Asta Federico II n. 4 – 6 Maggio 2017 – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 4 della Casa d’Aste Federico II di Bari sarà effettuata il giorno 6 maggio 2017 in tre sessioni di cui la terza, di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 17 (lotti 203-328). I TopLot di SenzaRiserva.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250x210, 2007
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Milano il 22 Giugno del 1962 Luca Pignatelli ha studiato alla Facoltà di architettura. Le opere degli anni ’80 risentono di questa sua formazione e dell’insegnamento di Aldo Rossi il cui lavoro sullo spazio e sul tempo influenzerà molto la ‘concettualità’ dell’artista milanese.

Esploso negli anni ’90, in particolare dopo la mostra alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, Pignatelli è ormai un artista affermato internazionalmente. Ha esposto nel 2009 alla Biennale di Venezia, presso il MAMAC a Nizza, al Museo Capodimonte di Napoli, in gallerie quali Annex Plus-­White Box e Ethan Cohen Fine Arts a New York; e poi a Parigi, Londra, Shanghai e Losanna.

Il lavoro di Pignatelli ha forti affinità con i presupposti e le idee dell’arte povera. L’artista impiega materiali di riuso: teloni di copertura di vagoni ferroviari, legno, spago, ferro; è interessato alla storia e allo spazio evocativo di oggetti recuperati nel tempo, riattualizzati attraverso la perdita stessa della ‘significanza’  che rappresentano per mezzo dei materiali, anche originali.

In questo modo Pignatelli conserva la potenza dell’immagine attraverso un processo quasi fotografico ma che annulla il distacco della fotografia. Bellissime le scritte verticali al lotto n. 249 “Treno”, gotiche, che invitano lo spettatore all’esegesi del dipinto. In questa stessa asta altre due importanti opere di Pignatelli ai lotti 230 (Afrodite) e 267 (New York). Stima: 30.000€/50.000€.

Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100x120, 2000
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Opera come sempre ironica dell’artista romano Renato Mambor al lotto n. 253 “Uomini mimetici”.

Mambor è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli, Pino Pascali, Francesco Lo Savio.

Ironia performativa sempre (Mambor è stato anche un importante attore teatrale): che si svolge lungo tutto il suo percorso artistico fin dagli anni ’60 quando stigmatizza i processi di serializzazione messi in atto dalla cultura mass-mediale realizzando opere fatte di sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, uomini tracciati con timbri, pattern con rulli da tappezzeria. Tutto all’insegna di “togliere l’io dal quadro” ed eliminare la soggettività sterile in cui nel dopoguerra era caduto l’informale.

Nel 1975 l’artista romano forma il gruppo teatrale Trousse e abbandona per un lungo periodo la pittura cui tornerà solo negli anni ’90.

L’opera al lotto 253 ha il solito taglio ironico e spersonalizzante: ci sono gli uomini- timbro senza volto e una dissociazione analitica degli elementi compositivi che però l’artista riassocia attraverso il concetto veicolato. La ‘non mimesi’ del quadro ritrae alla perfezione l’anonimità voluta e subita dell’uomo contemporaneo. Stima: 12.000€/15.000€.

Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Bruno Munari, Negativo - positivo, acrilico su tavola, 60x60, 1959
Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Nei negativi-positivi […] si ha una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie (di solito quadrata) e per l’intensità del colore, dà questa sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Il colore quindi viene ad avere una possibilità dinamica che mai aveva avuto prima” (da Bruno Munari, pieghevole della mostra “le cose serie di bruno munari”, milano, febbraio 1958, studio di architettura di Mario Brunati, Sandro Mendini, Ferruccio Villa).

Nato a Milano nel 1907 e ivi morto nel 1998 Bruno Munari è stato uno degli intellettuali più rilevanti del nostro ’900. Sicuramente si distinse per le sperimentazioni e concettualizzazioni relative all’arte concreta (nel 1948 fu fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta), programmata e cinetica fin dal primo dopoguerra.

