Asta Babuino – 13 Giugno 2017 – Roma, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea (Dipinti, Sculture, Disegni e Grafiche) della Casa d’Aste Babuino di Roma si terrà in data 13 giugno 2017 alle ore 15.30 (lotti 1-255). La TopTen di SenzaRiserva.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – da astebabuino.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90x110, 1968
Salvatore Emblema, Senza titolo, terra colorata su tela di juta, 90×110, 1968 – Lotto n. 74 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Terzigno in provincia di Napoli nel 1929 Salvatore Emblema frequenta il Liceo Artistico e l’Accademia di Belle Arti.

Emblema utilizza colori naturali della terra, le pietre e le foglie trovate alle falde del Vesuvio per realizzare le sue opere. Costretto anche da ristrettezze economiche, l’artista impiega la tela di juta, che più si confà inoltre alla visione di una pittura come rapporto sensuale, panico con la realtà.

È il 1958 quando Emblema realizza la sua prima “detessitura”. È sempre il 1958 quando Lucio Fontana esegue il primo taglio su una tela. Ma se per Fontana quel gesto è come una recisione dal reale, una proiezione nell’aldilà, per Emblema l”apertura’ del supporto è solo un modo per osservare più da vicino il mondo.

Perciò l’artista napoletano non abbandonerà mai una pittura più tradizionale che anche quando non detessuta porta il segno di un gesto puro (lotto n. 74 “Senza titolo”). Gesto memore delle esperienze dell’action painting americano, conosciuto da Emblema a New York dal 1955, e dell’esperienza suggestivamente spaziale di Rothko che affronta la terza dimensione attraverso la giustapposizione frontale e violenta del colore. Stima: 8.000€/10.000€.

Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – da astebabuino.it
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200x151, 1982
Tano Festa, Sparta, acrilico, coriandoli e scotch su tela, 200×151, 1982 – Lotto n. 84 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Opera museale per qualità e dimensioni (200×151), della serie dei “coriandoli”, di Tano Festa al lotto n. 84 “Sparta”.

Noto per essere uno degli iniziatori della Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano e Franco Angeli, Festa è stato forse l’artista più concettuale del gruppo e probabilmente anche il più originale.

Tano Festa negli anni ’60 trasforma l’arte pop americana in arte popolare attraverso una riflessione sull’immagine che rielabora il nostro patrimonio culturale (celebre a questo proposito la serie “Da Michelangelo”): “quello che noi facevamo era popolare, non pop. Gli americani erano pop artist perché raffiguravano oggetti di consumo veri e propri come simboli artistici da cui trarre l’ispirazione. Noi italiani siamo stati popular perché siamo riusciti, viceversa, a consumare l’arte stessa con le citazioni e le estrapolazioni, come quelle fatte da me sui frammenti michelangioleschi del Giudizio Universale”.

Gli anni ’80 però sono un periodo ancora da riscoprire dell’artista romano, decennio in cui Festa esprime forse nel modo migliore una tensione lirica che riesce a formalizzare e imprigionare non ricorrendo a simboli né ad alcuna mediazione ma rappresentando l’essenza stessa della poesia.

Perché nei “coriandoli” l’artista coglie ed eterna un attimo. Non si tratta più di guardare le nubi, di ritagliare cieli da una finestra: opere in cui si sente l’attesa o al massimo l’estatica quiete ma mai si fotografa un’esplosione. Come avviene invece qui, a “Sparta”, lotto n. 84, in un gesto colorato, verso il cielo, in un’ora che è per sempre. Stima: 15.000€/20.000€.

Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – da astebabuino.it
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70x100, 1959
Franco Angeli, Ricordo d’infanzia, tecnica mista su carta intelata, 70×100, 1959 – Lotto n. 85 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Franco Angeli, altro rappresentante della Scuola di Piazza del Popolo, compie sul piano semantico la stessa operazione meta-culturale di Tano Festa. Lo fa però decontestualizzando, invece che ‘icone’ della nostra storia culturale come Festa, simboli che appartengono alla storia sociale e politica dell’Italia del dopoguerra.

