Asta Fidesarte n. 70 – Domenica 9 Ottobre 2016 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 70 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 09 ottobre 2016 in sessione unica alle ore 15.30 (Lotti 1-230). Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Luciano Ori, “È morta”, tecnica mista su tela emulsionata, 70x100, 1972
Luciano Ori, “È morta”, tecnica mista su tela emulsionata, 70×100, 1972 – Lotto n. 42 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Fondatore del Gruppo 70 a Firenze nel 1964, Luciano Ori si distingue per l’originalità delle sperimentazioni linguistiche, poetiche e visive già nella seconda metà degli anni ’60.

Pioniere della poesia visiva italiana il contributo di Ori al panorama culturale del tempo si contraddistingue per un eclettismo che lo inserisce a pieno titolo nel dibattito del rapporto fra arte e cultura.

In questi anni l’artista si dedica alla redazione di testi teatrali sperimentali, poesie lineari e oggetto, romanzi visivi.

Evidente al lotto n. 42 “È morta” la citazione da Roy Lichtenstein che però Ori inserisce in un particolare concettualismo per certi versi ritmico che fa ironia dei mezzi espressivi e dei messaggi tipici dei mezzi di comunicazione di massa. Come Ori amava dire l’arte deve infatti essere “un fatto politico”. Stima: 3.500€/4.500€.

Enrico Paulucci, Primaverile, olio su tela, 75.5x90, primi anni ’60
Enrico Paulucci, Primaverile, olio su tela, 75.5×90, primi anni ’60 – Lotto n. 83 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Enrico Paulucci, Carlo Levi, Gigi Chessa, Francesco Menzio, Nicola Galante,  e Jessie Boswell sono i componenti del torinese Gruppo dei Sei.

Il Gruppo, che ebbe vita breve (1929-1931), si poneva come antagonista della corrente novecentista negli anni del “ritorno all’ordine” e della pittura di regime.

Gli artisti che ne fanno parte si ispiravano all’Europa, difendevano i principi della libertà, aspiravano ad una pittura volutamente antieroica ed intimista, fatta di quotidianità e cose semplici. Prediligevano la pittura tonale.

Paulucci rimarrà sempre fedele a questi principi. Soltanto alla fine degli anni ’50 e nei primi anni ’60 (anni in cui realizza l’opera al lotto n. 83 “Primaverile”) il suo linguaggio pittorico figurativo si attenua. Gli oggetti si fanno meno meno riconoscibili, e l’artista svolge una ricerca più pura della “forza del suono, del timbro, dell’accento della parola che disegna l’oggetto” come ha ben osservato Giulio Carlo Argan in un testo dedicato a Paulucci per le Edizioni della Galleria La Bussola di Torino nel 1962. Stima: 5.000€/6.000€.

Antonio Bueno, Le Amiche, olio su tavola, 30x30, 1973
Antonio Bueno, Le Amiche, olio su tavola, 30×30, 1973 – Lotto n. 84 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Già da qualche anno, quando realizza questa opera al lotto n. 84 “Le amiche”, Antonio Bueno, pittore di origini spagnole naturalizzato italiano, vive sulla collina di Montereggi, presso Fiesole, a Firenze.

Le vicissitudini della guerra civile spagnola lo hanno portato in Italia insieme al fratello Xavier.

Sperimentatore inquieto, nell’arco di un ventennio dal 1940 al 1970 Bueno ha toccato l’arte astratta, la neo metafisica, il verismo, l’informale, la Pop Art.

Ma è famoso soprattutto per la produzione che lui stesso ha definito “neokitsch”, “neopassatista”, “pompieristica”, una ribellione del ‘grazioso’ contro il neoconformismo sperimentale delle avanguardie. Si tratta di una ribellione ironica: nella rotondità delle forme, negli sguardi innocenti e maliziosi, nelle reinterpretazioni iconografiche di soggetti dell’arte e personaggi storici. E in ciascuna figura, nei suoi per esempio celebri “marinaretti”, è sempre presente anche una palpabile solitudine, forse quella dell’artista.

Scrive a Sergio Salvi (fondatore del Gruppo 70) in quegli anni a proposito del distacco dall’avanguardia: “ma a me invece – guarda come son diventato perversamente asociale – il fatto di essere in tanti dà fastidio. Mi sono a questo punto accorto che lo spostamento massiccio degli artisti verso le posizioni più avanzate ha trasformato in un immenso deserto le retrovie: la terra di nessuno, paradossalmente, sta ora là dove una volta era accampato il grosso della truppa. Per gli amanti della solitudine questo è ora un posto sicuro. Strano mondo però, cosparso di detriti di ogni sorta, di oggetti smarriti, di cose ingombranti lasciate lì nella fretta di partire”. Stima: 8.000€/10.000€.

