Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.

Asta Fabiani n. 56 – Montecatini Terme, 12 Novembre 2016 – Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 56 della Casa d’Aste Fabiani Arte di Arte Moderna e Contemporanea avrà luogo Sabato 12 Novembre 2016 alle ore 16.00 in sessione unica. Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Mario Pucciarelli, Tempo barocco, olio, collage e applicazione su tela, 100x81, 1964
Mario Pucciarelli, Tempo barocco, olio, collage e applicazione su tela, 100×81, 1964 – Lotto n. 5 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Mario Pucciarelli nasce a Buenos Aires in Argentina nel 1928. Fu il fondatore del ‘Grupo Informalista’ argentino nel 1958. Nello stesso anno tenne la prima personale alla “Galleria Galatea” a Torino.

Risiede in Italia dal 1961 a Roma, dove ha continuato e approfondito le sue ricerche sull’arte astratto-materica.

Al lotto n. 5 “Tempo barocco” un’opera del 1964 in cui Pucciarelli rivela la sua vena naturalistica che espleta in tessiture accompagnate a stratificazioni materiche realizzate con striature e graffiti.

Bitumi, stoffe, oli in scale di grigi ma anche colorati si alternano in costruzioni geometriche e informali che non sono mai eccessive e anzi non mancano di una estrema raffinatezza compositiva. Stima: 5.500€/7.500€.

Mario Ceroli, Pianoforte, assemblaggio in legno dipinto, 120x70x31.5, pre 2001
Mario Ceroli, Pianoforte, assemblaggio in legno dipinto, 120x70x31.5, pre 2001 – Lotto n. 28 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

“All’inizio ho scelto il legno perché ero molto povero e il legno mi dava la possibilità di realizzare un’idea immediatamente senza l’intervento di collaboratori, che potrebbero essere un fabbro o una tipografia. Il mio lavoro l’ho sempre fatto io, senza interventi esterni” (intervista in Bolaffiarte, n. 16, 1972).

Mario Ceroli, nato in Abruzzo, nel 1938 e approdato giovanissimo a Roma è un artista che si è sempre mosso fra arte povera, pop art e arte concettuale.

Il legno è prima di tutto uno degli elementi naturali che contiene in sé una purezza del ‘fare’, dell”assemblare.

Ceroli ridisegna, semplifica il mondo, ne cerca l’essenza. L’artista indaga la serialità di questa essenza, indugia pensoso sulla ripetizione delle linee, sui rapporti dei vuoti e dei pieni, sull’invasione dello spazio.

Ma Ceroli fa ancora di più: dà vita a quelle idee che porta nella spazio; le sue opere sono ‘scatole magiche’, testimonianze superstiti dello ‘stampo’ stesso di ogni oggetto che esiste, dell’uomo ‘artefice’ e della sua bellezza.

Bellissimo il “Pianoforte” al lotto n. 28Stima: 20.000€/30.000€.

Gianni Bertini, 4 Juillet, olio su tela, 45x55, 1954
Gianni Bertini, 4 Juillet, olio su tela, 45×55, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Opera del 1954 quella di Gianni Bertini al lotto n. 33 “4 Juillet”.

Si tratta di un anno importante il 1954 per l’artista pisano. Conosce infatti a Parigi il critico Pierre Restany insieme al quale nel 1965 firmerà da protagonista il manifesto della Mec-Art.

Dopo una prima adesione ai principi del M.A.C. Movimento Arte Concreta nei primi anni ’50 infatti, Bertini, d’indole provocatoria e animato da un potente vitalismo, manifesta una propensione per l’energia della gestualità informale che però già contiene in nuce una carica propositiva, dissacratoria e futurista di stampo meccanicista.

È infatti nel 1960 che l’artista abbandonerà l’informale e comincerà ad introdurre la realtà, nella forma di ritagli fotografici e giochi combinatori, sulla tela.  Stima: 4.000€/6.000€.

Roberto Crippa, Spirale Blu, olio su tela, 50x70, 1952
Roberto Crippa, Spirale Blu, olio su tela, 50×70, 1952 – Lotto n. 48 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Una “Spirale Blu” del 1952 di Roberto Crippa al lotto n. 48.

Siamo in pieno clima ‘spazialista’ per questa opera in cui la gestualità ellissoidale si dipana in linee che fuoriescono dalla tela.

Crippa firma il terzo “Manifesto dello Spazialismo” (Proposta di un regolamento) del 1950. Poi nel 1951 anche il “Manifesto dell’Arte Spaziale”.

