Asta Martini n. 36 – 20/21 Giugno 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 36 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-100 e 101-181). La TopTen di SenzaRiserva.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – da martiniarte.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54x80, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni è stato un’artista dalle tante sfaccettature, passato nel corso delle sue ricerche dalla figurazione all’astrattismo, dall’informale al costruttivismo.

In particolare, fra il 1948 ed il 1958 Pantaleoni ha partecipato attivamente al M.A.C. Movimento Arte Concreta con Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari.

Così lo ricorda Gillo Dorfles: “[…] era una persona colta e simpatica, era l’unico che aveva un’ufficialità didattica, veniva dalla scuola delle arti, gli altri erano architetti, critici, design, mentre Pantaleoni aveva una sua precisa attività culturale. È stato il trait d’union tra l’ufficialità dell’epoca e il M.A.C. Era partecipe anche nell’attività per la pubblicazione dei bollettini di ‘Arte Concreta’” (dall’Intervista a Gillo Dorfles di Susanne Capolongo in “Ideo Pantaleoni. Un viaggio verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte Milano, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, testo di Marco Meneguzzo).

Opera elegante e ben riuscita questa al lotto n. 33 “Composizione” in cui l’artista mostra una vicinanza con le soluzioni formali modulari di Gianni Monnet. Stima: 8.000€/10.000€.

Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – da martiniarte.it
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75x149, 1963
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Francesco Guerrieri nasce a Borgia nel 1931 ma cresce dal 1939 a Roma. Qui studia giurisprudenza e intanto segue i corsi dell’Academie de France e l’Accademia dell’Associazione Artistica Internazionale.

Nel 1963, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa”, è fra i fondatori del Gruppo 63 con la moglie Lia Drei, Giovanni Pizzo e Lucia di Luciano. L’esperienza finisce lo stesso anno e Guerrieri e la Drei danno inizio al nuovo progetto “Binomio Sperimentale P.” (1963-1968), dove “P” sta per puro, nel contesto del quale affrontano i temi della percezione e degli effetti ottico-luminosi dei colori. Connaturato alla loro pittura è però anche il concetto di ‘intuizione lirica’ che, prescindendo da un approccio esclusivamente scientifico, rende esplicite sulla tela vere e proprie rivelazioni e constatazioni estetiche.

Scrivono i due nella “Dichiarazione” di poetica letta al Convegno di Verucchio nell’autunno del 1963: “La ricerca deve avere un suo campo d’indagine, altrimenti non avrebbe ragione d’essere. Nel nostro caso non può che essere ESTETICA. Quindi per quanti metodi rigorosamente logici e scientifici si vogliano adottare, essa non sarà mai rigidamente logica, ma sempre e necessariamente METALOGICA. Ciò non fa scadere il valore della ricerca secondo una valutazione scientifica: molte verità delle scienze e della stessa matematica sono puramente intuitive, perché in molti casi l’intuizione è il solo mezzo di conoscenza dato all’uomo”.

Al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa” un’opera dal forte dinamismo gestaltico, quasi l’autore giocasse con una forma d’onda analogica interrotta e ne scandisse il ritmo attraverso campionamenti digitali binariamente modulati dal colore. Stima: 10.000€/12.000€.

Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – da martiniarte.it
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25x100, 1952
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Artista poliedrico, tanto che talvolta è difficile riconoscerne la paternità d’opera, Sergio Dangelo è stato fondatore insieme ad Enrico Baj del Movimento Nucleare a Milano nel 1950, inaugurato con una mostra alla Galleria San Fedele dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare” nel 1951.

Il Manifesto viene redatto in questa occasione, ma sarà pubblicato solo l’anno successivo a Bruxelles contestualmente alla mostra alla Galleria Apollo.

Si legge nel Manifesto: “I nucleari vogliono abbattere tutti gli ‘ismi’ di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo. Vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo. Siamo coloro che documentano la ricerca di questa verità […] La forza di gravità non appesantirà più le nostri menti e non ci riporterà a terra perché è stata sconfitta dall’arte nucleare, un supercarburante atomico per i nostri voli interplanetari”.

