Asta Farsettiarte n. 180 – 26 e 27 Maggio 2017 – Prato, Arte Moderna e Contemporanea

L’Asta n. 180 della Casa d’Aste Farsettiarte di Prato si terrà in tre sessioni nei giorni 26 e 27 Maggio: Sessione I – lotti 1-317, 26 Maggio, ore 15.30; Sessione II – lotti 318-575, 27 Maggio, ore 11.00; Sessione III – lotti 601-702, 27 Maggio, ore 16.00.

Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – da farsettiarte.it
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2x41, 1937
Luigi Veronesi, Senza titolo, tecnica mista su carta, 31.2×41, 1937 – Lotto n. 264 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Una tecnica mista su carta del 1937 di Luigi Veronesi “Senza titolo” come questa al lotto n. 264, di tale qualità, non è opera che si vede passare spesso in asta.

Nato a Milano nel 1908 la formazione pittorica di Veronesi fu perlopiù da autodidatta. Dopo un inizio figurativo, nel 1930 fu folgorato dalla ‘scoperta’ delle opere di Klee, Schlemmer, Kandinskij e gli altri artisti del Bauhaus esposti nel padiglione Germania alla Biennale di Venezia.

Gli anni ’30 dunque segnano il nascere del linguaggio geometrico astratto di Veronesi, una delle prime testimonianze astratte in Italia insieme a quelle di Mauro Reggiani e dei comaschi Manlio Rho e Mario Radice.

Uno spirito ‘illuministico’, una rinnovata fiducia nella scienza e nella collaborazione fra arte e tecnica, l’apertura alla molteplicità delle arti applicate e un approfondimento delle tematiche percettive animano le opere di Veronesi.

Veronesi che non accoglierà mai le teorie mistiche e spiritualiste propugnate da Carlo Belli all’interno del gruppo degli astrattisti milanesi, rimanendo sempre fedele ad una ispirazione che non trascende le forme naturali: “gli stimoli mi vengono tutti dal pensiero, dal cervello; però, siccome io studio molto la natura in tutte le sue manifestazioni, anche le meno appariscenti, e ricerco specialmente la geometria in essa, probabilmente mi arrivano degli stimoli anche da queste osservazioni” (da L. Marucci, Vivere la geometria. Incontro con Luigi Veronesi, in “Luigi Veronesi. Razionalismo lirico 1927-1997”, p. 33). Stima: 2.500€/3.500€.

Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – da farsettiarte.it
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89x119.5, 1961
Antonio Bueno, Omaggio alla Scuola di Fontainebleau, olio su tela, 89×119.5, 1961 – Lotto n. 310 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Antonio Bueno è stato un’artista italiano di origini spagnole (ottenne la cittadinanza italiana nel 1970).

Nato a Berlino, nel 1940 si trasferì in Italia con il fratello Xavier. Entrambi parteciparono al Gruppo dei Pittori Moderni della Realtà con Gregorio Sciltian e Pietro Annigoni.

Il Gruppo avrà vita breve anche per l’inquietudine di Antonio che fu uno sperimentatore aperto alle avanguardie e desideroso di crearsi uno stile personale.

A cavallo degli anni ’50 e ’60 il linguaggio di Bueno subisce profonde trasformazioni, passando da un decennio di sperimentazioni metafisiche dove la figura umana ha poco spazio (la fanno da padrone pipe, gusci d’uovo, pennelli) ad un altro in cui l’artista tocca l’arte monocromatica, la poesia visiva, l’arte multimediale, la pop art.

Le precocissime figure in asta nell'”Omaggio alla Scuola di Fontainebleau” al lotto n. 310 sono un interessantissimo e bellissimo esempio di quei personaggi neotenici che caratterizzeranno l’originale figurazione di Antonio.

L’opera compie una perfetta sintesi delle tensioni presenti nella personalità dell’artista di origini spagnole: quelle verso una pittura colta, allegorica, decorativa nel manierismo, rinascimentale nella perfezione formale, insieme erotica e investita di sacralità. Al lotto n. 310 c’è tutto questo, in una estremizzazione ‘astratta’ di quelle figure perfette di donna rappresentate, per esempio, nel celebre dipinto “Gabrielle d’Estrées e sua sorella” opera di ignoto della Scuola di Fontainebleau del 1595 circa dove nel tocco del capezzolo dell’amante dell’imperatore da parte della sorella si prefigura la nascita dell’erede al trono, il figlio di Enrico IV. Stima: 12.000€/20.000€.

Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – da farsettiarte.it
Claudio Cintoli, Radice Fessura - Peso Morto n. 75, 1969-1970
Claudio Cintoli, Radice Fessura – Peso Morto n. 75, 1969-1970 – Lotto n. 492 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Breve è stata l’esistenza di Claudio Cintoli, artista nato ad Imola nel 1935 e morto a Roma nel 1978. Le prime personali risalgono al 1958 al Palazzo Comunale di Recanati e poi alla Galleria La Medusa di Roma.

Le opere giovanili, fino alla prima metà degli anni ’60 mostrano dapprima una figuratività emotiva ed espressiva vicina ad autori quali Ennio Morlotti e Antonio Corpora, che presto però si apre all’informale europeo con echi da Kline ad Hartung.

L’opera al lotto n. 492 “Radice Fessura – Peso Morto n. 75” anticipa invece le ricerche successive dell’artista romagnolo. Queste saranno caratterizzate da una duplicità che mostra da un lato una tensione verso l’azzeramento dell’arte pop (in quest’opera riscontrabile nel framing e nella monocromia) dall’altro in un bisogno di riflessione esistenziale sull’essere al mondo e sulla sofferenza.

L’artista recupera infatti all’interno dell’inquadratura percettiva un elemento magmatico e naturale, legato anche al mondo contadino, che gli consente simbolicamente di toccare tematiche allo stesso tempo concrete e metafisiche: la vita, la morte, la nascita, la caduta.

Opera che preannuncia le originali sperimentazioni e performance di Cintoli sulla body art. Si pensi a “Crisalide”, azione presentata nel 1972 a Palazzo Taverna di Roma, performance estrema così descritta dall’artista: “sarò chiuso in un sacco sospeso a un muro, muovendomi dentro in modo che il sacco assuma posizioni sempre diverse; poi lo forerò pian piano per uscirne, come in una rinascita”. La radice che rinasce dalla fessura. Stima: 25.000€/35.000€.

Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – da farsettiarte.it
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81x54, 1958
Antonio Sanfilippo, Senza titolo, tempera su tela, 81×54, 1958 – Lotto n. 541 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato nel 1923 a Partanna in provincia di Trapani, Antonio Sanfilippo frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e quella di Palermo. Nel primo dopoguerra sposa le istanze di rinnovamento neocubista ma ben presto aderisce, nel 1947 a Roma, al Gruppo Forma 1 nel desiderio di un’arte attenta al formalismo ma anche impegnata nel reale.

È alla Biennale di Venezia nel 1948, nel 1954, nel 1964 e nel 1966 con sala personale.

L’opera di Sanfilippo percorre il solco dell’informale segnico. Alla fine degli anni ’60 stretta si fa la sua conoscenza con Michel Tapié che lo coinvolge nel suo movimento dell’art autre portandolo fino ad esporre accanto a Pollock, Kline, de Kooning e i giapponesi del Gruppo Gutai ad Osaka.

Scrive Sanfilippo qualche anno prima di dipingere l’opera al lotto n. 541 “Senza titolo”, nel 1955: “l’espressione per mezzo dei semplici segni posti sulla tela con immediatezza riporta la pittura agli inizi e dà ad essa un grande possibilità di sviluppo. Il segno è l’elemento essenziale dell’espressione, il primo grado della forma, l’articolazione del linguaggio. Alla base di questa ricerca vi è la volontà di scoprire una primordialità innata, necessaria.

In un quadro l’immagine viene determinata da un complesso di articolazioni di segni legati o sovrapposti in raggruppamenti che creano spazio ed emozione. Una rappresentazione concentrata ed essenziale. Occorre però che il segno sia suggestivo in sé stesso e abbia una capacità evocatrice. Si dovrà dimenticare ogni altro luogo comune attraverso questo segno povero che non ha né storia né tradizione” (da Fabrizio D’Amico, Antonio Sanfilippo 1923-1980, Milano 2001 pp. 169). Stima: 30.000€/40.000€.

Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – da farsettiarte.it
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250x200, 1985-1986
Mario Schifano, Il cacciatore, smalto e sabbia su tela, 250×200, 1985-1986 – Lotto n. 552 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Opera monumentale di Mario Schifano, “Il cacciatore” al lotto n. 552.

L’arco ebbe un ruolo assai importante nelle più antiche civiltà indoeuropee. La sua etimologia viene variamente riferita al sanscrito “filo”, al greco bios, all’albero cosmico dei miti nordici. Si tratta dunque di un simbolo primigenio di forza.

Non a caso il soggetto popola il nostro immaginario culturale fin dai racconti omerici: Ulisse per mezzo di esso riconquista la propria patria e uccide i Proci dopo un lungo peregrinare assurgendo attraverso di esso alla rinascita di una nuova vita.

Si tratta di un soggetto che calza perfettamente nella pittura degli anni ’80 dell’artista romano: gli acerbi, i soli, i pesci, i campi di pane, i gigli d’acqua, le case sole, i dinosauri che altro non sono se non la riappropriazione di una sensibilità ed una purezza espressiva che nasce con Mario Schifano e che l’artista riscopre in questo decennio dopo la stanchezza artistica e i problemi depressivi degli anni ’70. Schifano ritrova la realtà, l’amore per le cose, oltre lo schermo delle apparenze e l’artificiosità delle leggi mass-mediali della società contemporanea. Schifano in questi cicli riscopre, attraverso il mito, la forza della semplicità. Stima: 30.000€/40.000€.

Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – da farsettiarte.it
Vincenzo Agnetti, Assioma - Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70x70, 1972
Vincenzo Agnetti, Assioma – Territorialità, bakelite incisa e dipinta, vernice nitro bianca, metro incollato, 70×70, 1972 – Lotto n. 567 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Vincenzo Agnetti nasce a Milano nel 1926. Frequenta l’Accademia di Brera e partecipa con Piero Manzoni, Enrico Castellani e in seguito Agostino Bonalumi alla redazione della rivista d’avanguardia Azimuth di cui è il vero teorico e animatore: arte concettuale e una smisurata fiducia nella possibilità d’intervento dell’arte nella società e sulla realtà è alla base del lavoro di questi artisti.

La prima personale è nel 1967 (Principia) presso il Palazzo dei Diamanti di Ferrara.

Nel 1971 Agnetti espone alla Galleria Blu di Milano una serie di feltri e bacheliti. Il titolo della mostra è Ridondanza: paesaggi e ritratti Analisi: assiomi… Gli “Assiomi” (lotto n. 567) sono lastre di bachelite incise e trattate con colori ad acqua o nitro in cui l’artista propone proposizioni assiomatiche.

Si tratta spesso di contraddizioni, ossimori, paradossi, tautologie in cui Agnetti raffredda e analizza con rigore la “ridondanza” del paesaggismo coscienziale espresso nei “feltri”. “Territorialità” non è altro che una linea geometrica, una perentorietà vocale ridicola e crudele nell’espressione che demistifica il processo edulcorante della rappresentazione paesaggistica soggettiva basata su una emotività. Stima: 55.000€/75.000€.

Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – da farsettiarte.it
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84x70, 1993
Gino De Dominicis, Opera ubiqua, tempera e foglia oro su tavola, 84×70, 1993 – Lotto n. 572 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Artista non assimilabile a correnti artistiche Gino De Dominicis è stato sicuramente un intellettuale che ha saputo, attraverso le sue opere e le sue performance, condurre una ricerca critica di matrice esistenziale di altissimo spessore filosofico.

Dagli esordi con il Gruppo Laboratorio ’70, formato da Gianfranco Notargiacomo, Paolo Matteucci e Marcello Grottesi l’artista si è espresso fino alla fine degli anni ’70 soprattutto con installazioni ed azioni performative nell’intento di esprimere un senso critico ed una riflessione esistenziale che uscisse fuori dalle gallerie d’arte.

Una profonda cesura nel sistema filosofico dell’artista di Ancona è riscontrabile all’inizio degli anni ’70. Al nichilismo degli anni ’60 il cui testo di riferimento, di suo pugno, è la “Lettera sull’immortalità del corpo”, De Dominicis fa succedere una visione dell’universo quale ente immobile e senza tempo, fase che l’artista inaugura con l’opera “Seconda soluzione d’immortalità (L’Universo è Immobile)” presentata alla Biennale di Venezia del 1972.

