Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.

Asta Pananti – 11 Febbraio 2017 (n. 121-III) – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta 121-III di Arte Moderna e Contemporanea della Galleria e Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà sabato 11 febbraio, ore 19.00. La topten di SenzaRiserva.

Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954
Venturino Venturi, Maternità, bassorilievo su pietra, 92x31x5, 1954 – Lotto n. 325 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna, in provincia di Arezzo, nel 1918. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza all’estero in Francia e Lussemburgo, al seguito del padre, fino al 1936. Qui completa gli studi tecnici. In seguito si trasferisce a Firenze dove studia all’Istituto d’Arte di Porta Romana di Libero Andreotti e poi all’Accademia di Belle Arti.

Frequenta in questi anni l’ambiente culturale fiorentino che ruota attorno al Caffé delle Giubbe Rosse (frequentato fra gli altri da Rosai, Luzi, Bigongiari, Pratolini). Si distingue inizialmente per il realismo della sculture in cemento.

Dopo la guerra e la Liberazione allestisce la prima personale alla Galleria La Porta a Firenze.

Fra il 1947 e il 1949 Venturi dimora a Milano. La sua scultura subisce qui l’influenza delle ricerche formali astratte degli artisti milanesi (Birolli, Fontana, Chigine). Nel 1948 vince il “Premio Garibaldi per la scultura”; nel 1950 è alla Biennale di Venezia.

Nel 1953 vince il “Concorso Internazionale per il Monumento a Pinocchio” in ex-aequo con lo scultore Emilio Greco. Alla realizzazione di tale monumento Venturi dedicherà i due anni successivi (l’opera fu poi non voluta a Collodi, cosa che scatenò nell’artista una forte depressione), gli stessi in cui realizza la bella “Maternità” su pietra al lotto n. 325 del 1954.

Venturi ha avuto una fortissima affinità con l’ambiente e le idee della poesia ermetica fiorentina nel corso della sua parabola artistica. Le sue opere, sculture e dipinti, dopo il ’50, sono l’espressione stessa di un fare che mira all’essenzialità, alla ”poesia pura”. L’artista le caratterizza inoltre di un lirismo primordiale, in una ricerca, complicatissima, di illuminazione sintetica.

“Creatore di forme vive. Si tocca con mano la nascita di un’idea pensata nella materia che deve contenerla e esaltarla; non circospetto, non mediato né addomesticato dall’astuzia moderna; riappare l’antico confronto e la sfida tra la libertà e il limite. Isolato e rapito nella sua passione plastica, Venturino medita, Venturino rimugina; come ogni solitario, contiene un rudimentale filosofo; interroga il mondo da capo come se nessuno lo avesse fatto prima di lui” (da M. Luzi, Un creatore di forme vive, in “Quadrante”, 20 maggio 1963). Stima: 3.000€/5.000€.

Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63x120, 2001
Vettor Pisani, Senza titolo, dipinto a olio su pvc, 63×120, 2001 – Lotto n. 370 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Figlio di un ufficiale di marina e di una ballerina di strip-tease come l’avrebbe raccontata lui la sua vita, Vettor Pisani nasce a Bari nel 1934. Dopo aver vissuto ad Ischia e Napoli esordisce come artista piuttosto tardi, nel 1970, alla Galleria La Salita di Roma. Da allora ha partecipato otto volte alla Biennale di Venezia rivelandosi come uno degli artisti più visionari del secolo scorso.

Sintesi delle arti, intertestualità, performance, installazioni, scultura e pittura tradizionali sono gli eterogenei mezzi espressivi attraverso i quali Pisani mette in scena (è stato anche un commediografo) il mondo e la sua interpretazione. Lo fa con diversi livelli interpretativi: storico, culturale, filosofico, rituale, onirico, individuale, magico, divinatorio, psicoanalitico, esoterico.

C’è nelle opere di Pisani il tentativo di mostrare una chiave, un offerta di riconoscimento indirizzata all’artista e allo spettatore che costituisce un ex voto, al contempo laico e sacro, verso un entità in bilico sulla non entità.

Al lotto n. 370 “Senza titolo” l’artista barese indaga pacificamente il mistero della nascita e della morte: in scena due gemelle, in qualche modo l’incarnazione dell’incredulità di fronte alla meraviglia della vita e della generazione. Alle loro spalle “L’isola dei morti” di Arnold Böcklin il “luogo dell’infinito che costruiamo noi con la nostra immaginazione, un’aldilà sereno, perché io non credo nella morte come estinzione dell’essere, ma nel passare da uno stato all’altro” (da Vettor Pisani, “Esseri ibridi” di Massimo Riposati, Flash Art, n. 297, 2011). Stima: 5.000€/6.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5x70.5
Mario Nigro, Senza titolo, smalto su carta, 99.5×70.5 – Lotto n. 397 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Si laurea in chimica nel 1941 presso l’Università di Pisa e poi nel 1947 in farmacia Mario Nigro. Pittore autodidatta, la prima esposizione personale fu alla Galleria Salto nel 1949.

In seguito, a Milano l’artista, entrò in contatto con l’astrattismo del M.A.C. Movimento Arte Concreta e con lo spazialismo di Lucio Fontana.

