Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Borromeo – 25 Giugno 2016 (n. 4) – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 giugno 2016 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. La seconda sessione, lotti 201-452, si terrà alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B, 20030, Senago (Milano). Segnaliamo e approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Mario Nigro, S.T. (Composizione in blu, nero e rosso), olio su tela, 100x73, 1957
Mario Nigro, S.T. (Composizione in blu, nero e rosso), olio su tela, 100×73, 1957 – Lotto n. 231 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Pittore, musicista, chimico, esperto di mineralogia, tutto questo fu il pistoiese Mario Nigro. Nel 1950 aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta e da qui ha inizio la sua originalissima parabola astratta.

Proprio dai primi anni ’50 infatti Nigro crea il ciclo più noto della sua produzione, quei “pannelli a scacchi iterativi e simultanei” che gli serviranno per indagare lo “spazio totale”. Seguiranno negli anni ’60 i cicli pittorici “Tempo totale”, i “Collages vibratili”, le “Strutture fisse con licenza cromatica” in cui gli artefatti cominceranno ad occupare lo spazio fisico degli ambienti.

Il lotto n. 231 “Composizione in blu, nero e rosso” del 1957 mostra alcune delle direzioni della ricerca di Nigro anche per gli anni a venire: l’identificazione di strutture in tensione nello spazio e il loro scandirsi ritmico e temporale, qui accompagnato da una gestualità di matrice tachistaStima: 8.500€/10.000€.

Pino Pinelli, Pittura R, pittura su 6 elementi, diam. 33 cm ciascuno, 1995
Pino Pinelli, Pittura R, pittura su 6 elementi, diam. 33 cm ciascuno, 1995 – Lotto n. 292 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Gli elementi del catanese Pino Pinelli, come questi al lotto n. 292 “Pittura R”, sono l’esito, il vertice della climax artistica che ha condotto l’artista alla disintegrazione del ‘quadro’ tradizionale fin dalla metà degli anni ’70, quando ha iniziato a creare e ripetere strutture modulari su telai rivestiti di flanella e pelli di daino.

Il processo rientra a pieno titolo nell’ambito della pittura analitica di cui Pinelli è uno dei rappresentanti più originali. Inizialmente i suoi elementi sono rivestiti di flanella, ma dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza uno speciale amalgama di materiali che plasma con solchi su cui lascia l’impronta delle dita. Prima geometrici, poi a “scaglie” irregolari, per riacquisire, dalla metà degli anni ’90, una maggiore regolarità, sono prodotti primari dell’uomo, sensibili alla luce. Razionalmente collocati nel nostro universo, al lotto 292 quasi disposti ad arco, nel tracciato che segue il lancio del seminatore sono il simbolo di una rinascita.

“Fare pittura oggi significa […] un’operazione cosciente, che usa strumenti pittorici, che recupera la stessa manualità e la tecnica del dipingere, ponendosi come elemento primario […]. L’immagine, nella mia opera, si costituisce nei suoi elementi cardine: colore, campo, linea, luce, che si compenetrano gli uni agli altri in un tessuto compositivo totale. […] Lo spazio che permette alcuni movimenti, ne impedisce altri, crea delle barriere, sviluppa delle forze dinamiche, si pone come centro magnetico, come spazio vivente: il tracciato, pertanto, si altera e subisce una radicale modificazione (spazio topologico, quindi, non metrico) ove le convergenze del colore, della luce, della linea, generano la sensibilizzazione dinamica dello spazio inteso come campo”. Stima: 10.000€/12.000€.

Giosetta Fioroni, From here to eternity, argento e tecnica mista su carta,70x100, 1969
Giosetta Fioroni, From here to eternity, argento e tecnica mista su carta, 70×100, 1969 – Lotto n. 327 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Romana, Giosetta Fioroni nasce nel 1932 da una famiglia di artisti. Si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma e già nel 1956 partecipa alla Biennale di Venezia.

