Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Pananti – 27 Giugno 2016 (n. 116) – Firenze, Arte di Ricerca per la Ricerca

La Galleria e Casa d’Aste Pananti di Firenze ha organizzato per il 27 giugno 2016, ore 17.00, l’asta Arte di Ricerca per la Ricerca (n. 116), asta solidale di opere d’arte contemporanea a favore di Telethon. Tutte le opere sono state donate dagli artisti. I compratori saranno esenti dal pagamento dei diritti d’asta. Segnaliamo e approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Gregorio Botta, Senza titolo, vetro, cera, pigmenti e carta di riso, 23x84x4, 2004
Gregorio Botta, Senza titolo, vetro, cera, pigmenti e carta di riso, 23x84x4, 2004 – Lotto n. 16 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Il piombo, il ferro, il lino, la cera fusa, il fumo sono i materiali ‘poveri’ del napoletano Gregorio Botta (classe 1953), romano d’adozione.

Negli anni ’80 Botta frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma diplomandosi con Toti Scialoja nel 1984.

Interessato ai concetti di caducità ed essenza del reale le sue opere parlano una lingua metafisica, solenne e biblica. Botta usa gli elementi: l’acqua, la luce, il fuoco ed ogni ‘installazione’ è anche un rituale d’iniziazione alla conoscenza di un segreto che però non fa catechismo e rimane indefinito.

Usa le parole Botta, le scava, le incide sui materiali. Le parole che sono divinazione, i tentativi dell’uomo di rappresentare ogni significato ed anche ‘il significato’. Ama molto e spesso cita Emily Dickinson: “Questo Mondo non è Conclusione. / Un seguito sta al di là / Invisibile, come la Musica / Ma concreto, come il Suono / Accenna, e sfugge”.

Il lotto n. 16 “Senza titolo” in vetro, cera, pigmenti e carta di riso è una sorta di sindone dove si legge un ancora un segno, opaco, del sangue versato; ma anche una pupilla, un occhio venato che osserva, un organismo; e sopra un paesaggio, un vento bianco, un tempo che non lascia traccia né respiro. Stima: 3.000€/3.500€.

Enzo Cacciola, 2-3-1975, cemento su tela, 100x70,1975
Enzo Cacciola, 2-3-1975, cemento su tela, 100×70,1975 – Lotto n. 17 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

I “cementi” di Enzo Cacciola (lotto n. 17 “2-3-1975”) degli anni ’70 realizzati con polvere di cemento o asbesto impastati a materiali vinilici e stesi su tela, sono  i lavori migliori per descrivere l’approccio analitico dell’artista di Arenzano alla pittura.

Cacciola in quegli anni si interessa al processo di elaborazione e di scomposizione degli elementi costituenti dell’opera d’arte. In un certo senso la sua è una operazione concettuale che vuol far riflettere sul ruolo dell’artista/artigiano, dell’opera e su quello dello spettatore.

Ma quella dell’artista non è solo un’operazione demistificatoria. Cacciola crede nell’arte e nella sua missione di ricomposizione di un senso (concetto che esemplificherà meglio nei multigum realizzati dal 2000): il cemento è, a questo riguardo, un segno semplice, un simbolo aperto e poi immutabile e, allo stesso tempo, una costruttiva evidenza. Stima: 6.500€/7.000€.

Enrico Castellani, Superficie bianca, acrilico su tela a rilievo, 50x70, 2014
Enrico Castellani, Superficie bianca, acrilico su tela a rilievo, 50×70, 2014 – Lotto n. 26 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Enrico Castellani nasce in provincia di Rovigo nel 1930 e studia in Belgio fino al 1956 diplomandosi all’École Nationale Superieure.

Dal 1957 è a Milano dove fonda con Piero Manzoni la rivista Azimuth i cui autori propongono un nuovo inizio, tecnologico e concettuale per l’arte italiana.

Di fatto Castellani è il padre dell’estroflessione. La sua prima “superficie a rilievo” risale al 1959, realizzata con centine e chiodi fissati dietro la tela a costituire quella che i critici hanno definito “ripetizione differente”: una sequenza di concavità e convessità della tela che, colpite dalla luce, generano vibrazioni e pattern visuali sempre mutevoli (si tratta di arte cinetica: infatti nel 1965 Castellani partecipa alla grande mostra The Responsive Eye al MoMa di New York).

