Asta n. 8 Studio d’Arte Borromeo – 25 Febbraio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 febbraio 2017 l’asta n. 8 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Studio d’Arte Borromeo. La prima sessione (lotti 1-295) e la seconda sessione (lotti 301-556) si terranno rispettivamente alle ore 9.30 ed alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24x34, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24×34, 1950 – Lotto n. 174 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Scrive Marco Moretti in “Gualtiero Nativi. Itinerario di un’avventura artistica” (introduzione al Vol. I del Catalogo Generale delle Opere di Gualtiero Nativi, p. 34): “La purezza di quella sintassi formale e cromatica con cui l’artista aveva tradotto negli anni Quaranta sulla carta e sulla tela con titoli come Simbolo, Strutture dinamiche, Tensioni, veniva registrata nel nuovo decennio con attribuzioni dolorosamente allusive: Frattura, Forme chiuse, Frammento di lotta, Immagine prigioniera; titoli che rispecchiavano negativi stati d’animo, alternati ad altri di novella speranza costruttiva […]”.

L’opera al lotto n. 174 “Frattura” del pistoiese Gualtiero Nativi si colloca infatti in un anno importantissimo e di conflitto: è l’anno in cui un gruppo di artisti fiorentini (Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Mario Nuti e appunto Nativi) firma il manifesto dell’astrattismo classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

“[…] E all’opera in definitiva noi rimandiamo per il suo contenuto politico, per la realtà ch’essa nega, per la realtà ch’essa pone. Per la realtà che nega: e a nostro avviso essa nega ogni deformazione del reale […] e ogni ricerca di rifugio, di evasione […] e più ancora il surrealismo e la metafisica” (Dal “Manifesto dell’Astrattismo Classico”, 1950). Stima: 3.000€/3.200€.

Agostino Ferrari, Segno - Forma- Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972
Agostino Ferrari, Segno – Forma – Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972 – Lotto n. 361 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera che riassume tutto il percorso artistico di uno dei protagonisti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 361 “Segno – Forma – Colore”.

È infatti nel 1962 che Agostino Ferrari, assieme ad Arturo Vermi, Angelo Verga, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e il poeta Alberto Lùcia dà il via ad una sperimentazione militante e ad una ‘esperienza’ artistica che ha per bersaglio il nichilismo dell’informale e della pop art.

Agli anni ’60 appartengono le opere in cui Ferrari approfondisce la ricerca sul segno, ora grafico ora scritturale, e sulla forma. Il tentativo è quello di una ridefinizione minimale del linguaggio allo stesso tempo analitica e concettuale. L’artista non disdegna di strizzare l’occhio alle coeve tendenze cinetiche di approfondimento degli effetti ottico/percettivi.

“Segno – Forma – Colore” rappresenta una summa del messaggio artistico di Ferrari che proprio nel 1971 introduce le prime superfici in rilievo, presenti in questa opera (segni positivi e negativi), la cui tensione successivamente amplifica attraverso l’uso il colore.

L’artista indaga le interrelazioni di elementi primari (appunto segno, forma, colore) nello spazio e le dinamiche psicologiche messe in atto sullo spettatore da tale connubio. Opera bella ed efficace. Stima: 17.000€/19.000€.

Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60x60, 1990
Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60×60, 1990 – Lotto n. 376 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Luci, elementi mobili, specchi, colori sono le componenti della ricerca visuale dell’artista argentino Julio Le Parc, animatore del  G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nella Parigi degli anni ’60.

Luoghi fantastici, labirinti pirotecnici sono il prodotto reale e immaginato sulla tela della concezione artistica di Le Parc, sviluppata sempre nella prospettiva di un coinvolgimento attivo dello spettatore nello spazio artistico.

Nel 1974 l’artista argentino inizia il ciclo delle cosiddette “Modulazioni” con cui torna all’uso della superficie. Il pittore approfondisce l’indagine sulla gamma dei 14 colori e la loro combinazione e sull’uso della luce con una finalità di distorsione ottica e illusionistica di natura cinetica.