Una ricerca dunque che partendo dall’informale costruisce sopra le nuove scoperte scientifiche e i progressi della tecnica. Si tratta di un’arte energica e propositiva che vuole ripartire dal ‘grado zero’, dal “BUM” (si veda la celebre illustrazione “Manifesto BUM” di Baj del 1952) delle vicende atomiche per rinascere sotto forma di ‘fenice’.

Questo rappresentano i paesaggi dei primi anni ’50 di Dangelo (lotto n. 92 “Il muro dell’anima”) che divide, smembra gli scenari, reali e della coscienza, nelle componenti fondamentali con una forza gestuale da action painter. “La finalità è quella di ricostruire un’ipotetico ‘paesaggio nucleare’ attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. Gli artisti nucleari, partendo dal Surrealismo e dll’automatismo psichico, vogliono contrapporsi all’astrattismo e al naturalismo al fine di rappresentare pittoricamente la disintegrazione e la frammentazione della materia […]” (da Domenico Scudiero e Giorgia Calò, “Moda ed Arte tra Decadentismo ed Ipermoderno”, ed. proto-type Arte Contemporanea, 2002, p. 108). Stima: 8.000€/10.000€.

Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – da martiniarte.it
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80x80, 1975
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Bella opera di Horacio Garcia Rossi al lotto n. 108 “Senza titolo”. Nato a Buenos Aires nel 1929 Garcia Rossi studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti con Hugo Demarco, Julio Le Parc, Francisco Sobrino. Dal 1959 è a Parigi dove parteciperà all’esperienza del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (di cui fu co-fondatore nel 1960).

Dalle prime ricerche sulle sovrapposizioni del colore la pittura di Garcia Rossi si sposta nel corso degli anni ’60 dalle dinamiche visive bidimensionali all’analisi di effetti luministici e dinamici della forma nello spazio e nelle tre dimensioni (famosi i cilindri e gli abbecedari in rotazione), creando contaminazioni fra grafemi, significati e forme.

Fra il 1972 ed il 1974 la sua ricerca si orienta nuovamente verso la bidimensionalità e le possibilità ottiche del colore (lotto n. 108 “Senza titolo”). Quest’opera in particolare anticipa di qualche anno il ciclo delle opere su “colore-luce” in cui Garcia Rossi riesce ad amalgamare le due componenti attraverso un rigoroso e studiato dosaggio di colori analoghi e complementari che assurge ad una potentissima forza irradiante sulla retina dello spettatore. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – da martiniarte.it
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato nel 1939 a Zurigo, Hans Jorg Glattfelder si forma alla scuola geometrica dei “concretisti” di Zurigo. Prosegue la sua formazione astratto-concreta a Firenze, dove si stabilisce dal 1963, entrando anche in contatto con i protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino.

La prima personale è del 1966 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Milano. In questi anni Glattfelder realizza “Rilevi con piramidi” (lotto n. 111) con i quali sostiene l’idea di una realizzazione anonima dell’opera d’arte, non diversamente da coeve esperienze pop, che faccia uso di mezzi e materiali industriali.

Contrariamente al pop però la ricerca di Glattfelder si orienta verso un costruttivismo ‘scientifico’ che non concede nulla all’ironia, alla critica, alla nostalgia; e già qui l’artista sembra anticipare quella teoria del “meta-razionale” e della dialettica fra metodo scientifico ed arti plastiche che sarà il nodo centrale delle sue opere degli anni ’80 e ’90.

Le opere di Glattfelder non sono fredde perché non appiattiscono gli oggetti, ma propongono una sfida di tensione fra forze opposte: alto e basso, colore e assenza di esso, freddo e caldo, energia e sterilità, centro e periferia, densità e rarefazione. Stima: 20.000€/25.000€.

Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60x100, 1963
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

L’analisi dei processi visivi di origine gestaltica caratterizzò certamente le ricerche dei componenti del Gruppo 63: Giovanni Pizzo, Lucia di Luciano, Lia Drei e Francesco Guerrieri. Nello stesso anno, il 1963, Pizzo con Lucia di Luciano fonda l'”Operativo R” con Carlo Carchietti e Franco di Vito.