Recita il manifesto del 1950 agli ultimi tre punti: “[…] 7) L’intenzione concepita dall’Artista Spaziale viene proiettata nello Spazio. 8) L’Artista Spaziale non impone più allo spettatore un tema figurativo, ma lo pone nella condizione di crearselo da sé, attraverso la sua fantasia e le emozioni che riceve. 9) Nell’umanità è in formazione una nuova coscienza, tanto che non occorre più rappresentare un uomo, una casa, o la natura, ma creare con la propria fantasia le sensazioni spaziali”. Stima: 19.000€/28.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 59 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Emilio Scanavino, “Dall’alto” al lotto n. 59. Opera della metà degli anni ’70 realizzata a tre colori dove c’è tutta la poetica della stagione matura dell’artista ligure.

Composizione elegante in cui il segno informale e tachista di Scanavino degli anni ’50 e ’60 si articola in nodi e tramature definite, quasi costringenti.

Una forma minacciosa, quasi un arto umano scarnificato, pende minacciosamente dall’alto. Potrebbe essere l’inquadratura di un animale ormai stramazzato visto appunto dall’alto, o un artiglio che ancora da lì pende considerato però da un’altra prospettiva.

Ma il nodo appunto in ogni opera di Scanavino è una summa di una visione tragica dell’esistenza, una costrizione a sopravvivere che è anche una resistenza, una sofferenza di sangue sullo sfondo di un nero silenzio universale. Stima: 21.000€/31.000€.

Paolo Scirpa, Senza titolo, acrilico su tela, 60x60, 1984
Paolo Scirpa, Senza titolo, acrilico su tela, 60×60, 1984 – Lotto n. 61 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Siracusano classe 1934 Paolo Scirpa è un artista il cui linguaggio si è principalmente espresso attraverso l’arte ambientale con l’impiego di materiali quali la luce al neon e gli specchi.

Dopo varie esperienze in città europee (a Parigi fu allievo di John Friedlander) si stabilisce a Milano negli anni ’60. Qui inizia la sperimentazione con le luci influenzato dall’arte ottica e da certa scultura di ambito post-futurista (già il “Manifesto Tecnico” di Boccioni prevedeva l’impiego delle luci nella scultura).

Celebri i “Ludoscopi”, inganni ottici, buchi che catturano l’occhio verso una prospettiva senza fondo. L’obiettivo è una riflessione sull’infinito, sulla ragione stessa e il ‘luogo’ dell’essere al mondo.

Efficaci gli esasperati contrasti di colore all’opera lotto n. 61 “Senza titolo”, su tela, che ipnotizzano la vista dello spettatore in un gioco ricorsivo che la avvicina alle sperimentazioni delle opere ambientali. Stima: 5.500€/7.500€.

Giulio Turcato, Superficie lunare, olio e tecnica mista su gommapiuma, 57x79, 1969
Giulio Turcato, Superficie lunare, olio e tecnica mista su gommapiuma, 57×79, 1969 – Lotto n. 92 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Giulio Turcato è un artista mantovano che ha sempre improntato la ricerca pittorica nel solco della libertà espressiva sia per i soggetti che per gli strumenti del dipingere.

Turcato vive l’esperienza di Forma 1, poi del Fronte Nuovo delle Arti e ancora del Gruppo degli Otto. Passa dalla pittura realista e post-cubista all’arte astratta nonostante sia un comunista convinto per il quale è essenziale l’impegno sociale.

Ma il vitalismo di Turcato non lo lascia costringere in certe convinzioni, anzi come afferma l’artista in un intervista nel 1982: “io sperimento per riuscire a spostare un po’ più in là il limite dell’espressione possibile […] per dilatare il linguaggio. Bisogna creare una forma intensamente psicologica, lavorando anche sugli strumenti”.

Ed ecco le serie dei “Tranquillanti” e delle “Superfici lunari” (qui al lotto n. 92) dove la realtà irrompe sulla tela ironicamente decontestualizzata; lo spazio stesso mentale, reale e metaforico si fa oggetto di contemplazione o scherno. Opere che raccontano la condizione e la storia umana. Stima: 40.000€/50.000€.

Davide Nido, Futurismo spaziale, colle siliconiche su tela, 80x80x4, 2006
Davide Nido, Futurismo spaziale, colle siliconiche su tela, 80x80x4, 2006 – Lotto n. 93 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Le colle siliconiche di Davide Nido al lotto n. 93 “Futurismo spaziale”.