Rafael Canogar, Escena urbana n. 1, olio su tela, 60x73, 1990
Rafael Canogar, Escena urbana n. 1, olio su tela, 60×73, 1990 – Lotto n. 112 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Altro pittore spagnolo (Toledo, 1935) Rafael Canogar è sicuramente fra i maggiori rappresentanti dell’arte astratta del suo paese.

Il periodo migliore dell’astrattismo di Canogar è sicuramente da far risalire agli anni ’50 e ’60.

Dal 1964 il linguaggio di Canogar subisce una trasformazione di stampo realista, con forti tratti di denuncia sociale. L’artista realizza opere in cui impiega poliestere e lana di vetro per descrivere soprusi, ingiustizie, prevaricazioni, povertà. Prende in prestito messaggi e ‘segni’ dei mass media con finalità critiche e accusatorie specialmente nei confronti del regime franchista dell’epoca.

Negli anni ’80 e ’90 torna all’informale. Ma è un informale che ha imparato la lezione della prassi, che presenta una tensione e al contempo una ricerca di conciliazione. Al lotto n. 112 “Escena urbana” ci sono le figure tipiche di questi anni: mezzelune, cerchi non chiusi, grovigli, che in realtà sono facce d’uomo sopra una realtà caotica, fatta di pennellate violente e istintive, costrette da pulsioni difficili da contenere. A lato invece una figura geometrica, in questo caso di un rosso puro, acceso a bilanciare il disordine, a fare da baluardo ad una realtà travolgente e incontrollabile. Stima: 7.000€/9.000€.

Eugenio Carmi, Quadrato delirante, olio su tela, 100x80, 1973
Eugenio Carmi, Quadrato delirante, olio su tela, 100×80, 1973 – Lotto n. 121 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Due belle opere di Eugenio Carmi ai lotti n. 121 “Quadrato delirante” del 1973 e n. 125 “X Osaka” del 1970.

Artista genovese, scomparso proprio nel 2016 all’età di 96 anni, Carmi è stato una figura di rilievo dell’avanguardia artistica astratta della seconda metà del XX secolo.

Si laurea a Zurigo, in chimica, negli anni ’40, poi studia a Torino negli anni ’50 con Felice Casorati. La prima personale è a Firenze nel 1958 curata da Gillo Dorfles.

Dal 1956 al 1965 cura l’immagine per l’Italsider nell’impianto siderurgico di Cornigliano. Qui inizia le sperimentazioni con gli assemblaggi di materiali industriali: ferro, acciaio, latta.

Negli stessi anni, dopo un esordio informale, inizia il suo interesse per la geometria e il colore. Astrattismo geometrico che approfondirà soprattutto a partire dagli anni ’80.

Eugenio Carmi, X Osaka, intreccio di fili di nylon e chiodi su tavola dipinta, 67x47, 1970
Eugenio Carmi, X Osaka, intreccio di fili di nylon e chiodi su tavola dipinta, 67×47, 1970 – Lotto n. 125 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Dare ordine alla natura mettendo in risalto la bellezza e l’armonia che c’è nella natura stessa e nelle cose. Così si potrebbe riassumere l’impegno e la parabola artistica di una vita per Eugenio Carmi.

Arte cinetica, audiovisiva, arte seriale sono tutti paradigmi che l’artista sperimenta con una fiducia nella tecnologia e nell’agire sul mondo che contraddistinguono la sua formazione e produzione. Una fiducia di cui si nutrono l’energia e l’entusiasmo che rendono mai fredde le sue opere.

Amico di Umberto Eco, ne condivide la passione per il significato delle forme, per il messaggio (famosi i cartelloni anti-infortunistici che produsse per l’Italsider).

I lotti 121 e 125 sono opere significative: entrambe dei primi anni ’70 quando Carmi introduce nelle opere la geometria. Rappresentano la prima una serie che l’artista continuerà per tutta la vita dedicata alle forme e al colore; l’altra una sperimentazione più materica, di impiego di materiali industriali e di riuso. Entrambe di altissima qualità. Stima: 6.000€/8.000€ per il lotto n. 121 e 3.000€/4.000€ per il 125.

Emilio Vedova, Scontro di situazioni, olio su faesite, 76.7x52.6, 1959
Emilio Vedova, Scontro di situazioni, olio su faesite, 76.7×52.6, 1959 – Lotto n. 157 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Proprio l’anno successivo all’esecuzione dell’opera al lotto n. 157 “Scontro di situazioni” il veneziano Emilio Vedova vince il Gran Premio per la Pittura alla Biennale di Venezia.