Nato nel 1935 a Roma da genitori socialisti, Angeli è costretto ad una infanzia vissuta da sovversivo. Perde prestissimo i genitori; è testimone negli anni di guerra della tragica esperienza del bombardamento di San Lorenzo.

S’interessa all’arte da audodidatta a partire dal 1955. Frequenta il Bar Rosati. Conosce Mario Schifano e Tano Festa e con loro espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis e alla Galleria La Salita.

“I miei primi quadri sono la testimonianza del contatto quotidiano con la strada. Vidi i ruderi, le lapidi, simboli antichi e moderni come l’aquila, la Svastica, la Falce e Martello, obelischi, statue, lupe romane, sprigionare l’energia sufficiente per affrontare l’avventura pittorica”.

Crea ‘simboli di simboli’ Angeli e così facendo li reinterpreta attraverso il gesto pittorico, con accostamenti tematici, soluzioni formali e tecniche che sempre si accompagnano ad un segno doloroso di storia personale (lotto n. 85 “Ricordo d’infanzia”). Stima: 6.000€/8.000€.

Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – da astebabuino.it
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60x77, anni ’70
Roberto Crippa, Senza titolo, sughero, collage e tecnica mista su tavola, 60×77, anni ’70 – Lotto n. 112 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

I “sugheri” (lotto n. 112) di Roberta Crippa rappresentano l’ultima stagione artistica dell’artista di Monza che muore a Bresso il 19 marzo del 1972 in un incidente di volo acrobatico, disciplina che Crippa praticava da professionista.

Si tratta di landscape che l’artista realizza con sugheri, carte veline plastificate, colori e che ben rappresentano tutto il suo percorso artistico fino dall’adesione allo spazialismo di Lucio Fontana nel 1951.

La ricerca spaziale di Crippa infatti non arriverà mai al concettuale, al massimo al simbolico, al metaforico. La pittura dell’artista di Monza riguarda sempre la materia, la realtà, ciò che l’uomo Crippa vede e ama. C’è il volo nelle sue opere ma non si tratta di ‘volo pindarico’, piuttosto di visioni di un futurismo della velocità; c’è la soggettivazione ‘egoica’ della percezione oggettivata; il desiderio di volontà di esperienza, azione, presenza dell’uomo nel mondo. Stima: 2.000€/2.500€.

Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – da astebabuino.it
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1957
Antonio Corpora, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1957 – Lotto n. 116 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a Tunisi da genitori italiani nel 1909 Antonio Corpora frequenta l’Ecole des Beaux Arts di Tunisi. Nel 1930 è a Firenze dove continua gli studi con Felice Carena. Insoddisfatto di questi insegnamenti e desideroso di aprirsi alla cultura europea nel 1931 è a Parigi. Già fra il 1934 ed il 1937 realizza opere astratte e frequenta gli ambienti ‘astrattisti’ milanesi della Galleria del Milione (Fontana, Reggiani, Soldati).

Dal 1945 Corpora è stabilmente a Roma dove promuove il gruppo neo-cubista. Nel 1948 alla Biennale di Venezia vince il ‘Premio dei Giovani’ come uno dei rappresentanti del Fronte Nuovo delle Arti. Nel 1952 è di nuovo alla Biennale veneziana con 10 opere, come per ciascuno degli artisti partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi, artisti che cercano una conciliazione fra arte astratta e realismo.

Luminismo e colorismo sono i cardini della pittura di Corpora della seconda metà degli anni ’50. “Nel mio astrattismo, mai ligio alle regole, da tempo è intervenuta la luce intesa come dimensione spaziale” afferma Corpora nel celebre Questionario pubblicato in T. Sauvage, Pittura italiana del dopoguerra, Milano 1957, pp. 317 – 318. E ancora: “la luce non è mai sovrapposizione, ma un volume, un corpo vibrante, e le masse scure hanno una dimensione e un peso eguale alle masse chiare”.