Tarda ma comunque bella e storica quest’opera al lotto n. 26 “Superficie bianca” dove l’amore di Castellani per lo spazio ed il ritmo trova la sua naturale espressione. Stima: 120.000€/140.000€.

Michele Ciribifera, Ondanomala, acciaio inox e ardesia, 28x35.5x35.5, 2013
Michele Ciribifera, Ondanomala, acciaio inox e ardesia, 28×35.5×35.5, 2013 – Lotto n. 32 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Giovane artista perugino, classe 1969, al lotto n. 32 “Ondanomala”: Michele Ciribifera.

La scultura di Ciribifera contiene in sé una dualità inscindibile che lega organicismo a minimalismo.

Le tipiche ‘figure’ dell’artista rappresentano infatti genesi di eventi naturali attraverso semplici linee portanti di tensione (in vari materiali, industriali ma più spesso naturali) che trascendono ogni intento mimetico all’individuazione per preferire un impatto insieme interpretativo ed emotivo verso la realtà stessa e lo spettatore.

Conseguentemente ogni opera di Ciribifera è anche aperta, si lascia penetrare, e in questo modo consente anche di immaginare.

Da notare: l’artista ha al suo attivo una importante mostra al MACRO “ROMA. The Road to Contemporary Art”, sezione speciale “Out of Range”, 2011. Stima: 2.500€/3.500€.

Maurizio Donzelli, Mirror, tecnica mista in box, 45x39x5.5, 2015
Maurizio Donzelli, Mirror, tecnica mista in box, 45x39x5.5, 2015 – Lotto n. 45 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Maurizio Donzelli nasce nel 1958 a Brescia dove si forma e tuttora vive. Insegna per diversi anni “Teoria della percezione” e “Psicologia del colore” all’Accademia NABA di Brescia.

Le sue opere sono il frutto dell’elaborazione di questi interessi percettivi, tutti legati dal disegno come strumento e oggetto di interpretazione, reso mutevole nella intuizione immaginativa dello spettatore e nella tensione di luce, forme e colori.

Per Donzelli ogni artefatto creativo non deve scivolare “nel budello ristretto dell’opera/cosa” perché bellezza è immaginazione, è capacità di avvertire le infinite possibilità delle cose.

I suoi “Mirror” (lotto n. 45) sono box surreali, foreste di foglie dove si riflette la luce, trasparenze che rendono incerto il confine fra l’aldiquà e l’aldilà, la fantasia ed il reale. Stima: 3.400€/4.000€.

Remo Salvadori, Nel momento, piombo e acquerello su carta, 50x50x1, 2016
Remo Salvadori, Nel momento, piombo e acquerello su carta, 50x50x1, 2016 – Lotto n. 131 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

“Nel momento” è un ciclo di opere del toscano Remo Salvadori, artista formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, creato negli anni ’70 e poi ripetuto fino ad oggi.

Il lotto n. 131, “Nel momento” appunto, è un’opera in piombo forato geometricamente, aperto, che suggerisce l’ineluttabilità e allo stesso tempo l’immutabilità di un istante che doveva essere (il piccolo quadrato acquerellato in rosso), dove l’energia si colloca con precisione, fa forza in un punto, là dove un cuore batte in uno spazio che si può dare o non dare, che può essere pieno o vuoto.

Collocata da alcuni critici nell’ambito della transavanguardia è di più: arte concettuale qui quella di Salvadori, da interpretare, arte da iniziati nella precisione dei rapporti delle forme; ma anche indagine su stessi, pratica morale e fisica, di chi col lavoro sulla materia unisce ideale e reale: “il mio è un cammino in direzione di un desiderio di consapevolezza, quasi fosse ‘l’ascensione al monte ventoso’ di Petrarca, dove il percorso compiuto è anche un’introspezione”. Stima: 5.000€/6.000€.

Arcangelo Sassolino, Senza titolo, acciaio fuso su carta, 71x101, 2014
Arcangelo Sassolino, Senza titolo, acciaio fuso su carta, 71×101, 2014 – Lotto n. 134 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Artista in ascesa Arcangelo Sassolino, seguito dall’importante gallerista berlinese Ronaldo Anselmi e dalla Galleria Continua di San Gimignano. Reduce da mostre di primo piano a St. Louis, Francoforte ed alla Gagosian Gallery di Roma.

Sassolino introduce nelle sue opere, spesso installazioni, materiali eterogenei, industriali e naturali. Li mette in tensione, realmente e metaforicamente, anche utilizzando veri e propri motori di movimento che generano reazioni di stress e forte impatto emotivo sullo spettatore.