Pizzo, influenzato dalla lettura dei testi razionalisti di Bertrand Russel e ispirato dalla visione delle opere di Piet Mondrian alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, realizza in questi anni opere di carattere geometrico e strutturalista attraverso le quali mette in evidenza come le immagini/segno siano il prodotto gestaltico del procedimento operazionale stesso.

Opera grande e di notevole impatto estetico questa al lotto n. 128 “Sign Gestalt n. 0060”, oltretutto di un anno fondamentale per queste esperienze che preludono alle ricerche cinetiche e dell’arte analitica del decennio successivo. Stima: 10.000€/12.000€.

Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – da martiniarte.it
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59x49, 1974
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Ketty La Rocca è stata una delle protagoniste della poesia visiva fiorentina. Nata e cresciuta in Liguria nel 1956, frequenta poi l’Istituto Cherubini di musica a Firenze.

Nel capoluogo fiorentino conosce Eugenio Miccini e Lelio Missoni che la introducono nel gruppo di intellettuali d’avanguardia che andrà poi a formare il Gruppo 70.

Il Gruppo 70 riunisce poeti, musicisti, artisti nel nome di nuove esperienze espressive di carattere interdisciplinare che consentano di restringere il divario fra arte, realtà contemporanea, linguaggio e cultura mass-mediale.

Fra i fondatori ci sono Eugenio Miccini, filosofo e teologo, Lamberto Pignotti, semiologo, Luciano Ori e Lucia Marcucci. In seguito si uniranno Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Sergio Salvi, Antonio Bueno e Silvio Loffredo. Fra gli altri partecipano anche Luciano Anceschi, Umberto Eco, Eugenio Battisti, Gillo Dorfles, Mauro Bortolotto, Gianni Scalia, Roman Vlad.

Come ha ben scritto Luigi Ballerini il Gruppo mette a punto “un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione”. Comunicazione che avviene in particolare attraverso il ‘fotopoema’ cioè una combinazione di collage fotografico e linguaggio che strania la rappresentazione stessa della realtà attraverso interferenze concettuali di senso dalla carica ironica e dall’intento di capovolgimento.

Il linguaggio delle mani, qui al lotto n. 134 “Senza titolo” è un tema che fa parte di un ciclo di opere della La Rocca che risale al 1971 anno in cui l’artista presenta un libro fotografico In principio erat alla Galleria Flori di Firenze. Sono fotografie delle mani dell’artista o di altre persone ‘contaminate’ da frasi in inglese ed italiano che risolvono una balbettante razionalità in un gesto di senso. Stima: 20.000€/25.000€.

Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – da martiniarte.it
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40x30 cadauno, 1975
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Michele Zaza è un altro artista che lavora con le immagini fotografiche. Originario di Molfetta si diploma nel 1971 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1972 alla Galleria Diagramma di Milano. Nel 1980 è invitato alla XXXIX Biennale di Venezia con sala personale.

Arte d’avanguardia in quanto negazione della rappresentazione attraverso il concetto sembra essere il filo logico della ricerca di Zaza.

“Nella Mimesi, il rifiuto della mimèsi tradizionale intesa come imitazione coatta […] passa attraverso la critica della cultura che si rinchiude sull’archetipo e sul mito. L’artista […] è il soggetto e l’oggetto di questa critica. [In opere come questa] si configura la posizione anomala dell’artista rispetto alla normalità della vita; la cultura come fantasma pedina la natura in uno dei suoi fondamentali atti biologici, dunque reali, nello stravolgimento; l’imitazione avviene nella separazione; e l’atto di rappresentare (la fotografia, il linguaggio) rende irreale la realtà” (da Tommaso Trini, Michele Zaza in “Data” #15, p. 33).

Qui al lotto n. 139 “Mimesi” l’artista lavora sul concetto di tempo proponendo due serie di scatti in sequenza. La prima sequenza di cinque foto segue il flusso temporale di un attraversamento, la seconda invece confonde gli attimi di tempo trasfigurando un momento di realtà in un processo di memoria. Stima: 30.000€/40.000€.

Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – da martiniarte.it
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150x300, 1975
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Un’imponente e bellissima opera degli anni ’70 di Paolo Cotani al lotto n. 153 “Bende elastiche + Colore”.

Cotani appartiene sicuramente a quel gruppo di artisti che a partire dalla fine degli anni ’60 con una ridefinizione del ‘grado zero’ della pittura va oltre le analisi sulla percezione dell’arte cinetica per riappropriarsi in toto del fare e del farsi della pittura stessa.

L’uso delle bende elastiche in Cotani intanto rimette al centro i processi operazionali e i materiali riappropriandosi di uno spazio monocromo che non è più solo volontà autoriale ma possibilità di costruzione e lavoro sulle mille sfaccetature del mondo stesso.

In queste opere di Cotani ci sono l’artista e la realtà ma anche il mezzo e il controllo. Come se l’artista rappresentasse il collante fra intenzione e azione; percezione, tecnica e materiale. Non manca l’aspetto concettuale: l’opera diviene una scoperta o meglio una ri-scoperta di un patrimonio ‘mummificato’, un lascito segreto da proteggere, di cui prendersi cura. Stima: 60.000€/70.000€.

Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – da martiniarte.it
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105x148, 1973
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Non c’è dubbio che il percorso artistico dell’artista genovese Enzo Cacciola si sia fin dagli anni ’70 sviluppato in seno all’arte analitica.

Le “superfici integrative” di cui questa in asta al lotto n. 158 “2-12-1973” è un bellissimo e grande esemplare, vengono proposte da Cacciola nella seconda mostra, dopo la prima personale del 1971, alla Galleria La Bertesca di Milano nel 1974 curata da Giorgio Cortenova.

Si tratta di composizioni di telai quadrati e rettangolari che lasciano spazi aperti verso la parete che costituisce e integra lo spazio percettivo dell’opera stessa.

Anche Cacciola dunque riparte dal ‘grado zero’ della pittura (il monocromo) per ricominciare. E l’artista genovese lo fa aprendosi allo spazio e al colore attento più ad individuare una prospettiva che all’esito dell’opera.

Come afferma Cortenova stesso nell’introduzione al catalogo della mostra del 1974 Cacciola in queste opere “semplicemente rivela un ‘campo’, un tempo di sedimentazione, il proprio ritmo interno, la struttura del pigmento”. Stima: 15.000€/20.000€.

Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – da martiniarte.it
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180x230, 1989
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Altra opera di grandissime dimensioni (180×230) al lotto n. 176 “Altare della Memoria” di Arcangelo, artista originario di Avellino (classe 1956). Negli anni ’80 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per spostarsi poi quasi subito a Milano.

L’arte di Arcangelo si caratterizza immediatamente per una eccentricità che tocca da una parte le ricerche della Transavanguardia, con una volontà di riappropriazione della pittura e del reale; dall’altra mette in atto un approccio ‘poveristico’, ‘radicale’ e viscerale alle proprie radici, anche inconsce.

Pigmenti puri, terre, carboni sono i materiali che Arcangelo usa nel realizzare le proprie opere alla ricerca di un contatto ‘fisico’ con quelle terra e quelle tradizioni del sud cui si sente assai legato. Quello di Arcangelo è uno scavo psicologico ed una indagine sugli archetipi e i simboli della collettività, uno sguardo da sociologo ed entomologo, di grande forza espressiva, che cerca di illuminare quei simboli atavici solo attraverso i quali possiamo ricostruire il nostro presente.

Graffitismo, concettualismo, primitivismo, poverismo sono tutte componenti fondamentali della pittura dell’artista del Sannio. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Wannenes Group n. 222 – 25 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 222 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa D’Aste Wannenes Group di Milano si terrà in data 25 maggio 2017 alle ore 19.00 presso Open Care, Sala Carroponte, in Via G. Piranesi 10. La TopTen di SenzaRiserva.

Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – da wannenesgroup.com
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100x100, 1975
Bruno Munari, Curva di Peano, acrilico su tela, 100×100, 1975 – Lotto n. 23 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Scoperta dal matematico Giuseppe Peano nel 1890, la “Curva di Peano” (lotto n. 23) è una curva che ha la particolarissima proprietà di poter riempire e coprire tutti i punti di un quadrato attraverso apposite trasformazioni. Ciò nonostante una curva sia un forma geometrica monodimensionale mentre un quadrato è una forma bidimensionale.

Il ciclo di opere delle “Curve di Peano”, nel percorso artistico di Bruno Munari, si colloca negli anni 1970-1974, anche se l’artista realizzerà tali opere anche negli anni seguenti.

Sull’assunto scientifico della perfezione geometrica rappresentata da queste forme Munari dispiega una proposta cromatica “assolutamente superflua” come la definisce. Consapevole che l’arte è gioco percettivo, l’artista milanese lavora sul concetto estetico disvelando come anche il logos possa essere fantasia e inganno.

Il colore soprattutto è l’elemento straniante di queste opere, come colore è l’energia determinante del nostro status umano di necessità. Scrive lo stesso Munari nel cartoncino di presentazione ad una mostra tenutasi nel 1974: “il famoso matematico Giuseppe Peano per dimostrare visivamente che possono esistere linee curve senza tangenti, ideò una curva simile al filo che forma una maglia, ma così fitta da riempire completamente tutta l’ area di un quadrato. Il risultato fu un quadrato tutto nero. Nella delimitazione di confine tra le zone di colore di questa mia composizione, è visibile la linea famosa.

La mia proposta, assolutamente superflua alla speculazione matematica, ma curiosa sotto l’ aspetto estetico, sta nel porre determinati colori nelle zone delimitate dalla linea. Di fronte a questa proposta l’ osservatore è spinto ad immaginare quale potrà essere il colore della superficie quadrata quando la curva rimpicciolendosi e moltiplicandosi l’ avrà riempita quasi tutta. Non è necessario pensarci continuamente, basta una volta ogni tanto.” Stima: 14.000€/16.000€.

Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – da wannenesgroup.com
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale cm 56, 1961
Dadamaino, Oggetto Ottico-Dinamico, legno dipinto e placchette metalliche, diagonale, cm 56, 1961 – Lotto n. 27 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Edoarda Emilia Maino nasce a Milano nel 1930. Iscritta a Medicina, coltiva la pittura da autodidatta. Frequenta al contempo il Bar Giamaica dove viene a contatto con artisti ed intellettuali (fra gli altri Enrico Baj, Roberto Crippa, Lucio Fontana e Piero Manzoni).

Del 1958 è la prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano. Alla opere di gusto informale seguono i primi “Volumi” monocromi con squarci ovoidali che manifestano l’acquisizione di una matura spazialità già in nuce coloristicamente nelle opere bidimensionali. Cominciano le collaborazioni con Piero Manzoni e i gruppi d’avanguardia delle nuove ricerche visuali: il Gruppo N, il Gruppo T, il G.R.A.V.

L'”Oggetto ottico-dinamico” al lotto n. 27 è un’opera assai rara per l’anno di esecuzione, il 1961. Si tratta infatti delle opere cinetiche che l’artista presenterà nel 1964 alla mostra parigina Nouvelle Tendance. Si tratta di opere costituite da piastrine in alluminio tese su fili di nylon o incollate a una tavola nera con dimensioni diverse (spesso reciprocamente multiple), variabilità di forma e rapporti geometrici (spesso secondo l’equazione X2+Y22) che generano effetti di dinamica ottica che rendono l’oggetto percettivamente instabile.

Osservando infatti il lotto in asta si ha la sensazione che quattro circolarità a diversi livelli di profondità si creino mutevolmente su una superficie liquida. Stima: 15.000€/25.000€.

Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – da wannenesgroup.com
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8x68.5, 1960
Marino Marini, Impressionabilità, tempera su carta, 67.8×68.5, 1960 – Lotto n. 101 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

A soli 28 anni un giovanissimo Marino Marini, nel 1929, è voluto da Arturo Martini ad occupare la cattedra di scultura presso la scuola d’arte di Villa Reale a Monza.