Come se l’artista guardasse la realtà in movimento da dietro uno schermo forato e ne cogliesse in ogni opera un istante diverso, più o meno sfocato ma sempre soggetto ad un momento di emotività (lotto n. 116 “Senza titolo”). Stima: 7.000€/9.000€.

Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – da astebabuino.it
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5x79.5, 1956
Nikos Kessanlis, Sun, tecnica mista su cartone, 49.5×79.5, 1956 – Lotto n. 130 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nikos Kessanlis nasce a Salonicco nel 1930. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Atene.

Dal 1955 al 1959 è in Italia dove è uno dei rappresentanti dell’arte informale e dell’espressionismo astratto. Kessanlis si trasferisce in Italia nel 1955 per seguire un corso sulla pittura murale ed il restauro all’Istituto Centrale del Restauro di Roma.

A Roma nel 1957 Kessanlis tiene una personale alla Galleria L’Obelisco con opere materiche dalla forte impronta gestuale, di cui questa al lotto n. 130 “Sun” potrebbe benissimo aver fatto parte.

Nelle opere del periodo italiano l’artista greco non sembra estraneo alle coeve ricerche degli astrattisti romani del Gruppo degli Otto con soggetti che non trascendono mai del tutto il dato reale, plasmato e rielaborato con una potenza ed un dinamismo espressionista che rompe, con la vivacità dei colori della penisola ellenica, il più cupo e ‘problematico’ informale italiano del dopoguerra.

In seguito, a Parigi, fece parte del gruppo dei Nouveaux Realistes di Pierre Restany; nella seconda metà degli anni ’60 fu uno dei fondatori della Mec-Art. Alla Biennale di Venezia nel 1988. Stima: 2.500€/3.000€.

Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – da astebabuino.it
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40x60, 1982-1984
Michele Cascella, Paesaggio, olio su tela, 40×60, 1982-1984 – Lotto n. 182 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Esponente del paesaggismo crepuscolare italiano, Michele Cascella nasce ad Ortona nel 1892. Impara a dipingere da autodidatta, in famiglia, dove il padre Basilio ed i fratelli sono anch’essi pittori.

Fra il 1928 ed il 1942 partecipa costantemente alla Biennale Veneziana, dove nel 1948 gli viene dedicata sala personale.

Un percorso opposto a quello di ogni estetica futurista (futuristi che Cascella aveva conosciuto nel 1910 a Milano) ed ogni trionfalismo; un rifiuto esistenziale a continuare una tradizione culturale non sentita come propria potrebbe essere definita la parabola artistica di Michele Cascella. Gli artisti come i poeti crepuscolari rifiutano la modernità, si crogiolano nella malinconia, amano “le piccole cose di pessimo gusto”, la tranquillità, le semplici cose quotidiane.

La pittura di Cascella è questo: uno spleen dai toni dimessi, fra campagna, vedute e paesaggio (lotto n. 182 “Paesaggio”), che reca in sé i toni lirici del post-impressionismo e del divisionismo conosciuti a Parigi fin dal 1909. Il ritratto di un mondo perduto e fatato che ancora non ha dismesso la propria ‘modernità’. Stima: 2.800€/3.200€.

Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – da astebabuino.it
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5x60.5, 1919
Felice Carena, Natura morta, olio su tela, 60.5×60.5, 1919 – Lotto n. 186 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Torinese, classe 1879, Felice Carena studia all’Accademia Albertina dove è allievo di Giacomo Grosso. Dal 1906 è a Roma dove partecipa alla vita artistica della capitale. Nel 1909 e nel 1912 è già alla Biennale di Venezia, presenza con la quale chiude il primo ciclo di opere di ispirazione simbolista.

