Asta Porro Art Consulting & C. n. 83 – Milano, 24 Maggio 2017 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima Asta (n. 83) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Porro Art Consulting & C. è in programma per il giorno 24 maggio 2017, ore 19.30 nella sede milanese di Via Olona 2.

Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – da porroartconsulting.it
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75x60, 1929
Marino Marini, Figura virile, olio su tavola, 75×60, 1929 – Lotto n. 9 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera di un giovane Marino Marini, appena ventottenne, al lotto n. 9 “Figura virile”. Pistoiese, Marini fu allievo di Galileo Chini e dello scultore Domenico Trentacoste all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1929, anno in cui esegue questa opera, l’artista si trasferisce a Milano.

Marino Marini è stato un grande pittore, nonostante questa attività, che continuerà durante tutto il corso della sua vita, sia stata oscurata dalla fama che l’artista acquisì internazionalmente nella scultura.

Immediatezza, verità ed espressività caratterizzano quest’opera che trascende l’edulcorata irraggiungibilità dei dipinti novecentisti dell’epoca.

Anche in scultura è proprio nel biennio 1928/1929 che Marini realizza due celebri opere affini idealmente al lotto in asta: “Il cieco” ed “Il popolo”. Opere dove l’artista raffigura la semplice e profonda dignità dell’essere umano, non attraverso rappresentazioni di figure stereotipe, ma ritraendo veri individui.

L’artista dipinge infatti questa figura con un gusto insieme verista ma anche sintetico ed arcaizzante: con colori tenui, quasi a ricordare la pittura etrusca su intonaco. Marini riesce  a trasmettere nell’opera quella sensazione di eterna quotidianità, pari per certi versi ai grandi capolavori di un più tardo Massimo Campigli.  Stima: 80.000€/120.000€.

Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – da porroartconsulting.it
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25x28, 1922
Maurice Utrillo, Rue Carnot, Les Ecoles, Argenteuil (Val d’Oise), olio su tavola, 25×28, 1922 – Lotto n. 13 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Maurice Utrillo è conosciuto come il pittore di Montmartre a Parigi. In questo quartiere nacque nel 1883. Figlio dell’artista e modella Suzanne Valadon e di padre ignoto (forse il celebre Pierre Puvis de Chavenness oppure si suppone possa addirittura essere Renoir per il quale la Valadon posava) Utrillo fu spinto a dipingere dalla madre come terapia per gli atti di ribellione, le crisi epilettiche, i problemi mentali e di alcolismo mostrati fin dalla giovane età.

Nel 1920, visto il grande talento di cui era naturalmente dotato, Utrillo era già artista noto internazionalmente tanto da ricevere nel 1928 dal governo francese la “Legion d’onore”.

Una pittura lirica quella di Utrillo, per certi versi naïf ma da uomo vissuto in un ambiente colto e a contatto con grandissimi artisti (familiari e non). Se il periodo della formazione fra il 1901 e il 1907 e poi il periodo bianco fino al 1914 sono ritenuti i migliori dell’artista per la genuinità espressiva, crediamo che quanto scrive Enrico Bona (in Le Muse. Enciclopedia di tutte le arti, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 1968, vol. XII, p. 203) possa essere generalizzato a tutta la produzione di Utrillo: “I dipinti del primo periodo, dagli inizi al 1907 circa, eseguiti quasi sempre su cartone e barattati spesso per una bottiglia di vino, sono strettamente connessi con la grande lezione degli impressionisti, specialmente con quella di Sisley e di Pissarro.

Tuttavia l’interpretazione che Utrillo dà dell’Impressionismo è personalissima e ne costituisce in sostanza un superamento lungo una linea che di sviluppo che è propria del post-impressionismo francese fino a Cézanne. Alla dissoluzione delle forme nella vibrazione molecolare della luce e alla gioia panica propria dell’Impressionismo, Utrillo oppone la chiarezza e la solidità dell’impianto costruttivo e quel melanconico lirismo che impregna di sé tutta la sua opera.

