Asta Borromeo Studio d’Arte n. 10 – 11 Luglio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 11 luglio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. L’asta, in sessione unica, si terrà nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La TopTen di SenzaRiserva.

Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – da asteborromeo.arsvalue.com
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50x70, 1960
Sergio Dangelo, The “A” Field, tecnica mista su carta intelata, 50×70, 1960 – Lotto n. 25 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Surrealismo, automatismo lirico e una tratto “freddo e lirico”, nella definizione di Guido Ballo, hanno caratterizzato l’espressione artistica degli anni ’50 e ’60 di uno dei fondatori (con Enrico Baj), nel 1952, del Movimento Arte NucleareSergio Dangelo.

Un’arte di riduzione e disgregazione la sua che cerca un ‘senso’ all’azzeramento sociale, civile e artistico causato dalle vicende belliche e dal conseguente smarrimento di valori della metà del ’900.

La nuova fiducia di questi artisti, Dangelo compreso, nasce nell’analisi, nella riscoperta del sé e delle pulsioni nel contesto di un mondo guardato con ‘occhio scientifico’ e consapevolezza, mettendo nuovamente al centro l’uomo comune, qualunque uomo alle prese col ‘costruire’, col ‘lasciare un segno’.

Dangelo nel 1957 firma a Milano il Manifesto Contro lo Stile. Vi si legge: “[…] Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazione le ‘proposizioni monocrome’ di Yves Klein (1956-1957): dopo di ciò non resta che la tabula rasa o i rotoli di tappezzeria di Capogrossi. Tappezzieri o pittori: bisogna scegliere. Pittori di una visione sempre nuova e irripetibile, per i quali la tela è ogni volta la scena mutevole di una imprevedibile ‘commedia dell’arte’.

Noi affermiamo l’irripetibilità dell’opera d’arte: e che l’essenza della stessa si ponga come ‘presenza modificante’ in un mondo che non necessita più di rappresentazioni celebrative ma di presenze”.

Una presenza che all’inizio degli anni ’60 assurge sovente in Dangelo ad un calligrafismo segnico e vibrante che si sviluppa in spazi monocromi e coscienziali, vicini in parte ai timbri e ai ritmi bianchi di un Mark Tobey, come qui al lotto n. 25 “The ‘A’ Field”. Stima: 1.300€/1.500€.

Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – da asteborromeo.arsvalue.com
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90x79.5, 1963
Andrea Bisanzio, Composizione, olio e tecnica mista su tela, 90×79.5, 1963 – Lotto n. 38 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato a Napoli nel 1918, Andrea Bisanzio è stato un’esponente di rilievo, ancora sottovalutato, dell’astrattismo italiano.

Allievo di Carlo De Veroli, giovanissimo Bisanzio vince una borsa di studio che lo porta a studiare a Parigi. Rientrato in Italia l’artista frequenta e condivide le idee dell’ambiente culturale milanese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

A Napoli Bisanzio ebbe rapporti col Gruppo Sud e col Gruppo Napoletano Arte Concreta, distaccamento del M.A.C milanese, attivo fra il 1953 ed il 1957. In seguito partecipò alle iniziative degli artisti e intellettuali che ruotavano intorno alla rivista Documento Sud, nata per iniziativa degli animatori del Gruppo 58 (Mario Colucci, Guido Biasi, Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Mario Persico, Franco Palumbo, Luca Castellano, lo stesso Bisanzio).

Alcuni di questi artisti firmarono il “Manifesto del Gruppo 58 – Movimento di pittura nucleare” dove dichiaravano la vicinanza all’arte nucleare astratta milanese, evidente in questa bellissimo lotto n. 38 “Composizione” di Bisanzio.

In quest’opera l’artista alterna una particolarissima gestualità ‘automatica’ e controllata fatta di figure ellittiche che creano uno spazio dimensionale a formazioni organiche reticolari tipiche del ‘nuclearismo’. Nulla a che vedere con la più tarda produzione, troppa vicina alle opere di Kandinsky. Stima: 900€/1.000€.

Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – da asteborromeo.arsvalue.com
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145x95, 1956
Alfredo Chigine, Composizione su fondo blu, olio su tela, 145×95, 1956 – Lotto n. 44 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera di grandi dimensioni, altissima qualità e importante per anno (1956) del milanese Alfredo Chigine (classe 1914) al lotto n. 44 “Composizione su fondo blu”.

Chigine si forma negli anni ’40 a Brera come scultore. Nel dopoguerra la prima personale è del 1951 alla Galleria San Fedele di Milano.

Dal 1956 al 1958 Chigine condivide lo studio in via Rossini col pittore Giordano e poi con Mario Bionda. Sempre nel 1956 espone alla Galleria del Milione e vince il VII “Premio Nazionale di Pittura del Golfo della Spezia”.

