Asta Pananti n. 122 (sessione III) – 8 Aprile 2016 – Firenze, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 122, sessione III, di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Pananti di Firenze si terrà il giorno 8 aprile 2017 alle ore 16.00. La topten di SenzaRiserva.

Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – da pananti.com
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106x80
Pietro Annigoni, La tentazione di sant’Antonio, olio su tela, 106×80 – Lotto n. 251 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Nato a Milano nel 1910 ma fiorentino d’adozione, Pietro Annigoni fu nel 1947 protagonista con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno dell’esperienza dei “Pittori Moderni della Realtà”.

La loro prima si tenne a Milano, alla galleria “L’Illustrazione Italiana”, nel novembre del 1947. Si legge nel Manifesto: “[…] Noi riaffermiamo invece quei valori spirituali e più precisamente morali senza i quali fare opera di pittura diventa il più sterile degli esercizi. Noi vogliamo una pittura morale nella sua più intima essenza, nel suo stile stesso, una pittura che in uno dei momenti più cupi della storia umana sia impregnata di quella fede nell’uomo e nei suoi destini, che fece la grandezza dell’arte nei tempi passati”.

Dal 1949 Annigoni espone con successo all’estero fino ad eseguire nel 1955 un “Ritratto della Regina Elisabetta II” il cui successo gli procura committenze da parte dell’elite dell’epoca (fra gli altri anche John Fitzgerald Kennedy e Papa Giovanni XXIII).

L’artista esegue intanto  importanti cicli pittorici  a tema sacro improntati ad una ispirata spiritualità ed eseguiti con l’antica tecnica dell’affresco a Castagno d’Andrea, Montecassino, Pistoia e, poi fra il 1980 e il 1988, presso la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Sono gli anni nei quali Annigoni trova probabilmente l’ispirazione per dipingere la bellissima opera al lotto n. 251 “La tentazione di sant’Antonio”. Stima: 9.000€/13.000€.

Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – da pananti.com
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40x30
Antonio Bueno, Figura in penombra, olio su faesite, 40×30 – Lotto n. 275 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Antonio Bueno è un altro degli artisti che furono animatori del Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà. Nato nel 1918 a Berlino sarà in Italia già nel 1941 con le prime mostre a Milano e a Firenze insieme al fratello Xavier.

La pittura dei primi anni è improntata ad un realismo che ha come soggetti il ritratto, le nature morte ma che è anche venato di una impronta metafisica che risente del modello che i due fratelli allora identificavano nel Pictor Optimus Giorgio De Chirico.

L’uovo, le pipe, il righello sono i soggetti rappresentativi di un impulso neometafisico e sperimentale che allontanerà Antonio dal Gruppo (che si scioglierà quasi subito) e dal fratello e che troverà la sua massima espressione fra gli anni 1952 e 1959 (con la consacrazione nella Biennale veneziana del 1956).

Gli anni ’60 sono contraddistinti dalle sperimentazioni. Antonio fonda con altri artisti il Gruppo ’70 promuovendo contaminazioni tra pittori, musicisti e poeti d’avanguardia e introducendo tecniche quali il collage, i monocromi, la poesia visiva.

Dal 1969 alla morte (nel 1984) Antonio inaugura la stagione della “neoretroguardia”. Abbandona il Gruppo ’70 e torna a una figurazione con accenti neometafisici, in cui riprende in particolare il ritratto coniando una stilizzazione delle forme che lo ha reso unico.

Antonio umanizza e insieme idealizza i soggetti. Allo stesso tempo li elitarizza con rimandi colti e intertestualità. Sono soggetti a volte pieni di ironia, altri di raffinatezza, a tratti di imperscrutabilità che fanno delle sue opere un artificio fantastico. Come al lotto n. 275 “Figura in penombra”. Stima: 5.000€/7.000€.

Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – da pananti.com
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35x27.5, 1967
Mario Tozzi, Testina, olio su tela, 35×27.5, 1967 – Lotto n. 291 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Mario Tozzi, artista di Fossombrone, fu uno dei protagonisti del Groupe des Sept (Gruppo dei Sette) negli anni ’20 a Parigi con Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, Renato Paresce, Alberto Savinio e Gino Severini. La sua prima pittura è caratterizzata dai valori plastici del movimento Novecento e si distingue per una ricerca di equilibrio e armonia neo-quattrocentesca.

