Asta n. 8 Studio d’Arte Borromeo – 25 Febbraio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 febbraio 2017 l’asta n. 8 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Studio d’Arte Borromeo. La prima sessione (lotti 1-295) e la seconda sessione (lotti 301-556) si terranno rispettivamente alle ore 9.30 ed alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24x34, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24×34, 1950 – Lotto n. 174 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Scrive Marco Moretti in “Gualtiero Nativi. Itinerario di un’avventura artistica” (introduzione al Vol. I del Catalogo Generale delle Opere di Gualtiero Nativi, p. 34): “La purezza di quella sintassi formale e cromatica con cui l’artista aveva tradotto negli anni Quaranta sulla carta e sulla tela con titoli come Simbolo, Strutture dinamiche, Tensioni, veniva registrata nel nuovo decennio con attribuzioni dolorosamente allusive: Frattura, Forme chiuse, Frammento di lotta, Immagine prigioniera; titoli che rispecchiavano negativi stati d’animo, alternati ad altri di novella speranza costruttiva […]”.

L’opera al lotto n. 174 “Frattura” del pistoiese Gualtiero Nativi si colloca infatti in un anno importantissimo e di conflitto: è l’anno in cui un gruppo di artisti fiorentini (Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Mario Nuti e appunto Nativi) firma il manifesto dell’astrattismo classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

“[…] E all’opera in definitiva noi rimandiamo per il suo contenuto politico, per la realtà ch’essa nega, per la realtà ch’essa pone. Per la realtà che nega: e a nostro avviso essa nega ogni deformazione del reale […] e ogni ricerca di rifugio, di evasione […] e più ancora il surrealismo e la metafisica” (Dal “Manifesto dell’Astrattismo Classico”, 1950). Stima: 3.000€/3.200€.

Agostino Ferrari, Segno - Forma- Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972
Agostino Ferrari, Segno – Forma – Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972 – Lotto n. 361 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera che riassume tutto il percorso artistico di uno dei protagonisti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 361 “Segno – Forma – Colore”.

È infatti nel 1962 che Agostino Ferrari, assieme ad Arturo Vermi, Angelo Verga, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e il poeta Alberto Lùcia dà il via ad una sperimentazione militante e ad una ‘esperienza’ artistica che ha per bersaglio il nichilismo dell’informale e della pop art.

Agli anni ’60 appartengono le opere in cui Ferrari approfondisce la ricerca sul segno, ora grafico ora scritturale, e sulla forma. Il tentativo è quello di una ridefinizione minimale del linguaggio allo stesso tempo analitica e concettuale. L’artista non disdegna di strizzare l’occhio alle coeve tendenze cinetiche di approfondimento degli effetti ottico/percettivi.

“Segno – Forma – Colore” rappresenta una summa del messaggio artistico di Ferrari che proprio nel 1971 introduce le prime superfici in rilievo, presenti in questa opera (segni positivi e negativi), la cui tensione successivamente amplifica attraverso l’uso il colore.

L’artista indaga le interrelazioni di elementi primari (appunto segno, forma, colore) nello spazio e le dinamiche psicologiche messe in atto sullo spettatore da tale connubio. Opera bella ed efficace. Stima: 17.000€/19.000€.

Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60x60, 1990
Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60×60, 1990 – Lotto n. 376 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Luci, elementi mobili, specchi, colori sono le componenti della ricerca visuale dell’artista argentino Julio Le Parc, animatore del  G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nella Parigi degli anni ’60.

Luoghi fantastici, labirinti pirotecnici sono il prodotto reale e immaginato sulla tela della concezione artistica di Le Parc, sviluppata sempre nella prospettiva di un coinvolgimento attivo dello spettatore nello spazio artistico.

Nel 1974 l’artista argentino inizia il ciclo delle cosiddette “Modulazioni” con cui torna all’uso della superficie. Il pittore approfondisce l’indagine sulla gamma dei 14 colori e la loro combinazione e sull’uso della luce con una finalità di distorsione ottica e illusionistica di natura cinetica.