Fece parte della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli prestando particolare attenzione alla realtà urbana, e sentì forte l’influsso di Morandi e della pittura tonale.

Al lotto n. 327 “From here to eternity” un bellissimo e poetico argento (una vernice industriale all’alluminio) del 1969, parte di una serie di opere realizzate con questo materiale che riscossero un ottimo successo di critica. Pittura di sentimenti quella della Fioroni dove la tela si fa ‘schermo’ non solo di realtà ma soprattutto di umanità, espressioni, attitudini.

Donna e artista sensibile già qui mostra quell’interesse per il mondo dell’infanzia e della fiaba che caratterizzerà soprattutto le opere dagli anni ’70 (l’artista ha affermato di essere stata affascinata dalle opere di Vladimir Propp nell’immaginario del suo caratteristico mondo fiabesco). Stima: 9.500€/10.000€.

Franco Angeli, Half Dollar, smalto spruzzato su tela, 100x120, 1984
Franco Angeli, Half Dollar, smalto spruzzato su tela, 100×120, 1984 – Lotto n. 331 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 331 “Half dollar”.

Reduce da un recentissimo nuovo record d’asta da Sotheby’s a Milano con un’opera del 1961 “Stelle” (battuta a 70 mila euro) è sicuramente uno degli artisti, insieme a tutta la scuola romana, che sta vivendo un ottimo momento sul mercato.

Affermatosi alla Biennale del 1964 con “La lupa” e “Quarter dollar”, nel 1967 è presente alla Biennale di San Paolo del Brasile con “Half dollar”: il celebre mezzo dollaro, ironicamente magnificato e rappresentato nei particolari.

I soggetti ripetuti, d’impronta pop dell’artista, sono appunto questi: i simboli del potere, la memoria di quella guerra che tanto segnò la sua infanzia (assistette da testimone al bombardamento di San Lorenzo). Una pop art meno ‘industriale’ e più sociale e personale. Stima: 3.500€/3.700€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, acrilici su tela di iuta, 80x60, 1985
Salvatore Emblema, Senza titolo, acrilici su tela di iuta, 80×60, 1985 – Lotto n. 344 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Altro grande artista italiano da rivalutare Salvatore Emblema. Nato in provincia di Napoli nel 1929, frequenta fin da giovanissimo il panorama artistico romano. Nel 1956 tiene la sua prima personale a Roma alla Galleria San Marco e inizia la sperimentazione dell’uso delle tele di sacco nelle sue opere.

Profondamente influenzato dallo spazialismo di Fontana e dai maestri americani Pollock e Rothko da cui deriva rispettivamente il gusto della gestualità e la pittura a campi di colore, la sensibilità di Emblema si orienta più che alla pittura sul ‘fare pittura’.

Particolarmente sentito il rapporto con la natura e l’ambiente perché “quando la tela non è più solo superficie e forma ma volume, allora esce dalla bidimensionalità, e collabora con la luce”. Emblema usa pietre, foglie, minerali e le sue figure astratte spesso hanno forme geo o zoomorfe. La sua è un’arte totale che troverà nella ‘detessitura’ della tela la declinazione migliore: gesto minimalista e concettuale, che sposta la percezione dell’opera e dello spettatore, reso consapevole del divenire dell’essere nel mondo e del processo della creazione. Stima: 4.000€/4.200€.

Giovanni Asdrubali, Senza titolo, olio su tela, 100x70x2, 1987
Giovanni Asdrubali, Senza titolo, olio su tela, 100x70x2, 1987 – Lotto n. 347 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Artista di Tuscania (classe 1955), Gianni Asdrubali emerge sulla scena artistica negli anni ’80 partecipando al movimento astrazione povera. Nel 1985 partecipa alla Quadriennale di Roma e nel 1988 alla Biennale di Venezia.

