterno in Abruzzo nel 1954. Studia scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja. Negli anni ’80 trasferisce il proprio studio nell’ex pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo.

Qui, insieme ad altri cinque artisti (Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Piero Pizzi Cannella) darà vita alla Scuola di San Lorenzo che sarà polo nevralgico della cultura cittadina in quegli anni.

Prese le distanze dal citazionismo dalla Transavanguardia, questi artisti cercano un linguaggio nuovo che ri-attinga alla manualità e al fare pittura e che si riconcili con il mercato e  l’oggetto artistico stesso ormai vittima di una afasia di certe radicalizzazioni concettuali.

L’artigianato intimo di Nunzio, unico scultore del gruppo, è evidente in queste opere dove l’artista utilizza vari materiali (nello stile dell’Arte povera) che pone analiticamente in un rapporto primordiale e generativo che invita lo spettatore ad una osservazione quasi comprensiva, partecipativa dell’atto creativo. Stima: 5.000€/7.000€.

Claudio Parmigiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130x100, 1992
Claudio Parmiggiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130×100, 1992 – Lotto n. 87 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Claudio Parmiggiani è un artista emiliano nato a Luzzara nel 1943. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Modena, frequenta lo studio di Giorgio Morandi a Bologna.

Questa frequentazione lascerà un segno indelebile sulla sua produzione artistica che si muove fra l’arte concettuale e l’arte povera, il minimalismo e la metafisica.

Scrive nella Rubrica online  “Lo Spazio e il Tempo” l’artista ricordando Giorgio Morandi: “la sua casa mi ricordava moltissimo quella di mia zia Onorina a Suzzara. Finestre chiuse per tenere fuori il caldo e il mondo, solo il tic-tac del pendolo. Tutto era immobile. Nel suo studio si poteva comprendere il significato metafisico della polvere” (da “Ricordo di Giorgio Morandi”, ifioridelmale.it).

Parmiggiani usa infatti la polvere, il fuoco, il fumo, ma anche gesso, riporto fotografico, il calco nelle sue opere. Elementi eterei, provvisori, frantumati, riassemblati che fanno riflettere sul tema dell’assenza, della caducità, sui segnali che lasciamo, che travisiamo o che il tempo e il ricordo travisano, sull’inganno non di ogni immagine, ma di ogni segno. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160x190, 1983
Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160×190, 1983 – Lotto n. 95 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Un “Acerbo” di notevoli dimensioni di Mario Schifano al lotto n. 95.

Schifano, nato a Homs, in Libia nel 1934 è sicuramente l’artista italiano del dopoguerra più meritevole del riconoscimento internazionale che sta riscontrando negli ultimi anni.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo è stato un interprete del postmodernismo italiano come nessun altro. Il suo estro pop si espresso in maniera eclettica dalla pittura, alla regia cinematografica, alla musica psichedelica sempre interpretando la società consumistica con intelligenza e personalità attraverso anche le nuove tecnologie.

La sua pittura è informale, figurativa, espressionista, astratta, nucleare, pop, lirica sempre. Gi “acerbi” (lotto n. 95 “Acerbo”) sono uno dei cicli della fine degli anni ’70 che trova posto accanto ai “paesaggi anemici”, ai “campi di pane”, agli “orti botanici”, alle “biciclette”. Cicli che rappresentano un bisogno di autenticità, un guardare oltre la tecnologia, che comunque mai l’artista romano abbandonerà, e i prodotti industriali; un tornare a un contatto puro con la materia e la natura, verso la poesia. Stima: 40.000€/60.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967 – Lotto n. 97 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nasce a Settignano, presso Firenze, nel 1940 Paolo Scheggi. Frequentata l’Accademia di Belle Arti di Firenze, insofferente al provincialismo fiorentino, nel 1960 si trasferisce a Londra per studiare Visual Design.

Nel 1961 si trasferisce a Milano ed entra in contatto con i cosiddetti “artisti oggettuali” (la definizione è di Gillo Dorfles): Alviani, Bonalumi, Fontana, che tentano il superamento del binomio arte figurativa ed arte astratta. A Bologna, alla Galleria Il Cancello, tiene una personale presentata dallo stesso Fontana. Muore a Roma nel 1971 per una malattia cardiaca.

L’arte di Scheggi non può essere definita semplicemente pittura: la sua è un esigenza totale di configurare uno spazio così da integrare archiettura, moda, design ma anche esperienza. Un arte fatta per la fruizione con un bisogno di rigore formale che sfocia nell’etico.

“[…] Creare un’intersuperficie che raccolga oltre allo Spazio/Tempo anche il senso totale dell’architettura per un ‘nuovo uomo’ […], progettare diventa imperativo assoluto” (Paolo Scheggi).

Le intersuperfici curve o a zone riflesse sono quelle che Scheggi presenta alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966. Questa nera  Stima: 600.000€/800.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36x31, 1948
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36×31, 1948 – Lotto n. 98 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Carla Accardi, trapanese, fu fondatrice del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Consagra, Guerrini, Sanfilippo, Perilli e Turcato.

Il suo linguaggio pittorico fino al biennio 1952-1954 è di matrice cubista e astratto concreta prima di svilupparsi in senso segnico.

