Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

La terza e la quarta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 13/14 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – da meetingart.it
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Pittore, scultore, performer genovese dalla lunga carriera Plinio Mesciulam (classe 1926) è un bravo artista un po’ troppo penalizzato dal mercato.

Nel 1948 ha partecipato alla Quadriennale Romana. Negli stessi anni ha esposto presso la Galleria Numero di Firenze con Emilio Scanavino, Giannetto Fieschi e Rocco Borella suscitando l’attenzione della critica.

Fra il 1952 ed il 1954 aderisce e partecipa alle attività del M.A.C. Movimento Arte Concreta sviluppando una ricerca sui rapporti di forma, colore e spazio architettonico.

Ben presto Mesciulam entra in crisi rispetto all’avanguardia e il successivo ciclo pittorico che va fino circa al 1962, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 215 “Ritratto”, segna l’emergere di opere dal carattere mistico-drammatico, spontaneo, con riferimenti sacrali, ottenute con materiali eterogenei. Spesso l’artista utilizza vinavil e segatura come in coeve tendenze dell’Art Brut (definizione di Jean Dubuffet) e le sue composizioni di questo periodo sono cariche di un simbolismo surreale che trascende il puro informale. Probabilmente le opere migliori dell’artista.

“Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici – dove le preoccupazioni della concorrenza, l’acclamazione e la promozione sociale non interferiscono – sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti” (da Jean Dubuffet, Place à l’incivisme). Stima: 1.500€/2.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – da meetingart.it
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x70, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Alvaro Monnini firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico fiorentino insieme a Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Mario Nuti nel 1950.

Ma l’opera in asta al lotto n. 223 “Senza titolo” è lontana da questa esperienza di intransigente ricerca costruttiva e pura di azione nella realtà.

Monnini infatti, negli anni ’60, trasferitosi a Milano, si avvicina alla pittura informale. L’artista introduce nelle opere una gestualità lirica ed un organicismo delle forme che subisce l’influenza delle coeve ricerche nella città meneghina: l’informale stesso, l’espressionismo astratto, le istanze del Movimento Nucleare fino allo Spazialismo.

L’opera si muove infatti su due piani: quasi una cesura, una cucitura, un taglio emerge a destra su uno spazio informe e nebuloso, uno spazio di coscienza, carico di soggettività ma anche esperienza dell’essere nel mondo e del guardare in maniera sofferta e sognante l’aldilà. Stima: 2.000€/3.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – da meetingart.it
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5x70.5, anni 70
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera attribuita agli anni ’70 di Mario Nigro, ma che noi collocheremmo piuttosto negli anni ’50, al lotto n. 266 “Senza titolo”.

Scienziato di professione (chimico e farmacista) Mario Nigro non poté che far suoi all’inizio degli anni ’50 quei principi razionalistici che a Milano si affermarono col M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Al pari di Fausto Melotti, di cui Nigro sembra in un certo qual modo ripetere il percorso artistico, Mario Nigro fu anche un dotato musicista e strumentista.

La passione per gli spazi strutturati e regolati ma allo stesso tempo capaci di libertà d’espressione sono il leitmotif di tutta la sua carriera. Pur nell’ambito dell’arte oggettiva e costruttivista, cui contribuirà in particolare dagli anni ’60 in poi con i suoi “Ritmi” e “Costruzioni verticali” fino alle ricerche minimal degli ultimi anni, Mario Nigro non abbandonerà mai la volontà di espressione della soggettività dell’artista.

L’opera al lotto n. 266, oltre ad essere uno spazio strutturato, è un concerto dell’anima, un bagliore alla fine di un tunnel, una materia magmatica che prende vita e che è dotata anche di una struttura particellare e geometrica. Una rappresentazione dell’esistenza. Stima: 9.000€/10.000€.

Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – da meetingart.it
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146x97, 1958
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, di altissima qualità, degli anni giusti (1958) e pluri-esposta il lotto n. 273 “In margine al tempo” di Antonio Corpora.