Di quegli anni sono da ricordare i cicli delle “macchine inutili”, i “negativi – positivi” appunto (lotto n. 254 “Negativo – positivo” del 1959), le “pitture proiettate” realizzate su vetrini per diapositive, le “pitture polarizzate” ottenute attraverso la scomposizione del filtro Polaroid per citare solo alcune fra le tantissime ed eterogenee sperimentazioni. Stima: 20.000€/30.000€.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5x54.5, 1975
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Siracusano, classe 1929, Elio Marchegiani inizia il proprio percorso artistico da autodidatta. Sulla spinta di amicizie quali quella di Mario Nigro e Gianni Bertini frequenta il mondo dell’arte a Parigi, Roma, Bologna, Milano.

Già nel 1959 è presente alla Quadriennale di Roma e nel 1968 alla Biennale di Venezia. Le opere di Marchegiani degli anni ’60 evidenziano l’interesse dell’artista per il rapporto fra scienza, arte, tecnica e materiali che sarà poi fecondissimo per la sua produzione di tipo ‘analitico’ dai primi anni ’70.

“I titoli ‘Grammature di colore – supporto intonaco’ e ‘Grammature di colore – supporto lavagna’ (lotto n. 254 “Grammature di colore”) sono posti a seconda che le aste siano sull’intonaco o sull’ardesia […]

L’uso della lavagna a spacco, evitando di levigarla, è inoltre la speranza di avere una cultura dove il levigare non sia appiattimento. La lavagna è scisto argilloso già lavorato dalla natura a ‘sparviero’. Il suo uso antico di supporto levigato su cui si accumulava scolasticamente la cultura codificata, viene da me volutamente contrapposto al muro che, con il suo libero graffito od asta, è il tentativo di simboleggiare la liberizzazione della cultura solitamente al servizio del Potere, ed il termine grammature specifico della carta, è usato in questo caso per il peso specifico del colore delle aste: il pigmento che contiene a sua volta il colore storicistico del nostro Rinascimento (da Elio Marchegiani – un “pezzo” di mia vecchia storia… e poca attualità – alla Rocca Roveresca di Senigallia, 17 aprile – 27 giugno 2014). Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40x40, 1971
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Uno dei rappresentanti di punta del Gruppo N di Padova (“La dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi’, dal Manifesto, 1961), Edoardo Landi, con il lotto n. 257 “Struttura visuale”.

Landi fu fra i promotori del movimento internazionale “Nuova Tendenza”. Nel 1961, 1963 e 1969 fu presente alle mostre di Nuova Tendenza I, II e IV a Zagabria. Partecipò nel 1965 alla grande mostra “The Responsive Eye” al MoMA di New York.

Arte cinetica dunque, esemplare al lotto n. 257 “Struttura visuale”. L’occhio dello spettatore è invitato a vedere ciò che non c’è, viene ‘ingannato’ o meglio meravigliato e affascinato nella contemplazione non di ciò che l’artista può fare ma di quello che la mente umana può generare. Stima: 8.000€/9.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7x64.7, 1970
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Boston nel 1913, Conrad Marca-Relli ha partecipato al Gruppo americano di avanguardia della Scuola di New York (un gruppo informale di musicisti, artisti, danzatori) che nell’ambito della pittura si è espresso soprattutto attraverso il cosiddetto espressionismo astratto e/o action painting (fra gli altri vi parteciparono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Franz Kline, Robert Motherwell).

L’artista è formalmente riconosciuto come l’ideatore del collage painting tecnica che ha portato a livelli altissimi.

Al lotto n. 259 “Senza titolo” un’opera del 1970, elegante, minimale, misurata. Non un’opera lirica o violenta ma che esprime perfettamente uno stato d’animo (in linea col soggettivismo di ogni opera dell’artista americano). Quasi un mosaico pacato di sensazioni languide, tenute insieme da contrappunti abilmente intessuti. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Valli III” di Piero Dorazio al lotto n. 261 è un’opera medio piccola ma ben riuscita, del 1997, dell’artista romano.

Artista dalla storia enorme: fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 e protagonista per più di un cinquantennio della pittura astratta italiana fino alla morte avvenuta a Perugia nel 2005.

