Asta Fidesarte n. 72 – Sabato 8 Aprile 2017 – Venezia, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 72 della Casa d’Aste Fidesarte di Venezia si terrà il giorno 08 aprile 2017 in due sessioni rispettivamente alle ore 10.30 (lotti 1-101) e alle ore 16.00 (lotti 102-248). La topten di SenzaRiserva.

Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – da fidesarte.it
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100x73, 1958
Gustavo Boldrini, Periferia, olio su tela, 100×73, 1958 – Lotto n. 78 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Artista veneziano, Gustavo Boldrini nasce nel 1927 e si forma come pittore prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia.

Da subito la sua pittura di matrice espressionista trova estimatori in artisti quali Felice Carena, Virgilio Guidi e Bruno Saetti.

Dal ’47 Boldrini compie numerosi viaggi in europa trovando ispirazione soprattutto nelle opere di Kokoschka, Van Gogh, Utrillo e Rouault.

I soggetti di Boldrini sono paesaggi, vedute di Venezia, ritratti realizzati con una estrema sintesi formale che obbedisce a richiami ora fauvisti ora minimalisti e che non disdegna l’uso del monocromo.  L’artista lavora di getto, per intuizioni liriche, dotato di una particolare sensibilità e tecnica.

Dal 1955 Boldrini si trasferisce a Milano e le sue opere iniziano a confrontarsi con gli spazi del paesaggio urbano che l’artista organizza in volumi essenziali e dai colori accesi (lotto n. 78 “Periferia”). L’artista esprime allo stesso tempo la sensazione d’oppressività esistenziale e l’impeto degli stimoli della modernità cittadina del dopoguerra.

Proprio in quegli anni  le maggiori affermazioni: nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale d’Arte di Roma, nel 1956 alla Biennale di Venezia. Stima: 2.000€/3.000€.

Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – da fidesarte.it
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50x40, 1973
Leone Minassian, Forme elicoidali, olio su tela, 50×40, 1973 – Lotto n. 101 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Leone Minassian è un altro talentuoso pittore veneziano d’adozione. Nato a Costantinopoli nel 1905 giovanissimo soggiornò in esilio prima a Napoli con la famiglia poi a Venezia a causa delle persecuzioni turche contro gli armeni.

La prima pittura figurativa di Minassian (prevalentemente nudi, ritratti e nature morte) risente degli insegnamenti e dei colori di Pio Semeghini ma mostra una forza plastica e a tratti espressionista più accentuata.

Dagli anni ’50 i colori si intensificano e l’uso del chiaroscuro conduce le forme ad astrarsi senza mai farsi del tutto estranee alla realtà (forte fu l’influenza su Minassian di Giorgio Morandi, Alberto Viani e soprattutto Jean Arp conosciuto nel 1954).

Nascono così le bellissime opere come questa al lotto n. 101 “Forme elicoidali”, virgulti di pura forza e energia surreale che vanno oltre la figurazione senza abbandonarla, quasi a cogliere quella vitalità, quel noumeno che sta dietro al fenomeno.

Artista semi-dimenticato troppo presto, che meriterebbe una riscoperta. Stima: 4.000€/5.000€.

Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – da fidesarte.it
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50x70, 1966
Emilio Scanavino, Senza titolo, tecnica mista su cartoncino intelato, 50×70, 1966 – Lotto n. 110 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’60 dell’artista ligure Emilio Scanavino al lotto n. 110 “Senza titolo”.

Non si tratta di un olio ma l’opera è di estrema qualità pittorica e assai rappresentativa del percorso artistico di Scanavino che negli anni ’60 formalizza il proprio linguaggio e raggiunge la piena maturità artistica.

Opera in cui si ritrovano i tipici grovigli dell’artista ligure e insieme le forme zoomorfe e surreali che caratterizzano il suo mondo immaginativo.

Sono gli anni di cui il celebre critico Enrico Crispolti sottolinea il “superamento dell’informale” da parte di certi artisti dell’epoca e durante i quali Scanavino prende parte alle esperienze della rassegna “Possibilità di relazione” e alle due edizioni di “Alternative Attuali”.

La mostra “Possibilità di relazione” fu inaugurata il 25 maggio 1960 alla Galleria L’Attico a Roma, curata da Enrico Crispolti, Roberto Sanesi e Emilio Tadini.

“La mostra assume per noi un valore emblematico, essendosi dichiaratamente proposta come occasione per ragionare intorno alla «presenza, inconfutabile, di nuove ricerche di figurazione», che rispondono alla voglia di vivere la pittura come una possibilità di scandaglio dell’io non inteso però come una statica monade, ma colto nel suo ineludibile definirsi in rapporto all’altro da sé, e conseguentemente come una testimonianza dell’esperienza della realtà, in tutta la sua organica dinamicità” (da Cristina Casero, Nuove “possibilità di relazione”: l’Informale oltre l’Informale, Ricerche di S/Confine, vol. III, n. 1 (2012)  ). Stima: 5.000€/7.000€.

Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – da fidesarte.it
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76x183, 1984/2005
Gianfranco Goberti, Lacerazione, grafite e acrilici su carta riportata su tavola, 76×183, 1984/2005 – Lotto n. 114 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Gianfranco Goberti nasce nel 1939 e si diploma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Fu scoperto da Gillo Dorfles nel 1980 che lo segnala con altri importanti artisti per il Catalogo Nazionale d’Arte Bolaffi (con Paolini, Adami, Paladino). Nel 2011 ha partecipato alla Biennale di Venezia.

Scrive l’artista in occasione di una personale presso il Palazzo comunale di Nonantola nel 1990: “la mia pittura è la costante di una sorta di chiaro scuro che determina una rigatura; le camicie, le poltrone a righe, le corde, sono costituite da un’intermittenza di chiaro scuro. Dipingo dagli anni Sessanta poltrone riflesse e specchi. I cieli legati da corde suggeriscono il materiale e l’immateriale […]. Ho disegnato corde legate, poi le ho fatte esplodere. Una metafora della vita. L’arte non cambia la realtà, ma può provocare sensazioni nel profondo, a livello filosofico, etico ed estetico”.

C’è nelle opere di Goberti. fra il concettuale e la nuova figurazione, una tensione, una follia che sola permette di affermare la realtà come atto costituito e soggettività costituente per usare una terminologia sartriana. Come direbbe Michel Foucault al lotto n. 114 “Lacerazione” l’artista testimonia “l’esperienza, non ancora scissa, della scissura stessa”. Stima: 2.500€/3.500€.

Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – da fidesarte.it
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75x100, 1972
Michele Perfetti, Noi siamo diversi, tela emulsionata, 75×100, 1972 – Lotto n. 126 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Michele Perfetti è stato un protagonista della poesia visiva italiana degli anni ’70. Pugliese, partecipò a Firenze alle iniziative del Gruppo 70 con Giuseppe Chiari, Eugenio Minnini, Lamberto Pignotti, Lucia Marcucci, Luciano Ori e molti altri.

Il gruppo riuniva pittori, scultori, musicisti, poeti e proponeva un rinnovamento della parola “usata nel linguaggio massificato del nostro tipo di società, come mezzo d’alienazione dell’uomo”. Lo faceva attraverso una critica arguta e in un certo senso artificiosa che si esplicava mettendo in atto cortocircuiti di significato e significante in grado di attivare ambiti sensoriali disparati anche in maniera intuitiva e subliminale.

Scrive Perfetti nella prefazione a “…000 + 1. Poesie tecnologico / visive” nel dicembre del 1967 (pubblicato da Circolo Italsider Taranto): “Del sistema/ordine istituzionalizzato, nel quale l’uomo, interrelato, si trova socialmente e ‘culturalmente’ inserito, la parola e l’immagine sono, dilaganti, l’espressione più vistosa, per mezzo delle quali si articola un tipo di comunicazione a ciclo chiuso e fondato sul consenso. Da ciò si afferma, per altro, che la nostra sia da definirsi civiltà dell’immagine e della parola; ma che […] non è escluso che il nostro tempo anzichè passare ai posteri come civiltà dell’immagine […] passi come ‘l’immagine di una inciviltà’. E allora […] la nuova avanguardia parla di disordine e di dissacrazione […]”

La dissacrazione del lotto n. 126 “Noi siamo diversi”. Stima: 3.000€/4.000€.

Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – DA fidesarte.it
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50x50, 1980
Annamaria Gelmi, Sequenza parallela + Diagonale, china indelebile su acetato, 50×50, 1980 – Lotto n. 138 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Opera minimalista del 1980 dell’artista trentina Annamaria Gelmi al lotto n. 138 “Sequenza parallela + Diagonale”.

L’artista si forma all’Accademia di Brera, dove, fra gli altri, è allieva di Domenico Cantatore. La sua prima personale è alla Galleria Mirana a Trento nel 1970.

Negli anni ’70 la Gelmi sperimenta su vari materiali. Realizza sculture e installazioni soprattutto in plexiglass, metacrilato, china su acetato appunto. La ricerca dell’artista verte sul concetto di spazio, sulla trasparenza e l’interazione percettiva che opera e spettatore instaurano nell’ambiente (sovente le opere vengono appese per generare effetti ottici cangianti).

Le opere fino agli anni ’80, di cui il lotto in asta dà testimonianza, sono perlopiù realizzate in bianco e nero e manifestano anche un’impronta di scomposizione analitica e riduttiva delle forme che nella sua semplicità e immediatezza conferisce ad esse una forte suggestione simbolica e allusiva. Stima: 3.000€/4.000€.

Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – da fidesarte.it
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80x120, 2006
Renato Mambor, Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar, oli e smalti su tela grezza tamburata, 80×120, 2006 – Lotto n. 143 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

“Voglio fare di tutto, ballare, cantare, scrivere, recitare, fare il cinema, il teatro, la poesia, voglio esprimermi con tutti i mezzi, ma voglio farlo da pittore perché dipingere non è un modo di fare ma un modo di essere”.