Il 1958 è l’anno della storica prima personale americana di Corpora presso la Galleria “Kleemann” di New York, con presentazione di Lionello Venturi, esposizione che gli valse un incredibile successo di critica. Questa in asta fu una delle opere in mostra.

Nelle opere di questi anni Corpora abbandona ogni geometrismo e dialoga direttamente con l’informale europeo. L’artista applica il colore in velature, con stesure sovrapposte, evocando bagliori ed elaborando ripensamenti; descrivendo uno stato di coscienza da cui si intuisce il desiderio di partorire nuovamente o comunque di  far affiorare un messaggio.

“[La pittura di Corpora] diviene uno specchio profondo, senza alcun centro preciso, nel quale lo sguardo si addentra interminabilmente, scoprendo sempre nuovi rimbalzi e rinvii da uno strato all’altro di un colore che evoca magiche atmosfere psicologiche” (da Augusta Monferrini, Corpora. Arte italiana del XX secolo in collezioni americane, pp. 156 – 157). Stima: 27.000€/30.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – da meetingart.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Parrebbe, a volte, che le tele detessute di Emblema siano nate per respirare l’aria che le ha viste nascere. Allora, dietro quei fili rarefatti, sembra quasi di sentir spirare, non solo la luce, quella luce di cui lo stesso artista rivendica di essere un figlio naturale, ma anche il vento che dalle falde del Vesuvio soffia a volte con ritmo gioioso e spavaldo.

Le tele di Emblema, eternamente mobili, mai statiche, si trasformano allora di nuovo. Diventano il fantasma di ciò che forse, in un altro tempo remoto, erano state: degli strani strumenti musicali, all’interno dei quali i fili servono per modulare, spezzare e trasformare variamente in canto, il suono altrimenti omogeneo del vento. E la tela stessa, allora, torna ad appartenere completamente alla natura, a quella natura da cui fn dall’origine è nata, e per la quale è vissuta”. (da Alessandro Riva, Salvatore Emblema, “Gesto, Movimento e Ritualità”, introduzione al Catalogo della Mostra tenutasi a Brescia presso Marzia Spatafora MS Spazio Culturale “Salvatore Emblema. Luce Colore Movimento, 12 dicembre 2015 – 30 gennaio 2016).

Nato a Terzigno nel 1929 Salvatore Emblema è uno dei grandi artisti del secondo dopoguerra proveniente dalla città partenopea. La sua pittura nasce da quella terra: per i colori, i materiali e il modus operandi stesso dell’artista che ha saputo coniugare con originalità le idee avanguardiste che l’artista scopre in quegli anni oltreoceano nella pittura di Mark Rothko, che gli insegnerà la qualità fisica e coloristica dello spazio, e le esperienze milanesi di Fontana, che invece gli schiude le possibilità immaginative della tela. La ‘detessitura’ di Emblema è il frutto felice di questo incontro. Opera del 1975 al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – da meetingart.it
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54x90, 2005
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista umbro, Alfonso Fratteggiani Bianchi è noto soprattutto per i suoi monocromi, stesi manualmente col pigmento puro sulla pietra serena.

Se si guarda alla storia dell’arte del ’900 da Malevič, a Bernett Newman fino a Mark Rothko e Yves Klein i dipinti monocromi non rappresentano certo un percorso originale.

Fratteggiani Bianchi è riuscito peró a darne una rielaborazione di spessore in modo semplice, attraverso una tecnica in cui l’impiego stesso del pigmento puro, senza leganti, nella confezione del colore e la naturale porosità della superficie della pietra conferiscono all’opera una ‘innocenza’ di sapore analitico che non è però assimilabile a pur pittura analitica.

Nello stendere il colore con le dita infatti l’artista lascia l’impronta della sua azione sulla campitura monocroma. Questo processo causa effetti luministici e cangianti sulla superficie del dipinto a seconda dell’inclinazione e la forza con cui è stata stesa la materia. Così Fratteggiani Bianchi riesce in una perfetta rappresentazione del ‘momento’ artistico. Bello e ritmato questo trittico dai colori complementari. Stima: 18.000€/20.000€.

Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – da meetingart.it
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76x68, 2005
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Yasuo Sumi si è spento solo un anno fa nel 2016, all’età di 91 anni. Certamente è stato lungo tutta la sua carriera artistica uno dei rappresentanti principali del movimento Gutai, l’action painting giapponese, fondato nel 1954 a Osaka da Shozo Shimamoto e Jiro Yoshihara.

L’espressione della vitalità dell’artista attraverso gestualità, corporeità, linee e colori sono i cardini dell’arte Gutai di Yasuo Sumi, uno dei precursori dell’happening e delle performances.

Il soroban (abaco o pallottoliere giapponese) e la bangasa (un caratteristico ombrellino giapponese) sono stati i principali strumenti della sua azione ‘pittorica’. Con essi Sumi sparge l’inchiostro giapponese sulla carta in strutture libere ma ritmate dando vita a composizioni cariche di forza e dinamismo come questa opera al lotto n. 284 “Senza titolo”, che pur tarda, è riuscitissima: “la riconciliazione dello spirito umano e della materia che, rivelata, si metterà a parlare e perfino a gridare” (dal Manifesto dell’Arte Gutai, 1956). Stima: 14.000€/16.000€.

Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – da meetingart.it
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Curve, pattern e tassellature sulle alternanze del bianco/nero. La figura si determina per necessità, talvolta anche per caso, emergendo prepotentemente dal fondo di cui fa parte. È una singolarizzazione di punti determinanti, un movimento per cui alcuni segni emergono e altri sprofondano.

Le figure e lo sfondo giacciono su layers che si alternano insicuri dello spazio occupato dall’immagine che fluttua in tal modo sul viewer ingannandoci o non fornendoci alcuna stabilità percettiva.

Le figure sono quindi apocalittiche, gli sfondi sono da sempre considerati il telaio dell’ambiente, un ambito ove far scorrere la cinematica della vita. Molti ribaltamenti sono in agguato e quando meno ce l’aspettiamo il tutto percettivo si può rovesciare” (da Ennio Ludovico Chiggio, “Alternanze instabili 1959-2014”, Catalogo della Mostra tenutasi dal 10 maggio al 5 luglio presso 10 A.M.ART Milano).

Nessuno meglio di Chiggio stesso, uno dei protagonisti e dei ‘teorici’ del Gruppo N di Padova, poteva spiegare meglio la genesi e la ragione d’essere di opere come questa al lotto n. 297 “Struttura visiva – Anelli alternati a margini mobili”, vera e propria testimonianza delle ricerche pionieristiche del Gruppo nell’ambito delle sperimentazioni d’arte cinetica e programmata degli anni ’60 e ’70. Stima: 21.000€/24.000€.

Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – da meetingart.it
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40x50, 1952
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato in provincia di Pesaro e Urbino nel 1895 Mario Tozzi si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui conosce Giorgio Morandi, della cui ispirazione metafisica l’opera in asta porta un sentore, e Osvaldo Licini.

Dal 1926 è a Parigi dove negli anni ’30 fa parte del cosiddetto Gruppo de Les Italiens de Paris con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini.

Nel 1936 è di nuovo in Italia a Roma. Nonostante i problemi di salute, è più volte alla Biennale di Venezia: nel 1938, nel 1942 e poi ancora nel 1948, 1952, 1954.

Bellissima opera del 1952 al lotto n. 359 “Natura morta con conchiglia”, opera che unisce la grande sapienza figurativa plastica e novecentista dell’artista di Fossombrone a richiami neo-cubisti di moda in quegli anni e a stesure di forme e impiego di geometrie vicine alle ricerche astratte. Il tutto dipinto con estrema eleganza, con un rigore formale e una luce generata dall’accostamento delle tonalità calde capace di creare e catturare un momento d’attesa e di rivelazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – da meetingart.it
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120x100, 2006
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Importante opera di Antonio Nunziante, pittore napoletano neo-metafisico, al lotto n. 396 “L’atelier dei sogni”.