Una ricerca tutta concentrata a carpire la fenomenologia della luce, la struttura stessa della luce e del colore. Scrive l’artista in “Quello che ho imparato”, Maurizio Corraini Editore, Mantova, 1994: “Ho imparato da Giacomo Balla che non esistono le immagini senza tenere conto della luce che le compenetra e le fa palpitare insieme a tutto ciò che le circonda. Luce e movimento sono l’essenza della realtà, tutto il resto è illusione, apparenza […]”.

Bande di colore, bellissime macro-strutture di scomposizioni di colori che vibrano liricamente e gioiosamente al lotto 261. Stima: 10.000€/12.000€.

Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50x50, 2011
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Proprio in questi giorni, dal 13 Aprile 2017 al 15 Ottobre 2017, a Roma, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica una grandissima retrospettiva “Nature Forever” a Piero Gilardi, artista torinese, protagonista dell’arte povera, concettuale, ambientale, della body art.

Afferma Giraldi in merito ad opere come questa al lotto n. 265, ormai diventate il suo ‘marchio di fabbrica’: “i tappeti-natura nacquero nel 1965 come una esemplificazione della decorazione gestaltica dell’interno della cibernetica ‘cellula individuale di abitazione’, presentata nel complesso delle ‘Macchine per il futuro’. Nel realizzarne i primi tappeti ho mutuato da Oldenburg la poetica sensoriale del soft, ma per me la gommapiuma aveva principalmente il senso di accogliere e di interagire con il corpo […]

[i tappeti natura] penso che contengano una verità umana autentica: il sentimento di nostalgia per una natura mortificata e stravolta dalla società industrializzata. Sentimento che, credo, coinvolga tutti; inoltre […] piacciono ‘democraticamente’ a tutti , borghesi e proletari, tranne che ad alcune persone molto sensibili che vi leggono soprattutto il lato di ombra, cioè il senso di morte della natura” (da Piero Gilardi, “Ora cammino senza più allacciarmi le scarpe” di Andrea Bellini, Flash Art 301, Aprile 2012). Stima: 5.000€/6.000€.

Asta Boetto – 3 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Boetto di Genova si terrà il giorno 3 maggio a Milano, Foro Buonaparte 48, ore 16.00. La TopTen di SenzaRiserva.

Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – da asteboetto.it
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. "...Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto...". "...Serie di versetti che si cantano talvolta...", acrilico su tavola silolax cm 80x80 (25x25 cad.), 1981
Paolo Minoli, Sequenza A-B-C-D, Indizio 2. “…Segno, circostanza, cosa astratta o concreta da cui si possa argomentare con fondamento che qualche cosa avverrà o è avvenuto…”. “…Serie di versetti che si cantano talvolta…”, acrilico su tavola silolax cm 80×80 (25×25 cad.), 1981 – Lotto n. 31 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato a Cantù in provincia di Como nel 1942 Paolo Minoli è stato un artista originale che ha saputo condurre ricerche concettuali e percettive attraverso una ‘destrutturazione’ dell’elemento cromatico in declinazioni ambientali, spaziali e temporali.

Dal 1977 al 1978 Minoli ha partecipato al gruppo “L’interrogazione sistematica” con Nato Frascà e Antonio Scaccabarozzi. Dal 1979 è stato docente del corso di “Cromatologia”all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano.

Nel 1982, l’anno successivo all’esecuzione dell’opera al lotto n. 31 “Sequenza A-B-C-D, Indizio 2 […]” è stato invitato alla XL Biennale Internazionale d’arte di Venezia, nel settore “Arti visive”.

Scrive il critico Carlo Belloli nel 1980 a proposito di Minoli: “[…] i rapporti numerici e geometrici che guidano questa pittura risolvono il colore come temporalità percettiva. Il costruire di Minoli persegue finalità dinamiche dell’interattività cromatica in superfici dipinte che aspirano al ruolo di campi visuali otticamente metastabili. Alcune ripartizioni del campo visivo in epicentri determinati da sequenze progressive di segmenti lineari o da punti colorati in decrescenza saturante rinviano alle ricerche di Bart Van Der Leck, precursore del neoplasticismo attorno al 1917. […] Le susseguenze cromatiche si dispongono in intervalli che sottostanno a serie periodiche, quasi un rinvio alle tabelle per la decomposizione di frazioni del Liber Abaci di Leonardo Pisano” (da “Paolo Minoli: colore come topogramma percettivo della relatività formale”, Arte Struktura, 1980). Stima: 4.000€/4.500€.

Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – da asteboetto.it
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220x120, 1998
Dadamaino, Essere e tempo, matita copiativa su plastica, 220×120, 1998 – Lotto n. 34 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Le opere del ciclo “Essere e tempo” di Edoarda Emilia Maino appartengono alla fine degli anni ’70. Lettrice appassionata di Sein und Zeit di Heidegger queste opere vibranti, monocrome, fatte di segni ripetuti contrassegnano e mettono il sigillo a tutto il percorso artistico e concettuale dell’artista milanese.

Dalla prima fase iconoclasta degli anni ’50 alle prove volumetriche (condotte nell’ambito del Gruppo Azimuth), cinetiche, cromatiche unica rimane la ricerca della Dadamaino: una tensione verso le infinite possibilità della materia e dell’essere che si concretano in realizzazioni dove lo spettatore non è disorientato ma piuttosto intrappolato, quasi l’opera fosse lo specchio di una coscienza.

Scrive nel 1962 Walter Schöneneberger (in “Maino. Monochrome Malerei”): “La pittura di Dada Maino appartiene alla corrente monocroma che tende alla creazione di una nuova dinamica attraverso le vibrazioni luminose prodotte da un elemento ripetuto su un foglio di carta o di metallo. Questa corrente, nella quale rientrano per diversi aspetti artisti come Piene, Mack, Vasarely, Castellani, Manzoni, Soto, ecc. si stacca decisamente da altre ricerche attuali, solo apparentemente simili: quelle dell’arte animata e moltiplicata. Mentre in queste ultime si tende sempre più ad abolire l’opera d’arte, nell’accezione finora avuta, e si assiste a curiose e non sempre giustificabili impennate neodadaiste, nella corrente monocroma il quadro rimane quello spazio delimitato in cui si è invitati a partecipare a una finzione […]”.

L’opera al lotto n. 34 “Essere e tempo” potrebbe accompagnare un passo dell’omonima opera di Heidegger: “questo precorrere non è altro che il futuro unico e autentico del proprio esserci. Nel precorrere l’esserci è il suo futuro, e precisamente in modo da ritornare, in questo essere futuro, sul suo passato e sul suo presente. L’esserci compreso nella sua estrema possibilità d’essere, è il tempo stesso e non è nel tempo”Stima: 12.000€/14.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – da asteboetto.it
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150x150, 1971-1972
Mario Schifano, Senza titolo, smalto su base serigrafia su tela (dittico), 150×150, 1971-1972 – Lotto n. 83 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Una delle bellissime opere di ispirazione futurista di Mario Schifano al lotto n. 83 “Senza titolo”.

Negli anni ’60 Schifano sperimenta il linguaggio che sarà il manifesto della pop art italiana all’interno del gruppo degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo. L’artista romano affronta il tema del linguaggio stesso e della comunicazione, ne indaga l’artificialità e l’autoreferenzialità con ironia e intelligenza oltre che con una indubbia e istintiva facilità di espressione pittorica.

Negli stessi anni Schifano rivisita figure e periodi  della storia dell’arte con i quali sente una particolare affinità: Piero della Francesca, Malevič, Picabia, Duchamp, Giacomo Balla e il Futurismo.

Proprio a Balla si deve “il primo studio analitico delle cose in movimento” con il famoso dipinto “Dinamismo di un cane al guinzaglio” e poi nello stesso anno con l’opera “Bambina che corre sul balcone” a cui Schifano si ispirerà nel realizzare il più famoso dipinto del ciclo dedicato all’artista torinese “Alla Balla” del 1963. Come Balla Schifano ripete le sequenze dei piedi che compongono il movimento stesso compendiandole in una sintesi pittorica concettuale sia spaziale che temporale. La sua è una operazione concettuale che traduce in modo ironico i fasti futuristi nel contesto della ripetizione meccanicistica dell’immagine e dell’uomo della e nella modernità.

