Asta Federico II n. 4 – 6 Maggio 2017 – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 4 della Casa d’Aste Federico II di Bari sarà effettuata il giorno 6 maggio 2017 in tre sessioni di cui la terza, di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 17 (lotti 203-328). I TopLot di SenzaRiserva.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250x210, 2007
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Milano il 22 Giugno del 1962 Luca Pignatelli ha studiato alla Facoltà di architettura. Le opere degli anni ’80 risentono di questa sua formazione e dell’insegnamento di Aldo Rossi il cui lavoro sullo spazio e sul tempo influenzerà molto la ‘concettualità’ dell’artista milanese.

Esploso negli anni ’90, in particolare dopo la mostra alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, Pignatelli è ormai un artista affermato internazionalmente. Ha esposto nel 2009 alla Biennale di Venezia, presso il MAMAC a Nizza, al Museo Capodimonte di Napoli, in gallerie quali Annex Plus-­White Box e Ethan Cohen Fine Arts a New York; e poi a Parigi, Londra, Shanghai e Losanna.

Il lavoro di Pignatelli ha forti affinità con i presupposti e le idee dell’arte povera. L’artista impiega materiali di riuso: teloni di copertura di vagoni ferroviari, legno, spago, ferro; è interessato alla storia e allo spazio evocativo di oggetti recuperati nel tempo, riattualizzati attraverso la perdita stessa della ‘significanza’  che rappresentano per mezzo dei materiali, anche originali.

In questo modo Pignatelli conserva la potenza dell’immagine attraverso un processo quasi fotografico ma che annulla il distacco della fotografia. Bellissime le scritte verticali al lotto n. 249 “Treno”, gotiche, che invitano lo spettatore all’esegesi del dipinto. In questa stessa asta altre due importanti opere di Pignatelli ai lotti 230 (Afrodite) e 267 (New York). Stima: 30.000€/50.000€.

Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100x120, 2000
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Opera come sempre ironica dell’artista romano Renato Mambor al lotto n. 253 “Uomini mimetici”.

Mambor è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli, Pino Pascali, Francesco Lo Savio.

Ironia performativa sempre (Mambor è stato anche un importante attore teatrale): che si svolge lungo tutto il suo percorso artistico fin dagli anni ’60 quando stigmatizza i processi di serializzazione messi in atto dalla cultura mass-mediale realizzando opere fatte di sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, uomini tracciati con timbri, pattern con rulli da tappezzeria. Tutto all’insegna di “togliere l’io dal quadro” ed eliminare la soggettività sterile in cui nel dopoguerra era caduto l’informale.

Nel 1975 l’artista romano forma il gruppo teatrale Trousse e abbandona per un lungo periodo la pittura cui tornerà solo negli anni ’90.

L’opera al lotto 253 ha il solito taglio ironico e spersonalizzante: ci sono gli uomini- timbro senza volto e una dissociazione analitica degli elementi compositivi che però l’artista riassocia attraverso il concetto veicolato. La ‘non mimesi’ del quadro ritrae alla perfezione l’anonimità voluta e subita dell’uomo contemporaneo. Stima: 12.000€/15.000€.

Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Bruno Munari, Negativo - positivo, acrilico su tavola, 60x60, 1959
Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Nei negativi-positivi […] si ha una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie (di solito quadrata) e per l’intensità del colore, dà questa sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Il colore quindi viene ad avere una possibilità dinamica che mai aveva avuto prima” (da Bruno Munari, pieghevole della mostra “le cose serie di bruno munari”, milano, febbraio 1958, studio di architettura di Mario Brunati, Sandro Mendini, Ferruccio Villa).

Nato a Milano nel 1907 e ivi morto nel 1998 Bruno Munari è stato uno degli intellettuali più rilevanti del nostro ’900. Sicuramente si distinse per le sperimentazioni e concettualizzazioni relative all’arte concreta (nel 1948 fu fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta), programmata e cinetica fin dal primo dopoguerra.

Di quegli anni sono da ricordare i cicli delle “macchine inutili”, i “negativi – positivi” appunto (lotto n. 254 “Negativo – positivo” del 1959), le “pitture proiettate” realizzate su vetrini per diapositive, le “pitture polarizzate” ottenute attraverso la scomposizione del filtro Polaroid per citare solo alcune fra le tantissime ed eterogenee sperimentazioni. Stima: 20.000€/30.000€.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5x54.5, 1975
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Siracusano, classe 1929, Elio Marchegiani inizia il proprio percorso artistico da autodidatta. Sulla spinta di amicizie quali quella di Mario Nigro e Gianni Bertini frequenta il mondo dell’arte a Parigi, Roma, Bologna, Milano.

Già nel 1959 è presente alla Quadriennale di Roma e nel 1968 alla Biennale di Venezia. Le opere di Marchegiani degli anni ’60 evidenziano l’interesse dell’artista per il rapporto fra scienza, arte, tecnica e materiali che sarà poi fecondissimo per la sua produzione di tipo ‘analitico’ dai primi anni ’70.

