Asta Pananti n. 124-II – 12 Luglio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 124-II di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 12 luglio 2017 in tornata unica alle ore 17.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – da pananti.com
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5x54
Domenico Purificato, Senza titolo, olio su tela, 80.5×54 – Lotto n. 293 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Domenico Purificato nasce a Fondi, Latina nel 1915. Critico d’arte, scenografo, saggista, autore per il teatro e la televisione, Purificato fu protagonista del neorealismo nel clima culturale della capitale del dopoguerra.

Le sue tele sono abitate da gente comune e da scene della vita popolare quotidiana.

L’artista partecipa attivamente e idealmente alla Scuola Romana con artisti quali Scipione (Gino Bonichi), Mario Mafai, Corrado Cagli e Renato Guttuso da cui è assai influenzato per la pennellata carica d’energia (Scipione e Cagli) e la tavolozza (Mafai).

La pittura di Purificato vive di emotività e partecipazione nella resa espressiva dei soggetti e si caratterizza per un lirismo intimista e introspettivo ben riuscito in quest’opera al lotto n. 293 “Senza titolo”. Opera collocabile dopo gli anni ’60 quando Purificato si dedica ad una pittura di matrice narrativa di stampo ottocentesco con motivi mitici e fiabeschi in cui ricorrono popolani e paesaggi con animali, contadini e nature morte.

L’artista ha partecipato a numerose edizioni della Quadriennale di Roma e della Biennale di Venezia. Stima: 4.500€/5.500€.

Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – da pananti.com
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176x109, 1935
Ottone Rosai, Uomo seduto, carboncino su carta, 176×109, 1935 – Lotto n. 306 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Il 1935, anno di esecuzione del bel cartoncino in asta al lotto n. 306 “Uomo seduto”, fu un anno importante per Ottone Rosai. In quell’anno fu infatti conferito l’incarico al pittore toscano di dipingere due grandi affreschi per la sala bar dell’appena inaugurata stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Restano molti disegni preparatori a carboncino di questi due grandi dipinti, che, come per il lotto in asta, mettono in luce la sapiente capacità di semplificazione delle forme e l’abile uso del chiaroscuro trecentesco di Rosai.

Nato a Firenze nel 1895, Rosai debutta come pittore futurista già nel 1913. Ma è fra il 1919 ed il 1922 che l’artista definisce una originalissima pittura che unisce figurazione e metafisica, realismo popolano ad armonie compositive di ispirazione quattrocentesca.

Nel 1928 Rosai partecipa alla XVI Biennale di Venezia e nel 1929 alla seconda mostra di Novecento Italiano. Nel 1932 è invitato nuovamente alla Biennale e nel 1935 è presente con cinque dipinti alla Quadriennale romana.

È in opere come questa in asta, di un Rosai ancora giovane e appena uscito dall’esperienza attiva come militante fascista, che si svela la vera anima dell’artista fiorentino. Si tratta di ritratti di uomini pacifici e rassegnati, figure anti-eroiche ed anti-dannunziane per definizione che sembrano fluttuare nel limbo di una sconsolata attesa che il mondo risponda alla loro costante, muta, frequentazione. Stima: 4.000€/6.000€.

Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73x60
Xavier Bueno, Maternità, olio su tela, 73×60 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Opera bellissima di Xavier Bueno al lotto n. 322 “Maternità”.

Un’infanzia al seguito del padre giornalista, corrispondente da Berlino al momento della sua nascita il 16 gennaio del 1915 in Spagna, quella di Xavier Bueno e del fratello Antonio.

Entrambi frequentatori negli anni ’30 dell’Accademia di Belle Arti di Ginevra, i due fratelli saranno prima e Parigi e poi a Firenze dal 1940 dove, insieme a Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian, daranno origine all’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”, che fu attiva solamente fra il 1946 e il 1949.

La loro era una pittura moderna fatta con strumenti antichi e nutrita da un’abilità tecnica di cui tutti e quattro gli artisti erano naturalmente dotati. La critica stroncò fortemente le mostre del Gruppo fraintendendone però le soluzioni originali, quali per esempio l’intento poverista e la figurazione ‘oggettiva’ emotivamente connotata e interpretativa.

