Asta Meeting Art n. 829 – 17/18 e 21/22 Giugno – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni I-IV

Le sessioni I-IV dell’asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nel fine settimana del 17/18 giugno 2017 alle ore 14.30 (sessioni I-II, lotti 1-200) e nei giorni 21/22 giugno, ore 16.00 (sessioni III-IV, lotti 201-300). La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73x50, 1953
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 73×50, 1953 – Lotto n. 13 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Filippo Scroppo nasce a Riesi, in provincia di Caltanissetta, nel 1910 da genitori valdesi. Si laurea in Lettere a Torino. Profondamente religioso si iscrive in seguito alla Facoltà valdese di Teologia a Roma.

Nel dopoguerra partecipa alla vita culturale e artistica torinese. Collabora a “L’Unità” come critico d’arte. Nel 1948 è assistente di Felice Casorati alla cattedra di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino dove insegnerà fino al 1980.

Ancora nel 1948 Scroppo fonda con Francesco Menzio, Albino Galvano, Italo Cremona, Mino Rosso e Felice Casorati la sezione torinese dell’Art Club, di cui diviene segretario.

Nel 1948, 1950, 1952 e nel 1962 sarà presente alla Biennale di Venezia. La pittura di Scroppo negli anni ’50 è puramente astratta, contrassegnata dall’adesione alle idee concretiste del M.A.C. torinese capeggiato da Scroppo stesso e da Albino Galvano. Del Gruppo fanno parte anche Annibale Biglione e Adriano Parisot. In seguito si aggregheranno Carol Rama e Paola Levi-Montalcini.

Fra il 15 e il 29 dicembre 1950 Galvano e Scroppo espongono alla Libreria Salto di Milano con presentazione di Gianni Monnet. Nelle parole di Galvano, teorico poi del Movimento M.A.C. e critico d’arte: “[Scroppo] ha dato lo spettacolo inconsueto di un non-conformismo che ha permesso alle sue convinzioni marxiste di non impedirgli l’esperienza astratta, attraverso le due articolazioni, prima dell”egometrico’ e poi di forme più aperte e libere” anticipando in queste ultime parole quel “concretismo della linea curva” assai lodato in Scroppo da Gillo Dorfles e presente al lotto n. 13 “Opera M.A.C.”. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – da meetingart.it
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60x40, anni ’50
Albino Galvano, Senza titolo, olio su tela, 60×40, anni ’50 – Lotto n. 14 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Albino Galvano a Torino fu allievo di Felice Casorati, alla ricerca, come ebbe a scrivere, del “segreto di una sintesi in cui il dato naturale risultava assorbito e trasfigurato”.

Studioso di spiritualismo, antropologia e interessato ai temi religiosi Galvano si laureò in tali argomenti alla Facoltà di Magistero dell’Università di Torino.

Già negli anni ’30 la pittura di Galvano (che partecipa alla Biennale di Venezia nel 1930, nel 1936 e nel 1948 e alle Quadriennali di Roma del 1931 e del 1935), ancora figurativa, mostra una sintetismo fauve e un repertorio di soggetti “pesci, molluschi, conchiglie, vecchi libri accartocciati, crocefissi e acquasantiere barocchi, nudi tortili come molluschi e paesaggi incerti tra quegli andamenti sinuosi e un modesto cézannismo che era nell’aria” (in A.G., a cura di Albino Galvano, Torino, 1979, p. 98), di ispirazione anti-novecentista che preludono alla netta separazione fra elemento iconografico e idea morale di pittura.

Con l’adesione al M.A.C Movimento Arte Concreta e la formazione del Gruppo torinese da lui capeggiato (Scroppo, Parisot, Carol Rama, Paola Levi-Montalcini), gli ‘oggetti’ nella pittura di Galvano divengono sagome e pretesti per una libertà fantastica che, pur fine a se stessa, si nutre delle suggestioni proprie della vastissima cultura antropologica e religiosa dell’artista: quasi feticci, simboli dal sapore iniziatico e cabalistico.

Nel biennio 1953 e 1954 inoltre, anni a cui forse può essere attribuita l’opera al lotto n. 14 “Senza titolo”, Galvano introduce nelle proprie opere richiami e citazioni spazialiste, qui riscontrabili nella mezzaluna nella parte in alto a sinistra del dipinto. Stima: 3.000€/4.000€.

Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – da meetingart.it
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130x162, 1972
Antonio Corpora, Follia di elementi, olio su tela, 130×162, 1972 – Lotto n. 73 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Antonio Corpora, “Follia di elementi” al lotto n. 73 è una grande opera dell’artista di origini tunisine (1909-2004).

Protagonista dell’astrattismo e sostenitore del rinnovamento della pittura italiana nel primo dopoguerra Corpora promuove a Roma il Gruppo anti-novecentista dei neo-cubisti con, fra gli altri, Renato Guttuso, Sante Monachesi e Giulio Turcato.

La sua esperienza pittorica passerà poi per il Fronte Nuovo delle Arti e il Gruppo degli Otto di Lionello Venturi a descrivere una parabola fra astrattismo e realismo che lo porterà alla definizione negli anni ’50 di un informale sui generis fatto di accensioni luministiche e spaziali, quasi organiche.

Dagli anni ’60 invece, in particolare dalla seconda metà, la pittura di Corpora torna alla bidimensionalità definendosi in campiture più nette di colore il cui accennato concretismo geometrico però non concede mai alla riduzione di un piglio libertario che si articola fra i due poli dell’istinto autoriale e di una spontanea predilezione per l’auto-espressione del colore e della materia. Stima: 27.000€/30.000€.

Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – da meetingart.it
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5x54, 1971
Carla Accardi, Senza titolo, tempera alla caseina su tela, 72.5×54, 1971 – Lotto n. 93 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella opera della trapanese Carla Accardi al lotto n. 93 “Senza titolo”. Ed negli anni ’50 che si definisce la personalità pittorica della Accardi, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Palermo e protagonista femminile dell’avanguardia astratta romana del dopoguerra all’interno del Gruppo Forma 1.

Al 1954 risalgono le prime opere puramente astratte dell’artista, che definisce un linguaggio personale segnico che Germano Celant ha messo in relazione con il femminismo della Accardi.

Secondo Celant le prime opere segniche in bianco e nero della Accardi esprimono “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità” nella ricerca di una “identità e differenza” che si accende attraverso i contrasti e la tensione generata dalla ripetizione, dalle curve, dalle diagonali, in un articolarsi quasi ‘generativo’ del tratto. Tipiche degli anni ’70 le opere optical, quale questa al lotto n. 93 “Senza titolo”, realizzate attraverso colori complementari dal contrasto acceso che accentuano la discordanza di una duplicità consustanziale alle realizzazioni dell’artista trapanese.

Da ricordare che la Accardi partecipò al movimento femminista culminato negli anni ’70 nella fondazione di Rivolta Femminile con  Carla Lonzi ed Elvira Banotti. Stima: 32.000€/36.000€.

Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – da meetingart.it
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59x45, 1934
Pippo Oriani, Cafè Oriani, tecnica mista e collage su cartone, 59×45, 1934 – Lotto n. 120 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Pittore, scenografo e architetto Pippo (Giuseppe) Oriani nasce a Torino nel 1909. Dopo gli studi di architettura aderisce nel 1928 al gruppo futurista torinese incoraggiato da Enrico Prampolini. Fu su invito dell’amico Fillia a prendere contatto con le avanguardie europee che Oriani si trasferì a Parigi fra il 1930 ed il 1935.

In questi anni partecipa più volte alla Biennale di Venezia nel 1930, 1932, 1934, 1936 e nel 1938.

Gli anni parigini vedono l’artista impegnato su più fronti, ed anche la sua produzione artistica risente di varie influenze: da una lato le nature morte cubiste con strumenti musicali alla Severini (lotto n. 120 “Cafè”) e arlecchini picassiani, dall’altra nel 1931 l’adesione all’aeropittura nel filone idealista cosmico caldeggiato da Fillia e Prampolini. Oriani lavora poi anche al cinema realizzando sempre nel 1931 con gli scrittori Tina Cordero e Guido Martina il lungometraggio futurista Vitesse (Velocità).

Si tratta insomma di un’opera datata, degli anni migliori dell’artista torinese. Stima: 8.000€/9.000€.

Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – da meetingart.it
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80x80, 2013
Luca Alinari, Senza titolo, olio, tecnica mista e resina su tela, 80×80, 2013 – Lotto n. 154 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Opera recente del fiorentino Luca Alinari (classe 1943) al lotto n. 154 “Senza titolo”. Artista autodidatta Alinari studia letteratura e filosofia.