Temi della sua ricerca sono la forza, sia meccanica che naturale, e l’energia che nasce dalla lotta, riprodotte in una magnificazione artificiale, realisticamente artificiosa, giocosa e insieme dolorosa della realtà.

Al lotto n. 134 “Senza titolo”, un acciaio fuso su carta del 2014. La fusione e liquefazione del metallo danno vita ad un groviglio organico che di fatto è il prodotto di una applicazione di forze e materiali che, dal caos, originano un nuovo ‘senso’. Stima: 3.500€/4.000€.

Giuseppe Uncini, Senza titolo, acquerello su carta a mano Fabriano, 56.5x76.5
Giuseppe Uncini, Senza titolo, acquerello su carta a mano Fabriano, 56.5×76.5, 1977 – Lotto n. 148 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Buon anno, 1977, per il lotto n. 148 “Senza titolo”, acquerello su carta a mano di Fabriano, di Giuseppe Uncini.

Classe 1929, originario di Fabriano, si forma a Roma dove nel 1962 è fra i promotori del Gruppo Uno, gruppo di artisti (con lui N. Frascà, P. Santoro, A. Pace, N. Carrino, G. Biggi) che proponeva la rifondazione in termini razionali del linguaggio visivo oltre l’imperante informale.

Alla fine degli anni ’50 Uncini dà vita ai suoi primi cementi armati: tavole di cemento grezzo rinforzato da ferri e reti, ciclo che continuerà fino alla morte. In queste opere geometriche l’artista approfondisce analiticamente il concetto di creazione artistica stessa (processo e materiali) aprendo però anche all’indagine sull’interazione con spazi e fruitori.

Al lotto n. 148 “Senza titolo” un probabile progetto per una delle sue sculture. Stima: 6.000€/7.500€.

Venturino Venturi, Senza titolo, legno inciso, 105x65, 1965
Venturino Venturi, Senza titolo, legno inciso, 105×65, 1965 – Lotto n. 149 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna in provincia di Arezzo nel 1918. La sua adolescenza però la passa in Francia e poi in Lussemburgo dove deve seguire, piccolissimo, il padre scalpellino. Tornerà a Firenze soltanto nel 1936.

Qui si forma come scultore alla scuola di Libero Andreotti e poi di Bruno Innocenti. Lo stile delle sue opere risentirà della lezione dei maestri oltre che della pratica amata del disegno e della formazione da scalpellino che lo porteranno ad un particolare e minimale taglio delle forme. I suoi soggetti sono i più variegati. Ha una predilezione per temi d’impegno socialista, ereditati dal padre, e una profonda religiosità che l’artista riesce a conciliare.

L’opera al lotto n. 149 “Legno inciso” sembra una sperimentazione insieme spaziale e cinetica dell’artista che nel 1947 rifiutò l’invito di Fontana a aderire al “Manifesto dello spazialismo”. Stima: 5.000€/6.000€.

Eduard Winklhofer, Senza titolo, olio, acrilico e grafite su tela, 105x105
Eduard Winklhofer, Senza titolo, olio, acrilico e grafite su tela, 105×105 – Lotto n. 151 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 116

Bella opera dell’artista austriaco Eduard Winklhofer al lotto n. 151 “Senza titolo”. Nel 1993 è assistente alla cattedra di Pittura di Jannis Kounellis all’Accademia di Belle Arti di Düsseldorf, dove attualmente risiede.

L’opera di Winklhofer trova forse la sua espressione migliore nelle sculture ed installazioni spesso realizzate in situ per cui l’artista rivela una particolare sensibilità. Le costanti del suo lavoro comunque, anche nelle opere pittoriche, sembrano vertere su alcuni temi e caratteristiche ricorrenti. Volontà di ottenere effetti di straniamento, processi di svelamento / mascheramento di un messaggio, limitata cromia tonale, desiderio di ‘soffocamento’ dello spettatore.

Di fronte alle sue opere infatti si rimane in silenzio. È un silenzio che nasce dalla soggezione causata dalla forza con cui il segno e le forze aggrediscono, ma anche dal desiderio di chiedere, farsi spiegare che si sprigiona nello spettatore.

Al lotto n. 151 un’opera organizzata come su righe di un diario, dove una scrittura cancellata in bianco sembra raccontare una storia in sottofondo, un paesaggio di distruzione. Stima: 1.500€/2.000€.