Perché gli anni ’50 insieme poi ai ’60, quando realizza i “Plurimi”, sono il suo decennio migliore. Scrive Vedova nei Fogli di Diari del 1960 a proposito di quegl’anni: “alla fine del 1950 passo una crisi, mi ribello contro tutta la geometria, il rigore dominante dei miei quadri e cerco di far vibrare il mio lavoro in una maggiore spontaneità; ora non mi preoccuperò più di tagliare profili netti, angolature esatte di luce ed ombra, ma scaturirà dal mio intimo direttamente luce e ombra, preoccupato unicamente di trasmettere l’immagine senza nessun revisionismo aprioristico”.

È lo stesso uomo che firma nel 1946 il Manifesto “Oltre Guernica”, che partecipa nel 1947 al Fronte Nuovo delle Arti e poi nel 1952 al Gruppo degli Otto. Un artista che sente forte l’impegno sociale, il desiderio d’intervento sulla realtà. Desiderio che emerge con tutta forza proprio nelle tele gestuali, astratte, dalle pennellate istintive, assimilabili all’informale ma che non contengono traccia alcuna di delusione o disimpegno. Stima: 80.000€/100.000€.

Sergio Fermariello, Guerrieri, scultura in acciaio corten intagliato, 100x100x8, 2010
Sergio Fermariello, Guerrieri, scultura in acciaio corten intagliato, 100x100x8, 2010 – Lotto n. 165 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Una bellissima scultura rappresentativa delle opere recenti del napoletano Sergio Fermariello (classe 1961) al lotto n. 70 “Guerrieri”.

È la parossistica, anaforica ripetizione del motivo unico che fa da filo conduttore alle opere di Fermariello: il guerriero con lancia e scudo, protagonista anche in questa scultura.

Così ne racconta la nascita l’artista stesso in una intervista rilasciata a Flash Art: “dal senso che ha per me la sua liquidazione, la sua ‘sparizione’ sulla scena del mondo. Il guerriero, per millenni, ha rappresentato l’emissario del ‘tempo’, il suo braccio armato. Nel senso che ogni crociata era giustificata in nome di quel divenire salvifico che Cristo aveva saputo indicare quale meta. Oggi che la salvezza non se l’augura più nessuno ed è venuto meno tutto il senso progressivo della storia, i cavalieri o i portatori di valore non sono più troppi, ma sono ormai ‘di troppo’: licenziati osservatori di noi testimoni oculari di questa fine”.

Sembra stare proprio qui il senso della produzione ultima di Fermariello che oltre alla reiterazione del soggetto sulle due dimensioni si apre ad indagare la profondità intagliando l’acciaio ed organizzando l’opera su due livelli. L’effetto d’ombra che scaturisce dalle figure sembra quasi parlarci di un’umanità battagliera e determinata, ormai ombra di se stessa. Stima: 10.000€/12.000€.

Valerio Adami, Espaces amènagès, olio su tela, 65x147
Valerio Adami, Espaces amènagès, olio su tela, 65×147 – Lotto n. 166 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Valerio Adami non ha bisogno di presentazioni. L’artista bolognese ha infatti fin da subito riscontro internazionale negli anni ’50, appena uscito dall’Accademia di Brera. Espone giovanissimo alla Biennale di Venezia del 1968.

Si forma alla scuola della pop art, in particolare di Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Le influenze riguardano soprattutto lo stile fumettistico e la tecnica di esecuzione ad acrilici con campiture piatte. Le accumulazioni poi di oggetti, immagini, persone sono poi la caratteristica peculiare delle sue opere. Opere sempre ironiche e critiche della contemporaneità e dei mezzi di comunicazione di massa.

Ogni opera di Adami è però più elaborata, più raffinata di quelle di altri rappresentanti dell’arte pop. Non si tratta solo di decontestualizzazioni, contrasti, esagerazioni immediate. Adami racconta una storia, chiede a chi guarda uno sforzo di comprensione logico, di riflessione su se stessi e la nostra cultura.

L’opera al lotto n. 166 “Espaces amènagès” raffigura, illuminandolo, una cavallo senza cavalcatura, sfuggito agli anelli che tengono la cavezza. Dirige lo sguardo ad un dio gigante e malinconico. Pare raccontare di un mondo che non c’è più, libero quanto lo sono i sogni.

Bellissimi i colori complementari, la semplicità della figurazione, la profondità della composizione. Stima: 25.000€/30.000€.