La prima personale è del 1972 alla Galleria Michaud di Firenze con presentazione di Enrico Crispolti e opere dal sapore pop che rappresentano interni abitativi. Nel tempo gli elementi figurativi che Alinari decontestualizza tendono a popolare paesaggi fantastici e a farsi racconto; sviluppo artistico che si fa evidente nella mostra del 1984 presso i Magazzini del Sale a Siena.

Renato Barilli lo invita alla Biennale di Venezia nel 1982 e poi alla rassegna ‘Anniottanta’ a Rimini nel 1985.
Nel 1986 Alinari partecipa nella sezione ‘Emergenze nella ricerca artistica dal 1950 al 1980’ alla XI Quadriennale di Roma.

Onirismo, memoria, ricordi di fanciullezza, cromie accese e materia sono le caratteristiche della pittura di Luca Alinari. Il divertimento è un aspetto che si coglie guardando un suo quadro: divertimento a cesellare, punteggiare, stendere gli strati di colore, a rifinire le sfumature delle case, le singole parti di un aereoplano: proprio come farebbe un bambino. Al contempo c’è in Alinari l’ironia dell’uomo adulto verso la stessa, conclamata precisione nel ricordare, nel ripercorrere quasi con feticismo la propria infanzia.

Il risultato alla fine, fra i colori sgargianti, è una bellissima malinconia, quale questa al lotto n. 154. Stima: 4.000€/5.000€.

Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – da meetingart.it
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7
Omar Galliani, In Mantra In Petalo, matita + tempera su tavola, 50x50x7 – Lotto n. 156 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

È forse l’abbandono estatico del non-sguardo, presente al lotto n. 156 “In Mantra In Petalo”, il soggetto più riuscito di Omar Galliani, artista emiliano di Montecchio Emilia, esponente alla fine del secolo scorso dei movimenti dell’Anacronismo e del Magico Primario.

Ritualità e armonie orientali sono consustanziali alla pittura di Galliani. Il Mantra nelle religioni indiane rappresenta il “veicolo o strumento del pensiero o del pensare” ovvero è una espressione sacra che consente di entrare in contatto con la propria spiritualità e con il mondo divino e di elevare l’adepto ad un grado superiore di purezza morale.

I Chakra, ovvero centri di energia, corrispondono a zone del corpo e sono contrassegnati dai petali del fiore di loto su cui sono riportati i singoli grafemi del Mantra.

Galliani contamina dunque la realtà e la mimesi della realtà che è l’arte con elementi di spiritualità compiendo una operazione di ri-significazione del nostro essere al mondo e insieme di nobilitazione del mezzo artistico che diviene strumento di celebrazione e riflessione del e sul presente. Stima: 4.000€/5.000€.

Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – da meetingart.it
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100x70, 1969
Giosetta Fioroni, La sorella, matita e smalto alluminio su carta, 100×70, 1969 – Lotto n. 168 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giosetta Fioroni è stata l’unica figura femminile a partecipare negli anni ’60 alla Scuola romana di Piazza del Popolo con Mario Schifano, Tano Festa e Franco Angeli. Uscita dall’Accademia di Belle Arti di Roma di Toti Scialoja, nel 1955 è già alla Quadriennale di Roma e nel 1956 alla Biennale di Venezia con dipinti astratti, “un’antipittura esistenziale” come la definisce Emilio Vedova.

Dopo un’esperienza parigina nel 1963 la trovi al Caffè Rosati con gli altri artisti romani che saranno l’anima del pop italiano.

I “quadri d’argento” nascono in questo contesto, nel ritrarre la malinconia di volti popolari e sconosciuti, condannati all’anonimità da una nuova cultura televisiva e massmediale che va più veloce delle reali condizioni economiche e sociali di un’Italia ancora rurale. Con queste opere la Fioroni approda alla Biennale veneziana del 1964 (la Biennale della Pop Art), invitata da Maurizio Calvesi.

La Fioroni usa immagini tratte da rotocalchi e pubblicità, le proietta sulla tela e poi ne delinea i contorni con smalto argentato.

“Warhol fa uno uso specialistico, tecnico e al tempo stesso critico della fotografia […]; mentre la Fioroni vede la fotografia con l’occhio sensibile del pittore, e soffermandosi sugli spazi vuoti che le sue contro-immagini mentali lasciano dietro di sé, sembra volerli riempire con una sfumatura di sentimento” (daV. Rubiu, Fioroni, Ceroli, Tacchi, “Marcatré”, 19-22, aprile 1966, p. 315.). Stima: 18.000€/20.000€.

Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – da meetingart.it
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90x60, 2007
Valerio Berruti, Apollo, affresco su tela di juta, 90×60, 2007 – Lotto n. 170 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Giovane artista nato ad Alba nel 1977 Valerio Berruti si diploma al DAMS di Torino. Nel 2009 è l’artista più giovane scelto per il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.

Pittore, scultore, artista multimediale Berruti affronta da sempre il tema dell’infanzia, quel paradiso perduto della memoria recentemente esposto  nella mostra Paradise Lost. L’ombra, l’innocenza, il sole nero alla Galleria MarcoRossi Artecontemporanea a Milano nel 2016.

Forte nell’arte di Berruti è sicuramente la tradizione dell’arte povera torinese: un’arte sintetica e metaforica, quasi ‘concettuale’ che elimina ogni dettaglio per ridursi al perimetro, all’essenza, all’origine anche nella scelta dei materiali: il cemento, la juta, l’affresco.

Berruti attraverso i bambini affronta la condizione umana di cui rappresenta le mille sfaccettature di senso e sentimento. Al lotto n. 170 “Apollo” c’è un bimbo seduto su un sole di speranza; un bimbo che inizia a dipingere il suo mondo, che lo fa dorato, con le mani, come un grande sole. Stima: 10.000€/12.000€.

Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – da meetingart.it
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013
Luca Pignatelli, Angelo, olio su telone di copertura di vagone ferroviario, 170x146x4, 2013 – Lotto n. 199 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bellissima ed evocativa l’opera di Luca Pignatelli “Angelo” al lotto n. 199. Nato a Milano nel 1962 Pignatelli studia alla Facoltà di Architettura, influenzato dalle ricerche sul tempo e la memoria di Aldo Rossi.

La pittura di Pignatelli interseca contemporaneità e classicità, approfondisce il concetto di presenza e passaggio attraverso uno stile evocativo che impiega materiali di riuso quali i teloni di copertura dei vagoni ferroviari come nel grande lotto in asta.

Pignatelli riporta in vita i momenti, gli istanti di percezione di realtà del passato che vanno dallo sfrecciare di un treno, alla vista dello skyline di New York, alla prospettiva di una statua greca, fino all’episodio mitologico. E nella precisione non di cogliere il concetto ma l’attimo l’artista milanese cattura il simbolo, imprigionandolo, e riportando con esso in vita una particolare istanza che è perfetta come un ‘modello’ di idea.

Ogni opera di Pignatelli rappresenta in questo senso un’eternità: un’eternità resa umana e che la puoi chiamare col nome, con un identificativo quali sono le lettere seriali sui copertoni dei treni; un’eternità che puoi acchiappare con le corde appese alle tele che circostanziano l’opera alla nostra realtà. Stima: 27.000€/30.000€.

Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – da meetingart.it
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50x70, 1973-1974
Vinicio Berti, Antagonista, idropittura e tempera vinilica su tela, 50×70, 1973-1974 – Lotto n. 225 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Vinicio Berti è purtroppo ancora artista molto sottostimato dal mercato dell’arte. Proprio lui che fu insieme a Gualtiero Nativi, Bruno Brunetti, Mario Nuti e Alvaro Monnini il teorico e fondatore di uno dei movimenti d’avanguardia più importanti del nostro dopoguerra: l’Astrattismo Classico fiorentino.

Berti stesso traccia la sua biografia artistica nel catalogo “Vinicio Berti – Dipinti e Disegni dal 1941-1981”, Limonaia di Villa Vittoria – Palazzo dei Congressi – 16 Maggio/16 Giugno 1984 a cura di  Alessandro Lazzeri:

“[…] All’inizio sono opere classificabili in ambito di generale rinnovamento astratto-concretista europea, poi, dalla seconda metà del 1947, Berti riesce, con quadri come ‘composizione verticale’ e ‘simbolo’, a dare l’iniziale impostazione di una pittura già fuori dal limite pioneristico del primo astrattismo, del suprematismo, del costruttivismo come del concretismo. Pittura di NUOVA CLASSICITÀ che, per nuova dimensione contenutistica e formale, si trova in opposizione decisa alla vecchia classicità ancora componente di fondo malgrado a volte mascherature avanguardistiche, di tanta arte contemporanea figurativa o non figurativa […].

