Asta Pananti n. 123 – 27 Maggio 2017 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 123 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 27 maggio 2017 alle ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – da pananti.com
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70x50, 1957
Xavier Bueno, Ragazzo di periferia, olio su tela, 70×50, 1957 – Lotto n. 84 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La pittura cupa e materica del pittore spagnolo Xavier Bueno è protagonista al lotto n. 84 “Ragazzo di periferia”, del 1957. Nato a Vera de Badisoa nel 1915 Xavier frequenta l’Accademia di Belle Arti a Ginevra dove già mostra il suo interesse per il reale preferendo alle avanguardie di moda una pittura ispirata al classicismo di Goya e Velasquez. Del 1937 è la prima personale a Ginevra. Nel 1940 si trasferisce col fratello Antonio a Firenze, che rimarrà sua patria di elezione fino alla morte.

Nel dopoguerra l’artista amplifica l’interesse per le tematiche sociali. Con il fratello Antonio, Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni fonda il Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà.

Scrivono nel Manifesto (un opuscolo distribuito alla prima mostra del Gruppo tenutasi a Milano, presso la Galleria de ‘L’Illustrazione Italiana’, nel novembre del 1947): “Noi rinneghiamo tutta la pittura contemporanea dal postimpressionismo a oggi, considerandola l’espressione dell’epoca del falso progresso e il riflesso della pericolosa minaccia che incombe sull’umanità.

Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati

Noi ricreiamo l’arte dell’illusione della realtà, eterno e antichissimo seme delle arti figurative.

Noi non ci prestiamo ad alcun ritorno, noi continuiamo semplicemente a svolgere la missione della vera pittura. Immagine di un sentimento universale, noi vogliamo una pittura capita da molti e non da pochi “raffinati”. […]

Di fronte a un nuovo accademismo o passatismo, fatti di avanzi di formule cubiste e di sensualità impressionista standardizzata, noi abbiamo esposto una pittura che, incurante di mode e di teorie estetiche, cerca di esprimere i nostri sentimenti attraverso quel linguaggio che ognuno di noi, a seconda del proprio temperamento, ha ritrovato guardando direttamente la realtà”.

E il linguaggio di Xavier, pur dopo lo scioglimento del Gruppo nel 1949 e l’evoluzione stilistica degli anni a venire, non tradirà mai questi concetti. Stima: 15.000€/20.000€.

Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – da pananti.com
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90x70, 1953
Giuseppe Migneco, Operai in fabbrica, olio su tela, 90×70, 1953 – Lotto n. 97 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Nato a Messina nel 1903 Giuseppe Migneco compie gli studi di Medicina a Milano dove si trasferisce dal 1931. Intanto coltiva la passione per la pittura e frequenta artisti quali Aligi Sassu, Raffaele De Grada, Renato Birolli.

Nel 1937 è fra i fondatori del movimento artistico e culturale che ruota attorno alla rivista Corrente. La rivista porta avanti un acceso dibattito critico sulla cultura, non solo artistica, e sulle avanguardie nazionali ed internazionali.

Dopo la guerra Migneco è a pieno titolo fra gli esponenti di punta del realismo sociale, con una pittura figurativa di grande plasticismo, dai colori accesi e dai forti chiaroscuri.

L’artista siciliano fu definito “intagliatore di legno che scolpisce col pennello” per la linearità e la potenza del tratto con cui eseguiva le figure: contadini, pescatori, operai, sportivi. Bellissime le pieghe della giacca dell’operaio in primo piano al lotto n. 97 “Operai in fabbrica”, intento ad accendersi una sigaretta. Stima: 10.000€/15.000€.

Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – da pananti.com
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64x140, 1938
Massimo Campigli, Bozzetto, tecnica mista su cartone, 64×140, 1938 – Lotto n. 106 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Di origine berlinese, Massimo Campigli vive dapprima a Firenze con la nonna materna e la madre, poi dal 1907 a Milano. Arruolato, fu prigioniero in Germania nel 1916 e successivamente deportato in Ungheria. Riuscito a fuggire, si rifugiò in Russia. Rientrato in Italia alla fine della guerra lavora come giornalista presso il Corriere della Sera che lo sposta come inviato a Parigi dal 1919.

