Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 – Milano, 24 Maggio 2017 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 24 maggio 2017, ore 19.30 nella sede milanese di Via Olona 2.

Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – da porroartconsulting.it
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75x60, 1929
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera di un giovane Marino Marini, appena ventottenne, al lotto n. 9 “Figura virile”. Pistoiese, Marini fu allievo di Galileo Chini e dello scultore Domenico Trentacoste all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1929, anno in cui esegue questa opera, l’artista si trasferisce a Milano.

Marino Marini è stato un grande pittore, nonostante questa attività, che continuerà durante tutto il corso della sua vita, sia stata oscurata dalla fama che l’artista acquisì internazionalmente nella scultura.

Immediatezza, verità ed espressività caratterizzano quest’opera che trascende l’edulcorata irraggiungibilità dei dipinti novecentisti dell’epoca.

Anche in scultura è proprio nel biennio 1928/1929 che Marini realizza due celebri opere affini idealmente al lotto in asta: “Il cieco” ed “Il popolo”. Opere dove l’artista raffigura la semplice e profonda dignità dell’essere umano, non attraverso rappresentazioni di figure stereotipe, ma ritraendo veri individui.

L’artista dipinge infatti questa figura con un gusto insieme verista ma anche sintetico ed arcaizzante: con colori tenui, quasi a ricordare la pittura etrusca su intonaco. Marini riesce  a trasmettere nell’opera quella sensazione di eterna quotidianità, pari per certi versi ai grandi capolavori di un più tardo Massimo Campigli.  Stima: 80.000€/120.000€.

Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – da porroartconsulting.it
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25x28, 1922
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Maurice Utrillo è conosciuto come il pittore di Montmartre a Parigi. In questo quartiere nacque nel 1883. Figlio dell’artista e modella Suzanne Valadon e di padre ignoto (forse il celebre Pierre Puvis de Chavenness oppure si suppone possa addirittura essere Renoir per il quale la Valadon posava) Utrillo fu spinto a dipingere dalla madre come terapia per gli atti di ribellione, le crisi epilettiche, i problemi mentali e di alcolismo mostrati fin dalla giovane età.

Nel 1920, visto il grande talento di cui era naturalmente dotato, Utrillo era già artista noto internazionalmente tanto da ricevere nel 1928 dal governo francese la “Legion d’onore”.

Una pittura lirica quella di Utrillo, per certi versi naïf ma da uomo vissuto in un ambiente colto e a contatto con grandissimi artisti (familiari e non). Se il periodo della formazione fra il 1901 e il 1907 e poi il periodo bianco fino al 1914 sono ritenuti i migliori dell’artista per la genuinità espressiva, crediamo che quanto scrive Enrico Bona (in Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1968, vol. XII, p. 203) possa essere generalizzato a tutta la produzione di Utrillo: “I dipinti del primo periodo, dagli inizi al 1907 circa, eseguiti quasi sempre su cartone e barattati spesso per una bottiglia di vino, sono strettamente connessi con la grande lezione degli impressionisti, specialmente con quella di Sisley e di Pissarro.

Tuttavia l’interpretazione che Utrillo dà dell’Impressionismo è personalissima e ne costituisce in sostanza un superamento lungo una linea che di sviluppo che è propria del post-impressionismo francese fino a Cézanne. Alla dissoluzione delle forme nella vibrazione molecolare della luce e alla gioia panica propria dell’Impressionismo, Utrillo oppone la chiarezza e la solidità dell’impianto costruttivo e quel melanconico lirismo che impregna di sé tutta la sua opera.

Essenzialmente pittore di paesaggi urbani, egli sceglie i suoi soggetti non per fissarne l’attimo luminoso, ma per assimilarli alla sostanza più intima e segreta della sua arte, per registrarne la muta presenza, il desolato squallore. È quindi naturale che egli prediliga le tristi viuzze della periferia, i miserabili bistrò dei sobborghi industriali, i muri gessosi e consunti, le piazzette deserte, in cui l’assenza di esseri umani diviene espressione di solitudine e di isolamento”. Stima: 30.000€/35.000€.

Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Protagonista del movimento spaziale, Roberto Crippa è conosciutissimo soprattutto per l’opera pittorica, in particolare le “Spirali” e i “Totem” degli anni ’50 e ’60, ma fu anche un bravissimo scultore del metallo.

In particolare, nella seconda metà degli anni ’50, parallelamente alla realizzazione del ciclo dei “Totem” crea anche grandi sculture sul tema, di cui un esemplare al lotto n. 18 “Personaggio”.