Le “Alchimie”, qui al lotto n. 376, sono la continuazione diretta di tale ricerca negli anni subito successivi. In esse prendono vita quegli stessi spazi artificiali che Le Parc aveva creato fisicamente. Si tratta di spazi matematicamente perfetti e studiati che confondono i livelli di profondità. Le Parc dà vita ad una sinestesia assurda ma verisimile di riflessi, luci, scie, pesi e contrappesi che coinvolgono magicamente lo spettatore, intrappolandolo in un gioco-labirinto onirico e surreale. Stima: 18.000€/20.000€.

Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997
Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997 – Lotto n. 387 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Ancora la psicologia della percezione è di scena al lotto n. 387 “Break dance street” di Alberto Biasi, protagonista dell’arte programmata e delle ‘nuove tendenze’ degli anni ’60.

La sollecitazione retinica dello spettatore è l’obiettivo dei veri e propri ‘dispositivi’ realizzati dall’artista padovano Alberto Biasi. Dispositivi che mettono in moto la percezione di chi guarda.

C’è nelle opere di Biasi una ricerca scientifica (comune a quella del celebre Gruppo N) che rinnega ogni soggettivismo e principio di autorialità e che mira allo stesso tempo ad agire sulla realtà.

Le opere più tarde dell’artista inoltre, fatto avvertibile già dall’inizio degli anni ’70, accentuano una componente emozionale del fare pittorico di Biasi. Componente che rende queste opere, a nostro giudizio, esteticamente più riuscite.

Dai “rilievi ottico-dinamici” l’artista passa alle “dinamiche visive”. La torsione delle lamelle in pvc amplifica il meccanismo di moto percettivo rendendolo anche più imprevedibile di fronte agli stati d’animo e alla condizione psicofisica dello spettatore.

Di più: come in questa opera in asta, l’artista introduce un tema. Attraverso il ritmo ellittico e coloristico, Biasi strizza l’occhio, cita di fronte al fruitore. Una complicità che lo rende nuovamente artista, creativamente umano. Stima: 23.000€/25.000€.

Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70x100, 1966
Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70×100, 1966 – Lotto n. 391 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Vanna Nicolotti nasce a Novara nel 1929. Compie gli studi all’Accademia di Brera con Achille Funi e Mauro Reggiani.

L’esordio ufficiale come artista risale al 1963 (presso Vismara Arte) a Milano e colloca l’artista novarese all’interno delle ricerche spaziali condotte da Lucio Fontana.

“Gli oggetti di Vanna Nicolotti”, scrive nel 1971 il critico Pierre Restany “sono oggetti critici che ci costringono a combattere l’automatismo e i riflessi a tic della visione. (…) Il fascino dell’intero percorso sta nel mistero inerente a ogni oggetto, trappola per la visione, apertura spalancata verso l’oltre delle cose”.

L’artista lavora su due piani: uno sovrastante, tagliato per far entrare la luce, e quello sottostante, pittorico, dove inizialmente, come in questa opera, si conserva un riferimento figurativo. Sono “strutture variate”, come nell’arte cinetica e programmatica, ma che conservano un alone di mistero, un interrogativo su come guardare il mondo non soltanto critico ma anche speculativo.

Opere come questa in asta al lotto n. 391 “Passaggio obbligato” che la Nicolotti espone a Londra nel 1964 e poi ancora a Milano alla Galleria Pater proprio nel 1966.

Si tratta di spazi percettivi e contemplativi. L’artista novarese in particolare approfondirà negli anni Settanta la componente mistica e orientaleggiante inerente alle sue creazioni.  I cicli dei “Mandala” e delle “Porte” hanno infatti come antecedenti proprio queste prime sperimentazioni degli anni ’60. Stima: 11.000€/13.000€.

Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130x162, 1971
Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130×162, 1971 – Lotto n. 415 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Nato a Napoli nel 1933 Guido Biasi frequenta nella città partenopea l’Accademia di Belle Arti. Partecipa negli anni ’50 al movimento Pittura Nucleare. Nel 1957 sottoscrive, con Mario Colucci, Piero Manzoni, Ettore Sordini e Angelo Verga, “Il manifesto per la pittura organica”  e poi il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti.

