Asta Borromeo n. 9 – 27 Maggio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 27 maggio 2017 l’asta di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Borromeo Studio d’Arte. La due sessioni si terranno nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). Seconda sessione prevista per le ore 15.00 (lotti 501-826). La TopTen di SenzaRiserva.

Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – da asteborromeo.arsvalue.com
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47x38, 1963
Carla Prina, Senza titolo, olio su cartone, 47×38, 1963 – Lotto n. 646 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Pittrice italiana nata a Como nel 1911, Carla Prina è stata la componente femminile del Gruppo degli astrattisti comaschi (Mario Radice, Manlio Rho, Carla Badiali, Aldo Galli).

Frequentata l’Accademia di Brera ra il 1932 ed il 1936 la Prina approfondì gli studi prima a Rodi poi a Roma dove fu sorpresa dallo scoppio della seconda guerra mondiale e costretta a tornare in famiglia. A Como conobbe l’architetto Alberto Sartoris, ispiratore e sostenitore delle istanze razionalistiche del Gruppo insieme a Giuseppe Terragni. In seguito visse in Svizzera.

Armonie nei rapporti delle forme ed una concezione di pittura molto vicina all’architettura, seppur resa nella piena bidimensionalità della superficie e della composizione, quella di Carla Prina che negli anni ’50 e ’60 si libera da un rigido geometrismo costruttivista per dar vita ad opere ispirate ad un estroso naturalismo cromatico. Forti i richiami a forme cristalline e organiche rese attraverso la scomposizione del colore caratterizzano le opere degli anni’60 (lotto n. 646 “Senza titolo”).

Di lei scrive il marito Alberto Sartoris: “alla potenza massiccia di Giuseppe Terragni, alle densità plastiche di Pietro Lingeri, al razionalismo lirico di Giovanni Vedres, all’agile e serrato tecrikismo di Cesare Cattaneo si univano le archipitture di Osvaldo Licini nelle loro ingiunzioni più categoriche, l’emozione plastica del mondo delicato e trasparente che costituisce la sostanza prima dell’intelligenza e della sensibilità di Carla Prina, le audaci intensità coloristiche di Mauro Reggiani […]” (da Alberto Sartoris, Tempo dell’Architettura Tempo dell’Arte. Cronache degli Anni Venti e Trenta, Fondazione Adriano Olivetti, 1990, p. 156). Stima: 5.000€/6.000€.

Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40x50, 1960
Mattia Moreni, L’incontro, olio su tela, 40×50, 1960 – Lotto n. 656 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Mattia Moreni fu uno dei partecipanti al Gruppo degli Otto di Lionello Venturi fra il 1952 ed il 1954.

Nel 1953 a Frascati crea le prime opere della celebre serie delle “Staccionate” in cui l’artista riporta geometrismi puramente astratti ad un ‘linguaggio’ reale di base: il recinto.

Sensibile alle spinte informali (lotto n. 656 “L’incontro”) negli anni le geometrie si perdono, ma mai viene meno in Moreni il riferimento alla realtà, letta sempre in chiave esistenziale, ironica, disillusa.

Anzi l’artista creerà veri e propri simboli/protesta verso il mondo contemporaneo e allo stesso tempo opere cariche di nostalgia per una condizione di semplicità primigenia primitiva ed istintiva fino all’erotismo: baracche, pellicce, cartelli stradali, angurie antropoidi, grandi ‘sessi’, fino al famoso dissacrante ciclo degli uomini-computer. Una realtà dove non c’è posto per le distinzioni ma tutto si amalgama e si confonde, animato da una energia cosmica metamorfica che pervade in modo tumultuoso e crudele ogni aspetto dell’esistenza dal gesto, allo sguardo, all’oggetto, al paesaggio. Stima: 8.000€/10.000€.

Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130 1989 – Lotto n. 678 – da asteborromeo.arsvalue.com
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160x130 1989
Valentino Vago, C. M. 85, olio su tela, 160×130, 1989 – Lotto n. 678 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Opera di dimensioni importanti dell’artista brianzolo Valentino Vago (classe 1931) al lotto n. 678 “C. M. 85” del 1989.