Scriveva Balla con Depero nel Manifesto “Ricostruzione futurista dell’Universo” del marzo 1915: “Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”. Ma si tratta più di una decostruzione in quest’opera al lotto n. 83 di Schifano, una fuga da una forza colorata, rotante, indifferente, spersonalizzante. Stima: 20.000€/22.000€.

Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – da asteboetto.it
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre, leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011
Giulio Paolini, Voyage autour de ma chambre,
leggio di metallo, litografia, plexiglass e matita su carta, 147x120x80, 2011 – Lotto n. 103 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940. Dopo un esordio di impronta informale la sua arte si orienta precocemente a partire dall’inizio degli anni ’60 verso il concettuale.

Due sono i temi sui quali fin dall’inizio si fonda il linguaggio di Paolini: da un lato l’aspetto analitico e metapittorico degli elementi costitutivi dell’opera che mettono in scena le proprie peculiarità e limiti; dall’altro il richiamo costante alla ‘classicità’ con intertestualità che mantengono aperto e vivo un dialogo fra una demistificata turris eburnea dell’opera stessa e il contemporaneo carattere aperto di un eterno discorso sull’arte.

Dagli anni ’60 le opere di Paolini accentuano un’impostazione d’indagine sullo ‘spazio’ dell’oggetto d’arte che tende ad identificarsi con l’oggetto stesso. Il ‘farsi’ e ‘disfarsi’ dell’opera viene messo in scena e quasi spiato dall’artista la cui presenza sembra osteggiata, allontanata, sorvegliata, desiderata.

E in quest’opera al lotto n. 103 “Voyage autour de ma chambre” si sente forte la presenza dell’autore, essa stessa opera: “le sue opere [di Paolini] diventano racconto, messe una dopo l’altra, raccontano la storia di lui che pensa e realizza quest’opera dopo quell’altra e prima d’un’altra ancora” (da Italo Calvino, La squadratura, in G. Paolini, Idem, Giulio Einaudi editore, Torino 1975, pp. V-XIV). Stima: 25.000€/30.000€.

Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – da asteboetto.it
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148x207, 1982
Mario Merz, Bambù e conchiglia, tecnica mista e conchiglia su carta intelata, 148×207, 1982 – Lotto n. 104 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Merz nasce a Milano nel 1925. Cresce a Torino dove si forma come pittore da autodidatta. Si afferma negli anni ’60 nell’ambito dell’arte povera, sostenuto dal critico Germano Celant, con opere polimateriche contraddistinte dall’uso di tubi al neon, tela, cera, vetri, ferro in assemblaggi tridimensionali.

Le opere di Merz, pur nei vari cicli, manifestano una compenetrazione fra spiritualità e materialità, forze organiche ed inorganiche, natura e tecnica colte nel momento stesso dell’intuizione della loro frattura e dicotomia.

L’artista è in qualche modo un propiziatore, un mezzo, l’invasato di una potenza che non è sua, lo sciamano di un mondo antico, di una forza tribale che viene dalla terra.

Forza che negli anni Merz esprime prima con gli igloo, poi attraverso l’uso delle sequenze numeriche di Fibonacci, per arrivare negli anni ’80 alla figure arcaiche di animali e agli animali stessi al centro di potenti figurazioni naturali (lotto n. 104 “Bambù e conchiglia”). Stima: 80.000€/90.000€.

Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – da asteboetto.it
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979
Claudio Costa, Hermes e Cloto, tecnica mista in teca, 98x128x13, 1979 – Lotto n. 105 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Primitivismo e sciamanesimo sono protagonisti dell’importante opera del genovese Claudio Costa al lotto n. 105 “Hermes e Cloto”.

Artista ligure, Costa studia architettura al Politecnico di Milano. Negli anni ’70  è attivo nell’ambito della cultura materiale e dell’antropologia con iniziative di recupero della memoria collettiva e culturale presso il Museo di antropologia attiva di Monteghirfo.