Materia, segno e colore sono i protagonisti nelle opere ‘informali’ di questo artista la cui attribuzione stessa all’informale dà la sensazione di essere quasi un’ossimoro.

Se è vero infatti che non c’è nelle opere di questi anni di Chigine una definizione di ‘figuralità’, allo stesso modo è evidente il fatto che l’artista sembra modellare, dar seguito con le mani ad una intuizione naturalistica che si sviluppa in bagliori reali, tensioni muscolari, masse concrete.

Chigine dà vita sulla tela a nascite più che a visioni, lascia correre i desideri più che i ricordi, è incline alle azioni più che ai rimorsi. Anche per questo nel dopoguerra, pur partecipando al Fronte Nuovo delle Arti e al dibattito fra astrazione e figurazione, l’artista fu una figura sui generis, dalla non precisa collocazione, e non si schierò mai apertamente con nessuna delle fazioni. Stima: 32.000€/35.000€.

Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – da asteborromeo.arsvalue.com
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95x110, 1963
Ger Lataster, Le rouge et le vert, olio su tela, 95×110, 1963 – Lotto n. 47 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista nato in Olanda nel 1920, Ger Lataster fu vicino al Gruppo COBRA alla fine degli anni ’40 e nei ’50 del secolo anche se mai vi partecipò ufficialmente.

Dopo un inizio contrassegnato da una figurazione influenzata dalla pittura fauve e da Matisse, Latester sposa in pieno la pittura di matrice espressionista astratta.

La figura perde gradualmente i suoi contorni sopraffatta dalla ‘matericità’ e dalla forza del gesto pittorico. Le composizioni si articolano per contrasti di colore e segno come in questa potentissimo “Le rouge et le vert” (lotto n. 47) del 1963.

Nel 1965-1966 fu in America dove ebbe importanti esposizioni ed ottenne un notevole successo tanto che alcune sue opere furono acquistate dal MoMA Museum of Modern e dal Guggenheim Museum di New York. Sue opere sono presenti anche presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Stima: 9.000€/11.000€.

Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – da asteborromeo.arsvalue.com
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50x70, 1974
Enzo Cacciola, 28-7-1974, cemento e asbesto su tela, 50×70, 1974 – Lotto n. 83 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

È nel giugno 1975 che Enzo Cacciola presenta alla mostra Pittura Analitica curata da Klaus Honnef e Catherine Millet le opere realizzate un paio di anni prima in cemento e asbesto. Opere che consacrano il pittore di Arenzano come uno dei protagonisti della pittura analitica italiana del dopoguerra.

In quell’anno, il 1975, Cacciola partecipa anche alla X Quadriennale di Roma con Catalogo a cura di Enrico Crispolti (La Nuova Generazione) con opere analoghe.

Con lui ci sono Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmen Gloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna, Gianfranco Zappettini: tutti artisti che portano avanti un’analisi sul ‘fare pittura’ attraverso una ‘risemantizzazione’ dei suoi elementi primari costitutivi: la materia, lo spazio, il colore, la luce, il segno.

In questo gruppo Cacciola si distingue per un approfondimento sull’energia della materia e sullo spazio: dalle prime “superfici integrative” dove l’artista apre alla dimensione reale, ai “cementi” (bellissimo questo, bianco, al lotto n. 83 “28-7-1974”) in cui l’ambiente viene ricreato, anche in maniera organica, e allo stesso tempo contenuto; fino ai “Multigum” di ultima produzione dove la forza stessa del mezzo sancisce la possibilità dello spazio. Stima: 10.000€/12.000€.

Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – da asteborromeo.arsvalue.com
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973
Rodolfo Aricò, Area-13A, acrilici su 4 tele intavolate, 171x219x5, 1973 – Lotto n. 88 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Nato nel 1930 a Milano Rodolfo Aricò qui frequenta il Liceo Artistico, poi l’Accademia e la Facoltà di Architettura. La prima personale è del 1959 e già nel 1964 Aricò è alla Biennale di Venezia. Nel 1968 vi parteciperà ancora con sala personale.

Spazio, simboli, oggetti, geometrie, orfismo, esistenzialismo sono le tematiche alla radice della pittura/architettura di Aricò.

“Nel ’65 – un primo oggetto (oggettivazione di due dischi l’uno passante nel centro dell’altro). Nel ’66 – l’oggettivazione è ormai completa e prima mostra con queste opere a L’Attico di Roma organizzata da Giulio Carlo Argan.

Il 1970 quando mi oriento verso un estetismo dalle compromissioni umanistiche ma senza la credibilità verticale dei miti storici. Non si trattava di ricomporre un nuovo universo di contenuti mitici, ma di oggettivare, rendere visibilmente tattili gli elementi archetipi della nostra cultura quattrocentesca.

