Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.

Asta Fidesarte n. 72 – Sabato 8 Aprile 2017 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 72 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 08 aprile 2017 in due sessioni rispettivamente alle ore 10.30 (lotti 1-101) e alle ore 16.00 (lotti 102-248). La topten di SenzaRiserva.

Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – da fidesarte.it
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100x73, 1958
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Artista veneziano, Gustavo Boldrini nasce nel 1927 e si forma come pittore prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Da subito la sua pittura di matrice espressionista trova estimatori in artisti quali Felice Carena, Virgilio Guidi e Bruno Saetti.

Dal ’47 Boldrini compie numerosi viaggi in europa trovando ispirazione soprattutto nelle opere di Kokoschka, Van Gogh, Utrillo e Rouault.

I soggetti di Boldrini sono paesaggi, vedute di Venezia, ritratti realizzati con una estrema sintesi formale che obbedisce a richiami ora fauvisti ora minimalisti e che non disdegna l’uso del monocromo.  L’artista lavora di getto, per intuizioni liriche, dotato di una particolare sensibilità e tecnica.

Dal 1955 Boldrini si trasferisce a Milano e le sue opere iniziano a confrontarsi con gli spazi del paesaggio urbano che l’artista organizza in volumi essenziali e dai colori accesi (lotto n. 78 “Periferia”). L’artista esprime allo stesso tempo la sensazione d’oppressività esistenziale e l’impeto degli stimoli della modernità cittadina del dopoguerra.

Proprio in quegli anni  le maggiori affermazioni: nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1956 alla Biennale di Venezia. Stima: 2.000€/3.000€.

Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – da fidesarte.it
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50x40, 1973
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Leone Minassian è un altro talentuoso pittore veneziano d’adozione. Nato a Costantinopoli nel 1905 giovanissimo soggiornò in esilio prima a Napoli con la famiglia poi a Venezia a causa delle persecuzioni turche contro gli armeni.

La prima pittura figurativa di Minassian (prevalentemente nudi, ritratti e nature morte) risente degli insegnamenti e dei colori di Pio Semeghini ma mostra una forza plastica e a tratti espressionista più accentuata.

Dagli anni ’50 i colori si intensificano e l’uso del chiaroscuro conduce le forme ad astrarsi senza mai farsi del tutto estranee alla realtà (forte fu l’influenza su Minassian di Giorgio Morandi, Alberto Viani e soprattutto Jean Arp conosciuto nel 1954).

Nascono così le bellissime opere come questa al lotto n. 101 “Forme elicoidali”, virgulti di pura forza e energia surreale che vanno oltre la figurazione senza abbandonarla, quasi a cogliere quella vitalità, quel noumeno che sta dietro al fenomeno.

Artista semi-dimenticato troppo presto, che meriterebbe una riscoperta. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50x70, 1966
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’60 dell’artista ligure Emilio Scanavino al lotto n. 110 “Senza titolo”.

Non si tratta di un olio ma l’opera è di estrema qualità pittorica e assai rappresentativa del percorso artistico di Scanavino che negli anni ’60 formalizza il proprio linguaggio e raggiunge la piena maturità artistica.

Opera in cui si ritrovano i tipici grovigli dell’artista ligure e insieme le forme zoomorfe e surreali che caratterizzano il suo mondo immaginativo.

Sono gli anni di cui il celebre critico Enrico Crispolti sottolinea il “superamento dell’informale” da parte di certi artisti dell’epoca e durante i quali Scanavino prende parte alle esperienze della rassegna “Possibilità di relazione” e alle due edizioni di “Alternative Attuali”.

La mostra “Possibilità di relazione” fu inaugurata il 25 maggio 1960 alla Galleria L’Attico a Roma, curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi e Emilio Tadini.

“La mostra assume per noi un valore emblematico, essendosi dichiaratamente proposta come occasione per ragionare intorno alla «presenza, inconfutabile, di nuove ricerche di figurazione», che rispondono alla voglia di vivere la pittura come una possibilità di scandaglio dell’io non inteso però come una statica monade, ma colto nel suo ineludibile definirsi in rapporto all’altro da sé, e conseguentemente come una testimonianza dell’esperienza della realtà, in tutta la sua organica dinamicità” (da Cristina Casero, Nuove “possibilità di relazione”: l’Informale oltre l’Informale, Ricerche di S/Confine, vol. III, n. 1 (2012)  ). Stima: 5.000€/7.000€.

Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – da fidesarte.it
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76x183, 1984/2005
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Gianfranco Goberti nasce nel 1939 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fu scoperto da Gillo Dorfles nel 1980 che lo segnala con altri importanti artisti per il Catalogo Nazionale d’Arte Bolaffi (con Paolini, Adami, Paladino). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia.

Scrive l’artista in occasione di una personale presso il Palazzo comunale di Nonantola nel 1990: “la mia pittura è la costante di una sorta di chiaro scuro che determina una rigatura; le camicie, le poltrone a righe, le corde, sono costituite da un’intermittenza di chiaro scuro. Dipingo dagli anni Sessanta poltrone riflesse e specchi. I cieli legati da corde suggeriscono il materiale e l’immateriale […]. Ho disegnato corde legate, poi le ho fatte esplodere. Una metafora della vita. L’arte non cambia la realtà, ma può provocare sensazioni nel profondo, a livello filosofico, etico ed estetico”.

C’è nelle opere di Goberti. fra il concettuale e la nuova figurazione, una tensione, una follia che sola permette di affermare la realtà come atto costituito e soggettività costituente per usare una terminologia sartriana. Come direbbe Michel Foucault al lotto n. 114 “Lacerazione” l’artista testimonia “l’esperienza, non ancora scissa, della scissura stessa”. Stima: 2.500€/3.500€.

Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – da fidesarte.it
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75x100, 1972
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Michele Perfetti è stato un protagonista della poesia visiva italiana degli anni ’70. Pugliese, partecipò a Firenze alle iniziative del Gruppo 70 con Giuseppe Chiari, Eugenio Minnini, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori e molti altri.

Il gruppo riuniva pittori, scultori, musicisti, poeti e proponeva un rinnovamento della parola “usata nel linguaggio massificato del nostro tipo di società, come mezzo d’alienazione dell’uomo”. Lo faceva attraverso una critica arguta e in un certo senso artificiosa che si esplicava mettendo in atto cortocircuiti di significato e significante in grado di attivare ambiti sensoriali disparati anche in maniera intuitiva e subliminale.

Scrive Perfetti nella prefazione a “…000 + 1. Poesie tecnologico / visive” nel dicembre del 1967 (pubblicato da Circolo Italsider Taranto): “Del sistema/ordine istituzionalizzato, nel quale l’uomo, interrelato, si trova socialmente e ‘culturalmente’ inserito, la parola e l’immagine sono, dilaganti, l’espressione più vistosa, per mezzo delle quali si articola un tipo di comunicazione a ciclo chiuso e fondato sul consenso. Da ciò si afferma, per altro, che la nostra sia da definirsi civiltà dell’immagine e della parola; ma che […] non è escluso che il nostro tempo anzichè passare ai posteri come civiltà dell’immagine […] passi come ‘l’immagine di una inciviltà’. E allora […] la nuova avanguardia parla di disordine e di dissacrazione […]”

La dissacrazione del lotto n. 126 “Noi siamo diversi”. Stima: 3.000€/4.000€.

Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – DA fidesarte.it
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50x50, 1980
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Opera minimalista del 1980 dell’artista trentina Annamaria Gelmi al lotto n. 138 “Sequenza parallela + Diagonale”.

L’artista si forma all’Accademia di Brera, dove, fra gli altri, è allieva di Domenico Cantatore. La sua prima personale è alla Galleria Mirana a Trento nel 1970.

Negli anni ’70 la Gelmi sperimenta su vari materiali. Realizza sculture e installazioni soprattutto in plexiglass, metacrilato, china su acetato appunto. La ricerca dell’artista verte sul concetto di spazio, sulla trasparenza e l’interazione percettiva che opera e spettatore instaurano nell’ambiente (sovente le opere vengono appese per generare effetti ottici cangianti).

Le opere fino agli anni ’80, di cui il lotto in asta dà testimonianza, sono perlopiù realizzate in bianco e nero e manifestano anche un’impronta di scomposizione analitica e riduttiva delle forme che nella sua semplicità e immediatezza conferisce ad esse una forte suggestione simbolica e allusiva. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – da fidesarte.it
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80x120, 2006
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”.

Questo è stato Renato Mambor, artista eclettico, che ha sperimentato teatro, arte performativa, installazioni, cinema, fotografia con uno sguardo sempre ironico e critico sulla realtà e la cultura dagli anni ’50 ad oggi.