Le “Alchimie”, qui al lotto n. 376, sono la continuazione diretta di tale ricerca negli anni subito successivi. In esse prendono vita quegli stessi spazi artificiali che Le Parc aveva creato fisicamente. Si tratta di spazi matematicamente perfetti e studiati che confondono i livelli di profondità. Le Parc dà vita ad una sinestesia assurda ma verisimile di riflessi, luci, scie, pesi e contrappesi che coinvolgono magicamente lo spettatore, intrappolandolo in un gioco-labirinto onirico e surreale. Stima: 18.000€/20.000€.

Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997
Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997 – Lotto n. 387 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Ancora la psicologia della percezione è di scena al lotto n. 387 “Break dance street” di Alberto Biasi, protagonista dell’arte programmata e delle ‘nuove tendenze’ degli anni ’60.

La sollecitazione retinica dello spettatore è l’obiettivo dei veri e propri ‘dispositivi’ realizzati dall’artista padovano Alberto Biasi. Dispositivi che mettono in moto la percezione di chi guarda.

C’è nelle opere di Biasi una ricerca scientifica (comune a quella del celebre Gruppo N) che rinnega ogni soggettivismo e principio di autorialità e che mira allo stesso tempo ad agire sulla realtà.

Le opere più tarde dell’artista inoltre, fatto avvertibile già dall’inizio degli anni ’70, accentuano una componente emozionale del fare pittorico di Biasi. Componente che rende queste opere, a nostro giudizio, esteticamente più riuscite.

Dai “rilievi ottico-dinamici” l’artista passa alle “dinamiche visive”. La torsione delle lamelle in pvc amplifica il meccanismo di moto percettivo rendendolo anche più imprevedibile di fronte agli stati d’animo e alla condizione psicofisica dello spettatore.

Di più: come in questa opera in asta, l’artista introduce un tema. Attraverso il ritmo ellittico e coloristico, Biasi strizza l’occhio, cita di fronte al fruitore. Una complicità che lo rende nuovamente artista, creativamente umano. Stima: 23.000€/25.000€.

Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70x100, 1966
Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70×100, 1966 – Lotto n. 391 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Vanna Nicolotti nasce a Novara nel 1929. Compie gli studi all’Accademia di Brera con Achille Funi e Mauro Reggiani.

L’esordio ufficiale come artista risale al 1963 (presso Vismara Arte) a Milano e colloca l’artista novarese all’interno delle ricerche spaziali condotte da Lucio Fontana.

“Gli oggetti di Vanna Nicolotti”, scrive nel 1971 il critico Pierre Restany “sono oggetti critici che ci costringono a combattere l’automatismo e i riflessi a tic della visione. (…) Il fascino dell’intero percorso sta nel mistero inerente a ogni oggetto, trappola per la visione, apertura spalancata verso l’oltre delle cose”.

L’artista lavora su due piani: uno sovrastante, tagliato per far entrare la luce, e quello sottostante, pittorico, dove inizialmente, come in questa opera, si conserva un riferimento figurativo. Sono “strutture variate”, come nell’arte cinetica e programmatica, ma che conservano un alone di mistero, un interrogativo su come guardare il mondo non soltanto critico ma anche speculativo.

Opere come questa in asta al lotto n. 391 “Passaggio obbligato” che la Nicolotti espone a Londra nel 1964 e poi ancora a Milano alla Galleria Pater proprio nel 1966.

Si tratta di spazi percettivi e contemplativi. L’artista novarese in particolare approfondirà negli anni Settanta la componente mistica e orientaleggiante inerente alle sue creazioni.  I cicli dei “Mandala” e delle “Porte” hanno infatti come antecedenti proprio queste prime sperimentazioni degli anni ’60. Stima: 11.000€/13.000€.

Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130x162, 1971
Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130×162, 1971 – Lotto n. 415 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Nato a Napoli nel 1933 Guido Biasi frequenta nella città partenopea l’Accademia di Belle Arti. Partecipa negli anni ’50 al movimento Pittura Nucleare. Nel 1957 sottoscrive, con Mario Colucci, Piero Manzoni, Ettore Sordini e Angelo Verga, “Il manifesto per la pittura organica”  e poi il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti.