Rodolfo Aricò, Piccola struttura rossa, acrilici su tela, 60x40, 1967
Rodolfo Aricò, Piccola struttura rossa, acrilici su tela, 60×40, 1967 – Lotto n. 179 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Arte minimale, analitica, spaziale, esistenziale quella di Rodolfo Aricò, milanese classe 1930, al lotto n. 179 “Piccola struttura rossa” (1967).

Esordisce negli anni ’50 come pittore informale ma è proprio nella seconda metà degli anni ’60 che la ricerca dell’artista assume caratteristiche originali. In quegli anni infatti Aricò realizza i primi esemplari di “shaped canvas”.

Il colore, steso in forme geometriche ripetute, conferisce volume all’opera suggerendo così all’artista l’idea di oggettivare sulle pareti quelle forme stesse.

Ma gli ‘oggetti quadro’ di Aricò non sono solo questo. La “Piccola struttura rossa” al lotto n. 179 è allo stesso tempo un’opera specchio dove il colore assume una connotazione emotiva, una pala sacra svuotata del finalismo dell’esistenza, un tunnel spaziale per la ricerca di altre dimensioni. Stima: 10.000€/12.000€.

Sara Campesan, Dal romanzo di Saramago, tecnica mista perspex filo e acrilici su tavola, 100x100, 1999
Sara Campesan, Dal romanzo di Saramago, tecnica mista perspex filo e acrilici su tavola, 100×100, 1999 – Lotto n. 198 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Già da tempo è iniziata la riscoperta di questa artista veneziana ormai ultranovantenne. Sara Campesan nasce a Venezia nel 1924. Frequenta l’Accademia nella stessa città studiando con Bruno Saetti.

La sua prima produzione già manifesta una originale tensione verso l’informale, con sperimentazioni sul colore e la materia.

Ma è dalla fine degli anni ’60 che la ricerca della Campesan si specializza in ambito ottico-dinamico. Lo studio della rifrazione della luce e dei movimenti ondulatori sono i ‘segni’ del suo linguaggio. Forme circolari e spiraliformi, il perspex, elementi a componenti mobili rendono partecipe lo spettatore nella ‘creazione’ dell’esperienza artistica stessa.

Il lotto n. 198 “Dal romanzo di Saramago” del 1999 contiene gli stilemi classici di questa brava artista che qui racconta e interpreta (da Saramago) una storia in modo anche poetico. La Campesan usa in questa opera colori leggermente acquerellati tipici della prima produzione. Inoltre introduce una vena figurativa che, quando assente, rende talvolta un po’ fredde le sue opere.

È “La zattera di pietra” il romanzo cui l’artista si riferisce? Sembra di intravedere una zattera, delle vele, in un gorgo in cui nel romanzo di Saramago si perde la penisola iberica. Stima: 5.000€/6.000€.

Gianni Colombo, Spazio elastico +, legno dipinto ed elastici, 64x64x5, 1974
Gianni Colombo, Spazio elastico +, legno dipinto ed elastici, 64x64x5, 1974 – Lotto n. 202 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Con “Spazio elastico” Gianni Colombo viene premiato nel 1968 alla XXXVI Biennale di Venezia. Si tratta di una serie di opere/installazioni inaugurata a Trigon 67 a Graz nello stesso anno.

In queste installazioni Colombo tratta lo spazio dal punto di vista stereometrico. Fili bianchi illuminati da luci al neon di Wood e mossi meccanicamente in uno spazio nero mostrano come sia possibile indurre uno ‘straniamento’ nello spettatore rispetto alla definizione dello spazio stesso.

Tale processo è a tutti gli effetti un’operazione cinetica che coinvolge la percezione di chi occupa l’ambiente in una dinamica insieme di assoggettamento e ‘soggettivazione’.

L’opera al lotto n. 202 “Spazio elastico +” è la formalizzazione di tale concetto. Opera storica. Stima: 15.000€/20.000€.

Marina Apollonio, Gradazione n. 43 I5P nero Bianco su nero, acrilici su tela, 70x70, 1966/1972
Marina Apollonio, Gradazione n. 43 I5P nero Bianco su nero, acrilici su tela, 70×70, 1966/1972 – Lotto n. 215 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Altra rappresentante del movimento ottico-cinetico di livello internazionale con il lotto n. 215 “Gradazione n. 43 I5P”, Marina Apollonio.

L’artista ha avuto un’ottima crescita dal punto di vista delle quotazioni di mercato nell’ultimo biennio.

Triestina, gravita attorno al Gruppo N di Padova ed al Gruppo T di Milano negli anni ’60. Con questi condivide l’interesse per un’arte depersonalizzata che dia invece importanza allo spazio e al dinamismo percettivo dello spettatore.