Essenzialmente pittore di paesaggi urbani, egli sceglie i suoi soggetti non per fissarne l’attimo luminoso, ma per assimilarli alla sostanza più intima e segreta della sua arte, per registrarne la muta presenza, il desolato squallore. È quindi naturale che egli prediliga le tristi viuzze della periferia, i miserabili bistrò dei sobborghi industriali, i muri gessosi e consunti, le piazzette deserte, in cui l’assenza di esseri umani diviene espressione di solitudine e di isolamento”. Stima: 30.000€/35.000€.

Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50
Roberto Crippa, Personaggio, scultura in ferro saldata a mano, 100x37x29, anni 50 – Lotto n. 18 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Protagonista del movimento spaziale, Roberto Crippa è conosciutissimo soprattutto per l’opera pittorica, in particolare le “Spirali” e i “Totem” degli anni ’50 e ’60, ma fu anche un bravissimo scultore del metallo.

In particolare, nella seconda metà degli anni ’50, parallelamente alla realizzazione del ciclo dei “Totem” crea anche grandi sculture sul tema, di cui un esemplare al lotto n. 18 “Personaggio”.

Si tratta di sculture dal gusto neo-primitivo e simbolico, cariche di una notevole drammaticità e che nascono da una esigenza tutta terrena dell’artista monzese dopo l’esperienza eterea delle “Spirali”.

Dal 1953 infatti Crippa accentua il segno in senso materico anche in pittura, spremendo il colore dal tubetto. L’artista amplifica una tensione verso il gesto e la figurazione primordiale che inevitabilmente lo porta alla concretezza della scultura.

Da ricordare che Crippa fu collezionista di scultura africana, e che in quegli anni forti furono culturalmente  le tendenze al recupero dell’arte primeva, anche in chiave esistenziale (si pensi al mondo visionario di Wilfredo Lam, amico di Crippa oppure al biomorfismo di Graham Sutherland visto da Crippa alle Biennali del ’52 e del ’54).

Nel 1957 Crippa partecipa alla “Internazionale di scultura” a Carrara dove gli viene assegnato il Premio Carrara. Stima: 12.000€/14.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – da porroartconsulting.it
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40x60, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 40×60, 1951 – Lotto n. 19 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Un bellissimo esemplare delle “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 19.

Nessuna figurazione di carattere naturalista in questa opera ma nemmeno c’è traccia di pura astrazione concretista.

L’opera di Crippa è la risposta perfetta agli enunciati del “Manifesto tecnico dello spazialismo” firmato da Lucio Fontana in quell’anno. Concetti ripresi nel “Manifesto dell’Arte Spaziale” che anche Crippa firma, con molti altri, la sera del 6 novembre 1951 alla Galleria del Naviglio: “né pittura, né scultura, ma forma, colore, suono, attraverso gli spazi”, “un’arte basata sull’unità di tempo e dello spazio”, “un’arte integrale nella quale l’essere funziona e si manifesta nella sua totalità”.

Particolarmente importante l’opera al lotto 19 per la precoce simbologia primitiva su cui si sviluppano spirali centrifughe in nero e in rosso. Sulle spirali nere si articolano inoltre elementi sferiformi di gusto nucleare che fanno di quest’opera un vero esemplare di “arte integrale”. Stima: 12.000€/14.000€.

Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – da porroartconsulting.it
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32x45.7, 1946
Asger Jorn, Composizione, matite grasse e acquerello su carta, 32×45.7, 1946 – Lotto n. 20 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pittore danese nato a Vejrum nel 1914 Asger Jorn è a Parigi nel 1936 dove frequenta l’Académie Contemporaine di Fernand Léger. In questo periodo abbandona l’arte figurativa per quella astratta.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo COBRA (1948-1951) e la sua arte si caratterizza per il forte espressionismo astratto, già evidente nelle opere dell’ultimo decennio quali questa in asta al lotto n. 20 “Composizione”.

Nel 1946, dopo il conflitto mondiale, Jorn conduce una intensa attività nell’ambito di gruppi d’avanguardia. Nello stesso anno visita la grande retrospettiva di Eduard Munch a Oslo che grande impatto avrà nella sua pittura.

