Asta Martini n. 36 – 20/21 Giugno 2017 – Brescia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 36 della Casa d’Aste Martini Studio d’Arte di Brescia si terrà nei giorni 20 e 21 giugno 2017 in due sessioni alle ore 17.00 (Lotti 1-100 e 101-181). La TopTen di SenzaRiserva.

Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – da martiniarte.it
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54x80, 1954
Ideo Pantaleoni, Composizione, tempera su tela, 54×80, 1954 – Lotto n. 33 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato a Legnago nel 1904 Ideo Pantaleoni è stato un’artista dalle tante sfaccettature, passato nel corso delle sue ricerche dalla figurazione all’astrattismo, dall’informale al costruttivismo.

In particolare, fra il 1948 ed il 1958 Pantaleoni ha partecipato attivamente al M.A.C. Movimento Arte Concreta con Atanasio Soldati, Gillo Dorfles, Gianni Monnet, Bruno Munari.

Così lo ricorda Gillo Dorfles: “[…] era una persona colta e simpatica, era l’unico che aveva un’ufficialità didattica, veniva dalla scuola delle arti, gli altri erano architetti, critici, design, mentre Pantaleoni aveva una sua precisa attività culturale. È stato il trait d’union tra l’ufficialità dell’epoca e il M.A.C. Era partecipe anche nell’attività per la pubblicazione dei bollettini di ‘Arte Concreta’” (dall’Intervista a Gillo Dorfles di Susanne Capolongo in “Ideo Pantaleoni. Un viaggio verso l’astrazione”, catalogo della mostra tenutasi dal 3 al 28 novembre 2015 presso Cortina Arte Milano, a cura di Susanne Capolongo e Stefano Cortina, testo di Marco Meneguzzo).

Opera elegante e ben riuscita questa al lotto n. 33 “Composizione” in cui l’artista mostra una vicinanza con le soluzioni formali modulari di Gianni Monnet. Stima: 8.000€/10.000€.

Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – da martiniarte.it
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75x149, 1963
Francesco Guerrieri, Ritmo struttura alfa, acrilico su tela, 75×149, 1963 – Lotto n. 56 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Francesco Guerrieri nasce a Borgia nel 1931 ma cresce dal 1939 a Roma. Qui studia giurisprudenza e intanto segue i corsi dell’Academie de France e l’Accademia dell’Associazione Artistica Internazionale.

Nel 1963, anno in cui esegue l’opera al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa”, è fra i fondatori del Gruppo 63 con la moglie Lia Drei, Giovanni Pizzo e Lucia di Luciano. L’esperienza finisce lo stesso anno e Guerrieri e la Drei danno inizio al nuovo progetto “Binomio Sperimentale P.” (1963-1968), dove “P” sta per puro, nel contesto del quale affrontano i temi della percezione e degli effetti ottico-luminosi dei colori. Connaturato alla loro pittura è però anche il concetto di ‘intuizione lirica’ che, prescindendo da un approccio esclusivamente scientifico, rende esplicite sulla tela vere e proprie rivelazioni e constatazioni estetiche.

Scrivono i due nella “Dichiarazione” di poetica letta al Convegno di Verucchio nell’autunno del 1963: “La ricerca deve avere un suo campo d’indagine, altrimenti non avrebbe ragione d’essere. Nel nostro caso non può che essere ESTETICA. Quindi per quanti metodi rigorosamente logici e scientifici si vogliano adottare, essa non sarà mai rigidamente logica, ma sempre e necessariamente METALOGICA. Ciò non fa scadere il valore della ricerca secondo una valutazione scientifica: molte verità delle scienze e della stessa matematica sono puramente intuitive, perché in molti casi l’intuizione è il solo mezzo di conoscenza dato all’uomo”.

Al lotto n. 56 “Ritmo struttura alfa” un’opera dal forte dinamismo gestaltico, quasi l’autore giocasse con una forma d’onda analogica interrotta e ne scandisse il ritmo attraverso campionamenti digitali binariamente modulati dal colore. Stima: 10.000€/12.000€.

Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – da martiniarte.it
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25x100, 1952
Sergio Dangelo, Il Muro dell’anima, smalti su tela, 25×100, 1952 – Lotto n. 92 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Artista poliedrico, tanto che talvolta è difficile riconoscerne la paternità d’opera, Sergio Dangelo è stato fondatore insieme ad Enrico Baj del Movimento Nucleare a Milano nel 1950, inaugurato con una mostra alla Galleria San Fedele dal titolo emblematico di “Pittura Nucleare” nel 1951.