Prestissimo l’artista ottiene importanti riconoscimenti: alla II Quadriennale nel 1935 vince il primo premio per la scultura e nel 1937 quello all’Exposition international des arts di Parigi che ne sancisce la fama internazionale.

Cavalli, cavalieri, nudi, giocolieri, pugili rappresentano uomini eroici, padroni della realtà, capaci di un controllo non solo razionale ma anche empatico su di essa.

È nel dopoguerra però che la scultura di Marini risente dell’inquietudine del post evento bellico. Pulsioni informali fanno presa sulle opere scultoree (e pittoriche) dell’artista. In particolare i gruppi equestri e/o uomo-cavaliere vengono caratterizzati da dinamicità e pose drammatiche, innaturali, con forme contratte e spezzate dal dolore, quasi disarticolate.

Ed è forse in pittura che questo motivo assume la maggiore semplificazione formale, o meglio quasi informale. Le opere del ciclo “Impressionabilità” (lotto n. 101) infatti, non sono altro che la presentazione più astratta del cavaliere (sulla sinistra) e del cavallo (sulla destra): imbizzarrito, indomabile, spaventato, impressionato. Stima: 50.000€/70.000€.

Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – da wannenesgroup.com
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100x75, 1960
Remo Bianco, Impronta, tecnica mista su tela applicata su tavola, 100×75, 1960 – Lotto n. 104 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Remo Bianco, artista nato a Milano nel 1922, è stato lungo tutto il corso della sua carriera uno sperimentatore sia dal punto di vista concettuale che nell’uso dei materiali.

Negli anni ’50 Bianco si muove ancora nel solco dell’informale, risentendo delle esperienze dell’ambiente milanese fra post-cubismo, surrealismo, Movimento Nucleare e Movimento Spaziale. Le prime sperimentazioni sulle cosiddette “Impronte” (lotto n. 104) e sui 3D realizzati in vetro possono tuttavia essere fatte risalire alla fine degli anni ’40 e all’inizio dei ’50.

Bianco realizza le “Impronte” attraverso tracce lasciate da oggetti semplici su gesso oppure su cartapesta e gomma (successivamente). In questo modo conduce una ricerca di ‘riappropriazione’ dell’impianto formale e immaginativo che supera le sterili inquietudini di stampo informale e apre alle ricerche avanguardistiche degli anni ’60 e ’70.

L’evocatività del reale viene riorganizzati in campi geometrici, serializzata nella infinita diversità, aperta alla tridimensionalità del reale, impreziosita dagli ori e dagli argenti dei materiali. Stima: 7.000€/9.000€.

Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – da wannenesgroup.com
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121x85, 1978
Mimmo Rotella, Sempre bella (Marilyn), decollage e tecnica mista su tela, 121×85, 1978 – Lotto n. 108 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Nell’intervista riportata nel Catalogo della Mostra presso Lattuada Studio, Milano, settembre – dicembre 2007 “Omaggio a Mimmo Rotella” – Testo critico e intervista di Francesca Alfano Miglietti (FAM), racconta Mimmo Rotella in merito ai suoi celebri decollage in asta con un bellissimo esemplare “Sempre bella (Marilyn)” al lotto n. 108: “Nel 1952 ero reduce da una crisi artistica, pensavo che tutto era stato fatto nell’arte […] Poi verso il 1953-54 mi fermavo a guardare estasiato, entusiasta, quei manifesti sui muri che io vedevo a Piazza del Popolo dove a quel tempo avevo uno studio. Così cominciai a strappare i primi manifesti.

Mi piacevano perché erano pieni di dinamica, di colore, di forza, con queste lacerazioni […] Così, la notte, era più forte di me: scendevo in strada e laceravo quei manifesti, li collezionavo. Mi ricordo che li mettevo sotto il letto, nel mio studio. Una sera di quegli anni venne a trovarmi il famoso critico e filologo dell’arte Emilio Villa […] Mi disse che stavo per iniziare un nuovo linguaggio pittorico/artistico, perché avevo inventato un nuovo spazio, che non era più lo spazio del collage cubista, ma invenzione nello spazio […]

I primi manifesti lacerati dai muri erano piuttosto astratti o espressionisti. Poi verso il 1959-60 ho cominciato a tirar fuori l’immagine. Era il momento della pop-art in America e io sentivo il bisogno di far vedere queste immagini. L’immagine che mi attirava di più era quella cinematografica perché, essendo a Roma, c’era Cinecittà ed erano in preparazione molti film. Poi venivano i film americani, c’era Marilyn Monroe… […] Stima: 8.000€/12.000€.

Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – da wannenesgroup.com
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190x210, 1977
Piero Dorazio, Giallino, olio su tela, 190×210, 1977 – Lotto n. 119 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Opera di notevoli dimensioni ed altissima qualità di Piero Dorazio al lotto n. 119 “Giallino”.

Pioniere dell’arte astratta del dopoguerra Dorazio è stato uno dei fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma nel 1947. Fra gli altri c’erano Achille Perilli, Giulio Turcato, Pietro Consagra, Carla Accardi. Ciascuno di essi però condurrà ricerche assai originali nei decenni successivi anche se tutte legate alle tematiche dell’indagine dello spazio, delle geometrie, del colore e della percezione.

Proprio di Dorazio sarà l’interesse per il colore. Fin dai primi anni ’50 infatti l’artista si interessa alle opere di Giacomo Balla di cui studia la caratteristica ricerca della luce attraverso la sovrapposizione e la scomposizione dei colori e al contempo segue le ricerche coeve dello svizzero Max Bill sulla percezione del colore.

Dorazio negli anni ’60 si avvicinò per risultati formali alle prove iniziali della pop art nell’azzeramento del linguaggio ottenuto attraverso la ‘quasi monocromia’. Tuttavia l’artista romano non rinunciò mai a rivendicare il lirismo del proprio linguaggio astratto e l’individualità dell’artista.

Dorazio non fu artista pop né mai si depersonalizzò nelle prove collettive dell’arte cinetica e programmata. La sua personalità colorista è rimasta unica. Stima: 90.000€/110.000€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – da wannenesgroup.com
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48x68, 1969 circa
Giulio Turcato, Superficie lunare, 48×68, 1969 circa – Lotto n. 129 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Un’altro dei rappresentanti e fondatori di Forma 1 con Piero Dorazio fu Giulio Turcato.

É nel corso degli anni ’50 che l’astrattismo dell’artista mantovano si fa originale. Presente alla Biennale Veneziana nel 1952 (con il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi), nel 1954 e nel 1956, nel 1958 gli viene dedicata una sala personale e vince il Premio Nazionale.

Nel 1964 Turcato produce la prima opera del ciclo delle “Superfici lunari” (lotto n. 129): strisce di gommapiuma riciclate da materassi che rappresentano la scabrosità della superficie lunare. La serie mostra l’interesse di Turcato per la materia e la pittura spaziale intesa come luogo dell’azione esteriore ed interiore. Un’esemplare verrà acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1964.

“Un cinismo filosofico governa l’opera di Turcato, l’indifferenza per il tema e per l’immagine. Tutto è occasione di pittura, perché tutto è sottoposto alla legge del tempo e dello spazio. La forma è consustanziale alla superficie del quadro ma non ne è mai schiacciata. Essa aderisce e nello stesso tempo si sottrae ad una fissione definitiva. Accenna alla sosta e contemporaneamente si dispone come sintomo di movimento. E la sua apparizione non ha un verso per essere guardata; perché non esiste dritto o rovescio. L’apparizione non rispetta la convenzione dello sguardo ma si insinua tra i due versanti della tela” (da Achille Bonito Oliva, La pittura come azione interiore, catalogo mostra, Galleria Sprovieri Roma, 1980). Stima: 7.000€/9.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 154 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Hermann Nitsch è un artista austriaco esponente del cosiddetto Azionismo Viennese. Gli artisti del Gruppo utilizzano il corpo e le azioni corporee come mezzi espressivi che invadono non solo la tela ma anche lo spazio circostante caratterizzando il processo artistico in senso ‘performativo’.