Potremmo definire la pittura di Vago in termini di pura ricerca spirituale. Prima di tutto per il richiamo naturalistico che nasce dal riferimento visuale più immediato: l’orizzonte. C’è sempre una linea di confine dove qualcosa può o sta per succedere nelle opere dell’artista di Barlassina, un limite che apre uno spazio reale e mentale infinito e carico di evocatività.

C’è poi una ricerca analitica e minimale che è approfondimento e studio del segno: il segno che l’artista traccia su questo orizzonte ma anche la testimonianza di una traccia certa dell’imperscrutabile. Vago sembra voler attraversare questo spazio, oppure fluttuarci sopra, o semplicemente guardare il cielo e cercare umilmente d’interpretarlo.

Opera lirica al confine fra arte minimale e analitica, non priva però di una spazialità interiore che consente all’artista di non far prescindere mai questa dal suo autore. Autore che dipinge pervaso, nella concezione platonica dell’artista, da un’ispirazione divina.

Non a caso negli anni ’80 Vago si dedica assiduamente alla decorazione di ambienti, soprattutto chiese: “ambienti fra cui, dagli anni Ottanta in poi, prevale abbastanza rapidamente la chiesa, il luogo della preghiera, che per l’artista diventa il contesto ideale in cui dare consistenza nel medesimo tempo e nel medesimo modo tanto all’aspetto spaziale-luministico quanto a quello simbolico e spirituale del lavoro” (da Valentino Vago. La bellezza dell’invisibile, a cura di Martina Corgnati, catalogo della mostra tenutasi alla Galleria San Carlo, Milano, 2011, p. 8). Stima: 11.000€/13.000€.

Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975 – Lotto n. 683 -da asteborromeo.arsvalue.com
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
Gottardo Ortelli, Senza titolo, acrilici su tela, 95x130x4, 1975
– Lotto n. 683 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Gottardo Ortelli, artista di Viggiù, sta vivendo una recente riscoperta da parte del mercato. In particolare per le opere del periodo analitico.

È infatti nel triennio 1974-1976 che Ortelli dà vita al cosiddetto ciclo “Immersione totale”. Si tratta di dipinti scanditi da linee verticali in monocromia dove il tratto minimale dell’artista si caratterizza per la variabilità dello spessore sia sulla riga che nell’alternanza. Questa particolarità genera effetti cangianti a seconda del punto di vista. Inoltre, attraverso le leggere trasparenze della linea sulla tela ‘grezza’, in un reticolo di varia opacità, Ortelli introduce al concetto spaziale ed architettonico di ‘immersione’.

Opere dunque che hanno riferimenti non sono analitici, ma anche optical vicini alle coeve ricerche degli anni ’70 e che citano i concetti di reciproca ‘invasione’ del campo pittorico da parte della pittura stessa e della realtà.

Bella e importante l’opera ‘duale’ al lotto n. 683 “Senza titolo” che suggerisce quasi il coinvolgimento stereoscopico del processo immersivo in atto. Stima: 8.000€/10.000€.

Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – da asteborromeo.arsvalue.com
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968
Lucio Del Pezzo, La fênetre, assemblaggio e acrilici su tavola, 65x50x12, 1968 – Lotto n. 753 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Lucio Del Pezzo nasce a Napoli nel 1933. Qui fu fra i fondatori del Gruppo 58  di ispirazione surrealista e neo-dadaista con Nanni Balestrini, Guido Biasi, Giuseppe Alfano, Edoardo Sanguinetti, Mario Colucci, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano, Mario Persico.

L’intento del Gruppo era quello di “chiudere il tormentoso rubinetto dell’inconscio e di gettare un ponte tra il presente della nostra civiltà spirituale e l’origine, dimostrando quanto questa civiltà sia ancora capace di cantare con semplicità le albe primordiali pulsanti nella memoria del suo sangue” come si legge nel Manifesto. Intenti che hanno punti di convergenza con il milanese Movimento Nucleare.

Dal 1960 Del Pezzo lascia Napoli ed è a Parigi, poi a Milano. L’esperienza parigina apre l’artista alle ricerche d’oltralpe condotte nel solco del Nouveau Réalisme di Pierre Restany.

