Asta Cambi n. 304 – 9 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La Asta n. 304 della Casa d’Aste Cambi di Genova si terrà in sessione unica il giorno 9 maggio ore 15 (lotti 1-203) nella sede milanese. La TopTen di SenzaRiserva.

Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – da cambiaste.com
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60x15, 1965
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Nato a Quarrata in provincia di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri è stato uno scultore di altissima levatura, vincitore fra gli altri del Premio Internazionale della scultura di Cannes nel 1955 e del Gran Premio e della Medaglia d’oro alla Triennale di Milano.

Fabbri si forma a Firenze alla locale Accademia delle Belle Arti e frequenta il fervente ambiente culturale del Caffè Le Giubbe Rosse. Di lì a qualche anno ad Albisola impara il mestiere di modellista in terracotta nelle officine ceramiche del luogo. Da qui ha origine la sua passione per la scultura.

Le opere di Fabbri si contraddistinguono per una spiccata drammaticità espressiva che l’artista deriva da una visione del mondo quale campo di lotta di forze animali (i suoi soggetti sono spessissimo scene di combattimento fra animali e/o uomo/animale).

Fino a tutti gli anni ’40 Fabbri usa perlopiù la terracotta dove la sua istintiva impetuosità ed emotività aderisce al meglio al supporto poiché non mediata da processi di fusione e/o saldature richieste invece dalla lavorazione del metallo. Dai ’50 Fabbri opera anche su ferro e bronzo: le sculture si fanno più astratte in linea con il linguaggio informale dell’epoca anche se l’artista pistoiese mantiene sempre come riferimento la realtà. Del 1965 questo bella scultura in ferro al lotto n. 10 “Personaggio lunare” che rimanda all’interesse per le scoperte delle esplorazioni spaziali di quegli anni.

E di impronta Fontaniana è la lacerazione della materia, atomizzata in scheggiature ed erosioni che mantengono una vitalità sconosciuta, oscura, anche paurosa che però lo scultore domina e riconduce con l’assemblaggio a un senso, come un demiurgo plasma la forma dalla materia incandescente. Lo stesso lavoro appreso da molti artisti dall’insegnamento di Alberto Burri. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – da cambiaste.com
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130x89, 1960
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Con l’opera di Mario Bionda al lotto n. 21 “Immagine sommersa” del 1960 siamo invece nel pieno dell’informale. Artista nato a Torino nel 1913, Bionda si forma alla scuola di Felice Casorati e già nel 1930 è alla Biennale di Venezia. Il successo arriva imprevisto, nonostante il carattere schivo e solitario. Nel 1935, nel 1955 e nel 1959 è alla Quadriennale di Roma, nel 1958 ancora alla Biennale di Venezia. In seguito espone anche all’estero in numerose ed importanti gallerie e rassegne.

Milano fu la sua città d’elezione, dove visse dagli anni ’60 rappresentandone a pieno la tensione culturale.  La pittura di Bionda nasce e si sviluppa infatti sulla scia del neo-cubismo di moda nella città meneghina negli anni ’40 ma si muove presto verso una pittura informale piena di pathos e forza. In essa ribolle un desiderio di rinascita perfettamente comunicato attraverso sabbie e materiali bituminosi, che l’autore mescola e graffia nel tentativo di far appunto riemergere un qualcosa.

Un’apparizione nella nebbia, quasi una prima ecografia di una dolce, sofferta attesa quella a lotto n. 21. Artista dalla scarsa fortuna commerciale ma di gran valore. Stima: 1.500€/1.800€.

Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65x81, 1977
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Jean-Paul Riopelle esordisce in pittura nel cosiddetto gruppo degli automatistes canadesi negli anni ’40 (è nativo di Montreal). Nel 1947 è in Francia a Parigi dove viene influenzato dalle idee di André Breton che lo porteranno a firmare nel 1948 il manifesto surrealista “Rifiuto globale”.

In realtà in Francia Riopelle coltiverà una sensibilità che lo avvicinava all’astrazione lirica, di cui senza dubbio è stato uno dei protagonisti nella storia dell’arte del ’900. Le opere di Riopelle degli anni ’50 sono colorate, di un potente espressionismo attraverso il quale l’artista si esprime quasi furiosamente e ritualisticamente, spremendo spesso direttamente il colore dal tubetto.