In queste dichiarazioni programmatiche è manifesto l’interesse dell’artista per la realtà e l’elaborazione dell’immagine.

“A dispetto di ogni irrealtà, il nostro lavoro denuncia la consapevolezza più lucida della nostra vita fisica. Contrariamente a ogni astrazione e ad ogni vano decorativismo, noi realizziamo non una visione ideale ma una specie di traduzione plastica delle emozioni più intime della nostra coscienza: l’arte ha così modo di diventare una continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici […]”

Interesse per le immagini e la percezione che è all’origine, alla fine degli anni ’60, degli originalissimi cicli delle “mnemoteche” e delle “museologie”. Nelle “mnemoteche” del 1970 l’artista tratta la memoria alla stregua di un archivio mentale di ‘immagini citate e immaginate’ cercando di ridurle analiticamente a uno spettro percettivo, di descriverne l’onda di segnale, lo spettro di calore.

Da poesia a realtà fra immagine e immaginazione, non dimenticando il nostro bagaglio culturale. Lotto n. 415 “Turner’s dream”. Stima: 8.000€/9.000€.

Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974
Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974 – Lotto n. 438 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un piccolo ma bellissimo cemento e asbesto su tela “18-10-1974” di Enzo Cacciola al lotto n. 438. L’artista di Arenzano (classe 1945) è uno dei migliori rappresentanti della nostrana “pittura pittura” o pittura analitica.

Già dal 1973 Cacciola conduce sperimentazioni con polvere di cemento e/o asbesto unita a colle viniliche.

Come ha ben scritto Claudio Cerritelli in “Enzo Cacciola Continuità e interferenze (1974-2009)” (in Arte Contemporanea, Bimestrale di Informazione e Critica d’Arte, Anno 6, Numero 30, gennaio-febbraio 2012):  “[…] Opere di forte radicalità sono anche quelle realizzate con magma di amianto e materiale vinilico, in questo caso la forma e l’informe superano la loro apparente antinomia evidenziando la possibilità di congiungere energie contrapposte, la saturazione e il movimento, la compattezza e la vibrazione, il limite e lo sconfinamento. La spazialità concettualmente definita non è per Cacciola un dogma ma uno spazio in profonda tensione con le qualità artigianali e industriali dei materiali che producono molteplici sembianze, esiti differenti, aspetti non totalmente assorbiti dalla logica analitica ma capaci di interpretarne il rigore sempre alla luce della sensibilità manuale”. Stima: 3.800€/4.000€.

Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40x60, 1970
Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40×60, 1970 – Lotto n. 452 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Giorgio Griffa è uno dei due invitati alla Biennale di Venezia 2017 con Riccardo Guarnieri. Protagonista del ‘ritorno alla pittura’ nei primissimi anni ’70 tutta la ricerca di Griffa si è incentrata nella riscoperta di una ‘valenza del fare’ che ha trovato le proprie radici nel colore e nella gestualità.

In bilico fra arte povera nei materiali e arte analitica nel riduzionismo delle forme e del segno l’arte dell’artista torinese non ha però mai perso una  emotività fanciullesca che gli deriva da una istintiva sensibilità.

L’opera al lotto n. 452 “Obliquo” appartiene al primo dei cicli pittorici di Griffa e già contiene in nuce tutti gli stilemi della sua produzione successiva. Sono i “segni primari”: forme ripetute ma sempre diverse, anafore variabili e non finite che contrassegnano il prendere vita della pittura stessa, in un organicismo che assimila il colore e il segno a pure individualità di uno stesso dominio d’esistenza. Stima: 11.000€/13.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008 – Lotto n. 488 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

È stato vincitore del Premio “Duemila” per i giovani alla Biennale di Venezia del 1987 e Menzione d’onore alla Biennale del 1995 lo scultore di Cagnano Amiterno Nunzio di Stefano.

