Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Meeting Art n. 816 – 03 e 04 Dicembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le quinta e la sesta sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea n. 816 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 03/04 dicembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Valentino Vago, M.C.97, olio su tela, 150x200, 1981
Valentino Vago, M.C.97, olio su tela, 150×200, 1981 – Lotto n. 369 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Valentino Vago è nato a Barlassina, in provincia di Milano, nel 1931. Giovanissimo, appena uscito dall’Accademia di Brera, partecipa alla Quadriennale di Roma.

Le sue prime opere sono assimilabili a quelle dell’informale lombardo, realizzate sulla scia delle soluzioni e delle atmosfere di Morlotti. Ben presto però, già a partire dal biennio 1962-1963, si avverte nella pittura di Vago un’esigenza contemplativa che cerca di catturare una strutturazione e di dare una forma ad un momento estatico dello spazio colore.

C’è un lirismo nelle opere dell’artista brianzolo che nasce dalla composizione stessa, organizzata per orizzonti su cui la luce preme o sta in bilico. Spazi concettuali o meglio immaginativi dove, a partire dagli anni ’70 fanno l’apparizione elementi lineari, fessure, quasi incipit di un racconto (lotto n. 369 “M.C.97”).

Interpretati dalla critica quali segnali di un approfondimento analitico, consueto in quegli anni, i dipinti di Vago sono di più un approfondimento sulle relazioni dello spazio, reale e mentale. Il tutto nel solco di un minimalismo non riduzionista e fine a se stesso ma di ricerca di una purezza e di uno stato di comprensione interiore che fanno di un semplice artefatto un’opera d’arte. Stima: 14.000€/15.000€.

Mario De Luigi, Grattage rosso, olio su tela,75x75, 1970
Mario Deluigi, Grattage rosso, olio su tela,75×75, 1970 – Lotto n. 384 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Mario Deluigi è stato un’artista trevigiano che ha partecipato a ben otto Biennali di Venezia (1930, 1932, 1948, 1950, 1952, 1954, 1962 e 1968 con sala personale) e due Quadriennali di Roma (1959 e 1972).

È stato considerato da molti critici il precursore dello spazialismo di Fontana proprio per i i suoi grattage (lotto n. 384 “Grattage rosso”), in asta con un esemplare molto bello del 1971.

A partire dal 1953 infatti Deluigi  utilizza lamette, bisturi, taglierini o semplicemente la spatola e il dorso del pennello per scalfire la materia della superficie pittorica. L’impressione è quella di vere e proprie scintille che addensano uno spazio rarefacendo il ‘vuoto’ monocromo della tela. Come per Fontana, oltre a risultare in un effetto ottico-cinetico, queste opere di Deluigi indagano soprattutto uno spazio mentale riflettendo sul confine fra luce e ombra, vuoto e pieno, immaginazione e realtà, sacro e profano.

Scrive Deluigi nel 1959: “Non lasciarti fuorviare dalla luce, abbi timore e lavora a costruire l’ ombra perché noi siamo solo ombre: la luce è Dio”. Stima: 36.000€/40.000€.

Bice Lazzari, Senza titolo, acrilici su tela, 57x65, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, acrilici su tela, 57×65, 1978 – Lotto n. 386 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Artista veneziana, Bice Lazzari ha 78 anni quando dipinge l’opera al lotto n. 386 “Senza titolo”.

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, la Lazzari esordisce come artista figurativa, anche se non disdegna un approccio astratto-geometrico nella sperimentazione delle arti applicate.

Nel dopoguerra invece passerà all’informale con una ricerca di soluzioni orientate ad una modulazione di linee e colori vicina a quella di Kandinskij.

Dal 1964 l’artista abbandona la materia pittorica e il colore spostandosi verso un linguaggio minimale che si espleta in pure composizioni analitiche (lotto n. 386). Con esse, create utilizzando solo grafite e linee geometriche, la Lazzari tenta il raggiungimento di una armonia ed un equilibrio formale ed estetico; spesso con successo. Stima: 8.000€/9.000€.

Hans Hartung, T1961-70, acrilico su tela, 65x105, 1961
Hans Hartung, T1961-70, acrilico su tela, 65×105, 1961 – Lotto n. 400 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Ricevette il Gran Premio della Biennale di Venezia nel 1960, un anno prima di dipingere l’opera al lotto n. 400 “T1961-70” Hans Hartung, uno dei protagonisti dell’arte astratta e dell’informale europeo del dopoguerra.