Tornato a Roma nel 1936 l’artista si dedica all’affresco. È alla Biennale di Venezia nel 1938 e nel 1942 e poi, nonostante una lunga malattia, ancora nel 1948, nel 1952 e nel 1954.

Dal 1958 il linguaggio pittorico di Tozzi si orienta verso un geometrismo che ha per soggetti soprattutto volti, architetture e corpi femminili (lotto n. 291 “Testina”). Tali soggetti assurgono ad una stilizzazione del tratto che idealizza le figure in simboli di grazia e bellezza.

Un linguaggio scultoreo, fatto spesso con una tecnica antica, su una superficie che sembra quasi scalfita come un geroglifico, un bassorilievo che non parla del presente ma del passato e del futuro. Stima: 12.000€/15.000€.

Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – da pananti.com
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42x60, 1914
Fillide Levasti, Natura morta con fondo a fiori, olio su tela, 42×60, 1914 – Lotto n. 292 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Fillide Giorgi Levasti nasce a Firenze nel 1883. Studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze ed è allieva di Giovanni Fattori. L’artista Giovanni Costetti frequenta la casa della pittrice a Poggibonsi e le trasmette la ricerca di spiritualità e di nuovi modi espressivi che il Costetti andava sperimentando nella ritrattistica di quegli anni.

Già la prima pittura della Levasti evidenzia infatti una tensione verso il superamento della ‘macchia’ tesa ad indagare nuove modalità d’uso di cromie di stampo post-impressionista e secessionista.

Proprio nel 1914, anno di esecuzione dell’opera al lotto n. 292 “Natura morta con fondo a fiori”, l’artista partecipò alla II Esposizione della Secessione Romana con due nature morte ancora non identificate. Nello stesso anno sposò Arrigo Levasti, studente di filosofia modenese venuto a Firenze. I due andarono a vivere in viale Milton, nello stesso edificio di Costetti e della scultrice Evelyn Scarampi.

Gusto viennese e reinterpretazione cézanniana si alternano in questo e in coevi dipinti che uniscono alla plasticità scultorea della resa degli oggetti l’intensità esaltata delle cromie del fondo, quasi astratto, che rende la composizione di intonazione ‘metafisica’. Stima: 10.000€/15.000€.

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – da pananti.com
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31x25, 1968
Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca, matita su cartone, 31×25, 1968 – Lotto n. 294 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Giorgio e Chirico nasce in Grecia nel 1888 e si forma al Politecnico di Atene, poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e successivamente a Monaco.

A Firenze nel 1911 dipinge le sue prime tele metafisiche, mentre i primi manichini sono attribuibili al biennio 1912/1913 (del 1917 è la prima versione di un celebre “Ettore e Andromaca” qui in un disegno preparatorio al lotto n. 294).

Un destino incombente aleggia sulla scena, una sensazione di inevitabile destino che argina ogni sentimento e introspezione emotiva dei due personaggi (burattini addirittura privati di faccia in questa versione). Ettore e Andromaca stanno per andare incontro a ciò che deve essere: la morte per Ettore, che verrà ucciso da Achille, la perdita di tutti i cari e la fine della discendenza di Priamo per Andromaca.

Come ha ben detto Maurizio Calvesi De Chirico riteneva che “il non-senso fosse il fondamento stesso della realtà, dell’esistenza” (M. Calvesi, “La Metafisica continua”, in catalogo della mostra di Palermo 2008, p. 25). E questo comunicano i due personaggi dell’opera, in primo piano, dando le spalle ad un paesaggio estraneo che sembra quasi ammassarsi su di loro, un paesaggio imperturbabile che reca tracce di quell’ubi sunt che fa la nostra storia umana, da cui Ettore e Andromaca provano disperatamente ad uscire consapevoli di non poterlo fare. Stima: 35.000€/45.000€.

Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – da pananti.com
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5x42,1972
Jiri Kolar, Baudelaire, Les Fleurs du mal, collage e assemblaggio, 26.5×42,1972 – Lotto n. 319 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Così Cesare Lombroso descrive Charles Baudelaire in “L’uomo di genio” (1888, p. 61): “ebbe passioni morbose in amore: per donne laide, bruttissime, negre, nane, gigantesse […]” e ancora descrivendone una riproduzione fotografica del volto “mostra […] tutto il tipo del megalomeno, nel portamento provocante, nello sguardo di sfida, nella contentezza assurda di se stesso […]”.

