Asta Fabiani n. 60 – 4 Giugno 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ’900, Moderni e Contemporanei

L’Asta n. 60 Dipinti, Disegni, Scultura e Grafica di Artisti dell’800, del ‘900, Moderni e Contemporanei della Casa d’Aste Fabiani Arte di Montecatini Terme avrà luogo Domenica 4 giugno 2017 alle ore 15.30 in sessione unica. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – da fabianiarte.com
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100x100, 2003
Paolo Masi, Senza titolo, interventi su plexiglass, 100×100, 2003 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Fiorentino (classe 1933) Paolo Masi ha partecipato negli anni ’60 al Gruppo di Ricerca Estetica Centro F/Uno, attivo fra il 1967 ed il 1970, con Maurizio Nannucci, Lanfranco Baldi e Auro Lecci. Il Gruppo si caratterizza per influenze teoriche di tipo programmato e allo stesso tempo sviluppa dinamiche di azione collettiva artistica indirizzate ad interventi nello spazio architettonico.

Masi è da sempre uno sperimentatore attento alla realtà: lo interessano soprattutto gli spazi percettivi aldilà dello svolgersi del segno e della ritmica del colore che pur hanno gran parte nella sua ‘pittura’.

L’artista ha usato cartoni da imballaggio, polaroid, plexiglass, tele tessute e cucite, non disdegnando tensioni concettuali provenienti dall’arte povera. Ma la realtà e la distorsione di essa è ciò che interessa all’artista vedere oltre lo studiato e razionalizzato gesto informale al lotto n. 24 “Senza titolo”.

La trasparenza del materiale (il plexiglass) assolve proprio a questo compito: rendere consapevole lo spettatore che dietro le pulsioni caotiche della vita, dietro le impressioni continuamente cangianti e che forzano le maglie della nostra razionalizzazione, c’è un mondo ‘vero’ dove dobbiamo mettere le mani e che possiamo doverosamente ma solo parzialmente conoscere. Stima: 2.000€/3.000€.

Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – da fabianiarte.com
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100x70, 1972
Venturino Venturi, Senza titolo, olio su cartoncino applicato su tela, 100×70, 1972
– Lotto n. 29 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna nel 1918. Il padre, scalpellino di idee socialiste, è presto costretto a spostare la famiglia prima in Francia e poi in Lussemburgo dove Venturino frequenta scuole tecniche.

Appassionato di arte Venturino nel 1936 è nuovamente a Firenze dove studia prima all’Istituto d’Arte di Libero Andreotti e poi con Bruno Innocenti all’Accademia di Belle Arti.

“Sfida tra la libertà e il limite” ha definito il grande poeta Mario Luzi l’arte di Venturi. Perché Venturino nella scultura e nella pittura non ha partecipato a correnti (rifiutò l’invito di Fontana di aderire allo spazialismo alla fine degli anni ’40), ma meglio ha espresso tutto se stesso nella passione di vivere il reale. Astrazione e figurazione per Venturino sono aspetti inscindibili della nostra vita che non può astenersi dal ritrarre volti, modellare e toccare corpi, tracciare simboli, talvolta ermetici, rappresentare fiabe e miti.

Arte poetica e trascendentale, quasi iniziatica quando propende per la sponda astratta tracciando superfici, griglie, solidi: il ‘limite’. Come al lotto n. 29 “Senza titolo” realizzata ad olio ma come se l’artista stesse usando gli strumenti e le tecniche a lui familiari: l’incisione, la punta secca. Arte comunque lontanissima da qualsiasi altra esperienza artistica astratta italiana del dopoguerra. Stima: 2.800€/4.000€.

Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – da fabianiarte.com
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40x60, 1989
Piero Dorazio, La luce, olio su tela, 40×60, 1989 – Lotto n. 66 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Titolo esemplificativo di tutta la ricerca artistica di Piero Dorazio al lotto n. 66 “La luce” realizzato nel 1989.

L’estetica di Dorazio viene infatti solitamente ridotta a solo esercizio percettivo sul colore ottenuto attraverso trasparenze, ripetizioni, ritmi in grado di generare anche “luce” intesa non in senso naturalistico ma come “energia radiante”, riflesso di uno stato d’animo dell’artista.