L’artista usa questo tipo di azioni a fini catartici disvelando in maniera ‘traumatica’ tematiche fatte oggetto di tabù nella società contemporanea: erotismo e religione, violenza contro gli animali e aspetti sociali e morali dell’essere parte di un sistema naturale basato sull’efferatezza sono ‘mostrati’ criticamente per il solo fatto di essere l’oggetto stesso, non mediato, dell’operazione artistica.

Intervistato da Beatrice Zamponi nel 2012 per la Repubblica (05 Giugno 2012) Nitsch afferma: “è solo passando attraverso i più bassi istinti dell’uomo che può avvenire la catarsi. Quando squartiamo un animale, sentiamo le sue viscere calde, beviamo il suo sangue, ritorniamo in contatto con qualcosa di primitivo che ci appartiene. È in questi momenti che esce fuori la nostra natura, che non è né buona né cattiva, è semplicemente il nostro istinto. Può essere anche violento, ma la violenza fa parte del mondo ed è meglio esorcizzarla in un rito collettivo che reprimerla. Viviamo in una forma di depressione latente, siamo anestetizzati. Le mie Azioni sono un modo per avvicinare la vita alla morte ed è da questa esperienza che usciamo più forti. Ecco perché la gente che partecipa mi ringrazia”. Stima: 28.000€/38.000€.

Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190×290, 1984 – Lotto n. 169 – da wannenesgroup.com
Hermann Nitsch, Pittura-azione n. 0/0, tecnica mista su tela di juta, 190x290, 1984
Piero Gilardi, Campo di granoturco, poliuretano espanso entro teca di plexiglass, 101x201x24, 2001 – Lotto n. 169 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Bellissima e grande opera di Piero Gilardi, “Campo di granoturco” in poliuretano espanso al lotto n. 169.

Gilardi è un artista torinese (classe 1942) ormai arrivato alla piena consacrazione con la grande mostra Nature Forever che il MAXXI Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo gli dedica quest’anno dal 13 aprile 2017 al 15 ottobre 2017.

I “Tappeti Natura” rappresentano uno dei cicli più importanti di Gilardi la cui attività nel dopoguerra si è articolata fra performance e arte ambientale. Il primo ciclo, importantissimo, risale agli anni 1965-1968 ma in seguito, e soprattutto ultimamente, l’artista ne ha prodotti moltissimi dalle piccole alle grandi dimensioni.

Quella di Gilardi è un’operazione sia concettuale che estetica in senso aristotelico: arte come riproduzione esatta della natura, artificio, ma non solo; si tratta di una palingenesi straniante: la natura rinasce dai materiali della sua distruzione, una sorpresa che l’uomo è, sperabilmente, capace di fare. Stima: 8.000€/12.000€.

Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – da wannenesgroup.com
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992
Giuseppe Penone, Struttura del tempo, terracotta e liana arrotolata, 90x105x80, 1992 – Lotto n. 172 – Immagine da wannenesgroup.com – Asta Wannenes Group n. 222

Giuseppe Penone nasce nel cuneese nel 1947. Esponente di punta del movimento arte povera con Giovanni Anselmo e Michelangelo Pistoletto negli anni ’60, tiene la prima personale nel 1968 al Deposito d’Arte Presente con opere che utilizzano materiali non convenzionali quali piombo, rame, pece, corde e legno anche in combinazione con azioni causate da elementi naturali: per esempio pioggia e sole.

Dagli anni ’70 Penone ha approfondito una ricerca al confine fra land art, e quindi intervento naturale, e body art, intervento sul corpo. Penone in particolare indaga il rapporto esistente fra individualità ed esteriorità sia visivamente che concettualmente nei termini di disvelamento di una reciproca interazione di questi elementi che non è solo istantanea ma conduce ad una evoluzione creativa nello spazio-tempo concepita in senso memoriale e sensoriale.

“Struttura del tempo”, al lotto n. 172, è allo stesso tempo il genitivo soggettivo di ciò che la natura sa costruire per strati, ma anche, oggettivamente quanto noi sappiamo percepire di questa verità nell’artificialità del nostro essere homines fabresStima: 90.000€/110.000€.