Questo è stato Renato Mambor, artista eclettico, che ha sperimentato teatro, arte performativa, installazioni, cinema, fotografia con uno sguardo sempre ironico e critico sulla realtà e la cultura dagli anni ’50 ad oggi.

Fu uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Festa, Angeli e Schifano (con quest’ultimo convisse in un appartamento a Cinecittà negli anni ’50). La sua prima esposizione è del 1959 a Roma, alla Galleria “L’Appia Antica”.

L’arte di Mambor si propone di essere impersonale nella convinzione che il pittore non sia personalità super partes ma invischiato nel reale stesso che rappresenta e decontestualizza con un forte effetto di straniamento ma per il quale non ha soluzione.

Come ha ben scritto Achille Bonito Oliva: “attratto dalla moltiplicabilità anonima dell’immagine, Mambor arriva alle ‘campionature’ di uomini ‘statistici’, avendo ridotto la matrice delle figure a timbro, per poi giungere ad illustrazioni di azioni e verbi elementari (camminare, abbracciare, asciugarsi, chiudere la porta) con conseguente riappropriazione del loro significato, dove è l’arte a produrre un rinnovato ed innocente apprendimento elementare, ma attraverso un’esibita neutralità esecutiva che discende dal rifiuto di considerare l’artista come un individuo privilegiato nella società”.

A lotto n. 143 “Veicoli culturali-Harley Davidson Sidecar” Mambor si riappropria di un oggetto prodotto stesso della società massificata dei consumi. Lo fa semplicemente isolando la moto fuori dalla cornice del paesaggio, generando in questo modo allo stesso tempo come una malinconia di appartenenza ma anche una impressione di salvataggio. Stima: 14.000€/18.000€.

Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – da fidesarte.it
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70x90, 1986
Piero Dorazio, Piano e forte, olio su tela, 70×90, 1986 – Lotto n. 152 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Una bellissima opera di Piero Dorazio anni ’80 al lotto n. 152 “Piano e forte”.

Firmatario del manifesto dell’astrattismo romano Forma 1 Dorazio non è circoscrivibile in una corrente poiché la sua pittura si è evoluta moltissimo dai primi anni ’50 agli anni ’80 pur mantenendo un costante riferimento agli aspetti della percezione ritmica e del colore.

Scrive l’artista proprio nel 1986, anno di realizzazione dell’opera: “sia la musica che la pittura moderna non rappresentano null’altro che gli elementi di cui sono fatte: colori, linee, superfici e spazi, materie, suoni, timbri, movimento nel tempo, luci e ombre, chiaro e scuro, forte e adagio, orizzontale, verticale, diagonale, caldo e freddo, alto e basso, insomma tutti quei fenomeni che più direttamente influenzano e orientano la nostra esistenza ogni giorno, poiché costituiscono gli aspetti essenziali della realtà in cui ci orientiamo, per mezzo dei nostri sensi e della nostra intelligenza. Sia la musica che la pittura si rivolgono proprio ai sensi piuttosto che alla ragione, una facoltà questa che bisogna mettere da parte quando ci si avvicina all’arte, se si vuole fare una vera esperienza estetica, senza pregiudizi” (da Piero Dorazio, L’oeil écoute, cat. Valente Arte). Stima: 25.000€/30.000€.

Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – da fidesarte.it
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5x65.5, 1977
Emilio Vedova, Senza titolo, pittura su carta intelata, 101.5×65.5, 1977 – Lotto n. 155 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Potentissima questa carta intelata di buone dimensioni di Emilio Vedova al lotto n. 155 “Senza titolo”.

Vedova, che non sta vivendo un felicissimo momento di mercato, è comunque uno dei protagonisti della storia dell’arte italiana del secondo novecento.

Veneziano, partecipa giovanissimo al movimento Corrente nel 1942 e da subito si distingue per la fervente attività antifascista. Partecipa alla Resistenza e nel 1946 è tra i firmatari del manifesto Oltre Guernica. L’impegno politico e il fortissimo legame con la realtà saranno dunque i cardini della attività anche pittorica di Vedova.

E certamente Vedova è l’artista che più di tutti è riuscito a conciliare pittura astratta e realtà. Il suo action painting non è espressione della pura soggettività dell’artista, come quello di stampo americano, ma simbolicamente desiderio e invito all’azione, all’espressione nel sociale.

Ancora negli anni ’70 l’artista veneziano continua i cicli dei celebri “plurimi” degli anni ’60: opere in cui la forza della gestualità astratta (la stessa dell’opera al lotto n. 155) si apre allo spazio e al pubblico. L’opera si stacca dalla parete, si disarticola nella realtà e si svolge su più piani con cerniere, incastri, venendo addirittura montata su binari in modo da poter essere vissuta e attraversata. Stima: 70.000€/80.000€.

Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – da fidesarte.it
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91x128, 1955
Saverio Rampin, Momento, olio su faesite, 91×128, 1955 – Lotto n. 174 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Altro artista veneziano Saverio Rampin, classe 1930. Dopo un primo periodo di stampo cubo-futurista Rampin si distingue da subito per un originalissimo espressionismo astratto di matrice naturalistica la cui migliore pecularietà è senza dubbio l’acceso e potentissimo cromatismo.

Non estranee alla sua prima produzione le influenza ‘spaziali’ veicolate tramite la Galleria del Cavallino di Venezia di Carlo Cardazzo dalle opere di Fontana, legato alla galleria, che già a Milano nel 1947 aveva pubblicato il celebre Manifesto.

Si tratta di una spazialità percettiva e memoriale che si dispiega nell’uso delle forme e dei colori, e si anima di accensioni ritmiche e coloristiche che soggettivizzano lo spazio-tempo dell’intuizione pittorica. Bellissime le opere degli anni ’50 come questa al lotto n. 174 “Momento”. Artista tutto da riscoprire. Stima: 8.000€/10.000€.

Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – da fidesarte.it
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80x58, 1985
Julio Le Parc, Theme 29 a variation, acrilici su cartoncino intelato, 80×58, 1985 – Lotto n. 230 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Julio Le Parc è un artista argentino, famoso per aver fondato il G.R.A.V. Groupe de Recherche d’ Art Visuel a Parigi nel 1969 con François Morellet, Francisco Sobrino, Yvaral e alcuni altri artisti.

Obiettivo del Gruppo era quello di usare il movimento come mezzo di coinvolgimento dello spettatore in esperienze al contempo visuali e viscerali. La volontà è quella di coinvolgere lo spettatore stesso in una visione dell’arte in cui l’artista non è il ‘creatore’ ma il ‘liberatore’ dell’anima delle persone dalla loro passività.

Arte performativa dunque che si ritrova anche nelle opere bidimensionali dell’artista argentino e che ne rappresentano per così dire una summa. Figure che si specchiano, giochi di luce, spirali di movimento, simmetrie impossibili e volumi restituiscono uno spazio in cui immergersi, da risolvere, e al contempo un mondo perfetto dell’immaginazione. Lotto n. 230 “Theme 29 a variation”. Stima: 10.000€/12.000€.

Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – da fidesarte.it
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110x80
Sandro Chia, Figure, olio su carta riportata su tavola, 110×80 – Lotto n. 237 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Sandro Chia o meglio Alessandro Coticchia è un artista nato a Firenze nel 1946. Con Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Nicola De Maria ed Enzo Cucchi è stato fra i protagonisti della Transavanguardia, movimento di recupero della figurazione consacrato alla biennale di Venezia del 1980 dal critico Achille Bonito Oliva.

Figure dalla monumentalità classica, come quelle al lotto n. 237 “Figure”, accese da colori sgargianti dominano le tele di Chia. L’artista fiorentino riporta l’uomo al centro e lo pone in mezzo alla natura, sovente nudo, indistinto quasi nei colori dagli elementi del paesaggio, in una celebrazione panica dell’universo che conosciamo.

Ma non c’è solo spontaneità nelle opere di Chia: sotto l’apparente semplicità le sue opere sono fitte di richiami e stilemi culturali che vogliono veicolare un’idea. “Sandro Chia pratica, attraverso la pittura, la teoria di una manualità assistita da un’idea, dalla messa in opera di un’ipotesi formulata attraverso la particolarità di una figura o di un segno. Se l’immagine costituisce da una parte lo svelamento dell’idea iniziale, dall’altra è anche testimonianza del procedimento pittorico che lo produce e ne svela l’interno circuito, la gamma complessa di riflessi, le possibili corrispondenze, gli spostamenti e i rimandi fra le diverse polarità” (da Achille Bonito Oliva, Il manifesto della transavanguardia, Flash Art n°92-93, 1979). Stima: 10.000€/12.000€.

George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – da fidesarte.it
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98x76, 1959
George Mathieu, Composition brune, olio su carta, 98×76, 1959 – Lotto n. 240 – Immagine da fidesarte.it – Asta Fidesarte n. 72

Un’opera importante degli anni ’50 dell’inventore dell’astrazione lirica Georges Mathieu al lotto n. 240 “Composition brune”.

È il 1950 quando Mathieu dipinge i suoi primi lavori tachisti e tiene a Parigi la sua prima personale alla Galerie René Drouin.

L’artista francese eseguiva i suoi lavori assai velocemente usando pennelli, fazzoletti o spremendo direttamente il colore dal tubetto. L’espressionismo della sua arte si distinse da quello d’oltreoceano di pura espressione soggettiva (alla Pollock) e potrebbe essere definito ‘situazionale’ e ‘teatrale’: compendio, sintesi e restituzione della forza presente in un concetto, una sorta di calligrafica interpretazione. Mathieu dipingeva infatti spesso battaglie e altri eventi della storia francese rendendoli in forma astratta.