Negli anni ’60 Xavier, dopo una breve esperienza all’interno del Gruppo di Nuova Corrente (Pietro Tredici, Manfredi Lombardi, Piero Midollini, Giuliano Pini), conduce la propria ricerca in totale isolamento.

Convinto che “le aquile hanno fatto il nido. Spento il grido, soffocata la protesta, le avanguardie si sono infilate la vestaglia del conformismo, le pantofole dell’ufficialità” (dall’articolo Rottura o alienazione in “Nuova Corrente”, 1960), l’impegno sociale e neorealista assume sempre più toni esistenziali ma non abbandona mai la figurazione.

Anche la sua pittura ne risente. Il colore tende a sparire, insieme agli sfondi e alle ambientazioni; le figure in primo piano si caricano di connotazioni metafisiche, i grigi si fanno bituminosi e materici, i tratti diventano graffi e le forme sempre più sintetiche tanto che la sua arte è veramente l’espressione della ricerca di quell'”immagine di un sentimento universale” che Xavier vagheggiava nel “Manifesto dei Pittori Moderni della Realtà”. Stima: 15.000€/20.000€.

Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – da pananti.com
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70x105, 1973
Concetto Pozzati, Il volto, tecnica mista su carta, 70×105, 1973 – Lotto n. 344 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Nato in provincia di Padova nel 1935, Concetto Pozzati esordisce come grafico pubblicitario. Dopo un inizio materico-informale in pittura negli anni ’50, la sua arte si orienta presto verso una pop art interpretata in chiave concettuale, che fa uso di immagini tratte dai mass media, intertestualità e citazioni dalla storia dell’arte, accostate e strutturate, anche geometricamente, in modo da creare associazioni di senso, spesso ironiche.

La memoria, la libertà, la percezione, il rapporto fra antico e moderno sono i temi che tornano continuamente nel calderone della pittura di Pozzati che custodisce sempre più livelli di significato e si svolge su più piani: quello della scrittura, della figura, del colore, tutti dipanati con diversa granularità in un procedimento analitico sempre al confine col gioco.

“Memoria, ri-memoria, storia, ri-storia. Sono i quadri che ti guardano e che hanno gli occhi, oltre una loro oralità, anche dietro la nuca. Sono loro che si confrontano, si scelgono o si isolano individuando però il perché di quell’occhio sempre spalancato” ha scritto l’artista (da Concetto Pozzati. La pittura come inventario, Cambi editore, Settembre 2011).

La prima partecipazione di Pozzati alla Biennale risale al 1964; seguiranno quelle del 1972, 1982, 2007 e del 2009. Fino al 1973, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 344 “Il volto”, l’artista è stato direttore dell’Accademia di Belle Arti di Urbino (in seguito lo sarà anche a Firenze, Venezia e Bologna). Stima: 2.500€/3.500€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – da pananti.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60x120, 1976
Tano Festa, Senza titolo, acrilici su tela, 60×120, 1976 – Lotto n. 406 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Tano Festa affronta, al lotto n. 406 “Senza titolo”, il tema del grande affresco “Peccato originale e cacciata dal Paradiso terrestre” che Michelangelo Buonarroti dipinse nel 1510 sulla volta della Cappella Sistina, a Roma.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo in particolare mutua dal dipinto  il tronco d’albero secco che spunta dalle pietre che fanno da sfondo alla scena del peccato originale, dove il serpente in forma semi-umana porge il frutto proibito ad Eva mente Adamo si allunga per afferrare un altro frutto.

La tecnica usata da Festa è quella del ricalco su proiezione da diapositiva. Tale tecnica consente all’artista di seguire il tracciato di elementi che Festa decontestualizza dall’opera originaria fino a capovolgerli, come in questo caso, semplicemente invertendo il verso della proiezione.

Festa crea in quest’opera uno spazio ‘altro’ attraverso un’operazione anaforica che prende a pretesto un simbolo (il tronco) per compiere una operazione subliminale rispetto alla percezione di una memoria. In questo modo crea uno scenario immaginario che in qualche modo è lo spazio della nostra coscienza.