Intanto l’artista guarda con interesse alle esperienze della Secessione ispirandosi in particolare alla pittura di Matisse e Cézanne.

Nelle opere di questi anni, come questa al lotto n. 186 “Natura morta”, forte è particolarmente l’influenza di Cézanne nella ricerca fauve e nel costruttivismo dei volumi realizzati con un vibrante e riuscitissimo plasticismo che preannuncia quel ‘realismo’ poetico che caratterizzerà la stagione di poco successiva.

Nel corso degli anni il segno di Carena si farà sempre più compendiario, i colori pastosi e materici ed il segno maggiormente espressionista, in particolare nell’ultimo ventennio della sua esistenza trascorso nell’amata Venezia a partire dal dopoguerra.

Dal 1924 al 1945 Felice Carena fu docente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Stima: 5.000€/7.000€.

Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – da astebabuino.it
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64x88
Fabrizio Clerici, Isola dei morti, tempera su carta intelata, 64×88 – Lotto n. 195 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Pittore e scenografo, Fabrizio Clerici nasce a Milano nel 1913. Compie gli studi a Roma dove si laurea alla Scuola Superiore di Architettura nel 1937.

Inquietudini surreali e un clima prettamente metafisico (da ricordare che Clerici fu amico di Giorgio De Chirico) abitano le opere dell’artista milanese. Opere che rappresentano spessissimo paesaggi onirici collocati in una spazialità e in un tempo indefiniti.

Poiché la memoria culturale, storica, personale, intrisa di riferimenti ed intertestualità, anima la pittura e l’arte di Fabrizio Clerici.

È verso la fine della sua lunghissima carriera artistica, esattamente fra il 1974 ed il 1985, che Clerici realizza diverse e numerose versioni dell'”Isola dei Morti” di Arnold Böcklin. La prima, bellissima, è del 1974 “Latitudine Böcklin” e rappresenta due isole: una in lontananza, come qui al lotto n. 195 “Isola dei morti” ed una replica più vicina, in medio piano, fluttuante in aria a mezza altezza, dopo aver lasciato un grosso cratere nella terra da cui si è distaccata.

L’artista rielabora dunque in queste opere il significato dell’originale accentuandone il sapore metafisico e amplificando quella sensazione che Böcklin stesso descrisse come “un’immagine onirica: essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe fare paura”. Stima: 3.000€/4.000€.

Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – da astebabuino.it
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51x72.5, 1948
Fausto Pirandello, Nudo di dolente, olio su cartone, 51×72.5, 1948 – Lotto n. 201 – Immagine da astebabuino.it – Asta Babuino Giugno 2017

Nato a roma nel 1899 Fausto Pirandello fu il terzogenito di Luigi Pirandello. Negli anni ’20 è allievo di Felice Carena e frequenta lo scultore Arturo Martini presso Anticoli Corrado nella Valle dell’Aniene, all’epoca cittadina dalla fervente vita artistica e culturale.

Nel 1926 Pirandello partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Negli anni ’30 a Roma è nel gruppo della cosiddetta Scuola romana di Via Cavour con Giuseppe Capogrossi, Emanuele Cavalli e Roberto Melli, artisti di indirizzo espressionista (lotto n. 201: “Nudo di dolente”), all’interno del quale la pittura di Pirandello percorre la corrente dei ‘tonalisti’.

Nel dopoguerra l’artista partecipa al dibattito fra astrattisti e realisti. Pirandello cerca una conciliazione: “è molto sintetico e nello stesso tempo abbandonato alla natura, è astratto e concreto, e soprattutto grandioso” chiosa il critico d’arte Lionello Venturi nel 1954. Stima: 10.000€/15.000€.

