Asta Blindarte n. 81 – 29 Novembre 2016 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea + Design

L’asta di Arte Moderna e Contemporanea + Design n. 81 della Casa d’Aste Blindarte si terrà il prossimo 29 Novembre 2016 a Milano. Segnaliamo alcuni lotti d’interesse.

Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72x51.5, 2003
Nunzio, Senza titolo, piombo e pastello su cartone montato su telaio, 72×51.5, 2003 – Lotto n. 82 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nunzio Di Stefano nasce a Cagnano Amiterno in Abruzzo nel 1954. Studia scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja. Negli anni ’80 trasferisce il proprio studio nell’ex pastificio Cerere, nel quartiere romano di San Lorenzo.

Qui, insieme ad altri cinque artisti (Domenico Bianchi, Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo e Piero Pizzi Cannella) darà vita alla Scuola di San Lorenzo che sarà polo nevralgico della cultura cittadina in quegli anni.

Prese le distanze dal citazionismo dalla Transavanguardia, questi artisti cercano un linguaggio nuovo che ri-attinga alla manualità e al fare pittura e che si riconcili con il mercato e  l’oggetto artistico stesso ormai vittima di una afasia di certe radicalizzazioni concettuali.

L’artigianato intimo di Nunzio, unico scultore del gruppo, è evidente in queste opere dove l’artista utilizza vari materiali (nello stile dell’Arte povera) che pone analiticamente in un rapporto primordiale e generativo che invita lo spettatore ad una osservazione quasi comprensiva, partecipativa dell’atto creativo. Stima: 5.000€/7.000€.

Claudio Parmigiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130x100, 1992
Claudio Parmiggiani, Senza titolo, pastello e tempera su tela, 130×100, 1992 – Lotto n. 87 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Claudio Parmiggiani è un artista emiliano nato a Luzzara nel 1943. Diplomatosi all’Accademia di Belle Arti di Modena, frequenta lo studio di Giorgio Morandi a Bologna.

Questa frequentazione lascerà un segno indelebile sulla sua produzione artistica che si muove fra l’arte concettuale e l’arte povera, il minimalismo e la metafisica.

Scrive nella Rubrica online  “Lo Spazio e il Tempo” l’artista ricordando Giorgio Morandi: “la sua casa mi ricordava moltissimo quella di mia zia Onorina a Suzzara. Finestre chiuse per tenere fuori il caldo e il mondo, solo il tic-tac del pendolo. Tutto era immobile. Nel suo studio si poteva comprendere il significato metafisico della polvere” (da “Ricordo di Giorgio Morandi”, ifioridelmale.it).

Parmiggiani usa infatti la polvere, il fuoco, il fumo, ma anche gesso, riporto fotografico, il calco nelle sue opere. Elementi eterei, provvisori, frantumati, riassemblati che fanno riflettere sul tema dell’assenza, della caducità, sui segnali che lasciamo, che travisiamo o che il tempo e il ricordo travisano, sull’inganno non di ogni immagine, ma di ogni segno. Stima: 14.000€/18.000€.

Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160x190, 1983
Mario Schifano, Acerbo, smalto e acrilico su fogli di carta applicati su tela, 160×190, 1983 – Lotto n. 95 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Un “Acerbo” di notevoli dimensioni di Mario Schifano al lotto n. 95.

Schifano, nato a Homs, in Libia nel 1934 è sicuramente l’artista italiano del dopoguerra più meritevole del riconoscimento internazionale che sta riscontrando negli ultimi anni.

L’artista della Scuola di Piazza del Popolo è stato un interprete del postmodernismo italiano come nessun altro. Il suo estro pop si espresso in maniera eclettica dalla pittura, alla regia cinematografica, alla musica psichedelica sempre interpretando la società consumistica con intelligenza e personalità attraverso anche le nuove tecnologie.

La sua pittura è informale, figurativa, espressionista, astratta, nucleare, pop, lirica sempre. Gi “acerbi” (lotto n. 95 “Acerbo”) sono uno dei cicli della fine degli anni ’70 che trova posto accanto ai “paesaggi anemici”, ai “campi di pane”, agli “orti botanici”, alle “biciclette”. Cicli che rappresentano un bisogno di autenticità, un guardare oltre la tecnologia, che comunque mai l’artista romano abbandonerà, e i prodotti industriali; un tornare a un contatto puro con la materia e la natura, verso la poesia. Stima: 40.000€/60.000€.

Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967
Paolo Scheggi, Intersuperficie curva nera, acrilico nero su tre tele sovrapposte, 70x140x7, 1967 – Lotto n. 97 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Nasce a Settignano, presso Firenze, nel 1940 Paolo Scheggi. Frequentata l’Accademia di Belle Arti di Firenze, insofferente al provincialismo fiorentino, nel 1960 si trasferisce a Londra per studiare Visual Design.

Nel 1961 si trasferisce a Milano ed entra in contatto con i cosiddetti “artisti oggettuali” (la definizione è di Gillo Dorfles): Alviani, Bonalumi, Fontana, che tentano il superamento del binomio arte figurativa ed arte astratta. A Bologna, alla Galleria Il Cancello, tiene una personale presentata dallo stesso Fontana. Muore a Roma nel 1971 per una malattia cardiaca.

L’arte di Scheggi non può essere definita semplicemente pittura: la sua è un esigenza totale di configurare uno spazio così da integrare archiettura, moda, design ma anche esperienza. Un arte fatta per la fruizione con un bisogno di rigore formale che sfocia nell’etico.

“[…] Creare un’intersuperficie che raccolga oltre allo Spazio/Tempo anche il senso totale dell’architettura per un ‘nuovo uomo’ […], progettare diventa imperativo assoluto” (Paolo Scheggi).

Le intersuperfici curve o a zone riflesse sono quelle che Scheggi presenta alla XXXIII Biennale di Venezia del 1966. Questa nera  Stima: 600.000€/800.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36x31, 1948
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su carta, 36×31, 1948 – Lotto n. 98 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Carla Accardi, trapanese, fu fondatrice del Gruppo Forma 1 nel 1947 a Roma con Attardi, Dorazio, Consagra, Guerrini, Sanfilippo, Perilli e Turcato.

Il suo linguaggio pittorico fino al biennio 1952-1954 è di matrice cubista e astratto concreta prima di svilupparsi in senso segnico.

Al lotto n. 98 “Senza titolo” una tempera dal sapore Kandiskijano molto bella nei colori, nell’equilibrio della composizione e nell’energia fantastica che sprigiona l’insieme in tensione dei tratti.

La prima personale della Accardi sarà solo nel 1950 alla Galleria Numero di Firenze, seguita da un’altra alla Galleria Salto di Milano rinomata per le mostre del M.A.C. Movimento Arte ConcretaStima: 9.000€/12.000€.

Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5x92, 1959
Alfredo Chigine, Serchio, olio su tela, 72.5×92, 1959 – Lotto n. 104 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Gli inizi del milanese Alfredo Chigine, classe 1914, sono da scultore negli anni ’40. Ha infatti studiato scultura con Giacomo Manzù all’Accademia di Brera. Le prime prove pittoriche testimoniano una figurazione ‘forte’ che presto, verso la fine del decennio, lascerà il posto a opere informali precocissime per il panorama italiano.

Michel Tapié lo invita nel 1958 al festival di Osaka. È invitato con sala personale alla Biennale di Venezia nel 1960, presentato da F. Russoli. È presente alla Quadriennale romana proprio nel 1959, anno in cui dipinge l’opera al lotto n. 104 “Serchio”.

La pittura di Chigine, pur definita informale, si articola per masse cromatiche e forme sapientemente disposte. Grande rilievo ha infatti la struttura che mantiene però una traccia fortissima di una origine gestuale. C’è nelle opere dell’artista milanese una commistione di piani, come se da un fondo informe, prendesse vita un caos che tenda ad una organizzazione. Una creazione riportata là dove tutto ha avuto origine. Stima: 18.000€/22.000€.

Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969
Hsiao Chin, L’orizzonte di Samantha, tecnica mista su tela, 84x138x13, 1969 – Lotto n. 111 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

“L’orizzonte di Samantha” dell’artista cinese Hsiao Chin al lotto n. 111 è un’opera bellissima. Opera dedicata alla figlia Samantha nata a New York nel 1967.

L’opera è un perfetto equilibrio di forme e colori, vuoto e pieno, superficie pittorica e ambiente. Gli elementi sono veri e propri pesi che si fanno il contrappunto. I toni tenui dei colori ad acqua conferiscono all’opera una spontaneità e facilità di lettura che ispirano chiarezza e tranquillità, secondo i principi di quella filosofia taoista fortemente sentita dall’artista in quegli anni.