Si tratta di sculture dal gusto neo-primitivo e simbolico, cariche di una notevole drammaticità e che nascono da una esigenza tutta terrena dell’artista monzese dopo l’esperienza eterea delle “Spirali”.

Dal 1953 infatti Crippa accentua il segno in senso materico anche in pittura, spremendo il colore dal tubetto. L’artista amplifica una tensione verso il gesto e la figurazione primordiale che inevitabilmente lo porta alla concretezza della scultura.

Da ricordare che Crippa fu collezionista di scultura africana, e che in quegli anni forti furono culturalmente  le tendenze al recupero dell’arte primeva, anche in chiave esistenziale (si pensi al mondo visionario di Wilfredo Lam, amico di Crippa oppure al biomorfismo di Graham Sutherland visto da Crippa alle Biennali del ’52 e del ’54).

Nel 1957 Crippa partecipa alla “Internazionale di scultura” a Carrara dove gli viene assegnato il Premio Carrara. Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40x60, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Un bellissimo esemplare delle “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 19.

Nessuna figurazione di carattere naturalista in questa opera ma nemmeno c’è traccia di pura astrazione concretista.

L’opera di Crippa è la risposta perfetta agli enunciati del “Manifesto tecnico dello spazialismo” firmato da Lucio Fontana in quell’anno. Concetti ripresi nel “Manifesto dell’Arte Spaziale” che anche Crippa firma, con molti altri, la sera del 6 novembre 1951 alla Galleria del Naviglio: “né pittura, né scultura, ma forma, colore, suono, attraverso gli spazi”, “un’arte basata sull’unità di tempo e dello spazio”, “un’arte integrale nella quale l’essere funziona e si manifesta nella sua totalità”.

Particolarmente importante l’opera al lotto 19 per la precoce simbologia primitiva su cui si sviluppano spirali centrifughe in nero e in rosso. Sulle spirali nere si articolano inoltre elementi sferiformi di gusto nucleare che fanno di quest’opera un vero esemplare di “arte integrale”. Stima: 12.000€/14.000€.

Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32x45.7, 1946
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pittore danese nato a Vejrum nel 1914 Asger Jorn è a Parigi nel 1936 dove frequenta l’Académie Contemporaine di Fernand Léger. In questo periodo abbandona l’arte figurativa per quella astratta.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo COBRA (1948-1951) e la sua arte si caratterizza per il forte espressionismo astratto, già evidente nelle opere dell’ultimo decennio quali questa in asta al lotto n. 20 “Composizione”.

Nel 1946, dopo il conflitto mondiale, Jorn conduce una intensa attività nell’ambito di gruppi d’avanguardia. Nello stesso anno visita la grande retrospettiva di Eduard Munch a Oslo che grande impatto avrà nella sua pittura.

Rifiutata la purezza del linguaggio astratto Jorn ha raggiunto in questi anni una notevole spontaneità gestuale: simbolismo astratto, biomorfismo e action painting si uniscono ad una istintiva vividezza nell’utilizzo dei colori che contribuisce alla incredibile originalità del pittore danese. Stima: 28.000€/32.000€.

Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – da porroartconsulting.it
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera del 1955 di uno dei più grandi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, al lotto n. 25 “Personaggio con eco”.

Dopo gli studi da geometra Pomodoro si dedica alla scultura agli inizi degli anni ’50. Oro, argento, ferro, legno, bronzo, sono i materiali con i quali l’artista sperimenta una scultura basata su solidi riferimenti geometrici rappresentati dalle forme euclidee primitive: sfere, cubi, cilindri, coni, parallelepipedi.

Dal 1954 Arnaldo Pomodoro si trasferisce a Milano dove entra in contatto con gli artisti che ruotano attorno a Brera: Lucio Fontana, Ugo Mulas, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova. La sua arte si sviluppa in questi anni soprattutto in rilievo, con richiami ancora figurativi, zoomorfi e poliformi ma già attenti alle tematiche dell’ingranaggio e della perfezione geometrica del meccansimo che saranno le protagoniste delle grandi opere monumentali degli anni ’70. Stima: 40.000€/60.000€.

Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – da porroartconsulting.it
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60x80, 1957
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Nato nel 1905 a Varese Gino Meloni segue irregolarmente le lezioni all’Accademia di Brera di Milano.

Fino al primo dopoguerra la sua è una pittura figurativa, lirica, segnata dalla povertà personale che lo porta a ritrarre il disagio, figure umili e paesaggi di periferia con un forte e personalissimo espressionismo vicino a quello tedesco.