Il Manifesto viene redatto in questa occasione, ma sarà pubblicato solo l’anno successivo a Bruxelles contestualmente alla mostra alla Galleria Apollo.

Si legge nel Manifesto: “I nucleari vogliono abbattere tutti gli ‘ismi’ di una pittura che cade invariabilmente nell’accademismo. Vogliono reinventare la pittura disintegrandone le forme tradizionali. Nuove forme dell’uomo possono essere trovate nell’universo dell’atomo e nelle sue cariche elettriche. Non siamo in possesso della verità che può essere trovata solo nell’atomo. Siamo coloro che documentano la ricerca di questa verità […] La forza di gravità non appesantirà più le nostri menti e non ci riporterà a terra perché è stata sconfitta dall’arte nucleare, un supercarburante atomico per i nostri voli interplanetari”.

Una ricerca dunque che partendo dall’informale costruisce sopra le nuove scoperte scientifiche e i progressi della tecnica. Si tratta di un’arte energica e propositiva che vuole ripartire dal ‘grado zero’, dal “BUM” (si veda la celebre illustrazione “Manifesto BUM” di Baj del 1952) delle vicende atomiche per rinascere sotto forma di ‘fenice’.

Questo rappresentano i paesaggi dei primi anni ’50 di Dangelo (lotto n. 92 “Il muro dell’anima”) che divide, smembra gli scenari, reali e della coscienza, nelle componenti fondamentali con una forza gestuale da action painter. “La finalità è quella di ricostruire un’ipotetico ‘paesaggio nucleare’ attraverso la più ampia sperimentazione di materiali e tecniche. Gli artisti nucleari, partendo dal Surrealismo e dll’automatismo psichico, vogliono contrapporsi all’astrattismo e al naturalismo al fine di rappresentare pittoricamente la disintegrazione e la frammentazione della materia […]” (da Domenico Scudiero e Giorgia Calò, “Moda ed Arte tra Decadentismo ed Ipermoderno”, ed. proto-type Arte Contemporanea, 2002, p. 108). Stima: 8.000€/10.000€.

Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – da martiniarte.it
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80x80, 1975
Horacio Garcia Rossi, Senza titolo, acrilico su tela, 80×80, 1975 – Lotto n. 108 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Bella opera di Horacio Garcia Rossi al lotto n. 108 “Senza titolo”. Nato a Buenos Aires nel 1929 Garcia Rossi studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti con Hugo Demarco, Julio Le Parc, Francisco Sobrino. Dal 1959 è a Parigi dove parteciperà all’esperienza del G.R.A.V. Groupe de Recherche d’Art Visuel (di cui fu co-fondatore nel 1960).

Dalle prime ricerche sulle sovrapposizioni del colore la pittura di Garcia Rossi si sposta nel corso degli anni ’60 dalle dinamiche visive bidimensionali all’analisi di effetti luministici e dinamici della forma nello spazio e nelle tre dimensioni (famosi i cilindri e gli abbecedari in rotazione), creando contaminazioni fra grafemi, significati e forme.

Fra il 1972 ed il 1974 la sua ricerca si orienta nuovamente verso la bidimensionalità e le possibilità ottiche del colore (lotto n. 108 “Senza titolo”). Quest’opera in particolare anticipa di qualche anno il ciclo delle opere su “colore-luce” in cui Garcia Rossi riesce ad amalgamare le due componenti attraverso un rigoroso e studiato dosaggio di colori analoghi e complementari che assurge ad una potentissima forza irradiante sulla retina dello spettatore. Stima: 10.000€/12.000€.

Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – da martiniarte.it
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971
Hans Jorg Glattfelder, PYR 124/69, Rilievi con piramidi, 70x70x10, 1971 – Lotto n. 111 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Nato nel 1939 a Zurigo, Hans Jorg Glattfelder si forma alla scuola geometrica dei “concretisti” di Zurigo. Prosegue la sua formazione astratto-concreta a Firenze, dove si stabilisce dal 1963, entrando anche in contatto con i protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino.

La prima personale è del 1966 alla Galleria Numero di Fiamma Vigo a Milano. In questi anni Glattfelder realizza “Rilevi con piramidi” (lotto n. 111) con i quali sostiene l’idea di una realizzazione anonima dell’opera d’arte, non diversamente da coeve esperienze pop, che faccia uso di mezzi e materiali industriali.

