Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.

Asta Meeting Art n. 818 – 21 e 22 Gennaio 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni VI-VII

La VI e VII sessione dell’Asta di Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Meeting Art n. 818 di Vercelli si terranno nel fine settimana del 21/22 Gennaio 2016 alle ore 14.30. La top ten di SenzaRiserva.

Winfred Gaul, Senza titolo, acrilici su tela, 30x40, 1969
Winfred Gaul, Senza titolo, acrilici su tela, 30×40, 1969 – Lotto n. 549 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Artista tedesco, Winfred Gaul è stato uno dei fondatori negli anni ’70 della pittura analitica.

Nato a Düsseldorf nel 1928, Gaul ha studiato storia dell’arte all’Università di Colonia e poi a Stoccarda. Del 1956 è la prima personale alla galleria “Gurlitt” di Monaco.

Dopo le prime sperimentazioni informali l’artista tedesco  dà vita dal 1961 al 1972 alla celebre serie dei Verkehrs-zeichen und Signale (“Segni & Segnali Stradali”).

Gaul reinterpreta i ‘simboli’ del paesaggio urbano in modo del tutto personale conducendo un’analisi sulla percezione del segno attraverso la provocazione e lo ‘straniamento’ (coloristico e compositivo). L’artista ha come obiettivo un’approfondimento, analitico, dell’oggetto della pittura che per lui “è la pittura stessa”.

Dal 1967 al 1969, anno a cui risale l’opera al lotto n. 549 “Senza titolo” Gaul vive ad Antwerp in Belgio. Qui approfondisce l’interesse verso i sistemi percettivamente variabili anche applicati alle geometrie architettoniche. In questi anni l’artista semplifica ulteriormente il linguaggio, semplificazione che lo porterà alla realizzazione dei famosi Markierun-gen, tracciature minimali che rappresentano una delle prime testimonianze verso il “grado zero” della pittura. Stima: 4.000€/5.000€.

Silvano Bozzolini, Composition I, olio su tela, 46x61, 1956
Silvano Bozzolini, Composition I, olio su tela, 46×61, 1956 – Lotto n. 562 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Silvano Bozzolini nasce a Fiesole nel 1911. Dal 1927 è a Milano dove studia all’Accademia di Brera. Partecipa alla guerra d’Albania fra il 1940 e il 1943.

Gli esordi artistici di questi anni sono figurativi, ma già dal 1944 l’artista realizza le prime sperimentazioni astratte (“Ho scelto la non figurazione dopo l’intervallo forzato della guerra del 1939–1945 per la necessità spirituale di esprimermi in uno  spazio di contrasti dinamici” scrive in Bozzolini, Considerazioni sulla pittura, “Posizioni”, IV–V, 30/4–15/5/1947.).

A Firenze Bozzolini partecipa nel 1946 ad Arte Oggi con Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi, Vinicio Berti e Bruno Brunetti sostenendo un rinnovamento della tradizione pittorica nel solco delle nuove avanguardie europee. Ma la realtà provinciale fiorentina lo porterà presto, nel 1947, a trasferirsi a Parigi dove resterà per il resto della vita.

Molteplici sono gli influssi di questi anni parigini: dal M.A.C. Movimento Arte Concreta, alla pittura di Magnelli che lo introduce nei circoli culturali della capitale, al Gruppo Espace che frequenta attraverso la conoscenza di Sonia Delaunay.

Il 1955 è l’anno dell’affrancamento artistico per Bozzolini che ha ormai definito un linguaggio proprio. Forme geometriche arrotondate dai colori definiti si confrontano e bilanciano in composizioni che vogliono rappresentare pulsioni interiori, impressioni.

Incastri e risonanze manifestano un senso del ritmo che sembra attingere da un tessuto visivo ed esperienziale nonché ad un indole passionale ma dal forte rigore morale. Si tratta di opere ‘vive’ di tensioni dinamiche di cui alcuni bellissimi esemplari sono proprio del 1956. Fra queste l’opera al lotto n. 562 “Composition I”. Stima: 4.000€/5.000€.