Nel panorama variegatissimo della pittura degli anni ’80 dove è difficile non riconoscere un proliferare di stili e tendenze a volte personali (solo alcune correnti possono essere ben definite: dal citazionismo, all”anacronismo, all’astrazione povera, al decorativismo,  alla nuova scuola romana, fino alla transavanguardia) il linguaggio di Asdrubali si pone in continuità con le ricerche spaziali e sulla dimensionalità, intesa come spazio-tempo, che ha caratterizzato tutto il secondo cinquantennio del ’900.

Il lotto n. 347 “Senza titolo” porta il tipico segno dell’artista che fin dalla metà degli anni ’70 ha intrapreso una ricerca sul vuoto e sullo spazio. Tali segni sembrano una cicatrice, accentuano l’arco di un taglio di Fontana, si legano e si fanno materia in qualche modo dando vita a quello spazio bianco che era oltre ma che, adesso, dismette la propria passività per farsi presenza. Stima: 4.000€/4.500€.

Roberto Crippa, Landscape, amiantite, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 58x78, 1967
Roberto Crippa, Landscape, amiantite, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 58×78, 1967 – Lotto n. 379 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

“Landscape” di ottima qualità e degli anni giusti di Roberto Crippa al lotto n. 379, sughero, collage e tecnica mista su tavola.

Fase materica iniziata da Crippa alla fine degli anni ’50 e portata avanti fino alla morte nel 1972 quella dei ‘sugheri’ inaugurata in concomitanza al rafforzarsi dell’interesse dell’artista per la sperimentazione scultorea e l’indagine sull’espressività della materia.

Particolarmente riuscita quest’opera al lotto 379 che, oltre al felice uso dell’amiantite (fibre di amianto mescolate con gomma), iniziato dal ’65 e sempre congeniale a Crippa, reca una notevole vivacità cromatica, non sempre invece raggiunta dall’artista in questo soggetto assai ripetuto. Stima: 6.000€/7.000€.

Cesare Peverelli, Naissance d’un visage, olio su tela, 100x81, 1958
Cesare Peverelli, Naissance d’un visage, olio su tela, 100×81, 1958 – Lotto n. 386 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Si è appena da un anno trasferito a Parigi il milanese Cesare Peverelli quando dipinge l’opera al lotto n. 386 “Naissance d’un visage”. Frequentatore del gruppo di Corrente negli anni ’40 e firmatario del Manifesto Oltre Guernica nel 1946, nel 1958 ha ormai maturato la svolta informale inaugurata nel 1951 con la mostra alla Galleria del Milione, la stessa in cui, nel 1948, ha avuto modo di ammirare le opere di Wols.

Il linguaggio di Peverelli, pur nelle citazioni, è tuttavia atipico e mischia il surrealismo di Ernst e Brauner ad un evidente interesse per la psicanalisi e la rappresentazione di ‘groppi coscienziali’, allo stesso tempo articolazioni spaziali e organismi totemici mai del tutto astrusi ma sull’orlo di incarnare i personali fantasmi e le sofferte evocazioni dell’artista. Stima: 1.700€/2.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 77x130, 1963
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, olio su tela, 77×130, 1963 – Lotto n. 405 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Un olio su tela di buone dimensioni del siciliano Antonio Sanfilippo al lotto n. 405 “Senza titolo”.

Sanfilippo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente si sposta a Roma dove partecipa al dibattito su astrattismo e realismo entrando nel gruppo Forma 1.

Dalla metà degli anni 50 l’artista sviluppa un personale linguaggio fatto di segni sparsi sulla superficie della tela che tendono a raggrupparsi in ‘nuvole’.  Fino al 1963 il lavoro di Sanfilippo è realizzato per lo più in bianco e nero, ma proprio dal 1963, anno di creazione di questo olio su tela, inizia ad animarsi di un elegante uso del colore.

La genesi del colore accompagna l’introduzione di un lirismo che amplifica la tensione della ricerca spaziale propria delle originali nebulose di simboli ideate da Sanfilippo. Queste, come costellazioni, creano un universo dinamico di molteplici dimensioni ammassandosi e rarefacendosi sulla tela anche attraverso differenti livelli di luminosità. Stima: 38.000€/40.000€.