Contrariamente al pop però la ricerca di Glattfelder si orienta verso un costruttivismo ‘scientifico’ che non concede nulla all’ironia, alla critica, alla nostalgia; e già qui l’artista sembra anticipare quella teoria del “meta-razionale” e della dialettica fra metodo scientifico ed arti plastiche che sarà il nodo centrale delle sue opere degli anni ’80 e ’90.

Le opere di Glattfelder non sono fredde perché non appiattiscono gli oggetti, ma propongono una sfida di tensione fra forze opposte: alto e basso, colore e assenza di esso, freddo e caldo, energia e sterilità, centro e periferia, densità e rarefazione. Stima: 20.000€/25.000€.

Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – da martiniarte.it
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60x100, 1963
Giovanni Pizzo, Sign Gestalt n. 0060, Morgan’s paint e china su masonite, 60×100, 1963 – Lotto n. 128 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

L’analisi dei processi visivi di origine gestaltica caratterizzò certamente le ricerche dei componenti del Gruppo 63: Giovanni Pizzo, Lucia di Luciano, Lia Drei e Francesco Guerrieri. Nello stesso anno, il 1963, Pizzo con Lucia di Luciano fonda l'”Operativo R” con Carlo Carchietti e Franco di Vito.

Pizzo, influenzato dalla lettura dei testi razionalisti di Bertrand Russel e ispirato dalla visione delle opere di Piet Mondrian alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, realizza in questi anni opere di carattere geometrico e strutturalista attraverso le quali mette in evidenza come le immagini/segno siano il prodotto gestaltico del procedimento operazionale stesso.

Opera grande e di notevole impatto estetico questa al lotto n. 128 “Sign Gestalt n. 0060”, oltretutto di un anno fondamentale per queste esperienze che preludono alle ricerche cinetiche e dell’arte analitica del decennio successivo. Stima: 10.000€/12.000€.

Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – da martiniarte.it
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59x49, 1974
Ketty La Rocca, Senza titolo, inchiostro su fotografia in bianco e nero applicata su alluminio, 59×49, 1974 – Lotto n. 134 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Ketty La Rocca è stata una delle protagoniste della poesia visiva fiorentina. Nata e cresciuta in Liguria nel 1956, frequenta poi l’Istituto Cherubini di musica a Firenze.

Nel capoluogo fiorentino conosce Eugenio Miccini e Lelio Missoni che la introducono nel gruppo di intellettuali d’avanguardia che andrà poi a formare il Gruppo 70.

Il Gruppo 70 riunisce poeti, musicisti, artisti nel nome di nuove esperienze espressive di carattere interdisciplinare che consentano di restringere il divario fra arte, realtà contemporanea, linguaggio e cultura mass-mediale.

Fra i fondatori ci sono Eugenio Miccini, filosofo e teologo, Lamberto Pignotti, semiologo, Luciano Ori e Lucia Marcucci. In seguito si uniranno Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Sergio Salvi, Antonio Bueno e Silvio Loffredo. Fra gli altri partecipano anche Luciano Anceschi, Umberto Eco, Eugenio Battisti, Gillo Dorfles, Mauro Bortolotto, Gianni Scalia, Roman Vlad.

Come ha ben scritto Luigi Ballerini il Gruppo mette a punto “un condotto comunicativo ipostatico rispetto ai valori ideolessicali degli ingredienti, e deviante rispetto alle suture della loro coesione”. Comunicazione che avviene in particolare attraverso il ‘fotopoema’ cioè una combinazione di collage fotografico e linguaggio che strania la rappresentazione stessa della realtà attraverso interferenze concettuali di senso dalla carica ironica e dall’intento di capovolgimento.

Il linguaggio delle mani, qui al lotto n. 134 “Senza titolo” è un tema che fa parte di un ciclo di opere della La Rocca che risale al 1971 anno in cui l’artista presenta un libro fotografico In principio erat alla Galleria Flori di Firenze. Sono fotografie delle mani dell’artista o di altre persone ‘contaminate’ da frasi in inglese ed italiano che risolvono una balbettante razionalità in un gesto di senso. Stima: 20.000€/25.000€.

Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – da martiniarte.it
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40x30 cadauno, 1975
Michele Zaza, Mimesi, 10 fotografie a colori, 40×30 cadauno, 1975 – Lotto n. 139 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Michele Zaza è un altro artista che lavora con le immagini fotografiche. Originario di Molfetta si diploma nel 1971 presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1972 alla Galleria Diagramma di Milano. Nel 1980 è invitato alla XXXIX Biennale di Venezia con sala personale.

Arte d’avanguardia in quanto negazione della rappresentazione attraverso il concetto sembra essere il filo logico della ricerca di Zaza.