Rifiutata la purezza del linguaggio astratto Jorn ha raggiunto in questi anni una notevole spontaneità gestuale: simbolismo astratto, biomorfismo e action painting si uniscono ad una istintiva vividezza nell’utilizzo dei colori che contribuisce alla incredibile originalità del pittore danese. Stima: 28.000€/32.000€.

Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – da porroartconsulting.it
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955
Arnaldo Pomodoro, Personaggio con eco, ferro, 47x95x10, 1955 – Lotto n. 25 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Opera del 1955 di uno dei più grandi scultori contemporanei, Arnaldo Pomodoro, al lotto n. 25 “Personaggio con eco”.

Dopo gli studi da geometra Pomodoro si dedica alla scultura agli inizi degli anni ’50. Oro, argento, ferro, legno, bronzo, sono i materiali con i quali l’artista sperimenta una scultura basata su solidi riferimenti geometrici rappresentati dalle forme euclidee primitive: sfere, cubi, cilindri, coni, parallelepipedi.

Dal 1954 Arnaldo Pomodoro si trasferisce a Milano dove entra in contatto con gli artisti che ruotano attorno a Brera: Lucio Fontana, Ugo Mulas, Enrico Baj, Umberto Milani, Emilio Scanavino, Gianni Dova. La sua arte si sviluppa in questi anni soprattutto in rilievo, con richiami ancora figurativi, zoomorfi e poliformi ma già attenti alle tematiche dell’ingranaggio e della perfezione geometrica del meccansimo che saranno le protagoniste delle grandi opere monumentali degli anni ’70. Stima: 40.000€/60.000€.

Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – da porroartconsulting.it
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60x80, 1957
Gino Meloni, Immagine bianca, olio su tela, 60×80, 1957 – Lotto n. 27 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Nato nel 1905 a Varese Gino Meloni segue irregolarmente le lezioni all’Accademia di Brera di Milano.

Fino al primo dopoguerra la sua è una pittura figurativa, lirica, segnata dalla povertà personale che lo porta a ritrarre il disagio, figure umili e paesaggi di periferia con un forte e personalissimo espressionismo vicino a quello tedesco.

Dagli anni ’50 però la pittura di Meloni si fa totalmente informale. Nel 1952 è presente con queste opere alla Biennale di Venezia dove avrà una sala personale nel 1956 e poi nel 1964.

Le variazioni cromatiche monocrome di Rothko e l’informale di Wols hanno particolare influenza sulla produzione di Meloni di questi anni, in cui si distinguono le opere appartenenti al biennio 1956-1957, come il lotto n. 27 “Immagine bianca” che disvelano, oltre l’informale, anche un accennato poetico naturalismoStima: 10.000€/12.000€.

Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – da porroartconsulting.it
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961
Pietro Consagra, Miraggio Mediterraneo, bronzo, altezza 58, 1961 – Lotto n. 28 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Pietro Consagra si forma all’Accademia di Belle Arti di Palermo dal 1938 al 1944. Del 1947 è la prima personale alla Galleria Mola di Roma e del 1949 la partecipazione alla “Mostra di scultura contemporanea” organizzata da Peggy Guggheneim a Venezia.

In questi anni è fra i fondatori del Gruppo Forma 1 a Roma, movimento che propugna un’arte astratta ma ancora legata al reale.

L’artista utilizza nelle sculture materiali tradizionali: bronzo, legno, marmo. Le opere dei primi anni non hanno ancora superato il concetto di tridimensionalità come succederà con il ciclo dei “Colloqui” nei primi anni degli anni ’50 anche se le sue opere totemiche sono incentrate su una condizione di verticalismo che risente moltissimo dell’esempio di Brancusi.

Sarà invece la scoperta della frontalità a rendere originalissimo il contributo di Consagra alla scultura (un esempio al lotto n. 28 “Miraggio mediterraneo”).