“I titoli ‘Grammature di colore – supporto intonaco’ e ‘Grammature di colore – supporto lavagna’ (lotto n. 254 “Grammature di colore”) sono posti a seconda che le aste siano sull’intonaco o sull’ardesia […]

L’uso della lavagna a spacco, evitando di levigarla, è inoltre la speranza di avere una cultura dove il levigare non sia appiattimento. La lavagna è scisto argilloso già lavorato dalla natura a ‘sparviero’. Il suo uso antico di supporto levigato su cui si accumulava scolasticamente la cultura codificata, viene da me volutamente contrapposto al muro che, con il suo libero graffito od asta, è il tentativo di simboleggiare la liberizzazione della cultura solitamente al servizio del Potere, ed il termine grammature specifico della carta, è usato in questo caso per il peso specifico del colore delle aste: il pigmento che contiene a sua volta il colore storicistico del nostro Rinascimento (da Elio Marchegiani – un “pezzo” di mia vecchia storia… e poca attualità – alla Rocca Roveresca di Senigallia, 17 aprile – 27 giugno 2014). Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40x40, 1971
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Uno dei rappresentanti di punta del Gruppo N di Padova (“La dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi’, dal Manifesto, 1961), Edoardo Landi, con il lotto n. 257 “Struttura visuale”.

Landi fu fra i promotori del movimento internazionale “Nuova Tendenza”. Nel 1961, 1963 e 1969 fu presente alle mostre di Nuova Tendenza I, II e IV a Zagabria. Partecipò nel 1965 alla grande mostra “The Responsive Eye” al MoMA di New York.

Arte cinetica dunque, esemplare al lotto n. 257 “Struttura visuale”. L’occhio dello spettatore è invitato a vedere ciò che non c’è, viene ‘ingannato’ o meglio meravigliato e affascinato nella contemplazione non di ciò che l’artista può fare ma di quello che la mente umana può generare. Stima: 8.000€/9.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7x64.7, 1970
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Boston nel 1913, Conrad Marca-Relli ha partecipato al Gruppo americano di avanguardia della Scuola di New York (un gruppo informale di musicisti, artisti, danzatori) che nell’ambito della pittura si è espresso soprattutto attraverso il cosiddetto espressionismo astratto e/o action painting (fra gli altri vi parteciparono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Franz Kline, Robert Motherwell).

L’artista è formalmente riconosciuto come l’ideatore del collage painting tecnica che ha portato a livelli altissimi.

Al lotto n. 259 “Senza titolo” un’opera del 1970, elegante, minimale, misurata. Non un’opera lirica o violenta ma che esprime perfettamente uno stato d’animo (in linea col soggettivismo di ogni opera dell’artista americano). Quasi un mosaico pacato di sensazioni languide, tenute insieme da contrappunti abilmente intessuti. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Valli III” di Piero Dorazio al lotto n. 261 è un’opera medio piccola ma ben riuscita, del 1997, dell’artista romano.

Artista dalla storia enorme: fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 e protagonista per più di un cinquantennio della pittura astratta italiana fino alla morte avvenuta a Perugia nel 2005.

Una ricerca tutta concentrata a carpire la fenomenologia della luce, la struttura stessa della luce e del colore. Scrive l’artista in “Quello che ho imparato”, Maurizio Corraini Editore, Mantova, 1994: “Ho imparato da Giacomo Balla che non esistono le immagini senza tenere conto della luce che le compenetra e le fa palpitare insieme a tutto ciò che le circonda. Luce e movimento sono l’essenza della realtà, tutto il resto è illusione, apparenza […]”.

Bande di colore, bellissime macro-strutture di scomposizioni di colori che vibrano liricamente e gioiosamente al lotto 261. Stima: 10.000€/12.000€.

Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50x50, 2011
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Proprio in questi giorni, dal 13 Aprile 2017 al 15 Ottobre 2017, a Roma, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica una grandissima retrospettiva “Nature Forever” a Piero Gilardi, artista torinese, protagonista dell’arte povera, concettuale, ambientale, della body art.

Afferma Giraldi in merito ad opere come questa al lotto n. 265, ormai diventate il suo ‘marchio di fabbrica’: “i tappeti-natura nacquero nel 1965 come una esemplificazione della decorazione gestaltica dell’interno della cibernetica ‘cellula individuale di abitazione’, presentata nel complesso delle ‘Macchine per il futuro’. Nel realizzarne i primi tappeti ho mutuato da Oldenburg la poetica sensoriale del soft, ma per me la gommapiuma aveva principalmente il senso di accogliere e di interagire con il corpo […]

[i tappeti natura] penso che contengano una verità umana autentica: il sentimento di nostalgia per una natura mortificata e stravolta dalla società industrializzata. Sentimento che, credo, coinvolga tutti; inoltre […] piacciono ‘democraticamente’ a tutti , borghesi e proletari, tranne che ad alcune persone molto sensibili che vi leggono soprattutto il lato di ombra, cioè il senso di morte della natura” (da Piero Gilardi, “Ora cammino senza più allacciarmi le scarpe” di Andrea Bellini, Flash Art 301, Aprile 2012). Stima: 5.000€/6.000€.

Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.