Dagli anni ’60 l’artista dà il via ad una fase in cui prevale un “paesaggismo astratto” ispirato a forme naturali, in cui Riopelle mostra un sapiente controllo; ispirazione che si accentua in seguito sotto l’influsso della nuova figurazione della pop art e del Nouveau Réalisme. Elegante nella purezza dei colori l’opera al lotto n. 24 “Iceberg nr. 19”.

“Non c’è mai ambiguità nel linguaggio di Jean Paul Riopelle’s, i suoi dipinti parlano dei suoi luoghi, della Isle aux Grues e dell’Isle aux Oies, del golfo di St. Lawrence. Sono astratti o figurativi? viene da chiedersi; ma importa? Come lui stesso ha detto una volta ‘la parola astratto significa: un venire da. Che cosa voglio è tornare dove’ aggiungendo con lucidità: ‘facciamo un solo passo nella vita’. Bene, meglio che sia decisivo e non compromettente! Certo, nel suo caso, nella pittura, lo è stato”. (Dall’introduzione “We only make one step in life…” di Jean Louis Prat al catalogo della mostra “Riopelle. Grands Formats”, Acquavella Contemporary Art, 17 settembre – 23 ottobre, 2009, New York). Stima: 50.000€/60.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – da cambiaste.com
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50x65, 1955
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

“Quelle serrature cabalistiche non cambiano mai, aperte solo a chi sapendosene servire sappia aprire le porte dalle quali si entra nel segreto dell’universo”. Così Giuseppe Ungaretti descriveva i calligrammi, i segni grafici del romano Giuseppe Capogrossi.

Formatosi alla scuola per eccellenza della pittura figurativa con Felice Carena; in seguito uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana negli anni ’30 con artisti quali Corrado Cagli, Mario Mafai, Scipione; è con la mostra del 1950 presso la Galleria del Secolo di Roma che Capogrossi approda al suo particolarissimo linguaggio astratto che rigetta le tendenze decorative e quasi escatologiche di un certo costruttivismo comune in quegli anni.

Quello di Capogrossi è un rimettere i piedi per terra, tracciare di nuovo un segno senza elevarsi al di sopra o chiudersi in una turris eburnea. Il segno di Capogrossi non significa niente, è primordiale come l’idea stessa del segno: scandisce il passare delle ore, il conto del bestiame, le impressioni, la contemplazione, tutto ciò che é di nuovo capacità umana di esprimersi e razionalizzare. Un’espressione gioiosa e pura in questo lotto n. 31 “Superficie nr. 130”. Stima: 55.000€/65.000€.

Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – da cambiaste.com
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49x49, 1959
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

È proprio il 1959 quando il noto designer italiano Gabriele De Vecchi, nato a Milano nel 1938 e laureatosi al Politecnico della città meneghina fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo il Gruppo T.

La dichiarazione d’intenti del Gruppo viene stilata in occasione della prima mostra ‘Miriorama1’ presso la Galleria Pater a Milano nel gennaio 1960: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.

Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.

Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

La “Superficie in vibrazione a 7” al lotto n. 54 propone una superficie in para contrassegnata da punti (spilli) che vengono perturbati da un’elica. L’elica dietro alla para urta gli spilli facendoli muovere, mentre l’elasticità della stessa ricompone il movimento.

Si tratta di una concettualizzazione di un processo che non ha forma fissa: la testa dello spillo viene colpita dalla luce ed emette un riflesso istantaneo che si riverbera in un’altra zona della superficie continuamente.

L’autonomia del processo esclude l’autorialità dell’artista coinvolgendo allo stesso tempo lo spettatore in un mutevole gioco percettivo. Stima: 25.000€/30.000€.

Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – da cambiaste.com
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60x60, 1964
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Altro opera cinetica, stavolta realizzata nel 1964 nel contesto delle sperimentazioni del Gruppo N di Padova al lotto n. 57 “Dinamica alterna” di Alberto Biasi.