“Nei primi anni Cinquanta, Pietro Consagra precisa la sua poetica della frontalità, basata sull’esigenza di aprire la scultura astratta al sociale; ‘uscire dalle forme oggetto per suggerire, per comunicare delle idee attraverso la materia della scultura’ è il proposito espresso nel suo libro Necessità della scultura‘ […] È una scultura leggera, fatta non di masse, ma di superfici e vuoti, una scultura bidimensionale che ha tuttavia una sua profondità, nata dall’accostamento di piani paralleli variamente ritagliati” (da Luciano Caramel, “Arte in Italia 1945-1960”, Vita e Pensiero, Milano, 1994, p. 293).

Nel 1960 l’artista riceve il Gran Premio per la Scultura alla Biennale di Venezia. Stima: 40.000€/60.000€.

Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – da porroartconsulting.it
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62x74, 1955
Roberto Sebastian Matta Echaurren, Dal risveglio della natura, olio su tela, 62×74, 1955 – Lotto n. 39 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Uno dei bellissimi sogni surreali dell’artista cileno Roberto Sebastian Matta al lotto n. 39 “Dal risveglio della natura”. Nato a Santiago del Cile nel 1911, negli anni ’30 Matta è a Parigi dove conosce Le Corbusier, Breton e Dalí e dove aderisce al surrealismo.

Dal 1949 al 1954 è a Roma dove sostiene le istanze dell’espressionismo astratto influenzando moltissimi artisti dell’ambiente culturale romano e contribuendo all’affermazione dell’astrattismo in italia.

Morfologie psicologiche, onirismi, richiami al mondo zoo e fitomorfo popolano le tele dell’artista cileno che sembra recepire in sé il bisogno della cultura europea di esorcizzare i propri fantasmi celebrando il rito pagano del sogno e della rinascita. Stima: 30.000€/35.000€.

Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – da porroartconsulting.it
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120x100, 2011
Velasco Vitali, Pripjat, tecnica mista su tela, 120×100, 2011 – Lotto n. 62 – Immagine da porroartconsulting.it – Asta Porro Art Consulting & C. n. 83

Artista, pittore e scultore contemporaneo, conosciuto semplicemente con il nome di Velasco, Velasco Vitali nasce nel 1960 a Bellano sul lago di Como. Figlio d’arte e pittore autodidatta Velasco è celebrato internazionalmente per i suoi paesaggi visionari ed onirici che coniugano figurazione e simbolismo.

“Pryp’jat'” (lotto n. 62) è una città fantasma dell’Ucraina vicino al confine bielorusso che fu abbandonata dopo il disastro nucleare avvenuto alla centrale di Černobyl’ nel 1986.

Nel 2010 Velasco Vitali realizza un intervento artistico dal titolo “Foresta Rossa” presso l’Isola Madre sul Lago Maggiore dove trasforma il  giardino botanico in un paesaggio onirico e surreale con richiami e citazioni del disastro nucleare.

L’opera al lotto n. 62 racconta con potenza questa storia: sullo sfondo di un paesaggio spettrale, da fine del mondo, campeggia e quasi discende un’ellisse simbolica che è allo stesso rappresentazione figurale del reattore nucleare, grande vagina cosmica e speranza di rinascita, segno pacificatore del divino. Stima: 16.000€/20.000€.

Asta Poleschi n. 20 – 9/10 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 20 della Galleria Poleschi Casa d’Aste di Milano si terrà in due sessioni nei giorni 9 (lotti 1-148) e 10 maggio (lotti 149-310), ore 18 presso la “La Posteria”, Via Sacchi 5, Milano. La TopTen di SenzaRiserva.

Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – da poleschicasadaste.com
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5x85.5, 2008
Enzo Cacciola, 716, multigum su tela, 75.5×85.5, 2008 – Lotto n. 12 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato ad Arenzano in provincia di Genova nel 1945 Enzo Cacciola è uno dei protagonisti dell’arte analitica italiana degli anni ’70.

Dalle “Superfici integrative” dei primi anni ’70 ai successivi “Cementi” e “Asbesti” della fne del decennio fino ai “Multigum” (Lotto n. 12 “716” del 2008) prodotti dal 2000 la ricerca di Cacciola riallaccia un percorso di coerenza che l’artista ha sviluppato nel tempo alla ricerca di un nuovo significato e di un rinnovamento del linguaggio artistico.

