Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Fidesarte n. 72 – Sabato 8 Aprile 2017 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 72 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 08 aprile 2017 in due sessioni rispettivamente alle ore 10.30 (lotti 1-101) e alle ore 16.00 (lotti 102-248). La topten di SenzaRiserva.

Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – da fidesarte.it
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100x73, 1958
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Artista veneziano, Gustavo Boldrini nasce nel 1927 e si forma come pittore prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Da subito la sua pittura di matrice espressionista trova estimatori in artisti quali Felice Carena, Virgilio Guidi e Bruno Saetti.

Dal ’47 Boldrini compie numerosi viaggi in europa trovando ispirazione soprattutto nelle opere di Kokoschka, Van Gogh, Utrillo e Rouault.

I soggetti di Boldrini sono paesaggi, vedute di Venezia, ritratti realizzati con una estrema sintesi formale che obbedisce a richiami ora fauvisti ora minimalisti e che non disdegna l’uso del monocromo.  L’artista lavora di getto, per intuizioni liriche, dotato di una particolare sensibilità e tecnica.

Dal 1955 Boldrini si trasferisce a Milano e le sue opere iniziano a confrontarsi con gli spazi del paesaggio urbano che l’artista organizza in volumi essenziali e dai colori accesi (lotto n. 78 “Periferia”). L’artista esprime allo stesso tempo la sensazione d’oppressività esistenziale e l’impeto degli stimoli della modernità cittadina del dopoguerra.

Proprio in quegli anni  le maggiori affermazioni: nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1956 alla Biennale di Venezia. Stima: 2.000€/3.000€.

Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – da fidesarte.it
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50x40, 1973
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Leone Minassian è un altro talentuoso pittore veneziano d’adozione. Nato a Costantinopoli nel 1905 giovanissimo soggiornò in esilio prima a Napoli con la famiglia poi a Venezia a causa delle persecuzioni turche contro gli armeni.

La prima pittura figurativa di Minassian (prevalentemente nudi, ritratti e nature morte) risente degli insegnamenti e dei colori di Pio Semeghini ma mostra una forza plastica e a tratti espressionista più accentuata.

Dagli anni ’50 i colori si intensificano e l’uso del chiaroscuro conduce le forme ad astrarsi senza mai farsi del tutto estranee alla realtà (forte fu l’influenza su Minassian di Giorgio Morandi, Alberto Viani e soprattutto Jean Arp conosciuto nel 1954).

Nascono così le bellissime opere come questa al lotto n. 101 “Forme elicoidali”, virgulti di pura forza e energia surreale che vanno oltre la figurazione senza abbandonarla, quasi a cogliere quella vitalità, quel noumeno che sta dietro al fenomeno.

Artista semi-dimenticato troppo presto, che meriterebbe una riscoperta. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50x70, 1966
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’60 dell’artista ligure Emilio Scanavino al lotto n. 110 “Senza titolo”.

Non si tratta di un olio ma l’opera è di estrema qualità pittorica e assai rappresentativa del percorso artistico di Scanavino che negli anni ’60 formalizza il proprio linguaggio e raggiunge la piena maturità artistica.

Opera in cui si ritrovano i tipici grovigli dell’artista ligure e insieme le forme zoomorfe e surreali che caratterizzano il suo mondo immaginativo.

Sono gli anni di cui il celebre critico Enrico Crispolti sottolinea il “superamento dell’informale” da parte di certi artisti dell’epoca e durante i quali Scanavino prende parte alle esperienze della rassegna “Possibilità di relazione” e alle due edizioni di “Alternative Attuali”.

La mostra “Possibilità di relazione” fu inaugurata il 25 maggio 1960 alla Galleria L’Attico a Roma, curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi e Emilio Tadini.

“La mostra assume per noi un valore emblematico, essendosi dichiaratamente proposta come occasione per ragionare intorno alla «presenza, inconfutabile, di nuove ricerche di figurazione», che rispondono alla voglia di vivere la pittura come una possibilità di scandaglio dell’io non inteso però come una statica monade, ma colto nel suo ineludibile definirsi in rapporto all’altro da sé, e conseguentemente come una testimonianza dell’esperienza della realtà, in tutta la sua organica dinamicità” (da Cristina Casero, Nuove “possibilità di relazione”: l’Informale oltre l’Informale, Ricerche di S/Confine, vol. III, n. 1 (2012)  ). Stima: 5.000€/7.000€.

Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – da fidesarte.it
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76x183, 1984/2005
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Gianfranco Goberti nasce nel 1939 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fu scoperto da Gillo Dorfles nel 1980 che lo segnala con altri importanti artisti per il Catalogo Nazionale d’Arte Bolaffi (con Paolini, Adami, Paladino). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia.

Scrive l’artista in occasione di una personale presso il Palazzo comunale di Nonantola nel 1990: “la mia pittura è la costante di una sorta di chiaro scuro che determina una rigatura; le camicie, le poltrone a righe, le corde, sono costituite da un’intermittenza di chiaro scuro. Dipingo dagli anni Sessanta poltrone riflesse e specchi. I cieli legati da corde suggeriscono il materiale e l’immateriale […]. Ho disegnato corde legate, poi le ho fatte esplodere. Una metafora della vita. L’arte non cambia la realtà, ma può provocare sensazioni nel profondo, a livello filosofico, etico ed estetico”.

C’è nelle opere di Goberti. fra il concettuale e la nuova figurazione, una tensione, una follia che sola permette di affermare la realtà come atto costituito e soggettività costituente per usare una terminologia sartriana. Come direbbe Michel Foucault al lotto n. 114 “Lacerazione” l’artista testimonia “l’esperienza, non ancora scissa, della scissura stessa”. Stima: 2.500€/3.500€.

Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – da fidesarte.it
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75x100, 1972
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Michele Perfetti è stato un protagonista della poesia visiva italiana degli anni ’70. Pugliese, partecipò a Firenze alle iniziative del Gruppo 70 con Giuseppe Chiari, Eugenio Minnini, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori e molti altri.

Il gruppo riuniva pittori, scultori, musicisti, poeti e proponeva un rinnovamento della parola “usata nel linguaggio massificato del nostro tipo di società, come mezzo d’alienazione dell’uomo”. Lo faceva attraverso una critica arguta e in un certo senso artificiosa che si esplicava mettendo in atto cortocircuiti di significato e significante in grado di attivare ambiti sensoriali disparati anche in maniera intuitiva e subliminale.

Scrive Perfetti nella prefazione a “…000 + 1. Poesie tecnologico / visive” nel dicembre del 1967 (pubblicato da Circolo Italsider Taranto): “Del sistema/ordine istituzionalizzato, nel quale l’uomo, interrelato, si trova socialmente e ‘culturalmente’ inserito, la parola e l’immagine sono, dilaganti, l’espressione più vistosa, per mezzo delle quali si articola un tipo di comunicazione a ciclo chiuso e fondato sul consenso. Da ciò si afferma, per altro, che la nostra sia da definirsi civiltà dell’immagine e della parola; ma che […] non è escluso che il nostro tempo anzichè passare ai posteri come civiltà dell’immagine […] passi come ‘l’immagine di una inciviltà’. E allora […] la nuova avanguardia parla di disordine e di dissacrazione […]”

La dissacrazione del lotto n. 126 “Noi siamo diversi”. Stima: 3.000€/4.000€.

Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – DA fidesarte.it
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50x50, 1980
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Opera minimalista del 1980 dell’artista trentina Annamaria Gelmi al lotto n. 138 “Sequenza parallela + Diagonale”.

L’artista si forma all’Accademia di Brera, dove, fra gli altri, è allieva di Domenico Cantatore. La sua prima personale è alla Galleria Mirana a Trento nel 1970.

Negli anni ’70 la Gelmi sperimenta su vari materiali. Realizza sculture e installazioni soprattutto in plexiglass, metacrilato, china su acetato appunto. La ricerca dell’artista verte sul concetto di spazio, sulla trasparenza e l’interazione percettiva che opera e spettatore instaurano nell’ambiente (sovente le opere vengono appese per generare effetti ottici cangianti).

Le opere fino agli anni ’80, di cui il lotto in asta dà testimonianza, sono perlopiù realizzate in bianco e nero e manifestano anche un’impronta di scomposizione analitica e riduttiva delle forme che nella sua semplicità e immediatezza conferisce ad esse una forte suggestione simbolica e allusiva. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – da fidesarte.it
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80x120, 2006
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”.

Questo è stato Renato Mambor, artista eclettico, che ha sperimentato teatro, arte performativa, installazioni, cinema, fotografia con uno sguardo sempre ironico e critico sulla realtà e la cultura dagli anni ’50 ad oggi.