Asta Finarte – 30 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Finarte si terrà il prossimo 30 maggio 2017 a Milano presso il palazzo della Permanente. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – da finarte.it
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50x66.5, 2004
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Nato in provincia di Ancona nel 1949 Enzo Cucchi è uno dei principali esponenti della Transavanguardia italiana. Con lui, ad animare il gruppo, c’erano Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Francesco Clemente e Sandro Chia e ovviamente l’ispiratore e critico Achille Bonito Oliva.

La Transavanguardia è stata certamente un movimento affermativo di riscoperta dei valori pittorici e di recupero di un mondo autentico, di un ‘senso’ che arginasse le derive astratto-concettuali delle neo-avanguardie. Tuttavia è stato anche un movimento costituito da un coacervo di personalità diversissime, dove quella di Cucchi spicca per sperimentalismo ed accentuato concettualismo: concettualismo simbolico che tratta di figure archetipiche, raffigurate con un fortissimo espressionismo partecipativo.

La pittura di Cucchi è un esercizio vitalistico, un teatro dell’esistenza dove hanno posto le leggende contadine e i miti greci, le citazioni colte e la simbologia più triviale. Il teschio, la morte, è uno dei soggetti più usati da Cucchi, che davvero abusa anaforicamente di essa, impiegandola come stilema che marca un ritmo, ripetuto in passi e distanze quasi di danza tribale. Ritmo del movimento, del ‘processo’, dell’ironia di un processo stritolante e mortale, di un gorgo che è Kafkiana metafora dell’esistenza universale. Stima: 15.000€/18.000€.

Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – da finarte.it
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203x70, 1965
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

L’artista romano Franco Angeli dipinge l’opera al lotto n. 18 “United States of America” appena trentenne. Si tratta di una bellissima aquila imperiale con materiche gocciolature di ‘sangue’ a segnare l’orizzonte del lettering ironicamente ripetuto degli Stati Uniti d’America.

L’opera raffigura, simbolicamente, quasi un paesaggio all’orizzonte su cui tramonta la grande aquila, squarciata da una marcata crepa che firma la composizione. Sono gli anni in cui Angeli emerge nel contesto della Scuola di Piazza del Popolo con opere che superano il primo informale ancora legato alla pittura di Burri e che introducono quel lessico della critica del potere e della violenza che caratterizzerà tutta la sua opera successiva.

Angeli rappresenta schermi che realizza con garze e colore su cui tatua immagini simboliche e televisive. Facendo ciò porta la vita e l’esperienza di guerra, che colpì profondamente la sua famiglia, direttamente sulla tela con un gesto di mimesi dove assente è però il distacco della mediazione del mezzo di comunicazione.

Nel 1964 Angeli partecipa alla prima Biennale di Venezia di Maurizio Calvesi con “La Lupa” e i “Quarter Dollar”. L’anno successivo è alla Quadriennale romana dove propone nuovi simboli fra cui stelle e falci e martello. Opera importantissima per qualità ed anno di esecuzione. Stima: 18.000€/22.000€.

Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – da finarte.it
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115x90, 1971
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 46 “Pissarro”. Camille Pissarro è stato uno dei padri dell’impressionismo francese. Maestro della luce e degli effetti cromatici la sua figura non poteva che essere un soggetto del famoso ciclo degli “omaggi al colore” di Festa. Pissarro inoltre fu figura assai congeniale all’artista romano, per la grande ed energica vitalità della pittura che lo portò negli ultimi anni a rinnegare le derive tecniciste fino al pointillismo dell’ultimo impressionismo.

Pissarro al pari di Festa comunica con il colore, con la macchia che non è solo artificio e strumento ma anche anima: l’anima di un cielo e di un sole che si ‘amalgamano’, diventano un tutt’uno con i frames della finestra in un impeto visivo che non è solo percezione ma passione.