Nel 1926 a Milano Campigli espone alla Prima mostra di Novecento Italiano nel clima del ritorno all’ordine post-bellico. Il movimento si caratterizza per il recupero di quei valori classici di armonia ed equilibrio per i quali fu anche definito “neoclassicismo semplificato”. A Parigi l’artista fa parte del Groupe des sept con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio, Mario Tozzi e Gino Severini.

Nel 1928 Campigli visita il Museo etrusco di Villa Giulia a Roma rimanendo affascinato da quelle forme e quelle stilizzazioni della figura che l’artista farà sue in seguito riuscendo a ‘codificare’ un linguaggio espressivo originale ed essenziale fin quasi al simbolismo figurativo.

Fra il 1937 ed il 1940 gli fu commissionato un affresco di trecento metri quadri nell’atrio di Palazzo Liviano a Padova che raffigurasse ‘l’archeologia’. Scrive l’artista nel 1940: “ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale”.

Al lotto n. 106 un “Bozzetto” preparatorio di questo bellissimo affresco. Il bozzetto rappresenta una delle scene del registro superiore dell’atrio:  una schiera di uomini in abiti contemporanei che osserva in alto il lavoro di tre operai che erigono una colonna istoriata (mancante la parte in alto).  Stima: 60.000€/70.000€.

Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64x46.5
Giorgio De Chirico, Battaglia equestre, olio su tela, 64×46.5 – Lotto n. 109 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Una bella scena di “Battaglia equestre” del grandissimo Giorgio De Chirico, padre della pittura metafisica, al lotto n. 109.

Il periodo dei capolavori metafisici dell’artista di Volos, città greca dove nacque, si può far risalire al decennio 1909-1919, con un ‘perfezionamento’ in senso surreale, architettonico e magico, dovute alle influenze parigine e a quelle dell’amico Carlo Carrà, che lo estende fino al 1925.

Tuttavia De Chirico non verrà mai meno ai “valori plastici” eredità di una formazione ed un talento per il quale eccelleva nel disegno. I “cavalli” in particolare rappresentano un soggetto assai ripetuto e che lega indissolubilmente l’artista alla pittura antica. Renoir, Gericault, Rubens, Velasquez sono gli artisti da cui De Chirico riprende e rielabora nell’eseguire questo tipo di opere dagli anni ’30 in poi.

“Nella pittura antica i due elementi della materia pittorica [la materia fisica e la materia metafisica] si sono completati e si sono sviluppati nel corso dei secoli, per arrivare alla perfezione ottenuta da Rubens, da Tiziano, da Velázquez ed altri maestri” scrive nell’articolo Discorso sulla materia pittorica pubblicato sul “Corriere Padano” del 5 maggio 1942.

Basti confrontare un’opera quale il “Bozzetto de’ La Battaglia di Anghiari” del 1603 di Rubens (Museo del Louvre, Parigi), copia eseguita a matita su carta del celebre dipinto di Leonardo da Vinci, per capire di cosa stiamo parlando. Stima: 150.000€/200.000€.

Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – da pananti.com
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43x32.5, 2003
Carlo Maria Mariani, Quadro mutilato, olio su tela, 43×32.5, 2003 – Lotto n. 112 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Carlo Maria Mariani si forma all’Accademia di Belle Arti di Roma. Risiede a New York dal 1993. Esordisce con le prime opere nel 1973 con creazioni figurative formalmente perfette che rimandano ai canoni classici.

Mariani è stato collocato nell’ambito della pittura colta e dell’anacronismo da alcuni critici alla fine degli anni ’70 ed all’inizio degli ’80 (anni in cui si cominciarono ad avvertire i primi segni di stanchezza nelle avanguardie).

La pittura di Mariani infatti rimanda a quella rinascimentale e barocca, al neoclassicismo, al manierismo. Si tratta però anche di pittura concettuale che l’artista sviluppa a partire da una folgorazione, come racconta, nel momento in cui si riconosce anche “storico dell’arte”.