Fu uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Festa, Angeli e Schifano (con quest’ultimo convisse in un appartamento a Cinecittà negli anni ’50). La sua prima esposizione è del 1959 a Roma, alla Galleria “L’Appia Antica”.

L’arte di Mambor si propone di essere impersonale nella convinzione che il pittore non sia personalità super partes ma invischiato nel reale stesso che rappresenta e decontestualizza con un forte effetto di straniamento ma per il quale non ha soluzione.

Come ha ben scritto Achille Bonito Oliva: “attratto dalla moltiplicabilità anonima dell’immagine, Mambor arriva alle ‘campionature’ di uomini ‘statistici’, avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l’arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un’esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l’artista come un individuo privilegiato nella società”.

A lotto n. 143 “Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar” Mambor si riappropria di un oggetto prodotto stesso della società massificata dei consumi. Lo fa semplicemente isolando la moto fuori dalla cornice del paesaggio, generando in questo modo allo stesso tempo come una malinconia di appartenenza ma anche una impressione di salvataggio. Stima: 14.000€/18.000€.

Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – da fidesarte.it
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70x90, 1986
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Una bellissima opera di Piero Dorazio anni ’80 al lotto n. 152 “Piano e forte”.

Firmatario del manifesto dell’astrattismo romano Forma 1 Dorazio non è circoscrivibile in una corrente poiché la sua pittura si è evoluta moltissimo dai primi anni ’50 agli anni ’80 pur mantenendo un costante riferimento agli aspetti della percezione ritmica e del colore.

Scrive l’artista proprio nel 1986, anno di realizzazione dell’opera: “sia la musica che la pittura moderna non rappresentano null’altro che gli elementi di cui sono fatte: colori, linee, superfici e spazi, materie, suoni, timbri, movimento nel tempo, luci e ombre, chiaro e scuro, forte e adagio, orizzontale, verticale, diagonale, caldo e freddo, alto e basso, insomma tutti quei fenomeni che più direttamente influenzano e orientano la nostra esistenza ogni giorno, poiché costituiscono gli aspetti essenziali della realtà in cui ci orientiamo, per mezzo dei nostri sensi e della nostra intelligenza. Sia la musica che la pittura si rivolgono proprio ai sensi piuttosto che alla ragione, una facoltà questa che bisogna mettere da parte quando ci si avvicina all’arte, se si vuole fare una vera esperienza estetica, senza pregiudizi” (da Piero Dorazio, L’oeil écoute, cat. Valente Arte). Stima: 25.000€/30.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – da fidesarte.it
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5x65.5, 1977
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Potentissima questa carta intelata di buone dimensioni di Emilio Vedova al lotto n. 155 “Senza titolo”.

Vedova, che non sta vivendo un felicissimo momento di mercato, è comunque uno dei protagonisti della storia dell’arte italiana del secondo novecento.

Veneziano, partecipa giovanissimo al movimento Corrente nel 1942 e da subito si distingue per la fervente attività antifascista. Partecipa alla Resistenza e nel 1946 è tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica. L’impegno politico e il fortissimo legame con la realtà saranno dunque i cardini della attività anche pittorica di Vedova.

E certamente Vedova è l’artista che più di tutti è riuscito a conciliare pittura astratta e realtà. Il suo action painting non è espressione della pura soggettività dell’artista, come quello di stampo americano, ma simbolicamente desiderio e invito all’azione, all’espressione nel sociale.

Ancora negli anni ’70 l’artista veneziano continua i cicli dei celebri “plurimi” degli anni ’60: opere in cui la forza della gestualità astratta (la stessa dell’opera al lotto n. 155) si apre allo spazio e al pubblico. L’opera si stacca dalla parete, si disarticola nella realtà e si svolge su più piani con cerniere, incastri, venendo addirittura montata su binari in modo da poter essere vissuta e attraversata. Stima: 70.000€/80.000€.

Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – da fidesarte.it
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91x128, 1955
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Altro artista veneziano Saverio Rampin, classe 1930. Dopo un primo periodo di stampo cubo-futurista Rampin si distingue da subito per un originalissimo espressionismo astratto di matrice naturalistica la cui migliore pecularietà è senza dubbio l’acceso e potentissimo cromatismo.

Non estranee alla sua prima produzione le influenza ‘spaziali’ veicolate tramite la Galleria del Cavallino di Venezia di Carlo Cardazzo dalle opere di Fontana, legato alla galleria, che già a Milano nel 1947 aveva pubblicato il celebre Manifesto.