Una delle serie più originali e interessanti quella degli “Omaggi al colore” che vede la luce nei primi anni ’70. Fanno compagnia a Pissarro come soggetti Degas, Renoir, van Gogh, Picasso, Monet, Manet, Gauguin. Pittori amati, patrimonio dell’immaginario popolare di tutti noi e di cui, Festa, riesce a dare una lettura nuova e personale facendoli assurgere a puri stimoli del nostro guardare il mondo e il cielo da una finestra, sognando ed emozionandoci ancora. Stima: 18.000€/23.000€.

Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – da finarte.it
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50x40, 1967
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932. Frequenta la locale Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli espone alla Biennale della Pop Art nel 1964.

Proprio del 1967, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 48 “Volto di guerra”, espone alla Galleria del Naviglio di Milano lavori con volti e figure femminili su fondo bianco, di cui il lotto in asta potrebbe aver fatto parte.

“A Roma Giosetta Fioroni recupera la storia e le radici, ma assorbe anche molte novità; cita i grandi italiani dell’Arte (Botticelli, Simone Martini, Carpaccio) e inventa i ‘Quadri d’argento’: texture metalliche di volti sconosciuti e anonimi della vita moderna, ritratti emblematici anche di un’Italia rurale spazzata via dalla incalzante deriva televisiva” (da Giancarlo Felice, Giosetta Fioroni. Profilo in Incontro con Giosetta Fioroni, “Arabeschi. Rivista internazionale di studi su letteratura e visualità”, n. 8, luglio-dicembre 2016, p. 8). Stima: 10.000€/15.000€.

Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – da finarte.it
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130x163, s.d. fine anni 60
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Grande olio su tela, 130×163, di Gianni Dova al lotto n. 76 “L’aggressione”. Romano, classe 1925, Dova frequenta l’Accademia di Brera a Milano dove ha per maestri Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi.

Dopo un inizio neo-cubista nel dopoguerra, ben presto l’artista romano si avvicina al movimento spaziale allacciando allo stesso tempo rapporti e simpatie con la pittura astratta e quella nucleare.

Ma già da questi anni , i primi anni ’50, Dova mostra un interesse particolare per forme ameboiche e biomorfe realizzate con la tecnica del flottage che oltre a una chiara ricerca spaziale rivelano un interesse per le forme organiche e biologiche che accompagnerà tutta l’opera dell’artista romano.

Nel 1952 Dova partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Dal 1954 è a Parigi dove approfondisce la conoscenza e la frequentazione di artisti quali Wilfredo Lam e Max Ernst dai quali mutua un’accentuazione surreale che si esplica soprattutto nelle figure animali. Dal 1959 è nuovamente a Milano e nel 1962 alla Biennale veneziana con sala personale e catalogo con presentazione di Guido Ballo:

“Il singolare accento espressivo della nuova figurazione di Dova nasce dal dominio di un contrasto psichico: la ricerca di essenzialità, che definisce l’immagine con segni plasticamente incisi fino all’ossessione, riesce a racchiudere la suggestione più indefinita ed esistenziale, volta al movimento ma in modo segreto, impenetrabile. Da qui un effetto di ambiguità, che è invece tensione nella perseguita antinomia tra essenza ed esistenza, tra forma di rappresentazione, chiusa come organismo, ed evocazione dell’indefinibile […], tra estrema lucidità e impulso irrazionale”. Descrizione perfetta di tutta la carica irrazionale e della perfezione vitale di questa aggressione fra uccelli al lotto n. 76 “L’aggressione”. Stima: 12.000€/18.000€.

Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – da finarte.it
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75x75, 1963
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

“Nella stratificazione dei legni e delle sue lacerazioni interne l’artista fissa i punti di rottura della superficie come possibilità di inventare immagini della precarietà e dell’inquietudine.

Si tratta di tracce allusive, spiragli taglienti, segni feroci e irriducibili del disagio fisico e mentale che l’uomo contemporaneo è costretto a introiettare, suo malgrado, di fronte alla crisi dei valori individuali e collettivi”.