Il Gruppo nasce nel 1959 (i fondatori sono Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi) e si pone l’obiettivo di una riforma del linguaggio artistico che ha come punti focali la contaminazione fra arte e scienza ed un annullamento del confine stesso fra arte e arti applicate.

Pittura, scultura, architettura, prodotto industriale rappresentano e devono essere un unicum che consenta a ciascuno di prendere coscienza dei fenomeni della realtà e di quelli percettivi. Si ricerca un’arte collettiva, partecipativa, che democratizzi l’artefatto artistico e diffonda la conoscenza, non limitata all’espressione del singolo, ma frutto del lavoro e del contributo dell”umanità’.

Elegantissima la “Dinamica alterna” al lotto 57, realizzata nel 1964 nel pieno dell’attività del Gruppo, che continuerà fino al 1967. L’anno successivo, nel 1965, Biasi partecipa alla storica mostra The Responsive Eye al MoMa di New York. Stima: 25.000€/35.000€.

Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – da cambiaste.com
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45x45, 1961-1973
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Formatosi a Venezia all’Accademia ed alla Facoltà di Architettura Ennio Chiggio è stato fra i protagonisti del Gruppo N di Padova alla fine degli anni ’50.

Opere aperte che trascendono l’individualità, opere attente ai rapporti di forma ed alla fenomenologia della forma, studio dei processi di acquisizione e rappresentazione dell’informazione e della percezione sono le principali tematiche affrontate dal Gruppo ed in particolare da Chiggio la cui ricerca si inserisce a pieno titolo nella ambito dell’arte programmata e cinetica.

Chiggio è stato forse lo sperimentatore più originale del Gruppo: ha spaziato dal design industriale, all’architettura, alla scenografia, al fashion fino alla musica e all’uso dei principi della meccanica quantistica e della teoria dell’informazione (l’artista fu un assiduo lettore dei saggi di John Dewey).

Bella l’opera al lotto n. 58 “Quadrati spaziali” che sfrutta nei confronti dello spettatore quelle dinamiche di psicologia cognitiva tipiche delle ricerche della Gestalt e del BauhausStima: 12.000€/15.000€.

Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70x60, 1966
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

La parabola artistica di Agostino Bonalumi si svolge appieno nel clima culturale della Milano degli anni ’50 e ’60 ed è legata alle ricerche svolte in quegli anni dal Gruppo di artisti che ruotavano attorno alla rivista Azimuth fondata nel 1959 da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, uscita in soli due numeri fino al 1960, e il cui vero redattore fu Vincenzo Agnetti.

Sulle ceneri dell’informale questi artisti hanno rinnovato il linguaggio artistico attraverso la sfida e un nuovo patto fra arte e società, tecnologia e pittura. Rompere i canoni fu il loro motto e lo fecero anche attraverso queste “pitture-oggetto” nella felice definizione di Gillo Dorfles.

“[…] Un primo periodo, dunque, comprende essenzialmente tele monocrome, in prevalenza simmetriche che costituiscono quello che potremmo definire il vero e proprio alfabeto del linguaggio bonalumiano: la presenza, infatti, d’una superficie di tela monocroma, e l’estroflessione più o meno accentuata della stessa attraverso una imbottitura, vuoi ombelicata, vuoi a settori multipli, costituisce il punto di partenza per tutta la produzione di questo primo periodo” che Gillo Dorfles individua fino al 1965, ma che è riscontrabile nel lotto n. 61 “Bianco” (da Gillo Dorfles, “Preferenze critiche: uno sguardo sull’arte visiva contemporanea”, Edizioni Dedalo, 1993, p. 158). Stima: 110.000€/130.000€.

Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – da cambiaste.com
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24x18, 1977
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Piccola ma di altissima qualità la figura di donna “Profilo” di Antonio Bueno al lotto n. 159. Pittore italiano di origine spagnole nato a Berlino nel 1918 e morto a Firenze, sua città d’adozione, nel 1984, Antonio fu uno degli animatori dei “Pittori Moderni della Realtà” con Gregorio Sciltian, il fratello Xavier Bueno e Pietro Annigoni nella Firenze del dopoguerra.