Artista milanese, formatosi alla scuola di Aldo Mondino e di Luciano Fabro all’Accademia di Brera, qui si laurea nel 1992. Parteciperà alla Biennale Veneziana nel 2009.

Il mondo della pittura di Davide Nido è fatto di occhi, strisce, coriandoli, stelle filanti, reticoli variopinti, a volte geometricamente disposti altre volte più liberi nello spazio.

Si tratta di strutture che anche nei titoli delle opere rimandano al processo creativo naturale (“Orbitutto”, “Micromacro”, “Semina”). Nido sembra aspirare ad una rappresentazione plastica dei processi organici, dei micro e macro-sistemi del divenire cosmico.

In Nido c’è la serialità dell’arte pop e la fantasia astratta e optical della rappresentazione e scomposizione concretista. Su tutto poi c’è il trionfo del colore di un’artista dall’acuta sensibilità purtroppo prematuramente scomparso.  Stima: 9.000€/15.000€.

George Mathieu, Piscop, olio su tela, 162x97, 1965
George Mathieu, Piscop, olio su tela, 162×97, 1965 – Lotto n. 98 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

George Mathieu è il padre dell’astrazione lirica europea. Il suo impiego presso la U.S. Lines gli consentì di essere sempre aggiornato sugli sviluppi artistici della scena newyorkese degli anni ’40 dall’espressionismo astratto all’action painting.

Artista calligrafico per eccellenza Mathieu considera il segno quale una forma antecedente a qualunque significato. La sua è un’arte che fa del soggettivismo e dell’intimismo i cardini da cui si dipana ed attorno a cui ruota il processo creativo.

Le opere di Mathieu della fine degli anni ’60 solitamente portano testimonianza di uno stile più ‘quieto’ e sono caratterizzate da una impostazione geometrica assente in quelle puramente istintive degli anni ’50.

L’opera al lotto n. 98 “Piscop”, di buone dimensioni, è invece un’opera potente in cui l’artista contrappone le ‘evoluzioni’ liriche al tratto forte e violento, la campitura di colore al grigiore di fondo. Sembra che la fantasia del poeta si scontri e allo stesso tempo rifugga da una realtà invadente su cui alla fine però il colore ha la meglio. Stima: 110.000€/150.000€.

Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33x40, 1955
Carla Accardi, Piccolo negativo, tempera alla caseina su tela, 33×40, 1955 – Lotto n. 105 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Carla Accardi fu il pioniere donna per eccellenza dell’arte astratta italiana negli anni ’50. Partecipò infatti alle attività del Gruppo Forma 1.

La prima produzione originale della Accardi è proprio quella testimoniata al lotto n. 105 “Piccolo negativo”.

Si tratta di un astrattismo geometrico in cui la componente segnica ha ormai la prevalenza, componente realizzata in questi primi anni in bianco e nero.

I grafemi bianchi dell’artista trapanese indagano i vuoti neri della tela con un approccio vicino alle coeve ricerche spazialiste. Ma l’Accardi fa di più: elabora un linguaggio che tenta una umanizzazione dello spazio stesso, una elaborazione di significato.

Per queste opere viene notata da Michel Tapiè e inserita nelle mostre da lui curate. Stima: 35.000€/45.000€.

Gualtiero Nativi, Struttura 2, tempera grassa su tavola, 97x78, 1947
Gualtiero Nativi, Struttura 2, tempera grassa su tavola, 97×78, 1947 – Lotto n. 106 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani n. 56

Opera aniconica astratto-geometrica con qualche influenza neo-cubista del pistoiese Gualtiero Nativi al lotto n. 106 “Struttura 2”.

Il 1947 è l’anno della fondazione del Gruppo e della rivista di ispirazione marxista “Arte d’Oggi” animata anche da Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini e Mario Nuti.

Nel 1950 formalizzerà la sua appartenenza al gruppo degli astrattisti fiorentini firmando il “Manifesto dell’astrattismo classico”.

In questa opera al lotto n. 106, apprezzabile per dimensioni, composizione e vivacità cromatica, c’è già un superamento sia delle forme neo-cubiste legate al reale sia della pura astrazione concretista. In essa “si può cogliere la fine della volontà di distruzione dell’oggetto e l’inizio di un intervento attivo e costruttivo di una integrazione del reale” come reciterà il punto 5 del Manifesto degli astrattisti classici. Stima: 16.000€/24.000€.