Famose le sue installazioni fra cui si ricorda l’opera “Spazio ad attivazione cinetica 1967-1971/2007”, un disco rotante di dieci metri. Il disco fu realizzato per la mostra internazionale Op Art tenutasi nel 2007 alla Schirn Kunsthalle Frankfurt. Qui l’Apollonio espone con i grandi della Optical Art (Vasarely, Colombo, Morellet e tanti altri).

A tal proposito da non dimenticare il suo interesse per l’arredamento di interni e gli spazi architettonici, materie in cui si forma giovanissima dalle quali sicuramente eredita un’inclinazione per il minimalismo e l’utilitarismo tangibile dell’oggetto artistico. Stima: 30.000€/35.000€.

Fabio Mauri, End, tecnica mista e collage su cartoncino, 40x40, 1973
Fabio Mauri, End, tecnica mista e collage su cartoncino, 40×40, 1973 – Lotto n. 216 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Intellettuale romano di grande spessore, Fabio Mauri ha animato la vita intellettuale italiana del dopoguerra. Non solo nell’arte, ma anche nel cinema, nel teatro, nella letteratura.

Fortemente critico della società contemporanea Mauri stigmatizza e ripete soprattutto due grandi temi: fascismo e razzismo. Contrario ad ogni forma di controllo del pensiero e della comunicazione, negli anni ’70 la sua attenzione si focalizza sul tema degli ‘schermi’ e sul concetto della fine o “The End” (qui al lotto n. 216).

La fine rappresenta appunto la fine di ogni libertà e libero pensiero imposta dal conformismo della società e dall’appiattimento culturale e della comunicazione. Il tutto perpetrato dai moderni mezzi di comunicazione di massa. Uno schermo nero sembra dunque trasmettere, ci suggerisce l’artista, il vero messaggio sottratto al subliminale: “End”. Stima: 8.000€/10.000€.

Alberto Biasi, Dinamica, tensione di lamelle in pvc su tavola, 35x23.5 (diagonale 48.5x35), 1961/1989
Alberto Biasi, Dinamica, tensione di lamelle in pvc su tavola, 35×23.5 (diagonale 48.5×35), 1961/1989 – Lotto n. 218 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Per chi vuole una piccola ma elegantissima opera del fondatore del Gruppo N di Padova e quindi dell’arte cinetica italiana come non consigliare l’opera al lotto n. 218 “Dinamica”.

Dal 1959, anno di fondazione del movimento, Biasi ha esposto in più di 500 collettive ed in moltissime personali in musei eprestigiose gallerie di tutto il mondo. Basti ricordare la mostra allestita nel 2006 nelle sale dell’Hermitage di San Pietroburgo.

Fra le serie realizzate dall’artista le “dinamiche” sono senza dubbio le opere più riconoscibili. Sono probabilmente anche le più innovative, ideate già alla fine degli anni ’50.

Questa opera al lotto n. 218 in particolare si contraddistingue per l’eleganza, la semplicità e la sobrietà del colore. Qualità a volte trascurate dall’artista alla ricerca di assemblaggi eccessivamente artificiosi. Stima: 14.000€/16.000€.

Julio Le Parc, Theme I5 a variation, acrilici su tela, 73x50, 1979
Julio Le Parc, Theme I5 a variation, acrilici su tela, 73×50, 1979 – Lotto n. 219 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Fondatore del GRAV (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nel 1960 a Parigi Julio Le Parc è un artista che può essere collocato nell’ambito della op art. L’artista ha comunque coltivato nel tempo una originale esperienze che ha teso al superamento dei principi stessi del movimento.

Quello di Le Parc negli anni ’60 è stato un tentativo di messa in atto di un’arte totale, in grado d’immergere lo spettatore in esperienze fatte di luci, colori e movimento. In un certo senso la visione dell’arte di Le Parc è assai vicina a quella aristotelica, arte come mimesi, imitazione artificiale del reale. In quanto tale anche situazione esistenziale.

Dal 1969 l’artista, pur continuando con le installazioni, ha ripreso a dipingere. L’opera al lotto n. 210 “Theme I5 a variation” è una composizione ancora di luce, movimenti ondulatorio, forme, colori e trasparenze.

Oltre ad ‘ingannare’ la percezione dello spettatore l’opera sembra trasportarlo in un mondo ‘altro’ o meglio nella semplificazione metafisica di questo, fatta comunque d’incertezza, provvisorietà. Della sua arte e del mondo afferma infatti Le Parc: “cerco di approfondire un aspetto della realtà molto attraente: la condizione di instabilità”. Stima: 20.000€/25.000€.