Spazio, luce e materia sono le componenti primarie del lavoro di Nunzio. Dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza lamine, ferro, piombo parallelamente alle combustioni.

Negli stessi anni Nunzio ha esposto con gli artisti della cosiddetta Scuola Romana (Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Nunzio appunto).

Sono gli artisti del ‘ritorno alla pittura’, che il critico Achille Bonito Oliva cercò di etichettare con la definizione di “Transavanguardia fredda”. Ma ognuno di questi artisti in seguito ha elaborato una poetica personale.

Artista ormai consacrato, nel 2005 gli é stata dedicata un’ampia antologica al MACRO di Roma.

Bellissima e di dimensioni importanti l’opera al lotto n. 488 “Senza titolo” dove le forme sembrano avere trovato collocazione nello spazio senza interventi pittorici. Le superfici sono ricettacolo di una vita che sembra originarsi per magia dalla muta materia in un miracolo di luce. Stima: 55.000€/65.000€.

Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80x55, 1958
Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80×55, 1958 – Lotto n. 516 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera storica di uno degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 516 “Ferita”. Si tratta di un’opera degli anni ’50 quindi antecedente anche la prima personale presso la Galleria La Salita di Roma nel 1960.

La formazione di Angeli in quegli anni è quella di un’autodidatta che si approccia alla pittura in maniera istintiva risentendo di un vissuto assai sofferto durante gli anni della guerra. Assiste al bombardamento di San Lorenzo, che lo turba fortemente.

Le prime opere dell’artista romano, che risalgono al 1957, sono nel segno di un linguaggio informale fatto di materia e toni cupi uniti a cromie intense (per lo più rosse).

Angeli è chiaramente influenzato dalle esperienze di Burri che declina però con un forte imprinting personale. Angeli usa garze e velature con una manualità che deve molto, in questa prima fase, anche  delle tecniche di tappezzeria apprese in questi anni per sostenere la madre dopo la morte del padre.

Eppure c’è già tutto l’Angeli pop in questa tela: nella simbologia del dolore e nel distacco che ottiene attraverso le velatine, che continuerà sempre ad usare. Una decontestualizzazione critica del vissuto personale e storico che sarà il suo contributo maggiore. Stima: 20.000€/22.000€.

Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81x100, 1965
Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81×100, 1965 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

“La grande nuvola” di Tano Festa al lotto n. 529 è un’opera assai rappresentativa della produzione importante di uno dei capofila della Scuola romana di Piazza del Popolo.

Siamo negli anni della Hollywood sulle sponde del Tevere, anni in cui Roma ferve di energia culturale e brulica di intellettuali. Nel 1965 apre il mitico Piper dove risuona la musica internazionale e Schifano è di Casa.

E quest’opera al lotto n. 529, oltre a esprimere a pieno il linguaggio poetico di Festa con i regoli che scandiscono i piani della visione, i cerchi a marcare i tempi dell’immagine e il desiderio d’assoluto simbolico della nuvola; è anche il ritratto gioioso di questo mondo che si apre alla speranza, fervido di idee e aspirazioni. Mondo che sarà disilluso presto, alla fine del decennio, con la morte di Pino Pascali e con la crisi del sistema politico e ideologico della Prima Repubblica negli anni ’70. Stima: 60.000€/70.000€.

Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 540 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Gianni Emilio Simonetti è stato fra i protagonisti italiani del movimento Fluxus assieme a Giuseppe Chiari. In asta al lotto n. 540 “The early Gutenberg period” una delle originalissime mappae mundi degli anni ’60.

Un flusso spazio-temporale sono le vere e proprie ‘storie’ che l’artista racconta sulla tela utilizzando piccoli oggetti, frammenti, connessioni, associazioni mentali, dichiarazioni. Mappe che rappresentano insieme il tutto e l’infinitamente piccolo, dove l’artista cerca una formalizzazione del mondo degli oggetti ma anche dell’universo personale delle idee.