Dagli anni ’50 però la pittura di Meloni si fa totalmente informale. Nel 1952 è presente con queste opere alla Biennale di Venezia dove avrà una sala personale nel 1956 e poi nel 1964.

Le variazioni cromatiche monocrome di Rothko e l’informale di Wols hanno particolare influenza sulla produzione di Meloni di questi anni, in cui si distinguono le opere appartenenti al biennio 1956-1957, come il lotto n. 27 “Immagine bianca” che disvelano, oltre l’informale, anche un accennato poetico naturalismoStima: 10.000€/12.000€.

Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – da porroartconsulting.it
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pietro Consagra si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo dal 1938 al 1944. Del 1947 è la prima personale alla Galleria Mola di Roma e del 1949 la partecipazione alla “Mostra di scultura contemporanea” organizzata da Peggy Guggheneim a Venezia.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma, movimento che propugna un’arte astratta ma ancora legata al reale.

L’artista utilizza nelle sculture materiali tradizionali: bronzo, legno, marmo. Le opere dei primi anni non hanno ancora superato il concetto di tridimensionalità come succederà con il ciclo dei “Colloqui” nei primi anni degli anni ’50 anche se le sue opere totemiche sono incentrate su una condizione di verticalismo che risente moltissimo dell’esempio di Brancusi.

Sarà invece la scoperta della frontalità a rendere originalissimo il contributo di Consagra alla scultura (un esempio al lotto n. 28 “Miraggio mediterraneo”).

“Nei primi anni Cinquanta, Pietro Consagra precisa la sua poetica della frontalità, basata sull’esigenza di aprire la scultura astratta al sociale; ‘uscire dalle forme oggetto per suggerire, per comunicare delle idee attraverso la materia della scultura’ è il proposito espresso nel suo libro Necessità della scultura‘ […] È una scultura leggera, fatta non di masse, ma di superfici e vuoti, una scultura bidimensionale che ha tuttavia una sua profondità, nata dall’accostamento di piani paralleli variamente ritagliati” (da Luciano Caramel, “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, Milano, 1994, p. 293).

Nel 1960 l’artista riceve il Gran Premio per la Scultura alla Biennale di Venezia. Stima: 40.000€/60.000€.

Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – da porroartconsulting.it
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62x74, 1955
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Uno dei bellissimi sogni surreali dell’artista cileno Roberto Sebastian Matta al lotto n. 39 “Dal risveglio della natura”. Nato a Santiago del Cile nel 1911, negli anni ’30 Matta è a Parigi dove conosce Le Corbusier, Breton e Dalí e dove aderisce al surrealismo.

Dal 1949 al 1954 è a Roma dove sostiene le istanze dell’espressionismo astratto influenzando moltissimi artisti dell’ambiente culturale romano e contribuendo all’affermazione dell’astrattismo in italia.

Morfologie psicologiche, onirismi, richiami al mondo zoo e fitomorfo popolano le tele dell’artista cileno che sembra recepire in sé il bisogno della cultura europea di esorcizzare i propri fantasmi celebrando il rito pagano del sogno e della rinascita. Stima: 30.000€/35.000€.

Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – da porroartconsulting.it
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120x100, 2011
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Artista, pittore e scultore contemporaneo, conosciuto semplicemente con il nome di Velasco, Velasco Vitali nasce nel 1960 a Bellano sul lago di Como. Figlio d’arte e pittore autodidatta Velasco è celebrato internazionalmente per i suoi paesaggi visionari ed onirici che coniugano figurazione e simbolismo.

“Pryp’jat'” (lotto n. 62) è una città fantasma dell’Ucraina vicino al confine bielorusso che fu abbandonata dopo il disastro nucleare avvenuto alla centrale di Černobyl’ nel 1986.

Nel 2010 Velasco Vitali realizza un intervento artistico dal titolo “Foresta Rossa” presso l’Isola Madre sul Lago Maggiore dove trasforma il  giardino botanico in un paesaggio onirico e surreale con richiami e citazioni del disastro nucleare.

L’opera al lotto n. 62 racconta con potenza questa storia: sullo sfondo di un paesaggio spettrale, da fine del mondo, campeggia e quasi discende un’ellisse simbolica che è allo stesso rappresentazione figurale del reattore nucleare, grande vagina cosmica e speranza di rinascita, segno pacificatore del divino. Stima: 16.000€/20.000€.