Enrico Della Torre, Guardarsi cautamente, 51x71, 1974
Enrico Della Torre, Guardarsi cautamente, 51×71, 1974 – Lotto n. 573 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

I primi anni ’70 furono forieri di successo e mostre per Enrico Della Torre, artista formatosi all’Accademia di Brera nei primi anni ’50.

Dopo un’inizio nell’ambito della pittura informale, nel corso degli anni la ricerca di Della Torre si articola su corde geometriche più strutturate per risolversi, alla fine degli anni ’60 in una figurazione astratto-lirica ben esemplificata dal lotto n. 573 “Guardarsi cautamente”.

Nel 1972 Della Torre espone alla X Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e nel 1974 partecipa alla mostra “La ricerca dell’identità” a Palazzo Reale a Milano.

Scrive Vittorio Sereni a proposito delle opere di questi anni dell’artista cremonese: “il dato di base, indagato e scomposto, si riordina nelle sue nervature e molecole essenziali e già diventa altra cosa, si traspone in una diversa struttura, si articola in altra realtà” (da Wolfgang Hildesheimer e Vittorio Sereni, “Enrico Della Torre”, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1980).  Stima: 3.000€/4.000€.

Ennio Finzi, Timbrica, tempera su faesite, 170x130, 1954
Ennio Finzi, Timbrica, tempera su faesite, 170×130, 1954 – Lotto n. 585 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Opera storica di notevoli dimensioni di Ennio Finzi al lotto n. 585 “Timbrica”.

Timbro e ritmo, colore e luce sono le coppie che trascorrono l’animo del giovane artista veneto, nato nel 1931 e frequentatore del locale Istituto d’Arte. Pittura e musica contrassegneranno infatti tutte le stagioni pittoriche di Finzi fino ai giorni nostri.

Scrive il critico Enrico Crispolti in “Ennio Finzi: Venezia e le avanguardie nel dopoguerra” (a cura di Giovanni Granzotto Verso l’Arte Edizion, Roma 2002) inquadrando i primi cicli degli anni ’50 in una contingenza segnica vicina allo spazialismo:  “ero sollecitato a confrontarmi anzitutto con una documentata svariata vicenda di liberissime proposizioni segnico-formali-cromatiche espresse nei primissimi anni Cinquanta. Entro le quali era possibile rintracciare abbastanza agevolmente suggestioni, soprattutto di base segnica ma in modi di forte accentuazione di risalto cromatico, la cui matrice poteva agevolmente essere indicata sia nell’epifania luminosa guidiana, sia tuttavia anche in sfoghi segnico-gestuali riconducibili a trame del lavoro di Vedova”. Parole appropriatissime per l’opera in asta. Stima: 10.000€/12.000€.

Vasco Bendini, Studio, tempera acrilica su tela, 120x95, 1990
Vasco Bendini, Studio, tempera acrilica su tela, 120×95, 1990 – Lotto n. 615 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

“Nelle sue albe solitarie, silenziose e concentrate, di pittore, Bendini si avvede altrimenti visionario. Il farsi dell’immagine è ossessione dolce ma mai pacificata, aggirarsi tra una luce e un’oscurità che nulla più hanno del fisico, dell’esperienza del mondo, ma si trasfigurano in domande stesse, estreme, alla sostanza e alla verità ultima della luce e dell’oscurità” (da Flaminio Gualdoni, “Vasco Bendini. Il tempo, la luce, catalogo della mostra”, Galleria Bianconi, Milano, 6 ottobre – 20 novembre 2010)

Scomparso recentemente, nel 2015, Vasco Bendini è stato un antesignano nonché un protagonista dell’informale italiano ed internazionale.

Nato a Bologna nel 1922 e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, su di lui forte fu l’influenza di artisti quali Wols e Fautrier. Al contempo mostra una originale connotazione esistenzialista che trova soluzioni di spazialità gestuale, materica e coloristica (da ricordare che Bendini fu allievo di Giorgio Morandi).