Da queste radice prendono vita le opere più originali di Del Pezzo fra rimandi folkloristici all’oggettualità partenopea, ironia antiborghese e intertestualità culturali di matrice psicanalitica, simbolica e metafisica.

Un’arte ludica i cui risultati migliori si trovano in questi assemblaggi degli anni ’60 (lotto n. 753 “La fênetre”): quadri-sculture con mensole e oggetti su cornici monocrome dove si ritrova la decontestualizzazione pop della citazione colta tipicamente italiana resa però atto meta-pittorico in sé nel segno di una giocosa demistificazione. Stima: 10.000€/12.000€.

Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – da asteborromeo.arsvalue.com
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80x120, prima metà anni 80
Mario Schifano, Senza titolo, smalto e acrilico su tela con cornice dipinta, 80×120, prima metà anni 80 – Lotto n. 762 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Bellissimo “Campo di pane” di Mario Schifano al lotto n. 762 “Senza titolo”. Sono le opere degli anni ’80 a nostro giudizio le più ‘vere’ dell’uomo Schifano.

Se negli anni ’60 l’artista si rifà alle contemporanee esperienze americane, seppur interpretate in modo assai originale, e nei ’70 si dedica ad una produzione talvolta seriale; negli ’80 Schifano crea le serie (gli acerbi, le case sole, i gigli d’acqua, gli orti botanici etc…) che lo riportano a ‘riconsiderare’ la realtà con nuova sensibilità, tanto che Achille Bonito Oliva lo definisce “transavanguardista tra virgolette”.

Da ricordare che Schifano è presente nel 1982 alla XL Biennale di Venezia curata da Gian Alberto Dell’Acqua, e che ci sarà nuovamente nelle due edizioni successive del 1984 e del 1986.

Gli ’80 saranno inoltre  gli anni delle nuove sperimentazioni sui linguaggi tecnologici, delle tele computerizzate e delle ricerche sull’infantilismo seguite alla nascita del figlio Marco nel 1985. Stima: 15.000€/17.000€.

Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 da asteborromeo.arsvalue.com
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40x80, 1976
Tano Festa, Senza titolo, dittico di acrilici su tela, 40×80, 1976 – Lotto n. 774 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Originale dittico di Tano Festa, altro artista protagonista della Scuola di Piazza del Popolo e dell’arte pop italiana al lotto n. 774 “Senza titolo”.

Il soggetto non è così originale, rimanda infatti al ciclo “Da Michelangelo” cioè alle opere ispirate alla “Creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti nella volta della Cappella Sistina, di cui Vasari scrive: “[Nella] creazione di Adamo, [Michelangelo…] ha figurato Dio portato da un gruppo di Angioli ignudi e di tenera età, i quali par che sostenghino non solo una figura, ma tutto il peso del mondo, apparente tale mediante la venerabilissima maiestà di quello [Dio] e la maniera del moto, nel quale con un braccio cigne alcuni putti, quasi che egli si sostenga, e con l’altro porge la mano destra a uno Adamo, figurato di bellezza, di attitudine e di dintorni di qualità che e’ par fatto di nuovo dal sommo e primo suo creatore più tosto che dal pennello e disegno d’uno uomo tale” (da Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, Michelangnolo, 1568).

Originale invece è il mix iconografico con il quale Festa compone il suo lessico: intanto il dittico, che sembra spezzare in due l’atto della creazione, o meglio isolare le due mani nel pannello di destra, quasi in una zona irraggiungibile. Nel pannello di sinistra invece varie tonalità di cielo, tenute ferme, ancorate alla realtà da una cerniera per persiane, quasi l’artista volesse rappresentare in un unicum la terra e il cielo, la concretezza della speranza  e l’irraggiungibilità della perfezione. Stima: 8.000€/10.000€.

Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – da asteborromeo.arsvalue.com
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40x30, 1991
Jiri Kolar, Chassés du paradis, collage e tecnica mista su tavola, 40×30, 1991 – Lotto n. 798 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Il tema di Adamo torna al lotto n. 798 “Chassés du paradis” del grandissimo Jiří Kolář, il padre del collage.

