Asta Martini n. 36 – 20/21 Giugno 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 36 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-100 e 101-181). La TopTen di SenzaRiserva.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – da martiniarte.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54x80, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni è stato un’artista dalle tante sfaccettature, passato nel corso delle sue ricerche dalla figurazione all’astrattismo, dall’informale al costruttivismo.

In particolare, fra il 1948 ed il 1958 Pantaleoni ha partecipato attivamente al M.A.C. Movimento Arte Concreta con Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari.

Così lo ricorda Gillo Dorfles: “[…] era una persona colta e simpatica, era l’unico che aveva un’ufficialità didattica, veniva dalla scuola delle arti, gli altri erano architetti, critici, design, mentre Pantaleoni aveva una sua precisa attività culturale. È stato il trait d’union tra l’ufficialità dell’epoca e il M.A.C. Era partecipe anche nell’attività per la pubblicazione dei bollettini di ‘Arte Concreta’” (dall’Intervista a Gillo Dorfles di Susanne Capolongo in “Ideo Pantaleoni. Un viaggio verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte Milano, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, testo di Marco Meneguzzo).

Opera elegante e ben riuscita questa al lotto n. 33 “Composizione” in cui l’artista mostra una vicinanza con le soluzioni formali modulari di Gianni Monnet. Stima: 8.000€/10.000€.

Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – da martiniarte.it
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75x149, 1963
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Francesco Guerrieri nasce a Borgia nel 1931 ma cresce dal 1939 a Roma. Qui studia giurisprudenza e intanto segue i corsi dell’Academie de France e l’Accademia dell’Associazione Artistica Internazionale.

Nel 1963, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa”, è fra i fondatori del Gruppo 63 con la moglie Lia Drei, Giovanni Pizzo e Lucia di Luciano. L’esperienza finisce lo stesso anno e Guerrieri e la Drei danno inizio al nuovo progetto “Binomio Sperimentale P.” (1963-1968), dove “P” sta per puro, nel contesto del quale affrontano i temi della percezione e degli effetti ottico-luminosi dei colori. Connaturato alla loro pittura è però anche il concetto di ‘intuizione lirica’ che, prescindendo da un approccio esclusivamente scientifico, rende esplicite sulla tela vere e proprie rivelazioni e constatazioni estetiche.

Scrivono i due nella “Dichiarazione” di poetica letta al Convegno di Verucchio nell’autunno del 1963: “La ricerca deve avere un suo campo d’indagine, altrimenti non avrebbe ragione d’essere. Nel nostro caso non può che essere ESTETICA. Quindi per quanti metodi rigorosamente logici e scientifici si vogliano adottare, essa non sarà mai rigidamente logica, ma sempre e necessariamente METALOGICA. Ciò non fa scadere il valore della ricerca secondo una valutazione scientifica: molte verità delle scienze e della stessa matematica sono puramente intuitive, perché in molti casi l’intuizione è il solo mezzo di conoscenza dato all’uomo”.

Al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa” un’opera dal forte dinamismo gestaltico, quasi l’autore giocasse con una forma d’onda analogica interrotta e ne scandisse il ritmo attraverso campionamenti digitali binariamente modulati dal colore. Stima: 10.000€/12.000€.

Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – da martiniarte.it
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25x100, 1952
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Artista poliedrico, tanto che talvolta è difficile riconoscerne la paternità d’opera, Sergio Dangelo è stato fondatore insieme ad Enrico Baj del Movimento Nucleare a Milano nel 1950, inaugurato con una mostra alla Galleria San Fedele dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare” nel 1951.

Il Manifesto viene redatto in questa occasione, ma sarà pubblicato solo l’anno successivo a Bruxelles contestualmente alla mostra alla Galleria Apollo.

Si legge nel Manifesto: “I nucleari vogliono abbattere tutti gli ‘ismi’ di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo. Vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo. Siamo coloro che documentano la ricerca di questa verità […] La forza di gravità non appesantirà più le nostri menti e non ci riporterà a terra perché è stata sconfitta dall’arte nucleare, un supercarburante atomico per i nostri voli interplanetari”.

Una ricerca dunque che partendo dall’informale costruisce sopra le nuove scoperte scientifiche e i progressi della tecnica. Si tratta di un’arte energica e propositiva che vuole ripartire dal ‘grado zero’, dal “BUM” (si veda la celebre illustrazione “Manifesto BUM” di Baj del 1952) delle vicende atomiche per rinascere sotto forma di ‘fenice’.