Fu uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Festa, Angeli e Schifano (con quest’ultimo convisse in un appartamento a Cinecittà negli anni ’50). La sua prima esposizione è del 1959 a Roma, alla Galleria “L’Appia Antica”.

L’arte di Mambor si propone di essere impersonale nella convinzione che il pittore non sia personalità super partes ma invischiato nel reale stesso che rappresenta e decontestualizza con un forte effetto di straniamento ma per il quale non ha soluzione.

Come ha ben scritto Achille Bonito Oliva: “attratto dalla moltiplicabilità anonima dell’immagine, Mambor arriva alle ‘campionature’ di uomini ‘statistici’, avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l’arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un’esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l’artista come un individuo privilegiato nella società”.

A lotto n. 143 “Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar” Mambor si riappropria di un oggetto prodotto stesso della società massificata dei consumi. Lo fa semplicemente isolando la moto fuori dalla cornice del paesaggio, generando in questo modo allo stesso tempo come una malinconia di appartenenza ma anche una impressione di salvataggio. Stima: 14.000€/18.000€.

Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – da fidesarte.it
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70x90, 1986
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Una bellissima opera di Piero Dorazio anni ’80 al lotto n. 152 “Piano e forte”.

Firmatario del manifesto dell’astrattismo romano Forma 1 Dorazio non è circoscrivibile in una corrente poiché la sua pittura si è evoluta moltissimo dai primi anni ’50 agli anni ’80 pur mantenendo un costante riferimento agli aspetti della percezione ritmica e del colore.

Scrive l’artista proprio nel 1986, anno di realizzazione dell’opera: “sia la musica che la pittura moderna non rappresentano null’altro che gli elementi di cui sono fatte: colori, linee, superfici e spazi, materie, suoni, timbri, movimento nel tempo, luci e ombre, chiaro e scuro, forte e adagio, orizzontale, verticale, diagonale, caldo e freddo, alto e basso, insomma tutti quei fenomeni che più direttamente influenzano e orientano la nostra esistenza ogni giorno, poiché costituiscono gli aspetti essenziali della realtà in cui ci orientiamo, per mezzo dei nostri sensi e della nostra intelligenza. Sia la musica che la pittura si rivolgono proprio ai sensi piuttosto che alla ragione, una facoltà questa che bisogna mettere da parte quando ci si avvicina all’arte, se si vuole fare una vera esperienza estetica, senza pregiudizi” (da Piero Dorazio, L’oeil écoute, cat. Valente Arte). Stima: 25.000€/30.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – da fidesarte.it
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5x65.5, 1977
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Potentissima questa carta intelata di buone dimensioni di Emilio Vedova al lotto n. 155 “Senza titolo”.

Vedova, che non sta vivendo un felicissimo momento di mercato, è comunque uno dei protagonisti della storia dell’arte italiana del secondo novecento.

Veneziano, partecipa giovanissimo al movimento Corrente nel 1942 e da subito si distingue per la fervente attività antifascista. Partecipa alla Resistenza e nel 1946 è tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica. L’impegno politico e il fortissimo legame con la realtà saranno dunque i cardini della attività anche pittorica di Vedova.

E certamente Vedova è l’artista che più di tutti è riuscito a conciliare pittura astratta e realtà. Il suo action painting non è espressione della pura soggettività dell’artista, come quello di stampo americano, ma simbolicamente desiderio e invito all’azione, all’espressione nel sociale.

Ancora negli anni ’70 l’artista veneziano continua i cicli dei celebri “plurimi” degli anni ’60: opere in cui la forza della gestualità astratta (la stessa dell’opera al lotto n. 155) si apre allo spazio e al pubblico. L’opera si stacca dalla parete, si disarticola nella realtà e si svolge su più piani con cerniere, incastri, venendo addirittura montata su binari in modo da poter essere vissuta e attraversata. Stima: 70.000€/80.000€.

Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – da fidesarte.it
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91x128, 1955
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Altro artista veneziano Saverio Rampin, classe 1930. Dopo un primo periodo di stampo cubo-futurista Rampin si distingue da subito per un originalissimo espressionismo astratto di matrice naturalistica la cui migliore pecularietà è senza dubbio l’acceso e potentissimo cromatismo.

Non estranee alla sua prima produzione le influenza ‘spaziali’ veicolate tramite la Galleria del Cavallino di Venezia di Carlo Cardazzo dalle opere di Fontana, legato alla galleria, che già a Milano nel 1947 aveva pubblicato il celebre Manifesto.