È uno sguardo senza soggezione, ma con la panica volontà di rimpossessarsi di un paesaggio stracolmo di retorica, anche novecentesca, per restituirlo al nostro paesaggio esistenziale, fatto di risonanze, di echi (Loud = eco), di suggestioni, di radici. Mi interessava parlare dell’antica suggestione illusionistica, riconducendo il tutto alla possibilità elementare della bi-dimensione, senza perdere il carattere della presenza visionaria, appunto simulacrale” così descrive l’artista stesso quegli anni e le motivazioni di opere quali questa al lotto n. 88 “Area-13A” (dall’intervista di Sheila Concari a Rodolfo Aricò, giugno 1986, in Sheila Concari, “Aricò”, tesi di diploma, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, a.a. 1985-86). Stima: 33.000€/38.000€.

Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – da asteborromeo.arsvalue.com
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71x56, 1971
Christo, Valley curtain (project for Colorado), matita, pastelli, acrilici, grafite e applicazioni in tessuto su cartone riportato su tavola, 71×56, 1971 – Lotto n. 95 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Esiste un bellissimo documentario breve del 1974 di Albert e David Maysles che racconta il progetto “Valley Curtain” (lotto n. 95 “Valley curtain, project for Colorado”) di Christo e Jeanne-Claudes.

Christo è stato uno dei capostipiti della land art negli anni ’60 e ’70 con Barry Flanagan, Richard Long, Robert Smithson, Dennis Oppenheim, Walter De Maria.

Il land artist agisce sul paesaggio, spesso usando attivamente e/o passivamente gli elementi naturali, e si rende partecipe o meglio parte attiva di una performance, perlopiù temporanea, che strania il paesaggio e la percezione, che ci rende presenti al mondo e ci fa riflettere sul nostro ruolo.

“Valley Curtain” fu realizzato in 28 mesi di lavoro utilizzando nylon arancione, a partire dalla primavera del 1970, a Rifle in Colorado, e rimase allestito per sole 28 ore, a causa di un forte vento oltre i 100km/h.

“[…] La valle era immersa nel silenzio, ma vi soffiava un vento sufficiente a mandare tutto in rovina. I nodi sulle funi a pronto sganciamento stavano cedendo e il formarsi di sacche d’aria aumentava la pressione sui nodi vicini. Fatale alla cortina fu il cavo sospeso che incrociava il cavo di sostegno entrando nella tela avvolta intorno ad esso.

Fu questione di minuti prima che un enorme strappo si producesse e tutto quanto si rompesse slegandosi. Davanti agli occhi di una folla stupita di spettatori, il vento e tutto quel lavoro enorme stavano combattendo una battaglia senza speranza. Gli operai vennero a sgomberare la valle dalle macchine e dalle attrezzature mentre la parte migliore della metà sinistra della cortina, ovvero 9300 metri quadrati di tela, lambiva la valle come la lingua di un drago, dopo essersi divisa a metà […].

Era spettacolare, ma spezzava il cuore vedere tanto sforzo giungere ad un arresto improvviso e doloroso.” (da Jan Van Der Marck, “La Valley Curtain di Christo. Convalida mediante promulgazione” in Data 7/8, 1972, pp. 46/47)

Stima: 60.000€/70.000€.

Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – da asteborromeo.arsvalue.com
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146x113, 1969
Titina Maselli, Boxeurs gialli, olio su tela, 146×113, 1969 – Lotto n. 141 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Artista romana, figlia del critico d’arte Enrico Maselli, Titina Maselli si interessa prestissimo alla pittura che già fin dalle prime prove manifesta una forte propensione per la figurazione.

Le prime opere degli anni ’40 rivelano la passione della Maselli per le scene metropolitane e della vita contemporanea interpretate con un dinamismo di lontana ascendenza futurista e forza espressionista.

Dal 1952 al 1955 l’artista è a New York, dove approfondisce la ricerca sui paesaggi urbani. Poi in Austria e nuovamente a Roma. Dal 1970 a Parigi.

Oltre ai paesaggi e agli scorci urbani, frammentari, accesi dalle luci dei neon, imprigionati nella costrizione delle geometrie prospettiche, popolano le tele della Maselli boxeurs, ciclisti, corridori, calciatori: antonomasie di una forza vitale che l’artista mette alla prova di una condizione esistenziale in cui il contrasto è protagonista.

Velocità e staticità, coercizione e liberazione, colori freddi e caldi, curve e rette sono gli opposti che originano l’energia della sua tela, una rappresentazione simbolica della frenesia della vita moderna, del guazzabuglio di regole, rabbia, percezione e bellezza che contraddistingue lo spettacolo pop della nostra civiltà. Stima: 12.000€/15.000€.

Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100x80, 1958
Gastone Novelli, Circa il futuro, tecnica mista su tela, 100×80, 1958 – Lotto n. 142 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Gastone Novelli nasce a Vienna nel 1925. Giovanissimo partecipa alla Resistenza tanto da venire arrestato, imprigionato e poi condannato a morte. Liberato dagli americani nel 1944, studia Scienze politiche nel 1945 a Firenze. Nel 1948 in Brasile ha inizio la sua attività d’artista. La prima personale è a Roma nel 1950 al Teatro Sistina con presentazione di Enrico Prampolini.

Dalla metà degli anni ’50 Novelli frequenta gli artisti della Scuola romana e si avvicina in particolare alle idee e tecniche di Corrado Cagli e Achille Perilli.

In questo quinquennio nascono le opere nuove e originali di Novelli, presentate nel 1957 alla Galleria La Salita di Roma, di chiara ascendenza informale europea.

L’artista utilizza collage e materie grezze e rompe quel geometrismo concretista che aveva caratterizzato le opere degli anni precedenti. Non estranei gli sono in questo periodo movenze tipiche dell’action painting.

Importante in quest’opera (lotto n. 142 “Circa il futuro”) l’apparire di segni di graffitismo già interpretati in chiave antropologica e di riflessione su simboli originari e primordiali, simboli che saranno una costante nel linguaggio maturo dell’artista nel corso degli anni ’60 e ’70. Stima: 32.000€/35.000€.

Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89x116, 1966
Valerio Adami, Interno, olio su tela, 89×116, 1966 – Lotto n. 150 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Opera superlativa per qualità, originalità, idea, anno ed esecuzione di Valerio Adami al lotto n. 150 “Interno”.

Nelle opere di Adami, artista nato a Bologna nel 1935, c’è l’esistenzialismo della vita moderna di Francis Bacon e la tecnica pop di Roy Lichtenstein: si tratta di ironie rappresentative di una quotidianità che assurge a metafora di una condizione; che crea spessore semantico scavando a fondo su oggetti, idiosincrasie, cultura, cronaca, storia.

Perché di tante sfaccettature sono composte le opere e il mondo di Adami: un mondo fatto di linguaggio, artificio e figure retoriche; un significante di segni perfetti in cui la realtà, a un tratto raziocinante, ridipinge se stessa attraverso ‘corrispondenze’ poetiche che ne restituiscono tutta la prosaicità e insieme l’infinita, variatissima, bellezza.

Un capolavoro di dita, corpi, bocche e oggetti sanitari in un sincretismo intelligente e raffinatissimo. Opera da non perdere. Stima: 32.000€/35.000€.

Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – da asteborromeo.arsvalue.com
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51x42, 1960
Remo Bianco, 3D, tecnica mista su pannelli plastici sovrapposti, 51×42, 1960 – Lotto n. 154 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 10

Remo Bianco inaugura l’originalissima ed innovativa serie dei “3D” (lotto n. 154) alla fine degli anni ’40. Si tratta di opere che Salvatore Quasimodo definì “cassette” nel 1954, composte dalla sovrapposizione di superfici trasparenti in vetro e/o plastica, dipinte con le tecniche più svariate: a china, con i pennarelli, a smalto etc.

E in verità queste opere sono delle cassette magiche che anticipano, oltre alle ricerche spaziali, quelle sulla percezione e sul punto di vista dell’arte cinetica.

“Le nuove esperienze di Remo Bianco, intese a ricreare in un gioco di piani nuovi aspetti della ‘pittura spaziale’, mi interessano particolarmente per il valore di certe indicazioni. Le ‘dimensioni’ assumono valori ‘reali’ al di là degli effetti scenografici: la profondità dà vita ai primordi di ricerche tridimensionali” così scrive Lucio Fontana nel presentare la prima mostra personale di Remo Bianco, dedicata interamente ai “3D”, presso la Galleria del Naviglio di Milano nel 1953.

Ma in quest’opera al lotto n. 154 c’è anche molto di più: c’è la scomposizione e la ‘liquidità’ cromatica imparata da Bianco dal maestro Filippo De Pisis, la frequentazione degli ambienti e degli artisti del movimento nucleare; c’è infine l’oggettualità e la forza neo-dada dell’Art NouveauStima: 11.000€/13.000€.

Asta Boetto – 3 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Boetto di Genova si terrà il giorno 3 maggio a Milano, Foro Buonaparte 48, ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – da asteboetto.it
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. "...Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto...". "...Serie di versetti che si cantano talvolta...", acrilico su tavola silolax cm 80x80 (25x25 cad.), 1981
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato a Cantù in provincia di Como nel 1942 Paolo Minoli è stato un artista originale che ha saputo condurre ricerche concettuali e percettive attraverso una ‘destrutturazione’ dell’elemento cromatico in declinazioni ambientali, spaziali e temporali.