In queste dichiarazioni programmatiche è manifesto l’interesse dell’artista per la realtà e l’elaborazione dell’immagine.

“A dispetto di ogni irrealtà, il nostro lavoro denuncia la consapevolezza più lucida della nostra vita fisica. Contrariamente a ogni astrazione e ad ogni vano decorativismo, noi realizziamo non una visione ideale ma una specie di traduzione plastica delle emozioni più intime della nostra coscienza: l’arte ha così modo di diventare una continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici […]”

Interesse per le immagini e la percezione che è all’origine, alla fine degli anni ’60, degli originalissimi cicli delle “mnemoteche” e delle “museologie”. Nelle “mnemoteche” del 1970 l’artista tratta la memoria alla stregua di un archivio mentale di ‘immagini citate e immaginate’ cercando di ridurle analiticamente a uno spettro percettivo, di descriverne l’onda di segnale, lo spettro di calore.

Da poesia a realtà fra immagine e immaginazione, non dimenticando il nostro bagaglio culturale. Lotto n. 415 “Turner’s dream”. Stima: 8.000€/9.000€.

Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974
Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974 – Lotto n. 438 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un piccolo ma bellissimo cemento e asbesto su tela “18-10-1974” di Enzo Cacciola al lotto n. 438. L’artista di Arenzano (classe 1945) è uno dei migliori rappresentanti della nostrana “pittura pittura” o pittura analitica.

Già dal 1973 Cacciola conduce sperimentazioni con polvere di cemento e/o asbesto unita a colle viniliche.

Come ha ben scritto Claudio Cerritelli in “Enzo Cacciola Continuità e interferenze (1974-2009)” (in Arte Contemporanea, Bimestrale di Informazione e Critica d’Arte, Anno 6, Numero 30, gennaio-febbraio 2012):  “[…] Opere di forte radicalità sono anche quelle realizzate con magma di amianto e materiale vinilico, in questo caso la forma e l’informe superano la loro apparente antinomia evidenziando la possibilità di congiungere energie contrapposte, la saturazione e il movimento, la compattezza e la vibrazione, il limite e lo sconfinamento. La spazialità concettualmente definita non è per Cacciola un dogma ma uno spazio in profonda tensione con le qualità artigianali e industriali dei materiali che producono molteplici sembianze, esiti differenti, aspetti non totalmente assorbiti dalla logica analitica ma capaci di interpretarne il rigore sempre alla luce della sensibilità manuale”. Stima: 3.800€/4.000€.

Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40x60, 1970
Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40×60, 1970 – Lotto n. 452 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Giorgio Griffa è uno dei due invitati alla Biennale di Venezia 2017 con Riccardo Guarnieri. Protagonista del ‘ritorno alla pittura’ nei primissimi anni ’70 tutta la ricerca di Griffa si è incentrata nella riscoperta di una ‘valenza del fare’ che ha trovato le proprie radici nel colore e nella gestualità.

In bilico fra arte povera nei materiali e arte analitica nel riduzionismo delle forme e del segno l’arte dell’artista torinese non ha però mai perso una  emotività fanciullesca che gli deriva da una istintiva sensibilità.

L’opera al lotto n. 452 “Obliquo” appartiene al primo dei cicli pittorici di Griffa e già contiene in nuce tutti gli stilemi della sua produzione successiva. Sono i “segni primari”: forme ripetute ma sempre diverse, anafore variabili e non finite che contrassegnano il prendere vita della pittura stessa, in un organicismo che assimila il colore e il segno a pure individualità di uno stesso dominio d’esistenza. Stima: 11.000€/13.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008 – Lotto n. 488 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

È stato vincitore del Premio “Duemila” per i giovani alla Biennale di Venezia del 1987 e Menzione d’onore alla Biennale del 1995 lo scultore di Cagnano Amiterno Nunzio di Stefano.

Spazio, luce e materia sono le componenti primarie del lavoro di Nunzio. Dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza lamine, ferro, piombo parallelamente alle combustioni.

Negli stessi anni Nunzio ha esposto con gli artisti della cosiddetta Scuola Romana (Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Nunzio appunto).