Scrive Achille Bonito Oliva che “Festa sa bene come sia impossibile superare di slancio la distanza e come la storia non sia un impaccio ma piuttosto l’esito di un tracciato e di un percorso capace di armare il procedimento creativo con strumenti di dialogo. La fotografia e la conquista bidimensionale dello spazio pittorico diventano strumenti di consapevolezza e di uso che fondano un linguaggio differente.

Gli echi della Cappella Sistina si smorzano felicemente sugli schermi pittorici di Festa che ravvivano l’impiego di un’iconografia classica mediante la pratica della citazione. L’artista non vuole emulare nella tecnica gli antichi maestri, Michelangelo, Van Eyck o Ingres. Egli ne riconosce la distanza e ne amplifica il distacco attraverso l’iscrizione iconografica nei fotogrammi della sua pittura (da A. Bonito Oliva, “Il tallone di Achille. Sull’arte contemporanea”, Feltrinelli, Roma 1988)”. Stima: 17.000€/25.000€.

Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – da pananti.com
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5x70.5, 1958
Riccardo Licata, Composizione, olio su tela, 50.5×70.5, 1958 – Lotto n. 408 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Un bel Riccardo Licata materico e datato al lotto n. 408 “Composizione” del 1958.

Nato a Torino il 20 dicembre del 1929 Riccardo Licata studia a Venezia, all’Accademia di Belle Arti, fra il 1947 ed il 1955. Nel 1957 ottiene una borsa di studio dal governo francese per sperimentare nuove tecniche di incisione a colori. A Parigi vi lavora in collaborazione con Friedlaender, Hayter e Goetz. Nello stesso anno è assistente di Gino Severini all’Ecole d’Art Italienne de Paris.

Licata ha già partecipato nel 1952 alla sua prima Biennale di Venezia con un grande mosaico, disciplina in cui fu maestro, quando nel corso degli anni ’50 formalizza quel linguaggio astratto segnico che ne contraddistinguerà la maturità artistica negli anni ’70.

Un linguaggio che, come ha affermato lo stesso maestro, deve molto alla partitura musicale e che sprigiona un lirismo controllato ma spontaneo, che conserva il contatto con l’organizzazione architettonica, sempre importante nelle composizioni di Licata.

Ricerca sullo spazio e sulle geometrie particolarmente evidente negli anni ’50, con opere dove i segni sono appena accennati, come nella composizione in asta; la stesura del colore e della materia è quasi musiva, e i blocchi di colore cercano, attraverso il contrasto, di trovare una collocazione, di organizzare di nuovo un senso. Stima: 1.500€/2.500€.

Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – da pananti.com
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90x130, 1959
Vinicio Berti, Scontro cosmico, olio su faesite, 90×130, 1959 – Lotto n. 414 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Grande e importante opera di Vinicio Berti, teorico dell’astrattismo classico fiorentino, al lotto n. 414 “Scontro cosmico”.

Dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1950 dopo una collettiva alla Galleria Vigna Nuova, Berti continua negli anni ’50 e lungo tutto il suo percorso artistico quella ricerca astratta sviluppata in senso politico e costruttivista sostenuta fin dall’interno del movimento “Arte d’Oggi” di cui fu un animatore con Gualtiero Nativi, Silvano Bozzolini, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e lo scultore Lardera.

Lontano da ogni visione nostalgica, romantica e idealista in senso ottocentesco dell’arte, Berti non poteva che rifiutare l’informale che pure segna il modo di fare pittura dell’artista fiorentino negli anni ’50.

Berti sembra lottare con la materia, articolarla in masse a cui dà connotazione attraverso prima i colori puri: il nero, il rosso, il blu, il giallo; poi tracciando direzioni, frecce, diagonali; quindi inserendo sigle, allusioni al reale e ai simboli del potere. E negli anni ’50 lo fa probabilmente con una potenza ed una ‘azione’ pittorica innovativa che più troverà negli anni a venire. Stima: 2.500€/3.000€.

Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – da pananti.com
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70x100, anni ’70
Giulio Turcato, Collage, tecnica mista su tela, 70×100, anni ’70 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Affioramenti, reperti, lacerti, bagliori, isole, macchie, colature, velature, pastiglie, bruciature segnano le tele monocrome di Giulio Turcato (Mantova, 1912), fra i maggiori esponenti dell’arte astratta italiana del dopoguerra.