Dal 1977 al 1978 Minoli ha partecipato al gruppo “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979 è stato docente del corso di “Cromatologia”all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Nel 1982, l’anno successivo all’esecuzione dell’opera al lotto n. 31 “Sequenza A-B-C-D, Indizio 2 […]” è stato invitato alla XL Biennale Internazionale d’arte di Venezia, nel settore “Arti visive”.

Scrive il critico Carlo Belloli nel 1980 a proposito di Minoli: “[…] i rapporti numerici e geometrici che guidano questa pittura risolvono il colore come temporalità percettiva. Il costruire di Minoli persegue finalità dinamiche dell’interattività cromatica in superfici dipinte che aspirano al ruolo di campi visuali otticamente metastabili. Alcune ripartizioni del campo visivo in epicentri determinati da sequenze progressive di segmenti lineari o da punti colorati in decrescenza saturante rinviano alle ricerche di Bart Van Der Leck, precursore del neoplasticismo attorno al 1917. […] Le susseguenze cromatiche si dispongono in intervalli che sottostanno a serie periodiche, quasi un rinvio alle tabelle per la decomposizione di frazioni del Liber Abaci di Leonardo Pisano” (da “Paolo Minoli: colore come topogramma percettivo della relatività formale”, Arte Struktura, 1980). Stima: 4.000€/4.500€.

Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – da asteboetto.it
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220x120, 1998
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Le opere del ciclo “Essere e tempo” di Edoarda Emilia Maino appartengono alla fine degli anni ’70. Lettrice appassionata di Sein und Zeit di Heidegger queste opere vibranti, monocrome, fatte di segni ripetuti contrassegnano e mettono il sigillo a tutto il percorso artistico e concettuale dell’artista milanese.

Dalla prima fase iconoclasta degli anni ’50 alle prove volumetriche (condotte nell’ambito del Gruppo Azimuth), cinetiche, cromatiche unica rimane la ricerca della Dadamaino: una tensione verso le infinite possibilità della materia e dell’essere che si concretano in realizzazioni dove lo spettatore non è disorientato ma piuttosto intrappolato, quasi l’opera fosse lo specchio di una coscienza.

Scrive nel 1962 Walter Schöneneberger (in “Maino. Monochrome Malerei”): “La pittura di Dada Maino appartiene alla corrente monocroma che tende alla creazione di una nuova dinamica attraverso le vibrazioni luminose prodotte da un elemento ripetuto su un foglio di carta o di metallo. Questa corrente, nella quale rientrano per diversi aspetti artisti come Piene, Mack, Vasarely, Castellani, Manzoni, Soto, ecc. si stacca decisamente da altre ricerche attuali, solo apparentemente simili: quelle dell’arte animata e moltiplicata. Mentre in queste ultime si tende sempre più ad abolire l’opera d’arte, nell’accezione finora avuta, e si assiste a curiose e non sempre giustificabili impennate neodadaiste, nella corrente monocroma il quadro rimane quello spazio delimitato in cui si è invitati a partecipare a una finzione […]”.

L’opera al lotto n. 34 “Essere e tempo” potrebbe accompagnare un passo dell’omonima opera di Heidegger: “questo precorrere non è altro che il futuro unico e autentico del proprio esserci. Nel precorrere l’esserci è il suo futuro, e precisamente in modo da ritornare, in questo essere futuro, sul suo passato e sul suo presente. L’esserci compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso e non è nel tempo”Stima: 12.000€/14.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – da asteboetto.it
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150x150, 1971-1972
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Una delle bellissime opere di ispirazione futurista di Mario Schifano al lotto n. 83 “Senza titolo”.

Negli anni ’60 Schifano sperimenta il linguaggio che sarà il manifesto della pop art italiana all’interno del gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo. L’artista romano affronta il tema del linguaggio stesso e della comunicazione, ne indaga l’artificialità e l’autoreferenzialità con ironia e intelligenza oltre che con una indubbia e istintiva facilità di espressione pittorica.

Negli stessi anni Schifano rivisita figure e periodi  della storia dell’arte con i quali sente una particolare affinità: Piero della Francesca, Malevič, Picabia, Duchamp, Giacomo Balla e il Futurismo.

Proprio a Balla si deve “il primo studio analitico delle cose in movimento” con il famoso dipinto “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e poi nello stesso anno con l’opera “Bambina che corre sul balcone” a cui Schifano si ispirerà nel realizzare il più famoso dipinto del ciclo dedicato all’artista torinese “Alla Balla” del 1963. Come Balla Schifano ripete le sequenze dei piedi che compongono il movimento stesso compendiandole in una sintesi pittorica concettuale sia spaziale che temporale. La sua è una operazione concettuale che traduce in modo ironico i fasti futuristi nel contesto della ripetizione meccanicistica dell’immagine e dell’uomo della e nella modernità.