Mariani combina immagini classiche e soggetti tratti da epoche diverse, da Picasso, Magritte, Calder, Brancusi, Beyus ideando scenari surreali e metafisici che riflettono, con un retrogusto ironico, sulla vita e sull’arte stessa.

L’artista, oltre a importanti e numerosissime mostre nazionali ed internazionali è stato alla Biennale di Venezia nel 1982, nel 1984 e nel 1990. Stima: 13.000€/15.000€.

Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – da pananti.com
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100x100, 1998
Piero Gilardi, Oro e pietre, poliuretano espanso su tavola, 100×100, 1998 – Lotto n. 161 bis – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Un bel “tappeto natura” di Piero Gilardi in poliuretano espanso al lotto n. 161 bis “Oro e pietre”. Bello perché minimale, seppur di grandi dimensioni, ben bilanciato nella composizione e non sovraccarico come in altre prove.

Portare l’arte nella realtà e allo stesso tempo portare la realtà nell’arte è il concetto che potrebbe riassumere la ricerca dell’artista torinese, formatosi alla scuola provocatoria degli amici Aldo Mondino e Michelangelo Pistoletto. Se il primo lo fa con i cioccolatini e l’altro con le superfici specchianti e quindi l’ambiente e la figura umana, Gilardi ci riesce oggettivando la mimesi stessa, staccandola dalla pareti, usando la tridimensionalità e rimuovendo quel filtro autoriale che distingue il prodotto dal produttore.

La corporeità e l’esperienza sensoriale sono protagoniste delle opere di Piero Gilardi, vere e proprie esperienze di riflessione, ambienti didattici di educazione al rispetto, isole per respirare, attraverso la tecnologia e l’arte, la nostra vera natura. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80x40, 1994-1995
Piero Pizzi Cannella, Piccolo vaso a becco d’uccello, olio su tela, 80×40, 1994-1995 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Piero Pizzi Cannella è un artista concettuale romano formatosi inizialmente nell’ambito della cultura anacronista e poi animatore della Nuova Scuola Romana detta anche Scuola di San Lorenzo con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo e Gianni Dessì (1984).

La pittura di Pizzi Cannella ruota attorno ad oggetti simbolici ed evocativi: anfore, indumenti, mobili che l’artista usa come strumenti rituali che rimandano all’uomo ed al suo essere nel mondo, terreno ed ultraterreno.

Il grande assente dalle opere di Pizzi Cannella è l’uomo, di cui appunto si descrive l’essere perennemente altrove, l’essere stato, la speranza di un ritorno.

Al lotto n. 180 “Piccolo vaso a becco d’uccello” un’opera dal sapore “magico primario” ma più intellettualistica e simbolica; quasi un omaggio al mondo egizio, con un vaso che assomiglia a un sarcofago e la stilizzazione sacrale di un grande re uccello.

Un’arte di sapore ‘archeologico’, tant’è che nel 2001 il Museo Archeologico di Aosta ha esposto una selezione di sue opere su carta: Carte 1980-2001. Stima: 14.000€/15.000€.

Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70x60, 2006
Luciano Ventrone, È avventato dice la prudenza, olio su tela, 70×60, 2006 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Luciano Ventrone è un pittore iperrealista romano. Nato nel 1942, frequenta la Facoltà di Architettura fino al 1968 quando decide di dedicarsi interamente all’arte.

Vittorio Sgarbi (Il Giornale, 15 marzo 2010) ha definito Ventrone “il pittore dell’iperbole”, questo perché l’artista romano non solo riproduce la realtà ma la amplifica come succede per esempio con le altissime risoluzioni degli schermi televisivi di ultima generazione che in qualche modo sorprendono l’occhio attraverso la loro dichiarata ‘artificiosità’.