Nel 1959 stesso Mathieu dipinse “Il Massacro di Saint-Barthélemy”, un’opera di 2.5×6 metri in meno di mezz’ora, accompagnato dal batterista jazz Kenny Clarke. “Non dipingo velocemente per mancanza di tempo o per battere record, ma semplicemente perché non mi serve altro tempo, anzi più tempo rallenterebbe i gesti, introdurrebbe dubbi e corromperebbe la purezza dei tratti, la crudeltà delle forme, l’unità dell’opera”. Stima: 30.000€/40.000€.

Asta n. 8 Studio d’Arte Borromeo – 25 Febbraio 2017 – Senago, Arte Moderna e Contemporanea

Prevista per il prossimo 25 febbraio 2017 l’asta n. 8 di Arte Moderna e Contemporanea della Casa d’Aste Studio d’Arte Borromeo. La prima sessione (lotti 1-295) e la seconda sessione (lotti 301-556) si terranno rispettivamente alle ore 9.30 ed alle ore 14.30 nella sede di Via Piave 3/B 20030 Senago (Milano). La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24x34, 1950
Gualtiero Nativi, Frattura, olio su carta riportata su tavola, 24×34, 1950 – Lotto n. 174 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Scrive Marco Moretti in “Gualtiero Nativi. Itinerario di un’avventura artistica” (introduzione al Vol. I del Catalogo Generale delle Opere di Gualtiero Nativi, p. 34): “La purezza di quella sintassi formale e cromatica con cui l’artista aveva tradotto negli anni Quaranta sulla carta e sulla tela con titoli come Simbolo, Strutture dinamiche, Tensioni, veniva registrata nel nuovo decennio con attribuzioni dolorosamente allusive: Frattura, Forme chiuse, Frammento di lotta, Immagine prigioniera; titoli che rispecchiavano negativi stati d’animo, alternati ad altri di novella speranza costruttiva […]”.

L’opera al lotto n. 174 “Frattura” del pistoiese Gualtiero Nativi si colloca infatti in un anno importantissimo e di conflitto: è l’anno in cui un gruppo di artisti fiorentini (Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Mario Nuti e appunto Nativi) firma il manifesto dell’astrattismo classico redatto dal filosofo Ermanno Migliorini.

“[…] E all’opera in definitiva noi rimandiamo per il suo contenuto politico, per la realtà ch’essa nega, per la realtà ch’essa pone. Per la realtà che nega: e a nostro avviso essa nega ogni deformazione del reale […] e ogni ricerca di rifugio, di evasione […] e più ancora il surrealismo e la metafisica” (Dal “Manifesto dell’Astrattismo Classico”, 1950). Stima: 3.000€/3.200€.

Agostino Ferrari, Segno - Forma- Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972
Agostino Ferrari, Segno – Forma – Colore, smalti e perspex su dittico di pannelli in legno, 120x80x15, 1972 – Lotto n. 361 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera che riassume tutto il percorso artistico di uno dei protagonisti del milanese Gruppo del Cenobio al lotto n. 361 “Segno – Forma – Colore”.

È infatti nel 1962 che Agostino Ferrari, assieme ad Arturo Vermi, Angelo Verga, Ugo La Pietra, Ettore Sordini e il poeta Alberto Lùcia dà il via ad una sperimentazione militante e ad una ‘esperienza’ artistica che ha per bersaglio il nichilismo dell’informale e della pop art.

Agli anni ’60 appartengono le opere in cui Ferrari approfondisce la ricerca sul segno, ora grafico ora scritturale, e sulla forma. Il tentativo è quello di una ridefinizione minimale del linguaggio allo stesso tempo analitica e concettuale. L’artista non disdegna di strizzare l’occhio alle coeve tendenze cinetiche di approfondimento degli effetti ottico/percettivi.

“Segno – Forma – Colore” rappresenta una summa del messaggio artistico di Ferrari che proprio nel 1971 introduce le prime superfici in rilievo, presenti in questa opera (segni positivi e negativi), la cui tensione successivamente amplifica attraverso l’uso il colore.

L’artista indaga le interrelazioni di elementi primari (appunto segno, forma, colore) nello spazio e le dinamiche psicologiche messe in atto sullo spettatore da tale connubio. Opera bella ed efficace. Stima: 17.000€/19.000€.

Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60x60, 1990
Julio Le Parc, Alchimie 141, acrilici su tela, 60×60, 1990 – Lotto n. 376 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Luci, elementi mobili, specchi, colori sono le componenti della ricerca visuale dell’artista argentino Julio Le Parc, animatore del  G.R.A.V. (Groupe de Recherche d’Art Visuel) nella Parigi degli anni ’60.

Luoghi fantastici, labirinti pirotecnici sono il prodotto reale e immaginato sulla tela della concezione artistica di Le Parc, sviluppata sempre nella prospettiva di un coinvolgimento attivo dello spettatore nello spazio artistico.

Nel 1974 l’artista argentino inizia il ciclo delle cosiddette “Modulazioni” con cui torna all’uso della superficie. Il pittore approfondisce l’indagine sulla gamma dei 14 colori e la loro combinazione e sull’uso della luce con una finalità di distorsione ottica e illusionistica di natura cinetica.