Da ricordare che Hsiao Chin, a Milano dalla fine degli anni ’50, fonda a Milano nel 1961 con l’artista Antonio Calderara il Gruppo Punto. Il gruppo si proponeva un superamento dell’ossessione dell’informale verso la materia in favore della riecerca di una vita spirituale superiore che contrapponesse all’angoscia esistenziale la consapevolezza dei propri limiti. Stima: 50.000€/70.000€.

Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60x70, 1962
Toshimitsu Imai, Rouge, olio e materia su tela, 60×70, 1962 – Lotto n. 112 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

Toshimitsu Imai nasce a Kyoto nel 1928. Si trasferisce a Parigi nel 1952. Qui sarà il ponte fra la pittura d’avanguardia giapponese e i movimenti informali europei: su tutti forte fu il suo influsso su Georges Mathieu.

In Europa lavora con il gallerista Leo Castelli ed espone alla Galerie Stadler di Parigi. Nel 1960 è alla Biennale di Venezia. Nel 1962, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 112 “Rouge”, l’artista vince un premio alla Mostra di arte giapponese contemporanea di Tokyo. In conseguenza di ciò il Museo d’Arte moderna di Tokyo acquista un buon numero di suoi dipinti.

Quella di Imai è un’arte materica di matrice gestuale che mira ad una libera espressione dell’inconscio. Oltre ad un innato e calibratissimo senso del colore e del contrasto tipico di Imai è lo svilupparsi della materia in forma di ‘tela di ragno’, come se tutta l’energia tenuta a freno dalla coscienza esplodesse a raggera dalla tensione degli stessi contrasti. Stima: 60.000€/80.000€.

Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180x190, 2010
Sergio Fermariello, Senza titolo, olio su tela, 180×190, 2010 – Lotto n. 187 – Immagine da blindarte.com – Asta Blindarte n. 81

I guerrieri dell’artista napoletano Sergio Fermariello in una tela di grande formato al lotto n. 187, “Senza titolo”.

Classe 1961, Fermariello studia Scienze naturali a Napoli decidendo poi dall’età di venti anni di dedicarsi alla pittura. Nel 1993 è invitato da Achille Bonito Oliva ad esporre alla XLV Biennale di Venezia.

Il ciclo dei guerrieri è un’espressione originale di natura segnica dell’artista napoletano. Fermariello verga simboli che richiamano ad una storia antichissima, che alludono dal punto di vista iconografico alle pitture rupestri, oppure alla storia recente della scrittura / disegno infantile o al graffito delle città moderne.

Ci sono tutte queste citazioni, ma non si tratta semplicemente di questo. Nell’ossessiva ripetizione di un simbolo umano (l’uomo con scudo e lancia) e allo stesso tempo primitivo, Fermariello ci ricorda in modo subliminale di non dimenticare chi siamo e da dove veniamo, qual’è la nostra storia; ci dice di non giudicare dalla comodità dei nostri divani, ammirando magari la bellezza e gli effetti di luce delle nostre opere d’arte,  un’umanità più povera e derelitta. Stima: 12.000€/18.000€.

Asta Capitolium Art n. 207 – Brescia, 30 Novembre 2016 – Arte Moderna e Contemporanea

La prossima asta (n. 207) di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Capitolium Art sarà effettuata Mercoledì 30 Novembre in due sessioni alle ore 17.00 (lotti 1-71) e alle ore 20.00 (lotti 72-139). Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Xavier Bueno, Senza titolo, olio su tela, 40x30
Xavier Bueno, Senza titolo, olio su tela, 40×30 – Lotto n. 36 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Chi ha visitato la mostra “Doppio ritratto – Antonio e Xavier Bueno. Contrappunti alla realtà tra avanguardia e figurazione” tenutasi al museo di Villa Bardini dal maggio al settembre 2016 conosce lo spessore artistico dei fratelli Bueno.

Origine spagnole, formazione mitteleuropea, Xavier Bueno stabilì la sua dimora a Firenze insieme al fratello Antonio nel 1940 e più si mosse dal capoluogo toscano.