Sono gli artisti del ‘ritorno alla pittura’, che il critico Achille Bonito Oliva cercò di etichettare con la definizione di “Transavanguardia fredda”. Ma ognuno di questi artisti in seguito ha elaborato una poetica personale.

Artista ormai consacrato, nel 2005 gli é stata dedicata un’ampia antologica al MACRO di Roma.

Bellissima e di dimensioni importanti l’opera al lotto n. 488 “Senza titolo” dove le forme sembrano avere trovato collocazione nello spazio senza interventi pittorici. Le superfici sono ricettacolo di una vita che sembra originarsi per magia dalla muta materia in un miracolo di luce. Stima: 55.000€/65.000€.

Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80x55, 1958
Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80×55, 1958 – Lotto n. 516 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera storica di uno degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 516 “Ferita”. Si tratta di un’opera degli anni ’50 quindi antecedente anche la prima personale presso la Galleria La Salita di Roma nel 1960.

La formazione di Angeli in quegli anni è quella di un’autodidatta che si approccia alla pittura in maniera istintiva risentendo di un vissuto assai sofferto durante gli anni della guerra. Assiste al bombardamento di San Lorenzo, che lo turba fortemente.

Le prime opere dell’artista romano, che risalgono al 1957, sono nel segno di un linguaggio informale fatto di materia e toni cupi uniti a cromie intense (per lo più rosse).

Angeli è chiaramente influenzato dalle esperienze di Burri che declina però con un forte imprinting personale. Angeli usa garze e velature con una manualità che deve molto, in questa prima fase, anche  delle tecniche di tappezzeria apprese in questi anni per sostenere la madre dopo la morte del padre.

Eppure c’è già tutto l’Angeli pop in questa tela: nella simbologia del dolore e nel distacco che ottiene attraverso le velatine, che continuerà sempre ad usare. Una decontestualizzazione critica del vissuto personale e storico che sarà il suo contributo maggiore. Stima: 20.000€/22.000€.

Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81x100, 1965
Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81×100, 1965 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

“La grande nuvola” di Tano Festa al lotto n. 529 è un’opera assai rappresentativa della produzione importante di uno dei capofila della Scuola romana di Piazza del Popolo.

Siamo negli anni della Hollywood sulle sponde del Tevere, anni in cui Roma ferve di energia culturale e brulica di intellettuali. Nel 1965 apre il mitico Piper dove risuona la musica internazionale e Schifano è di Casa.

E quest’opera al lotto n. 529, oltre a esprimere a pieno il linguaggio poetico di Festa con i regoli che scandiscono i piani della visione, i cerchi a marcare i tempi dell’immagine e il desiderio d’assoluto simbolico della nuvola; è anche il ritratto gioioso di questo mondo che si apre alla speranza, fervido di idee e aspirazioni. Mondo che sarà disilluso presto, alla fine del decennio, con la morte di Pino Pascali e con la crisi del sistema politico e ideologico della Prima Repubblica negli anni ’70. Stima: 60.000€/70.000€.

Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 540 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Gianni Emilio Simonetti è stato fra i protagonisti italiani del movimento Fluxus assieme a Giuseppe Chiari. In asta al lotto n. 540 “The early Gutenberg period” una delle originalissime mappae mundi degli anni ’60.

Un flusso spazio-temporale sono le vere e proprie ‘storie’ che l’artista racconta sulla tela utilizzando piccoli oggetti, frammenti, connessioni, associazioni mentali, dichiarazioni. Mappe che rappresentano insieme il tutto e l’infinitamente piccolo, dove l’artista cerca una formalizzazione del mondo degli oggetti ma anche dell’universo personale delle idee.

È così che l’opera diventa una summa, l’idea che prende forma nello spazio non come intuizione ma elaborazione, non dalla semplicità ma dalla complessità. Ritmi, rime, metafore, simboli, enjambment di un processo di “artificazione” che restituisce una pura e vibrante “poesia visiva”.

Negli ultimi anni c’è stata un vera riscoperta di Simonetti da parte del meracto.

Professore presso il Politecnico e lo IED di Milano, l’artista ha condotto anche  il Laboratorio di Artiterapie al Centro Diurno Luvino di Luino presso la Psichiatria del Verbano. Stima: 13.000€/15.000€.

Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009
Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009 – Lotto n. 555 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Una giovanissima artista al lotto n. 555 “B01” Francesca Pasquali, classe 1980.

Bolognese, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della città segnalandosi già nel primo decennio degli anni 2000 con importanti premi: il “Premio DAMS” nel 2006, il “Talent Prize” nel 2009, il “Premio Arte Laguna” nel 2010.

L’artista crea suggestioni e illusioni organico/naturali attraverso l’uso di materiali industriali e polimerici che riconducono il suo lavoro nell’ambito dell’arte povera.

Non estranea al suo approccio la componente cinetica attraverso la quale l’artista cerca un coinvolgimento dello spettatore sia dal punto di vista percettivo che attivo.

Opera dall’aspetto magmatico questa in asta dove il gioco di trasparenze in bianco dei materiali suscita nello spettatore il dubbio fra artificio e naturalità, consistenza granitica e riproduzione. La scabrosità dei materiali incita ad essere toccata, in un’arte che vuole essere così vicina al mondo da farsi esperienza. Stima: 7.500€/8.000€.

Asta Meeting Art n. 812 – Sabato 17 e 24 e Domenica 18 e 25 Settembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VIII

Le ultime quattro sessioni dell’asta n. 812 “Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea” della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 17-18 e 24-25 settembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Piero Ruggeri, Nero Roch, olio su tela, 110x130, 1990
Piero Ruggeri, Nero Roch, olio su tela, 110×130, 1990 – Lotto n. 464 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Artista torinese, Piero Ruggeri inizia la carriera artistica nel 1955. L’anno seguente si diploma alla prestigiosa Accademia Albertina di Belle Arti.

Dopo un breve inizio figurativo, con il quale comunque da subito è presente alla Biennale di Venezia, la ricerca dell’artista si orienta verso l’informale.

La pittura di Ruggeri è tuttavia una pittura descrittiva nella quale la libera gestualità è lo strumento per rappresentare espressioni e sensazioni, “paesaggi veri e dell’anima”, come è stata ben intitolata una mostra a lui dedicata.

Roveti, labirinti, stesure di colori sono alcuni dei soggetti di Ruggeri le cui opere, fitte di intertestualità con la letteratura e la pittura, tornano però sempre alla materia con uno sguardo sensibile sulla natura. Sensibilità che si acuisce in particolare dall’inizio degli anni ’70 quando l’artista si ritira nel piccolo borgo natale di Battagliotti al limitare di un bosco.

Cinquant’anni di pittura quelli dell’artista, scanditi da un informale a volte puro (come negli anni ’90, qui al lotto n. 464 “Nero Roch”) altre più vicino alla figurazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Roberto Marcello Baldessarri, Dinamismo di forme (forme dinamiche 15), olio su tela, 40.5x56.3, 1915
Roberto Marcello Baldessari, Dinamismo di forme (forme dinamiche 15), olio su tela, 40.5×56.3, 1915 – Lotto n. 503 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Opera strepitosa di Roberto Marcello Baldessari, conosciuto come “Iras” al lotto n. 503 “Dinamismo di forme (forme dinamiche 15)”.

Siamo nel 1915 e il giovane e talentuoso artista nato a Innsbruck si è appena trasferito a Firenze. Qui frequenta il fervente ambiente intellettuale del Caffè Giubbe Rosse, e di lì a poco aderisce al Futurismo.

Siamo in pieno futurismo anche se spesso Baldessari viene fatto appartenere al cosiddetto “secondo futurismo” (secondo la definizione di Enrico Crispolti).

Di più: in quest’opera c’è già una ricerca “astratta” non presente né nel dinamismo ‘oggettivo’ di Boccioni (che muore nel 1916), né nelle coeve opere di Balla che in questi anni sta affrontando le tematiche del movimento nei suoi studi cinetici. Fantastiche le “velature” tipiche dell’artista. Stima: 36.000€/40.000€.