Se è vero questo, lo è anche il fatto che fin dall’esperienza di Forma 1 fino alla fine degli anni ’40, Dorazio è stato un sostenitore di una sinergia delle arti in grado di dar vita ad un’esperienza immersiva e sinestetica.

A tal proposito è da ricordare che fra il luglio del 1966 e l’ottobre del 1969 Dorazio e Giuseppe Ungaretti lavorarono alla pubblicazione di un libretto con 20 poesie autografe del poeta di Alessandria d’Egitto e 13 litografie originali dell’artista romano, intitolato appunto “La luce”: “Già m’è nelle ossa scesa / l’autunnale secchezza, / ma, protratta dalle ombre, sopravviene infinito / un demente fulgore: la tortura segreta del crepuscolo / inabissato” (Poesia n. 14 “Giorno per giorno”). Stima: 12.000€/16.000€.

Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – da fabianiarte.com
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50x50, 1968
Claudio Verna, Studio, acrilico su tela, 50×50, 1968 – Lotto n. 67 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Nato a Guardiagrele in provincia di Chieti nel 1937, Claudio Verna intraprende studi di sociologia a Firenze negli anni ’50 dove entra in contatto con gli artisti del’Astrattismo Classico (Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Mario Nuti, Alvaro Monnini). Qui espone nella prima personale alla Galleria Numero nel 1960 con opere di ispirazione informale.

Dalla fine degli anni ’60 la ricerca di Verna si orienta però sempre più verso la pittura analitica e l’arte programmata: “Avvicinarsi alla pittura, oggi, significa innanzitutto liberarla dei suoi attributi ‘tradizionali’ che sono i significati simbolici, autobiografici, letterari e metaforici. Significa reinventarla, oggettivarla, allontanarla da sé, servirsene per proporre allo spettatore/fruitore una traccia per una ricerca comune, e non per offrirgli una verità che l’autore non può avere perché non esiste” e ancora

“[…] parlare di pittura significa anche precisare che questo mezzo (mezzo e non categoria dello spirito) non ha alcuna posizione privilegiata o riduttiva nei confronti di qualsiasi altro materiale. Non si può parlare di pittu­ra in astratto, ma solo in riferimento ad un particolare tipo di lavoro. I nessi logici e mentali hanno un senso, e il ragionamento una validità se spinti fino all’estremo, nel rispetto della logica interna; così, nel mio caso, riten­go che non ci sia mezzo più duttile della pittura per portare avanti un di­scorso in cui hanno tanta importanza la luce e il colore” (da Claudio Verna, Quale pittura?, “Flash Art”, n.38, Milano, 1973)

Rapporti geometrici, contrasti coloristici, tocchi di luce sono i mezzi attraverso i quali Verna instaura un dibattito nel campo d’azione del ‘quadro’ che diventa un mezzo di analisi degli elementi costitutivi del reale e della percezione. Bella opera datata 1968 di questo importante artista (alla Biennale di Venezia nel 1970, nel 1978 e nel 1980). Stima: 6.500€/9.000€.

Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – da fabianiarte.com
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1961
Mario Nuti, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 78 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Il fiorentino Mario Nuti fu uno degli aderenti al Manifesto dell’Astrattismo Classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Alvaro Monnini, Bruno Saetti e Gualtiero Nativi (1950).

Alle forme costruttiviste e alle cromie accese degli anni ’50 l’artista fa succedere nei ’60 una ricerca più materica ed espressiva legata alla gestualità informale.

La stessa caratteristica appartiene alla produzione ceramica di Nuti che negli anni ’60 prima lavora nella bottega “La Cava” presso Lastra a Signa, in provincia di Firenze, poi mette sù un laboratorio privato, dalla vita breve, con Bruno Saetti.

Opere lacerate, violentate, che sembrano voler instaurare un dialogo con una materia refrattaria e ribelle la cui presentazione assurge quasi a una lotta sintomo di un disagio. Come se l’artista denunciasse la fiducia ormai persa nelle “magnifiche sorti e progressive”, in quel sogno di razionalismo umanitario e sociale sognato con gli altri firmatari del Manifesto. Stima: 4.500€/6.500€.

Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – da fabianiarte.com
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50x70, 1970 c.a.
Giulio Turcato, Orme, acrilico su tela, 50×70, 1970 c.a. – Lotto n. 82 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

” […] ‘Le laboriose mani di Ulisse si scorticarono allora sulle punte delle rocce, lasciando brandelli di epidermide’. La visione di Omero al quinto libro odisseico viene spontanea in mente quando il pittore Turcato narra per noi qualche simbolico episodio del suo incessante periplo […] in molte opere a cavallo fra la fine degli anni Sessanta e Settanta […] i segni sgocciolati che si stringono, si allargano, si intersecano non rappresentano un evento che esplichi la tensione, il nervosismo dell’epidermide pittorica, ne vengono viceversa quasi riassorbiti. L’uso del dripping, come nella Gommapiuma argento […] e nelle opere dal titolo Itinerari, si manifesta quale groviglio inesplicabile di un segno che si dispiega senza interruzione, talvolta si ammatassa […] e tal’altra si espande trasformandosi in Orme” (lotto n. 82 “Orme”).

Questa la bellissima introduzione di Andrea Alibrandi, Turcato e la pelle della pittura nel Catalogo della Mostra tenutasi alla Galleria “Il Ponte” di Firenze fra il 12 aprile e il 21 giugno 2003.

Giulio Turcato (Mantova, 1912) è stato uno dei protagonisti dell’arte astratta italiana. Uno dei componenti del celebre Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: artisti (Afro Basaldella, Renato Birolli, Antonio Corpora, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Vedova) che per il valore stesso della parola libertà non avrebbero mai potuto ridurre l’arte in una definizione astratta o figurativa.

Arte soggettiva, arte totale è stata l’esperienza di ciascuno di loro che ha raccontato con la pittura se stesso e il mondo. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – da fabianiarte.com
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65x81, 1972
Antonio Corpora, Il mare cinese, olio e smalto su tela, 65×81, 1972 – Lotto n. 83 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Antonio Corpora è stato un altro degli appartenenti, insieme a Giulio Turcato, al Gruppo degli Otto attivo fra il 1952 ed il 1954, sostenitore della cosiddetta poetica dell'”astratto-concreto” nella definizione di Lionello Venturi.

“I quadri recenti di Corpora non hanno un riferimento spaziale tanto evidente ma in essi c’è lo stesso ingorgarsi, per sprofondare o per risplendere, del colore-luce, la stessa attitudine a risolvere il mondo nel colore o, meglio, a inventare il mondo attraverso il colore. Non vi è figurazione anzi, per dirla con Carlo Argan ‘immagine paesistica’, poiché non vi esistono i simboli per trasmetterla, gli oggetti riconoscibili, ma pure il sentimento che questi oggetti ispirano è lì presente e ben riconoscibile, reso incandescente dal calore di una fantasia amorosa che non dà requie alla natura, che ne distilla la più segreta essenza” (da Cesare Vivaldi, Il colore della luce in “Corpora”, Officina Edizioni, Roma, 1971).

Al lotto n. 83 “Il mare cinese” c’è appunto questo: un richiamo se non simbolico quantomeno metaforico ad una realtà naturalistica fatta dei colori, della luce, delle impressioni dell’artista di fronte al mondo. Stima: 8.000€/12.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – da fabianiarte.com
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70x50, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 70×50, 1961 – Lotto n. 95 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

C’era anche Alvaro Monnini ad animare l’esperienza fiorentina dell’astrattismo classico. Nato a Firenze nel 1922 qui il giovane Alvaro frequenta l’Accademia di Belle Arti.

L’artista partecipa attivamente alla vita del Gruppo ma, dopo lo scioglimento, circa dalla metà degli anni ’50 inaugura “una maggiore libertà espressiva e di racconto, che permetteva di affrontare problemi anche introspettivi ed emotivi”.

Presenta le nuove opere al pubblico nel giugno del 1955 ad una collettiva tenutasi a La Strozzina, dove espone con Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Mario Nigro, Mario Nuti e Fernando De Szyszlo.

L’artista impiega anche nuove tecniche quali gli smalti e la rasiera, prove che preludono allo sperimentalismo della fine degli anni ’60 e degli anni ’70 quando Monnini utilizza tecniche di action painting, dripping, spruzzo a bocca e maschere per la realizzazione di soggetti iconografici futuristici: opere in bilico fra spazi archetipici e industriali, tutte comunque recanti il segno di una forte personalità espressiva; qui al lotto n. 95 “Senza titolo”, ancora prettamente informale. Stima: 3.000€/4.500€.

Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – da fabianiarte.com
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60x60, 1974
Carlo Nangeroni, Senza titolo, olio su tela, 60×60, 1974 – Lotto n. 182 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Originario di New York (1922) Carlo Nangeroni segue i corsi serali dell’Accademia di Brera con Mauro Reggiani. Dal 1946 è nuovamente a New York dove entra in contatto con i protagonisti dell’action painting come Willem de Kooning e Franz Kline. Per tutti gli anni ’50 la pittura di Nangeroni è riferibile alle esperienze dell’espressionismo astratto.

Nel 1958 Nangeroni è nuovamente a Milano ed è negli anni ’60 che codifica un linguaggio geometrico proprio, derivato proprio da quelle esperienze informali che adesso abbandona. Il tipico elemento che richiama quelle esperienze nelle nuove opere sono i tracciati semi-circolari derivanti dal gesto curvo della pennellata e presente qui al lotto n. 182: “Senza titolo”.

Nangeroni cerca dunque una razionalizzazione ed un rinnovamento del linguaggio che, specialmente all’inizio degli anni ’70, si fa minimal: nei colori in particolare che tendono alla monocromia e alla scala di grigi, ma anche nella semplicità e ripetizione degli elementi di sapore analitico.

Nel 1972 l’artista è invitato alla Biennale di Venezia per la grafica. Nel 1973 alla X Quadriennale di Roma. Stima: 5.000€/8.000€.

Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – da fabianiarte.com
Pippo Oriani, Spaziale - Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40x50, 1931
Pippo Oriani, Spaziale – Rivelazione dello spazio, materico e olio su tela, 40×50, 1931 – Lotto n. 204 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 60

Un giovanissimo Giuseppe Oriani dipinge l’opera al lotto n. 204 “Spaziale – Rivelazione dello Spazio”. Nato a Torino nel 1909 Oriani studia architettura e già nel 1928 aderisce al movimento futurista di Enrico Prampolini.

Particolarmente rara quest’opera in asta poiché testimonianza di un momento precoce e pieno di energia dell’artista le cui opere relative all’aeropittura risalgono tutte appunto al 1931.

Opera di difficile interpretazione ma quasi visione cosmica di uno spazio visto dalla navicella: “nelle velocità aeree invece mancano questa continuità e quella cornice panoramica. L’areoplano che plana si tuffa s’impenna ecc., crea un’ideale osservatorio ipersensibile appeso dovunque nell’infinito, dinamizzato inoltre dalla coscienza stessa del moto, che muta il valore e il ritmo dei minuti e dei secondi di visione-sensazione. Il tempo e lo spazio vengono polverizzati dalla fulminea constatazione che la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile. Nella virata si chiudono le pieghe della visione-ventaglio (toni verdi + toni marroni + toni celesti diafani dell’atmosfera) per lanciarsi verticali contro la verticale formata dall’apparecchio e dalla terra” (dal Manifesto dell’Aeropittura del 1931). Stima: 9.500€/15.000€.

Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 20 e Domenica 21 Maggio – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

La quinta e la sesta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 20/21 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – da meetingart.it
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70x70, 1975
Gottardo Ortelli, Immersione totale, acrilici su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 425 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato a Viggiù nel 1938 Gottardo Ortelli ha frequentato l’Accademia di Brera dove è stato titolare della cattedra di pittura nel 1974.

L’opera in asta al lotto n. 425 fa parte sicuramente del ciclo di opere più interessante dell’artista “Immersione totale”, oggetto di una recente mostra presso la Galleria Antonio Battaglia di Milano (22 novembre 2016 – 28 gennaio 2017).

Ortelli negli anni ’70 si aggrega ai rappresentanti della cosiddetta pittura analitica. Il ciclo delle “Immersioni totali”, che va dal 1974 al 1976, è caratterizzato da tele monocrome su cui prendono vita, in scansioni parallele, linee diagonali alternate, che si assottigliano e si ispessiscono in ritmi concordanti e discordanti. In questo modo l’artista gioca a livello percettivo confondendo il piano di sfondo e il primo piano in un dialogo in tridimensionalità fra linee e spazio, colore e non colore. Forse le opere dal sapore più optical dell’artista lombardo. Stima: 3.000€/4.000€.

Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – da meetingart.it
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89x89, 1977
Augusto Garau, Continuità, olio su tela, 89×89, 1977 – Lotto n. 432 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Augusto Garau nasce a Bolzano nel 1942. Studia a Milano all’Accademia di Brera con Atanasio Soldati che negli anni ’50 lo coinvolge nei fermenti astratti del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Il contributo più originale di Garau è comunque quello che l’artista raggiunge negli anni ’70 e che riguarda lo studio della dinamiche percettive della forma e del colore. Sarà la frequentazione di Gaetano Kanizsa, esponente italiano della filosofia della Gestalt, ad avvicinare Garau a queste tematiche.

I processi cognitivi della forme e retinici dei colori sono le tematiche che soprattutto interessano Garau. L’artista utilizza infatti spessissimo la forma dell’anello non chiuso lasciando che sia lo spettatore stesso a completarlo idealmente. Garau inoltre lavora, specie negli anni ’80, sulle ambiguità derivanti dall’accostamento dei colori e sulle trasparenze. Evidenti tali tematiche al lotto n. 432 “Continuità”, concetto espresso sia attraverso la forma che per mezzo del colore.

“Il continuum cromatico è un insieme di colori, puri o in mescolanza, tra i quali esiste un legame prodotto da un colore comune. Il continuum non si verifica quindi nel caso di una giustapposizione fra due colori puri, ma quando un colore puro si unisce a una mescolanza che lo contiene, o quando due mescolanze si giustappongono tra loro” (da Augusto Garau, “Le Armonie del colore. Analisi strutturale dei colori. La teoria delle mescolanze. La trasparenza percettiva”, Hoepli, Milano, 1984, p. 4). Stima: 3.000€/4.000€.

Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – da meetingart.it
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73x92, 1973
Valentino Vago, E.162, olio su tela, 73×92, 1973 – Lotto n. 448 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Dopo un inizio pittorico caratterizzato dall’informale lombardo, in particolare dall’influenza della matericità e della ‘memoria figurativa’ di Ennio Morlotti, nel corso degli anni ’60 Valentino Vago approfondisce una ricerca di sintesi contemplativa, coloristica e formale, per certi aspetti vicina alle coeve realizzazioni dell’americano Mark Rothko.

Perché Vago non può essere ridotto ad artista ‘analitico’ come solitamente si fa. Quello dell’artista di Barlassina è sì un mondo minimale, destrutturato; ma è anche un paesaggio di sogno dove avvengono miracoli, uno spazio evocativo e sacrale: “un mondo pittorico fatto di silenzi, di calme sensazioni, che si esprime con una pittura tutta intessuta di luce sommessa che allaga le forme geometriche, rese diafane da un delicatissimo velo” (da M.Valsecchi, Valentino Vago, Milano, Vanni Scheiwiller, 1969, p.11).

Da non dimenticare che alla fine degli anni ’70 l’artista si dedicherà alla realizzazione di grandi murales sia in spazi privati che pubblici, soprattutto all’interno di chiese. Stima: 6.000€/7.000€.

Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – da meetingart.it
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130x200, 1953
Mario Nuti, Composizione, olio su masonite, 130×200, 1953 – Lotto n. 466 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bellissima e importante opera di Mario Nuti, “Composizione” al lotto n. 466, realizzata nel 1953. Ad appena 27 anni, nel 1950, Nuti è tra i fondatori dell’Astrattismo Classico fiorentino, di cui firma il Manifesto redatto dal filosofo Ermanno Migliorini con Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Alvaro Monnini, sottoscrivendone tutte le istanze di impegno sociale e politico.

L’esperienza astratta in Nuti perdurerà fino ai primi anni anni ’60 quando l’artista torna gradualmente alla figurazione e si dedica all’insegnamento.

Figura timida e appartata Mario Nuti porta testimonianza con le sue opere di una “capacità compositiva accanto a vivo, intimo senso del colore; [… di] un’istanza polemica […] un bisogno di scarnificare la materia pittorica, di ridurla all’essenziale”, nella definizione di Giovanni Spadolini, suo compagno di studi all’epoca dell’Istituto d’Arte a Firenze.