Scriveva Balla con Depero nel Manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo” del marzo 1915: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”. Ma si tratta più di una decostruzione in quest’opera al lotto n. 83 di Schifano, una fuga da una forza colorata, rotante, indifferente, spersonalizzante. Stima: 20.000€/22.000€.

Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – da asteboetto.it
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre, leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940. Dopo un esordio di impronta informale la sua arte si orienta precocemente a partire dall’inizio degli anni ’60 verso il concettuale.

Due sono i temi sui quali fin dall’inizio si fonda il linguaggio di Paolini: da un lato l’aspetto analitico e metapittorico degli elementi costitutivi dell’opera che mettono in scena le proprie peculiarità e limiti; dall’altro il richiamo costante alla ‘classicità’ con intertestualità che mantengono aperto e vivo un dialogo fra una demistificata turris eburnea dell’opera stessa e il contemporaneo carattere aperto di un eterno discorso sull’arte.

Dagli anni ’60 le opere di Paolini accentuano un’impostazione d’indagine sullo ‘spazio’ dell’oggetto d’arte che tende ad identificarsi con l’oggetto stesso. Il ‘farsi’ e ‘disfarsi’ dell’opera viene messo in scena e quasi spiato dall’artista la cui presenza sembra osteggiata, allontanata, sorvegliata, desiderata.

E in quest’opera al lotto n. 103 “Voyage autour de ma chambre” si sente forte la presenza dell’autore, essa stessa opera: “le sue opere [di Paolini] diventano racconto, messe una dopo l’altra, raccontano la storia di lui che pensa e realizza quest’opera dopo quell’altra e prima d’un’altra ancora” (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. V-XIV). Stima: 25.000€/30.000€.

Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – da asteboetto.it
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148x207, 1982
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Cresce a Torino dove si forma come pittore da autodidatta. Si afferma negli anni ’60 nell’ambito dell’arte povera, sostenuto dal critico Germano Celant, con opere polimateriche contraddistinte dall’uso di tubi al neon, tela, cera, vetri, ferro in assemblaggi tridimensionali.

Le opere di Merz, pur nei vari cicli, manifestano una compenetrazione fra spiritualità e materialità, forze organiche ed inorganiche, natura e tecnica colte nel momento stesso dell’intuizione della loro frattura e dicotomia.

L’artista è in qualche modo un propiziatore, un mezzo, l’invasato di una potenza che non è sua, lo sciamano di un mondo antico, di una forza tribale che viene dalla terra.

Forza che negli anni Merz esprime prima con gli igloo, poi attraverso l’uso delle sequenze numeriche di Fibonacci, per arrivare negli anni ’80 alla figure arcaiche di animali e agli animali stessi al centro di potenti figurazioni naturali (lotto n. 104 “Bambù e conchiglia”). Stima: 80.000€/90.000€.

Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – da asteboetto.it
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Primitivismo e sciamanesimo sono protagonisti dell’importante opera del genovese Claudio Costa al lotto n. 105 “Hermes e Cloto”.

Artista ligure, Costa studia architettura al Politecnico di Milano. Negli anni ’70  è attivo nell’ambito della cultura materiale e dell’antropologia con iniziative di recupero della memoria collettiva e culturale presso il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Ricontestualizzazione e riappropriazione del sé che sono protagonisti anche nell’opera al lotto n. 105 del 1979, dove l’artista riunisce in chiave simbolica elementi eterogenei contaminando mito ed elementi naturali, concetto e messaggio. Da un lato Hermes psicopompo, accompagnatore dei morti nell’aldilà, musico, inventore della lira, del flauto e della fisarmonica a bocca; dall’altro lato Cloto, una delle tre Parche della mitologia greca, colei che intreccia lo stame della vita.

Vita, morte, scheletro, canto, terra, mani fanno di quest’opera la storia dell’esistenza e insieme di una esistenza. Stima: 6.000€/8.000€.

Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – da asteboetto.it
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39x109, 1959
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Gastone Novelli nasce nel 1925 a Vienna da padre italiano. Partecipa alla Resistenza. Si laurea in Scienze Politiche a Firenze nel 1948 per poi trasferirsi in Brasile, paese in cui vivrà anche successivamente. In Brasile inizia la sua attività artistica. La prima personale è al teatro Sistina di Roma nel 1950 dove presenta opere di matrice espressionista.

Dal 1955 Novelli è a Roma dove allaccia rapporti con artisti quali Achille Perilli e Corrado Cagli. Con Achille Perilli, fonda in questi anni la rivista “L’esperienza moderna”, che uscirà fino al 1959 in 5 numeri.