Kolář riprende il tema della cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso da Masaccio che dipinge l’affresco con lo stesso soggetto durante il lavoro di decorazione della Cappella Brancacci, nel transetto della Chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. L’affresco è una delle maggiori testimonianze di umanesimo rinascimentale nella resa realistica dei due personaggi.

Sotto Kolář inserisce invece un estratto di un celebre ritratto di una delle amanti di Pablo Picasso, Dora Maar, fotografa jugoslava, conosciuta nel 1936.

Si direbbe dunque essere questa un’opera concettuale dove l’artista ceco crea quasi un compendio della storia universale: dal peccato originale all’amore carnale, il tutto inserito in una cornice dove il dinamismo e la forza delle figure è accompagnata da una diagonale ‘astrale’, mentre la complessità dei significati e quasi dell’esegesi viene espressa dal bellissimo e tipico collage di ritagli di giornale dove ogni parola fa assurgere un nuovo valore semantico all’impianto visuale. Stima: 3.300€/3.500€.

Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – da asteborromeo.arsvalue.com
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78x68, 1990
Magdalo Mussio, Senza titolo, tecnica mista su tavola, 78×68, 1990 – Lotto n. 803 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Artista volterrano, classe 1925, Magdalo Mussio frequenta l’Accademia di Belle Arti a Firenze. Redattore della rivista culturale Marcatré, fu poi docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata nelle Marche.

“Parlare di sé, del proprio scadimento, dell’articolarsi della memoria e il contrapporsi ad essa per farne un episodio di felicità; un grafema che si affianca a una voce non udibile nel tempo camuffato; un atto che dimentica subito il proprio fare e la felicità ritorna a essere un nero episodio della memoria di sé… Si parla di ‘scrittura’ e anche di ‘antiscrittura’, del crinale sul quale si opera. Altri ne debbono parlare. Mi sembrano cose lontane. Non saprei…” (dal Catalogo della mostra Segno e poesia, Centro d’arte Bellora, Milano, 1986).

Poesia visiva sicuramente questa di Mussio al lotto n. 803 “Senza titolo”: carte geografiche della coscienza e dell’anima dell’artista che colloca parole significative in uno spazio ‘sindonico’; sul cuore, la testa, i piedi; e poi ci traccia dei segni come frustate, forature come stigmate, connessioni che si sbiadiscono, più o meno, nella memoria. Stima: 4.800€/5.200€.

Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – da asteborromeo.arsvalue.com
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101x101, 1968
Gianni Emilio Simonetti, Metafora insegue tagliola dentro la trappola, tecnica mista su tela, 101×101, 1968 – Lotto n. 805 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Borromeo Studio d’Arte n. 9

Altro artista che sta vivendo un buon momento di mercato è Gianni Emilio Simonetti. Esponente del situazionismo italiano e del movimento Fluxus Simonetti mette in scena nelle sue opere un ‘teatro dell’assurdo’ fatto di intelligenza, bisticci di linguaggio e sinestesie che catturano lo spettatore nella performance dell’autoreferenzialità dell’arte.

Scrittore e saggista, artista ironico anche sul concetto stesso di arte concettuale, si definisce “artista-teorico-rivoluzionario” e, nella nota biografica di un suo libro scrive: “Gianni-Emilio Simonetti, nato a Roma, vive sul Lago Maggiore. Filosofo, già esponente di rilievo del pensiero ‘situazionista’, si occupa anche di disagio psichico, di arte contemporanea e di cultura della cucina.

Tra i fondatori della rivista La gola è senz’altro uno dei maggiori esperti italiani di cultura gastronomica. Per le nostre edizioni è autore di L’agonia e i suoi sarti. 1968-1998: le ragioni dell’assalto e quelle della resa (1998), La domesticazione sociale (2001) e La vivandiera di Montélimar. Il secolo delle rivolte logiche e la nascita della cucina moderna nelle memorie di una petroleuse (2004)” (da Gianni-Emilio Simonetti, La sostanza del desiderio. Cibo, piaceri e cerimonie, DeriveApprodi, 2005).

Bella l’opera al lotto n. 805 “Metafora insegue tagliola dentro la trappola”, del 1968, che ben esemplifica, già dal titolo, la complessità e l’acutezza beffarda dell’artista romano. Stima: 8.000€/10.000€.

Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.