Ogni opera di Kolar, artista cecoslovacco, poeta, scrittore, maestro del collage è stata un atto di sfida e ribellione alle regole costituite non solo per le vicende politiche e le ‘persecuzioni’ che subì quale intellettuale dopo la repressione della “Primavera di Praga” nel 1968 e il conseguente esilio Parigino ma per l’atteggiamento dadaista e anti-convenzionale che l’artista ha sempre tenuto disarticolando e demistificando i linguaggi visuali e non della società contemporanea.

“Penso alla negra smarrita e tisica scalpicciante nel fango, in atto di cercare, col suo occhio sconvolto, gli alberi di cocco assenti della superba Africa dietro il muro immenso della nebbia; penso a chiunque ha perduto quel che non si ritrova mai più, a coloro che si saziano di lagrime succhiando il Dolore come una buona lupa, ai magri orfanelli appassentisi come fiori! Così, nella foresta ove il mio spirito si rifugia, un vecchio Ricordo suona a perdifiato il suo corno. E penso ai marinai dimenticati su di un’isola, ai prigionieri, ai vinti… e a molti altri ancora!” (da Charles Baudelaire, Les Fleurs du mal, Il Cigno). Stima: 1.500€/2.500€.

Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – da pananti.com
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122x122
Armando Tanzini, Africa, tecnica mista (pelli e pelle a stampo) su tavola, 122×122 – Lotto n. 322 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Armando Tanzini nasce a Livorno nel 1943. Studia al liceo artistico di Firenze e poi all’Accademia di Belle Arti di Roma.

Ha vissuto in Kenya per moltissimi anni. Nel paese africano ha sviluppato un’arte originale influenzata dalla cultura tribale, esposta nel padiglione Kenya alla Biennale di Venezia del 2003 e recentemente nel 2013 e nel 2015.

Certo si tratta di artista più noto per la cronaca vip e non (è un ricco costruttore di compound lussuosi in Kenya e amico di politici e personaggi famosi), ma forse un po’ troppo ingiustamente denigrato.

Arte forse un po’ banale talvolta la sua ma viva in modo particolare quando l’artista si cimenta con gli assemblaggi e i materiali di recupero che danno vita, e si nota, ad oggetti d’arte che recano impresso il grande amore di Tanzini per l’Africa, la sua terra d’adozione. Stima: 3.000€/5.000€.

Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – da pananti.com
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50x73, 1969
Achille Perilli, Senza titolo, tecnica mista su carta, 50×73, 1969 – Lotto n. 349 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Una bella carta di Achille Perilli del 1969 al lotto n. 349 “Senza titolo”.

L’artista romano nato nel 1927 è una delle icone della storia e uno dei responsabili dell’affermazione dell’astrattismo in Italia nella seconda metà del ’900.

Fu fra i fondatori nel 1947 del Gruppo Forma 1 con Carla Accardi, Mino Guerrini, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Ugo Attardi, Antonio Sanfilippo e Giulio Turcato. Il Gruppo prediligeva ricerche stilistiche e formali rispetto alla sponda opposta della pittura sociale, capeggiata da Guttuso, e sosteneva una concezione dell’arte basata sulla forma basilare.

Forma che fu caratterizzata in Perilli negli anni ’50 da una predilezione per le figure e i campi di colore mentre nei ’60 da una accentuazione ‘tachista’ dell’elaborazione del tratto che alterna le prime movenze informali a tentativi sintetici, narrativi e concettuali che rappresentano una sorta di oggettivazione della soggettività dell’artista come qui al lotto in asta. Stima: 5.000€/7.000€.

Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – da pananti.com
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125x70, 1989
Marco Tirelli, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino, 125×70, 1989 – Lotto n. 360 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

Insieme a Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio Di Stefano e Piero Pizzi Pizzi Cannella Marco Tirelli fu fra gli animatori della Nuova Scuola Romana, la terza protagonista dell’arte italiana dopo l’Arte povera e la Transavanguardia.