Se le superfici, i rapporti spaziali e i dati linguistici primari quali la materia e il mezzo sono le prime lettere dell’alfabeto di Cacciola dalla prima mostra genovese alla Galleria La Bertesca fino alla celebre rassegna Analytische Malerei curata da Klaus Honnef e Catherine Millet a Düsseldorf nel 1975; le opere degli anni 2000 risentono di un lungo periodo di sperimentazione e riflessione concettuale di Cacciola che passa dal viaggio, alla figurazione, alla performance attraverso un filo attraverso il quale l’artista tenta di ricucire i ruoli e i significati dell’essere ‘artista’ e del fare arte.

I “Multigum” sono una ‘riunione’, un ritorno a un senso della materia e dei materiali che ricompongono quasi sessualmente un unicum spezzato, lo sgretolamento e l’insignificanza della semplice materia in sé. Stima: 5.500€/8.500€.

Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66x95, 1951
Gianni Dova, Composizione nucleare, olio emulsionato su carta applicato su cartone, 66×95, 1951 – Lotto n. 30 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Nato a Roma nel 1925, Gianni Dova trascorre l’adolescenza a Milano frequentando il Liceo Artistico di Brera. Qui conosce gli artisti che ruotano attorno alla rivista Corrente sostenendone le istanze libertarie ed antifasciste.

Nel 1946 firma il Manifesto Oltre Guernica dove si sostengono le istanze di un’arte impegnata nel reale e che non può rinunciare alla figurazione.

Ma in pochi anni, con l’adesione allo spazialismo e all’arte nucleare nel 1951, la pittura di Dova subisce un radicale cambiamento. In occasione infatti della IX Triennale di Milano, da una discussione del 26 novembre fra alcuni artisti presenti, nasce il Quarto Manifesto dello Spazialismo “Manifesto dell’Arte Spaziale” che ribadisce una chiara volontà di agire nello spazio e di ‘provocare’ lo spazio stesso con l’azione (Firmatari: Anton Giulio Ambrosini, Giancarlo Carozzi, Roberto Crippa, Mario Deluigi, Gianni Dova, Lucio Fontana, Virgilio Guidi, Beniamino Joppolo, Milena Milani, Berto Morucchio, Cesare Peverelli, Vinicio Vianello).

Al contempo leggiamo nel Manifesto della Pittura Nucleare redatto da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1950, al quale movimento poco tempo dopo Dova aderirà: “[Questi artisti] vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo”.

Azioni nello spazio, graffi, indagine nella e sulle reazioni della materia ben evidenti al lotto n. 30 “Composizione nucleare”. Stima: 5.000€/7.000€.

Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – da poleschicasadaste.com
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50x70, 1986
Ibrahim Kodra, Istanbul, olio e tecnica mista su tela, 50×70, 1986 – Lotto n. 45 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Originario di Ishëm in Albania, dove nasce nel 1918, Ibrahim Kodra, grazie ad una borsa di studio, si trasferisce a Milano nel 1938. A Milano frequenta l’Accademia di Brera e studia con Carrà, Carpi e Achille Funi.

Da un inizio dunque per forza novecentista, Kodra si muove nel primo dopoguerra nel solco del neo-cubismo creando i tipici ed originalissimi “idoli” e le rappresentazioni di una umanità oppressa dai poteri forti ed autoritari.

Alla fine degli anni ’50 e poi nei ’60 la pittura di Kodra si fa più informale ma non perde mai il richiamo alla realtà e alla purezza e limpidezza dei colori, veneziani, bizantini, magici come le tessere musive del mondo orientale tanto amato.

Amore che esplode negli anni ’80 in una vena più narrativa, riscontrabile al lotto n. 45 “Istanbul”, in uno dei tipici paesaggi sognanti del decennio. Stima: 4.000€/6.000€.

Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – da poleschicasadaste.com
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180x180, 1999
Omar Galliani, Mantra A Volte le stelle, tecnica mista su tavola, 180×180, 1999 – Lotto n. 55 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera dalle misure imponenti, 180×180, “Mantra A volte le stelle” di Omar Galliani al lotto n. 55.