Questo rappresentano i paesaggi dei primi anni ’50 di Dangelo (lotto n. 92 “Il muro dell’anima”) che divide, smembra gli scenari, reali e della coscienza, nelle componenti fondamentali con una forza gestuale da action painter. “La finalità è quella di ricostruire un’ipotetico ‘paesaggio nucleare’ attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. Gli artisti nucleari, partendo dal Surrealismo e dll’automatismo psichico, vogliono contrapporsi all’astrattismo e al naturalismo al fine di rappresentare pittoricamente la disintegrazione e la frammentazione della materia […]” (da Domenico Scudiero e Giorgia Calò, “Moda ed Arte tra Decadentismo ed Ipermoderno”, ed. proto-type Arte Contemporanea, 2002, p. 108). Stima: 8.000€/10.000€.

Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – da martiniarte.it
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80x80, 1975
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Bella opera di Horacio Garcia Rossi al lotto n. 108 “Senza titolo”. Nato a Buenos Aires nel 1929 Garcia Rossi studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti con Hugo Demarco, Julio Le Parc, Francisco Sobrino. Dal 1959 è a Parigi dove parteciperà all’esperienza del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (di cui fu co-fondatore nel 1960).

Dalle prime ricerche sulle sovrapposizioni del colore la pittura di Garcia Rossi si sposta nel corso degli anni ’60 dalle dinamiche visive bidimensionali all’analisi di effetti luministici e dinamici della forma nello spazio e nelle tre dimensioni (famosi i cilindri e gli abbecedari in rotazione), creando contaminazioni fra grafemi, significati e forme.

Fra il 1972 ed il 1974 la sua ricerca si orienta nuovamente verso la bidimensionalità e le possibilità ottiche del colore (lotto n. 108 “Senza titolo”). Quest’opera in particolare anticipa di qualche anno il ciclo delle opere su “colore-luce” in cui Garcia Rossi riesce ad amalgamare le due componenti attraverso un rigoroso e studiato dosaggio di colori analoghi e complementari che assurge ad una potentissima forza irradiante sulla retina dello spettatore. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – da martiniarte.it
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato nel 1939 a Zurigo, Hans Jorg Glattfelder si forma alla scuola geometrica dei “concretisti” di Zurigo. Prosegue la sua formazione astratto-concreta a Firenze, dove si stabilisce dal 1963, entrando anche in contatto con i protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino.

La prima personale è del 1966 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Milano. In questi anni Glattfelder realizza “Rilevi con piramidi” (lotto n. 111) con i quali sostiene l’idea di una realizzazione anonima dell’opera d’arte, non diversamente da coeve esperienze pop, che faccia uso di mezzi e materiali industriali.

Contrariamente al pop però la ricerca di Glattfelder si orienta verso un costruttivismo ‘scientifico’ che non concede nulla all’ironia, alla critica, alla nostalgia; e già qui l’artista sembra anticipare quella teoria del “meta-razionale” e della dialettica fra metodo scientifico ed arti plastiche che sarà il nodo centrale delle sue opere degli anni ’80 e ’90.

Le opere di Glattfelder non sono fredde perché non appiattiscono gli oggetti, ma propongono una sfida di tensione fra forze opposte: alto e basso, colore e assenza di esso, freddo e caldo, energia e sterilità, centro e periferia, densità e rarefazione. Stima: 20.000€/25.000€.

Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60x100, 1963
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

L’analisi dei processi visivi di origine gestaltica caratterizzò certamente le ricerche dei componenti del Gruppo 63: Giovanni Pizzo, Lucia di Luciano, Lia Drei e Francesco Guerrieri. Nello stesso anno, il 1963, Pizzo con Lucia di Luciano fonda l'”Operativo R” con Carlo Carchietti e Franco di Vito.

Pizzo, influenzato dalla lettura dei testi razionalisti di Bertrand Russel e ispirato dalla visione delle opere di Piet Mondrian alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, realizza in questi anni opere di carattere geometrico e strutturalista attraverso le quali mette in evidenza come le immagini/segno siano il prodotto gestaltico del procedimento operazionale stesso.

Opera grande e di notevole impatto estetico questa al lotto n. 128 “Sign Gestalt n. 0060”, oltretutto di un anno fondamentale per queste esperienze che preludono alle ricerche cinetiche e dell’arte analitica del decennio successivo. Stima: 10.000€/12.000€.

Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – da martiniarte.it
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59x49, 1974
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Ketty La Rocca è stata una delle protagoniste della poesia visiva fiorentina. Nata e cresciuta in Liguria nel 1956, frequenta poi l’Istituto Cherubini di musica a Firenze.

Nel capoluogo fiorentino conosce Eugenio Miccini e Lelio Missoni che la introducono nel gruppo di intellettuali d’avanguardia che andrà poi a formare il Gruppo 70.