Dal 1950 ad oggi Berti è stato conseguente a questa linea senza mai cedere a tentazioni informali, neo-dadaiste, pop o altro, e ha proseguito nell’ampliamento delle possibilità espressive dell’astrazione classica; così con la serie ‘espansione dell’astrattismo classico’ (1951-1955), ‘cittadelle ostili’ (1955-1956), ‘brecce nel tempo’ (1956-1958), ‘avventuroso astrale’ (1959-1965), a quelle della sua recente produzione ‘cittadelle di resistenza’, ‘partenza zero’, ‘geometria volumetrica’, ‘realtà antagonista’ [lotto n. 225 “Antagonista”], ‘dal  basso in alto’, dove ancora l’atto costruttivo espressionista permane e dimostra come l’iniziale germe dell’astrazione classica, espresso col ‘simbolo’ del 1947, si sta sviluppando conseguentemente al  continuo divenire della realtà nuova”. Stima: 2.000€/3.000€.

Asta Federico II n. 4 – 6 Maggio 2017 – Bari, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 4 della Casa d’Aste Federico II di Bari sarà effettuata il giorno 6 maggio 2017 in tre sessioni di cui la terza, di Arte Moderna e Contemporanea, alle ore 17 (lotti 203-328). I TopLot di SenzaRiserva.

Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250x210, 2007
Luca Pignatelli, Treno, tecnica mista su telone ferroviario, 250×210, 2007 – Lotto n. 249 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Milano il 22 Giugno del 1962 Luca Pignatelli ha studiato alla Facoltà di architettura. Le opere degli anni ’80 risentono di questa sua formazione e dell’insegnamento di Aldo Rossi il cui lavoro sullo spazio e sul tempo influenzerà molto la ‘concettualità’ dell’artista milanese.

Esploso negli anni ’90, in particolare dopo la mostra alla Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, Pignatelli è ormai un artista affermato internazionalmente. Ha esposto nel 2009 alla Biennale di Venezia, presso il MAMAC a Nizza, al Museo Capodimonte di Napoli, in gallerie quali Annex Plus-­White Box e Ethan Cohen Fine Arts a New York; e poi a Parigi, Londra, Shanghai e Losanna.

Il lavoro di Pignatelli ha forti affinità con i presupposti e le idee dell’arte povera. L’artista impiega materiali di riuso: teloni di copertura di vagoni ferroviari, legno, spago, ferro; è interessato alla storia e allo spazio evocativo di oggetti recuperati nel tempo, riattualizzati attraverso la perdita stessa della ‘significanza’  che rappresentano per mezzo dei materiali, anche originali.

In questo modo Pignatelli conserva la potenza dell’immagine attraverso un processo quasi fotografico ma che annulla il distacco della fotografia. Bellissime le scritte verticali al lotto n. 249 “Treno”, gotiche, che invitano lo spettatore all’esegesi del dipinto. In questa stessa asta altre due importanti opere di Pignatelli ai lotti 230 (Afrodite) e 267 (New York). Stima: 30.000€/50.000€.

Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100x120, 2000
Renato Mambor, Uomini mimetici, acrilico su tela, 100×120, 2000 – Lotto n. 253 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Opera come sempre ironica dell’artista romano Renato Mambor al lotto n. 253 “Uomini mimetici”.

Mambor è stato uno dei protagonisti della Scuola di Piazza del Popolo con Schifano, Festa, Angeli, Pino Pascali, Francesco Lo Savio.

Ironia performativa sempre (Mambor è stato anche un importante attore teatrale): che si svolge lungo tutto il suo percorso artistico fin dagli anni ’60 quando stigmatizza i processi di serializzazione messi in atto dalla cultura mass-mediale realizzando opere fatte di sagome e segnali stradali, ricalchi fotografici, uomini tracciati con timbri, pattern con rulli da tappezzeria. Tutto all’insegna di “togliere l’io dal quadro” ed eliminare la soggettività sterile in cui nel dopoguerra era caduto l’informale.

Nel 1975 l’artista romano forma il gruppo teatrale Trousse e abbandona per un lungo periodo la pittura cui tornerà solo negli anni ’90.

L’opera al lotto 253 ha il solito taglio ironico e spersonalizzante: ci sono gli uomini- timbro senza volto e una dissociazione analitica degli elementi compositivi che però l’artista riassocia attraverso il concetto veicolato. La ‘non mimesi’ del quadro ritrae alla perfezione l’anonimità voluta e subita dell’uomo contemporaneo. Stima: 12.000€/15.000€.

Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Bruno Munari, Negativo - positivo, acrilico su tavola, 60x60, 1959
Bruno Munari, Negativo – positivo, acrilico su tavola, 60×60, 1959 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Nei negativi-positivi […] si ha una composizione di forme colorate che, per la disposizione sulla superficie (di solito quadrata) e per l’intensità del colore, dà questa sensazione di movimento del colore come se si avvicinasse o si allontanasse rispetto all’osservatore. Il colore quindi viene ad avere una possibilità dinamica che mai aveva avuto prima” (da Bruno Munari, pieghevole della mostra “le cose serie di bruno munari”, milano, febbraio 1958, studio di architettura di Mario Brunati, Sandro Mendini, Ferruccio Villa).

Nato a Milano nel 1907 e ivi morto nel 1998 Bruno Munari è stato uno degli intellettuali più rilevanti del nostro ’900. Sicuramente si distinse per le sperimentazioni e concettualizzazioni relative all’arte concreta (nel 1948 fu fra i fondatori del M.A.C. Movimento Arte Concreta), programmata e cinetica fin dal primo dopoguerra.

Di quegli anni sono da ricordare i cicli delle “macchine inutili”, i “negativi – positivi” appunto (lotto n. 254 “Negativo – positivo” del 1959), le “pitture proiettate” realizzate su vetrini per diapositive, le “pitture polarizzate” ottenute attraverso la scomposizione del filtro Polaroid per citare solo alcune fra le tantissime ed eterogenee sperimentazioni. Stima: 20.000€/30.000€.

Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5x54.5, 1975
Elio Marchegiani, Grammature di colore, tecnica mista su lavagna, 54.5×54.5, 1975 – Lotto n. 254 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Siracusano, classe 1929, Elio Marchegiani inizia il proprio percorso artistico da autodidatta. Sulla spinta di amicizie quali quella di Mario Nigro e Gianni Bertini frequenta il mondo dell’arte a Parigi, Roma, Bologna, Milano.

Già nel 1959 è presente alla Quadriennale di Roma e nel 1968 alla Biennale di Venezia. Le opere di Marchegiani degli anni ’60 evidenziano l’interesse dell’artista per il rapporto fra scienza, arte, tecnica e materiali che sarà poi fecondissimo per la sua produzione di tipo ‘analitico’ dai primi anni ’70.

“I titoli ‘Grammature di colore – supporto intonaco’ e ‘Grammature di colore – supporto lavagna’ (lotto n. 254 “Grammature di colore”) sono posti a seconda che le aste siano sull’intonaco o sull’ardesia […]

L’uso della lavagna a spacco, evitando di levigarla, è inoltre la speranza di avere una cultura dove il levigare non sia appiattimento. La lavagna è scisto argilloso già lavorato dalla natura a ‘sparviero’. Il suo uso antico di supporto levigato su cui si accumulava scolasticamente la cultura codificata, viene da me volutamente contrapposto al muro che, con il suo libero graffito od asta, è il tentativo di simboleggiare la liberizzazione della cultura solitamente al servizio del Potere, ed il termine grammature specifico della carta, è usato in questo caso per il peso specifico del colore delle aste: il pigmento che contiene a sua volta il colore storicistico del nostro Rinascimento (da Elio Marchegiani – un “pezzo” di mia vecchia storia… e poca attualità – alla Rocca Roveresca di Senigallia, 17 aprile – 27 giugno 2014). Stima: 10.000€/12.000€.

Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40x40, 1971
Edoardo Landi, Struttura visuale, filo elastico bianco su fondo acrilico nero, 40×40, 1971 – Lotto n. 257 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Uno dei rappresentanti di punta del Gruppo N di Padova (“La dicitura enne distingue un gruppo di ‘disegnatori sperimentali’ uniti dall’esigenza di ricercare collettivamente. Il gruppo è certo che il razionalismo ed il tachismo sono finiti, che l’informale ed ogni espressionismo sono inutili soggettivismi’, dal Manifesto, 1961), Edoardo Landi, con il lotto n. 257 “Struttura visuale”.

Landi fu fra i promotori del movimento internazionale “Nuova Tendenza”. Nel 1961, 1963 e 1969 fu presente alle mostre di Nuova Tendenza I, II e IV a Zagabria. Partecipò nel 1965 alla grande mostra “The Responsive Eye” al MoMA di New York.