Nel 1952 Turcato fa parte del Gruppo degli Otto manifestando la convinzione di una conciliazione fra astrazione e figurazione nel contesto di una soggettività imprescindibile alla sua visione artistica.

Convinzione che Turcato manterrà nel corso di tutta la produzione artistica dalle “Superfici lunari” alle “Orme”, fino agli “Arcipelaghi” (lotto n. 418 “Collage”); produzione che negli anni come ha ben scritto Francesco Moschini in “Costruire” (n. 102/103, 1977) è un “continuo interrogarsi sui più cogenti temi del Moderno quali il corpo, la ragione, la memoria, la storia, il tempo e lo spazio. Il tutto riproposto in una sorta di viaggio alla luce di situazioni spaziali e temporali sempre rimesse in discussione sino a conferire all’intero itinerario artistico […] una connotazione da arabesco continuo […].

[Turcato] tende ad accreditare una ragione che si rappresenta irregolare ed asimmetrica ed attraverso la quale contrappone ad un caos indistinto il primato dell’intelligenza. E proprio sotto il segno dell’arabesco, anche se non certo dal punto di vista formale, sembra snodarsi la sua più recente produzione artistica quasi ad evidenziarne, nella sua negazione di qualsiasi strutturazione labirintica, la sua predilezione per una sorta di negazione indefinita di qualsiasi struttura chiusa”.  Stima: 6.000€/8.000€.

Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – da pananti.com
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70x100, 1966
Renato Mambor, Senza titolo, olio su carta, 70×100, 1966 – Lotto n. 424 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

La pittura di Renato Mambor nasce alla fine degli anni ’50 e nei ’60 come esigenza di ‘risignificazione’ sulle ceneri dell’informale.

I compagni di viaggio dell’artista romano in quegli anni sono Tano Festa e Mario Schifano. Nel 1959 Mambor condivide l’appartamento con Festa e conosce Francesco Lo Savio. Insieme frequentano l’ambiente milanese che ruota attorno a Enrico Castellani.

Frequentazioni che sottendono una comune ricerca di rioggettivazione e autoreferenzialità dell’opera d’arte che tende ad una ‘anespressività’ autoriale che lascia spazio creativo allo spettatore. È quest’ultimo che viene invitato da Mambor a partecipare ad una ‘non profondità’, a lasciarsi sorprendere dai significati da scoprire piuttosto che da ritrovare nell’opera.

Un uomo anziano ed il nipote vengono presentati da Mambor di schiena, in primo piano, mentre il bimbo indica al nonno un tavolo inutilizzato con tre sedie inclinate il cui schienale poggia sul piano (lotto n. 424 “Senza titolo”). Il significato resta sospeso, ma una cosa è chiara: lo spettatore è la sedia mancante di un dialogo ancora tutto da scrivere e che carica lui stesso di una responsabilità.

Da ricordare che fra il 1966 ed il 1970 Mambor dà vita al ciclo delle “Azioni fotografate” che affronta attraverso la riproduzione di gesti semplici e quotidiani il tema dello sconfinamento fra arte e vita. Stima: 13.000€/20.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95x104
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su tela e perspex, 95×104 – Lotto n. 425 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 124-II

Bellissima e particolare opera di un’altro degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Mario Schifano, al lotto n. 425 “Senza titolo”.

La particolarità del lotto in asta è dovuta soprattutto all’utilizzo di quattro lastre di perspex (dal latino perspicio “vedo attraverso”) colorate che contengono e fanno da filtro con effetti cangianti sulle quattro sezioni di un quadrato quasi perfetto.

L’albero è uno dei grandi temi della pittura dell’artista romano che ha sempre avuto un approccio dicotomico al ‘sentire’ la vita. Da una lato in Schifano c’è la passione per la tecnologia, la televisione, l’artificio dell’immagine, i mezzi di comunicazione di massa, lo stereotipo prodotto dalla possibilità della riproducibilità data dalle potenzialità del mezzo. Dall’altro c’è in lui il richiamo della natura, delle cose autentiche, della linfa che scorre nelle vene della terra (i “paesaggi anemici”, i “campi di pane”, il sole, gli “orti botanici”, gli “acerbi”, i “pesci”).