Solo che in questo caso a restituire un vero più vero del vero, il vero che vorremmo, non è la tecnologia ma l’artista Ventrone padrone assoluto dei rapporti, delle armonie di colore, degli effetti di luce. E la sua realtà è più o meno sfacciata a seconda del piano cinematografico, del taglio che l’artista sceglie di dare alla scena. In questo caso un taglio pudico nella nudità, limpido e puro come un limone (lotto n. 180 “È avventato dice la prudenza”). Stima: 18.000€/25.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 200 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

La raffinatezza del ligure Emilio Scanavino contrassegna l’opera al lotto n. 200 “Dall’alto”. Scanavino è stato uno dei pochi grandissimi artisti del dopoguerra italiano, capace in modo assai precoce di superare la sterilità dell’informale attraverso l’elaborazione di un linguaggio personale e critico.

Critico perché si potrebbe affermare che i segni, geometrici o tachisti, calligrafici o figurali che l’artista utilizza durante tutta la sua storia artistica sono una specie di ‘bisturi’ per incidere, di ‘pinza’ per afferrare quella matassa di energia e sofferenza che è alla base di una visione nichilista ed esistenziale della parabola umana.

Scanavino compie, attraverso il segno (nodi, grovigli, geometrie) tentativi di razionalizzazione del reale più o meno riusciti, che non sono si badi bene opere più o meno riuscite, ma testimonianze di una soggettività inquieta e problematica che guarda la realtà oltre il fenomeno: talvolta intuita, altre sfuggita, raramente, ed è il caso dell’opera in asta, catturata. Stima: 15.000€/18.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – da pananti.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200x150
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela, 200×150 – Lotto n. 180 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 123

Opera bellissima di Mario Schifano, il fuoriclasse della nostra scuola pop italiana sono i gigli d’acqua al lotto n. 180 “Senza titolo”. Opera di grandissime dimensioni (200×150) che vanta come pedigree il certificato di autenticità della sola Fondazione Schifano ma che reca su di sé i tratti forti, i colori accesi, la matericità di uno Schifano ispirato.

Sicuramente il grande pittore della Scuola di Piazza del Popolo dipinge l’opera nel corso degli anni ’80, anni in cui Schifano ritrova un nuovo fervore creativo e forse la vena più istintiva e caratteriale della sua storia artistica.

Non a caso gli anni ’80 sono contraddistinti dalla cosiddetta “fine delle avanguardie” nel segno di un “ritorno alla pittura”,che nel caso di Schifano però non è scelta pensata e impegnata ma necessità personale di un uomo che la realtà l’aveva incarcerata in una visione ma che adesso finalmente se ne riappropria aldilà della razionalizzazione comunicativa.

Se negli anni ’70 Schifano dipinge i paesaggi anemici e le vedute interrotte è perché l’artista si limita, magari ironicamente e/o in maniera sofferta, a riprodurre pittoricamente la cultura pop passata dal mezzo televisivo. Negli anni ’80 invece Schifano ridipinge la realtà o dipinge la realtà sul supporto fotografico, obliterando le stampe televisive, le tele emulsionate. Fa questo, e si vede, con una grandissima gioia espressiva. Opera che tutti vorrebbero nella propria collezione. Stima: 30.000€/50.000€.

Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 – Milano, 24 Maggio 2017 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 24 maggio 2017, ore 19.30 nella sede milanese di Via Olona 2.

Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – da porroartconsulting.it
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75x60, 1929
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera di un giovane Marino Marini, appena ventottenne, al lotto n. 9 “Figura virile”. Pistoiese, Marini fu allievo di Galileo Chini e dello scultore Domenico Trentacoste all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1929, anno in cui esegue questa opera, l’artista si trasferisce a Milano.

Marino Marini è stato un grande pittore, nonostante questa attività, che continuerà durante tutto il corso della sua vita, sia stata oscurata dalla fama che l’artista acquisì internazionalmente nella scultura.

Immediatezza, verità ed espressività caratterizzano quest’opera che trascende l’edulcorata irraggiungibilità dei dipinti novecentisti dell’epoca.

Anche in scultura è proprio nel biennio 1928/1929 che Marini realizza due celebri opere affini idealmente al lotto in asta: “Il cieco” ed “Il popolo”. Opere dove l’artista raffigura la semplice e profonda dignità dell’essere umano, non attraverso rappresentazioni di figure stereotipe, ma ritraendo veri individui.