Dal realismo spagnolo ai “Pittori Moderni della Realtà” il passo fu breve, ma il suo incredibile talento e sensibilità lo condussero ad elaborare una interpretazione del reale assai originale, a un immaginario creativo ‘espressionista’ dove l’uomo e su tutto i bambini (quelli delle guerre, in particolare la guerra civile spagnola, lotto n. 36 “Senza titolo”) assurgono a simbolo di un eroismo tragico indelebile dalla memoria.

Scrive Giorgio de Chirico nelle “Memorie della mia vita” (Astrolabio, Roma, 1945): “i pochi pittori talentuosi che ho conosciuto nella mia vita sono, in ordine di tempo, Kandinsky, Picasso, Derain, De Pisis, Annigoni e i fratelli Xavier e Antonio Bueno”. In ordine di tempo. Stima: 10.000€/14.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 50x70, 1972
Emilio Scanavino, Senza titolo, acrilico su cartone, 50×70, 1972 – Lotto n. 48 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Emilio Scanavino nasce a Genova nel 1922. Dopo studi di architettura all’Università di Milano si dedica all’arte. Soggiorna a Parigi nel 1947 e poi a Londra dove espone ed entra in contatto con artisti quali Jaguer, Wols, Sutherland, Bacon dai quali è fortemente influenzato.

Dai primi anni ’50 in poi numerose le sue partecipazioni alla Biennale veneziana (1950, 1954, 1960 con sala personale, 1966, solo per citarne alcune) e le mostre nazionali e internazionali (una felice collaborazione fu con la Galleria del Naviglio diretta da Carlo Cardazzo).

Nel 1971 Scanavino subisce un delicato intervento alla testa per emorragia cerebrale. La malattia, in qualche modo, imprime una nuova impronta creativa alla pittura dell’artista genovese: la sintassi si irrigidisce nel segno del dolore, i nodi si raccolgono in strutture che hanno allo stesso tempo vita e spazio vitale. Le esplosioni, le germinazioni si riducono a campiture elementari e primarie di colore. Queste vengono irretite dalle tipiche bende e fasci muscolari in un tentativo, forse, di tenere ancora in sé un mondo (lotto n. 48 “Senza titolo”). Stima: 5.000€/7.000€.

Roberto Crippa, Spirale, olio su tela, 90x70, 1954
Roberto Crippa, Spirale, olio su tela, 90×70, 1954 – Lotto n. 61 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Una “spirale” di Roberto Crippa del 1954 al lotto n. 61.

Già in questa “spirale” si preannuncia l’evoluzione che i “discorsi nello spazio”, come Crippa definiva queste opere, avrebbero subito nel secondo quinquennio degli anni ’50.

Il tratto si fa più pesante e meno preciso, l’artista stende il colore direttamente dal tubetto sulla tela, le ellissi assumono un aspetto meno geometrico e tendono ad arrotolarsi su se stesse in viluppi che pian piano rimandano anche ad elementi zoo e antropomorfi.

È come se l’artista monzese si fosse stancato di una pura ricerca aerea, particellare; come se, percorso tutto lo spazio, volesse tornare sulla terra, all’origine della vita, quella vita che che, se viene dall’universo, è però constatazione delle nostre mani.

La poesia ‘totemica’ di Crippa degli anni successivi non è dunque altro che questo: una riscoperta, un’esigenza di un uomo che è sempre stato animato da una grandissima passione per la realtà. Stima: 12.000€/16.000€.

Bernard Aubertin, Tableau Clous, chiodi su tavola, 90x50, 1960
Bernard Aubertin, Tableau Clous, chiodi su tavola, 90×50, 1960 – Lotto n. 71 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Bernard Aubertin, classe 1934, è stato uno dei protagonisti del Gruppo Zero di Düsseldorf (con Heinz Mack, Otto Piene e Günther Uecker). Del gruppo fecero parte artisti che affermavano di operare in una “zero-zone”, uno spazio mentale più libero che consentisse di non restare irretiti nelle pastoie del linguaggio pittorico e scultoreo tradizionale ma anzi di rinnovare la grammatica stessa della creazione / comunicazione artistica.

Nuovi mezzi espressivi e nuovi materiali dunque: due elementi che trovano pieno soddisfacimento nell’opera di Aubertin al lotto n. 71 “Tableau Clous” del 1960: nel rosso e nell’energia del gesto di conficcare chiodi sulla tavola. Opera dunque ‘datatissima’, probabilmente fra i primi esemplari in cui l’artista impiega i chiodi su tela monocroma.