Edmondo Bacci, Fabbrica, tempera su tela, 47x60, 1951
Edmondo Bacci, Fabbrica, tempera su tela, 47×60, 1951 – Lotto n. 226 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 70

Artista in attesa di rivalutazione il veneziano Edmondo Bacci, divenuto negli anni ’50 pupillo di Peggy Guggenheim al pari di Tancredi.

Il periodo migliore di Bacci è sicuramente il decennio che segue immediatamente la metà del secolo. L’artista infatti realizza le sue due serie migliori: le “fabbriche” improntate ad un astrattismo d’impostazione post-cubista, per certi versi realista e impegnato (un esemplare qui al lotto n. 226 “Fabbrica”), e gli “avvenimenti” nei quali invece si avvicina allo spazialismo di Fontana.

Per entrambi i cicli valgono la parole della sua mecenate Peggy Guggenheim: “c’è una veggenza nel colore, il quale esplode in tutta la sua gioiosa ebbrezza. Credo che sia oggi il colore più puro che si sia liberato nello spazio”. Stima: 10.000€/12.000€.

Asta Meeting Art n. 812 – Sabato 3 e 10 e Domenica 4 e 11 Settembre – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le prime quattro sessioni dell’asta “Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea” (n. 812) della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 3-4 e 10-11 settembre 2016 alle ore 14.30. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Eugenio Carmi, Cerchio rosso, olio su tela, 60x60, 1986
Eugenio Carmi, Cerchio rosso, olio su tela, 60×60, 1986 – Lotto n. 40 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Un’opera del 1986 dell’artista genovese Eugenio Carmi al lotto n. 40 “Cerchio rosso”.

Le opere degli anni ’80 inaugurano il ritorno al fare pittura di questo artista sperimentatore, pioniere dell’arte industriale negli anni in cui cura l’immagine all’Italsider di Cornigliano, sostenuto dall’illuminato direttore generale Gian Lupo Osti.

Dopo gli assemblaggi di ferro e acciaio, l’arte cinetica, gli audiovisivi ed i celebri “segnali immaginari elettrici” la tela, ed in particolare la juta, utilizzate dall’artista negli anni ’80 fanno da supporto all’espressione di un astrattismo geometrico che indaga forme e colori in una continua tensione di spiritualità e ricerca di equilibrio.

Ciclo astratto che Carmi continuerà, mai in maniera seriale, fino alla morte nel 2016, a 96 anni, e che sembra compiere la convinzione più volte espressa dall’artista citando l’architetto Konrad Wachsmann che “ogni progetto giusto è anche bello”. Stima: 6.000€/7.000€.

Lucio Ranucci, Figure sulla spiaggia, olio su tela, 60x91.5, 1974
Lucio Ranucci, Figure sulla spiaggia, olio su tela, 60×91.5, 1974 – Lotto n. 211 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Artista della provincia di Lecco (nato a Perledo nel 1925) Lucio Ranucci appartiene alla corrente artistica del “cubismo realista”.

Pittore di denuncia, si forma alla scuola dei Murales di Diego Rivera sentendo fortemente e con partecipazione il dramma umano della povera gente.

Quella di Ranucci è l’umanità del centro e del sud America dove vive dalla metà degli anni ’40 al 1963, quando rientra in Italia.

Rimane sempre fedele alla sua pittura che, come al lotto n. 211 “Figure sulla spiaggia” predilige le figure umane, ritratte spesso frontalmente, statiche, con grandi teste e occhi privi di pupille che diventano i punti di forza centripeta della tela. La semplicità e la spigolosità del tratto invece trasmettono alle forme una valenza ieratica. I colori, blu e ocra, sono i tipici colori usati da Ranucci nella rappresentazione del tema della “povertà”. Stima: 7.000€/9.000€.

Carla Badiali, Senza titolo, olio magro su cartone telato, 44x29
Carla Badiali, Senza titolo, olio magro su cartone telato, 44×29, 1968 – Lotto n. 242 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Il lotto n. 242 “Senza titolo” è una elegante opera su cartone dell’astrattista comasca Carla Badiali.

Allieva alla scuola di disegno di Manlio Rho, l’attività dell’artista negli anni ’30 si divide fra impegno nella pittura a olio (che dal 1933 inizia il suo percorso astratto) e il design di stoffe e tessuti, per dedicarsi al quale la Badiali aprirà uno studio privato.

Inattiva nel periodo della seconda guerra mondiale, l’artista riprende con forza la produzione artistica dal 1966 (dal 1951 espone comunque saltuariamente) quando partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia nell’ambito della mostra “Aspetti del primo astrattismo italiano Milano-Como 1930-1940” che riaccende l’attenzione sul suo lavoro.