L'”Opera ubiqua” (lotto n. 572) è l’opera che può essere proiettata, il profilo che fa ombra, la pigolante bocca vivente di una presumibile e contemporanea esistenza in mondi paralleli; nata dal magma dell’esistenza, partecipe della foglia d’oro della sacralità, dualità di luce e ombra, insieme concavità e convessità, visibile e invisibile.

“Io, nell’arte, ho realizzato disegni, dipinti, ‘sculture’ (opere tridimensionali), opere invisibili, opere ubique, architetture, e in qualche occasione ‘ossimori fisici’ e opere ‘omeopatiche'” (da Frasi di Gino de Dominicis 1969-1996 raccolte da Cecilia Torrealta, p.142). Stima: 140.000€/220.000€.

Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – da farsettiarte.it
Massimo Campigli, Donne al sole (L'attesa), olio su tela, 88.7x68.5, 1931
Massimo Campigli, Donne al sole (L’attesa), olio su tela, 88.7×68.5, 1931 – Lotto n. 655 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Nato a Berlino nel 1895 Massimo Campigli trascorre l’infanzia e la prima adolescenza a Firenze con la nonna materna e la zia, poi scoperta essere sua madre. Nel 1909 è a Milano dove lavora per il Corriere della Sera e frequenta gli ambienti ed intellettuali futuristi.

Arruolato dopo le vicende belliche è nuovamente corrispondente per il Corriere da Parigi. Intanto coltiva anche la pittura.

Nel 1925 è presente nei saloni parigini: al Salon des Indèpendants, al Salon des Tuileries, al Salon d’Automne. Nel 1926 a Milano espone alla “Prima Mostra del Novecento”.

E il linguaggio di Campigli si confà, almeno in apparenza, allo spirito del movimento di Margherita Sarfatti con la celebrazione patriottica dei fasti e della purezza dell’italianità. Donne ideali, madri, dipinte come ad affresco, etrusche (nel 1928 Campigli visita il Museo di Villa Giulia a Roma e le Terme di Diocleziono rimanendo affascinato dalla ritrattistica dei bassorilievi), antiche, tornite e forti come statue, dritte, con le braccia alzate a riparare non solo il sole ma qualunque male. Eppure anche donne dal volto in ombra, inconoscibili, come quelle della sua storia familiare al lotto n. 655 “Donne al sole (L’attesa)”. Stima: 90.000€/130.000€.

Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – da farsettiarte.it
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1x85.1, 1944
Atanasio Soldati, Natura morta, olio su tela, 64.1×85.1, 1944 – Lotto n. 678 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Atanasio Soldati è stato uno dei principali esponenti della ricerca astratta italiana nella Milano degli anni ’30.

Il lotto n. 678 in asta, oltre ad essere un olio su tela di notevole bellezza e qualità pittorica, documenta anche un periodo dell’attività dell’artista poco noto, poiché appartenente al triennio 1943-1945 quando l’artista partecipò alla Resistenza e fu eletto presidente del Comitato di Liberazione Nazionale dell’Accademia di Brera.

Soldati nel dopoguerra condurrà invece una ricerca esclusivamente astratta in modo particolare dopo il nascere del M.A.C. Movimento Arte Concreta di cui l’artista parmense fu uno dei promotori nel 1948.

“L’opera di Atanasio Soldati risente di queste fondamentali matrici delle avanguardie che egli compendia in modo singolare ai fini della definizione di un personale mondo poetico, nel quale le immagini astratte si combinano naturalmente con le suggestive atmosfere metafisiche” (da M. Ursino, Nel centenario della nascita una retrospettiva di Atanasio Soldati a Parma, in “Riforma amministrativa”, gennaio-febbraio 1997, p. 18).

E ancora: “[…] la folta mitologia dechirichiana è sciolta da ogni riferimento troppo complesso e riproposta in termini francamente psicologici, svuotati da qualunque senso simbolico e da qualsiasi enigma” (da M. Meneguzzo, Atanasio Soldati, Milano 1983, p. 5). Stima: 55.000€/75.000€.

Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – da farsettiarte.it
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79x50, 1927
Ottone Rosai, Carabinieri, olio su tela, 79×50, 1927 – Lotto n. 682 – Immagine da farsettiarte.it – Asta Farsettiarte n. 180

Un Ottone Rosai storico al lotto n. 682 “Carabinieri”, del 1927. Sregolato e saltuario frequentatore dell’Accademia di Belle Arti fiorentina Rosai fu amico di intellettuali e artisti quali Giovanni Papini e Ardengo Soffici.

Dopo un primo periodo futurista e cubista è negli anni ’20 e ’30 che l’artista acquisisce quella personalità e quel rigore formale che renderanno la sua opera unica.

Ci sono i volumi e i colori di Cézanne nella pittura di Rosai, c’è il rigore di Masaccio, ma c’è soprattutto lui, Rosai, col suo tormento di uomo inquieto, segnato dal suicidio del padre in Arno nel 1922, dall’omosessualità, dalle speranze anticlericali del primo Mussolini, dall’idea di un mondo bieco, fatto da persone incapaci di comunicare, condannate a un mutismo esistenziale che l’artista traduce nel loro porsi di schiena anche quando iperbolicamente giganteggiano in qualità di protettori per le vie strette di una città fantasma. Opera magnifica. Stima: 40.000€/55.000€.

Asta Fabiani n. 58 – 28 gennaio 2017 – Montecatini Terme, Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei

L’asta n. 58 “Dipinti, disegni, sculture e grafica di artisti dell’800, del 900, moderni e contemporanei” della Casa d’Aste Fabiani di Montecatini si terrà in data 28 Gennaio 2017 alle ore 15.30 in sessione unico. La topten di SenzaRiserva.

Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50x30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947
Gualtiero Nativi, Figura, tempera su cartone, 50×30, sul verso altro dipinto dell’artista firmato in alto a destra, 1947 – Lotto n. 24 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Il 1947 è l’anno delle prime prove aniconiche dell’artista pistoiese (classe 1921) Gualtiero Nativi.

La pittura dell’artista, che nel 1950 firmerà il “Manifesto dell’astrattismo classico” fiorentino con Berti, Brunetti, Monnini, Nuti e Migliorini, risente  all’epoca ancora di influssi neocubisti, come ben si nota nell’opera al lotto n. 24 “Figura”.

Nel 1945 Nativi ha partecipato alla stesura del giornale rivoluzionario “Torrente” e proprio alla fine del 1946 a quella della rivista “Arte d’Oggi” che l’anno seguente darà il nome all’omonimo Gruppo. “Contenuto e forma di una nuova realtà” fu intitolata la prima mostra del gruppo tenutasi alla Galleria Firenze all’inizio del 1947.

Il Gruppo, capeggiato dalla forte personalità di Berti, cerca di aprire una breccia nell’angusto panorama culturale del capoluogo fiorentino, dominato fino ad allora dal tradizionalismo pittorico del “Nuovo Umanesimo” e dei “Pittori Nuovi della Realtà” (i fratelli Bueno, Annigoni, Sciltian) e dall’intimismo di Rosai.

“Le prime cose non ‘figurali’ le feci nell’estate del ’47″, con titubanza, cercando di riflettere su certi parametri che avrebbero potuto anche rivelarsi provvisori” (da Gualtiero Nativi, Catalogo Generale, Vol. I, a cura della Galleria d’Arte Nozzoli, Introduzione di Marco Moretti, 2013, p. 14). Due dipinti in uno. Stima: 4.500€/6.500€.

Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80x62.5, 1979-1980
Piero Ruggeri, Composizione per un paesaggio, olio su tavola, 80×62.5, 1979-1980 – Lotto n. 51 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Ruggeri è stato un protagonista dell’arte informale del dopoguerra. Nato nel 1930 a Torino, vive con insofferenza l’ambiente pittorico culturale segnato dall’eredità di Felice Casorati.

Uscito dall’Accademia Albertina, con Sergio Saroni e Giacomo Soffiantino Ruggeri forma un ‘gruppo’ che guarda alla gestualità dell’informale americano.

La prima personale è del 1960 alla Galleria Odyssia di Roma. Nel 1962 è invitato con sala personale alla Biennale di Venezia.