Si tratta di una spazialità percettiva e memoriale che si dispiega nell’uso delle forme e dei colori, e si anima di accensioni ritmiche e coloristiche che soggettivizzano lo spazio-tempo dell’intuizione pittorica. Bellissime le opere degli anni ’50 come questa al lotto n. 174 “Momento”. Artista tutto da riscoprire. Stima: 8.000€/10.000€.

Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – da fidesarte.it
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80x58, 1985
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Julio Le Parc è un artista argentino, famoso per aver fondato il G.R.A.V. Groupe de Recherche d’ Art Visuel a Parigi nel 1969 con François Morellet, Francisco Sobrino, Yvaral e alcuni altri artisti.

Obiettivo del Gruppo era quello di usare il movimento come mezzo di coinvolgimento dello spettatore in esperienze al contempo visuali e viscerali. La volontà è quella di coinvolgere lo spettatore stesso in una visione dell’arte in cui l’artista non è il ‘creatore’ ma il ‘liberatore’ dell’anima delle persone dalla loro passività.

Arte performativa dunque che si ritrova anche nelle opere bidimensionali dell’artista argentino e che ne rappresentano per così dire una summa. Figure che si specchiano, giochi di luce, spirali di movimento, simmetrie impossibili e volumi restituiscono uno spazio in cui immergersi, da risolvere, e al contempo un mondo perfetto dell’immaginazione. Lotto n. 230 “Theme 29 a variation”. Stima: 10.000€/12.000€.

Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – da fidesarte.it
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110x80
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Sandro Chia o meglio Alessandro Coticchia è un artista nato a Firenze nel 1946. Con Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi è stato fra i protagonisti della Transavanguardia, movimento di recupero della figurazione consacrato alla biennale di Venezia del 1980 dal critico Achille Bonito Oliva.

Figure dalla monumentalità classica, come quelle al lotto n. 237 “Figure”, accese da colori sgargianti dominano le tele di Chia. L’artista fiorentino riporta l’uomo al centro e lo pone in mezzo alla natura, sovente nudo, indistinto quasi nei colori dagli elementi del paesaggio, in una celebrazione panica dell’universo che conosciamo.

Ma non c’è solo spontaneità nelle opere di Chia: sotto l’apparente semplicità le sue opere sono fitte di richiami e stilemi culturali che vogliono veicolare un’idea. “Sandro Chia pratica, attraverso la pittura, la teoria di una manualità assistita da un’idea, dalla messa in opera di un’ipotesi formulata attraverso la particolarità di una figura o di un segno. Se l’immagine costituisce da una parte lo svelamento dell’idea iniziale, dall’altra è anche testimonianza del procedimento pittorico che lo produce e ne svela l’interno circuito, la gamma complessa di riflessi, le possibili corrispondenze, gli spostamenti e i rimandi fra le diverse polarità” (da Achille Bonito Oliva, Il manifesto della transavanguardia, Flash Art n°92-93, 1979). Stima: 10.000€/12.000€.

George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – da fidesarte.it
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98x76, 1959
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’50 dell’inventore dell’astrazione lirica Georges Mathieu al lotto n. 240 “Composition brune”.

È il 1950 quando Mathieu dipinge i suoi primi lavori tachisti e tiene a Parigi la sua prima personale alla Galerie René Drouin.

L’artista francese eseguiva i suoi lavori assai velocemente usando pennelli, fazzoletti o spremendo direttamente il colore dal tubetto. L’espressionismo della sua arte si distinse da quello d’oltreoceano di pura espressione soggettiva (alla Pollock) e potrebbe essere definito ‘situazionale’ e ‘teatrale’: compendio, sintesi e restituzione della forza presente in un concetto, una sorta di calligrafica interpretazione. Mathieu dipingeva infatti spesso battaglie e altri eventi della storia francese rendendoli in forma astratta.

Nel 1959 stesso Mathieu dipinse “Il Massacro di Saint-Barthélemy”, un’opera di 2.5×6 metri in meno di mezz’ora, accompagnato dal batterista jazz Kenny Clarke. “Non dipingo velocemente per mancanza di tempo o per battere record, ma semplicemente perché non mi serve altro tempo, anzi più tempo rallenterebbe i gesti, introdurrebbe dubbi e corromperebbe la purezza dei tratti, la crudeltà delle forme, l’unità dell’opera”. Stima: 30.000€/40.000€.