Asta Finarte – 30 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Finarte si terrà il prossimo 30 maggio 2017 a Milano presso il palazzo della Permanente. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – da finarte.it
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50x66.5, 2004
Enzo Cucchi, Processo, olio su tela, 50×66.5, 2004 – Lotto n. 12 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Nato in provincia di Ancona nel 1949 Enzo Cucchi è uno dei principali esponenti della Transavanguardia italiana. Con lui, ad animare il gruppo, c’erano Nicola De Maria, Mimmo Paladino, Francesco Clemente e Sandro Chia e ovviamente l’ispiratore e critico Achille Bonito Oliva.

La Transavanguardia è stata certamente un movimento affermativo di riscoperta dei valori pittorici e di recupero di un mondo autentico, di un ‘senso’ che arginasse le derive astratto-concettuali delle neo-avanguardie. Tuttavia è stato anche un movimento costituito da un coacervo di personalità diversissime, dove quella di Cucchi spicca per sperimentalismo ed accentuato concettualismo: concettualismo simbolico che tratta di figure archetipiche, raffigurate con un fortissimo espressionismo partecipativo.

La pittura di Cucchi è un esercizio vitalistico, un teatro dell’esistenza dove hanno posto le leggende contadine e i miti greci, le citazioni colte e la simbologia più triviale. Il teschio, la morte, è uno dei soggetti più usati da Cucchi, che davvero abusa anaforicamente di essa, impiegandola come stilema che marca un ritmo, ripetuto in passi e distanze quasi di danza tribale. Ritmo del movimento, del ‘processo’, dell’ironia di un processo stritolante e mortale, di un gorgo che è Kafkiana metafora dell’esistenza universale. Stima: 15.000€/18.000€.

Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – da finarte.it
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203x70, 1965
Franco Angeli, United States of America, tecnica mista su tela con vellutino, 203×70, 1965 – Lotto n. 18 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

L’artista romano Franco Angeli dipinge l’opera al lotto n. 18 “United States of America” appena trentenne. Si tratta di una bellissima aquila imperiale con materiche gocciolature di ‘sangue’ a segnare l’orizzonte del lettering ironicamente ripetuto degli Stati Uniti d’America.

L’opera raffigura, simbolicamente, quasi un paesaggio all’orizzonte su cui tramonta la grande aquila, squarciata da una marcata crepa che firma la composizione. Sono gli anni in cui Angeli emerge nel contesto della Scuola di Piazza del Popolo con opere che superano il primo informale ancora legato alla pittura di Burri e che introducono quel lessico della critica del potere e della violenza che caratterizzerà tutta la sua opera successiva.

Angeli rappresenta schermi che realizza con garze e colore su cui tatua immagini simboliche e televisive. Facendo ciò porta la vita e l’esperienza di guerra, che colpì profondamente la sua famiglia, direttamente sulla tela con un gesto di mimesi dove assente è però il distacco della mediazione del mezzo di comunicazione.

Nel 1964 Angeli partecipa alla prima Biennale di Venezia di Maurizio Calvesi con “La Lupa” e i “Quarter Dollar”. L’anno successivo è alla Quadriennale romana dove propone nuovi simboli fra cui stelle e falci e martello. Opera importantissima per qualità ed anno di esecuzione. Stima: 18.000€/22.000€.

Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – da finarte.it
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115x90, 1971
Tano Festa, Pissarro, smalto su tela, 115×90, 1971 – Lotto n. 46 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Altro artista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa, al lotto n. 46 “Pissarro”. Camille Pissarro è stato uno dei padri dell’impressionismo francese. Maestro della luce e degli effetti cromatici la sua figura non poteva che essere un soggetto del famoso ciclo degli “omaggi al colore” di Festa. Pissarro inoltre fu figura assai congeniale all’artista romano, per la grande ed energica vitalità della pittura che lo portò negli ultimi anni a rinnegare le derive tecniciste fino al pointillismo dell’ultimo impressionismo.

Pissarro al pari di Festa comunica con il colore, con la macchia che non è solo artificio e strumento ma anche anima: l’anima di un cielo e di un sole che si ‘amalgamano’, diventano un tutt’uno con i frames della finestra in un impeto visivo che non è solo percezione ma passione.