Grande sperimentatore e personalità inquieta Antonio Bueno fu pittore astratto, informale, neo-metafisico, pop, poeta visivo, artista neo-dada.

Dagli anni ’70 l’artista di origini spagnole torna alla figurazione, soprattutto alla ritrattistica, in cui dà vita ad originali profili neotenici, tratti dalla realtà o rielaborazioni di figure della storia dell’arte. Profili che si caratterizzano per un aspetto tondeggiante, dalle linee semplificate, in uno stile ironicamente definito “neo-pompieristico” ma che in realtà accentua in maniera originale una intonazione metafisica rassicurante e pacificata che forse è l’apice, anche se abusata dal mercato, della sua produzione.  Stima: 8.000€/10.000€.

Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – da cambiaste.com
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60x45, 1970
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Virgilio Guidi dipinge l’opera al lotto n. 202 “Pescatore all’opera” a 78 anni, ed è sorprendente la forza e la perizia con la quale sa trasmettere lo sforzo e la concentrazione di questo pescatore.

La luce è il segreto delle opere di Guidi, una luce che trasfigura la realtà, a cui l’artista rimarrà sempre fedele; che la trasporta in un mondo si sogno e pacatezza, dove ogni gesto, anche il più umile, viene eternato attraverso l’evocazione di uno ‘stato di grazia’.

Nel 1915 Guidi partecipa alla Secessione Romana. Nel 1920 è già alla Biennale veneziana e nel 1926 alla prima mostra di Novecento Italiano a Milano al Palazzo della Permanente. Da allora tantissime altre partecipazioni alla Biennale ed alla Quadriennale di Roma.

Un’uomo, un pescatore, guarda al bottino della sua rete, pensa alla terra, volge le spalle ad un destino incerto; lo fa con confidenza, circondato di luce: “Sono stato tanto in vista del cielo / che ho bisogno ora della terra: / qui, oltre la sozza cupidigia / vive anche la bella saggezza / e le cadute dell’uomo / non sono abbandonate dalla luce” (Da Virgilio Guidi, “Le poesie del male”, con una testimonianza di Vittore Branca e una prefazione di Andrea Zanzotto, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1983). Stima: 2.500€/3.500€.

Asta Federico II n. 4 – 6 Maggio 2017 – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 4 della Casa d’Aste Federico II di Bari sarà effettuata il giorno 6 maggio 2017 in tre sessioni di cui la terza, di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 17 (lotti 203-328). I TopLot di SenzaRiserva.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250x210, 2007
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Milano il 22 Giugno del 1962 Luca Pignatelli ha studiato alla Facoltà di architettura. Le opere degli anni ’80 risentono di questa sua formazione e dell’insegnamento di Aldo Rossi il cui lavoro sullo spazio e sul tempo influenzerà molto la ‘concettualità’ dell’artista milanese.

Esploso negli anni ’90, in particolare dopo la mostra alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, Pignatelli è ormai un artista affermato internazionalmente. Ha esposto nel 2009 alla Biennale di Venezia, presso il MAMAC a Nizza, al Museo Capodimonte di Napoli, in gallerie quali Annex Plus-­White Box e Ethan Cohen Fine Arts a New York; e poi a Parigi, Londra, Shanghai e Losanna.

Il lavoro di Pignatelli ha forti affinità con i presupposti e le idee dell’arte povera. L’artista impiega materiali di riuso: teloni di copertura di vagoni ferroviari, legno, spago, ferro; è interessato alla storia e allo spazio evocativo di oggetti recuperati nel tempo, riattualizzati attraverso la perdita stessa della ‘significanza’  che rappresentano per mezzo dei materiali, anche originali.

In questo modo Pignatelli conserva la potenza dell’immagine attraverso un processo quasi fotografico ma che annulla il distacco della fotografia. Bellissime le scritte verticali al lotto n. 249 “Treno”, gotiche, che invitano lo spettatore all’esegesi del dipinto. In questa stessa asta altre due importanti opere di Pignatelli ai lotti 230 (Afrodite) e 267 (New York). Stima: 30.000€/50.000€.

Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100x120, 2000
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Opera come sempre ironica dell’artista romano Renato Mambor al lotto n. 253 “Uomini mimetici”.