Il Gruppo 70 riunisce poeti, musicisti, artisti nel nome di nuove esperienze espressive di carattere interdisciplinare che consentano di restringere il divario fra arte, realtà contemporanea, linguaggio e cultura mass-mediale.

Fra i fondatori ci sono Eugenio Miccini, filosofo e teologo, Lamberto Pignotti, semiologo, Luciano Ori e Lucia Marcucci. In seguito si uniranno Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Sergio Salvi, Antonio Bueno e Silvio Loffredo. Fra gli altri partecipano anche Luciano Anceschi, Umberto Eco, Eugenio Battisti, Gillo Dorfles, Mauro Bortolotto, Gianni Scalia, Roman Vlad.

Come ha ben scritto Luigi Ballerini il Gruppo mette a punto “un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione”. Comunicazione che avviene in particolare attraverso il ‘fotopoema’ cioè una combinazione di collage fotografico e linguaggio che strania la rappresentazione stessa della realtà attraverso interferenze concettuali di senso dalla carica ironica e dall’intento di capovolgimento.

Il linguaggio delle mani, qui al lotto n. 134 “Senza titolo” è un tema che fa parte di un ciclo di opere della La Rocca che risale al 1971 anno in cui l’artista presenta un libro fotografico In principio erat alla Galleria Flori di Firenze. Sono fotografie delle mani dell’artista o di altre persone ‘contaminate’ da frasi in inglese ed italiano che risolvono una balbettante razionalità in un gesto di senso. Stima: 20.000€/25.000€.

Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – da martiniarte.it
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40x30 cadauno, 1975
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Michele Zaza è un altro artista che lavora con le immagini fotografiche. Originario di Molfetta si diploma nel 1971 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1972 alla Galleria Diagramma di Milano. Nel 1980 è invitato alla XXXIX Biennale di Venezia con sala personale.

Arte d’avanguardia in quanto negazione della rappresentazione attraverso il concetto sembra essere il filo logico della ricerca di Zaza.

“Nella Mimesi, il rifiuto della mimèsi tradizionale intesa come imitazione coatta […] passa attraverso la critica della cultura che si rinchiude sull’archetipo e sul mito. L’artista […] è il soggetto e l’oggetto di questa critica. [In opere come questa] si configura la posizione anomala dell’artista rispetto alla normalità della vita; la cultura come fantasma pedina la natura in uno dei suoi fondamentali atti biologici, dunque reali, nello stravolgimento; l’imitazione avviene nella separazione; e l’atto di rappresentare (la fotografia, il linguaggio) rende irreale la realtà” (da Tommaso Trini, Michele Zaza in “Data” #15, p. 33).

Qui al lotto n. 139 “Mimesi” l’artista lavora sul concetto di tempo proponendo due serie di scatti in sequenza. La prima sequenza di cinque foto segue il flusso temporale di un attraversamento, la seconda invece confonde gli attimi di tempo trasfigurando un momento di realtà in un processo di memoria. Stima: 30.000€/40.000€.

Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – da martiniarte.it
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150x300, 1975
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Un’imponente e bellissima opera degli anni ’70 di Paolo Cotani al lotto n. 153 “Bende elastiche + Colore”.

Cotani appartiene sicuramente a quel gruppo di artisti che a partire dalla fine degli anni ’60 con una ridefinizione del ‘grado zero’ della pittura va oltre le analisi sulla percezione dell’arte cinetica per riappropriarsi in toto del fare e del farsi della pittura stessa.

L’uso delle bende elastiche in Cotani intanto rimette al centro i processi operazionali e i materiali riappropriandosi di uno spazio monocromo che non è più solo volontà autoriale ma possibilità di costruzione e lavoro sulle mille sfaccetature del mondo stesso.

In queste opere di Cotani ci sono l’artista e la realtà ma anche il mezzo e il controllo. Come se l’artista rappresentasse il collante fra intenzione e azione; percezione, tecnica e materiale. Non manca l’aspetto concettuale: l’opera diviene una scoperta o meglio una ri-scoperta di un patrimonio ‘mummificato’, un lascito segreto da proteggere, di cui prendersi cura. Stima: 60.000€/70.000€.

Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – da martiniarte.it
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105x148, 1973
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Non c’è dubbio che il percorso artistico dell’artista genovese Enzo Cacciola si sia fin dagli anni ’70 sviluppato in seno all’arte analitica.