Una delle serie più originali e interessanti quella degli “Omaggi al colore” che vede la luce nei primi anni ’70. Fanno compagnia a Pissarro come soggetti Degas, Renoir, van Gogh, Picasso, Monet, Manet, Gauguin. Pittori amati, patrimonio dell’immaginario popolare di tutti noi e di cui, Festa, riesce a dare una lettura nuova e personale facendoli assurgere a puri stimoli del nostro guardare il mondo e il cielo da una finestra, sognando ed emozionandoci ancora. Stima: 18.000€/23.000€.

Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – da finarte.it
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50x40, 1967
Giosetta Fioroni, Volto di guerra, tecnica mista su tela, 50×40, 1967 – Lotto n. 48 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Giosetta Fioroni nasce a Roma nel 1932. Frequenta la locale Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli espone alla Biennale della Pop Art nel 1964.

Proprio del 1967, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 48 “Volto di guerra”, espone alla Galleria del Naviglio di Milano lavori con volti e figure femminili su fondo bianco, di cui il lotto in asta potrebbe aver fatto parte.

“A Roma Giosetta Fioroni recupera la storia e le radici, ma assorbe anche molte novità; cita i grandi italiani dell’Arte (Botticelli, Simone Martini, Carpaccio) e inventa i ‘Quadri d’argento’: texture metalliche di volti sconosciuti e anonimi della vita moderna, ritratti emblematici anche di un’Italia rurale spazzata via dalla incalzante deriva televisiva” (da Giancarlo Felice, Giosetta Fioroni. Profilo in Incontro con Giosetta Fioroni, “Arabeschi. Rivista internazionale di studi su letteratura e visualità”, n. 8, luglio-dicembre 2016, p. 8). Stima: 10.000€/15.000€.

Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – da finarte.it
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130x163, s.d. fine anni 60
Gianni Dova, L’aggressione, olio su tela, 130×163, s.d. fine anni ’60 – Lotto n. 76 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Grande olio su tela, 130×163, di Gianni Dova al lotto n. 76 “L’aggressione”. Romano, classe 1925, Dova frequenta l’Accademia di Brera a Milano dove ha per maestri Aldo Carpi, Carlo Carrà e Achille Funi.

Dopo un inizio neo-cubista nel dopoguerra, ben presto l’artista romano si avvicina al movimento spaziale allacciando allo stesso tempo rapporti e simpatie con la pittura astratta e quella nucleare.

Ma già da questi anni , i primi anni ’50, Dova mostra un interesse particolare per forme ameboiche e biomorfe realizzate con la tecnica del flottage che oltre a una chiara ricerca spaziale rivelano un interesse per le forme organiche e biologiche che accompagnerà tutta l’opera dell’artista romano.

Nel 1952 Dova partecipa alla sua prima Biennale di Venezia. Dal 1954 è a Parigi dove approfondisce la conoscenza e la frequentazione di artisti quali Wilfredo Lam e Max Ernst dai quali mutua un’accentuazione surreale che si esplica soprattutto nelle figure animali. Dal 1959 è nuovamente a Milano e nel 1962 alla Biennale veneziana con sala personale e catalogo con presentazione di Guido Ballo:

“Il singolare accento espressivo della nuova figurazione di Dova nasce dal dominio di un contrasto psichico: la ricerca di essenzialità, che definisce l’immagine con segni plasticamente incisi fino all’ossessione, riesce a racchiudere la suggestione più indefinita ed esistenziale, volta al movimento ma in modo segreto, impenetrabile. Da qui un effetto di ambiguità, che è invece tensione nella perseguita antinomia tra essenza ed esistenza, tra forma di rappresentazione, chiusa come organismo, ed evocazione dell’indefinibile […], tra estrema lucidità e impulso irrazionale”. Descrizione perfetta di tutta la carica irrazionale e della perfezione vitale di questa aggressione fra uccelli al lotto n. 76 “L’aggressione”. Stima: 12.000€/18.000€.

Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – da finarte.it
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75x75, 1963
Agenore Fabbri, Rotture VIII, legno policromo, 75×75, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

“Nella stratificazione dei legni e delle sue lacerazioni interne l’artista fissa i punti di rottura della superficie come possibilità di inventare immagini della precarietà e dell’inquietudine.

Si tratta di tracce allusive, spiragli taglienti, segni feroci e irriducibili del disagio fisico e mentale che l’uomo contemporaneo è costretto a introiettare, suo malgrado, di fronte alla crisi dei valori individuali e collettivi”.