Artista dotato di una grande perizia tecnica, Nunziante segue i corsi dell’Accademia libera del nudo e si specializza in tecniche di restauro a Firenze.

È vero che le opere di Nunziante ripropongono un’invenzione datata ormai più di un secolo, e che l’artista non si è molto rinnovato dagli esordi negli anni ’80 ad oggi. Ma vero è allo stesso modo che Nunziante è capace di esprimere opere di notevole poesia, formalmente perfette, ricche di citazioni colte: da Bocklin, da Dalì o da De Chirico, e che riesce a ‘riattualizzarle’ nella nostra vita di tutti i giorni, nella familiarità dei nostri sogni.

Bellissima luce in quest’opera. Opera semplice, non affollata dall’accumulazione di oggetti simbolici come nell’ultimo Nunziante. Un faro, una nave, il cavallo a dondolo, i sogni dell’arte e la semplicità dei colori: l’aspirazione a un mondo metafisico che non passa mai di moda dentro gli uomini. Stima: 15.800€/17.600€.

Asta Cambi n. 304 – 9 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La Asta n. 304 della Casa d’Aste Cambi di Genova si terrà in sessione unica il giorno 9 maggio ore 15 (lotti 1-203) nella sede milanese. La TopTen di SenzaRiserva.

Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – da cambiaste.com
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60x15, 1965
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Nato a Quarrata in provincia di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri è stato uno scultore di altissima levatura, vincitore fra gli altri del Premio Internazionale della scultura di Cannes nel 1955 e del Gran Premio e della Medaglia d’oro alla Triennale di Milano.

Fabbri si forma a Firenze alla locale Accademia delle Belle Arti e frequenta il fervente ambiente culturale del Caffè Le Giubbe Rosse. Di lì a qualche anno ad Albisola impara il mestiere di modellista in terracotta nelle officine ceramiche del luogo. Da qui ha origine la sua passione per la scultura.

Le opere di Fabbri si contraddistinguono per una spiccata drammaticità espressiva che l’artista deriva da una visione del mondo quale campo di lotta di forze animali (i suoi soggetti sono spessissimo scene di combattimento fra animali e/o uomo/animale).

Fino a tutti gli anni ’40 Fabbri usa perlopiù la terracotta dove la sua istintiva impetuosità ed emotività aderisce al meglio al supporto poiché non mediata da processi di fusione e/o saldature richieste invece dalla lavorazione del metallo. Dai ’50 Fabbri opera anche su ferro e bronzo: le sculture si fanno più astratte in linea con il linguaggio informale dell’epoca anche se l’artista pistoiese mantiene sempre come riferimento la realtà. Del 1965 questo bella scultura in ferro al lotto n. 10 “Personaggio lunare” che rimanda all’interesse per le scoperte delle esplorazioni spaziali di quegli anni.

E di impronta Fontaniana è la lacerazione della materia, atomizzata in scheggiature ed erosioni che mantengono una vitalità sconosciuta, oscura, anche paurosa che però lo scultore domina e riconduce con l’assemblaggio a un senso, come un demiurgo plasma la forma dalla materia incandescente. Lo stesso lavoro appreso da molti artisti dall’insegnamento di Alberto Burri. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – da cambiaste.com
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130x89, 1960
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Con l’opera di Mario Bionda al lotto n. 21 “Immagine sommersa” del 1960 siamo invece nel pieno dell’informale. Artista nato a Torino nel 1913, Bionda si forma alla scuola di Felice Casorati e già nel 1930 è alla Biennale di Venezia. Il successo arriva imprevisto, nonostante il carattere schivo e solitario. Nel 1935, nel 1955 e nel 1959 è alla Quadriennale di Roma, nel 1958 ancora alla Biennale di Venezia. In seguito espone anche all’estero in numerose ed importanti gallerie e rassegne.