Gianni Dova, Senza titolo, tempera su tavola ovale, 48.3x80, 1950
Gianni Dova, Senza titolo, tempera su tavola ovale, 48.3×80, 1950 – Lotto n. 515 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Opera giovanile dell’artista romano Gianni Dova al lotto n. 515 “Senza titolo”.

Trasferitosi a Milano nel 1939 frequenta l’Accademia di Brera e si avvicina al gruppo di Corrente di Ernesto Treccani. Nel 1946 firma il Manifesto del realismo (Oltre Guernica). Nel 1948 aderisce allo spazialismo di Fontana e si avvicina al contempo alle istanze del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

L’elegante opera al lotto in asta è appunto un esempio della ricerca astratto-geometrica dell’artista ed è vicina ad opere dello stesso tipo del grande amico ‘milanese’ Roberto Crippa con cui Dova già da tempo ha instaurato un sodalizio artistico orientato al “concretismo”. Stima: 5.000€/6.000€.

Mario De Luigi, G.N. 102,grattage nero su tela, 80x80, 1957
Mario De Luigi, G.N. 102, grattage nero su tela, 80×80, 1957 – Lotto n. 518 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

I grattage del trevigiano Mario De Luigi lo collocano a pieno nel movimento spaziale. De Luigi aderisce al movimento nel 1951 ma inaugura anche un personale percorso nell’arte astratta.

La ricerca sulla luce sarà l’ossessione di De Luigi per il resto della vita: luce vista come segno, spiraglio oltre la figura, una chiave di lettura esistenziale che prova a comprendere i fenomeni.

Come per Fontana dunque la ricerca di De Luigi non è verso uno spazio nuovo ma verso un’idea, uno strappo di consapevolezza che l’artista ha sul mondo, “la cesura improvvisa di questo nostro esistere nello spazio dal quale detta luce proviene e procede”, come l’artista ebbe a dichiarare in una intervista radiofonica del 1962.

Un desiderio di comprensione che l’artista esternava anche nella vita di tutti i giorni.  Visitando lo studio di De Luigi presso Palazzo Fortuny a Venezia negli ultimi anni di vita (1971-1978), per esempio, si potevano notare alle pareti delle riproduzioni di dipinti di Vermeer appesi al contrario. In questo modo l’artista intenzionalmente sottolineava lo svuotamento di significato e la trascurabilità di ogni riferimento figurativo in favore di una percezione solo luministica dell’opera.  Stima: 36.000€/40.000€.

Arturo Vermi, Diario, tecnica mista su carta intelata, 92.8x68.2, 1963
Arturo Vermi, Diario, tecnica mista su carta intelata, 92.8×68.2, 1963 – Lotto n. 673 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Dopo un inizio vicino a certi aspetti dell’espressionismo tedesco negli anni ’50 Arturo Vermi già sul finire del decennio si orienta verso quelle esperienze informali che nella Brera dei primi anni ’60 rinnegherà fondando con Ettore Sordini e Angelo Verga il Gruppo del Cenobio nel 1962 (si aggiungeranno poi Agostino Ferrari e Ugo La Pietra).

Il lotto n. 673, del 1963, è uno dei suoi celebri “Diari”. Si tratta di ‘segni’ con cui l’uomo artista testimonia la propria presenza nello spazio e le sue infinite possibilità. Sono segni primitivi con cui allo stesso tempo si cerca di comunicare una volontà di azzeramento del linguaggio e e di rinascita, ma anche una resistenza: sono le parole ancora da scrivere, un mondo ed una visione del mondo ancora, ma necessariamente, da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine Frontale, polimaterico su tela, 73x92, 1962
Mario Bionda, Immagine Frontale, polimaterico su tela, 73×92, 1962 – Lotto n. 693 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Si forma alla scuola di Felice Casorati il torinese Mario Bionda (classe 1912). Contagiato dal neocubismo nel primo dopo guerra, negli anni ’50 abbraccia l’informale.

Firma nel 1956 il Manifesto antiestetico con Ralph Rumney e Costantino Guenzi.

Nei primi anni ’60 crea opere dal sapore informale ma che evocano un sentito organicismo della natura e della luce. L’artista le realizza impiegando colori grigi e ocra, e mescolando sabbie, caolino, argilla. Il lotto n. 693 “Immagine frontale” ne è un bell’esempio.