Mambor è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli, Pino Pascali, Francesco Lo Savio.

Ironia performativa sempre (Mambor è stato anche un importante attore teatrale): che si svolge lungo tutto il suo percorso artistico fin dagli anni ’60 quando stigmatizza i processi di serializzazione messi in atto dalla cultura mass-mediale realizzando opere fatte di sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, uomini tracciati con timbri, pattern con rulli da tappezzeria. Tutto all’insegna di “togliere l’io dal quadro” ed eliminare la soggettività sterile in cui nel dopoguerra era caduto l’informale.

Nel 1975 l’artista romano forma il gruppo teatrale Trousse e abbandona per un lungo periodo la pittura cui tornerà solo negli anni ’90.

L’opera al lotto 253 ha il solito taglio ironico e spersonalizzante: ci sono gli uomini- timbro senza volto e una dissociazione analitica degli elementi compositivi che però l’artista riassocia attraverso il concetto veicolato. La ‘non mimesi’ del quadro ritrae alla perfezione l’anonimità voluta e subita dell’uomo contemporaneo. Stima: 12.000€/15.000€.

Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Bruno Munari, Negativo - positivo, acrilico su tavola, 60x60, 1959
Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Nei negativi-positivi […] si ha una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie (di solito quadrata) e per l’intensità del colore, dà questa sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Il colore quindi viene ad avere una possibilità dinamica che mai aveva avuto prima” (da Bruno Munari, pieghevole della mostra “le cose serie di bruno munari”, milano, febbraio 1958, studio di architettura di Mario Brunati, Sandro Mendini, Ferruccio Villa).

Nato a Milano nel 1907 e ivi morto nel 1998 Bruno Munari è stato uno degli intellettuali più rilevanti del nostro ’900. Sicuramente si distinse per le sperimentazioni e concettualizzazioni relative all’arte concreta (nel 1948 fu fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta), programmata e cinetica fin dal primo dopoguerra.

Di quegli anni sono da ricordare i cicli delle “macchine inutili”, i “negativi – positivi” appunto (lotto n. 254 “Negativo – positivo” del 1959), le “pitture proiettate” realizzate su vetrini per diapositive, le “pitture polarizzate” ottenute attraverso la scomposizione del filtro Polaroid per citare solo alcune fra le tantissime ed eterogenee sperimentazioni. Stima: 20.000€/30.000€.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5x54.5, 1975
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Siracusano, classe 1929, Elio Marchegiani inizia il proprio percorso artistico da autodidatta. Sulla spinta di amicizie quali quella di Mario Nigro e Gianni Bertini frequenta il mondo dell’arte a Parigi, Roma, Bologna, Milano.

Già nel 1959 è presente alla Quadriennale di Roma e nel 1968 alla Biennale di Venezia. Le opere di Marchegiani degli anni ’60 evidenziano l’interesse dell’artista per il rapporto fra scienza, arte, tecnica e materiali che sarà poi fecondissimo per la sua produzione di tipo ‘analitico’ dai primi anni ’70.

“I titoli ‘Grammature di colore – supporto intonaco’ e ‘Grammature di colore – supporto lavagna’ (lotto n. 254 “Grammature di colore”) sono posti a seconda che le aste siano sull’intonaco o sull’ardesia […]

L’uso della lavagna a spacco, evitando di levigarla, è inoltre la speranza di avere una cultura dove il levigare non sia appiattimento. La lavagna è scisto argilloso già lavorato dalla natura a ‘sparviero’. Il suo uso antico di supporto levigato su cui si accumulava scolasticamente la cultura codificata, viene da me volutamente contrapposto al muro che, con il suo libero graffito od asta, è il tentativo di simboleggiare la liberizzazione della cultura solitamente al servizio del Potere, ed il termine grammature specifico della carta, è usato in questo caso per il peso specifico del colore delle aste: il pigmento che contiene a sua volta il colore storicistico del nostro Rinascimento (da Elio Marchegiani – un “pezzo” di mia vecchia storia… e poca attualità – alla Rocca Roveresca di Senigallia, 17 aprile – 27 giugno 2014). Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40x40, 1971
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Uno dei rappresentanti di punta del Gruppo N di Padova (“La dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi’, dal Manifesto, 1961), Edoardo Landi, con il lotto n. 257 “Struttura visuale”.