È così che l’opera diventa una summa, l’idea che prende forma nello spazio non come intuizione ma elaborazione, non dalla semplicità ma dalla complessità. Ritmi, rime, metafore, simboli, enjambment di un processo di “artificazione” che restituisce una pura e vibrante “poesia visiva”.

Negli ultimi anni c’è stata un vera riscoperta di Simonetti da parte del meracto.

Professore presso il Politecnico e lo IED di Milano, l’artista ha condotto anche  il Laboratorio di Artiterapie al Centro Diurno Luvino di Luino presso la Psichiatria del Verbano. Stima: 13.000€/15.000€.

Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009
Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009 – Lotto n. 555 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Una giovanissima artista al lotto n. 555 “B01” Francesca Pasquali, classe 1980.

Bolognese, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della città segnalandosi già nel primo decennio degli anni 2000 con importanti premi: il “Premio DAMS” nel 2006, il “Talent Prize” nel 2009, il “Premio Arte Laguna” nel 2010.

L’artista crea suggestioni e illusioni organico/naturali attraverso l’uso di materiali industriali e polimerici che riconducono il suo lavoro nell’ambito dell’arte povera.

Non estranea al suo approccio la componente cinetica attraverso la quale l’artista cerca un coinvolgimento dello spettatore sia dal punto di vista percettivo che attivo.

Opera dall’aspetto magmatico questa in asta dove il gioco di trasparenze in bianco dei materiali suscita nello spettatore il dubbio fra artificio e naturalità, consistenza granitica e riproduzione. La scabrosità dei materiali incita ad essere toccata, in un’arte che vuole essere così vicina al mondo da farsi esperienza. Stima: 7.500€/8.000€.

Asta Fabiani n. 58 – 28 gennaio 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei

L’asta n. 58 “Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei” della Casa d’Aste Fabiani di Montecatini si terrà in data 28 Gennaio 2017 alle ore 15.30 in sessione unico. La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50x30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947
Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50×30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Il 1947 è l’anno delle prime prove aniconiche dell’artista pistoiese (classe 1921) Gualtiero Nativi.

La pittura dell’artista, che nel 1950 firmerà il “Manifesto dell’astrattismo classico” fiorentino con Berti, Brunetti, Monnini, Nuti e Migliorini, risente  all’epoca ancora di influssi neocubisti, come ben si nota nell’opera al lotto n. 24 “Figura”.

Nel 1945 Nativi ha partecipato alla stesura del giornale rivoluzionario “Torrente” e proprio alla fine del 1946 a quella della rivista “Arte d’Oggi” che l’anno seguente darà il nome all’omonimo Gruppo. “Contenuto e forma di una nuova realtà” fu intitolata la prima mostra del gruppo tenutasi alla Galleria Firenze all’inizio del 1947.

Il Gruppo, capeggiato dalla forte personalità di Berti, cerca di aprire una breccia nell’angusto panorama culturale del capoluogo fiorentino, dominato fino ad allora dal tradizionalismo pittorico del “Nuovo Umanesimo” e dei “Pittori Nuovi della Realtà” (i fratelli Bueno, Annigoni, Sciltian) e dall’intimismo di Rosai.

“Le prime cose non ‘figurali’ le feci nell’estate del ’47″, con titubanza, cercando di riflettere su certi parametri che avrebbero potuto anche rivelarsi provvisori” (da Gualtiero Nativi, Catalogo Generale, Vol. I, a cura della Galleria d’Arte Nozzoli, Introduzione di Marco Moretti, 2013, p. 14). Due dipinti in uno. Stima: 4.500€/6.500€.

Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80x62.5, 1979-1980
Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80×62.5, 1979-1980 – Lotto n. 51 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Ruggeri è stato un protagonista dell’arte informale del dopoguerra. Nato nel 1930 a Torino, vive con insofferenza l’ambiente pittorico culturale segnato dall’eredità di Felice Casorati.

Uscito dall’Accademia Albertina, con Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino Ruggeri forma un ‘gruppo’ che guarda alla gestualità dell’informale americano.