Ed è questa dicotomia che l’artista rappresenta al meglio in quest’opera: tentativo di imprigionare un simbolo, di proteggerlo con un materiale infrangibile, di poterlo osservare al meglio da un lato mentre dall’altro la consapevolezza di non poter mai arrivare al noumeno se non per visioni parziali, attraverso filtri e contraffazioni, consustanziali alle ‘costruzioni’ umane e al nostro corpo stesso. Stima: 17.000€/20.000€.

Asta Borromeo Studio d’Arte n. 10 – 11 Luglio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 11 luglio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in sessione unica, si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La TopTen di SenzaRiserva.

Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – da asteborromeo.arsvalue.com
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1960
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Surrealismo, automatismo lirico e una tratto “freddo e lirico”, nella definizione di Guido Ballo, hanno caratterizzato l’espressione artistica degli anni ’50 e ’60 di uno dei fondatori (con Enrico Baj), nel 1952, del Movimento Arte NucleareSergio Dangelo.

Un’arte di riduzione e disgregazione la sua che cerca un ‘senso’ all’azzeramento sociale, civile e artistico causato dalle vicende belliche e dal conseguente smarrimento di valori della metà del ’900.

La nuova fiducia di questi artisti, Dangelo compreso, nasce nell’analisi, nella riscoperta del sé e delle pulsioni nel contesto di un mondo guardato con ‘occhio scientifico’ e consapevolezza, mettendo nuovamente al centro l’uomo comune, qualunque uomo alle prese col ‘costruire’, col ‘lasciare un segno’.

Dangelo nel 1957 firma a Milano il Manifesto Contro lo Stile. Vi si legge: “[…] Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile ‘commedia dell’arte’.

Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come ‘presenza modificante’ in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze”.

Una presenza che all’inizio degli anni ’60 assurge sovente in Dangelo ad un calligrafismo segnico e vibrante che si sviluppa in spazi monocromi e coscienziali, vicini in parte ai timbri e ai ritmi bianchi di un Mark Tobey, come qui al lotto n. 25 “The ‘A’ Field”. Stima: 1.300€/1.500€.

Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – da asteborromeo.arsvalue.com
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90x79.5, 1963
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato a Napoli nel 1918, Andrea Bisanzio è stato un’esponente di rilievo, ancora sottovalutato, dell’astrattismo italiano.

Allievo di Carlo De Veroli, giovanissimo Bisanzio vince una borsa di studio che lo porta a studiare a Parigi. Rientrato in Italia l’artista frequenta e condivide le idee dell’ambiente culturale milanese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

A Napoli Bisanzio ebbe rapporti col Gruppo Sud e col Gruppo Napoletano Arte Concreta, distaccamento del M.A.C milanese, attivo fra il 1953 ed il 1957. In seguito partecipò alle iniziative degli artisti e intellettuali che ruotavano intorno alla rivista Documento Sud, nata per iniziativa degli animatori del Gruppo 58 (Mario Colucci, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Mario Persico, Franco Palumbo, Luca Castellano, lo stesso Bisanzio).

Alcuni di questi artisti firmarono il “Manifesto del Gruppo 58 – Movimento di pittura nucleare” dove dichiaravano la vicinanza all’arte nucleare astratta milanese, evidente in questa bellissimo lotto n. 38 “Composizione” di Bisanzio.

In quest’opera l’artista alterna una particolarissima gestualità ‘automatica’ e controllata fatta di figure ellittiche che creano uno spazio dimensionale a formazioni organiche reticolari tipiche del ‘nuclearismo’. Nulla a che vedere con la più tarda produzione, troppa vicina alle opere di Kandinsky. Stima: 900€/1.000€.

Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – da asteborromeo.arsvalue.com
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145x95, 1956
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera di grandi dimensioni, altissima qualità e importante per anno (1956) del milanese Alfredo Chigine (classe 1914) al lotto n. 44 “Composizione su fondo blu”.

Chigine si forma negli anni ’40 a Brera come scultore. Nel dopoguerra la prima personale è del 1951 alla Galleria San Fedele di Milano.