Così scrive Claudio Cerritelli nel testo critico di introduzione al catalogo della mostra Agenore Fabbri. “Senso dell’esistenza” tenutasi a Milano presso la Galleria Morone fra il novembre 2004 ed il febbraio 2005.

Agenore Fabbri fu pittore e scultore pistoiese. Negli anni ’70 lo si trova spesso al famoso Caffè fiorentino “Le Giubbe Rosse” dove frequenta Rosai, Montale, Carlo Bo.

Nel dopoguerra fa esperienza come ceramista ad Albisola, dove conosce e instaura una forte amicizia con Lucio Fontana. A questi anni si devono i suoi inizi come scultore, una scultura drammatica, lacerata, prima in terracotta e poi in bronzo, che ha come soggetti l’uomo e gli animali, la violenza, il dolore, la guerra, la lotta. Scultura che riprenderà dopo una parentesi più ‘pittorica’ o meglio bidimensionale negli anni dell’informale.

Sembra quasi che Fabbri usi i due mezzi, la pittura e la scultura con obiettivi diversi. La prima per cercare di razionalizzare, fossilizzare uno stato di fatto, per quanto doloroso (lotto n. 78 “Rotture VIII”). La seconda invece per cogliere l’attimo, il movimento, il grido; per dare sfogo ad un’anima travagliata, che non riesce a farsi una ragione del dramma dell’essere uomo senziente, della tragedia dell’esistenza. Stima: 13.000€/15.000€.

Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – da finarte.it
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50x70, 1953
Gustavo Foppiani, Senza titolo, olio su tela, 50×70, 1953 – Lotto n. 81 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Gustavo Foppiani (Udine, 1925 – Piacenza, 1986) è stato un grande artista, annoverato fra i rappresentanti della scuola piacentina (dove ha vissuto), e oggi perlopiù dimenticato dalla critica e dal mercato.

“Metafisica affettuosa” ha definito Vittorio Sgarbi la pittura di Foppiani. Una pittura surreale ma semplice, immediata, sognante, che crea mondi paralleli, quasi bambineschi, su sfondi informali, pietre di paragone, carte ottocentesche già stampate su cui l’artista aggiunge tracce, amplificando o chiudendo concetti inespressi, compiendoli sempre nel modo più caustico, così caustico da essere talvolta ingannevolmente pacifico.

In realtà Foppiani rappresenta un mondo sartriano, nei primi anni raffigurando soprattutto paesaggi in cui forte è la sensazione di un’attesa inquietante; poi introducendo la figura umana, la violenza, le deformazioni anatomiche, dipinte ora con una perfezione quasi da affresco medievale ora con uno stile più vicino all’informale ma comunque sempre mute, ieratiche, apparentemente innocue, distanti come gli oggetti del mondo reale per il grande filosofo francese.

Opera giovanile questa al lotto n. 81 “Senza titolo”. La prima personale dell’artista fu a Roma, presso la Galleria L’Obelisco nel 1955. Stima: 2.500€/3.500€.

Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – da finarte.it
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60x105, 1932/1933
Giulio D’Anna, La radio e la carta stampata, tempera e collage su carta intelata, 60×105, 1932/1933 – Lotto n. 129 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Siamo in pieno periodo futurista con la bellissima opera di Giulio D’Anna al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”. Giulio, uno dei fratelli titolari della celebre libreria messinese che porta il suo nome, ha appena tenuto, nel 1931, la prima personale presso la Galleria Vittorio Emanuele III, mostra visitata da un entusiasta Filippo Tommaso Marinetti.

Nel 1934 l’artista ha già partecipato a tre Biennali di Venezia e due Quadriennali di Roma, celebrato soprattutto per le sue vedute aeree in uno stile futurista attento alla tridimensionalità, alla cartellonistica e alla percezioene in movimento.