L’artista dipinge infatti questa figura con un gusto insieme verista ma anche sintetico ed arcaizzante: con colori tenui, quasi a ricordare la pittura etrusca su intonaco. Marini riesce  a trasmettere nell’opera quella sensazione di eterna quotidianità, pari per certi versi ai grandi capolavori di un più tardo Massimo Campigli.  Stima: 80.000€/120.000€.

Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – da porroartconsulting.it
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25x28, 1922
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Maurice Utrillo è conosciuto come il pittore di Montmartre a Parigi. In questo quartiere nacque nel 1883. Figlio dell’artista e modella Suzanne Valadon e di padre ignoto (forse il celebre Pierre Puvis de Chavenness oppure si suppone possa addirittura essere Renoir per il quale la Valadon posava) Utrillo fu spinto a dipingere dalla madre come terapia per gli atti di ribellione, le crisi epilettiche, i problemi mentali e di alcolismo mostrati fin dalla giovane età.

Nel 1920, visto il grande talento di cui era naturalmente dotato, Utrillo era già artista noto internazionalmente tanto da ricevere nel 1928 dal governo francese la “Legion d’onore”.

Una pittura lirica quella di Utrillo, per certi versi naïf ma da uomo vissuto in un ambiente colto e a contatto con grandissimi artisti (familiari e non). Se il periodo della formazione fra il 1901 e il 1907 e poi il periodo bianco fino al 1914 sono ritenuti i migliori dell’artista per la genuinità espressiva, crediamo che quanto scrive Enrico Bona (in Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1968, vol. XII, p. 203) possa essere generalizzato a tutta la produzione di Utrillo: “I dipinti del primo periodo, dagli inizi al 1907 circa, eseguiti quasi sempre su cartone e barattati spesso per una bottiglia di vino, sono strettamente connessi con la grande lezione degli impressionisti, specialmente con quella di Sisley e di Pissarro.

Tuttavia l’interpretazione che Utrillo dà dell’Impressionismo è personalissima e ne costituisce in sostanza un superamento lungo una linea che di sviluppo che è propria del post-impressionismo francese fino a Cézanne. Alla dissoluzione delle forme nella vibrazione molecolare della luce e alla gioia panica propria dell’Impressionismo, Utrillo oppone la chiarezza e la solidità dell’impianto costruttivo e quel melanconico lirismo che impregna di sé tutta la sua opera.

Essenzialmente pittore di paesaggi urbani, egli sceglie i suoi soggetti non per fissarne l’attimo luminoso, ma per assimilarli alla sostanza più intima e segreta della sua arte, per registrarne la muta presenza, il desolato squallore. È quindi naturale che egli prediliga le tristi viuzze della periferia, i miserabili bistrò dei sobborghi industriali, i muri gessosi e consunti, le piazzette deserte, in cui l’assenza di esseri umani diviene espressione di solitudine e di isolamento”. Stima: 30.000€/35.000€.

Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Protagonista del movimento spaziale, Roberto Crippa è conosciutissimo soprattutto per l’opera pittorica, in particolare le “Spirali” e i “Totem” degli anni ’50 e ’60, ma fu anche un bravissimo scultore del metallo.

In particolare, nella seconda metà degli anni ’50, parallelamente alla realizzazione del ciclo dei “Totem” crea anche grandi sculture sul tema, di cui un esemplare al lotto n. 18 “Personaggio”.

Si tratta di sculture dal gusto neo-primitivo e simbolico, cariche di una notevole drammaticità e che nascono da una esigenza tutta terrena dell’artista monzese dopo l’esperienza eterea delle “Spirali”.

Dal 1953 infatti Crippa accentua il segno in senso materico anche in pittura, spremendo il colore dal tubetto. L’artista amplifica una tensione verso il gesto e la figurazione primordiale che inevitabilmente lo porta alla concretezza della scultura.

Da ricordare che Crippa fu collezionista di scultura africana, e che in quegli anni forti furono culturalmente  le tendenze al recupero dell’arte primeva, anche in chiave esistenziale (si pensi al mondo visionario di Wilfredo Lam, amico di Crippa oppure al biomorfismo di Graham Sutherland visto da Crippa alle Biennali del ’52 e del ’54).