Ricontestualizzazione e riappropriazione del sé che sono protagonisti anche nell’opera al lotto n. 105 del 1979, dove l’artista riunisce in chiave simbolica elementi eterogenei contaminando mito ed elementi naturali, concetto e messaggio. Da un lato Hermes psicopompo, accompagnatore dei morti nell’aldilà, musico, inventore della lira, del flauto e della fisarmonica a bocca; dall’altro lato Cloto, una delle tre Parche della mitologia greca, colei che intreccia lo stame della vita.

Vita, morte, scheletro, canto, terra, mani fanno di quest’opera la storia dell’esistenza e insieme di una esistenza. Stima: 6.000€/8.000€.

Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – da asteboetto.it
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39x109, 1959
Gastone Novelli, Omaggio all’indecenza, tecnica mista su tela, 39×109, 1959 – Lotto n. 114 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Gastone Novelli nasce nel 1925 a Vienna da padre italiano. Partecipa alla Resistenza. Si laurea in Scienze Politiche a Firenze nel 1948 per poi trasferirsi in Brasile, paese in cui vivrà anche successivamente. In Brasile inizia la sua attività artistica. La prima personale è al teatro Sistina di Roma nel 1950 dove presenta opere di matrice espressionista.

Dal 1955 Novelli è a Roma dove allaccia rapporti con artisti quali Achille Perilli e Corrado Cagli. Con Achille Perilli, fonda in questi anni la rivista “L’esperienza moderna”, che uscirà fino al 1959 in 5 numeri.

Le opere di Novelli di questi anni hanno una forte impronta informale, come evidente al lotto n. 114 “Omaggio all’indecenza”. Tale tendenza è in qualche modo il prodotto di una coscienza turbata che non si rassegna al puro soggettivismo e che anzi vuole rispondere ad una esigenza memoriale di sapore Junghiano: “un’immagine nasce in un qualche luogo di una memoria comune risultato della somma di una verità caotica ed iniziale, di una necessità immediata e di un cumulo di fatti passati” (da Gastone Novelli, Analizzare il processo creativo, in “Esperienza Moderna”, n.2, agosto-settembre 1957, p.26). Stima: 25.000€/30.000€.

Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – da asteboetto.it
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80x100, 1983
Agenore Fabbri, Passeggiata nei giardini pubblici, olio su tela, 80×100, 1983 – Lotto n. 116 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Nato nei pressi di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri frequentò in gioventù la cerchia di intellettuali che gravitava attorno al Caffè Giubbe Rosse di Firenze. Qui furono suoi amici Eugenio Montale ed Ottone Rosai. Nel 1935 ad Albisola frequentò Arturo Martini, Aligi Sassu e Lucio Fontana e gettò le basi per il suo esordio come scultore nei primi anni ’50.

La scultura di Fabbri fu caratterizzata da una forte drammaticità dal segno espressionista. I soggetti furono quelli della plastica popolare toscana: donne, bestie inferocite, risse.

Fra gli anni ’60 e ’70 lo stile della sua scultura alterna fasi informali ad altre dove si riaccende la figurazione espressionista. Mentre, dagli anni ’80, l’artista si dedica alla pittura, come testimonia la bellissima opera al lotto n. 116 “Passeggiata nei giardini pubblici”.

Pittura difficilmente inquadrabile in una corrente artistica, ma che anche qui sembra riprendere i temi di tutta la produzione precedente di Fabbri. Opera drammatica dove la figurazione dei bimbi è interpretata in chiave assieme idilliaca e tragica. Bimbi che passeggiano in un mondo astratto di sogni e colori, in un idillio campestre che tuttavia li frattura in una incomunicabilità esistenziale e terrena, soffocati a fronteggiarne il confine. Stima: 8.000€/9.000€.

Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – da asteboetto.it
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150x200, 1988
Giovanni Frangi, Il divano blu, olio su tela, 150×200, 1988 – Lotto n. 128 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Un’opera di grandi dimensioni di Giovanni Frangi al lotto n. 128 “Il divano blu”.