L’opera in asta, oltre all’evidente predilezione, nello studio ‘architettonico’ della collocazione delle figure, per una forma di arte che fosse ‘applicata’ (nel 1938 aderisce al gruppo “Valori Primordiali”, di cui fanno parte anche Terragni e Lingeri), manifesta anche la particolare tensione lirica che distingue il colorismo e la figurazione astratta dell’artista rispetto all’equilibrio pacifico riscontrabile nelle opere degli altri appartenenti al gruppo comasco quali Rho e Radice. Stima: 8.000€/9.000€.

Alberto Biasi, Senza titolo, tecnica mista e assemblaggio di tele e legno, 20x29, 1987
Alberto Biasi, Senza titolo, tecnica mista e assemblaggio di tele e legno, 20×29, 1987 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Con Alberto Biasi nasce uno dei gruppi che più hanno influenzato l’arte internazionale negli anni ’60: il Gruppo N.

Il gruppo ha sede al numero 3 di via San Pietro a Padova ed è composto da Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi oltre a Biasi stesso.

La loro è un’arte di provocazione, concettuale anche, ma che si orienta poi allo studio del movimento, attraverso la cosiddetta arte cinetica, e delle teorie gestaltiche sulla percezione.

Biasi realizza trame, rilievi ottico dinamici ottenuti con strutture lamellari, fotoriflessioni, orme dinamiche, ambienti a percezione instabile. Tipici degli anni ’80 i politipi con assemblaggio di forme e cromatismi che suggeriscono contorni figurali come al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 14.000€/16.000€.

Agostino Ferrari, Senza titolo, acrilico e china su tela, 100x80, 1979
Agostino Ferrari, Senza titolo, acrilico e china su tela, 100×80, 1979 – Lotto n. 280 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Opera non tardissima di uno dei rappresentanti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 280 “Senza titolo”.

Il gruppo ha un’esistenza breve e intensa fra il 1962 ed il 1963 e prese nome dalla Galleria Cenobio di Cesare Nova e Rina Majoli in via San Carpoforo, nei pressi di Brera.

I giovani pittori che ne facevano parte erano Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Angelo Verga e Arturo Vermi e si ponevano tutti l’obiettivo di un rinnovamento ed una riformulazione del linguaggio pittorico dopo l’esperienza dell’informale.

Il recupero di un segno primitivo e ancestrale è la cifra caratteristica della prima produzione di Ferrari, poi ripresa a fine anni ’70. Si tratta di un tratto libero e ritmico che ricorda il linguaggio musicale. Scrive Martina Corgnati: “ecco quindi il ciclo segno-scrittura: in questo ciclo caratterizzato da tracce elementari, graffite e quasi incise nel corpo della pittura, e da superfici di piccole dimensioni e per lo più quasi sempre monocrome, l’artista sembra voler ritornare alle origini, ripercorrere a ritroso in un solo atto di consapevolezza e di volontà tutta la storia dell’umanità fino al momento primo, alle spalle dell’invenzione dell’alfabeto e finanche del geroglifico.” Stima: 4.000€/5.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, olio su tavola, 42.5x54, 1986
Marco Tirelli, Senza titolo, olio su tavola, 42.5×54, 1986 – Lotto n. 291 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Marco Tirelli è uno degli artisti che insieme a Dessì, Ceccobelli, Gallo, Nunzio e Pizzi Cannella diede vita alla Nuova Scuola Romana (o Scuola di San Lorenzo), protagonista dell’arte italiana degli anni ’80 con la Transavanguardia e l’Arte povera.

Gli artisti che si trovarono a lavorare negli sazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma costituivano un ‘gruppo non gruppo’ per la diversità delle loro inclinazioni e forme espressive ma erano tutti accomunati da una non scelta: non arte figurativa ma nemmeno astratta, arte in cui ogni segno è prigioniero di una ambivalenza: di senso, di piani spaziali, di trasparenza, di significato.

L’opera al lotto n. 291 “Senza titolo” ben rappresenta questo punto di vista nella ricerca spaziale, quasi costruttivista, di simboli e segni ‘primari’ in bilico fra senso e non senso. Stima: 6.000€/7.000€.

Conrad Marca-Relli, F 16, tecnica mista e collage di tele su tela, 59x64, 1972
Conrad Marca-Relli, F 16, tecnica mista e collage di tele su tela, 59×64, 1972 – Lotto n. 311 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Un bel collage di tele “F 16” del 1972 dell’artista americano di origini italiane Conrad Marca-Relli al lotto n. 311.