“Nella Mimesi, il rifiuto della mimèsi tradizionale intesa come imitazione coatta […] passa attraverso la critica della cultura che si rinchiude sull’archetipo e sul mito. L’artista […] è il soggetto e l’oggetto di questa critica. [In opere come questa] si configura la posizione anomala dell’artista rispetto alla normalità della vita; la cultura come fantasma pedina la natura in uno dei suoi fondamentali atti biologici, dunque reali, nello stravolgimento; l’imitazione avviene nella separazione; e l’atto di rappresentare (la fotografia, il linguaggio) rende irreale la realtà” (da Tommaso Trini, Michele Zaza in “Data” #15, p. 33).

Qui al lotto n. 139 “Mimesi” l’artista lavora sul concetto di tempo proponendo due serie di scatti in sequenza. La prima sequenza di cinque foto segue il flusso temporale di un attraversamento, la seconda invece confonde gli attimi di tempo trasfigurando un momento di realtà in un processo di memoria. Stima: 30.000€/40.000€.

Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – da martiniarte.it
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150x300, 1975
Paolo Cotani, Bende elastiche + Colore, acrilico su bende elastiche, 150×300, 1975 – Lotto n. 153 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Un’imponente e bellissima opera degli anni ’70 di Paolo Cotani al lotto n. 153 “Bende elastiche + Colore”.

Cotani appartiene sicuramente a quel gruppo di artisti che a partire dalla fine degli anni ’60 con una ridefinizione del ‘grado zero’ della pittura va oltre le analisi sulla percezione dell’arte cinetica per riappropriarsi in toto del fare e del farsi della pittura stessa.

L’uso delle bende elastiche in Cotani intanto rimette al centro i processi operazionali e i materiali riappropriandosi di uno spazio monocromo che non è più solo volontà autoriale ma possibilità di costruzione e lavoro sulle mille sfaccetature del mondo stesso.

In queste opere di Cotani ci sono l’artista e la realtà ma anche il mezzo e il controllo. Come se l’artista rappresentasse il collante fra intenzione e azione; percezione, tecnica e materiale. Non manca l’aspetto concettuale: l’opera diviene una scoperta o meglio una ri-scoperta di un patrimonio ‘mummificato’, un lascito segreto da proteggere, di cui prendersi cura. Stima: 60.000€/70.000€.

Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – da martiniarte.it
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105x148, 1973
Enzo Cacciola, 2-12-1973, pittura industriale su tele, 105×148, 1973 – Lotto n. 158 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Non c’è dubbio che il percorso artistico dell’artista genovese Enzo Cacciola si sia fin dagli anni ’70 sviluppato in seno all’arte analitica.

Le “superfici integrative” di cui questa in asta al lotto n. 158 “2-12-1973” è un bellissimo e grande esemplare, vengono proposte da Cacciola nella seconda mostra, dopo la prima personale del 1971, alla Galleria La Bertesca di Milano nel 1974 curata da Giorgio Cortenova.

Si tratta di composizioni di telai quadrati e rettangolari che lasciano spazi aperti verso la parete che costituisce e integra lo spazio percettivo dell’opera stessa.

Anche Cacciola dunque riparte dal ‘grado zero’ della pittura (il monocromo) per ricominciare. E l’artista genovese lo fa aprendosi allo spazio e al colore attento più ad individuare una prospettiva che all’esito dell’opera.

Come afferma Cortenova stesso nell’introduzione al catalogo della mostra del 1974 Cacciola in queste opere “semplicemente rivela un ‘campo’, un tempo di sedimentazione, il proprio ritmo interno, la struttura del pigmento”. Stima: 15.000€/20.000€.

Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – da martiniarte.it
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180x230, 1989
Arcangelo, Altare della Memoria, tecnica mista su tela, 180×230, 1989 – Lotto n. 176 – Immagine da martiniarte.it – Asta Martini Studio d’Arte n. 36

Altra opera di grandissime dimensioni (180×230) al lotto n. 176 “Altare della Memoria” di Arcangelo, artista originario di Avellino (classe 1956). Negli anni ’80 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma per spostarsi poi quasi subito a Milano.

L’arte di Arcangelo si caratterizza immediatamente per una eccentricità che tocca da una parte le ricerche della Transavanguardia, con una volontà di riappropriazione della pittura e del reale; dall’altra mette in atto un approccio ‘poveristico’, ‘radicale’ e viscerale alle proprie radici, anche inconsce.