Nel 1933, anno in cui D’Anna realizza la tempera e collage al lotto n. 129 “La radio e la carta stampata”,  Filippo Tommaso Marinetti e Pino Masnata pubblicano il “Manifesto della Radia” sulla Gazzetta del Popolo. Ecco alcuni punti significativi di come i futuristi concepivano la radio: “La Radia sarà […]

3. Immensificazione dello spazio non più visibile ne incorniciabile, la scena diventa universale e cosmica

4. Captazione amplificazione e trasfigurazione di vibrazioni emesse da esseri viventi da spiriti viventi o morti drammi di stati d’animo rumoristi senza parole […]

9. Arte umana universale e cosmica come voce con una vera psicologia-spiritualità dei rumori delle voci e del silenzio […]

12. Parole in libertà. La parola è andata sviluppandosi come collaboratrice della mimica e del gesto Occorre la parola sia ricaricata di tutta la sua potenza quindi parola essenziale e totalitaria ciò che nella teoria futurista si chiama parola-atmosfera Le parole in libertà figlie dell’estetica della macchina contengono un’orchestra di rumori e di accordi rumoristi (realisti e astratti) che soli possono aiutare la parola colorata e plastica nella rappresentazione fulminea di ciò che si vede Se non vuole ricorrere alle parole in libertà il radiasta deve esprimersi in quello stile parolibero (derivato dalle nostre parole in libertà) che già circola nei romanzi avanguardisti e nei giornali quello stile parolibero tipicamente veloce scattante sintetico simultaneo 13. Parola isolata ripetizione di verbi all’infinito 14. Arte essenziale […]”. Concetti perfettamente esemplificati in quest’opera in asta Stima: 15.000€/18.000€.

Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – da finarte.it
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41x41, 1962-1964
Dadamaino, Oggetto ottico dinamico, alluminio fresato applicato su tavola, 41×41, 1962-1964 – Lotto n. 179 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Un bellissimo “oggetto visivo instabile” di Edoarda Emilia Maino al lotto n. 179 “Oggetto ottico dinamico”.

Nata a Milano nel 1930 da Giovanni Maino, geometra del Genio Civile, la Maino frequenta il liceo classico per poi iscriversi, nel 1950, alla Scuola d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco.

Esordisce in pittura nel 1956, dopo anni di formazione da autodidatta, affascinata dagli ambienti artistici milanesi e dalle prime ricerche spaziali di Lucio Fontana. Frequenta il Bar Giamaica dove conosce Piero Manzoni, i fotografi Giovanni Ricci e Uliano Lucas.

Dopo le prime prove di sapore informale alla fine degli anni ’50 in cui la Maino mostra una volontà segnica di ricerca spaziale, del 1959 sono i primi “Volumi”, “perforatissime tele” che introducono l’artista milanese direttamente nelle ricerche più avanguardistiche di quegli anni.

Intanto la Dadamaino approfondisce i contatti con il Gruppo N e con l’amico Getulio Alviani partecipando a mostre di arte programmata. In questo clima, nel 1963, partecipa all Biennale di San Marino e alla rassegna Nove Tendencije a Zagabria.

In questo contesto nascono gli “Oggetti ottico dinamici” (lotto n. 179), realizzati con piastrine di alluminio fissate alla tavola con fili di nylon. Le piastrine sono disposte secondo rapporti geometrici in modo da dare l’impressione del movimento: in questo caso un efficace moto di estrusione. Anche la particolare fresatura contribuisce al dinamismo della composizione. Stima: 30.000€/40.000€.

Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – da finarte.it
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148x104, 1975
Marco Gastini, Ininterrottamente, acrilico su plexiglass su carta, 148×104, 1975 – Lotto n. 192 – Immagine da finarte.it – Asta Finarte 30 maggio 2017

Marco Gastini nasce a Torino nel 1938. Fin da piccolo frequenta la bottega del padre marmista dove familiarizza con materiali e tecniche di lavorazione.

Alla fine degli anni ’60 la pittura di Gastini si orienta verso una ricerca improntata a un segno minimale che si articola nello spazio, con una vena naturalistica che cerca una sintesi fra gesto artistico e architettura. Nel 1969 al Salone Annunciata di Milano Gastini dà vita ad un ambiente fluido, dove attraverso la trasparenza del supporto (plexiglass) si realizza una compenetrazione cangiante fra opera e contesto.

Ricerca visuale, pittura analitica e un approccio lirico alla ‘figura’ si intrecciano “Ininterrottamente” nell’arte di Gastini perché continuamente il mondo che osserviamo è la constatazione di un fatto atomico e organico, dove il segno cresce come l’erba e il concetto non è altro che il sogno e il segno di una sottostante realtà. Stima: 12.000€/18.000€.

Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 – Milano, 24 Maggio 2017 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 24 maggio 2017, ore 19.30 nella sede milanese di Via Olona 2.

Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – da porroartconsulting.it
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75x60, 1929
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera di un giovane Marino Marini, appena ventottenne, al lotto n. 9 “Figura virile”. Pistoiese, Marini fu allievo di Galileo Chini e dello scultore Domenico Trentacoste all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1929, anno in cui esegue questa opera, l’artista si trasferisce a Milano.

Marino Marini è stato un grande pittore, nonostante questa attività, che continuerà durante tutto il corso della sua vita, sia stata oscurata dalla fama che l’artista acquisì internazionalmente nella scultura.

Immediatezza, verità ed espressività caratterizzano quest’opera che trascende l’edulcorata irraggiungibilità dei dipinti novecentisti dell’epoca.

Anche in scultura è proprio nel biennio 1928/1929 che Marini realizza due celebri opere affini idealmente al lotto in asta: “Il cieco” ed “Il popolo”. Opere dove l’artista raffigura la semplice e profonda dignità dell’essere umano, non attraverso rappresentazioni di figure stereotipe, ma ritraendo veri individui.

L’artista dipinge infatti questa figura con un gusto insieme verista ma anche sintetico ed arcaizzante: con colori tenui, quasi a ricordare la pittura etrusca su intonaco. Marini riesce  a trasmettere nell’opera quella sensazione di eterna quotidianità, pari per certi versi ai grandi capolavori di un più tardo Massimo Campigli.  Stima: 80.000€/120.000€.

Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – da porroartconsulting.it
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25x28, 1922
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Maurice Utrillo è conosciuto come il pittore di Montmartre a Parigi. In questo quartiere nacque nel 1883. Figlio dell’artista e modella Suzanne Valadon e di padre ignoto (forse il celebre Pierre Puvis de Chavenness oppure si suppone possa addirittura essere Renoir per il quale la Valadon posava) Utrillo fu spinto a dipingere dalla madre come terapia per gli atti di ribellione, le crisi epilettiche, i problemi mentali e di alcolismo mostrati fin dalla giovane età.

Nel 1920, visto il grande talento di cui era naturalmente dotato, Utrillo era già artista noto internazionalmente tanto da ricevere nel 1928 dal governo francese la “Legion d’onore”.

Una pittura lirica quella di Utrillo, per certi versi naïf ma da uomo vissuto in un ambiente colto e a contatto con grandissimi artisti (familiari e non). Se il periodo della formazione fra il 1901 e il 1907 e poi il periodo bianco fino al 1914 sono ritenuti i migliori dell’artista per la genuinità espressiva, crediamo che quanto scrive Enrico Bona (in Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1968, vol. XII, p. 203) possa essere generalizzato a tutta la produzione di Utrillo: “I dipinti del primo periodo, dagli inizi al 1907 circa, eseguiti quasi sempre su cartone e barattati spesso per una bottiglia di vino, sono strettamente connessi con la grande lezione degli impressionisti, specialmente con quella di Sisley e di Pissarro.

Tuttavia l’interpretazione che Utrillo dà dell’Impressionismo è personalissima e ne costituisce in sostanza un superamento lungo una linea che di sviluppo che è propria del post-impressionismo francese fino a Cézanne. Alla dissoluzione delle forme nella vibrazione molecolare della luce e alla gioia panica propria dell’Impressionismo, Utrillo oppone la chiarezza e la solidità dell’impianto costruttivo e quel melanconico lirismo che impregna di sé tutta la sua opera.

Essenzialmente pittore di paesaggi urbani, egli sceglie i suoi soggetti non per fissarne l’attimo luminoso, ma per assimilarli alla sostanza più intima e segreta della sua arte, per registrarne la muta presenza, il desolato squallore. È quindi naturale che egli prediliga le tristi viuzze della periferia, i miserabili bistrò dei sobborghi industriali, i muri gessosi e consunti, le piazzette deserte, in cui l’assenza di esseri umani diviene espressione di solitudine e di isolamento”. Stima: 30.000€/35.000€.

Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Protagonista del movimento spaziale, Roberto Crippa è conosciutissimo soprattutto per l’opera pittorica, in particolare le “Spirali” e i “Totem” degli anni ’50 e ’60, ma fu anche un bravissimo scultore del metallo.

In particolare, nella seconda metà degli anni ’50, parallelamente alla realizzazione del ciclo dei “Totem” crea anche grandi sculture sul tema, di cui un esemplare al lotto n. 18 “Personaggio”.

Si tratta di sculture dal gusto neo-primitivo e simbolico, cariche di una notevole drammaticità e che nascono da una esigenza tutta terrena dell’artista monzese dopo l’esperienza eterea delle “Spirali”.