Fondatore a New York dell’Eight Street Club con Mark Rothko, Franz Kline e William de Kooning la sua arte si esprime soprattutto con la pittura ed il collage, caratterizzata inizialmente da un espressionismo astratto in cui spiccano l’intensità dei colori, la gestualità e l’irregolarità delle forme.

Marca-Relli coniuga le nuove istanze ‘informali’ e soggettiviste americane ad una raffinatezza di matrice europea che non rinuncia mai, se non alla figurazione, a principi compositivi di armonia ed equilibrio messi in atto attraverso la sua originale tecnica di collage painting.

Negli anni ’70 e ’80 il suo astrattismo si fa più essenziale, i colori si attenuano e le forme si irrigidiscono alla ricerca di una eleganza minimale maggiormente pacata e spirituale. Stima: 27.000€/30.000€.

Achille Perilli, Lo sguardo nel vuoto, tecnica mista su tela, 50x40, 1971
Achille Perilli, Lo sguardo nel vuoto, tecnica mista su tela, 50×40, 1971 – Lotto n. 313 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Fondatore con Dorazio e Guerrini della famosa Libreria-Galle­ria “Age d’Or” nei primi anni ’50 a Roma, Achille Perilli è un artista originale, pioniere dell’arte astratto-concreta in Italia.

La sua è un’arte che risente in un primo periodo delle istanze astratte ed informali di matrice europea ed internazionale, dal M.A.C. Movimento Arte Concreta, all’action painting di Jackson Pollock, fino a Klee e al tachismo francese, ma che poi si formalizza in un originale astrattismo geometrico che dipana le esigenze di un suo proprio soggettivismo che cerca di conciliare forma e rappresentazione del reale con razionalismo e rappresentazione coscienziale e lirica.

L’esito più originale, non tuttora dismesso, della ricerca dell’artista comincia a palesarsi nelle opere della fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 come qui al lotto n. 313 “Lo sguardo nel vuoto” del 1971 dove le figure geometriche cercano di elaborare un’idea attraverso evoluzioni spaziali che sembrano affrontare un paradosso, svolgere un mistero. Stima: 8.000€/9.000€.

Bengt Lindstrom, L’oiseau, olio su tela, 81x54, 1950
Bengt Lindstrom, L’oiseau, olio su tela, 81×54, 1950 – Lotto n. 380 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Un giovanissimo Bengt Lindstrom è l’autore dell’opera in asta al lotto n. 380 “L’oiseau” del 1950. Opera sicuramente storica del grande espressionista svedese deceduto nel 2008.

La tela risente di influenze cubiste e simboliche e già mostra la predilezione di Lindstrom per la raffigurazione del mondo animale. Mancano ancora quelle che saranno le caratteristiche principali assunte dalla pittura dell’artista alla fine degli anni ’50: la ricerca sulla luce, i colori primari contrastanti e la plasticità densa della materia che lo hanno reso celebre internazionalmente.

Lindstrom studia a Parigi con  André Lhote e Fernand Leger, da cui è evidentemente influenzato nel suo ‘cubismo figurativo’, e proprio nel 1950 comincia la sua attività espositiva.

L’opera in asta mostra comunque alcuni aspetti di ieraticità e suggestioni ‘sciamane’ nell’impostazione delle figure che faranno poi parte del linguaggio titpico dell’artista. Stima: 10.000€/15.000€.

Turi Simeti, 8 ovali neri, tecnica mista su carta, 70x100, 1963
Turi Simeti, 8 ovali neri, tecnica mista su carta, 70×100, 1963 – Lotto n. 386 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 812

Turi Simeti, “8 ovali neri” al lotto n. 386.

Si tratta di una tecnica mista su carta di buone dimensioni ed importante per anno di realizzazione (1963).

È infatti un’opera dell’età matura dell’artista siciliano che proprio in questi anni approda alla formulazione di un linguaggio personale il cui elemento fondamentale è rappresentato dall’ellisse.

Le tecniche miste poi risultano particolarmente interessanti per la loro testimonianza della fase di elaborazione concettuale che porterà l’artista alla realizzazione delle grandi tele estroflesse. Sono le opere che in questi anni lo collocano nell’ambito dell’arte programmata e della Nuova Tendenza, nonché a fianco del gruppo di Azimuth (Castellani, Bonalumi, Manzoni). Nel 1965 partecipa infatti alla nota mostra “Nuova Tendenza 3” a Zagabria.

In queste opere ‘preparatorie’ inoltre Simeti sembra non essere insensibile a esperienze spazialiste quali quelle coeve milanesi capeggiate da Fontana. Stima: 4.000€/5.000€.