Pigmenti puri, terre, carboni sono i materiali che Arcangelo usa nel realizzare le proprie opere alla ricerca di un contatto ‘fisico’ con quelle terra e quelle tradizioni del sud cui si sente assai legato. Quello di Arcangelo è uno scavo psicologico ed una indagine sugli archetipi e i simboli della collettività, uno sguardo da sociologo ed entomologo, di grande forza espressiva, che cerca di illuminare quei simboli atavici solo attraverso i quali possiamo ricostruire il nostro presente.

Graffitismo, concettualismo, primitivismo, poverismo sono tutte componenti fondamentali della pittura dell’artista del Sannio. Stima: 7.000€/8.000€.

Asta Fidesarte n. 72 – Sabato 8 Aprile 2017 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 72 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 08 aprile 2017 in due sessioni rispettivamente alle ore 10.30 (lotti 1-101) e alle ore 16.00 (lotti 102-248). La topten di SenzaRiserva.

Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – da fidesarte.it
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100x73, 1958
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Artista veneziano, Gustavo Boldrini nasce nel 1927 e si forma come pittore prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Da subito la sua pittura di matrice espressionista trova estimatori in artisti quali Felice Carena, Virgilio Guidi e Bruno Saetti.

Dal ’47 Boldrini compie numerosi viaggi in europa trovando ispirazione soprattutto nelle opere di Kokoschka, Van Gogh, Utrillo e Rouault.

I soggetti di Boldrini sono paesaggi, vedute di Venezia, ritratti realizzati con una estrema sintesi formale che obbedisce a richiami ora fauvisti ora minimalisti e che non disdegna l’uso del monocromo.  L’artista lavora di getto, per intuizioni liriche, dotato di una particolare sensibilità e tecnica.

Dal 1955 Boldrini si trasferisce a Milano e le sue opere iniziano a confrontarsi con gli spazi del paesaggio urbano che l’artista organizza in volumi essenziali e dai colori accesi (lotto n. 78 “Periferia”). L’artista esprime allo stesso tempo la sensazione d’oppressività esistenziale e l’impeto degli stimoli della modernità cittadina del dopoguerra.

Proprio in quegli anni  le maggiori affermazioni: nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1956 alla Biennale di Venezia. Stima: 2.000€/3.000€.

Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – da fidesarte.it
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50x40, 1973
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Leone Minassian è un altro talentuoso pittore veneziano d’adozione. Nato a Costantinopoli nel 1905 giovanissimo soggiornò in esilio prima a Napoli con la famiglia poi a Venezia a causa delle persecuzioni turche contro gli armeni.

La prima pittura figurativa di Minassian (prevalentemente nudi, ritratti e nature morte) risente degli insegnamenti e dei colori di Pio Semeghini ma mostra una forza plastica e a tratti espressionista più accentuata.

Dagli anni ’50 i colori si intensificano e l’uso del chiaroscuro conduce le forme ad astrarsi senza mai farsi del tutto estranee alla realtà (forte fu l’influenza su Minassian di Giorgio Morandi, Alberto Viani e soprattutto Jean Arp conosciuto nel 1954).

Nascono così le bellissime opere come questa al lotto n. 101 “Forme elicoidali”, virgulti di pura forza e energia surreale che vanno oltre la figurazione senza abbandonarla, quasi a cogliere quella vitalità, quel noumeno che sta dietro al fenomeno.

Artista semi-dimenticato troppo presto, che meriterebbe una riscoperta. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50x70, 1966
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’60 dell’artista ligure Emilio Scanavino al lotto n. 110 “Senza titolo”.

Non si tratta di un olio ma l’opera è di estrema qualità pittorica e assai rappresentativa del percorso artistico di Scanavino che negli anni ’60 formalizza il proprio linguaggio e raggiunge la piena maturità artistica.

Opera in cui si ritrovano i tipici grovigli dell’artista ligure e insieme le forme zoomorfe e surreali che caratterizzano il suo mondo immaginativo.

Sono gli anni di cui il celebre critico Enrico Crispolti sottolinea il “superamento dell’informale” da parte di certi artisti dell’epoca e durante i quali Scanavino prende parte alle esperienze della rassegna “Possibilità di relazione” e alle due edizioni di “Alternative Attuali”.

La mostra “Possibilità di relazione” fu inaugurata il 25 maggio 1960 alla Galleria L’Attico a Roma, curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi e Emilio Tadini.