Si tratta di un dittico del 1999 dove l’artista svolge una ricerca concettuale sul concetto di dualità, espressa attraverso molteplici letture: da un lato la natura del dittico che esprime la possibilità stessa dell’azione artistica quale potenza e atto; dall’altro l’androginia della figura, che sembra onnicomprendere il significato universale del messaggio.

C’è un richiamo inoltre alla spiritualità nell’uso sacrale dell’oro nella parte sinistra del dittico e nella figura ‘angelicata’. È il realismo magico, il magico primario che contraddistingue le opere dell’artista emiliano che intesse con sapienza richiami a filosofie e spiritualità orientali, mantra e sutra, al dispiegarsi della composizione condotta con una grandissima abilità nel disegno.

Gli ‘angeli’ sono un tema caro e importante per Galliani. Nel 1996 la Galleria d’Arte Moderna di Bologna espone sette grandi disegni sul tema all’interno della mostra del ciclo degli “Itinerari”. Stima: 20.000€/25.000€.

Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – da poleschicasadaste.com
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81x100, 1969
Achille Perilli, Plus que nature, olio su tela, 81×100, 1969 – Lotto n. 70 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Bellissima opera di uno dei protagonisti dell’astrattismo italiano del secondo dopoguerra, Achille Perilli, al lotto n. 70.

Scrive Perilli proprio l’anno di esecuzione di quest’opera, in Indagine sulla prospettiva, “Grammatica”, n. 3, Roma, luglio 1969: “la prospettiva è la forma più repressiva della fantasia che una classe dominante possa immaginare. Ma la fantasia ha strade e uscite sotterranee ben altrimenti operanti e nessuna struttura regolatrice la potrà contenere.

Però permane la prospettiva come concezione, come griglia di lettura, come segnale. Ed è su questa categoria artificiale, che grosso modo possiamo chiamare prospettiva, che si svolge la mia analisi, cercando di inglobare elementi ritenuti certi dall’ottica e falsificati attraverso una serie di interferenze di altri valori ( colore, tono, segno, struttura) agenti al livello di una verifica parziale e dissociati da una analisi globale.

L’ambiguità del messaggio in tal modo viene aumentata con l’acquisizione di una serie di momenti successivi di lettura, incapaci di dare un ordine ai valori ottici. Ed è in questo alternarsi, che esiste per me la capacità di non essere definito secondo uno schema di lettura abituale”.

È la definizione stessa dell’irrazionale geometrico, di quell’interferenza fra ragione e fantasia che è il frutto maturo dell’arte di un grande artista e che Perilli realizza appunto proprio sul finire degli anni ’60. Stima: 40.000€/50.000€.

Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – da poleschicasadaste.com
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1963
Lotto n. 78: 40 uomini timbro di profilo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1963 – Lotto n. 78 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Teatralizzare l’arte, mettere in scena l’uomo è stato quello che Renato Mambor, artista romano e uomo di teatro, ha saputo fare al meglio dagli anni ’50 fino al 2014, anno in cui è venuto a mancare.

Protagonista dell’arte pop e della Scuola di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli, Mambor ha sicuramente il taglio più ‘intellettuale’ del Gruppo. L’artista propone un’arte anonima che riflette sulla percezione e le modalità di fruizione dell’immagine nella società dei consumi e della comunicazione. Ma quella di Mambor è soprattutto arte ‘ironica’, constatazione di un ribaltamento che, pur innominato, produce una denuncia.

Che siano cartelli stradali, sagome e silhouette, ricalchi fotografici, tele dipinte con rulli da tappezzeria e timbri, Mambor mette in scena l’uomo com’è diventato; e farlo senza commenti, mettendolo in piazza, ne svela lo svuotamento e la banalità, ne scopre la superficialità.

“Io dico che l’arte serve a pulire lo sguardo. I sensi sono offuscati dalle abitudini e tutto ciò che si fa e si pensa diventa immagine, stereotipo, filtro davanti agli occhi. L’arte insinua un cuneo in questo meccanismo spersonalizzante e ha il potere di ribaltarlo, in definitiva è un piccolo sforzo per muovere il pensiero” (Renato Mambor). Stima: 9.000€/12.000€.

Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – da poleschicasadaste.com
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x80, 1985
Tano Festa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×80, 1985 – Lotto n. 157 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Una natura morta accattivante di Tano Festa al lotto n. 157 “Senza titolo”.

Artista immenso, della Scuola di Piazza del Popolo, Festa è ancora avvicinabile, per un acquirente, a cifre ridicole in queste opere anni ’80 in cui, invece, riteniamo che la semplicità comunicativa, unita all’esemplificazione concettuale dell’idea pop,  rappresenti al meglio e forse con più poesia e meno intellettualismo il messaggio dell’invenzione di Festa.

La natura morta stessa, il concetto stesso di natura morta, si fa immagine, quasi si fosse fra le quinte di una rappresentazione o in una sala cinematografica. Si rappresenta la rappresentazione e anche il suo concetto: la metafisica dell’oggetto che lascia intravedere al di là di se stesso, che fa intuire la grandezza dell’universo che ci ha generato. Stima: 4.000€/5.000€.

Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – da poleschicasadaste.com
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42x58, 1935
Vittorio Corona, Venti di guerra, tecnica mista su carta, 42×58, 1935 – Lotto n. 180 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista nato a Palermo nel 1901, Vittorio Corona frequenta nella città siciliana l’Accademia di Belle Arti e l’ambiente culturale del primo futurismo capeggiato da Pippo Rizzo.

Nel 1925 lavora a Palermo presso l’Ufficio tecnico di Arredamento Navi della Vittoria Aeronautica Ducrot, azienda di produzione di idrovolanti per la Regia Marina (dipingerà spesso, anche per questo, navi come soggetti, si veda il lotto n. 180 “Venti di guerra”). Nel 1926 intanto è già alla XV Biennale di Venezia e in seguito inizia le esposizioni con il gruppo futurista. Con Giovanni Varvaro e Pippo Rizzo costituisce il cosiddetto “triangolo siciliano d’avanguardia”.

Temperamento impetuoso volto per istinto a tutti gli azzardi e a tutte le scoperte, Vittorio Corona si è aspramente dibattuto in queste maree, sempre con un impeto ed una foga tutt’altro che trascurabile, talora buttandosi a capofitto nei più complessi problemi pittorici, tal altra abbandonandosi interamente alla propria vena chiara ed aperta. Abbiamo visto così in lui una lotta, mai sedata, tra l’azzardo tentato con la fede di un neofita e il sentimento di una realtà da esprimersi chiaramente con il minimo impiego di mezzi e con la più semplice applicazione di essi (da Renato Guttuso, “Scritti”, Bompiani, Milano 2013). Stima: 8.000€/10.000€.

Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – da poleschicasadaste.com
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100x100, 1970
Angelo Cagnone, Di profilo, tecnica mista su tela, 100×100, 1970 – Lotto n. 198 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Artista ligure, d’impronta concettuale, Angelo Cagnone emerge negli anni ’60 con la prima personale presso la Galleria del Naviglio del 1965 e successivamente alla Galleria del Cavallino di Venezia.

Il linguaggio di Cagnone si è evoluto moltissimo dalle opere degli anni ’60 e ’70 ad oggi (si veda la retrospettiva “Bagaglio a mano” dedicata all’artista nel 2008 presso la Casa del Mantegna a Mantova) mantenendosi però sempre fedele al tema degli stati di coscienza e del ricordo.

Mentre nelle opere degli anni ’70, si veda a tal proposito il lotto n. 198 “Di profilo”, l’artista mantiene un approccio più figurale ed intellettuale, nelle opere più recenti Cagnone utilizza il collage in modo più espressivo ed emozionale giustapponendo colori e sensazioni.

Opera comunque rappresentativa di tutta la ricerca di Cagnone sulla coscienza vista come patch e interrelata stratificazione di momenti nel tempo. Stima: 4.000€/6.000€.

Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – da poleschicasadaste.com
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5x91, 2008
Gianni Dessì, Senza titolo, olio su tela, 111.5×91, 2008 – Lotto n. 211 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Gianni Dessì, romano, si diploma in scenografia all’Accademia di Belle Arti con Toti Scialoja. Negli anni ’80 è uno dei membri del Gruppo della Nuova Scuola Romana, negli spazi dell’ex Pastificio Cerere, con Bruno Ceccobelli, Nunzio Di Stefano, Giuseppe Gallo, Piero Pizzi Cannella, Marco Tirelli.

È alla Biennale di Venezia nel 1984, nel 1986 e nel 1993. Nel 2006 il Museo di Arte Contemporanea di Roma gli dedica una personale con opere di un ciclo inaugurato dall’artista a partire dal 2003 dove Dessì approfondisce il dialogo sempre coltivato fra pittura e scultura, bidimensionalità e profondità.

L’artista usa impasti materici attraverso i quali fossilizza, cementa simboli primordiali, ellissi, fessure, cerchi, occhi (lotto n. 211 “Senza titolo”) che in qualche modo risvegliano in maniera subliminale, anche ‘aggredendo’ lo spettatore, pulsioni ataviche e stranianti. Come se l’opera ci osservasse, come se l’opera sapesse tutto di noi. Stima: 10.000€/12.000€.

Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – da poleschicasadaste.com
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95x118, 1955
Enrico Baj, Uomo contro due animali n. 9, tecnica mista su tela, 95×118, 1955 – Lotto n. 232 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Enrico Baj rappresenta lo stato primitivo, magmatico, molecolare, bestiale dell’esistenza. Siamo nel 1955 (lotto n. 232 “Uomo contro due animali n. 9”) e la pittura di Baj si muove fra i due comunicanti opposti del cielo e della terra.

È proprio nel 1955 che Baj, uno dei fondatori del Movimento Nucleare insieme a Sergio Dangelo, comincia quella ricerca antropomorfa sulle origini del cosmo e dell’esistenza che lo porterà ad indagare non solo le condizioni primigenie dell’umanità ma anche quelle ultraterrestri della materia vivente.

Come scrisse Andrè Breton in un testo su Baj del 1965: “[Baj] che, nel 1955, cominciò a declinare la sua identità solo con un rumore di bubboli Trillalì-Trillalà, poi tentò di rendersi gradito come Piccolo animale da camera prima di essere spinto a rivelarci la sua origine (Questo personaggio viene dagli spazi interplanetari) e a definirsi come Ultracorpo (1958)”.

Baj usa il collage e l’assemblage di materiali eterogenei per rappresentare l’uomo, gli animali, il potere. Opere che diventeranno il suo contributo originale: un’arte iconica, potente e ironica; fortissima per espressività in questa monumentale opera in asta. Stima: 55.000€/60.000€.

Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – da poleschicasadaste.com
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81x100, 1991
Antonio Corpora, Il mare dei Sargassi, acrilico su tela, 81×100, 1991 – Lotto n. 240 – Immagine da poleschicasadaste.com – Asta Poleschi n. 20

Opera un po’ tarda ma comunque molto bella di un artista ancora troppo sottovalutato al lotto n. 240 “Il mare dei sargassi” di Antonio Corpora.

Artista che ha vinto prestigiosi premi, fra gli altri il primo premio alla Quadriennale di Roma nel 1955, il Premio Parigi nel 1951, il primo premio alla Biennale di Roma nel ’68 e che ha partecipato a numerose Biennali di Venezia.

Alla fine degli anni ’40 fu tra i protagonisti del “Fronte Nuovo delle Arti” e una delle anime del dibattito romano fra arte astratta e figurativa. Fu poi uno dei componenti del Gruppo degli Otto di Lionello Venturi: un gruppo di artisti che riuscirono originalmente a coniugare, ciascuno a suo modo, le due anime della diatriba.

Realtà e sensazione astratta sono un unicum nella pittura di Corpora, in particolare nelle opere degli ultimi anni, quando l’artista si sente più vicino alle cose, e il suo sguardo le trasfigura, come vegliandole attento in lontananza: uno sguardo dai bellissimi colori e riflessi. Stima: 9.000€/14.000€.