La prima personale è del 1960 alla Galleria Odyssia di Roma. Nel 1962 è invitato con sala personale alla Biennale di Venezia.

L’opera al lotto n. 51 “Composizione per un paesaggio”, del 1981, ben rappresenta l’informale di Ruggeri, che non è spazialità in potenza mai attuata, come per tanti suoi contemporanei, ma allusione a un mondo da ricostruire, magari riconsiderando la natura e il paesaggio, l’universo con cui l’uomo si deve riconciliare.

L’artista prende spesso come spunto per la composizione la vegetazione del bosco di Battagliotti, nei pressi di Avigliana, dove si è trasferito dal 1971.

Solo nel 1986 Ruggeri presenterà alla Quadriennale di Roma opere più concettuali, dove l’essenzialità non lascia spazio all’oggetto. Sarà la stagione delle grandi tele monocrome in nero, bianco e rosso in una simbologia del colore che unisce oscurità, profondità, smarrimento, speranza, eroismo. Stima: 8.000€/15.000€.

Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100x100, 1975-1978
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100×100, 1975-1978 – Lotto n. 94 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Franco Angeli fu protagonista negli anni ’50 a Roma della Scuola di Piazza del Popolo, con Tano Festa e Mario Schifano.

Ruotano intorno alla Galleria della Tartaruga questi artisti, ciascuno riflettendo a suo modo sul valore dell’immagine e della comunicazione cinematografica e pubblicitaria.

Nelle loro tele utilizzano in chiave pop gli ‘stereotipi’ della cultura di massa, ritratti in modo critico, decontestualizzati (marchi quali la Esso o la Coca-cola di Schifano). “Istanze secondarie” nelle definizione che Renato Barilli dà di questi stereotipi che i tre artisti vivacizzano attraverso una personale interpretazione portatrice di “istanze primarie” (in Renato Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Economica Feltrinelli, 2005, p. 308).

Nel caso di Angeli l’artista introduce una simbologia colta (aquile, svastiche, la lupa capitolina, la falce e martello) che riporta la storia, la cultura ed anche un vissuto personale e memoriale nello spazio del quadro che in questo modo viene caricato di connotazioni ‘emotive’ (malinconiche, critiche o di speranza). Caratteristica che rende ‘vive’ le opere dell’artista romano. Stima: 4.000€/6.000€.

Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976
Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976 – Lotto n. 122 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Dopo un inizio artistico con influenze surrealiste, è nel 1960 che Fernandez Arman firma la dichiarazione costitutiva del Nouveau Réalisme. Le idee del movimento costituiranno il filo conduttore di tutta l’attività dell’artista di Nizza.

L’appropriazione della realtà, o per dirla col teorico Pierre Restany “il riciclaggio poetico della realtà urbana, industriale e pubblicitaria” sono da allora perspicue nelle opere di Arman.

Al 1961 risalgono le prime Colères (oggetti distrutti o danneggiati, qui al lotto n. 122 “Untitle (Colère de telévision n. 18”) e Coupes (oggetti segati o tagliati)  mostrate in pubblico.

E davvero la poesia è la protagonista delle opere di Arman che pur oscillando fra un aspetto distruttivo (appunto i cicli delle colères o delle “combustionio”)

Stima: 35.500€/45.000€.

Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 - G-Z, Rilievo - Cartoncino Schoeller gatta su tavola, 69.5x69
Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z, Rilievo – Cartoncino Schoeller glatt su tavola, 69.5×69, 1971-1972 – Lotto n. 123 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Una continua indagine sul mezzo espressivo della pittura contrassegna l’opera dell’artista torinese Sandro De Alexandris, alla ribalta sulla scena artistica torinese degli anni ’60.

Esponente della cosiddetta “Nuova pittura” o pittura analitica, De Alexandris, tra il 1967 e il 1973, dedica gran parte del proprio lavoro ai cicli delle “ripartizioni orizzontali” e a studi sulle “ripartizioni ortogonali” (lotto n. 123 “Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z”).