Le “superfici integrative” di cui questa in asta al lotto n. 158 “2-12-1973” è un bellissimo e grande esemplare, vengono proposte da Cacciola nella seconda mostra, dopo la prima personale del 1971, alla Galleria La Bertesca di Milano nel 1974 curata da Giorgio Cortenova.

Si tratta di composizioni di telai quadrati e rettangolari che lasciano spazi aperti verso la parete che costituisce e integra lo spazio percettivo dell’opera stessa.

Anche Cacciola dunque riparte dal ‘grado zero’ della pittura (il monocromo) per ricominciare. E l’artista genovese lo fa aprendosi allo spazio e al colore attento più ad individuare una prospettiva che all’esito dell’opera.

Come afferma Cortenova stesso nell’introduzione al catalogo della mostra del 1974 Cacciola in queste opere “semplicemente rivela un ‘campo’, un tempo di sedimentazione, il proprio ritmo interno, la struttura del pigmento”. Stima: 15.000€/20.000€.

Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – da martiniarte.it
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180x230, 1989
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Altra opera di grandissime dimensioni (180×230) al lotto n. 176 “Altare della Memoria” di Arcangelo, artista originario di Avellino (classe 1956). Negli anni ’80 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per spostarsi poi quasi subito a Milano.

L’arte di Arcangelo si caratterizza immediatamente per una eccentricità che tocca da una parte le ricerche della Transavanguardia, con una volontà di riappropriazione della pittura e del reale; dall’altra mette in atto un approccio ‘poveristico’, ‘radicale’ e viscerale alle proprie radici, anche inconsce.

Pigmenti puri, terre, carboni sono i materiali che Arcangelo usa nel realizzare le proprie opere alla ricerca di un contatto ‘fisico’ con quelle terra e quelle tradizioni del sud cui si sente assai legato. Quello di Arcangelo è uno scavo psicologico ed una indagine sugli archetipi e i simboli della collettività, uno sguardo da sociologo ed entomologo, di grande forza espressiva, che cerca di illuminare quei simboli atavici solo attraverso i quali possiamo ricostruire il nostro presente.

Graffitismo, concettualismo, primitivismo, poverismo sono tutte componenti fondamentali della pittura dell’artista del Sannio. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Capitolium Art – 4 Maggio 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 215 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art di Brescia si terrà il giorno 4 maggio, ore 20.00 in sessione unica (lotti 1-85). La TopTen di SenzaRiserva.

Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – da capitoliumart.it
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70x100, 1978
Bice Lazzari, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 70×100, 1978 – Lotto n. 11 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Un percorso artistico caratterizzato dalla rarefazione quello di Bice Lazzari, artista formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nata nella città lagunare nel 1900.

Dopo un primo periodo figurativo di stampo paesaggistico e chiarista, una evoluzione nella pittura della Lazzeri si riscontra contemporaneamente al trasferimento a Roma nel 1935. Qui l’artista realizza decorazioni per interni e collabora con architetti acuendo un interesse per le tematiche spaziali. Dopo gli anni ’50 invece la sua ricerca si colloca in ambito materico informale con un gusto minimale ai limiti del concettuale che si accentua negli anni (si veda il lotto n. 11 “Senza titolo” del 1978).

Scrive la Lazzari nel 1957: “Quando dipingo un quadro penso sempre segretamente alla parete su cui in quel momento potrei dipingere, allo spazio, all’architettura a cui quel quadro dovrebbe esser destinato. Il che vuol dire forse che io non credo alla pittura purista, alla pittura che vive da sé, autonoma nel suo astratto isolamento. Questa è o dovrebbe essere, a mio avviso, l’unica possibile umanità della pittura contemporanea. Ma quando il quadro è portato a compimento (quando credo che non ci sia altro da aggiungere) allora mi prende il sospetto che esso voglia proprio vivere per sé stesso. E allora qui è la divinità o l’angoscia della pittura contemporanea?”

Artista di un astrattismo precocissimo (alcune prime opere astratte risalgono al biennio 1925/1926) la figura della Lazzari è certamente da riscoprire da parte del mercato. La sua pittura è originale, lirica, astratta e aperta alla modernità ma mai fredda e distaccata dal reale. Di sé amava dire “io sono astratta con qualche ricordo”. Stima: 7.000€/9.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – da capitoliumart.it
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55x85, 1969
Emilio Vedova, Senza titolo, Collage, 55×85, 1969 – Lotto n. 21 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Il 1969 è un anno importantissimo per l’impegno civile e culturale che Emilio Vedova, artista veneziano fra i massimi rappresentanti dell’arte astratta italiana, dimostra nei fermenti della società giovanile italiana.