Dopo le sperimentazioni neodada e installative degli anni ’70 l’artista bolognese torna alla pittura. Bendini si riappropria del cromatismo e dell’ispirazione originaria che interpreta in chiave cosmogonica e metafisica in particolare negli anni ’90 (lotto n. 615 “Studio”). Stima: 9.000€/10.000€.

Giuseppe Ajmone, Una rosa, olio su tela, 65x46, 1958
Giuseppe Ajmone, Una rosa, olio su tela, 65×46, 1958 – Lotto n. 648 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Fu fra i firmatari del Manifesto del Realismo Oltre Guernica nel 1946 l’artista piemontese Giuseppe Ajmone.

Nato nel 1923, già espone alla Biennale di Venezia del 1948. Sarà qui nuovamente presente nel 1950, nel 1952 e con sala personale nel 1962.

Il 1959, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 648 “Una rosa”, è particolarmente felice per le esposizioni. Ajmone partecipa infatti alla Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, alla Biennale di San Paolo del Brasile ed anche alla Biennale Internazionale di Tokyo.

La pittura di Ajmone è rimasta sempre fedele a se stessa negli anni in un connubio coltissimo di forma e colore in cui le figure affiorano poeticamente e misteriosamente dalla superficie. Quelle di Ajmone sono suggestioni, allusioni a un mondo che è qui ma di cui si sogna fra abbagli, riflessi e ombre.

Si tratta inoltre di una pittura che risentì moltissimo del suo vivere quotidiano. Dal 1954 all’inizio del 1958 Ajmone trasferisce lo studio in via Sant’Agnese nei pressi di Sant’Ambrogio, una zona di Milano in cui l’interno delle abitazioni presenta ancora delle porzioni di terreno verde. Qui l’artista inizia un ciclo pittorico che torna sovente su questa vegetazione, la indaga nei cambiamenti percettivi, nella dinamica esterno/interno, nel dialogo soggettivo e pieno di sensazioni che Ajmone instaura con le piante e i fiori. Un hortus conclusus attraverso il quale l’artista indaga se stesso e studia la propria acutissima sensibilità. Stima: 3.000€/4.000€.

Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80x80, 1976
Tano Festa, Da Michelangelo, acrilico su tela, 80×80, 1976 – Lotto n. 677 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Uno dei tanti “Da Michelangelo” degli anni ’70 dell’artista della Scuola di Piazza del Popolo Tano Festa al lotto n. 677. La serie migliore è sicuramente da collocarsi fra gli anni

In questo caso però l’opera non è priva di una certa originalità e potenza, in una versione più volte sperimentata dall’artista dove l’attenzione dello spettatore è tutta indirizzata, in modo assai pop e subliminale, verso l’immagine iconica michelangiolesca.

L’effetto è ottenuto anche attraverso i tre regoli della persiana, elemento iconografico consueto in Festa, che si rivolgono diagonalmente verso il centro della composizione, quasi a coronare e illuminare l’immagine-archetipo ‘uomo’.

Riflessione dunque sul valore dell’immagine stessa, ma anche uso di stilemi e della grammatica di un linguaggio che rimanda ad un bagaglio culturale-concettuale nonché sentimentale: alla meraviglia del cielo, alla prigionia fisica del nostro esistere e della nostra vista, a come l’arte possa trasformare ogni limitazione in sogno. Stima: 8.000€/9.000€.

Pippo Oriani, Due chitarre + una bottiglia, collage e tempera su tela, 70x50, 1933/1935
Pippo Oriani, Due chitarre + una bottiglia, collage e tempera su tela, 70×50, 1933/1935 – Lotto n. 703 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Pippo Oriani, artista torinese classe 1909, esordisce al Padiglione Futurista alla Mostra Internazionale di Torino nel 1928.

Nel 1931 il gruppo torinese composto da Fillia, Mino Rosso, Diulgheroff firma il “Manifesto dell’Aeropittura”. Oriani invece rifiuta per una impostazione troppo dinamico-meccanicista del programma. In questi anni l’artista non è interessato tanto ad una esaltazione del mito della ‘velocità’ quanto al concetto di ‘simultaneità’.