“La mostra assume per noi un valore emblematico, essendosi dichiaratamente proposta come occasione per ragionare intorno alla «presenza, inconfutabile, di nuove ricerche di figurazione», che rispondono alla voglia di vivere la pittura come una possibilità di scandaglio dell’io non inteso però come una statica monade, ma colto nel suo ineludibile definirsi in rapporto all’altro da sé, e conseguentemente come una testimonianza dell’esperienza della realtà, in tutta la sua organica dinamicità” (da Cristina Casero, Nuove “possibilità di relazione”: l’Informale oltre l’Informale, Ricerche di S/Confine, vol. III, n. 1 (2012)  ). Stima: 5.000€/7.000€.

Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – da fidesarte.it
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76x183, 1984/2005
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Gianfranco Goberti nasce nel 1939 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fu scoperto da Gillo Dorfles nel 1980 che lo segnala con altri importanti artisti per il Catalogo Nazionale d’Arte Bolaffi (con Paolini, Adami, Paladino). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia.

Scrive l’artista in occasione di una personale presso il Palazzo comunale di Nonantola nel 1990: “la mia pittura è la costante di una sorta di chiaro scuro che determina una rigatura; le camicie, le poltrone a righe, le corde, sono costituite da un’intermittenza di chiaro scuro. Dipingo dagli anni Sessanta poltrone riflesse e specchi. I cieli legati da corde suggeriscono il materiale e l’immateriale […]. Ho disegnato corde legate, poi le ho fatte esplodere. Una metafora della vita. L’arte non cambia la realtà, ma può provocare sensazioni nel profondo, a livello filosofico, etico ed estetico”.

C’è nelle opere di Goberti. fra il concettuale e la nuova figurazione, una tensione, una follia che sola permette di affermare la realtà come atto costituito e soggettività costituente per usare una terminologia sartriana. Come direbbe Michel Foucault al lotto n. 114 “Lacerazione” l’artista testimonia “l’esperienza, non ancora scissa, della scissura stessa”. Stima: 2.500€/3.500€.

Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – da fidesarte.it
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75x100, 1972
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Michele Perfetti è stato un protagonista della poesia visiva italiana degli anni ’70. Pugliese, partecipò a Firenze alle iniziative del Gruppo 70 con Giuseppe Chiari, Eugenio Minnini, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori e molti altri.

Il gruppo riuniva pittori, scultori, musicisti, poeti e proponeva un rinnovamento della parola “usata nel linguaggio massificato del nostro tipo di società, come mezzo d’alienazione dell’uomo”. Lo faceva attraverso una critica arguta e in un certo senso artificiosa che si esplicava mettendo in atto cortocircuiti di significato e significante in grado di attivare ambiti sensoriali disparati anche in maniera intuitiva e subliminale.

Scrive Perfetti nella prefazione a “…000 + 1. Poesie tecnologico / visive” nel dicembre del 1967 (pubblicato da Circolo Italsider Taranto): “Del sistema/ordine istituzionalizzato, nel quale l’uomo, interrelato, si trova socialmente e ‘culturalmente’ inserito, la parola e l’immagine sono, dilaganti, l’espressione più vistosa, per mezzo delle quali si articola un tipo di comunicazione a ciclo chiuso e fondato sul consenso. Da ciò si afferma, per altro, che la nostra sia da definirsi civiltà dell’immagine e della parola; ma che […] non è escluso che il nostro tempo anzichè passare ai posteri come civiltà dell’immagine […] passi come ‘l’immagine di una inciviltà’. E allora […] la nuova avanguardia parla di disordine e di dissacrazione […]”

La dissacrazione del lotto n. 126 “Noi siamo diversi”. Stima: 3.000€/4.000€.

Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – DA fidesarte.it
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50x50, 1980
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Opera minimalista del 1980 dell’artista trentina Annamaria Gelmi al lotto n. 138 “Sequenza parallela + Diagonale”.

L’artista si forma all’Accademia di Brera, dove, fra gli altri, è allieva di Domenico Cantatore. La sua prima personale è alla Galleria Mirana a Trento nel 1970.

Negli anni ’70 la Gelmi sperimenta su vari materiali. Realizza sculture e installazioni soprattutto in plexiglass, metacrilato, china su acetato appunto. La ricerca dell’artista verte sul concetto di spazio, sulla trasparenza e l’interazione percettiva che opera e spettatore instaurano nell’ambiente (sovente le opere vengono appese per generare effetti ottici cangianti).

Le opere fino agli anni ’80, di cui il lotto in asta dà testimonianza, sono perlopiù realizzate in bianco e nero e manifestano anche un’impronta di scomposizione analitica e riduttiva delle forme che nella sua semplicità e immediatezza conferisce ad esse una forte suggestione simbolica e allusiva. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – da fidesarte.it
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80x120, 2006
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”.