Artista milanese, classe 1959, Giovanni Frangi si diploma all’Accademia di Brera nel 1982. La prima personale è del 1983 alla galleria La Bussola di Torino.

Nel 1986 espone alla Galleria Bergamini di Milano con presentazione di Achille Bonito Oliva. Le opere raffigurano finestre, poltrone, sedie e continuano in un certo senso una ricerca paesaggistica e introspettiva che l’artista aveva intrapreso già con i primi dipinti della periferia urbana milanese.

L’introspezione, come si nota già nel lotto in asta, si carica e indugia in una sensibilità coloristica che inizia a sciogliere il paesaggio stesso in una astrazione empatica dei sogni della donna sdraiata, soggetto decaduto, preludio a tutta l’attività e produzione successiva di Frangi.

Il 1989 vede l’affermazione internazionale di Frangi con una mostra alla Galerie du Banneret a Berna e poi a Barcellona. Stima: 9.000€/10.000€.

Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – da asteboetto.it
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120x120, 1980
Achille Perilli, A David rende visita Malevic, olio su tela, 120×120, 1980 – Lotto n. 164 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Scrive il grande suprematista Kazimir Malevič in La Mostra del Sindacato degli artisti-pittori. Federazione di sinistra. Frazione dei giovani, “Anarchija”, n. 89, 20 giugno 1918: “nel Suprematismo troviamo la legge fondamentale della costruzione dei piani: 1. Devono essere liberi da ogni relazione reciproca, sia di colore che di forma; le composizioni di colore non sono accettabili. 2. Si costruiscono più piani, o un solo piano in stato di quiete, nel tempo e nello spazio. 3. I piani si costruiscono secondo una legge per cui nessuna catastrofe minacci la loro infinita impressione di movimento.

Ricerca della forma della pura sensibilità fu quella di artisti e poeti quali MalevičMajakovskij, Mondrian, De Stijl ma che rispetto alla rielaborazione degli astrattisti romani del dopoguerra, in particolare quelli del Gruppo Forma 1, di cui Achille Perilli fece parte, ha una differenza fondamentale: “[…] per noi la forma, per la sua appartenenza alla realtà, è considerata nel suo ambiente, quindi l’interesse plastico per lo spazio e la luce, per gli astrattisti al contrario la forma ha un valore in sé, senza porre un’ambientazione di questa, estraendola quindi da ogni problema spaziale e luministico” come scrive lo stesso Perilli nel 1947.

E il David che prende vita nella tela al lotto n. 164 “A David rende visita Malevic” è opera ambientale per eccellenza, ispirata alla realtà, originata su un fondo nero che è la premessa stessa della sensibilità percettiva dove prende vita non solo il processo ma anche la visione artistica. Stima: 22.000€/25.000€.

Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – da asteboetto.it
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70x100, 1958
Renato Volpini Urbani, Combinazione, olio su tela, 70×100, 1958 – Lotto n. 179 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Renato Volpini Urbani nasce a Napoli nel 1934. Si diploma a Urbino presso il Magistero Artistico cittadino nel 1957.

Appena dell’anno successivo l’opera al lotto n. 179 “Combinazione” che , pur in nuce, già anticipa le opere pop del periodo più maturo (parteciperà con esse alla Biennale veneziana del 1962).

Per le opere dei primi anni ’60 il critico Roberto Sanesi parlò di “una liricità nervosa, che si manifesta per tratti, scavi, morsure, quasi segnali (forse perfino metafore) di fitti e intricati reticoli, dai quali cominciano tuttavia ad apparire personaggi (…)”: parole che calzano a pennello per l’olio su tela in asta che è rara testimonianza, per l’anno, del formarsi del linguaggio figurativo maturo, fra l’artificio e l’ironia, dell’artista napoletano fino ad allora mossosi nell’ambito dell’informale. Stima: 2.000€/2.500€.

Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – da asteboetto.it
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180x140
Aldo Mondino, Pompieri, olio su masonite, 180×140 – Lotto n. 180 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Opera museale per dimensioni ed originalità di Aldo Mondino al lotto n. 180 “Pompieri”.