La predilezione di Oriani infatti era rivolta allora più alle esperienze parigine. Influssi evidenti sulle sue opere del cubismo e di artisti quali Braque, Zadkine, Léger si ritrovano nelle nature morte (lotto n. 703 “Due chitarre + una bottiglia”) e nei componimenti spaziali.

Anche nelle opere ‘statiche’ però l’uso del collage, della scomposizione e ricomposizione dei piani, assieme ad una scelta ‘scenografica’ degli oggetti (strumenti musicali, bottiglie: si ricordino Paresce, Severini) tradiscono un simbolismo della raffigurazione che evidenzia l’inclinazione di Oriani verso un idealismo cosmico e spirituale vicino alle originalissime soluzioni di Prampolini e Fillia. Stima: 10.000€/12.000€.

Michele Zaza, Sostituibile, dittico di fotografie a colori, 25x20 cadauna, 1975
Michele Zaza, Sostituibile, dittico di fotografie a colori, 25×20 cadauna, 1975 – Lotto n. 688 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Michele Zaza nasce a Molfetta nel 1948. Frequenta l’Accademia di Brera dove studia scultura con Marino Marini e si diploma nel 1971.

Della metà degli anni ’70 sono i primi cicli delle opere dell’artista realizzate su supporto fotografico. I protagonisti in questi anni sono spessissimo i componenti della famiglia stessa di Zaza: la madre, il padre, l’artista stesso.

Un’arte esistenziale quella dell’artista pugliese che riflette in modo originalissimo sui grandi temi dell’esistenza: lo spazio e il tempo, la presenza e l’assenza, la luce e la tenebra, i rapporti interpersonali e le convenzioni.

Cosí ricorda Zaza quegli anni in una intervista a Flash Art con Raffaele Gavarro (“Michele Zaza. Superare l’Appartenenza” in Flash Art n. 295, 2011): “Era l’inizio, appunto. C’ero io, la mia famiglia, la casa dove vivevo. Mi è sembrato naturale iniziare dalle cose che avevo intorno, che mi appartenevano e alle quali appartenevo. I miei archetipi. Ma è sempre stato così. Quando i miei sono mancati, ho continuato a lavorare con le persone che erano parte e sono parte della mia vita”. Stima: 5.000€/6.000€.

Aldo Mondino, Fantasie, tecnica mista su tela, 92x73, 1979
Aldo Mondino, Fantasie, tecnica mista su tela, 92×73, 1979 – Lotto n. 703 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 818

Aldo Mondino è stato un artista eclettico, difficilissimo da costringere in una corrente artistica.

Nasce nel 1938 a Torino. Nel 1959 è a Parigi dove soggiornerà più volte nel corso degli anni. Qui frequenta artisti già affermati quali Tancredi Parmeggiani, Gino Severini, Sebastian Matta. La sua prima produzione è di stampo surrealista.

Ma l’eclettismo nelle tecniche, gli stili e i soggetti, unito ad una riflessione continua sul ruolo dell’arte e dell’artista e all’inclinazione al gioco, all’ironia e alla dissacrazione saranno le caratteristiche distintive dell’artista torinese, in questo vicino all’altro torinese Alighiero Boetti.

Un atteggiamento che potremmo definire neo-dadaista con venature pop quello di Mondino che tratta e decontestualizza oggetti alla stregua di souvenir per ricombinarli in un nuovo senso. Senso che ha molto dell’imprinting dell’artista stesso che riconduce tutto al proprio ego ricucendo un tessuto d’esperienze culturali e umane che lo condurranno a risultati quali i tappeti dipinti su eraclite, le sculture di cioccolato, i mosaici di marshmallow, oppure più semplicemente a questi collage in bilico fra architettura e musica, poesia visiva e scultura (lotto n. 703 “Fantasie”).

Da ricordare che nel 1976, Mondino partecipa alla XXXVII Biennale di Venezia, dove presenta opere che conducono un parallelismo filologico tra la sua arte e la composizione di Schonberg. Stima: 8.000€/9.000€.