Asta Meeting Art n. 826 – Sabato 13 e Domenica 14 Maggio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni III-IV

La terza e la quarta sessione dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 826 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 13/14 maggio 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – da meetingart.it
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962
Plinio Mesciulam, Ritratto, polimaterico (olio e tecnica mista) su tela, 60x50x1.5, 1962 – Lotto n. 215 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Pittore, scultore, performer genovese dalla lunga carriera Plinio Mesciulam (classe 1926) è un bravo artista un po’ troppo penalizzato dal mercato.

Nel 1948 ha partecipato alla Quadriennale Romana. Negli stessi anni ha esposto presso la Galleria Numero di Firenze con Emilio Scanavino, Giannetto Fieschi e Rocco Borella suscitando l’attenzione della critica.

Fra il 1952 ed il 1954 aderisce e partecipa alle attività del M.A.C. Movimento Arte Concreta sviluppando una ricerca sui rapporti di forma, colore e spazio architettonico.

Ben presto Mesciulam entra in crisi rispetto all’avanguardia e il successivo ciclo pittorico che va fino circa al 1962, anno di realizzazione dell’opera al lotto n. 215 “Ritratto”, segna l’emergere di opere dal carattere mistico-drammatico, spontaneo, con riferimenti sacrali, ottenute con materiali eterogenei. Spesso l’artista utilizza vinavil e segatura come in coeve tendenze dell’Art Brut (definizione di Jean Dubuffet) e le sue composizioni di questo periodo sono cariche di un simbolismo surreale che trascende il puro informale. Probabilmente le opere migliori dell’artista.

“Quei lavori creati dalla solitudine e da impulsi creativi puri ed autentici – dove le preoccupazioni della concorrenza, l’acclamazione e la promozione sociale non interferiscono – sono, proprio a causa di questo, più preziosi delle produzioni dei professionisti” (da Jean Dubuffet, Place à l’incivisme). Stima: 1.500€/2.000€.

Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – da meetingart.it
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x70, 1961
Alvaro Monnini, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×70, 1961 – Lotto n. 223 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Alvaro Monnini firma il Manifesto dell’Astrattismo Classico fiorentino insieme a Vinicio Berti, Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti e Mario Nuti nel 1950.

Ma l’opera in asta al lotto n. 223 “Senza titolo” è lontana da questa esperienza di intransigente ricerca costruttiva e pura di azione nella realtà.

Monnini infatti, negli anni ’60, trasferitosi a Milano, si avvicina alla pittura informale. L’artista introduce nelle opere una gestualità lirica ed un organicismo delle forme che subisce l’influenza delle coeve ricerche nella città meneghina: l’informale stesso, l’espressionismo astratto, le istanze del Movimento Nucleare fino allo Spazialismo.

L’opera si muove infatti su due piani: quasi una cesura, una cucitura, un taglio emerge a destra su uno spazio informe e nebuloso, uno spazio di coscienza, carico di soggettività ma anche esperienza dell’essere nel mondo e del guardare in maniera sofferta e sognante l’aldilà. Stima: 2.000€/3.000€.

Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – da meetingart.it
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5x70.5, anni 70
Mario Nigro, Senza titolo, smalti su carta, 99.5×70.5, anni 70 – Lotto n. 266 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera attribuita agli anni ’70 di Mario Nigro, ma che noi collocheremmo piuttosto negli anni ’50, al lotto n. 266 “Senza titolo”.

Scienziato di professione (chimico e farmacista) Mario Nigro non poté che far suoi all’inizio degli anni ’50 quei principi razionalistici che a Milano si affermarono col M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Al pari di Fausto Melotti, di cui Nigro sembra in un certo qual modo ripetere il percorso artistico, Mario Nigro fu anche un dotato musicista e strumentista.

La passione per gli spazi strutturati e regolati ma allo stesso tempo capaci di libertà d’espressione sono il leitmotif di tutta la sua carriera. Pur nell’ambito dell’arte oggettiva e costruttivista, cui contribuirà in particolare dagli anni ’60 in poi con i suoi “Ritmi” e “Costruzioni verticali” fino alle ricerche minimal degli ultimi anni, Mario Nigro non abbandonerà mai la volontà di espressione della soggettività dell’artista.

L’opera al lotto n. 266, oltre ad essere uno spazio strutturato, è un concerto dell’anima, un bagliore alla fine di un tunnel, una materia magmatica che prende vita e che è dotata anche di una struttura particellare e geometrica. Una rappresentazione dell’esistenza. Stima: 9.000€/10.000€.

Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – da meetingart.it
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146x97, 1958
Antonio Corpora, In margine al tempo, olio su tela, 146×97, 1958 – Lotto n. 273 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Opera di grandi dimensioni, di altissima qualità, degli anni giusti (1958) e pluri-esposta il lotto n. 273 “In margine al tempo” di Antonio Corpora.

Il 1958 è l’anno della storica prima personale americana di Corpora presso la Galleria “Kleemann” di New York, con presentazione di Lionello Venturi, esposizione che gli valse un incredibile successo di critica. Questa in asta fu una delle opere in mostra.