Così scrive Claudio Cerritelli nel testo critico di introduzione al catalogo della mostra Agenore Fabbri. “Senso dell’esistenza” tenutasi a Milano presso la Galleria Morone fra il novembre 2004 ed il febbraio 2005.

Agenore Fabbri fu pittore e scultore pistoiese. Negli anni ’70 lo si trova spesso al famoso Caffè fiorentino “Le Giubbe Rosse” dove frequenta Rosai, Montale, Carlo Bo.

Nel dopoguerra fa esperienza come ceramista ad Albisola, dove conosce e instaura una forte amicizia con Lucio Fontana. A questi anni si devono i suoi inizi come scultore, una scultura drammatica, lacerata, prima in terracotta e poi in bronzo, che ha come soggetti l’uomo e gli animali, la violenza, il dolore, la guerra, la lotta. Scultura che riprenderà dopo una parentesi più ‘pittorica’ o meglio bidimensionale negli anni dell’informale.

Sembra quasi che Fabbri usi i due mezzi, la pittura e la scultura con obiettivi diversi. La prima per cercare di razionalizzare, fossilizzare uno stato di fatto, per quanto doloroso (lotto n. 78 “Rotture VIII”). La seconda invece per cogliere l’attimo, il movimento, il grido; per dare sfogo ad un’anima travagliata, che non riesce a farsi una ragione del dramma dell’essere uomo senziente, della tragedia dell’esistenza. Stima: 13.000€/15.000€.

Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – da finarte.it
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1953
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Gustavo Foppiani (Udine, 1925 – Piacenza, 1986) è stato un grande artista, annoverato fra i rappresentanti della scuola piacentina (dove ha vissuto), e oggi perlopiù dimenticato dalla critica e dal mercato.

“Metafisica affettuosa” ha definito Vittorio Sgarbi la pittura di Foppiani. Una pittura surreale ma semplice, immediata, sognante, che crea mondi paralleli, quasi bambineschi, su sfondi informali, pietre di paragone, carte ottocentesche già stampate su cui l’artista aggiunge tracce, amplificando o chiudendo concetti inespressi, compiendoli sempre nel modo più caustico, così caustico da essere talvolta ingannevolmente pacifico.

In realtà Foppiani rappresenta un mondo sartriano, nei primi anni raffigurando soprattutto paesaggi in cui forte è la sensazione di un’attesa inquietante; poi introducendo la figura umana, la violenza, le deformazioni anatomiche, dipinte ora con una perfezione quasi da affresco medievale ora con uno stile più vicino all’informale ma comunque sempre mute, ieratiche, apparentemente innocue, distanti come gli oggetti del mondo reale per il grande filosofo francese.

Opera giovanile questa al lotto n. 81 “Senza titolo”. La prima personale dell’artista fu a Roma, presso la Galleria L’Obelisco nel 1955. Stima: 2.500€/3.500€.

Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – da finarte.it
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60x105, 1932/1933
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Siamo in pieno periodo futurista con la bellissima opera di Giulio D’Anna al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”. Giulio, uno dei fratelli titolari della celebre libreria messinese che porta il suo nome, ha appena tenuto, nel 1931, la prima personale presso la Galleria Vittorio Emanuele III, mostra visitata da un entusiasta Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1934 l’artista ha già partecipato a tre Biennali di Venezia e due Quadriennali di Roma, celebrato soprattutto per le sue vedute aeree in uno stile futurista attento alla tridimensionalità, alla cartellonistica e alla percezioene in movimento.