Arte cinetica dunque, esemplare al lotto n. 257 “Struttura visuale”. L’occhio dello spettatore è invitato a vedere ciò che non c’è, viene ‘ingannato’ o meglio meravigliato e affascinato nella contemplazione non di ciò che l’artista può fare ma di quello che la mente umana può generare. Stima: 8.000€/9.000€.

Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7x64.7, 1970
Conrad Marca-Relli, Senza titolo, collage e tecnica mista su cartoncino, 49.7×64.7, 1970 – Lotto n. 259 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Nato a Boston nel 1913, Conrad Marca-Relli ha partecipato al Gruppo americano di avanguardia della Scuola di New York (un gruppo informale di musicisti, artisti, danzatori) che nell’ambito della pittura si è espresso soprattutto attraverso il cosiddetto espressionismo astratto e/o action painting (fra gli altri vi parteciparono Jackson Pollock, Willem de Kooning, Franz Kline, Robert Motherwell).

L’artista è formalmente riconosciuto come l’ideatore del collage painting tecnica che ha portato a livelli altissimi.

Al lotto n. 259 “Senza titolo” un’opera del 1970, elegante, minimale, misurata. Non un’opera lirica o violenta ma che esprime perfettamente uno stato d’animo (in linea col soggettivismo di ogni opera dell’artista americano). Quasi un mosaico pacato di sensazioni languide, tenute insieme da contrappunti abilmente intessuti. Stima: 7.000€/8.000€.

Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40x60, 1997
Piero Dorazio, Valli III, olio su tela, 40×60, 1997 – Lotto n. 261 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

“Valli III” di Piero Dorazio al lotto n. 261 è un’opera medio piccola ma ben riuscita, del 1997, dell’artista romano.

Artista dalla storia enorme: fondatore del Gruppo Forma 1 nel 1947 e protagonista per più di un cinquantennio della pittura astratta italiana fino alla morte avvenuta a Perugia nel 2005.

Una ricerca tutta concentrata a carpire la fenomenologia della luce, la struttura stessa della luce e del colore. Scrive l’artista in “Quello che ho imparato”, Maurizio Corraini Editore, Mantova, 1994: “Ho imparato da Giacomo Balla che non esistono le immagini senza tenere conto della luce che le compenetra e le fa palpitare insieme a tutto ciò che le circonda. Luce e movimento sono l’essenza della realtà, tutto il resto è illusione, apparenza […]”.

Bande di colore, bellissime macro-strutture di scomposizioni di colori che vibrano liricamente e gioiosamente al lotto 261. Stima: 10.000€/12.000€.

Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – da casadastefedericosecondo.arsvalue.com
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50x50, 2011
Piero Giraldi, Canne e rizoma, poliuretano espanso, 50×50, 2011 – Lotto n. 265 – Immagine da casadastefedericosecondo.arsvalue.com – Asta Federico II n. 4

Proprio in questi giorni, dal 13 Aprile 2017 al 15 Ottobre 2017, a Roma, il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica una grandissima retrospettiva “Nature Forever” a Piero Gilardi, artista torinese, protagonista dell’arte povera, concettuale, ambientale, della body art.

Afferma Giraldi in merito ad opere come questa al lotto n. 265, ormai diventate il suo ‘marchio di fabbrica’: “i tappeti-natura nacquero nel 1965 come una esemplificazione della decorazione gestaltica dell’interno della cibernetica ‘cellula individuale di abitazione’, presentata nel complesso delle ‘Macchine per il futuro’. Nel realizzarne i primi tappeti ho mutuato da Oldenburg la poetica sensoriale del soft, ma per me la gommapiuma aveva principalmente il senso di accogliere e di interagire con il corpo […]

[i tappeti natura] penso che contengano una verità umana autentica: il sentimento di nostalgia per una natura mortificata e stravolta dalla società industrializzata. Sentimento che, credo, coinvolga tutti; inoltre […] piacciono ‘democraticamente’ a tutti , borghesi e proletari, tranne che ad alcune persone molto sensibili che vi leggono soprattutto il lato di ombra, cioè il senso di morte della natura” (da Piero Gilardi, “Ora cammino senza più allacciarmi le scarpe” di Andrea Bellini, Flash Art 301, Aprile 2012). Stima: 5.000€/6.000€.