Negli stessi anni espone in numerose personali: Galleria Schuler, Berlino, 1960; Lucerna, Museo d’Arte, 1960; Biennale Internazionale di San Paolo del Brasile, 1961; Galleria Appel, Francoforte sul Meno 1962. Stima: 6.000€/7.000€.

Riccardo Guarneri, Superficie grafica con costruzione n. 64, acrilici su tela, 80x60, 1963
Riccardo Guarneri, Superficie grafica con costruzione n. 64, acrilici su tela, 80×60, 1963 – Lotto n. 703 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Il lotto n. 703 “Superficie grafica con costruzione n. 64” rientra fra le opere che inaugurano una ricerca personalissima dell’artista fiorentino Riccardo Guarneri.

Pittore informale alla fine degli anni ’50, è dopo un’esperienza in Germania, a Dusseldorf, dove conosce e frequenta artisti del calibro di Otto Piene, Peter Brüning, Hansjorg Glattfelder, che metta a punto il suo linguaggio: “la frequentazione degli amici tedeschi […] mi suggerì delle vie d’uscita dall’informale, mi incoraggiò nella ricerca della pittura. Nelle mie tele c’erano già delle proposte nuove di luce e i primi effetti di trasparenza. Poi i miei quadri informali astratti cominciarono a schiarirsi e la ricerca della luce rinnovò in me l’amore per il paesaggio del Nord […] quella luce cristallina, senza umidità, senza peso. È così che schiarendo i toni sempre di più, sottraendo materia, decantando, arrivai al silenzio del bianco. Ma non fu una scelta improvvisa”.

Pittura minimale, analitica, cinetica ma soprattutto esistenzialista quella di Guarneri, pittura che cerca un senso sfuggendo sia alla rigidità del ‘concretismo’ che al ‘disimpegno’ dell’informale.

Invitato alla XXXIII Biennale di Venezia nel 1966, condivide la sala con Agostino Bonalumi e Paolo Scheggi. Stima: 3.000€/4.000€.

Enzo Cacciola, 7-11-1975, cemento su tela, 20x80, 1975
Enzo Cacciola, 7-11-1975, cemento su tela, 120×80, 1975 – Lotto n. 706 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Enzo Cacciola è uno dei più originali rappresentanti della pittura analitica.

Partecipa alla mostra Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Dusseldorf nel 1975 presentando opere in cemento che approfondiscono ed elaborano le problematiche relative ai dati linguistici delle superfici.

L’operazione analitica dell’artista di Arenzano inoltre svela anche la natura concettuale della sua personalità, in particolare nell’analisi del rapporto fra opera e autore, che si manifesterà nei cicli pittorici e nelle performance degli anni successivi.

Buone le dimensioni e l’anno del lotto al n. 706 “7-11-1975” del 1975. Stima: 9.000€/10.000€.

Jorge Eielson, Paesaggio infinito - Serie III-2, cemento e tecnica mista su tela, 100x130, 1960
Jorge Eielson, Paesaggio infinito – Serie III-2, cemento e tecnica mista su tela, 100×130, 1960 – Lotto n. 716 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Pittore, scultore, scrittore e poeta peruviano Jorge Eielson è un artista che si forma in Europa (è a Parigi nel 1948 e dall’inizio degli anni ’50 a Roma in Italia) ma che manterrà nella sua opera un continuo richiamo alle proprie origini ‘andine’.

Le serie dei “labirinti” e dei “nodi” sono sicuramente fra le più celebri della produzione di Eielson, che tuttavia è artista eclettico.

Il lotto n. 716 “Paesaggio infinito – Serie III-2” è un esempio delle opere della fine degli anni ’50: Eielson impiega materiali eterogenei: sabbia, cemento, marmo polverizzato in un paesaggismo d’impressione e meditativo in bilico fra astrattismo e figurazione.

In seguito introdurrà nelle opere l’immagine umana, evocata e simboleggiata attraverso gli indumenti: jeans, camicie, giacche, abiti.