Nel 1957 Crippa partecipa alla “Internazionale di scultura” a Carrara dove gli viene assegnato il Premio Carrara. Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40x60, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Un bellissimo esemplare delle “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 19.

Nessuna figurazione di carattere naturalista in questa opera ma nemmeno c’è traccia di pura astrazione concretista.

L’opera di Crippa è la risposta perfetta agli enunciati del “Manifesto tecnico dello spazialismo” firmato da Lucio Fontana in quell’anno. Concetti ripresi nel “Manifesto dell’Arte Spaziale” che anche Crippa firma, con molti altri, la sera del 6 novembre 1951 alla Galleria del Naviglio: “né pittura, né scultura, ma forma, colore, suono, attraverso gli spazi”, “un’arte basata sull’unità di tempo e dello spazio”, “un’arte integrale nella quale l’essere funziona e si manifesta nella sua totalità”.

Particolarmente importante l’opera al lotto 19 per la precoce simbologia primitiva su cui si sviluppano spirali centrifughe in nero e in rosso. Sulle spirali nere si articolano inoltre elementi sferiformi di gusto nucleare che fanno di quest’opera un vero esemplare di “arte integrale”. Stima: 12.000€/14.000€.

Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32x45.7, 1946
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pittore danese nato a Vejrum nel 1914 Asger Jorn è a Parigi nel 1936 dove frequenta l’Académie Contemporaine di Fernand Léger. In questo periodo abbandona l’arte figurativa per quella astratta.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo COBRA (1948-1951) e la sua arte si caratterizza per il forte espressionismo astratto, già evidente nelle opere dell’ultimo decennio quali questa in asta al lotto n. 20 “Composizione”.

Nel 1946, dopo il conflitto mondiale, Jorn conduce una intensa attività nell’ambito di gruppi d’avanguardia. Nello stesso anno visita la grande retrospettiva di Eduard Munch a Oslo che grande impatto avrà nella sua pittura.

Rifiutata la purezza del linguaggio astratto Jorn ha raggiunto in questi anni una notevole spontaneità gestuale: simbolismo astratto, biomorfismo e action painting si uniscono ad una istintiva vividezza nell’utilizzo dei colori che contribuisce alla incredibile originalità del pittore danese. Stima: 28.000€/32.000€.

Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – da porroartconsulting.it
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera del 1955 di uno dei più grandi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, al lotto n. 25 “Personaggio con eco”.

Dopo gli studi da geometra Pomodoro si dedica alla scultura agli inizi degli anni ’50. Oro, argento, ferro, legno, bronzo, sono i materiali con i quali l’artista sperimenta una scultura basata su solidi riferimenti geometrici rappresentati dalle forme euclidee primitive: sfere, cubi, cilindri, coni, parallelepipedi.

Dal 1954 Arnaldo Pomodoro si trasferisce a Milano dove entra in contatto con gli artisti che ruotano attorno a Brera: Lucio Fontana, Ugo Mulas, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova. La sua arte si sviluppa in questi anni soprattutto in rilievo, con richiami ancora figurativi, zoomorfi e poliformi ma già attenti alle tematiche dell’ingranaggio e della perfezione geometrica del meccansimo che saranno le protagoniste delle grandi opere monumentali degli anni ’70. Stima: 40.000€/60.000€.

Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – da porroartconsulting.it
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60x80, 1957
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Nato nel 1905 a Varese Gino Meloni segue irregolarmente le lezioni all’Accademia di Brera di Milano.

Fino al primo dopoguerra la sua è una pittura figurativa, lirica, segnata dalla povertà personale che lo porta a ritrarre il disagio, figure umili e paesaggi di periferia con un forte e personalissimo espressionismo vicino a quello tedesco.

Dagli anni ’50 però la pittura di Meloni si fa totalmente informale. Nel 1952 è presente con queste opere alla Biennale di Venezia dove avrà una sala personale nel 1956 e poi nel 1964.