Lotto n. 406: Giulio Turcato, Riscoperta, olio e vinavil su tela, lotto composto da due opere, 40x110 cadauna, inizio anni ’60
Lotto n. 406: Giulio Turcato, Riscoperta, olio e vinavil su tela, lotto composto da due opere, 40×110 cadauna, inizio anni ’60 – Lotto n. 406 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

“Riscoperta” di Giulio Turcato al lotto n. 406. Si tratta di un lotto particolare, composto da due opere di 40×110.

Originario di Mantova, all’inizio degli anni ’40 si trasferisce a Roma dove entra a far parte di Forma 1. Fortemente impegnato nel sociale e nel reale, usa materiali spesso inediti (gommapiuma, olio e vinavil, sabbie, polvere d’argento) con un ‘fare’ per certi aspetti dadaista più ironico che giocoso.

“Riscoperta” è un’opera particolare, di uno spazialismo coscienziale dove il segno che affiora può essere positivo o negativo, vuoto e pieno.

Turcato indaga le possibilità della pittura cercando di rendere oggettivamente, attraverso il colore e la sua assenza, i sobbalzi emotivi sul rumore di fondo dell’universo: “la mia stesura del colore è istintiva, non razionale, non studiata: è forte la presenza dell’imprevisto, dell’incognito, dell’inconscio”. Stima: 52.000€/55.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e pastello su cartone, 71.5x51.5, 1996
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e pastello su cartone, 71.5×51.5, 1996 – Lotto n. 407 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Diplomatosi in scenografia con Toti Scialoja all’Accademia di Belle Arti di Roma, Nunzio di Stefano, aquilano, negli anni ’70 ha il suo studio nell’ex Pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo, dove in seguito si stabiliscono anche Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella e Marco Tirelli (saranno gli artisti a cui Achille Bonito Oliva dedica nel 1984 la collettiva Ateliers).

Conosciuto soprattutto per le sue opere scultoree in gesso, Nunzio vince nel 1986 il premio per la scultura alla Biennale di Venezia. Le sue sono “sculture che, dipinte, negano la forza di gravità pur non nascondendo la sostanza fisica […]” e che, nella semplicità delle forme e nell’annullamento del colore (in particolare quando farà uso della fiamma ossidrica e dei legni combusti dalla fine degli anni ’80) superano la bidimensionalità della tela creando uno spazio evocativo ancora da riempire, attese di un’apparizione a venire. Stima: 10.000€/11.000€.

Mario Tozzi, Finestra a Saint Germain Des Prés, olio su tela, 64x52, 1927
Mario Tozzi, Finestra a Saint Germain Des Prés, olio su tela, 64×52, 1927 – Lotto n. 429 – Immagine da asteborromeo.com – Asta Borromeo n. 4

Bella opera, olio su tela, di Mario Tozzi “Finestra a Saint Germain Des Prés” al lotto n. 429.

Opera storica considerato l’anno di esecuzione (1927). Trasferitosi a Parigi nel 1915 infatti l’artista vi rimarrà fino al 1936 quando rientra a Roma.

A Parigi nel 1926 entra in contatto con i pittori italiani d’avanguardia attraverso la ritrovata amicizia con Licini. Fonda il Gruppo dei Sette con Campigli, De Chirico, Paresce, De Pipis, Campigli, Savinio e Severino, gruppo che in breve tempo si fa conoscere a livello internazionale.

La pittura di Tozzi di questi anni, i migliori, è una pittura antica, per certi versi iperrealista, attenta ai ‘valori plastici’ della tradizione italiana (una sorta di classicismo metafisico neo-quattrocentesco) dove però il trattamento della luce e la perfezione spersonalizzata delle forme rivela nuovi valori introspettivi, assolutizzati in senso neoplatonico. Stima: 14.000€/15.000€.