Non si trattò tanto di una scuola quanto di un insieme di amici con un percorso comune che si trovarono a lavorare assieme negli spazi dell’ex Pastificio Cerere a Roma, animati dal desiderio di un rinnovamento della pittura attraverso una rifondazione quasi analitica ma allo stesso tempo carica di volontà ideologiche, concettuali, nonché talvolta finalistiche e teleologiche.

Un’arte dell’indefinibilità quella di Marco Tirelli dove in gioco ci sono spazio e movimento, luce e ombra, figura e non figura, bidimensionalità e tridimensionalità, realtà e riproduzione della stessa in ‘non luoghi’ dove la suggestione la fa da padrone. Stima: 8.000€/10.000€.

Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – da pananti.com
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60x60, 1975
Emilio Scanavino, Dall’alto, olio su tela, 60×60, 1975 – Lotto n. 373 – Immagine da pananti.com – Asta Pananti n. 122 (III)

A nostro giudizio l’opera più bella di questa asta al lotto n. 373 “Dall’alto” l’olio su tela del genovese Emilio Scanavino.

Artista informale, concettuale, espressionista astratto, pittore ‘tachista’, calligrafo del segno: tante potrebbe essere le etichette per Emilio Scanavino, ma nessuna di esse riuscirebbe a chiudere in una sintesi i molteplici aspetti dell’originalissimo linguaggio espressivo ideato dall’artista ligure che, negli anni ’70, raggiunge senza dubbio la piena maturità.

Una cosa è certa: Scanavino dipinge sempre la realtà, ha una visione del mondo, direi esistenzialista, che traspare da ogni sua opera.

In quest’opera c’è una forma di vita, quasi una zampa di animale, insanguinata, scarnificata, fatta di fasci di muscoli; c’è il movimento e l’inevitabile costretto destino di chi segna un passaggio, il battito di chi trascorre per il mondo, di chi si fa domande attraversando un universo insensato. Stima: 17.000€/25.000€.

Asta Studio Borromeo n. 6 – 29 Ottobre 2016 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 6 di Arte Moderna e Contemporanea dello Studio d’Arte Borromeo di Senago si terrà il giorno 29 ottobre in due sessioni: ore 9.30 (Sessione I – Lotti 1-282) e ore 14.30 (Sessione II – Lotti 301-531). Approfondiamo alcuni lotti d’interesse.

Corrado Cagli, Composizione, tecnica mista su carta intelata, 71x102, 1949
Corrado Cagli, Composizione, tecnica mista su carta intelata, 71×102, 1949 – Lotto n. 319 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Corrado Cagli nasce a Roma nel 1910. Con Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli forma il Gruppo dei Nuovi Pittori Romani. Il Gruppo ruota intorno alla cerchia di intellettuali che si ritrovano nella casa di Antonietta Raphaël e Mario Mafai al n° 325 di via Cavour.

Non si trattava di un gruppo omogeneo di artisti con principi formali ben definiti. Piuttosto di una serie di personalità anarcoidi che non si riconoscevano nei dettami ufficiali del ritorno all’ordine e dell’indirizzo artistico di regime.

Con la guerra, a causa delle origini ebree, Cagli fu costretto ad espatriare prima a New York, poi in Gran Bretagna, poi nuovamente negli Stati Uniti, per fare ritorno a Roma solo nel dopoguerra.

Fu artista eclettico: espressionista astratto e surreale nella figurazione, astrattista potente, Cagli credeva nella funzione sociale e morale dell’arte che andava rifondata riscoprendone analiticamente i valori e i mezzi primordiali (elementi evidenti al lotto n. 319 “Composizione” che sembra realizzata con ‘puntine’).

Opinione che Cagli non tradirà mai, già in nuce nel celebre articolo “Muri ai pit­tori” del 1933 pubblicato sulla rivista Quadrante. Nell’articolo l’artista indica fra i giusti motivi per un rinnovamento della pittura: “quelli che segnano il supera­mento delle forme pure e preludono a sensi di pittura ciclica; al neoformali­smo classicheggiante, e arcaico, con­trapponendo il primordiale. Nella necessità del ciclo, nella moven­za di primordio, sono visibili i segni di un superamento delle tendenze di ri­piego, tra le quali è da considerare ti­pica la scuola del Novecento milanese. Né tale situazione è singolare nella pittura. In musica, in letteratura, in tutte le arti, è lo stesso bisogno di stu­pore e di primordio che si fa sentire, la stessa angoscia di abbandonare il frammento, e, liberati da un compli­cato intelletto, farsi i muscoli e il fiato per un’arte ciclica e polifonica”. Stima: 3.400€/3.700€.