In quegli anni Vedova partecipa alle iniziative dei movimenti studenteschi tenendo anche ‘controcorsi’ all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Nel 1968 intanto, presso Palazzo dei Diamanti di Ferrara, gli è stata dedicata una grande antologica che sancisce la piena maturità dell’artista. D’altra parte è proprio negli anni ’60 che Vedova dà vita ai cicli più celebri.

Nel 1959 infatti aveva creato le prime opere del ciclo “Scontro di situazioni” con tele assemblate a forma di “L” dipinte per un ambiente realizzato da Carlo Scarpa a Palazzo Grassi a Venezia nell’ambito della mostra “Vitalità nell’Arte”. Tali opere lo condussero poi fra il 1961 e il 1965 alla realizzazione dei “Plurimi”: dipinti-sculture in metallo e legno che si collocano nello spazio e partecipano della realtà.

L’opera al lotto n. 21 “Senza titolo” porta testimonianza di questa partecipazione e dell’impegno sociale di Vedova che realizza un collage di ritagli di giornale che rimandano alla guerra del Vietnam, allora in corso. I ritagli sono utilizzati nel contesto del dispiegarsi di una potenza espressiva di natura astratta. Essa, compiendo una estrema sintesi, riesce ad ‘amalgamare’ lo sguardo critico e l’emotività dell’artista, attraverso l’obliquità della composizione e il dripping alle immagini, alla crudezza fotografica della realtà stessa. Stima: 10.000€/14.000€.

Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – da capitoliumart.it
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55x65, 1952
Roberto Gaetano Crippa, Spirali, olio su tela, 55×65, 1952 – Lotto n. 24 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Artista immenso Roberto Crippa, per il quale è certa prima o poi una rivalutazione da parte del mercato, in particolare per le opere a cavallo degli anni ’50 come questa al lotto n. 24 “Spirali” del 1952.

Crippa, nato a Monza nel 1921, è presente giovanissimo alla Biennale di Venezia ed alla Triennale di Milano nel 1948. In questi anni vive l’ambiente culturale che ruota attorno a Brera, in cui si forma, e al Bar Giamaica dove frequenta Enrico Baj, Gianni Dova, Cesare Peverelli, Aldo Bergolli e il maestro Lucio Fontana.

Le “Spirali” sono l’invenzione di Crippa che rappresenta al meglio l’adesione nel 1950 dell’artista allo spazialismo. Crippa ne firma tre manifesti: “Proposta di un regolamento del Movimento Spaziale” (1950), “Manifesto dell’Arte Spaziale” (1951), “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione” (1952).

“Le nostre espressioni artistiche moltiplicano all’infinito, in infinite dimensioni, le linee d’orizzonte; esse ricercano un estetica per cui il quadro non è più quadro, la scultura non è più scultura, la pagina scritta esce dalla sua forma tipografica.
Noi spazialisti ci sentiamo gli artisti di oggi, poiché le conquiste della tecnica sono ormai a servizio dell’arte che noi professiamo” (Dal “Manifesto del Movimento Spaziale per la televisione”).

Proprio nel 1952 l’artista monzese partecipa con Peverelli, Dova, Beniamino Joppolo, Mario Deluigi e Fontana  alla prima collettiva di artisti spaziali presso la Galleria del Naviglio. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – da capitoliumart.it
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55x50, 1973
Emilio Scanavino, Tramatura, olio su tela tamburata, 55×50, 1973 – Lotto n. 29 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Una “Tramatura” del 1973 di Emilio Scanavino al lotto n. 29. Le opere dalla seconda metà degli anni ’60 segnano la maturità del linguaggio pittorico dell’artista ligure sancita prima dalla personale alla XXXIII Biennale Veneziana e poi, due anni dopo, dal ‘rifugio’ nel buon ritiro dell’abitazione di Calice Ligure.

C’è, nelle opere di questo periodo, una maggiore razionalità nella composizione e nell’applicazione del segno rispetto ai cicli degli anni ’50. In questi ultimi, su una base prettamente informale, facevano apparizione ricordi, fantasmi, evanescenze liquide tese a rappresentare, intuire una drammaticità dell’esistenza avvertita ma non espressa.

Di nuovo invece alla fine degli anni ’60 riaffiora la figura, la forma ha il sopravvento e con essa l’artificio segnico e formale. E questo sono le sue trame geometriche: una presa di coscienza, “la geometria è un illusorio controllo della vita” ha scritto Scanavino, uno stringersi a trattenere il caos, il fiume in piena della follia e dell’esistenza.