Dal 1953 infatti Crippa accentua il segno in senso materico anche in pittura, spremendo il colore dal tubetto. L’artista amplifica una tensione verso il gesto e la figurazione primordiale che inevitabilmente lo porta alla concretezza della scultura.

Da ricordare che Crippa fu collezionista di scultura africana, e che in quegli anni forti furono culturalmente  le tendenze al recupero dell’arte primeva, anche in chiave esistenziale (si pensi al mondo visionario di Wilfredo Lam, amico di Crippa oppure al biomorfismo di Graham Sutherland visto da Crippa alle Biennali del ’52 e del ’54).

Nel 1957 Crippa partecipa alla “Internazionale di scultura” a Carrara dove gli viene assegnato il Premio Carrara. Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40x60, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Un bellissimo esemplare delle “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 19.

Nessuna figurazione di carattere naturalista in questa opera ma nemmeno c’è traccia di pura astrazione concretista.

L’opera di Crippa è la risposta perfetta agli enunciati del “Manifesto tecnico dello spazialismo” firmato da Lucio Fontana in quell’anno. Concetti ripresi nel “Manifesto dell’Arte Spaziale” che anche Crippa firma, con molti altri, la sera del 6 novembre 1951 alla Galleria del Naviglio: “né pittura, né scultura, ma forma, colore, suono, attraverso gli spazi”, “un’arte basata sull’unità di tempo e dello spazio”, “un’arte integrale nella quale l’essere funziona e si manifesta nella sua totalità”.

Particolarmente importante l’opera al lotto 19 per la precoce simbologia primitiva su cui si sviluppano spirali centrifughe in nero e in rosso. Sulle spirali nere si articolano inoltre elementi sferiformi di gusto nucleare che fanno di quest’opera un vero esemplare di “arte integrale”. Stima: 12.000€/14.000€.

Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32x45.7, 1946
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pittore danese nato a Vejrum nel 1914 Asger Jorn è a Parigi nel 1936 dove frequenta l’Académie Contemporaine di Fernand Léger. In questo periodo abbandona l’arte figurativa per quella astratta.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo COBRA (1948-1951) e la sua arte si caratterizza per il forte espressionismo astratto, già evidente nelle opere dell’ultimo decennio quali questa in asta al lotto n. 20 “Composizione”.

Nel 1946, dopo il conflitto mondiale, Jorn conduce una intensa attività nell’ambito di gruppi d’avanguardia. Nello stesso anno visita la grande retrospettiva di Eduard Munch a Oslo che grande impatto avrà nella sua pittura.

Rifiutata la purezza del linguaggio astratto Jorn ha raggiunto in questi anni una notevole spontaneità gestuale: simbolismo astratto, biomorfismo e action painting si uniscono ad una istintiva vividezza nell’utilizzo dei colori che contribuisce alla incredibile originalità del pittore danese. Stima: 28.000€/32.000€.

Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – da porroartconsulting.it
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera del 1955 di uno dei più grandi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, al lotto n. 25 “Personaggio con eco”.

Dopo gli studi da geometra Pomodoro si dedica alla scultura agli inizi degli anni ’50. Oro, argento, ferro, legno, bronzo, sono i materiali con i quali l’artista sperimenta una scultura basata su solidi riferimenti geometrici rappresentati dalle forme euclidee primitive: sfere, cubi, cilindri, coni, parallelepipedi.

Dal 1954 Arnaldo Pomodoro si trasferisce a Milano dove entra in contatto con gli artisti che ruotano attorno a Brera: Lucio Fontana, Ugo Mulas, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova. La sua arte si sviluppa in questi anni soprattutto in rilievo, con richiami ancora figurativi, zoomorfi e poliformi ma già attenti alle tematiche dell’ingranaggio e della perfezione geometrica del meccansimo che saranno le protagoniste delle grandi opere monumentali degli anni ’70. Stima: 40.000€/60.000€.

Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – da porroartconsulting.it
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60x80, 1957
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Nato nel 1905 a Varese Gino Meloni segue irregolarmente le lezioni all’Accademia di Brera di Milano.

Fino al primo dopoguerra la sua è una pittura figurativa, lirica, segnata dalla povertà personale che lo porta a ritrarre il disagio, figure umili e paesaggi di periferia con un forte e personalissimo espressionismo vicino a quello tedesco.