Dal 1956 al 1958 Chigine condivide lo studio in via Rossini col pittore Giordano e poi con Mario Bionda. Sempre nel 1956 espone alla Galleria del Milione e vince il VII “Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia”.

Materia, segno e colore sono i protagonisti nelle opere ‘informali’ di questo artista la cui attribuzione stessa all’informale dà la sensazione di essere quasi un’ossimoro.

Se è vero infatti che non c’è nelle opere di questi anni di Chigine una definizione di ‘figuralità’, allo stesso modo è evidente il fatto che l’artista sembra modellare, dar seguito con le mani ad una intuizione naturalistica che si sviluppa in bagliori reali, tensioni muscolari, masse concrete.

Chigine dà vita sulla tela a nascite più che a visioni, lascia correre i desideri più che i ricordi, è incline alle azioni più che ai rimorsi. Anche per questo nel dopoguerra, pur partecipando al Fronte Nuovo delle Arti e al dibattito fra astrazione e figurazione, l’artista fu una figura sui generis, dalla non precisa collocazione, e non si schierò mai apertamente con nessuna delle fazioni. Stima: 32.000€/35.000€.

Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95x110, 1963
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista nato in Olanda nel 1920, Ger Lataster fu vicino al Gruppo COBRA alla fine degli anni ’40 e nei ’50 del secolo anche se mai vi partecipò ufficialmente.

Dopo un inizio contrassegnato da una figurazione influenzata dalla pittura fauve e da Matisse, Latester sposa in pieno la pittura di matrice espressionista astratta.

La figura perde gradualmente i suoi contorni sopraffatta dalla ‘matericità’ e dalla forza del gesto pittorico. Le composizioni si articolano per contrasti di colore e segno come in questa potentissimo “Le rouge et le vert” (lotto n. 47) del 1963.

Nel 1965-1966 fu in America dove ebbe importanti esposizioni ed ottenne un notevole successo tanto che alcune sue opere furono acquistate dal MoMA Museum of Modern e dal Guggenheim Museum di New York. Sue opere sono presenti anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Stima: 9.000€/11.000€.

Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – da asteborromeo.arsvalue.com
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50x70, 1974
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

È nel giugno 1975 che Enzo Cacciola presenta alla mostra Pittura Analitica curata da Klaus Honnef e Catherine Millet le opere realizzate un paio di anni prima in cemento e asbesto. Opere che consacrano il pittore di Arenzano come uno dei protagonisti della pittura analitica italiana del dopoguerra.

In quell’anno, il 1975, Cacciola partecipa anche alla X Quadriennale di Roma con Catalogo a cura di Enrico Crispolti (La Nuova Generazione) con opere analoghe.

Con lui ci sono Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmen Gloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini: tutti artisti che portano avanti un’analisi sul ‘fare pittura’ attraverso una ‘risemantizzazione’ dei suoi elementi primari costitutivi: la materia, lo spazio, il colore, la luce, il segno.

In questo gruppo Cacciola si distingue per un approfondimento sull’energia della materia e sullo spazio: dalle prime “superfici integrative” dove l’artista apre alla dimensione reale, ai “cementi” (bellissimo questo, bianco, al lotto n. 83 “28-7-1974”) in cui l’ambiente viene ricreato, anche in maniera organica, e allo stesso tempo contenuto; fino ai “Multigum” di ultima produzione dove la forza stessa del mezzo sancisce la possibilità dello spazio. Stima: 10.000€/12.000€.

Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – da asteborromeo.arsvalue.com
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato nel 1930 a Milano Rodolfo Aricò qui frequenta il Liceo Artistico, poi l’Accademia e la Facoltà di Architettura. La prima personale è del 1959 e già nel 1964 Aricò è alla Biennale di Venezia. Nel 1968 vi parteciperà ancora con sala personale.

Spazio, simboli, oggetti, geometrie, orfismo, esistenzialismo sono le tematiche alla radice della pittura/architettura di Aricò.

“Nel ’65 – un primo oggetto (oggettivazione di due dischi l’uno passante nel centro dell’altro). Nel ’66 – l’oggettivazione è ormai completa e prima mostra con queste opere a L’Attico di Roma organizzata da Giulio Carlo Argan.