Tedesco naturalizzato francese, a seguito delle vicende belliche (si arruolò nella Legione Straniera) subì l’amputazione di una gamba. Questi fatti influirono moltissimo sulla pittura e sulla visione del mondo tragica dell’uomo Hartung.

Artista segnico per eccellenza Hartung riconosceva valore in sé al tratto, non solo per il soggettivismo espressionista del gesto generativo come per Mathieu e Kline, ma proprio per la bellezza intrinseca delle linee. Hartung non è vero artista informale: i suoi dipinti sono tratto e cerchio, maschio e femmina, guerra e pace, primordiale forza, poesia e bestialità. Bestialità a volte bella da vedere solo per la connaturata perfetta sezione aurea. Stima: 180.000€/200.000€.

Corrado Cagli, Strumenti musicali, olio su carta intelata, 36.5x52, 1947
Corrado Cagli, Strumenti musicali, olio su carta intelata, 36.5×52, 1947 – Lotto n. 439 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Nato ad Ancona nel 1910, Corrado Cagli si trasferisce a Roma all’età di cinque anni. Nella capitale compirà gli studi classici ed esordirà in pittura con una personale alla Galleria d’Arte di Roma nel 1932.

A Roma Cagli è la figura di riferimento per un gruppo di artisti (fra cui Afro, Guttuso e Basaldella) che si raccolgono attorno alla Galleria di Dario Sabatello. Partecipa all’attività di varie riviste sostenendo che è necessario “farsi i muscoli per un’arte ciclica e polifonica” e incoraggiando alla “collaborazione delle arti”.

Di origini ebraiche sarà costretto nel 1938 prima a rifugiarsi a Parigi e poi a New York. Fra il 1947 ed il 1948 torna a Roma e si dedica completamente ad una pittura che tocca varie tipologie espressive, dal neocubismo (un bellissimo esempio al lotto n. 439 “Strumenti musicali”), all’informale, alla neometafisica. Stima: 6.000€/7.000€.

Francesco Tabusso, Omaggio Chagall, olio su tela, 80x120
Francesco Tabusso, Omaggio a Chagall, olio su tela, 80×120 – Lotto n. 458 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Artista milanese di Sesto San Giovanni, Francesco Tabusso si forma alla scuola torinese di via Mazzini di Felice Casorati. A soli 24 anni, nel 1954, partecipa alla XXVII Biennale di Venezia (sarà presente ancora nel 1956, nel 1958 e nel 1966 con sala personale).

Nel 1976, nella mostra “Hommage a Grünewald”, a Colmar, in Francia, Tabusso espone una retrospettiva su un ciclo di opere in cui l’artista ha dialogato con artisti del passato. Tali opere risalgono a tutto il decennio precedente. Si tratta di cicli pittorici dedicati a a Rembrandt, Goya, Caravaggio e tanti altri.

“[…] ciò che più c’intriga dell’artista”, scrive Giovanni Cordero nel catalogo della mostra “Francesco Tabusso, cinquant’anni di pittura”, tenutasi nell’ex Carcere minorile del Complesso monumentale di S. Michele a Ripa nel 2002,  “è lo stile affabulatorio, la forza del racconto, la capacità di far cantare le Muse che diedero la voce ad Arpino, Pavese, Fenoglio: una melodia cadenzata da pause e silenzi dove, in sottofondo puoi udire l’eco del cammino della nostra civiltà, ritmata con il respiro delle stagioni, con l’età della storia […]”.

Considerato “pittore fiabesco” per antonomasia, la vena lirica e triste di Tabusso sposa perfettamente il simbolismo poetico chagalliano della donna in volo (lotto n. 458 “Omaggio a Chagall”). Stima: 8.000€/9.000€.

Enrico Baj, Personaggi, acrilici, applicazioni e passamanerie su tela, 92x100, 1988
Enrico Baj, Personaggi, acrilici, applicazioni e passamanerie su tela, 92×100, 1988 – Lotto n. 465 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Lo spirito dissacrante, l’umanità bestiale, la sperimentazione dadaista (anche nei materiali) del grande artista nucleare Enrico Baj animano l’opera al lotto n. 465 “Personaggi”.

L’artista milanese fu fondatore del Movimento nucleare con Sergio Dangelo nel 1952 e fu firmatario del manifesto “Contro lo stile” con i nucleari e Manzoni,  Restany e i fratelli Pomodoro.