Le “Alchimie”, qui al lotto n. 376, sono la continuazione diretta di tale ricerca negli anni subito successivi. In esse prendono vita quegli stessi spazi artificiali che Le Parc aveva creato fisicamente. Si tratta di spazi matematicamente perfetti e studiati che confondono i livelli di profondità. Le Parc dà vita ad una sinestesia assurda ma verisimile di riflessi, luci, scie, pesi e contrappesi che coinvolgono magicamente lo spettatore, intrappolandolo in un gioco-labirinto onirico e surreale. Stima: 18.000€/20.000€.

Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997
Alberto Biasi, Break dance street, rilievo in pvc su tavola dipinta, 100x100x5, 1997 – Lotto n. 387 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Ancora la psicologia della percezione è di scena al lotto n. 387 “Break dance street” di Alberto Biasi, protagonista dell’arte programmata e delle ‘nuove tendenze’ degli anni ’60.

La sollecitazione retinica dello spettatore è l’obiettivo dei veri e propri ‘dispositivi’ realizzati dall’artista padovano Alberto Biasi. Dispositivi che mettono in moto la percezione di chi guarda.

C’è nelle opere di Biasi una ricerca scientifica (comune a quella del celebre Gruppo N) che rinnega ogni soggettivismo e principio di autorialità e che mira allo stesso tempo ad agire sulla realtà.

Le opere più tarde dell’artista inoltre, fatto avvertibile già dall’inizio degli anni ’70, accentuano una componente emozionale del fare pittorico di Biasi. Componente che rende queste opere, a nostro giudizio, esteticamente più riuscite.

Dai “rilievi ottico-dinamici” l’artista passa alle “dinamiche visive”. La torsione delle lamelle in pvc amplifica il meccanismo di moto percettivo rendendolo anche più imprevedibile di fronte agli stati d’animo e alla condizione psicofisica dello spettatore.

Di più: come in questa opera in asta, l’artista introduce un tema. Attraverso il ritmo ellittico e coloristico, Biasi strizza l’occhio, cita di fronte al fruitore. Una complicità che lo rende nuovamente artista, creativamente umano. Stima: 23.000€/25.000€.

Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70x100, 1966
Vanna Nicolotti, Passaggio obbligato, tecnica mista su tela cerata e plastica, 70×100, 1966 – Lotto n. 391 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Vanna Nicolotti nasce a Novara nel 1929. Compie gli studi all’Accademia di Brera con Achille Funi e Mauro Reggiani.

L’esordio ufficiale come artista risale al 1963 (presso Vismara Arte) a Milano e colloca l’artista novarese all’interno delle ricerche spaziali condotte da Lucio Fontana.

“Gli oggetti di Vanna Nicolotti”, scrive nel 1971 il critico Pierre Restany “sono oggetti critici che ci costringono a combattere l’automatismo e i riflessi a tic della visione. (…) Il fascino dell’intero percorso sta nel mistero inerente a ogni oggetto, trappola per la visione, apertura spalancata verso l’oltre delle cose”.

L’artista lavora su due piani: uno sovrastante, tagliato per far entrare la luce, e quello sottostante, pittorico, dove inizialmente, come in questa opera, si conserva un riferimento figurativo. Sono “strutture variate”, come nell’arte cinetica e programmatica, ma che conservano un alone di mistero, un interrogativo su come guardare il mondo non soltanto critico ma anche speculativo.

Opere come questa in asta al lotto n. 391 “Passaggio obbligato” che la Nicolotti espone a Londra nel 1964 e poi ancora a Milano alla Galleria Pater proprio nel 1966.

Si tratta di spazi percettivi e contemplativi. L’artista novarese in particolare approfondirà negli anni Settanta la componente mistica e orientaleggiante inerente alle sue creazioni.  I cicli dei “Mandala” e delle “Porte” hanno infatti come antecedenti proprio queste prime sperimentazioni degli anni ’60. Stima: 11.000€/13.000€.

Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130x162, 1971
Guido Biasi, Turner’s dream, olio su tela, 130×162, 1971 – Lotto n. 415 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Nato a Napoli nel 1933 Guido Biasi frequenta nella città partenopea l’Accademia di Belle Arti. Partecipa negli anni ’50 al movimento Pittura Nucleare. Nel 1957 sottoscrive, con Mario Colucci, Piero Manzoni, Ettore Sordini e Angelo Verga, “Il manifesto per la pittura organica”  e poi il “Manifesto di Albisola Marina” firmato dagli stessi artisti.

In queste dichiarazioni programmatiche è manifesto l’interesse dell’artista per la realtà e l’elaborazione dell’immagine.