Nel 1933, anno in cui D’Anna realizza la tempera e collage al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”,  Filippo Tommaso Marinetti e Pino Masnata pubblicano il “Manifesto della Radia” sulla Gazzetta del Popolo. Ecco alcuni punti significativi di come i futuristi concepivano la radio: “La Radia sarà […]

3. Immensificazione dello spazio non più visibile ne incorniciabile, la scena diventa universale e cosmica

4. Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse da esseri viventi da spiriti viventi o morti drammi di stati d’animo rumoristi senza parole […]

9. Arte umana universale e cosmica come voce con una vera psicologia-spiritualità dei rumori delle voci e del silenzio […]

12. Parole in libertà. La parola è andata sviluppandosi come collaboratrice della mimica e del gesto Occorre la parola sia ricaricata di tutta la sua potenza quindi parola essenziale e totalitaria ciò che nella teoria futurista si chiama parola-atmosfera Le parole in libertà figlie dell’estetica della macchina contengono un’orchestra di rumori e di accordi rumoristi (realisti e astratti) che soli possono aiutare la parola colorata e plastica nella rappresentazione fulminea di ciò che si vede Se non vuole ricorrere alle parole in libertà il radiasta deve esprimersi in quello stile parolibero (derivato dalle nostre parole in libertà) che già circola nei romanzi avanguardisti e nei giornali quello stile parolibero tipicamente veloce scattante sintetico simultaneo 13. Parola isolata ripetizione di verbi all’infinito 14. Arte essenziale […]”. Concetti perfettamente esemplificati in quest’opera in asta Stima: 15.000€/18.000€.

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – da finarte.it
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41x41, 1962-1964
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Un bellissimo “oggetto visivo instabile” di Edoarda Emilia Maino al lotto n. 179 “Oggetto ottico dinamico”.

Nata a Milano nel 1930 da Giovanni Maino, geometra del Genio Civile, la Maino frequenta il liceo classico per poi iscriversi, nel 1950, alla Scuola d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco.

Esordisce in pittura nel 1956, dopo anni di formazione da autodidatta, affascinata dagli ambienti artistici milanesi e dalle prime ricerche spaziali di Lucio Fontana. Frequenta il Bar Giamaica dove conosce Piero Manzoni, i fotografi Giovanni Ricci e Uliano Lucas.

Dopo le prime prove di sapore informale alla fine degli anni ’50 in cui la Maino mostra una volontà segnica di ricerca spaziale, del 1959 sono i primi “Volumi”, “perforatissime tele” che introducono l’artista milanese direttamente nelle ricerche più avanguardistiche di quegli anni.

Intanto la Dadamaino approfondisce i contatti con il Gruppo N e con l’amico Getulio Alviani partecipando a mostre di arte programmata. In questo clima, nel 1963, partecipa all Biennale di San Marino e alla rassegna Nove Tendencije a Zagabria.

In questo contesto nascono gli “Oggetti ottico dinamici” (lotto n. 179), realizzati con piastrine di alluminio fissate alla tavola con fili di nylon. Le piastrine sono disposte secondo rapporti geometrici in modo da dare l’impressione del movimento: in questo caso un efficace moto di estrusione. Anche la particolare fresatura contribuisce al dinamismo della composizione. Stima: 30.000€/40.000€.

Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – da finarte.it
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148x104, 1975
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Marco Gastini nasce a Torino nel 1938. Fin da piccolo frequenta la bottega del padre marmista dove familiarizza con materiali e tecniche di lavorazione.

Alla fine degli anni ’60 la pittura di Gastini si orienta verso una ricerca improntata a un segno minimale che si articola nello spazio, con una vena naturalistica che cerca una sintesi fra gesto artistico e architettura. Nel 1969 al Salone Annunciata di Milano Gastini dà vita ad un ambiente fluido, dove attraverso la trasparenza del supporto (plexiglass) si realizza una compenetrazione cangiante fra opera e contesto.

Ricerca visuale, pittura analitica e un approccio lirico alla ‘figura’ si intrecciano “Ininterrottamente” nell’arte di Gastini perché continuamente il mondo che osserviamo è la constatazione di un fatto atomico e organico, dove il segno cresce come l’erba e il concetto non è altro che il sogno e il segno di una sottostante realtà. Stima: 12.000€/18.000€.