Milano fu la sua città d’elezione, dove visse dagli anni ’60 rappresentandone a pieno la tensione culturale.  La pittura di Bionda nasce e si sviluppa infatti sulla scia del neo-cubismo di moda nella città meneghina negli anni ’40 ma si muove presto verso una pittura informale piena di pathos e forza. In essa ribolle un desiderio di rinascita perfettamente comunicato attraverso sabbie e materiali bituminosi, che l’autore mescola e graffia nel tentativo di far appunto riemergere un qualcosa.

Un’apparizione nella nebbia, quasi una prima ecografia di una dolce, sofferta attesa quella a lotto n. 21. Artista dalla scarsa fortuna commerciale ma di gran valore. Stima: 1.500€/1.800€.

Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65x81, 1977
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Jean-Paul Riopelle esordisce in pittura nel cosiddetto gruppo degli automatistes canadesi negli anni ’40 (è nativo di Montreal). Nel 1947 è in Francia a Parigi dove viene influenzato dalle idee di André Breton che lo porteranno a firmare nel 1948 il manifesto surrealista “Rifiuto globale”.

In realtà in Francia Riopelle coltiverà una sensibilità che lo avvicinava all’astrazione lirica, di cui senza dubbio è stato uno dei protagonisti nella storia dell’arte del ’900. Le opere di Riopelle degli anni ’50 sono colorate, di un potente espressionismo attraverso il quale l’artista si esprime quasi furiosamente e ritualisticamente, spremendo spesso direttamente il colore dal tubetto.

Dagli anni ’60 l’artista dà il via ad una fase in cui prevale un “paesaggismo astratto” ispirato a forme naturali, in cui Riopelle mostra un sapiente controllo; ispirazione che si accentua in seguito sotto l’influsso della nuova figurazione della pop art e del Nouveau Réalisme. Elegante nella purezza dei colori l’opera al lotto n. 24 “Iceberg nr. 19”.

“Non c’è mai ambiguità nel linguaggio di Jean Paul Riopelle’s, i suoi dipinti parlano dei suoi luoghi, della Isle aux Grues e dell’Isle aux Oies, del golfo di St. Lawrence. Sono astratti o figurativi? viene da chiedersi; ma importa? Come lui stesso ha detto una volta ‘la parola astratto significa: un venire da. Che cosa voglio è tornare dove’ aggiungendo con lucidità: ‘facciamo un solo passo nella vita’. Bene, meglio che sia decisivo e non compromettente! Certo, nel suo caso, nella pittura, lo è stato”. (Dall’introduzione “We only make one step in life…” di Jean Louis Prat al catalogo della mostra “Riopelle. Grands Formats”, Acquavella Contemporary Art, 17 settembre – 23 ottobre, 2009, New York). Stima: 50.000€/60.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – da cambiaste.com
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50x65, 1955
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

“Quelle serrature cabalistiche non cambiano mai, aperte solo a chi sapendosene servire sappia aprire le porte dalle quali si entra nel segreto dell’universo”. Così Giuseppe Ungaretti descriveva i calligrammi, i segni grafici del romano Giuseppe Capogrossi.

Formatosi alla scuola per eccellenza della pittura figurativa con Felice Carena; in seguito uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana negli anni ’30 con artisti quali Corrado Cagli, Mario Mafai, Scipione; è con la mostra del 1950 presso la Galleria del Secolo di Roma che Capogrossi approda al suo particolarissimo linguaggio astratto che rigetta le tendenze decorative e quasi escatologiche di un certo costruttivismo comune in quegli anni.

Quello di Capogrossi è un rimettere i piedi per terra, tracciare di nuovo un segno senza elevarsi al di sopra o chiudersi in una turris eburnea. Il segno di Capogrossi non significa niente, è primordiale come l’idea stessa del segno: scandisce il passare delle ore, il conto del bestiame, le impressioni, la contemplazione, tutto ciò che é di nuovo capacità umana di esprimersi e razionalizzare. Un’espressione gioiosa e pura in questo lotto n. 31 “Superficie nr. 130”. Stima: 55.000€/65.000€.

Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – da cambiaste.com
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49x49, 1959
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

È proprio il 1959 quando il noto designer italiano Gabriele De Vecchi, nato a Milano nel 1938 e laureatosi al Politecnico della città meneghina fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo il Gruppo T.

La dichiarazione d’intenti del Gruppo viene stilata in occasione della prima mostra ‘Miriorama1’ presso la Galleria Pater a Milano nel gennaio 1960: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.

Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.

Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

La “Superficie in vibrazione a 7” al lotto n. 54 propone una superficie in para contrassegnata da punti (spilli) che vengono perturbati da un’elica. L’elica dietro alla para urta gli spilli facendoli muovere, mentre l’elasticità della stessa ricompone il movimento.

Si tratta di una concettualizzazione di un processo che non ha forma fissa: la testa dello spillo viene colpita dalla luce ed emette un riflesso istantaneo che si riverbera in un’altra zona della superficie continuamente.

L’autonomia del processo esclude l’autorialità dell’artista coinvolgendo allo stesso tempo lo spettatore in un mutevole gioco percettivo. Stima: 25.000€/30.000€.

Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – da cambiaste.com
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60x60, 1964
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Altro opera cinetica, stavolta realizzata nel 1964 nel contesto delle sperimentazioni del Gruppo N di Padova al lotto n. 57 “Dinamica alterna” di Alberto Biasi.

Il Gruppo nasce nel 1959 (i fondatori sono Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi) e si pone l’obiettivo di una riforma del linguaggio artistico che ha come punti focali la contaminazione fra arte e scienza ed un annullamento del confine stesso fra arte e arti applicate.

Pittura, scultura, architettura, prodotto industriale rappresentano e devono essere un unicum che consenta a ciascuno di prendere coscienza dei fenomeni della realtà e di quelli percettivi. Si ricerca un’arte collettiva, partecipativa, che democratizzi l’artefatto artistico e diffonda la conoscenza, non limitata all’espressione del singolo, ma frutto del lavoro e del contributo dell”umanità’.

Elegantissima la “Dinamica alterna” al lotto 57, realizzata nel 1964 nel pieno dell’attività del Gruppo, che continuerà fino al 1967. L’anno successivo, nel 1965, Biasi partecipa alla storica mostra The Responsive Eye al MoMa di New York. Stima: 25.000€/35.000€.

Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – da cambiaste.com
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45x45, 1961-1973
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Formatosi a Venezia all’Accademia ed alla Facoltà di Architettura Ennio Chiggio è stato fra i protagonisti del Gruppo N di Padova alla fine degli anni ’50.

Opere aperte che trascendono l’individualità, opere attente ai rapporti di forma ed alla fenomenologia della forma, studio dei processi di acquisizione e rappresentazione dell’informazione e della percezione sono le principali tematiche affrontate dal Gruppo ed in particolare da Chiggio la cui ricerca si inserisce a pieno titolo nella ambito dell’arte programmata e cinetica.

Chiggio è stato forse lo sperimentatore più originale del Gruppo: ha spaziato dal design industriale, all’architettura, alla scenografia, al fashion fino alla musica e all’uso dei principi della meccanica quantistica e della teoria dell’informazione (l’artista fu un assiduo lettore dei saggi di John Dewey).

Bella l’opera al lotto n. 58 “Quadrati spaziali” che sfrutta nei confronti dello spettatore quelle dinamiche di psicologia cognitiva tipiche delle ricerche della Gestalt e del BauhausStima: 12.000€/15.000€.

Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70x60, 1966
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

La parabola artistica di Agostino Bonalumi si svolge appieno nel clima culturale della Milano degli anni ’50 e ’60 ed è legata alle ricerche svolte in quegli anni dal Gruppo di artisti che ruotavano attorno alla rivista Azimuth fondata nel 1959 da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, uscita in soli due numeri fino al 1960, e il cui vero redattore fu Vincenzo Agnetti.