Il 1970 quando mi oriento verso un estetismo dalle compromissioni umanistiche ma senza la credibilità verticale dei miti storici. Non si trattava di ricomporre un nuovo universo di contenuti mitici, ma di oggettivare, rendere visibilmente tattili gli elementi archetipi della nostra cultura quattrocentesca.

È uno sguardo senza soggezione, ma con la panica volontà di rimpossessarsi di un paesaggio stracolmo di retorica, anche novecentesca, per restituirlo al nostro paesaggio esistenziale, fatto di risonanze, di echi (Loud = eco), di suggestioni, di radici. Mi interessava parlare dell’antica suggestione illusionistica, riconducendo il tutto alla possibilità elementare della bi-dimensione, senza perdere il carattere della presenza visionaria, appunto simulacrale” così descrive l’artista stesso quegli anni e le motivazioni di opere quali questa al lotto n. 88 “Area-13A” (dall’intervista di Sheila Concari a Rodolfo Aricò, giugno 1986, in Sheila Concari, “Aricò”, tesi di diploma, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, a.a. 1985-86). Stima: 33.000€/38.000€.

Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – da asteborromeo.arsvalue.com
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71x56, 1971
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Esiste un bellissimo documentario breve del 1974 di Albert e David Maysles che racconta il progetto “Valley Curtain” (lotto n. 95 “Valley curtain, project for Colorado”) di Christo e Jeanne-Claudes.

Christo è stato uno dei capostipiti della land art negli anni ’60 e ’70 con Barry Flanagan, Richard Long, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Walter De Maria.

Il land artist agisce sul paesaggio, spesso usando attivamente e/o passivamente gli elementi naturali, e si rende partecipe o meglio parte attiva di una performance, perlopiù temporanea, che strania il paesaggio e la percezione, che ci rende presenti al mondo e ci fa riflettere sul nostro ruolo.

“Valley Curtain” fu realizzato in 28 mesi di lavoro utilizzando nylon arancione, a partire dalla primavera del 1970, a Rifle in Colorado, e rimase allestito per sole 28 ore, a causa di un forte vento oltre i 100km/h.

“[…] La valle era immersa nel silenzio, ma vi soffiava un vento sufficiente a mandare tutto in rovina. I nodi sulle funi a pronto sganciamento stavano cedendo e il formarsi di sacche d’aria aumentava la pressione sui nodi vicini. Fatale alla cortina fu il cavo sospeso che incrociava il cavo di sostegno entrando nella tela avvolta intorno ad esso.

Fu questione di minuti prima che un enorme strappo si producesse e tutto quanto si rompesse slegandosi. Davanti agli occhi di una folla stupita di spettatori, il vento e tutto quel lavoro enorme stavano combattendo una battaglia senza speranza. Gli operai vennero a sgomberare la valle dalle macchine e dalle attrezzature mentre la parte migliore della metà sinistra della cortina, ovvero 9300 metri quadrati di tela, lambiva la valle come la lingua di un drago, dopo essersi divisa a metà […].

Era spettacolare, ma spezzava il cuore vedere tanto sforzo giungere ad un arresto improvviso e doloroso.” (da Jan Van Der Marck, “La Valley Curtain di Christo. Convalida mediante promulgazione” in Data 7/8, 1972, pp. 46/47)

Stima: 60.000€/70.000€.

Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – da asteborromeo.arsvalue.com
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146x113, 1969
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista romana, figlia del critico d’arte Enrico Maselli, Titina Maselli si interessa prestissimo alla pittura che già fin dalle prime prove manifesta una forte propensione per la figurazione.

Le prime opere degli anni ’40 rivelano la passione della Maselli per le scene metropolitane e della vita contemporanea interpretate con un dinamismo di lontana ascendenza futurista e forza espressionista.

Dal 1952 al 1955 l’artista è a New York, dove approfondisce la ricerca sui paesaggi urbani. Poi in Austria e nuovamente a Roma. Dal 1970 a Parigi.

Oltre ai paesaggi e agli scorci urbani, frammentari, accesi dalle luci dei neon, imprigionati nella costrizione delle geometrie prospettiche, popolano le tele della Maselli boxeurs, ciclisti, corridori, calciatori: antonomasie di una forza vitale che l’artista mette alla prova di una condizione esistenziale in cui il contrasto è protagonista.