“A dispetto di ogni irrealtà, il nostro lavoro denuncia la consapevolezza più lucida della nostra vita fisica. Contrariamente a ogni astrazione e ad ogni vano decorativismo, noi realizziamo non una visione ideale ma una specie di traduzione plastica delle emozioni più intime della nostra coscienza: l’arte ha così modo di diventare una continuazione naturale e spontanea dei nostri processi psico-biologici […]”

Interesse per le immagini e la percezione che è all’origine, alla fine degli anni ’60, degli originalissimi cicli delle “mnemoteche” e delle “museologie”. Nelle “mnemoteche” del 1970 l’artista tratta la memoria alla stregua di un archivio mentale di ‘immagini citate e immaginate’ cercando di ridurle analiticamente a uno spettro percettivo, di descriverne l’onda di segnale, lo spettro di calore.

Da poesia a realtà fra immagine e immaginazione, non dimenticando il nostro bagaglio culturale. Lotto n. 415 “Turner’s dream”. Stima: 8.000€/9.000€.

Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974
Enzo Cacciola, 18-10-1974, cemento e asbesto su tela, 30x40x3, 1974 – Lotto n. 438 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un piccolo ma bellissimo cemento e asbesto su tela “18-10-1974” di Enzo Cacciola al lotto n. 438. L’artista di Arenzano (classe 1945) è uno dei migliori rappresentanti della nostrana “pittura pittura” o pittura analitica.

Già dal 1973 Cacciola conduce sperimentazioni con polvere di cemento e/o asbesto unita a colle viniliche.

Come ha ben scritto Claudio Cerritelli in “Enzo Cacciola Continuità e interferenze (1974-2009)” (in Arte Contemporanea, Bimestrale di Informazione e Critica d’Arte, Anno 6, Numero 30, gennaio-febbraio 2012):  “[…] Opere di forte radicalità sono anche quelle realizzate con magma di amianto e materiale vinilico, in questo caso la forma e l’informe superano la loro apparente antinomia evidenziando la possibilità di congiungere energie contrapposte, la saturazione e il movimento, la compattezza e la vibrazione, il limite e lo sconfinamento. La spazialità concettualmente definita non è per Cacciola un dogma ma uno spazio in profonda tensione con le qualità artigianali e industriali dei materiali che producono molteplici sembianze, esiti differenti, aspetti non totalmente assorbiti dalla logica analitica ma capaci di interpretarne il rigore sempre alla luce della sensibilità manuale”. Stima: 3.800€/4.000€.

Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40x60, 1970
Giorgio Griffa, Obliquo, acrilici su tela, 40×60, 1970 – Lotto n. 452 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Giorgio Griffa è uno dei due invitati alla Biennale di Venezia 2017 con Riccardo Guarnieri. Protagonista del ‘ritorno alla pittura’ nei primissimi anni ’70 tutta la ricerca di Griffa si è incentrata nella riscoperta di una ‘valenza del fare’ che ha trovato le proprie radici nel colore e nella gestualità.

In bilico fra arte povera nei materiali e arte analitica nel riduzionismo delle forme e del segno l’arte dell’artista torinese non ha però mai perso una  emotività fanciullesca che gli deriva da una istintiva sensibilità.

L’opera al lotto n. 452 “Obliquo” appartiene al primo dei cicli pittorici di Griffa e già contiene in nuce tutti gli stilemi della sua produzione successiva. Sono i “segni primari”: forme ripetute ma sempre diverse, anafore variabili e non finite che contrassegnano il prendere vita della pittura stessa, in un organicismo che assimila il colore e il segno a pure individualità di uno stesso dominio d’esistenza. Stima: 11.000€/13.000€.

Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008
Nunzio Di Stefano, Senza titolo, piombo e legno combusto, 120x100x4.2, 2008 – Lotto n. 488 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

È stato vincitore del Premio “Duemila” per i giovani alla Biennale di Venezia del 1987 e Menzione d’onore alla Biennale del 1995 lo scultore di Cagnano Amiterno Nunzio di Stefano.

Spazio, luce e materia sono le componenti primarie del lavoro di Nunzio. Dalla metà degli anni ’80 l’artista utilizza lamine, ferro, piombo parallelamente alle combustioni.

Negli stessi anni Nunzio ha esposto con gli artisti della cosiddetta Scuola Romana (Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Pizzi Cannella, Marco Tirelli e Nunzio appunto).

Sono gli artisti del ‘ritorno alla pittura’, che il critico Achille Bonito Oliva cercò di etichettare con la definizione di “Transavanguardia fredda”. Ma ognuno di questi artisti in seguito ha elaborato una poetica personale.

Artista ormai consacrato, nel 2005 gli é stata dedicata un’ampia antologica al MACRO di Roma.

Bellissima e di dimensioni importanti l’opera al lotto n. 488 “Senza titolo” dove le forme sembrano avere trovato collocazione nello spazio senza interventi pittorici. Le superfici sono ricettacolo di una vita che sembra originarsi per magia dalla muta materia in un miracolo di luce. Stima: 55.000€/65.000€.

Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80x55, 1958
Franco Angeli, Ferita, tecnica mista e collage su tavola, 80×55, 1958 – Lotto n. 516 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Un’opera storica di uno degli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, Franco Angeli, al lotto n. 516 “Ferita”. Si tratta di un’opera degli anni ’50 quindi antecedente anche la prima personale presso la Galleria La Salita di Roma nel 1960.