Questo è stato Renato Mambor, artista eclettico, che ha sperimentato teatro, arte performativa, installazioni, cinema, fotografia con uno sguardo sempre ironico e critico sulla realtà e la cultura dagli anni ’50 ad oggi.

Fu uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Festa, Angeli e Schifano (con quest’ultimo convisse in un appartamento a Cinecittà negli anni ’50). La sua prima esposizione è del 1959 a Roma, alla Galleria “L’Appia Antica”.

L’arte di Mambor si propone di essere impersonale nella convinzione che il pittore non sia personalità super partes ma invischiato nel reale stesso che rappresenta e decontestualizza con un forte effetto di straniamento ma per il quale non ha soluzione.

Come ha ben scritto Achille Bonito Oliva: “attratto dalla moltiplicabilità anonima dell’immagine, Mambor arriva alle ‘campionature’ di uomini ‘statistici’, avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l’arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un’esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l’artista come un individuo privilegiato nella società”.

A lotto n. 143 “Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar” Mambor si riappropria di un oggetto prodotto stesso della società massificata dei consumi. Lo fa semplicemente isolando la moto fuori dalla cornice del paesaggio, generando in questo modo allo stesso tempo come una malinconia di appartenenza ma anche una impressione di salvataggio. Stima: 14.000€/18.000€.

Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – da fidesarte.it
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70x90, 1986
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Una bellissima opera di Piero Dorazio anni ’80 al lotto n. 152 “Piano e forte”.

Firmatario del manifesto dell’astrattismo romano Forma 1 Dorazio non è circoscrivibile in una corrente poiché la sua pittura si è evoluta moltissimo dai primi anni ’50 agli anni ’80 pur mantenendo un costante riferimento agli aspetti della percezione ritmica e del colore.

Scrive l’artista proprio nel 1986, anno di realizzazione dell’opera: “sia la musica che la pittura moderna non rappresentano null’altro che gli elementi di cui sono fatte: colori, linee, superfici e spazi, materie, suoni, timbri, movimento nel tempo, luci e ombre, chiaro e scuro, forte e adagio, orizzontale, verticale, diagonale, caldo e freddo, alto e basso, insomma tutti quei fenomeni che più direttamente influenzano e orientano la nostra esistenza ogni giorno, poiché costituiscono gli aspetti essenziali della realtà in cui ci orientiamo, per mezzo dei nostri sensi e della nostra intelligenza. Sia la musica che la pittura si rivolgono proprio ai sensi piuttosto che alla ragione, una facoltà questa che bisogna mettere da parte quando ci si avvicina all’arte, se si vuole fare una vera esperienza estetica, senza pregiudizi” (da Piero Dorazio, L’oeil écoute, cat. Valente Arte). Stima: 25.000€/30.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – da fidesarte.it
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5x65.5, 1977
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Potentissima questa carta intelata di buone dimensioni di Emilio Vedova al lotto n. 155 “Senza titolo”.

Vedova, che non sta vivendo un felicissimo momento di mercato, è comunque uno dei protagonisti della storia dell’arte italiana del secondo novecento.

Veneziano, partecipa giovanissimo al movimento Corrente nel 1942 e da subito si distingue per la fervente attività antifascista. Partecipa alla Resistenza e nel 1946 è tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica. L’impegno politico e il fortissimo legame con la realtà saranno dunque i cardini della attività anche pittorica di Vedova.

E certamente Vedova è l’artista che più di tutti è riuscito a conciliare pittura astratta e realtà. Il suo action painting non è espressione della pura soggettività dell’artista, come quello di stampo americano, ma simbolicamente desiderio e invito all’azione, all’espressione nel sociale.

Ancora negli anni ’70 l’artista veneziano continua i cicli dei celebri “plurimi” degli anni ’60: opere in cui la forza della gestualità astratta (la stessa dell’opera al lotto n. 155) si apre allo spazio e al pubblico. L’opera si stacca dalla parete, si disarticola nella realtà e si svolge su più piani con cerniere, incastri, venendo addirittura montata su binari in modo da poter essere vissuta e attraversata. Stima: 70.000€/80.000€.

Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – da fidesarte.it
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91x128, 1955
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Altro artista veneziano Saverio Rampin, classe 1930. Dopo un primo periodo di stampo cubo-futurista Rampin si distingue da subito per un originalissimo espressionismo astratto di matrice naturalistica la cui migliore pecularietà è senza dubbio l’acceso e potentissimo cromatismo.