L’opera al lotto n. 51 “Composizione per un paesaggio”, del 1981, ben rappresenta l’informale di Ruggeri, che non è spazialità in potenza mai attuata, come per tanti suoi contemporanei, ma allusione a un mondo da ricostruire, magari riconsiderando la natura e il paesaggio, l’universo con cui l’uomo si deve riconciliare.

L’artista prende spesso come spunto per la composizione la vegetazione del bosco di Battagliotti, nei pressi di Avigliana, dove si è trasferito dal 1971.

Solo nel 1986 Ruggeri presenterà alla Quadriennale di Roma opere più concettuali, dove l’essenzialità non lascia spazio all’oggetto. Sarà la stagione delle grandi tele monocrome in nero, bianco e rosso in una simbologia del colore che unisce oscurità, profondità, smarrimento, speranza, eroismo. Stima: 8.000€/15.000€.

Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100x100, 1975-1978
Franco Angeli, Senza titolo, smalto a spruzzo su tela, 100×100, 1975-1978 – Lotto n. 94 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Franco Angeli fu protagonista negli anni ’50 a Roma della Scuola di Piazza del Popolo, con Tano Festa e Mario Schifano.

Ruotano intorno alla Galleria della Tartaruga questi artisti, ciascuno riflettendo a suo modo sul valore dell’immagine e della comunicazione cinematografica e pubblicitaria.

Nelle loro tele utilizzano in chiave pop gli ‘stereotipi’ della cultura di massa, ritratti in modo critico, decontestualizzati (marchi quali la Esso o la Coca-cola di Schifano). “Istanze secondarie” nelle definizione che Renato Barilli dà di questi stereotipi che i tre artisti vivacizzano attraverso una personale interpretazione portatrice di “istanze primarie” (in Renato Barilli, L’arte contemporanea. Da Cézanne alle ultime tendenze, Economica Feltrinelli, 2005, p. 308).

Nel caso di Angeli l’artista introduce una simbologia colta (aquile, svastiche, la lupa capitolina, la falce e martello) che riporta la storia, la cultura ed anche un vissuto personale e memoriale nello spazio del quadro che in questo modo viene caricato di connotazioni ‘emotive’ (malinconiche, critiche o di speranza). Caratteristica che rende ‘vive’ le opere dell’artista romano. Stima: 4.000€/6.000€.

Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976
Arman, Untitle (Colère de telévision n. 18), televisione distrutta in un box di plexiglass, 80x50x60, Performance Fiac Parigi, 1976 – Lotto n. 122 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Dopo un inizio artistico con influenze surrealiste, è nel 1960 che Fernandez Arman firma la dichiarazione costitutiva del Nouveau Réalisme. Le idee del movimento costituiranno il filo conduttore di tutta l’attività dell’artista di Nizza.

L’appropriazione della realtà, o per dirla col teorico Pierre Restany “il riciclaggio poetico della realtà urbana, industriale e pubblicitaria” sono da allora perspicue nelle opere di Arman.

Al 1961 risalgono le prime Colères (oggetti distrutti o danneggiati, qui al lotto n. 122 “Untitle (Colère de telévision n. 18”) e Coupes (oggetti segati o tagliati)  mostrate in pubblico.

E davvero la poesia è la protagonista delle opere di Arman che pur oscillando fra un aspetto distruttivo (appunto i cicli delle colères o delle “combustionio”)

Stima: 35.500€/45.000€.

Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 - G-Z, Rilievo - Cartoncino Schoeller gatta su tavola, 69.5x69
Sandro De Alexandris, Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z, Rilievo – Cartoncino Schoeller glatt su tavola, 69.5×69, 1971-1972 – Lotto n. 123 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Una continua indagine sul mezzo espressivo della pittura contrassegna l’opera dell’artista torinese Sandro De Alexandris, alla ribalta sulla scena artistica torinese degli anni ’60.

Esponente della cosiddetta “Nuova pittura” o pittura analitica, De Alexandris, tra il 1967 e il 1973, dedica gran parte del proprio lavoro ai cicli delle “ripartizioni orizzontali” e a studi sulle “ripartizioni ortogonali” (lotto n. 123 “Ripartizione ortogonale 1/9 – G-Z”).

L’artista utilizza punti e linee come riferimenti visivi per cercare una definizione e rappresentazione di concetti quali l’obliquità, l’orizzontalità, la staticità.