Si tratta di una spazialità percettiva e memoriale che si dispiega nell’uso delle forme e dei colori, e si anima di accensioni ritmiche e coloristiche che soggettivizzano lo spazio-tempo dell’intuizione pittorica. Bellissime le opere degli anni ’50 come questa al lotto n. 174 “Momento”. Artista tutto da riscoprire. Stima: 8.000€/10.000€.

Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – da fidesarte.it
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80x58, 1985
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Julio Le Parc è un artista argentino, famoso per aver fondato il G.R.A.V. Groupe de Recherche d’ Art Visuel a Parigi nel 1969 con François Morellet, Francisco Sobrino, Yvaral e alcuni altri artisti.

Obiettivo del Gruppo era quello di usare il movimento come mezzo di coinvolgimento dello spettatore in esperienze al contempo visuali e viscerali. La volontà è quella di coinvolgere lo spettatore stesso in una visione dell’arte in cui l’artista non è il ‘creatore’ ma il ‘liberatore’ dell’anima delle persone dalla loro passività.

Arte performativa dunque che si ritrova anche nelle opere bidimensionali dell’artista argentino e che ne rappresentano per così dire una summa. Figure che si specchiano, giochi di luce, spirali di movimento, simmetrie impossibili e volumi restituiscono uno spazio in cui immergersi, da risolvere, e al contempo un mondo perfetto dell’immaginazione. Lotto n. 230 “Theme 29 a variation”. Stima: 10.000€/12.000€.

Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – da fidesarte.it
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110x80
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Sandro Chia o meglio Alessandro Coticchia è un artista nato a Firenze nel 1946. Con Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi è stato fra i protagonisti della Transavanguardia, movimento di recupero della figurazione consacrato alla biennale di Venezia del 1980 dal critico Achille Bonito Oliva.

Figure dalla monumentalità classica, come quelle al lotto n. 237 “Figure”, accese da colori sgargianti dominano le tele di Chia. L’artista fiorentino riporta l’uomo al centro e lo pone in mezzo alla natura, sovente nudo, indistinto quasi nei colori dagli elementi del paesaggio, in una celebrazione panica dell’universo che conosciamo.

Ma non c’è solo spontaneità nelle opere di Chia: sotto l’apparente semplicità le sue opere sono fitte di richiami e stilemi culturali che vogliono veicolare un’idea. “Sandro Chia pratica, attraverso la pittura, la teoria di una manualità assistita da un’idea, dalla messa in opera di un’ipotesi formulata attraverso la particolarità di una figura o di un segno. Se l’immagine costituisce da una parte lo svelamento dell’idea iniziale, dall’altra è anche testimonianza del procedimento pittorico che lo produce e ne svela l’interno circuito, la gamma complessa di riflessi, le possibili corrispondenze, gli spostamenti e i rimandi fra le diverse polarità” (da Achille Bonito Oliva, Il manifesto della transavanguardia, Flash Art n°92-93, 1979). Stima: 10.000€/12.000€.

George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – da fidesarte.it
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98x76, 1959
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’50 dell’inventore dell’astrazione lirica Georges Mathieu al lotto n. 240 “Composition brune”.

È il 1950 quando Mathieu dipinge i suoi primi lavori tachisti e tiene a Parigi la sua prima personale alla Galerie René Drouin.

L’artista francese eseguiva i suoi lavori assai velocemente usando pennelli, fazzoletti o spremendo direttamente il colore dal tubetto. L’espressionismo della sua arte si distinse da quello d’oltreoceano di pura espressione soggettiva (alla Pollock) e potrebbe essere definito ‘situazionale’ e ‘teatrale’: compendio, sintesi e restituzione della forza presente in un concetto, una sorta di calligrafica interpretazione. Mathieu dipingeva infatti spesso battaglie e altri eventi della storia francese rendendoli in forma astratta.

Nel 1959 stesso Mathieu dipinse “Il Massacro di Saint-Barthélemy”, un’opera di 2.5×6 metri in meno di mezz’ora, accompagnato dal batterista jazz Kenny Clarke. “Non dipingo velocemente per mancanza di tempo o per battere record, ma semplicemente perché non mi serve altro tempo, anzi più tempo rallenterebbe i gesti, introdurrebbe dubbi e corromperebbe la purezza dei tratti, la crudeltà delle forme, l’unità dell’opera”. Stima: 30.000€/40.000€.