In particolare i primi anni ’70 vedono l’affermazione internazionale di Scanavino. Fra il 1973 e il 1974 l’artista presenta una antologica alla Kunsthalle di Darmstadt, al Palazzo Grassi di Venezia e al Palazzo Reale di Milano. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – da capitoliumart.it
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60x60, 1977
Mario Nigro, 11A4, olio su tavola, 60×60, 1977 – Lotto n. 30 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Mario Nigro nasce a Pistoia nel 1919. Dopo una formazione scientifica (ottiene una doppia laurea in Farmacia e Chimica) si interessa alla pittura da autodidatta.

Nel 1948 a Milano stringe rapporti con il M.A.C. Movimento Arte Concreta che propugna una pure arte astratta che non sia solo un processo di astrazione di forme naturali.

Le opere degli anni ’50 di Nigro sono caratterizzate da griglie geometriche attraverso le quali l’artista si inserisce in una ricerca di riformulazione del linguaggio pittorico attraverso elementi primari strutturali quali la linea, una riappropriazione dello ‘spazio’ nell’accezione delle coeve ricerche spaziali, e una accensione cromatica di base che risponde ad una liricità tipica dell’artista pistoiese (celebri le opere del ciclo “Spazio totale”).

Negli anni ’60 invece nella pittura di Nigro hanno il sopravvento linee oblique e contrasti cromatici (probabilmente a quest’epoca risale l’opera al lotto n. 30 “11A4”) che sono in linea con le ricerche optical di quegli anni e che sconfineranno nel minimal.

In particolare l’opera al lotto n. 30 appartiene al ciclo delle cosiddette “strutture fisse con licenza cromatica”. Scrive Tommaso Trini in “Mario Nigro” (Data # 10, 1973): “tema costruttivo su cui Nigro elabora i suoi quadri dal 67 entro la più vasta esperienza psicologica del ‘tempo totale’ […] il secondo volet ideologico della sua opera. ‘Due segni si rincorrono tra loro’ sulla superficie bianca della tela, ticchettano con intervalli regolari, rotti solo dall’alternarsi delle dominanti cromatiche […] e l’autonomia del colore altro supporto non ha che la progressione di queste ‘aste’, in questa applicata manifestazione grafica del ‘tempo che passa’”. Stima: 6.000€/8.000€.

Edo MurtiĆ, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – da capitoliumart.it
Edo Murtic, Senza titolo, olio su tela, 80x100, 1955
Edo Murtić, Senza titolo, olio su tela, 80×100, 1955 – Lotto n. 35 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Edo Murtić è stato probabilmente il più importante artista croato della seconda metà del XX secolo.

La sua pittura nel dopoguerra si inserisce nell’ambito dell’espressionismo astratto e dell’astrazione lirica, entrambe conosciute di prima mano per i suoi viaggi a New York alla fine degli anni ’40 e poi a Parigi.

Rinomato soprattutto per i dipinti ad olio fu però artista eclettico. Ha infatti prodotto nell’ambito del design grafico, del mosaico, della ceramica, delle scenografie teatrali, del murales.

Al lotto n. 35 “Senza titolo” del 1955 si percepisce immediatamente la trasfigurazione della sua pittura dalla figurazione all’astrazione. Passaggio che si realizza attraverso una potente vena espressiva dal tratto deciso e dai colori violenti. Pittura astratta che l’artista continuerà fino agli anni ’70. Stima: 8.000€/10.000€.

Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – da capitoliumart.it
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100x80, 1975
Arturo Vermi, Senza titolo, tecnica mista su tela, 100×80, 1975 – Lotto n. 50 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera di Arturo Vermi, fondatore nel 1962 a Milano con Ettore Sordini e Angelo Verga del Gruppo del Cenobio nella Brera milanese, al lotto n. 50 “Senza titolo” del 1975.

A metà degli anni 60, l’artista, influenzato anche dalle ricerche e dalla frequentazione di Lucio Fontana, inizia una esplorazione dei concetti spaziali.

Al 1969 risalgono i cosiddetti “Inserti” di cui l’artista individua l’oggetto nel “costruire degli spazi con un’isola, un rettangolo in uno spazio più grande, molto più grande, con delle tracce o dei segni che cercano un approdo”.

Sono le prime avvisaglie di quella svolta che arriverà nel 1975, definito l’anno Lilit della sua vita privata e d’artista, in cui Vermi fa uscire il primo numero della rivista “Azzurro” e stila il programmatico “Manifesto del Disimpegno”.

Manifesto in cui proclama a gran voce il desiderio di assoluta semplificazione e libertà dell’atto artistico dagli impegni “con il padre, la madre, i figli, la patria, il dogma, gli ideali, la parola data, ecc., ecc.” per realizzare “soltanto ciò che ci fa felici!”. Stima: 8.000€/10.000€.

Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – da capitoliumart.it
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42x48
Getulio Alviani, Centro virtuale, alluminio, 42×48 – Lotto n. 53 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Gillo Dorfles, dalla cui collezione proviene l’opera al lotto n. 53 di Getulio Alviani “Centro virtuale” collocava queste opere dell’artista di Udine (classe 1939) nell’ambito del principio della “ambiguità gestaltica”.

Si tratta di opere che danno “la possibilità cioè di una  ‘duplice lettura’, d’un pattern visuale” che “costituisce una delle classiche ricerche della psicologia della Gestalt, e svela quella che è una nostra cotidiana modalità percettiva” (da Gillo Dorfles, “Ultime tendenze nell’arte d’oggi: dall’informale al neo-oggettuale”, Feltrinelli, 2001, pag. 87).

É alla fine degli anni ’50 che Alviani dà vita alle cosiddette “Superfici a testura vibratile”, composizioni in acciaio il cui rigore geometrico è per così dire alleggerito e infranto attraverso le scalanature generate dalla fresa elettrica.

Queste, diversamente orientate, provocano un effetto di vibrazione della luce che è tanto imprevedibile quanto programmato e che è la perfetta espressione delle diverse istanze di rinnovamento del linguaggio pittorico dal dopoguerra in poi. Stima: 25.000€/30.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – da capitoliumart.it
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966
Paolo Scheggi, Intersuperfice curva dal rosso + bianco, acrilico su tele sovrapposte, 50x50x6, 1966 – Lotto n. 54 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Opera bellissima e importante di un giovanissimo Paolo Scheggi (classe 1940), artista fiorentino protagonista con Lucio Fontana dell’arte spaziale, al lotto n. 54 “Intersuperfice curva dal rosso + bianco”.

Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, Paolo Scheggi è presentato da Fontana stesso alla mostra tenutasi alla Galleria Il Cancello di Bologna nel 1962.

Proprio nel 1966, anno di esecuzione dell’opera, l’artista partecipa alla XXIII Biennale di Venezia con quattro intersuperfici curve dal bianco, dal giallo, dal rosso e dal blu e al XXI Salon de Réalités Nouvelles al Musée d’Art Moderne di Parigi.

Le tele sovrapposte di Scheggi introducono la ricerca spaziale e finanche architettonica nel panorama della rielaborazione dei linguaggio artistico dopo l’informale. É una ricerca che Scheggi conduce con Vincenzo Agnetti, Fontana, Dadamaino, Castellani nel solco delle istanze del Gruppo Zero e che unisce il concettualismo e lo spazialismo all’adesione tecnologica e le ricerche minimali e optical.

Artista dimenticato dalla storia e dal mercato fino a qualche anno fa che ha avuto una vera e propria esplosione. Purtroppo morto giovanissimo a Roma nel 1971. Stima: 140.000€/180.000€.

Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – da capitoliumart.it
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972
Ennio Chiggio, Interferenza lineare 19, tecnica mista su tavola, 50x50x10, 1972 – Lotto n. 55 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Ennio Chiggio nasce a Napoli nel 1938. Nel 1959 si unisce al Gruppo N di Padova con Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Toni Costa.

Nell’ambito delle ricerche oggettiviste, percettive e di indagine della fenomenologia dell’atto artistico, Chiggio mette a punto nel corso degli anni ’60 opere/oggetto costruite attraverso la piegatura e la ripetizione di strisce di cartoncini neri (lotto n. 55 “Interferenza lineare” del 1972).

Attraverso la destrutturazione del campo monocromo informale, ottenuta dalla variazione della riflessione della luce dovuta all’inclinazione degli stessi cartoncini dunque Chiggio riesce a rendere ‘vibratile’ la solidità percettiva dell’opera classica nonché l’aleatorietà di quella informale. Opera tipica e rappresentativa dell’arte cinetica; buono l’anno di esecuzione. Stima: 15.000€/20.000€.

Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – da capitoliumart.it
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971
Hans Jörg Glattfelder, Senza titolo, plastica, 50x50x10, 1971 – Lotto n. 58 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Nato a Zurigo nel 1939 Hans Jörg Glattfelder studia legge e storia dell’arte, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per stabilirsi poi nel 1963 a Firenze. Qui con il poeta Claudio Popovic pubblica la rivista “Comunicazione”. Nel 1979 si trasferisce a Milano dove approfondisce le tematiche relative allo spazio e alla geometria.

Negli anni ’60 la ricerca di Glattfelder è orientata inizialmente ad opere che risentono della lezione del geometrismo dei concretisti di Zurigo.