Rodolfo Aricò, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino e cartone sagomato tridimensionale applicati su tavola, entro scatola originale, 72x103, 1967
Rodolfo Aricò, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino e cartone sagomato tridimensionale applicati su tavola, entro scatola originale, 72×103, 1967 – Lotto n. 329 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Rodolfo Aricò ha una formazione da architetto negli anni ’50 a Milano dove si iscrive al Politecnico. Negli stessi anni tiene la sua prima personale alla Galleria Annunciata con opere che risentono dell’informale di Wols vissuto in chiave esistenzialista.

Negli anni ’60 invece il linguaggio pittorico di Aricò si trasforma. L’artista dipinge ed estrude figure geometriche che a un certo punto si trasformano in oggetti autonomi, ‘pitture-oggetto’ che occupano lo spazio, realizzate su tele sagomate.

Oggetti che dipinti e decontestualizzati e allo stesso tempo ‘semplificati’ sembrano assurgere a vere e proprie suppellettili sacre.

In questi anni Aricò fu assai influenzato dall’orfismo dei coniugi Robert e Sonia Delaunay. L’artista sembra risolvere, in questo ciclo dei quadri – oggetto, una esigenza di pittura totale, attraverso una intuizione che coglie in un lampo la tridimensionalità metafisica dello spazio/tempo e che è capace di ‘compendiare’ ogni forma di questa terra in una rappresentazione astratta e sensibile della sua stessa entità (lotto n. 329 “Senza titolo”). Stima: 7.500€/8.000€.

Remo Bianco, Tableux Doré, tecnica mista con olio e oro in foglia su legno, 100x70, 1967
Remo Bianco, Tableux Doré, tecnica mista con olio e oro in foglia su legno, 100×70, 1967 – Lotto n. 373 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Altro milanese, classe 1922, al lotto n. 373 “Tableux Doré”. Remo Bianco inaugura il ciclo dei “Tableux Doré” nella seconda metà degli anni ’50 per proseguirlo fino agli anni ’80.

L’idea nasce dopo il viaggio negli Stati Uniti del 1955 quando Bianco viene a stretto contatto con Jackson Pollock e l’espressionismo astratto e comincia ad utilizzare la tecnica del dripping che poi introduce nei suoi primi collages.

I “Tableux Doré” sono dunque una fase della ricerca di Bianco in cui l’artista rielabora la combinazione dei ‘segni’ del ‘particolarismo’ sperimentato nei collages con un occhio più attento alla materia. Spesso realizzati con campiture in foglia oro i piccoli rettangoli ripetuti che li caratterizzano costituiscono la base per le ricerche sull’arte improntale degli anni a venire.

Tracce, ricordi, testimonianze del divenire, del trascorrere d’ogni cosa; graffi lirici del tempo che segna la nostra divina umanità. Stima: 7.500€/8.000€.

Edoardo Landi, Struttura cino prospettica - 78, acrilici su tela tesa su tavola, 140x140 (99x99), 1978
Edoardo Landi, Struttura cino prospettica – 78, acrilici su tela tesa su tavola, 140×140 (99×99), 1978 – Lotto n. 379 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Grande “Struttura cino-prospettica” di Edoardo Landi, uno dei fondatori del Gruppo N di Padova al lotto n. 379.

Gruppo fondato nel 1959 da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Manfredo Massironi e appunto Edoardo Landi, il Manifesto vedrà la luce nel 1961. Ivi si legge: “la dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi”.

L’accenno all’inutilità è certamente il più rilevante nel passo sopra citato. Pur nei particolarismi infatti ciò che ha unito fra gli anni 1959 e 1967 questi artisti è proprio l’impegno etico da loro assegnato all’arte.

L’arte deve intervenire nel reale attraverso azioni programmatiche e cinetiche nello spazio, azioni che coinvolgano lo spettatore attraverso l’analisi dei quei principi di psicologia gestaltica che consentono all’arte stessa di non essere puro estetismo ma di avere un impatto critico sul reale. Opera bella ed efficace. Stima: 9.500€/10.000€.