Nelle opere di questi anni Corpora abbandona ogni geometrismo e dialoga direttamente con l’informale europeo. L’artista applica il colore in velature, con stesure sovrapposte, evocando bagliori ed elaborando ripensamenti; descrivendo uno stato di coscienza da cui si intuisce il desiderio di partorire nuovamente o comunque di  far affiorare un messaggio.

“[La pittura di Corpora] diviene uno specchio profondo, senza alcun centro preciso, nel quale lo sguardo si addentra interminabilmente, scoprendo sempre nuovi rimbalzi e rinvii da uno strato all’altro di un colore che evoca magiche atmosfere psicologiche” (da Augusta Monferrini, Corpora. Arte italiana del XX secolo in collezioni americane, pp. 156 – 157). Stima: 27.000€/30.000€.

Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – da meetingart.it
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975
Salvatore Emblema, Senza titolo, terre colorate su tela detessuta, 1975 – Lotto n. 277 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Parrebbe, a volte, che le tele detessute di Emblema siano nate per respirare l’aria che le ha viste nascere. Allora, dietro quei fili rarefatti, sembra quasi di sentir spirare, non solo la luce, quella luce di cui lo stesso artista rivendica di essere un figlio naturale, ma anche il vento che dalle falde del Vesuvio soffia a volte con ritmo gioioso e spavaldo.

Le tele di Emblema, eternamente mobili, mai statiche, si trasformano allora di nuovo. Diventano il fantasma di ciò che forse, in un altro tempo remoto, erano state: degli strani strumenti musicali, all’interno dei quali i fili servono per modulare, spezzare e trasformare variamente in canto, il suono altrimenti omogeneo del vento. E la tela stessa, allora, torna ad appartenere completamente alla natura, a quella natura da cui fn dall’origine è nata, e per la quale è vissuta”. (da Alessandro Riva, Salvatore Emblema, “Gesto, Movimento e Ritualità”, introduzione al Catalogo della Mostra tenutasi a Brescia presso Marzia Spatafora MS Spazio Culturale “Salvatore Emblema. Luce Colore Movimento, 12 dicembre 2015 – 30 gennaio 2016).

Nato a Terzigno nel 1929 Salvatore Emblema è uno dei grandi artisti del secondo dopoguerra proveniente dalla città partenopea. La sua pittura nasce da quella terra: per i colori, i materiali e il modus operandi stesso dell’artista che ha saputo coniugare con originalità le idee avanguardiste che l’artista scopre in quegli anni oltreoceano nella pittura di Mark Rothko, che gli insegnerà la qualità fisica e coloristica dello spazio, e le esperienze milanesi di Fontana, che invece gli schiude le possibilità immaginative della tela. La ‘detessitura’ di Emblema è il frutto felice di questo incontro. Opera del 1975 al lotto n. 277 “Senza titolo”. Stima: 4.000€/5.000€.

Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – da meetingart.it
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54x90, 2005
Alfonso Fratteggiani Bianchi, Blu rosso blu, pigmento su pietra serena, trittico, 54×90, 2005 – Lotto n. 283 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Artista umbro, Alfonso Fratteggiani Bianchi è noto soprattutto per i suoi monocromi, stesi manualmente col pigmento puro sulla pietra serena.

Se si guarda alla storia dell’arte del ’900 da Malevič, a Bernett Newman fino a Mark Rothko e Yves Klein i dipinti monocromi non rappresentano certo un percorso originale.

Fratteggiani Bianchi è riuscito peró a darne una rielaborazione di spessore in modo semplice, attraverso una tecnica in cui l’impiego stesso del pigmento puro, senza leganti, nella confezione del colore e la naturale porosità della superficie della pietra conferiscono all’opera una ‘innocenza’ di sapore analitico che non è però assimilabile a pur pittura analitica.

Nello stendere il colore con le dita infatti l’artista lascia l’impronta della sua azione sulla campitura monocroma. Questo processo causa effetti luministici e cangianti sulla superficie del dipinto a seconda dell’inclinazione e la forza con cui è stata stesa la materia. Così Fratteggiani Bianchi riesce in una perfetta rappresentazione del ‘momento’ artistico. Bello e ritmato questo trittico dai colori complementari. Stima: 18.000€/20.000€.

Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – da meetingart.it
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76x68, 2005
Yasuo Sumi, Senza titolo, inchiostri su carta, 76×68, 2005 – Lotto n. 284 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Yasuo Sumi si è spento solo un anno fa nel 2016, all’età di 91 anni. Certamente è stato lungo tutta la sua carriera artistica uno dei rappresentanti principali del movimento Gutai, l’action painting giapponese, fondato nel 1954 a Osaka da Shozo Shimamoto e Jiro Yoshihara.

L’espressione della vitalità dell’artista attraverso gestualità, corporeità, linee e colori sono i cardini dell’arte Gutai di Yasuo Sumi, uno dei precursori dell’happening e delle performances.