Le prime tele monocrome rosse risalgono infatti al 1957, nate su ispirazione di Yves Klein, del quale Aubertin visita lo studio in quell’anno. I primi “Tableu feu” sono invece del 1962. Una più estesa produzione di “Tableau Clous” è nota invece a partire dalla seconda metà degli anni ’60.

Il rosso, i chiodi, il fuoco riassumono l’arte di Aubertin: colore, elementi, energia, adrenalina rinnegano, bruciano l’arte ma in attesa e con la forza di una rinascita. Stima: 10.000€/15.000€.

Hsiao Chin, Senza titolo, inchiostro su tela, 62x90, 1988
Hsiao Chin, Senza titolo, inchiostro su tela, 62×90, 1988
– Lotto n. 92 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

C’è sempre tantissima poesia nelle opere del cinese Hsiao Chin (Shangai, 1935). È forse per come concepisce lui stesso l’arte: “in Cina si dice, fin dall’antichità, che la massima espressione dell’arte è di non perdere l’innocenza. Solo attraverso l’innocenza si può trovare la verità” afferma l’artista rispondendo a Luca Zaffarano per il catalogo della piccola mostra antologica allestita da Robilant+Voena in collaborazione con la Collezione Koelliker nel 2015.

La carriera artistica di Hsiao Chin inizia nella Milano della fine degli anni ’50 quando l’artista cinese entra in contatto con le correnti dell’astrazione di matrice europea. A Milano frequenta Fontana e Manzoni. Nel 1961 fonda con Antonio Calderara il movimento “Punto”.

Il lnguaggio di Hsiao Chin è una sintesi fra l’energia coloristica, gestuale, anche spaziale occidentale e i principi dell’equilibrio e dell’armonia orientali. Fedele all’etica taoista Chin concilia pieni e vuoti, bianco e nero, forme e informe. Lo fa con estrema semplicità, riportando ogni ispirazione all’origine, un’origine che dà vita a un disegno che non è mai né astratto né figurativo ma solo ‘significante significato’.

Nella mostra del 2008 “Hsiao Chin. Viaggio in-finito 1955-2008”, organizzata dalla Triennale di Milano in collaborazione con lo Studio Marconi, Hsiao Chin espose circa 100 opere suddivise cronologicamente da lui stesso in nove periodi temporali. Definì il periodo 1981-89 (lotto n. 92 “Senza titolo” del 1988) “periodo Qi, in cui si dedica allo studio per aumentare l’energia vitale e il Qi”. Stima: 8.000€/12.000€.

Angeli Savelli, Ascent, tecnica mista su tela, 36x46, 1972
Angeli Savelli, Ascent, tecnica mista su tela, 36×46, 1972
– Lotto n. 97 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Angelo Savelli nasce a Vibo Valentia nel 1911. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma diplomandosi nel 1936. Nel 1956, a New York (vi si trova dal 1953 al seguito della moglie, la giornalista Elisabeth Fischer), realizza “Bianco su bianco”, una serigrafia, la sua prima opera totalmente bianca.

“Inizialmente il bianco era legato al soggetto trattato, complementare a questo. In seguito è diventato supporto a se stesso, forza, senza essere legato a null’altro che alla propria energia” ha affermato Savelli.

Nell’opera al lotto n. 97 “Ascent” c’è tutta ricerca spaziale di Savelli, che negli anni ’40 già espone più volte con Fontana alla Galleria del Naviglio: “ci sono due forme di spazialità. Quella reale e terrena di Fontana e quella mia che definirei eterica, in grado di comunicare con il subcosciente”.

La diagonale ascensionale disegnata sulla tela prelude già all’uso della corda che si affermerà negli anni ’70. Stima: 18.000€/24.000€.

Dadamaino, Volume, acrilico su tela, 40x30, 1961
Dadamaino, Volume, acrilico su tela, 40×30, 1961 – Lotto n. 104 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Edoarda Emilia Maino, artista milanese d’adozione, sarda di origini, autodidatta, presenta per la prima volta uno dei suoi “volumi” (lotto n. 104) l’8 dicembre 1959, nella mostra collettiva “La donna nell’arte contemporanea” che si tenne alla Galleria Brera a Milano.