Sulle ceneri dell’informale questi artisti hanno rinnovato il linguaggio artistico attraverso la sfida e un nuovo patto fra arte e società, tecnologia e pittura. Rompere i canoni fu il loro motto e lo fecero anche attraverso queste “pitture-oggetto” nella felice definizione di Gillo Dorfles.

“[…] Un primo periodo, dunque, comprende essenzialmente tele monocrome, in prevalenza simmetriche che costituiscono quello che potremmo definire il vero e proprio alfabeto del linguaggio bonalumiano: la presenza, infatti, d’una superficie di tela monocroma, e l’estroflessione più o meno accentuata della stessa attraverso una imbottitura, vuoi ombelicata, vuoi a settori multipli, costituisce il punto di partenza per tutta la produzione di questo primo periodo” che Gillo Dorfles individua fino al 1965, ma che è riscontrabile nel lotto n. 61 “Bianco” (da Gillo Dorfles, “Preferenze critiche: uno sguardo sull’arte visiva contemporanea”, Edizioni Dedalo, 1993, p. 158). Stima: 110.000€/130.000€.

Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – da cambiaste.com
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24x18, 1977
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Piccola ma di altissima qualità la figura di donna “Profilo” di Antonio Bueno al lotto n. 159. Pittore italiano di origine spagnole nato a Berlino nel 1918 e morto a Firenze, sua città d’adozione, nel 1984, Antonio fu uno degli animatori dei “Pittori Moderni della Realtà” con Gregorio Sciltian, il fratello Xavier Bueno e Pietro Annigoni nella Firenze del dopoguerra.

Grande sperimentatore e personalità inquieta Antonio Bueno fu pittore astratto, informale, neo-metafisico, pop, poeta visivo, artista neo-dada.

Dagli anni ’70 l’artista di origini spagnole torna alla figurazione, soprattutto alla ritrattistica, in cui dà vita ad originali profili neotenici, tratti dalla realtà o rielaborazioni di figure della storia dell’arte. Profili che si caratterizzano per un aspetto tondeggiante, dalle linee semplificate, in uno stile ironicamente definito “neo-pompieristico” ma che in realtà accentua in maniera originale una intonazione metafisica rassicurante e pacificata che forse è l’apice, anche se abusata dal mercato, della sua produzione.  Stima: 8.000€/10.000€.

Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – da cambiaste.com
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60x45, 1970
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Virgilio Guidi dipinge l’opera al lotto n. 202 “Pescatore all’opera” a 78 anni, ed è sorprendente la forza e la perizia con la quale sa trasmettere lo sforzo e la concentrazione di questo pescatore.

La luce è il segreto delle opere di Guidi, una luce che trasfigura la realtà, a cui l’artista rimarrà sempre fedele; che la trasporta in un mondo si sogno e pacatezza, dove ogni gesto, anche il più umile, viene eternato attraverso l’evocazione di uno ‘stato di grazia’.

Nel 1915 Guidi partecipa alla Secessione Romana. Nel 1920 è già alla Biennale veneziana e nel 1926 alla prima mostra di Novecento Italiano a Milano al Palazzo della Permanente. Da allora tantissime altre partecipazioni alla Biennale ed alla Quadriennale di Roma.

Un’uomo, un pescatore, guarda al bottino della sua rete, pensa alla terra, volge le spalle ad un destino incerto; lo fa con confidenza, circondato di luce: “Sono stato tanto in vista del cielo / che ho bisogno ora della terra: / qui, oltre la sozza cupidigia / vive anche la bella saggezza / e le cadute dell’uomo / non sono abbandonate dalla luce” (Da Virgilio Guidi, “Le poesie del male”, con una testimonianza di Vittore Branca e una prefazione di Andrea Zanzotto, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1983). Stima: 2.500€/3.500€.