Il soroban (abaco o pallottoliere giapponese) e la bangasa (un caratteristico ombrellino giapponese) sono stati i principali strumenti della sua azione ‘pittorica’. Con essi Sumi sparge l’inchiostro giapponese sulla carta in strutture libere ma ritmate dando vita a composizioni cariche di forza e dinamismo come questa opera al lotto n. 284 “Senza titolo”, che pur tarda, è riuscitissima: “la riconciliazione dello spirito umano e della materia che, rivelata, si metterà a parlare e perfino a gridare” (dal Manifesto dell’Arte Gutai, 1956). Stima: 14.000€/16.000€.

Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – da meetingart.it
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968
Ennio Chiggio, Struttura visiva-Anelli alternati margini mobili, dischi di cartone dipinto acrilico, perni di acciaio, base in legno, 104x48x6, 1964-1968 – Lotto n. 297 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

“Curve, pattern e tassellature sulle alternanze del bianco/nero. La figura si determina per necessità, talvolta anche per caso, emergendo prepotentemente dal fondo di cui fa parte. È una singolarizzazione di punti determinanti, un movimento per cui alcuni segni emergono e altri sprofondano.

Le figure e lo sfondo giacciono su layers che si alternano insicuri dello spazio occupato dall’immagine che fluttua in tal modo sul viewer ingannandoci o non fornendoci alcuna stabilità percettiva.

Le figure sono quindi apocalittiche, gli sfondi sono da sempre considerati il telaio dell’ambiente, un ambito ove far scorrere la cinematica della vita. Molti ribaltamenti sono in agguato e quando meno ce l’aspettiamo il tutto percettivo si può rovesciare” (da Ennio Ludovico Chiggio, “Alternanze instabili 1959-2014”, Catalogo della Mostra tenutasi dal 10 maggio al 5 luglio presso 10 A.M.ART Milano).

Nessuno meglio di Chiggio stesso, uno dei protagonisti e dei ‘teorici’ del Gruppo N di Padova, poteva spiegare meglio la genesi e la ragione d’essere di opere come questa al lotto n. 297 “Struttura visiva – Anelli alternati a margini mobili”, vera e propria testimonianza delle ricerche pionieristiche del Gruppo nell’ambito delle sperimentazioni d’arte cinetica e programmata degli anni ’60 e ’70. Stima: 21.000€/24.000€.

Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – da meetingart.it
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40x50, 1952
Mario Tozzi, Natura morta con conchiglia, olio su tela, 40×50, 1952 – Lotto n. 359 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Nato in provincia di Pesaro e Urbino nel 1895 Mario Tozzi si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Qui conosce Giorgio Morandi, della cui ispirazione metafisica l’opera in asta porta un sentore, e Osvaldo Licini.

Dal 1926 è a Parigi dove negli anni ’30 fa parte del cosiddetto Gruppo de Les Italiens de Paris con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini.

Nel 1936 è di nuovo in Italia a Roma. Nonostante i problemi di salute, è più volte alla Biennale di Venezia: nel 1938, nel 1942 e poi ancora nel 1948, 1952, 1954.

Bellissima opera del 1952 al lotto n. 359 “Natura morta con conchiglia”, opera che unisce la grande sapienza figurativa plastica e novecentista dell’artista di Fossombrone a richiami neo-cubisti di moda in quegli anni e a stesure di forme e impiego di geometrie vicine alle ricerche astratte. Il tutto dipinto con estrema eleganza, con un rigore formale e una luce generata dall’accostamento delle tonalità calde capace di creare e catturare un momento d’attesa e di rivelazione. Stima: 18.000€/20.000€.

Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – da meetingart.it
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120x100, 2006
Antonio Nunziante, L’atelier dei sogni, olio su tela, 120×100, 2006 – Lotto n. 396 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 826

Importante opera di Antonio Nunziante, pittore napoletano neo-metafisico, al lotto n. 396 “L’atelier dei sogni”.

Artista dotato di una grande perizia tecnica, Nunziante segue i corsi dell’Accademia libera del nudo e si specializza in tecniche di restauro a Firenze.

È vero che le opere di Nunziante ripropongono un’invenzione datata ormai più di un secolo, e che l’artista non si è molto rinnovato dagli esordi negli anni ’80 ad oggi. Ma vero è allo stesso modo che Nunziante è capace di esprimere opere di notevole poesia, formalmente perfette, ricche di citazioni colte: da Bocklin, da Dalì o da De Chirico, e che riesce a ‘riattualizzarle’ nella nostra vita di tutti i giorni, nella familiarità dei nostri sogni.

Bellissima luce in quest’opera. Opera semplice, non affollata dall’accumulazione di oggetti simbolici come nell’ultimo Nunziante. Un faro, una nave, il cavallo a dondolo, i sogni dell’arte e la semplicità dei colori: l’aspirazione a un mondo metafisico che non passa mai di moda dentro gli uomini. Stima: 15.800€/17.600€.

Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.