La formazione di Angeli in quegli anni è quella di un’autodidatta che si approccia alla pittura in maniera istintiva risentendo di un vissuto assai sofferto durante gli anni della guerra. Assiste al bombardamento di San Lorenzo, che lo turba fortemente.

Le prime opere dell’artista romano, che risalgono al 1957, sono nel segno di un linguaggio informale fatto di materia e toni cupi uniti a cromie intense (per lo più rosse).

Angeli è chiaramente influenzato dalle esperienze di Burri che declina però con un forte imprinting personale. Angeli usa garze e velature con una manualità che deve molto, in questa prima fase, anche  delle tecniche di tappezzeria apprese in questi anni per sostenere la madre dopo la morte del padre.

Eppure c’è già tutto l’Angeli pop in questa tela: nella simbologia del dolore e nel distacco che ottiene attraverso le velatine, che continuerà sempre ad usare. Una decontestualizzazione critica del vissuto personale e storico che sarà il suo contributo maggiore. Stima: 20.000€/22.000€.

Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81x100, 1965
Tano Festa, La grande nuvola n. 4, smalto su tela, 81×100, 1965 – Lotto n. 529 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

“La grande nuvola” di Tano Festa al lotto n. 529 è un’opera assai rappresentativa della produzione importante di uno dei capofila della Scuola romana di Piazza del Popolo.

Siamo negli anni della Hollywood sulle sponde del Tevere, anni in cui Roma ferve di energia culturale e brulica di intellettuali. Nel 1965 apre il mitico Piper dove risuona la musica internazionale e Schifano è di Casa.

E quest’opera al lotto n. 529, oltre a esprimere a pieno il linguaggio poetico di Festa con i regoli che scandiscono i piani della visione, i cerchi a marcare i tempi dell’immagine e il desiderio d’assoluto simbolico della nuvola; è anche il ritratto gioioso di questo mondo che si apre alla speranza, fervido di idee e aspirazioni. Mondo che sarà disilluso presto, alla fine del decennio, con la morte di Pino Pascali e con la crisi del sistema politico e ideologico della Prima Repubblica negli anni ’70. Stima: 60.000€/70.000€.

Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101x101, 1967
Gianni Emilio Simonetti, The early Gutenberg period, tecnica mista su tela, 101×101, 1967 – Lotto n. 540 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Gianni Emilio Simonetti è stato fra i protagonisti italiani del movimento Fluxus assieme a Giuseppe Chiari. In asta al lotto n. 540 “The early Gutenberg period” una delle originalissime mappae mundi degli anni ’60.

Un flusso spazio-temporale sono le vere e proprie ‘storie’ che l’artista racconta sulla tela utilizzando piccoli oggetti, frammenti, connessioni, associazioni mentali, dichiarazioni. Mappe che rappresentano insieme il tutto e l’infinitamente piccolo, dove l’artista cerca una formalizzazione del mondo degli oggetti ma anche dell’universo personale delle idee.

È così che l’opera diventa una summa, l’idea che prende forma nello spazio non come intuizione ma elaborazione, non dalla semplicità ma dalla complessità. Ritmi, rime, metafore, simboli, enjambment di un processo di “artificazione” che restituisce una pura e vibrante “poesia visiva”.

Negli ultimi anni c’è stata un vera riscoperta di Simonetti da parte del meracto.

Professore presso il Politecnico e lo IED di Milano, l’artista ha condotto anche  il Laboratorio di Artiterapie al Centro Diurno Luvino di Luino presso la Psichiatria del Verbano. Stima: 13.000€/15.000€.

Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009
Francesca Pasquali, B01, plastica e polistirolo entro teca in plexiglass, 120x100x12.5, 2008-2009 – Lotto n. 555 – Immagine da asteborromeo.arsvalue.com – Asta Studio d’Arte Borromeo n. 8

Una giovanissima artista al lotto n. 555 “B01” Francesca Pasquali, classe 1980.

Bolognese, ha frequentato l’Accademia di Belle Arti della città segnalandosi già nel primo decennio degli anni 2000 con importanti premi: il “Premio DAMS” nel 2006, il “Talent Prize” nel 2009, il “Premio Arte Laguna” nel 2010.

L’artista crea suggestioni e illusioni organico/naturali attraverso l’uso di materiali industriali e polimerici che riconducono il suo lavoro nell’ambito dell’arte povera.

Non estranea al suo approccio la componente cinetica attraverso la quale l’artista cerca un coinvolgimento dello spettatore sia dal punto di vista percettivo che attivo.

Opera dall’aspetto magmatico questa in asta dove il gioco di trasparenze in bianco dei materiali suscita nello spettatore il dubbio fra artificio e naturalità, consistenza granitica e riproduzione. La scabrosità dei materiali incita ad essere toccata, in un’arte che vuole essere così vicina al mondo da farsi esperienza. Stima: 7.500€/8.000€.