Le variazioni cromatiche monocrome di Rothko e l’informale di Wols hanno particolare influenza sulla produzione di Meloni di questi anni, in cui si distinguono le opere appartenenti al biennio 1956-1957, come il lotto n. 27 “Immagine bianca” che disvelano, oltre l’informale, anche un accennato poetico naturalismoStima: 10.000€/12.000€.

Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – da porroartconsulting.it
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pietro Consagra si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo dal 1938 al 1944. Del 1947 è la prima personale alla Galleria Mola di Roma e del 1949 la partecipazione alla “Mostra di scultura contemporanea” organizzata da Peggy Guggheneim a Venezia.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma, movimento che propugna un’arte astratta ma ancora legata al reale.

L’artista utilizza nelle sculture materiali tradizionali: bronzo, legno, marmo. Le opere dei primi anni non hanno ancora superato il concetto di tridimensionalità come succederà con il ciclo dei “Colloqui” nei primi anni degli anni ’50 anche se le sue opere totemiche sono incentrate su una condizione di verticalismo che risente moltissimo dell’esempio di Brancusi.

Sarà invece la scoperta della frontalità a rendere originalissimo il contributo di Consagra alla scultura (un esempio al lotto n. 28 “Miraggio mediterraneo”).

“Nei primi anni Cinquanta, Pietro Consagra precisa la sua poetica della frontalità, basata sull’esigenza di aprire la scultura astratta al sociale; ‘uscire dalle forme oggetto per suggerire, per comunicare delle idee attraverso la materia della scultura’ è il proposito espresso nel suo libro Necessità della scultura‘ […] È una scultura leggera, fatta non di masse, ma di superfici e vuoti, una scultura bidimensionale che ha tuttavia una sua profondità, nata dall’accostamento di piani paralleli variamente ritagliati” (da Luciano Caramel, “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, Milano, 1994, p. 293).

Nel 1960 l’artista riceve il Gran Premio per la Scultura alla Biennale di Venezia. Stima: 40.000€/60.000€.

Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – da porroartconsulting.it
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62x74, 1955
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Uno dei bellissimi sogni surreali dell’artista cileno Roberto Sebastian Matta al lotto n. 39 “Dal risveglio della natura”. Nato a Santiago del Cile nel 1911, negli anni ’30 Matta è a Parigi dove conosce Le Corbusier, Breton e Dalí e dove aderisce al surrealismo.

Dal 1949 al 1954 è a Roma dove sostiene le istanze dell’espressionismo astratto influenzando moltissimi artisti dell’ambiente culturale romano e contribuendo all’affermazione dell’astrattismo in italia.

Morfologie psicologiche, onirismi, richiami al mondo zoo e fitomorfo popolano le tele dell’artista cileno che sembra recepire in sé il bisogno della cultura europea di esorcizzare i propri fantasmi celebrando il rito pagano del sogno e della rinascita. Stima: 30.000€/35.000€.

Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – da porroartconsulting.it
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120x100, 2011
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Artista, pittore e scultore contemporaneo, conosciuto semplicemente con il nome di Velasco, Velasco Vitali nasce nel 1960 a Bellano sul lago di Como. Figlio d’arte e pittore autodidatta Velasco è celebrato internazionalmente per i suoi paesaggi visionari ed onirici che coniugano figurazione e simbolismo.

“Pryp’jat'” (lotto n. 62) è una città fantasma dell’Ucraina vicino al confine bielorusso che fu abbandonata dopo il disastro nucleare avvenuto alla centrale di Černobyl’ nel 1986.

Nel 2010 Velasco Vitali realizza un intervento artistico dal titolo “Foresta Rossa” presso l’Isola Madre sul Lago Maggiore dove trasforma il  giardino botanico in un paesaggio onirico e surreale con richiami e citazioni del disastro nucleare.

L’opera al lotto n. 62 racconta con potenza questa storia: sullo sfondo di un paesaggio spettrale, da fine del mondo, campeggia e quasi discende un’ellisse simbolica che è allo stesso rappresentazione figurale del reattore nucleare, grande vagina cosmica e speranza di rinascita, segno pacificatore del divino. Stima: 16.000€/20.000€.