In seguito, a Firenze fino alla fine del decennio e nei primi anni ’70 l’artista teorizza la possibilità di una produzione ‘anonima’ dell’opera d’arte fatta attraverso mezzi e materiali industriali. Un esempio ne è l’opera in plastica in asta al lotto n. 58 “Senza titolo”.

Le opere di Glattfelder sono il risultato della visione ‘meta-razionalista’ dell’artista che oltre ad indagare il rapporto fra arte e scienza cerca di analizzare il processo stesso dell’espressione artistica in quanto ideazione razionale. Le opere di Gattfelder sono in questo senso spesso modulari e componibili con chiari riferimenti all’arte analitica con sconfinamenti nell’arte cinetica. Stima: 10.000€/14.000€.

Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – da capitoliumart.it
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21x18, 1976
Michelangelo Pistoletto, Autoritratto allo specchio, fotografia a colori, 21×18, 1976 – Lotto n. 77 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

L’uso degli specchi in Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) rappresenta il desiderio dell’artista verso l’apertura del quadro in tre diverse dimensioni: lo spazio, il tempo e la coscienza.

L’opera al lotto n. 77 “Autoritratto allo specchio” ne è rivelatrice. L’artista si fotografa mentre sta sviluppando un suo ritratto nell’acido fotografico da cui viene riflesso il suo volto. La punta delle pinzette si illumina nella parte immersa nel liquido dando vita ad un effetto quasi magico di generazione.

C’è dunque nell’opera il concetto del divenire che però non è processo lineare ma ricordo e continua riscoperta. C’è la presa di coscienza di se stessi anzi di un se stesso che si guarda continuamente in faccia. C’è lo spazio in cui gli altri uomini vivono, uomini che hanno una percezione della tua trasformazione, del tuo temporaneo e mutevole essere nel tempo.

D’altra parte alla metà degli anni  ’70 forte è la ricerca di Pistoletto sul concetto di tempo. Fra il 1975 e il 1976 l’artista realizza un’opera dal titolo “Le Stanze”, articolata in dodici mostre consecutive,  della durata di un anno, negli spazi della Galleria Stein di Torino. Opera che fa parte del cosiddetto ciclo “continenti di tempo”. Stima: 15.000€/20.000€.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – da capitoliumart.it
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110x110, 2016
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su tela, 110×110, 2016 – Lotto n. 81 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 215

Luca Pignatelli è un artista della memoria. Nato nel 1962 a Milano, studia architettura al Politecnico di Torino. Le sue prime opere risentono della formazione da architetto ma già si contraddistinguono per la visone drammatica di un mondo poetico e minacciato.

Nel 1991 tiene la prima personale londinese al Leighton House Museum. Del 1996 è la svolta nella sua pittura che trova la congenialità della sua espressione. Sulle pareti della Galleria Poggiali e Forconi di Firenze fanno la loro apparizione treni e aerei da guerra dipinti su teloni ferroviari (lotto n. 81 “Treno”).

“Nel 1994, per dipingere un treno, invece di usare la normale tela di un quadro, ha preferito riutilizzare un pezzo di telone di canapa. Di quelli – con impressi lettere e numeri di serie a caratteri cubitali in bianco che col tempo diventavano grigi – coi quali, prima degli anni Sessanta, venivano coperti i vagoni-merci che sfrecciavano sulle rotaie. L’artista subiva il fascino di quelle vecchie scritte, da cui traeva nuove suggestioni per il suo lavoro. I suoi vasi dipinti riprendono i soggetti di anfore etrusche, greche e romane: dei dell’Olimpo, scene agresti, personaggi dell’antichità (Ercole e il leone), tori, cavalli, aurighi alla guida di cocchi in gare ippiche, nelle ludi circensi dell’antica Roma o nelle feste elleniche. Tema costante, la guerra: carri da combattimento, eserciti. Da queste immagini antiche – ‘dalla corrosiva bellezza’, come le definisce l’artista -, si passa a quelle contemporanee. La guerra moderna si esprime coi bombardieri: gli aerei hanno sostituto i guerrieri con arco, frecce, spade e mazze. Il racconto per immagini continua. Ma in penombra. Ecco un’altra caratteristica della pittura dell’artista milanese: la penombra, appunto. Pignatelli ama il bianco e nero, le tinte smorzate, il colore corroso dal tempo che perde la lucentezza. Nasce, così, una sorta di pittura “in sordina”. E il colore? Quasi un ricordo” (da Sebastiano Grasso, “Sulle anfore? I cacciabombardieri”Corriere della Sera del 20 gennaio 2008). Stima: 10.000€/14.000€.