Sulla tela sono protagoniste tensioni irrisolte nello spazio. Tali tensioni sono messe in moto da fenomeni di percezione della variazione di gradazione di colore e dalla forza dinamica generata dalla disposizione delle forme.

Guardare un’opera così non induce contemplazione estetica ma mette in moto un processo di desiderio di completamento e sforzo intellettuale che costringe lo spettatore a riflettere su se stesso e sul suo modo di ‘considerare’ la realtà. Stima: 10.000€/15.000€.

Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44x24, 1947
Gualtiero Nativi, Composizione in grigio e rosso, tempera su carta applicata su legno, 44×24, 1947 – Lotto n. 134 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Altra opera del 1947 del pistoiese Gualtiero Nativi al lotto n. 134 “Composizione in grigio e in rosso”.

L’opera è una di quelle che segnano in Nativi la liberazione dalla rappresentazione dell’oggetto e il passaggio definitivo dall’arte puramente astratta ad una rappresentazione concretista e al contempo razionalista.

Scrive ancora Marco Moretti nell’introduzione al Catalogo Generale (a cura di Marco Moretti, Berto Nativi e Nicola Nozzoli, 2013, p. 16): “[…] a Nativi e compagni interessava invece non l’oggetto, la l’equivalente geometrico da esso derivato: ‘Così sulla superficie vuota della tela cominciavo a mettere un punto, due punti, tre punti, uniti da altrettante linee per ottenere un piano. […] Intervennero amici architetti che ci parlarono di sezione aurea, di rapporti modulari, e noi lì, a misurare tutto; intravidi allora che stavamo formando un discorso completo, dove c’era forma, colore, e probabilmente anche contenuto'”. Stima: 3.500€/5.500€.

Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50x50, 1975
Walter Valentini, Orizzontale rosso-azzurro, olio su tela, 50×50, 1975 – Lotto n. 147 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Walter Valentini nasce a Pesaro nel 1928. Appena ventenne a Milano si interessa di arti grafiche venendo a contatto con gli astrattisti geometrici del luogo (Veronesi, Huber, Steiner).

L’artista impara le tecniche di cui è riconosciuto maestro (l’incisione, la calcografia, la litografia) all’Istituto di Belle Arti delle Marche negli anni ’50.

Dopo un decennio di esperienze nell’industria come grafico (fra l’altro all’Eni) Valentini si dedica a tempo pieno all’arte dagli anni ’70.

Le opere di Valentini degli anni ’70, come questa al lotto n. 147 “Orizzontale rosso-azzurro” del 1975, rappresentano perlopiù paesaggi geometrici realizzati con colori in scala di grigi e primari. L’artista usa spesso tempera e materiali grezzi quali polvere di grafite e carbone.

L’evoluzione artistica di Valentini manifesta nel tempo una ricerca di armonia e razionalismo rinascimentale (da ricordare che l’artista ha studiato a fondo i testi della cultura umanistica, da Bembo a Leon Battista Alberti).

In questo primo ciclo di opere di cui fa parte il lotto in asta si può dunque affermare che Valentini inizi il proprio percorso utilizzando stilemi della ricerca analitica (nell’indagine dei materiali e dei colori) per approdare ad una tensione metafisica d’eco dechirichiana.. Stima: 4.500€/7.000€.

Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146x114, 1956
Roberto Crippa, Totemica, olio su tela, 146×114, 1956 – Lotto n. 165 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Nel 1956 espone alla Biennale di Venezia, in collettive a Tokyo, Amsterdam, Hiroshima, Madrid e in personali a Roma e Parigi Roberto Crippa, uno dei protagonisti dello spazialismo italiano del dopoguerra.

Fra il 1954 e il 1956 Crippa evolve le famose “spirali” della produzione più propriamente spazialista nei cosiddetti “totem”. Lo fa interlacciando in involuzioni materiche il tratto ellissoidale delle spirali stesse in un processo di riconduzione di una forza cosmica universale, espressa in quelle, in simboli animistici del tutto terreni, propri del carattere irruento e vitale dell’artista.