Non estranee alla sua prima produzione le influenza ‘spaziali’ veicolate tramite la Galleria del Cavallino di Venezia di Carlo Cardazzo dalle opere di Fontana, legato alla galleria, che già a Milano nel 1947 aveva pubblicato il celebre Manifesto.

Si tratta di una spazialità percettiva e memoriale che si dispiega nell’uso delle forme e dei colori, e si anima di accensioni ritmiche e coloristiche che soggettivizzano lo spazio-tempo dell’intuizione pittorica. Bellissime le opere degli anni ’50 come questa al lotto n. 174 “Momento”. Artista tutto da riscoprire. Stima: 8.000€/10.000€.

Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – da fidesarte.it
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80x58, 1985
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Julio Le Parc è un artista argentino, famoso per aver fondato il G.R.A.V. Groupe de Recherche d’ Art Visuel a Parigi nel 1969 con François Morellet, Francisco Sobrino, Yvaral e alcuni altri artisti.

Obiettivo del Gruppo era quello di usare il movimento come mezzo di coinvolgimento dello spettatore in esperienze al contempo visuali e viscerali. La volontà è quella di coinvolgere lo spettatore stesso in una visione dell’arte in cui l’artista non è il ‘creatore’ ma il ‘liberatore’ dell’anima delle persone dalla loro passività.

Arte performativa dunque che si ritrova anche nelle opere bidimensionali dell’artista argentino e che ne rappresentano per così dire una summa. Figure che si specchiano, giochi di luce, spirali di movimento, simmetrie impossibili e volumi restituiscono uno spazio in cui immergersi, da risolvere, e al contempo un mondo perfetto dell’immaginazione. Lotto n. 230 “Theme 29 a variation”. Stima: 10.000€/12.000€.

Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – da fidesarte.it
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110x80
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Sandro Chia o meglio Alessandro Coticchia è un artista nato a Firenze nel 1946. Con Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi è stato fra i protagonisti della Transavanguardia, movimento di recupero della figurazione consacrato alla biennale di Venezia del 1980 dal critico Achille Bonito Oliva.

Figure dalla monumentalità classica, come quelle al lotto n. 237 “Figure”, accese da colori sgargianti dominano le tele di Chia. L’artista fiorentino riporta l’uomo al centro e lo pone in mezzo alla natura, sovente nudo, indistinto quasi nei colori dagli elementi del paesaggio, in una celebrazione panica dell’universo che conosciamo.

Ma non c’è solo spontaneità nelle opere di Chia: sotto l’apparente semplicità le sue opere sono fitte di richiami e stilemi culturali che vogliono veicolare un’idea. “Sandro Chia pratica, attraverso la pittura, la teoria di una manualità assistita da un’idea, dalla messa in opera di un’ipotesi formulata attraverso la particolarità di una figura o di un segno. Se l’immagine costituisce da una parte lo svelamento dell’idea iniziale, dall’altra è anche testimonianza del procedimento pittorico che lo produce e ne svela l’interno circuito, la gamma complessa di riflessi, le possibili corrispondenze, gli spostamenti e i rimandi fra le diverse polarità” (da Achille Bonito Oliva, Il manifesto della transavanguardia, Flash Art n°92-93, 1979). Stima: 10.000€/12.000€.

George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – da fidesarte.it
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98x76, 1959
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’50 dell’inventore dell’astrazione lirica Georges Mathieu al lotto n. 240 “Composition brune”.

È il 1950 quando Mathieu dipinge i suoi primi lavori tachisti e tiene a Parigi la sua prima personale alla Galerie René Drouin.

L’artista francese eseguiva i suoi lavori assai velocemente usando pennelli, fazzoletti o spremendo direttamente il colore dal tubetto. L’espressionismo della sua arte si distinse da quello d’oltreoceano di pura espressione soggettiva (alla Pollock) e potrebbe essere definito ‘situazionale’ e ‘teatrale’: compendio, sintesi e restituzione della forza presente in un concetto, una sorta di calligrafica interpretazione. Mathieu dipingeva infatti spesso battaglie e altri eventi della storia francese rendendoli in forma astratta.

Nel 1959 stesso Mathieu dipinse “Il Massacro di Saint-Barthélemy”, un’opera di 2.5×6 metri in meno di mezz’ora, accompagnato dal batterista jazz Kenny Clarke. “Non dipingo velocemente per mancanza di tempo o per battere record, ma semplicemente perché non mi serve altro tempo, anzi più tempo rallenterebbe i gesti, introdurrebbe dubbi e corromperebbe la purezza dei tratti, la crudeltà delle forme, l’unità dell’opera”. Stima: 30.000€/40.000€.