Le opere di Novelli di questi anni hanno una forte impronta informale, come evidente al lotto n. 114 “Omaggio all’indecenza”. Tale tendenza è in qualche modo il prodotto di una coscienza turbata che non si rassegna al puro soggettivismo e che anzi vuole rispondere ad una esigenza memoriale di sapore Junghiano: “un’immagine nasce in un qualche luogo di una memoria comune risultato della somma di una verità caotica ed iniziale, di una necessità immediata e di un cumulo di fatti passati” (da Gastone Novelli, Analizzare il processo creativo, in “Esperienza Moderna”, n.2, agosto-settembre 1957, p.26). Stima: 25.000€/30.000€.

Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – da asteboetto.it
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80x100, 1983
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato nei pressi di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri frequentò in gioventù la cerchia di intellettuali che gravitava attorno al Caffè Giubbe Rosse di Firenze. Qui furono suoi amici Eugenio Montale ed Ottone Rosai. Nel 1935 ad Albisola frequentò Arturo Martini, Aligi Sassu e Lucio Fontana e gettò le basi per il suo esordio come scultore nei primi anni ’50.

La scultura di Fabbri fu caratterizzata da una forte drammaticità dal segno espressionista. I soggetti furono quelli della plastica popolare toscana: donne, bestie inferocite, risse.

Fra gli anni ’60 e ’70 lo stile della sua scultura alterna fasi informali ad altre dove si riaccende la figurazione espressionista. Mentre, dagli anni ’80, l’artista si dedica alla pittura, come testimonia la bellissima opera al lotto n. 116 “Passeggiata nei giardini pubblici”.

Pittura difficilmente inquadrabile in una corrente artistica, ma che anche qui sembra riprendere i temi di tutta la produzione precedente di Fabbri. Opera drammatica dove la figurazione dei bimbi è interpretata in chiave assieme idilliaca e tragica. Bimbi che passeggiano in un mondo astratto di sogni e colori, in un idillio campestre che tuttavia li frattura in una incomunicabilità esistenziale e terrena, soffocati a fronteggiarne il confine. Stima: 8.000€/9.000€.

Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – da asteboetto.it
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150x200, 1988
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Un’opera di grandi dimensioni di Giovanni Frangi al lotto n. 128 “Il divano blu”.

Artista milanese, classe 1959, Giovanni Frangi si diploma all’Accademia di Brera nel 1982. La prima personale è del 1983 alla galleria La Bussola di Torino.

Nel 1986 espone alla Galleria Bergamini di Milano con presentazione di Achille Bonito Oliva. Le opere raffigurano finestre, poltrone, sedie e continuano in un certo senso una ricerca paesaggistica e introspettiva che l’artista aveva intrapreso già con i primi dipinti della periferia urbana milanese.

L’introspezione, come si nota già nel lotto in asta, si carica e indugia in una sensibilità coloristica che inizia a sciogliere il paesaggio stesso in una astrazione empatica dei sogni della donna sdraiata, soggetto decaduto, preludio a tutta l’attività e produzione successiva di Frangi.

Il 1989 vede l’affermazione internazionale di Frangi con una mostra alla Galerie du Banneret a Berna e poi a Barcellona. Stima: 9.000€/10.000€.

Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – da asteboetto.it
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120x120, 1980
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Scrive il grande suprematista Kazimir Malevič in La Mostra del Sindacato degli artisti-pittori. Federazione di sinistra. Frazione dei giovani, “Anarchija”, n. 89, 20 giugno 1918: “nel Suprematismo troviamo la legge fondamentale della costruzione dei piani: 1. Devono essere liberi da ogni relazione reciproca, sia di colore che di forma; le composizioni di colore non sono accettabili. 2. Si costruiscono più piani, o un solo piano in stato di quiete, nel tempo e nello spazio. 3. I piani si costruiscono secondo una legge per cui nessuna catastrofe minacci la loro infinita impressione di movimento.

Ricerca della forma della pura sensibilità fu quella di artisti e poeti quali MalevičMajakovskij, Mondrian, De Stijl ma che rispetto alla rielaborazione degli astrattisti romani del dopoguerra, in particolare quelli del Gruppo Forma 1, di cui Achille Perilli fece parte, ha una differenza fondamentale: “[…] per noi la forma, per la sua appartenenza alla realtà, è considerata nel suo ambiente, quindi l’interesse plastico per lo spazio e la luce, per gli astrattisti al contrario la forma ha un valore in sé, senza porre un’ambientazione di questa, estraendola quindi da ogni problema spaziale e luministico” come scrive lo stesso Perilli nel 1947.

E il David che prende vita nella tela al lotto n. 164 “A David rende visita Malevic” è opera ambientale per eccellenza, ispirata alla realtà, originata su un fondo nero che è la premessa stessa della sensibilità percettiva dove prende vita non solo il processo ma anche la visione artistica. Stima: 22.000€/25.000€.

Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – da asteboetto.it
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70x100, 1958
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Renato Volpini Urbani nasce a Napoli nel 1934. Si diploma a Urbino presso il Magistero Artistico cittadino nel 1957.