Hugo Demarco, Reflexion changeante (Mouvement espectateur), oggetto cinetico, 71x71x11, 1965
Hugo Demarco, Reflexion changeante (Mouvement espectateur), oggetto cinetico, 71x71x11, 1965 – Lotto n. 395 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Di origini argentine Hugo Demarco fu il fondatore del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV) a Parigi con Julio Le Parc e Horacio García-Rossi fra gli altri.

Al lotto n. 395 “Reflexion changeante (Mouvement espectateur)” un bellissimo e raro esempio del 1965 che testimonia le prime ricerche di Demarco sui fenomeni dell’instabilità percettiva.

Si tratta di opere realizzate in box di legno con assemblaggi di specchi, luci elettriche e forme geometriche che, attraverso l’utilizzo del prisma o mossi da motori ad-hoc, provocano effetti mutevoli sia nell’opera in sé che nell’ambiente circostante.

Negli anni ’70 l’artista produrrà una notevole quantità di queste opere nelle diverse varianti e cicli: “Réflexion changeante”, “Métamorphose”, “Relief-transformable”, “Vibrations” e “Arabesques”. Stima: 14.000€/16.000€.

Jiri Kolar, La lune hollandaise, collage su tavola, 65x50, 1988
Jiri Kolar, La lune hollandaise, collage su tavola, 65×50, 1988 – Lotto n. 442 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Opera realizzata dal grande artista ceco Jiri Kolar per la mostra “Ode aan Van Gogh – Hommàge à Van Gogh”, promossa dalla Fondazione Van Gogh nel 1990 al lotto n. 442 “La lune hollandaise”.

Sicuramente Jiri Kolar è il maestro del collage del ’900 europeo e uno dei rappresentanti più autorevoli della ‘poesia visiva’.

Piena di poesia l’opera al lotto n. 442 dove una costellazione è dentro un’altra. All’esterno quella muta ma così pregna di incomunicabili significati: la costellazione delle parole; poi l’altra, più interna, la mappa del cielo olandese. Infine, al centro, quell’occhio così umano, profondo e riconoscibile degli autoritratti del pittore di Arles. Stima: 6.000€/7.000€.

Yasuo Sumi, Gutai Worl 13, inchiostri giapponesi su carta, 31x41, 1965
Yasuo Sumi, Gutai Worl 13, inchiostri giapponesi su carta, 31×41, 1965 – Lotto n. 458 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Yasuo Sumi è uno dei componenti più rappresentativi e talentuosi del movimento Gutai, fondato nel 1954 ad Osaka da Jiro Yoschihara.

Gutai ha per alcuni aspetti anticipato caratteristiche dell’informale europeo e dell’action painting americano, soprattutto nell’utilizzo della gestualità e nell’approccio ‘libero’ all’espressione dell’inconscio e della soggettività.

Scomparso nel 2015 all’età di 90 anni Yasuo Sumi ha fondato la sua ricerca su “disperazione, irresponsabilità e noncuranza” come principi attraverso i quali raggiungere un’espressione pura dell’artista nel mondo. Obiettivi che cercava di avvicinare con un semplice ombrello o un piccolo pettine, graffiando la materia e il supporto freneticamente (evidenti le impronte del pettine al lotto n. 458 “Gutai Worl 13”). Stima: 13.500€/14.000€.

Franco Garelli, Figura n.X, olio su tela, 105x74, 1954
Franco Garelli, Figura n.X, olio su tela, 105×74, 1954 – Lotto n. 460 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Fu scultore innovativo oltre che ceramista e pittore Franco Garelli, protagonista della cultura artistica nella Torino degli anni ’50.

Nato nelle Langhe, fu allievo di Arturo Martini; frequentò gli ambienti intellettuali di Albisola. Nel 1948 partecipò alla Biennale Veneziana con disegni di guerra dal fortissimo pathos.

L’olio al lotto n. 460 “Figura n. X” descrive bene la ricerca scultorea di quegli anni di Garelli che, influenzato da suggestioni surrealiste e cubiste, nonché dalle sollecitazioni derivanti dai contatti col Gruppo Cobra, scompone la figura umana accentuando drammaticamente i vuoti (celebre l’Uomo presentato alla Biennale Veneziana proprio nel 1954).