Landi fu fra i promotori del movimento internazionale “Nuova Tendenza”. Nel 1961, 1963 e 1969 fu presente alle mostre di Nuova Tendenza I, II e IV a Zagabria. Partecipò nel 1965 alla grande mostra “The Responsive Eye” al MoMA di New York.

Arte cinetica dunque, esemplare al lotto n. 257 “Struttura visuale”. L’occhio dello spettatore è invitato a vedere ciò che non c’è, viene ‘ingannato’ o meglio meravigliato e affascinato nella contemplazione non di ciò che l’artista può fare ma di quello che la mente umana può generare. Stima: 8.000€/9.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7x64.7, 1970
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Boston nel 1913, Conrad Marca-Relli ha partecipato al Gruppo americano di avanguardia della Scuola di New York (un gruppo informale di musicisti, artisti, danzatori) che nell’ambito della pittura si è espresso soprattutto attraverso il cosiddetto espressionismo astratto e/o action painting (fra gli altri vi parteciparono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Franz Kline, Robert Motherwell).

L’artista è formalmente riconosciuto come l’ideatore del collage painting tecnica che ha portato a livelli altissimi.

Al lotto n. 259 “Senza titolo” un’opera del 1970, elegante, minimale, misurata. Non un’opera lirica o violenta ma che esprime perfettamente uno stato d’animo (in linea col soggettivismo di ogni opera dell’artista americano). Quasi un mosaico pacato di sensazioni languide, tenute insieme da contrappunti abilmente intessuti. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Valli III” di Piero Dorazio al lotto n. 261 è un’opera medio piccola ma ben riuscita, del 1997, dell’artista romano.

Artista dalla storia enorme: fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 e protagonista per più di un cinquantennio della pittura astratta italiana fino alla morte avvenuta a Perugia nel 2005.

Una ricerca tutta concentrata a carpire la fenomenologia della luce, la struttura stessa della luce e del colore. Scrive l’artista in “Quello che ho imparato”, Maurizio Corraini Editore, Mantova, 1994: “Ho imparato da Giacomo Balla che non esistono le immagini senza tenere conto della luce che le compenetra e le fa palpitare insieme a tutto ciò che le circonda. Luce e movimento sono l’essenza della realtà, tutto il resto è illusione, apparenza […]”.

Bande di colore, bellissime macro-strutture di scomposizioni di colori che vibrano liricamente e gioiosamente al lotto 261. Stima: 10.000€/12.000€.

Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50x50, 2011
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Proprio in questi giorni, dal 13 Aprile 2017 al 15 Ottobre 2017, a Roma, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica una grandissima retrospettiva “Nature Forever” a Piero Gilardi, artista torinese, protagonista dell’arte povera, concettuale, ambientale, della body art.

Afferma Giraldi in merito ad opere come questa al lotto n. 265, ormai diventate il suo ‘marchio di fabbrica’: “i tappeti-natura nacquero nel 1965 come una esemplificazione della decorazione gestaltica dell’interno della cibernetica ‘cellula individuale di abitazione’, presentata nel complesso delle ‘Macchine per il futuro’. Nel realizzarne i primi tappeti ho mutuato da Oldenburg la poetica sensoriale del soft, ma per me la gommapiuma aveva principalmente il senso di accogliere e di interagire con il corpo […]

[i tappeti natura] penso che contengano una verità umana autentica: il sentimento di nostalgia per una natura mortificata e stravolta dalla società industrializzata. Sentimento che, credo, coinvolga tutti; inoltre […] piacciono ‘democraticamente’ a tutti , borghesi e proletari, tranne che ad alcune persone molto sensibili che vi leggono soprattutto il lato di ombra, cioè il senso di morte della natura” (da Piero Gilardi, “Ora cammino senza più allacciarmi le scarpe” di Andrea Bellini, Flash Art 301, Aprile 2012). Stima: 5.000€/6.000€.