Dagli anni ’50 però la pittura di Meloni si fa totalmente informale. Nel 1952 è presente con queste opere alla Biennale di Venezia dove avrà una sala personale nel 1956 e poi nel 1964.

Le variazioni cromatiche monocrome di Rothko e l’informale di Wols hanno particolare influenza sulla produzione di Meloni di questi anni, in cui si distinguono le opere appartenenti al biennio 1956-1957, come il lotto n. 27 “Immagine bianca” che disvelano, oltre l’informale, anche un accennato poetico naturalismoStima: 10.000€/12.000€.

Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – da porroartconsulting.it
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pietro Consagra si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo dal 1938 al 1944. Del 1947 è la prima personale alla Galleria Mola di Roma e del 1949 la partecipazione alla “Mostra di scultura contemporanea” organizzata da Peggy Guggheneim a Venezia.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma, movimento che propugna un’arte astratta ma ancora legata al reale.

L’artista utilizza nelle sculture materiali tradizionali: bronzo, legno, marmo. Le opere dei primi anni non hanno ancora superato il concetto di tridimensionalità come succederà con il ciclo dei “Colloqui” nei primi anni degli anni ’50 anche se le sue opere totemiche sono incentrate su una condizione di verticalismo che risente moltissimo dell’esempio di Brancusi.

Sarà invece la scoperta della frontalità a rendere originalissimo il contributo di Consagra alla scultura (un esempio al lotto n. 28 “Miraggio mediterraneo”).

“Nei primi anni Cinquanta, Pietro Consagra precisa la sua poetica della frontalità, basata sull’esigenza di aprire la scultura astratta al sociale; ‘uscire dalle forme oggetto per suggerire, per comunicare delle idee attraverso la materia della scultura’ è il proposito espresso nel suo libro Necessità della scultura‘ […] È una scultura leggera, fatta non di masse, ma di superfici e vuoti, una scultura bidimensionale che ha tuttavia una sua profondità, nata dall’accostamento di piani paralleli variamente ritagliati” (da Luciano Caramel, “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, Milano, 1994, p. 293).

Nel 1960 l’artista riceve il Gran Premio per la Scultura alla Biennale di Venezia. Stima: 40.000€/60.000€.

Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – da porroartconsulting.it
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62x74, 1955
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Uno dei bellissimi sogni surreali dell’artista cileno Roberto Sebastian Matta al lotto n. 39 “Dal risveglio della natura”. Nato a Santiago del Cile nel 1911, negli anni ’30 Matta è a Parigi dove conosce Le Corbusier, Breton e Dalí e dove aderisce al surrealismo.

Dal 1949 al 1954 è a Roma dove sostiene le istanze dell’espressionismo astratto influenzando moltissimi artisti dell’ambiente culturale romano e contribuendo all’affermazione dell’astrattismo in italia.

Morfologie psicologiche, onirismi, richiami al mondo zoo e fitomorfo popolano le tele dell’artista cileno che sembra recepire in sé il bisogno della cultura europea di esorcizzare i propri fantasmi celebrando il rito pagano del sogno e della rinascita. Stima: 30.000€/35.000€.

Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – da porroartconsulting.it
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120x100, 2011
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Artista, pittore e scultore contemporaneo, conosciuto semplicemente con il nome di Velasco, Velasco Vitali nasce nel 1960 a Bellano sul lago di Como. Figlio d’arte e pittore autodidatta Velasco è celebrato internazionalmente per i suoi paesaggi visionari ed onirici che coniugano figurazione e simbolismo.

“Pryp’jat'” (lotto n. 62) è una città fantasma dell’Ucraina vicino al confine bielorusso che fu abbandonata dopo il disastro nucleare avvenuto alla centrale di Černobyl’ nel 1986.

Nel 2010 Velasco Vitali realizza un intervento artistico dal titolo “Foresta Rossa” presso l’Isola Madre sul Lago Maggiore dove trasforma il  giardino botanico in un paesaggio onirico e surreale con richiami e citazioni del disastro nucleare.

L’opera al lotto n. 62 racconta con potenza questa storia: sullo sfondo di un paesaggio spettrale, da fine del mondo, campeggia e quasi discende un’ellisse simbolica che è allo stesso rappresentazione figurale del reattore nucleare, grande vagina cosmica e speranza di rinascita, segno pacificatore del divino. Stima: 16.000€/20.000€.