L’opera di quella occasione è una tela monocroma con un grande squarcio ovoidale che pone la Dadamaino in sintonia con le coeve ricerche di azzeramento e rinnovamento nell’arte del Gruppo Zero, di Azimut, del Gruppo T e del Gruppo N, del G.R.A.V.

“Quando nel ’58 ho cominciato a ritagliare le tele sino a che rimanesse in vista il telaio. […] Era necessario eliminare la tela, il pennello e le spatolate di colore orgiasticamente celebrative dell’era informale per far nascere il nuovo” (da Eleonora Fiorani, “Il Percorso del quotidiano: Dadamaino 1990-91”). Stima: 25.000€/35.000€.

Marina Apollonio, Linea 7, acrilico su tela, 70x70, 1975
Marina Apollonio, Linea 7, acrilico su tela, 70×70, 1975 – Lotto n. 105 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

La triestina Marina Apollonio, classe 1940, è una delle figure di rilievo dell’arte cinetica italiana. Allieva di Giuseppe Santomaso all’Accademia di Belle Arti di Venezia frequenta in seguito Getulio Alviani, la Dadamaino e gravita attorno ai gruppi di avanguardia di quegli anni (Gruppo Zero, Gruppo T, Gruppo N, G.R.A.V.).

Dal 1975 la Apollonio realizza opere basate sul rapporto ortogonale fra linee diversamente colorate su fondo nero (lotto n. 105 “Linea 7”) esposte poi nel 1979 nella personale alla galleria Struktura di Milano.

Sono opere dove la linea la fa da padrona: linee a dissolvenza cromatica, talvolta impercettibile, come strutture minimali attraverso le quali la Apollonio indaga la tensione interottica fra campo visivo  e superficie. Stima: 18.000€/24.000€.

Gaetano Pesce, Proiezione dinamica, pannello luminoso elettrificato, 150x150, 1963
Gaetano Pesce, Proiezione dinamica, pannello luminoso elettrificato, 150×150, 1963 – Lotto n. 108 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Gaetano Pesce è uno scultore e designer nato a La Spezia nel 1939. Ha studiato architettura presso lo IUAV di Venezia e ha frequentato l’istituto di design industriale nella stessa città. Vive e lavora a New York.

Pesce è un artista noto a livello internazionale soprattutto per prodotti di design industriale. Spazi espositivi gli sono stati dedicati al Centre Georges Pompidou, al Museum of Modern Art, al Metropolitan Museum of Art di New York, al Victoria and Albert Museum di Londra.

Dal 1959 al 1964 Pesce ha partecipato alle attività del Gruppo N di Padova. L’artista lavorava ad oggetti di arte programmata e depersonalizzata, “oggetti che si lasciano muovere” per l’intervento dello spettatore o comunque di un agente terzo.

Un esempio di queste opere in asta al lotto n. 108 “Proiezione dinamica”, pannello luminoso elettrificato. Produzione che Pesce ha ormai rinnegato per un rapporto più viscerale con la la realtà che ama rappresentare e criticare. Stima: 15.000€/20.000€.

Claudio Olivieri, Senza titolo, olio su tela, 100x70, 1970
Claudio Olivieri, Senza titolo, olio su tela, 100×70, 1970 – Lotto n. 120 – Immagine da capitoliumart.it – Asta Capitolium Art n. 207

Claudio Olivieri, pittore romano classe 1934, tiene la sua prima personale alla Galleria Annunciata di Milano nel 1959. Da allora è stato uno dei maggiori esponenti dell’arte analitica in Italia, presente alle Biennali di Venezia nel 1966, 1980, 1986 e 1990 (in due occasioni con sala personale).

Le strutture minime di Olivieri trovano la loro ragion d’essere soprattutto nella stesura e in sapienti mescolanze di colori di cui l’artista indaga sensuali accostamenti e audaci contrasti.  Tali contrasti sovente generano una spazialità che lascia il campo a una evocatività inaspettata (come è il caso dell’opera al lotto n. 120 “Senza titolo”).

Si suole dire che per Olivieri sia più appropriata la definizione “Pittura pittura” piuttosto che “pittura analitica” poiché l’artista ha sempre affermato di “separare analisi e operatività”. Stima: 6.000€/8.000€.