Le serie più celebri dell’artista pistoiese sono degli anni ’50: i “pannelli a scacchi”, i “ritmi continui simultanei” e infine gli “spazi totali” se da un lato anticipano soluzioni di scansione ritmica e formale che saranno propri della op art degli anni ’60 dall’altro, specialmente negli “spazi totali” costituiti da griglie a reticolo trapezoidali riempite di cromie squillanti, mostrano il mai sopito desiderio di Nigro verso l’espressione della soggettività.

Si tratta di una pulsione a indagare lo spazio che nasce sia dal suo essere scienziato che da un personale anelito di rappresentazione di un mistero di bellezza difficile da razionalizzare. Anelito che in questi stessi anni lo porta anche ad una espressività musicale che trascende i principi costruttivi e lo avvicina all’informale, come in questa bella opera al lotto n. 397 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/6.000€.

Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29x22.5 cadauno, 1999
Pino Pinelli, Pittura R, tecnica mista su due elementi, 29×22.5 cadauno, 1999 – Lotto n. 403 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

La celebre “pittura disseminata” di Pino Pinelli, uno dei maggiori rappresentanti della pittura analitica italiana è di scena al lotto n. 403 “Pittura R”.

Il pittore catanese fin dagli anni ’60 ha infatti collocato al centro del suo processo artistico e d’indagine la pittura stessa intesa come frammentazione, quasi conseguenza della ricerca di quel ‘grado zero’ della pittura che portò all’abolizione di ogni tradizione artistica, fin nelle procedure, compresi telaio e tela, alla fine degli anni ’60. A suo modo fu una difesa più che una innovazione: contro il concettualismo dilagante, l’oggettualismo incipiente, l’atipica arte ambientale.

Pinelli riparte dalla materia, con elementi grumosi, coperti da colori primari, mai meno di due e disposti in maniera seriale, a volte in una curva come a rappresentare una seminatura che sia una rinascita. Rinascita dove non ci sono pennelli o immaginazione ma i solchi delle dita sulla terra, dove scorra il colore, da dove riprenda il sogno e la vita. Stima: 5.500€/6.500€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80x60, 1978
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80×60, 1978 – Lotto n. 404 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

L’Aurora è uno dei soggetti michelangioleschi introdotti dal pittore romano Tano Festa, esponente di punta della Scuola di Piazza del Popolo, a partire dal 1965. Si tratta di un particolare del busto dell’Aurora scolpita da Michelangelo per il sarcofago del duca Lorenzo de’ Medici nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo a Firenze.

L’artista realizza l’opera attraverso il ricalco della proiezione di una diapositiva sulla tela. In seguito Festa interviene con campiture di colore e profilature che sottolineano la plasticità dell’immagine.

Per Duilio Morosini una delle prime tele col soggetto trae spunto da una “riproduzione d’un dettaglio d’affiche per le celebrazioni michelangiolesche (questa volta realizzato coi bianchi e neri della pittura) che Festa proietta su di uno ‘schermo’ azzurro, sovrapponendo, poi, alla tormentata figura delle tombe medicee, dei grigi regoli da disegno geometrico […] dischi, filigrane, reticoli che lo hanno colpito in occasione d’una visita ad una mostra della optical art americana” (da D. Morosini, Le ‘personali’ romane di Tano Festa e Franco Sarnari. Due giovani pittori d’avanguardia, «Paese sera», 16 novembre 1965). Stima: 8.000€/10.000€.

Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70x70, 1994
Franco Costalonga, Mocubi, smalti e assemblaggio polimaterico su masonite, 70×70, 1994 – Lotto n. 405 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Veneziano, classe 1933, Franco Costalonga esordisce come incisore e acquafortista. Negli anni ’60 si afferma nell’ambito dell’arte cinetica con opere dove presenta elementi bidimensionali ma soprattutto tridimensionali disposti modularmente.

Costalonga indaga in particolare gli effetti cromocinetici derivanti dalle variazioni di colore in funzione della luminosità e dell’orientazione dei moduli. Tale interesse per la teoria del colore è stata sicuramente influenzata da Remigio Butera, direttore al tempo della frequentazione dell’artista alla Scuola d’Arte di Venezia.

Nel 1986 è presente nella sezione “Arte-Scienza-Colore” alla XLII Biennale di Venezia.

I “Mocubi”, qui al lotto n. 405, rappresentano un ciclo pittorico degli anni ’90 con il quale Costalonga torna alla pittura dopo sperimentazioni più ardite nei materiali e nelle soluzioni compositive (le “tensoforme”, i “riflex”, gli “pseudorilievi”). Si tratta della trasposizione in tre dimensioni degli “oggetti quadro” degli anni ’80 di cui rappresentano si potrebbe dire un momento di formalizzazione della piena maturità dell’artista. Stima: 2.500€/3.500€.

Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48x36, 1998
Luigi Ontani, Moro Amaro D’Amore, china e acquerello su carta, 48×36, 1998 – Lotto n. 407 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Una delle figure sileniche, realizzate con china ed acquerello su carta, del poliedrico artista bolognese Luigi Ontani al lotto n. 407 “Moro Amaro D’Amore”.