Al lotto n. 98 “Senza titolo” una tempera dal sapore Kandiskijano molto bella nei colori, nell’equilibrio della composizione e nell’energia fantastica che sprigiona l’insieme in tensione dei tratti.

La prima personale della Accardi sarà solo nel 1950 alla Galleria Numero di Firenze, seguita da un’altra alla Galleria Salto di Milano rinomata per le mostre del M.A.C. Movimento Arte ConcretaStima: 9.000€/12.000€.

Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5x92, 1959
Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5×92, 1959 – Lotto n. 104 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Gli inizi del milanese Alfredo Chigine, classe 1914, sono da scultore negli anni ’40. Ha infatti studiato scultura con Giacomo Manzù all’Accademia di Brera. Le prime prove pittoriche testimoniano una figurazione ‘forte’ che presto, verso la fine del decennio, lascerà il posto a opere informali precocissime per il panorama italiano.

Michel Tapié lo invita nel 1958 al festival di Osaka. È invitato con sala personale alla Biennale di Venezia nel 1960, presentato da F. Russoli. È presente alla Quadriennale romana proprio nel 1959, anno in cui dipinge l’opera al lotto n. 104 “Serchio”.

La pittura di Chigine, pur definita informale, si articola per masse cromatiche e forme sapientemente disposte. Grande rilievo ha infatti la struttura che mantiene però una traccia fortissima di una origine gestuale. C’è nelle opere dell’artista milanese una commistione di piani, come se da un fondo informe, prendesse vita un caos che tenda ad una organizzazione. Una creazione riportata là dove tutto ha avuto origine. Stima: 18.000€/22.000€.

Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969
Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969 – Lotto n. 111 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

“L’orizzonte di Samantha” dell’artista cinese Hsiao Chin al lotto n. 111 è un’opera bellissima. Opera dedicata alla figlia Samantha nata a New York nel 1967.

L’opera è un perfetto equilibrio di forme e colori, vuoto e pieno, superficie pittorica e ambiente. Gli elementi sono veri e propri pesi che si fanno il contrappunto. I toni tenui dei colori ad acqua conferiscono all’opera una spontaneità e facilità di lettura che ispirano chiarezza e tranquillità, secondo i principi di quella filosofia taoista fortemente sentita dall’artista in quegli anni.

Da ricordare che Hsiao Chin, a Milano dalla fine degli anni ’50, fonda a Milano nel 1961 con l’artista Antonio Calderara il Gruppo Punto. Il gruppo si proponeva un superamento dell’ossessione dell’informale verso la materia in favore della riecerca di una vita spirituale superiore che contrapponesse all’angoscia esistenziale la consapevolezza dei propri limiti. Stima: 50.000€/70.000€.

Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60x70, 1962
Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60×70, 1962 – Lotto n. 112 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Toshimitsu Imai nasce a Kyoto nel 1928. Si trasferisce a Parigi nel 1952. Qui sarà il ponte fra la pittura d’avanguardia giapponese e i movimenti informali europei: su tutti forte fu il suo influsso su Georges Mathieu.

In Europa lavora con il gallerista Leo Castelli ed espone alla Galerie Stadler di Parigi. Nel 1960 è alla Biennale di Venezia. Nel 1962, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 112 “Rouge”, l’artista vince un premio alla Mostra di arte giapponese contemporanea di Tokyo. In conseguenza di ciò il Museo d’Arte moderna di Tokyo acquista un buon numero di suoi dipinti.

Quella di Imai è un’arte materica di matrice gestuale che mira ad una libera espressione dell’inconscio. Oltre ad un innato e calibratissimo senso del colore e del contrasto tipico di Imai è lo svilupparsi della materia in forma di ‘tela di ragno’, come se tutta l’energia tenuta a freno dalla coscienza esplodesse a raggera dalla tensione degli stessi contrasti. Stima: 60.000€/80.000€.

Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180x190, 2010
Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180×190, 2010 – Lotto n. 187 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

I guerrieri dell’artista napoletano Sergio Fermariello in una tela di grande formato al lotto n. 187, “Senza titolo”.

Classe 1961, Fermariello studia Scienze naturali a Napoli decidendo poi dall’età di venti anni di dedicarsi alla pittura. Nel 1993 è invitato da Achille Bonito Oliva ad esporre alla XLV Biennale di Venezia.

Il ciclo dei guerrieri è un’espressione originale di natura segnica dell’artista napoletano. Fermariello verga simboli che richiamano ad una storia antichissima, che alludono dal punto di vista iconografico alle pitture rupestri, oppure alla storia recente della scrittura / disegno infantile o al graffito delle città moderne.

Ci sono tutte queste citazioni, ma non si tratta semplicemente di questo. Nell’ossessiva ripetizione di un simbolo umano (l’uomo con scudo e lancia) e allo stesso tempo primitivo, Fermariello ci ricorda in modo subliminale di non dimenticare chi siamo e da dove veniamo, qual’è la nostra storia; ci dice di non giudicare dalla comodità dei nostri divani, ammirando magari la bellezza e gli effetti di luce delle nostre opere d’arte,  un’umanità più povera e derelitta. Stima: 12.000€/18.000€.