Appena dell’anno successivo l’opera al lotto n. 179 “Combinazione” che , pur in nuce, già anticipa le opere pop del periodo più maturo (parteciperà con esse alla Biennale veneziana del 1962).

Per le opere dei primi anni ’60 il critico Roberto Sanesi parlò di “una liricità nervosa, che si manifesta per tratti, scavi, morsure, quasi segnali (forse perfino metafore) di fitti e intricati reticoli, dai quali cominciano tuttavia ad apparire personaggi (…)”: parole che calzano a pennello per l’olio su tela in asta che è rara testimonianza, per l’anno, del formarsi del linguaggio figurativo maturo, fra l’artificio e l’ironia, dell’artista napoletano fino ad allora mossosi nell’ambito dell’informale. Stima: 2.000€/2.500€.

Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – da asteboetto.it
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180x140
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Opera museale per dimensioni ed originalità di Aldo Mondino al lotto n. 180 “Pompieri”.

Mondino è stato artista eclettico, ironico e auto-ironico che ha giocato con il processo artistico muovendosi fra il concettuale e l’arte povera, riflettendo sempre sul ruolo dell’arte e dell’artista  in modo analogo all’altro artista concittadino Alighiero Boetti.

Le opere quadrettate sul modello degli album da colorare e dei vecchi abbecedari rappresentano uno dei cicli più originali dell’artista torinese. Negli anni ’70 Mondino organizzò anche mostre dove si richiedeva l’interazione del pubblico proprio attraverso carte di questo tipo da colorare con pennarelli.

Si tratta di un processo di riduzione delle distanze, fatto attraverso il gioco e con semplicità, una delle costanti di Mondino. L’artista accorcia il divario fra spettatore e artista, artista e opera d’arte, opera d’arte e realtà. In un tentativo di equivalenza fra istinto creativo e società. Stima: 20.000€/22.000€.

Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – da asteboetto.it
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Ceroli nasce a Castel Frentano in provincia di Chieti nel 1938. Artista, scultore, scenografo si afferma negli anni ’60 con figure ritagliate in legno, lettere, uomini ripetuti e/o ingigantiti impiegate in una ricerca dal sapore pop, vicina però all’arte povera e che conserva, soprattutto nei rapporti e nella figurazione, alcuni aspetti della tradizione classica italiana.

Alla fine degli anni ’60 si intensifica l’attività scenografica dell’artista abruzzese. Ceroli allestisce spazi e ambienti, progetta chiese e teatri. Contemporaneamente si dedica alla rievocazione di opere del passato in una declinazione pop della storia culturale tipicamente italiana. Riproduce in sagome di legno l’Uomo leonardiano, La battaglia di S.Romano di Paolo Uccello, i Bronzi di Riace, i braccianti nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

Nel 1980 espone a Roma alla Galleria Mario Diacono un nuovo ciclo di opere nella personale intitolata “La foresta analoga”. Ceroli inserisce in queste opere, su fondi di tavole, rami, tronchi, spighe di grano (una di queste opere potrebbe essere questa al lotto n. 184 “Eleusi”) e paglia. Con queste opere Ceroli instaura un rapporto meno mediato con il mezzo in una operazione concettuale e di decontestualizzazione dell’oggetto che però ricontestualizza il senso di una aspirazione al significato tipica dell’arte povera e dell’arte stessa. Stima: 10.000€/12.000€.

Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – da asteboetto.it
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55x35, 1955
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Lucio Fontana è certamente più noto per i celebri ‘tagli’ e per essere stato il fondatore del movimento spazialista, ma fu anche un ottimo scultore e ceramista.

L’attività scultorea ebbe inizio per il giovane Lucio nell’officina del padre Luigi Fontana e dell’amico e collega molinellese Giovanni Scarabelli.

Agli anni ’30 risalgono le prime opere ceramiche di ispirazione futurista tanto che Fontana fu citato da Filippo Tommaso Marinetti nel “Manifesto Futurista della Ceramica e dell’Aeroceramica” nel 1936.

Dal 1935 al 1939 Fontana lavora come ceramista presso Giuseppe Mazzotti ad Albisola imprimendo alla terra dinamiche espressioniste che plasmano liberamente la forma e la caratterizzano attraverso effetti cromatici e luministici.

Nel 1955, anno in cui Fontana esegue l’opera al lotto n. 191 “Cristo”, l’artista ha già dato il via da diversi anni alla rivoluzione spaziale (i primi buchi risalgono al 1949). E questo Cristo ne porta testimonianza uscendo quasi da quello spazio ultraterreno scavato con le dita al centro della campitura, graffiata, di un universo immaginato. Opera bellissima in cui c’è rivelazione, tempo, oggettiva e soggettiva passione. Stima: 60.000€/90.000€.