Caratteristiche, quelle notate dall’illustre amico, che Nuti mantiene nell’arco di tutta la sua esperienza astratta, che da un rigido geometrismo iniziale si muove negli anni verso forme più strutturate ed espressive per quanto concerne sia le cromie che la composizione. Stima: 6.000€/7.000€.

Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – da meetingart.it
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50x40, 1952
Albino Galvano, Astratto in movimento, olio su cartone, 50×40, 1952 – Lotto n. 474 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Si può affermare che Albino Galvano sia stato uno dei teorici del M.A.C. Movimento Arte Concreta (1950). Pittore, critico, laureato in filosofia e magistero, allievo di Felice Casorati, già nel 1930 è alla sua prima Biennale di Venezia.

Proprio nel 1952, anno di realizzazione di quest’opera al lotto n. 474 “Astratto in movimento”, Galvano firma a Torino il Manifesto del M.A.C con Annibale Biglione, Adriano Parisot e Filippo Scroppo (Bollettino n. 9 del Movimento, del novembre ’52).

Le composizioni di Albano del periodo M.A.C. mostrano tuttavia una certa eterodossia dell’artista le cui opere rivelano per forme, colori e richiami naturalistici una ispirazione ‘simbolica’ e spiritualista.

Scrive a questo proposito il critico Luciano Caramel in “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, 1994, p. 96: “Galvano, infine, nutrito di complessa cultura, irriducibile a formule, fino ad apparire eclettico, è capace di caricare l’aniconicità di valenze di un’inafferrabile semantica volta a ‘vedere’ dipingendo”.

In seguito l’artista si avvicinerà all’informale per poi successivamente utilizzare nelle sue composizioni elementi liberty di gusto astratteggiante e ‘nastri’. Stima: 4.000€/5.000€.

Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – da meetingart.it
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110x80, 1956
Ennio Finzi, Cosmico, sentimento jazz, olio e tecnica mista su masonite, 110×80, 1956 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Veneziano, classe 1931, Ennio Finzi ha percorso tutta la storia artistica del secondo dopoguerra italiano fino ad oggi sperimentando e rinnovandosi continuamente nel solco di un’ispirazione però unica che ha sempre avuto come riferimenti il ritmo ed il colore.

Nelle opere di Finzi degli anni ’50, come questa “Cosmico” al lotto n. 480 sono certamente presenti queste due componenti che sono di supporto ad una interpretazione della pittura vicina alle coeve esperienze dello spazialismo nel senso di una spazialità di espressione interiore che apre alla possibilità all’interno della tela.

Ci sono nella pittura di Finzi la gestualità forte del gesto astratto di Emilio Vedova, la spiritualità luministica del maestro Virgilio Guidi, ci sono gli spazi interiori di Tancredi; il tutto intessuto in una partitura che rimanda alla passione musicale di Finzi che utilizza nel colore le atonie e gli effetti distonici schoemberghiani e citazioni del jazz afroamericano.

Alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1956 Finzi ha tenuto la sua prima personale. Stima: 9.000€/10.000€.

Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – da meetingart.it
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70x100, 1959
Gabriele Devecchi, Senza titolo, colle, cere, olio e graffiature su tela, 70×100, 1959 – Lotto n. 487 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Designer italiano nato a Milano nel 1938, Gabriele Devecchi è noto in pittura soprattutto perché fu fra i fondatori, proprio nel 1959 (“Senza titolo” al lotto n. 487), del Gruppo T con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo.

Nel corso degli anni ’50 l’artista nel laboratorio di argenteria del padre impara la lavorazione dei metalli: incidere a bulino, smaltare a fuoco, la fusione della plastica, modellare la cera, scolpire il legno.

Le dinamiche spazio-tempo sono quelle che prenderanno vita nelle prime mostre “Miriorama” del Gruppo negli spazi della Galleria Pater. Con il Gruppo esponevano Manzoni, Fontana, Baj, Munari in un clima di rinnovamento artistico attento ai fenomeni percettivi ed evolutivi della materia: fenomeni luministici basati sul tempo e sul processo quali combustioni, ossidazioni, concrezioni; automatismi generativi di cui l’opera al lotto n. 487 ritrae una istantanea. Stima: 10.000€/12.000€.

Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – da meetingart.it
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100x68, 1955
Giuseppe Santomaso, Bachical nocturne, olio e tecnica mista su carta intelata, 100×68, 1955 – Lotto n. 499 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Giuseppe Santomaso, veneziano, nel 1946 è fra i fondatori della Nuova Secessione artistica italiana, Fronte Nuovo delle Arti, propugnatore di un’arte che non può prescindere dalla realtà seppur icastica, sulla scia del post-cubismo picassiano, e impegnata nel sociale.

Ma già alla Biennale del 1948 le posizioni del Gruppo divergono profondamente nella querelle fra linguaggio astratto e figurazione. Santomaso sostiene: “l’immagine creata dall’artista non dipende dalle apparenze fenomeniche della realtà”.

E infatti nel corso degli anni ’50 il suo linguaggio si muove sempre più fra informale, geometrismo astratto e una vena surreale che risponde ad esigenze di risoggettivizzazione dell’opera d’arte imprescindibili per un’artista dalla grandissima sensibilità.

Del 1952 è la partecipazione di Santomaso alla XXVI Biennale di Venezia con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi. Nel 1954 gli viene assegnato il Primo Premio per la pittura italiana, nel 1956 il Premio Graziano alla Galleria del Naviglio di Milano. Nel 1955 dipinge questa bellissima opera “Bachical nocturne” al lotto n. 499Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180x120, 1988-1990
Vinicio Berti, Guardare in alto (grandiosamente), idropittura e tempera vinilica su tela, 180×120, 1988-1990 – Lotto n. 555 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, 180×120, del fondatore ed ideologo dell’astrattismo classico, il fiorentino Vinicio Berti, al lotto n. 555 “Guardare in alto (grandiosamente)”.

Con questo ciclo siamo ormai negli anni ’80, lontanissimi dal clima culturale e sociale del dibattito politico del dopoguerra. Vinicio Berti è però la testimonianza di una coerenza estrema, di un pensiero ideologico e artistico a cui non venne mai meno, fino alla morte nel 1991.

Si tratta spesso di opere volutamente di grandi dimensioni, di grande potenza formale per la forza del tratto, la prospettiva tendente alla verticalità, le forme a piramide /grattacielo tridimensionali; ed il tipico lettering di cui Berti è stato uno degli iniziatori che da acronimo ormai si è fatto enunciazione aperta, quasi consapevole ultimo canto del cigno di un sognatore.

E allora l’artista guarda “continuamente” in alto, in segno di lotta, di speranza, ma anche di disillusione; ci guarda “grandiosamente”, e poi ancora “costruttivamente”, “fermamente”, “limpidamente”, “solidamente”. Lo fa dopo aver progettato. Il ciclo precedente dell’artista fu infatti, coerentemente, quello delle “Grandi costruzioni per l’avvenire”. Stima: 10.000€/12.000€.

Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – da meetingart.it
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100x60, 1978
Tano Festa, Dalla serie da Michelangelo, acrilico su tela, 100×60, 1978 – Lotto n. 571 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Bella opera di Tano Festa, protagonista dell’arte pop italiana e della Scuola di Piazza del Popolo al lotto n. 571 “Dalla serie da Michelangelo”.

Non esiste serialità nelle opere di questi artisti (Schifano, Festa, Angeli), come spesso si afferma, poiché la serialità è il concetto stesso su cui essi stessi hanno lavorato. Si dovrebbe piuttosto parlare di variabilità percettiva, contestuale e momentanea dell’opera.

In questa al lotto n. 571 ci sono tutti gli elementi iconografici e gli stilemi del linguaggio del maestro romano elaborati in una composizione dallo straordinario equilibrio formale: prima di tutto nell’uso dell’armonia aurea e nei colori complementari, perfettamente bilanciati; poi nell’utilizzo della gocciolatura che conferisce partecipazione emotiva al dipinto. Infine nella decontestualizzazione diagonale dei regoli (citazione delle “persiane”) che conducono l’occhio al mondo di sogno della nube, nel contatto fra spirituale e umano della citazione michelangiolesca, nelle riquadrature metareferenziali con cui l’artista re-incornicia l’opera.

Un grandissimo Festa, che ha prodotto opere di spessore dagli anni ’60 fino agli anni ’80.  Stima: 6.000€/7.000€.