Mondino è stato artista eclettico, ironico e auto-ironico che ha giocato con il processo artistico muovendosi fra il concettuale e l’arte povera, riflettendo sempre sul ruolo dell’arte e dell’artista  in modo analogo all’altro artista concittadino Alighiero Boetti.

Le opere quadrettate sul modello degli album da colorare e dei vecchi abbecedari rappresentano uno dei cicli più originali dell’artista torinese. Negli anni ’70 Mondino organizzò anche mostre dove si richiedeva l’interazione del pubblico proprio attraverso carte di questo tipo da colorare con pennarelli.

Si tratta di un processo di riduzione delle distanze, fatto attraverso il gioco e con semplicità, una delle costanti di Mondino. L’artista accorcia il divario fra spettatore e artista, artista e opera d’arte, opera d’arte e realtà. In un tentativo di equivalenza fra istinto creativo e società. Stima: 20.000€/22.000€.

Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – da asteboetto.it
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979
Mario Ceroli, Eleusi, legno di pino di Russia e spighe di grano, 75.5x106x11, 1979 – Lotto n. 184 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Mario Ceroli nasce a Castel Frentano in provincia di Chieti nel 1938. Artista, scultore, scenografo si afferma negli anni ’60 con figure ritagliate in legno, lettere, uomini ripetuti e/o ingigantiti impiegate in una ricerca dal sapore pop, vicina però all’arte povera e che conserva, soprattutto nei rapporti e nella figurazione, alcuni aspetti della tradizione classica italiana.

Alla fine degli anni ’60 si intensifica l’attività scenografica dell’artista abruzzese. Ceroli allestisce spazi e ambienti, progetta chiese e teatri. Contemporaneamente si dedica alla rievocazione di opere del passato in una declinazione pop della storia culturale tipicamente italiana. Riproduce in sagome di legno l’Uomo leonardiano, La battaglia di S.Romano di Paolo Uccello, i Bronzi di Riace, i braccianti nel Quarto Stato di Pelizza da Volpedo.

Nel 1980 espone a Roma alla Galleria Mario Diacono un nuovo ciclo di opere nella personale intitolata “La foresta analoga”. Ceroli inserisce in queste opere, su fondi di tavole, rami, tronchi, spighe di grano (una di queste opere potrebbe essere questa al lotto n. 184 “Eleusi”) e paglia. Con queste opere Ceroli instaura un rapporto meno mediato con il mezzo in una operazione concettuale e di decontestualizzazione dell’oggetto che però ricontestualizza il senso di una aspirazione al significato tipica dell’arte povera e dell’arte stessa. Stima: 10.000€/12.000€.

Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – da asteboetto.it
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55x35, 1955
Lucio Fontana, Cristo, terracotta, 55×35, 1955 – Lotto n. 191 – Immagine da asteboetto.it – Asta Boetto

Lucio Fontana è certamente più noto per i celebri ‘tagli’ e per essere stato il fondatore del movimento spazialista, ma fu anche un ottimo scultore e ceramista.

L’attività scultorea ebbe inizio per il giovane Lucio nell’officina del padre Luigi Fontana e dell’amico e collega molinellese Giovanni Scarabelli.

Agli anni ’30 risalgono le prime opere ceramiche di ispirazione futurista tanto che Fontana fu citato da Filippo Tommaso Marinetti nel “Manifesto Futurista della Ceramica e dell’Aeroceramica” nel 1936.

Dal 1935 al 1939 Fontana lavora come ceramista presso Giuseppe Mazzotti ad Albisola imprimendo alla terra dinamiche espressioniste che plasmano liberamente la forma e la caratterizzano attraverso effetti cromatici e luministici.

Nel 1955, anno in cui Fontana esegue l’opera al lotto n. 191 “Cristo”, l’artista ha già dato il via da diversi anni alla rivoluzione spaziale (i primi buchi risalgono al 1949). E questo Cristo ne porta testimonianza uscendo quasi da quello spazio ultraterreno scavato con le dita al centro della campitura, graffiata, di un universo immaginato. Opera bellissima in cui c’è rivelazione, tempo, oggettiva e soggettiva passione. Stima: 60.000€/90.000€.