Per Baj infatti l’arte è gioco e impegno ma non deve mai dimenticare l’umanità, rappresentata nell’era post-atomica, resa grottesca, demistificata.

Negli anni ’80, quando dipinge l’opera in asta, l’artista milanese si avvicina al mondo del teatro. Collabora infatti alla scenografia di rappresentazioni di opere di Alfred Jarry, Rabelais e Lamtreament. Spesso fra i suoi personaggi fanno l’apparizione figure della commedia dell’arte e tratte da quelle opere. Celebri le marionette e i dipinti ispirati ad Ubu, il protagonista di “Ubu re”, commedia del drammaturgo francese Alfred JarryStima: 45.000€/50.000€.

Omar Galliani, Mantra, grafite e foglia oro su 2 tavole cm 125x63 cadauna, 125x126, 2000
Omar Galliani, Mantra, grafite e foglia oro su 2 tavole cm 125×63 cadauna, 125×126, 2000 – Lotto n. 471 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

“Quando alla fine degli anni ’90 realizzai i primi grandi Mantra, guardavo e pensavo all’Oriente e all’Occidente, mettendo in evidenza gli aspetti contrapposti delle due culture: immagine aniconica (fondo oro) ed immagine iconica (figura)” così risponde l’artista di Montecchio Emilia Omar Galliani a Chiara Serri in un’intervista rilasciata a Espoarte.net.

Il ciclo dei “Mantra” di Galliani (lotto n. 471 “Mantra”), esponente di punta dell’anacronismo e del magico primario negli anni ’80, ha una forte impronta concettuale e analitica. L’artista mira a rappresentare valori universali e lo fa attraverso l’uso di stratificazioni culturali, con l’impiego dei materiali, di simboli religiosi e profani, della immagini della quotidianità. È un arte totale, dove si evoca, si invita e stimola lo spettatore a condividere un’intuizione. Stima: 12.000€/14.000€.

Mirko Basaldella, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 122x122, 1964
Mirko Basaldella, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 122×122, 1964 – Lotto n. 480 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Considerato uno dei più significativi scultori italiani del XX secolo, Mirko Basaldella nasce a Udine nel 1910. Studia a Monza con Arturo Martini. Nel 1934 è a Roma col fratello Afro e qui tiene la sua prima personale nel 1934 alla Galleria della Cometa. Già nel 1935 è invitato alla Biennale di Venezia.

La scultura e pittura di Basaldella è caratterizzata fin dall’inizio da un espressionismo nutrito di un arcaismo primordiale assai personale. L’artista non abbandonerà mai questo stile dirompente che anzi acquisterà negli anni una particolare eleganza formale.

Dal biennio 1946-1947 è anch’egli influenzato dalla corrente post-cubista che però Basaldella declina in un particolare linguaggio neometafisico alla ricerca di un “fantasma mitico favoloso” di matrice anti-naturalistica. Vicina al dinamismo delle sue migliori sculture l’opera al lotto n. 480 “Senza titolo”. Lo spazio si confonde nella plasticità delle forme dove due figure sembrano ‘avvinghiarsi’ in un bacio. Stima: 9.000€/10.000€.

Bruno Ceccobelli, Luce nera, tecnica mista e collage su cartone ondulato applicato su tavola, 201x200 1985
Bruno Ceccobelli, Luce nera, tecnica mista e collage su cartone ondulato applicato su tavola, 201×200 1985 – Lotto n. 481 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 816

Un’opera della metà degli anni ’80 di Bruno Ceccobelli (Todi, 1952) al lotto n. 481 “Luce nera”.

Sono probabilmente gli anni in cui l’artista si è imposto maggiormente all’attenzione della critica. Frequentata l’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja infatti espone a Roma, in Austria, a Parigi, per approdare nel 1984 alla Biennale di Venezia.

È proprio in questi anni che Ceccobelli partecipa alle attività della cosiddetta Nuova Scuola Romana o Scuola di San Lorenzo nella cornice dell’ex Pastificio Cerere (con Tirelli, Pizzi Cannella, Nunzio, Dessì, Gallo). Come ebbe ad affermare il critico Achille Bonito Oliva artisti “tutti portatori di poetiche individuali e tutte affluenti in una comune mentalità estetica e visione morale dell’arte”.

L’arte di Bruno Ceccobelli ha una forte connotazione spirituale che attinge ad una simbologia multiculturale alla quale combina una azione ed una riflessione sugli oggetti ready made, sui materiali tradizionali e la manualità. Stima: 12.000€/15.000€.