Artista sperimentatore ed anticonformista Ontani è difficilmente classificabile in una corrente. Esordisce come esponente della body art, ma fin dagli anni ’70 si cimenta con la scultura, la pittura, la fotografia, le performance dove dispiega in declinazione narcisistica pulsioni vitalistiche e concettuali che ambiscono ad una sintesi di sensibilità culturali di matrice sia orientale che occidentale.

Un approccio panteistico quello di Ontani che riflette continuamente sull’esistenza, la natura e il ruolo dell’artista, spesso in modo giocoso e dissacrante, mischiando sacro e profano, cielo e terra. Stima: 7.000€/8.000€.

Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30x30, 1965/1976
Getulio Alviani, Superficie tornita 2 1/4 di quadrato, alluminio, 30×30, 1965/1976 – Lotto n. 417 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Indagine scientifica e processo artistico sono i due poli della ricerca di Getulio Alviani, artista nato a Udine nel 1939 e protagonista negli anni ’60 dell’arte programmata.

Nel 1964 Alviani partecipa alla Biennale di Venezia e espone alla mostra Nouvelles Tendances al Louvre di Parigi. Nel 1965, anno di riferimento per l’opera al lotto n. 417 “Superficie tornita 2 1/4 di quadrato” partecipa alla celebre mostra The Responsive Eye al MoMA di New York dove allestisce vere e proprie stanze ambienti con pareti costituite da superfici cosiddette “a testura vibratile”.

Si tratta della celebre serie delle lamine di alluminio “tornite” con varie modalità con le quali l’artista avvia quell’analisi ottico-visiva di stretta pertinenza cinetica che sarà il suo risultato più originale.

Il cangiantismo percettivo causato dalla rifrazione della luce sulla diversa tessitura e tornitura della superficie, assieme al punto di vista dello spettatore che diviene parte dell’opera, sono infatti una delle prime originali testimonianze dell’arte cinetica italiana. Stima: 25.000€/35.000€.

Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120x100, es. 7/8, 1981
Michelangelo Pistoletto, Donna che cuce, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 120×100, es. 7/8, 1981 – Lotto n. 418 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

“Labilità e relatività spazio-temporale di questo sistema aperto di immagini” è probabilmente la definizione migliore che sia stata data dei quadri-specchio di Michelangelo Pistoletto (Augusta Monfrini, Percorso di Pistoletto, da “Michelangelo Pistoletto”, catalogo Galleria Nazionale d’Arte Moderna Roma, Milano, Electa, 1990, pag. 12) qui rappresentati al lotto n. 418 da un bellissimo esemplare serigrafico di “Donna che cuce”.

C’è infatti una stratigrafia di livelli di lettura in questa opera che non si lascia facilmente afferrare. Da un lato la rappresentazione oggettiva: Maria Pioppi, compagna e collaboratrice dell’artista, che cuce. Dall’altra la mutevolezza e l’interferenza spazio-temporale dello spettatore che si specchia e diventa parte dell’opera. Infine l’impossibilità della riproduzione oggettiva dell’opera stessa ad una ripresa fotografica.

Un oggetto inafferrabile dunque l’opera, teatro infondo della vita stessa, che dipana chi regola la nostra esistenza (per l’artista la donna amata) “[…] e quel sì vago / sanguigno fil  che tira, / tronca, annoda, assottiglia, attorce e gira / la bella man gradita, / è il fil de la mia vita” (Giambattista Marino, “Donna che cuce” da La Lira, Madrigale XI, Opere, a cura di A. Asor Rosa, Rizzoli, Milano, 1967). Stima: 50.000€/75.000€.

Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33x40, 1955
Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33×40, 1955 – Lotto n. 419 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 121-III

Sicuramente è stata la ‘signora’ dell’astrattismo italiano Carla Accardi, trapanese, classe 1924. Nel 1947 si trasferisce a Roma e di lì a poco sarà la protagonista del Gruppo degli astrattisti romani di Forma 1 (Sanfilippo, Turcato, Attardi, Perilli, Dorazio).

All’inizio degli anni ’50 risalgano i primi ‘glifi’ di natura segnica della Accardi, liberi e non ben definiti e che solo a metà del decennio assumeranno la caratteristica bicromia in bianco e nero (lotto n. 419 “Piccolo negativo”).

Scrive Annemarie Boetti a proposito di questo ciclo: “I quadri in bianco e nero su tela (’54-’55) sono la preistoria (termine da lei usato) del linguaggio autonomo di Accardi. Sono la verifica di questa ‘robustezza’ sulla sostanza intatta e fragile (senza modelli) del suo essere al mondo. Alla tabula rasa dei gruppo Forma e Origine lei risponde con il proprio grado zero: ‘labirinti’, ‘favolosi’, ‘frammenti’, ‘assedi’ (termini suoi) cioè l’inizio d’organizzazione del brulicare primordiale” (da Anne Marie Boetti Sauzeau, “Carla Accardi”, in DATA n. 20, marzo-aprile 1976, pp. 72-74). Stima: 40.000€/60.000€.