L’artista utilizza punti e linee come riferimenti visivi per cercare una definizione e rappresentazione di concetti quali l’obliquità, l’orizzontalità, la staticità.

Sulla tela sono protagoniste tensioni irrisolte nello spazio. Tali tensioni sono messe in moto da fenomeni di percezione della variazione di gradazione di colore e dalla forza dinamica generata dalla disposizione delle forme.

Guardare un’opera così non induce contemplazione estetica ma mette in moto un processo di desiderio di completamento e sforzo intellettuale che costringe lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo modo di ‘considerare’ la realtà. Stima: 10.000€/15.000€.

Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44x24, 1947
Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44×24, 1947 – Lotto n. 134 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Altra opera del 1947 del pistoiese Gualtiero Nativi al lotto n. 134 “Composizione in grigio e in rosso”.

L’opera è una di quelle che segnano in Nativi la liberazione dalla rappresentazione dell’oggetto e il passaggio definitivo dall’arte puramente astratta ad una rappresentazione concretista e al contempo razionalista.

Scrive ancora Marco Moretti nell’introduzione al Catalogo Generale (a cura di Marco Moretti, Berto Nativi e Nicola Nozzoli, 2013, p. 16): “[…] a Nativi e compagni interessava invece non l’oggetto, la l’equivalente geometrico da esso derivato: ‘Così sulla superficie vuota della tela cominciavo a mettere un punto, due punti, tre punti, uniti da altrettante linee per ottenere un piano. […] Intervennero amici architetti che ci parlarono di sezione aurea, di rapporti modulari, e noi lì, a misurare tutto; intravidi allora che stavamo formando un discorso completo, dove c’era forma, colore, e probabilmente anche contenuto'”. Stima: 3.500€/5.500€.

Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50x50, 1975
Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50×50, 1975 – Lotto n. 147 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Walter Valentini nasce a Pesaro nel 1928. Appena ventenne a Milano si interessa di arti grafiche venendo a contatto con gli astrattisti geometrici del luogo (Veronesi, Huber, Steiner).

L’artista impara le tecniche di cui è riconosciuto maestro (l’incisione, la calcografia, la litografia) all’Istituto di Belle Arti delle Marche negli anni ’50.

Dopo un decennio di esperienze nell’industria come grafico (fra l’altro all’Eni) Valentini si dedica a tempo pieno all’arte dagli anni ’70.

Le opere di Valentini degli anni ’70, come questa al lotto n. 147 “Orizzontale rosso-azzurro” del 1975, rappresentano perlopiù paesaggi geometrici realizzati con colori in scala di grigi e primari. L’artista usa spesso tempera e materiali grezzi quali polvere di grafite e carbone.

L’evoluzione artistica di Valentini manifesta nel tempo una ricerca di armonia e razionalismo rinascimentale (da ricordare che l’artista ha studiato a fondo i testi della cultura umanistica, da Bembo a Leon Battista Alberti).

In questo primo ciclo di opere di cui fa parte il lotto in asta si può dunque affermare che Valentini inizi il proprio percorso utilizzando stilemi della ricerca analitica (nell’indagine dei materiali e dei colori) per approdare ad una tensione metafisica d’eco dechirichiana.. Stima: 4.500€/7.000€.

Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146x114, 1956
Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146×114, 1956 – Lotto n. 165 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Nel 1956 espone alla Biennale di Venezia, in collettive a Tokyo, Amsterdam, Hiroshima, Madrid e in personali a Roma e Parigi Roberto Crippa, uno dei protagonisti dello spazialismo italiano del dopoguerra.

Fra il 1954 e il 1956 Crippa evolve le famose “spirali” della produzione più propriamente spazialista nei cosiddetti “totem”. Lo fa interlacciando in involuzioni materiche il tratto ellissoidale delle spirali stesse in un processo di riconduzione di una forza cosmica universale, espressa in quelle, in simboli animistici del tutto terreni, propri del carattere irruento e vitale dell’artista.