Velocità e staticità, coercizione e liberazione, colori freddi e caldi, curve e rette sono gli opposti che originano l’energia della sua tela, una rappresentazione simbolica della frenesia della vita moderna, del guazzabuglio di regole, rabbia, percezione e bellezza che contraddistingue lo spettacolo pop della nostra civiltà. Stima: 12.000€/15.000€.

Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100x80, 1958
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Giovanissimo partecipa alla Resistenza tanto da venire arrestato, imprigionato e poi condannato a morte. Liberato dagli americani nel 1944, studia Scienze politiche nel 1945 a Firenze. Nel 1948 in Brasile ha inizio la sua attività d’artista. La prima personale è a Roma nel 1950 al Teatro Sistina con presentazione di Enrico Prampolini.

Dalla metà degli anni ’50 Novelli frequenta gli artisti della Scuola romana e si avvicina in particolare alle idee e tecniche di Corrado Cagli e Achille Perilli.

In questo quinquennio nascono le opere nuove e originali di Novelli, presentate nel 1957 alla Galleria La Salita di Roma, di chiara ascendenza informale europea.

L’artista utilizza collage e materie grezze e rompe quel geometrismo concretista che aveva caratterizzato le opere degli anni precedenti. Non estranei gli sono in questo periodo movenze tipiche dell’action painting.

Importante in quest’opera (lotto n. 142 “Circa il futuro”) l’apparire di segni di graffitismo già interpretati in chiave antropologica e di riflessione su simboli originari e primordiali, simboli che saranno una costante nel linguaggio maturo dell’artista nel corso degli anni ’60 e ’70. Stima: 32.000€/35.000€.

Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89x116, 1966
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera superlativa per qualità, originalità, idea, anno ed esecuzione di Valerio Adami al lotto n. 150 “Interno”.

Nelle opere di Adami, artista nato a Bologna nel 1935, c’è l’esistenzialismo della vita moderna di Francis Bacon e la tecnica pop di Roy Lichtenstein: si tratta di ironie rappresentative di una quotidianità che assurge a metafora di una condizione; che crea spessore semantico scavando a fondo su oggetti, idiosincrasie, cultura, cronaca, storia.

Perché di tante sfaccettature sono composte le opere e il mondo di Adami: un mondo fatto di linguaggio, artificio e figure retoriche; un significante di segni perfetti in cui la realtà, a un tratto raziocinante, ridipinge se stessa attraverso ‘corrispondenze’ poetiche che ne restituiscono tutta la prosaicità e insieme l’infinita, variatissima, bellezza.

Un capolavoro di dita, corpi, bocche e oggetti sanitari in un sincretismo intelligente e raffinatissimo. Opera da non perdere. Stima: 32.000€/35.000€.

Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – da asteborromeo.arsvalue.com
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51x42, 1960
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Remo Bianco inaugura l’originalissima ed innovativa serie dei “3D” (lotto n. 154) alla fine degli anni ’40. Si tratta di opere che Salvatore Quasimodo definì “cassette” nel 1954, composte dalla sovrapposizione di superfici trasparenti in vetro e/o plastica, dipinte con le tecniche più svariate: a china, con i pennarelli, a smalto etc.

E in verità queste opere sono delle cassette magiche che anticipano, oltre alle ricerche spaziali, quelle sulla percezione e sul punto di vista dell’arte cinetica.

“Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricreare in un gioco di piani nuovi aspetti della ‘pittura spaziale’, mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le ‘dimensioni’ assumono valori ‘reali’ al di là degli effetti scenografici: la profondità dà vita ai primordi di ricerche tridimensionali” così scrive Lucio Fontana nel presentare la prima mostra personale di Remo Bianco, dedicata interamente ai “3D”, presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1953.

Ma in quest’opera al lotto n. 154 c’è anche molto di più: c’è la scomposizione e la ‘liquidità’ cromatica imparata da Bianco dal maestro Filippo De Pisis, la frequentazione degli ambienti e degli artisti del movimento nucleare; c’è infine l’oggettualità e la forza neo-dada dell’Art NouveauStima: 11.000€/13.000€.