Da questa sperimentazione sui vestiti, strappati, piegati attorcigliati, Eielson scoprirà il nodo, che presenterà nei “quipus” alla Biennale di Venezia del 1964. Nella tradizione Inca i ‘quipus’ erano costituiti da cordicelle annodate legate ad una corda più grande: si pensa che fossero utilizzati anche per calcoli astronomici e formule magiche. Sperimentalismo tipico delle avanguardie europee, ricerca spirituale d’impronta buddista. Stima: 10.000€/12.000€.

Michelangelo Pistoletto, Scimpanzé, serigrafia su lastra d'acciaio, 100x70, esemplare 134/200
Michelangelo Pistoletto, Scimpanzé, serigrafia su lastra d’acciaio, 100×70, esemplare 134/200 – Lotto n. 783 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Le superfici specchianti di Michelangelo Pistoletto (qui al lotto n. 783 “Scimpanzé”) sono una delle creazione più originali e rappresentative dell’arte povera dell’artista di Biella.

“Quando nel 1961, su un fondo nero, verniciato fino a diventare specchiante, ho cominciato a dipingere il mio viso, l’ho visto venirmi incontro, staccandosi nello spazio di un ambiente in cui tutto si muoveva, e ne sono rimasto scioccato. Mi sono anche accorto che non dovevo più guardarmi in un altro specchio, ma che potevo copiarmi guardandomi direttamente nella tela” (da M. Pistoletto, Il Rinascimento dell’arte, 1979).

Opere innovative sotto vari punti di vista. Coinvolgono lo spettatore nella rappresentazione. Sono cangianti rispetto al punto di vista. Includono lo spazio e il tempo, non invecchiando mai. Contengono una forte componente ludica. Sono opere concettuali nel senso che rappresentano concetti del cui relativismo l’artista ha coscienza e che comunica allo spettatore. E molto altro. Stima: 10.000€/12.000€.

Mario Tozzi, Nudo di donna, olio su tela, 110x75, 1923
Mario Tozzi, Nudo di donna, olio su tela, 110×75, 1923 – Lotto n. 804 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Opera giovanile, del periodo parigino, quella di Mario Tozzi al lotto n. 804 “Nudo di donna”.

L’artista ha partecipato alla prima guerra mondiale e, ricevuto il congedo nel 1919, sposa una giovane francese, Marie Therèse Lemaire, trasferendosi a Parigi.

Il lotto in asta mostra l’estrema vicinanza di Tozzi al sentire del gruppo di Novecento, movimento sorto a Milano nel 1922 che si ispirava ai principi di equilibrio e armonia della antichità classica dopo gli eccessi delle avanguardie futuriste ed interventiste.

E tuttavia nel realismo estatico di questa donna, il cui plasticismo delle forme è irrorato di una luce bianca che sembra emanare dal corpo stesso più che da una sorgente esterna, già si coglie quella ‘magia’ metafisica che caratterizzerà anche le successive e caratteristiche figure dell’artista d’Isola di Fano. Opera di buone dimensioni e ottima qualità. Stima: 30.000€/36.000€.

Giovanni Frangi, Oropa, olio su tela, 198x163x6, 2004
Giovanni Frangi, Oropa, olio su tela, 198x163x6, 2004 – Lotto n. 816 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Giovanni Frangi, artista milanese classe 1959 al lotto n. 816 “Oropa”.

Pittore di paesaggio, naturale e industriale, a suo agio sui grandi formati, Frangi parte dalla figurazione per arrivare fin anche all’astrazione.

Il lotto n. 816 si ricollega alle sperimentazioni del ciclo “Il richiamo della foresta” del 1999: nel Palazzo delle Stelline a Milano l’artista colloca su basi poggiate per terra dipinti raffiguranti alberi nelle diverse stagioni. Si tratta di una specie di scenografia che ha l’obiettivo di dare al visitatore la sensazione di trovarsi nel mezzo di una foresta. Nel 2004 inoltre l’artista approfondisce il tema dell’acqua e delle ombre in una mostra a Villa Panza a Biumo, temi evidenti anche in quest’opera dello stesso 2004. Stima: 9.000€/10.000€.