Dal 1955 l’artista si dedica anche alla realizzazione di opere polimateriche per proseguire, nello stesso 1956, con opere in ferro, bronzo e acciaio. Sono opere improntate ad un accentuato simbolismo primitivo che va verso un riduzionismo contenutistico e formale che si potrebbe dire ha più cuore dell’altro grande processo di azzeramento e semplificazione attuato in quel decennio dal concretismo geometrico. “Totemica” al lotto n. 165 è una grande, importante opera riferibile a questo ciclo. Stima: 22.000€/32.000€.

Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73x92, 1985
Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73×92, 1985 – Lotto n. 167 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Un importante benché tardo olio su tela di Emilio Scanavino al lotto n. 167 “Caleidoscopio”, del 1985.

L’artista ligure muore infatti nel 1986 dopo una lunga malattia protratta dal 1971 quando ebbe una grave emorragia alla testa.

L’opera in asta, di buone dimensioni e qualità, presenta tutti gli stilemi del linguaggio della maturità di Scanavino: le geometrie tipiche dei caratteristiche degli anni ’60 e ’70, il tipico groviglio risultato di un processo di irrigidimento esistenziale della volontà lirica espressa negli anni ’50, e infine i colori accesi, espressionisti dell’ultimo grido di dolore esistenziale e fisico dell’artista ligure.

L’opera inoltre è stata recentemente presentata presso l’Art Gallery La Luna di Borgo San Dalmazzo nel contesto della mostra “Nel segno di Emilio Scanavino”. Stima: 25.000€/35.000€.

Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980
Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980 – Lotto n. 177 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Dorazio rappresenta la storia dell’astrattismo italiano.

Fu protagonista del Gruppo Forma 1 nella Roma degli anni ’50 e fu importante punto di riferimento nei ’60 per la op art internazionale grazie anche al prestigio ottenuto per aver fondato il dipartimento di Pittura, Scultura e Grafica della School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania, riconosciuta come la scuola d’arte e di architettura migliore degli Stati Uniti. Qui insegnò come Full Professor fino al 1970.

La pittura di Dorazio ha prodotto negli anni diversi cicli pittorici, con evoluzioni ed involuzioni, ma certamente sono due fin dagli esordi le costanti della sua ricerca: forma e colore. Si legge nel “Manifesto” del Gruppo Forma 1 del 1947: “Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci a influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche. […] Il quadro, la scultura, presentano come mezzo di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure”.

E l’armonia è ciò che permea l’opera al lotto n. 177 “Les immobile”. Stima: 29.000€/40.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30x40, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30×40, 1951 – Lotto n. 178 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Di dimensioni contenute (30×40) ma potentissime le “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 178.

Siamo nel 1951 anno in cui l’artista monzese firma il terzo manifesto dello spazialismo di Lucio Fontana.

Si legge nel “Manifesto tecnico dello spazialismo” che ne fu il nome proprio: “[…] Passati vari millenni del suo sviluppo artistico analitico, arriva il momento della sintesi. Prima la separazione fu necessaria, oggi costituisce una disintegrazione dell’unità concepita. Concepiamo la sintesi con una somma di elementi fisici: colore, suono, movimento, spazio, integranti un’unità ideale e materiale. Colore, l’elemento dello spazio, suono, l’elemento del tempo ed il movimento che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Son le forme fondamentali dell’arte nuova che contiene le quattro dimensioni dell’esistenza. […] Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo, e spazio i concetti della nuova arte. Nel subcosciente dell’uomo della strada una nuova concezione della vita; i creatori iniziano lentamente ma inesorabilmente la conquista dell’uomo della strada. L’opera d’arte non è eterna, nel tempo esiste l’uomo e la sua creazione, finito l’uomo continua l’infinito”.

Pianeti come durata, con timbri di colori diversi, note in uno spazio solcato da orbite che si flettono attraendosi e respingendosi d’energia: in Crippa, in queste “Spirali” con atomi e/o pianeti ci sono tutti i concetti, espressimi ad altissimo livello, della nuova arte di quel tempo. Stima: 15.000€/22.000€.