Nel 1950 aveva scritto: “Io non so quale sia il volto del nostro tempo; ed allora cerco di costruire un’immagine dell’uomo servendomi di oggetti del nostro tempo: pezzi meccanici, ritagli di lamiere scartati dalle fabbriche di automobili. Saranno queste cose a suggerirmi l’aspetto dell’uomo”. Stima: 4.500€/5.000€.

Gastone Biggi, Continuo 110, olio su tela, 40x40, 1964
Gastone Biggi, Continuo 110, olio su tela, 40×40, 1964 – Lotto n. 473 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Gastone Biggi nasce a Roma nel 1925. La sua personalità pittorica emerge nel primo dopoguerra nell’ambito della diatriba fra realisti e astrattisti.

È proprio con i “Continui” degli anni ’60 (qui “Continuo 110” al lotto n. 473) che l’artista definisce uno stile ed una visione personale del mondo e dell’arte.

Biggi concilia astrazione e figurazione attraverso un elemento formale: il punto. L’arte di Biggi dunque parte da un elemento primordiale e generativo, ma non scompone come la pittura analitica, non frammenta come quella cinetica; l’arte di Biggi ricompone, ricostruisce il mondo, è mimesis poetica del reale.

Scrisse Giulio Carlo Argan nel 1963: “In Biggi, nel ripetersi meccanico di un segno continuo, all’infinito, si tradiscono come in un cardiogramma gli impulsi incontrollati di un ritmo interno che nelle sue precedenti pitture provocava nel fitto tessuto delle colature del colore zone improvvise di accumulo o di rarefazione, e un’infinità di piccole smagliature…”.

L’opera in asta fu donata da Biggi al gallerista Renato Cardazzo per la mostra del Gruppo 1 alla Galleria del Cavallino (Biggi, Carrino, Frascà e Uncini) del 1964. Stima: 9.500€/11.000€.

Tano Festa, L’Olandese - Omaggio alla pittura d’azione, acrilici su tela, 160x130, 1987
Tano Festa, L’Olandese – Omaggio alla pittura d’azione, acrilici su tela, 160×130, 1987 – Lotto n. 504 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Opera di qualità di Tano Festa del 1987, di grandi dimensioni, al lotto n. 504 “L’Olandese – Omaggio alla pittura d’azione”.

Opera proveniente dalla Collezione del famoso critico d’arte e gallerista Luciano Pistoi e presentata nella mostra del 1988 presso l’Ex Stabilimento Peroni, Roma, “Tano Festa”, a cura di Achille Bonito Oliva.

Protagonista della Scuola di Piazza del Popolo, Tano Festa è celebre per ben altri soggetti, gli oggetti muti degli anni ’60: le “persiane”, gli “armadi”, le “soglie”, i “cieli” e ancora gli “omaggi al colore”, le “nature morte”, i “Don Chisciotte” dei decenni successivi.

Per questo l’opera al lotto n. 504 è probabilmente un unicum dal punto di vista iconografico. Per il resto c’è in quest’opera quella stessa malinconia che Festa manifesta in tutte le altre sue creazioni: un desiderio di libertà oltre l’artificio della tecnica, delle produzioni della società industriale e della comunicazione di massa, un desiderio di autenticità che il gesto puro, istintivo, per certi versi infantile della pittura d’azione solo gli poteva dare. Stima: 18.500€/21.000€.

Armodio, Onde, tempera su tavola, 40x50, 1990
Armodio, Onde, tempera su tavola, 40×50, 1990 – Lotto n. 525 – Immagine da asteorromeo.com – Asta Borromeo n. 6

Armodio (Vilmore Schenardi) nasce a Piacenza nel 1938. Nel 1964 espone alla Galleria L’Obelisco di Roma. Dal 1972 collabora con il gallerista Philippe Guimiot che lo apre al mercato internazionale dove riscuote un ottimo successo.

Linguaggio poetico ed originale quello del pittore piacentino che ha assunto il libro ad uno dei propri soggetti principali, simbolo e talismano di un mondo magico e poetico dove sinestesie, ironia ed interferenze di senso strizzano l’occhio all’intelligenza dello spettatore/esegeta. Notevole talento pittorico. Stima: 7.500€/8.000€.