Dal 1955 l’artista si dedica anche alla realizzazione di opere polimateriche per proseguire, nello stesso 1956, con opere in ferro, bronzo e acciaio. Sono opere improntate ad un accentuato simbolismo primitivo che va verso un riduzionismo contenutistico e formale che si potrebbe dire ha più cuore dell’altro grande processo di azzeramento e semplificazione attuato in quel decennio dal concretismo geometrico. “Totemica” al lotto n. 165 è una grande, importante opera riferibile a questo ciclo. Stima: 22.000€/32.000€.

Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73x92, 1985
Emilio Scanavino, Caleidoscopio, olio su tela, 73×92, 1985 – Lotto n. 167 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Un importante benché tardo olio su tela di Emilio Scanavino al lotto n. 167 “Caleidoscopio”, del 1985.

L’artista ligure muore infatti nel 1986 dopo una lunga malattia protratta dal 1971 quando ebbe una grave emorragia alla testa.

L’opera in asta, di buone dimensioni e qualità, presenta tutti gli stilemi del linguaggio della maturità di Scanavino: le geometrie tipiche dei caratteristiche degli anni ’60 e ’70, il tipico groviglio risultato di un processo di irrigidimento esistenziale della volontà lirica espressa negli anni ’50, e infine i colori accesi, espressionisti dell’ultimo grido di dolore esistenziale e fisico dell’artista ligure.

L’opera inoltre è stata recentemente presentata presso l’Art Gallery La Luna di Borgo San Dalmazzo nel contesto della mostra “Nel segno di Emilio Scanavino”. Stima: 25.000€/35.000€.

Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980
Piero Dorazio, Les immobile, olio su tela, 60x70x3.5, 1980 – Lotto n. 177 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Piero Dorazio rappresenta la storia dell’astrattismo italiano.

Fu protagonista del Gruppo Forma 1 nella Roma degli anni ’50 e fu importante punto di riferimento nei ’60 per la op art internazionale grazie anche al prestigio ottenuto per aver fondato il dipartimento di Pittura, Scultura e Grafica della School of Fine Arts dell’University of Pennsylvania, riconosciuta come la scuola d’arte e di architettura migliore degli Stati Uniti. Qui insegnò come Full Professor fino al 1970.

La pittura di Dorazio ha prodotto negli anni diversi cicli pittorici, con evoluzioni ed involuzioni, ma certamente sono due fin dagli esordi le costanti della sua ricerca: forma e colore. Si legge nel “Manifesto” del Gruppo Forma 1 del 1947: “Riconosciamo nel formalismo l’unico mezzo per sottrarci a influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche. […] Il quadro, la scultura, presentano come mezzo di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un’armonia di forme pure”.

E l’armonia è ciò che permea l’opera al lotto n. 177 “Les immobile”. Stima: 29.000€/40.000€.

Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30x40, 1951
Roberto Crippa, Spirali, olio su tela, 30×40, 1951 – Lotto n. 178 – Immagine da fabianiarte.com – Asta Fabiani Arte n. 58

Di dimensioni contenute (30×40) ma potentissime le “Spirali” di Roberto Crippa al lotto n. 178.

Siamo nel 1951 anno in cui l’artista monzese firma il terzo manifesto dello spazialismo di Lucio Fontana.

Si legge nel “Manifesto tecnico dello spazialismo” che ne fu il nome proprio: “[…] Passati vari millenni del suo sviluppo artistico analitico, arriva il momento della sintesi. Prima la separazione fu necessaria, oggi costituisce una disintegrazione dell’unità concepita. Concepiamo la sintesi con una somma di elementi fisici: colore, suono, movimento, spazio, integranti un’unità ideale e materiale. Colore, l’elemento dello spazio, suono, l’elemento del tempo ed il movimento che si sviluppa nel tempo e nello spazio. Son le forme fondamentali dell’arte nuova che contiene le quattro dimensioni dell’esistenza. […] Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo, e spazio i concetti della nuova arte. Nel subcosciente dell’uomo della strada una nuova concezione della vita; i creatori iniziano lentamente ma inesorabilmente la conquista dell’uomo della strada. L’opera d’arte non è eterna, nel tempo esiste l’uomo e la sua creazione, finito l’uomo continua l’infinito”.

Pianeti come durata, con timbri di colori diversi, note in uno spazio solcato da orbite che si flettono attraendosi e respingendosi d’energia: in Crippa, in queste “Spirali” con atomi e/o pianeti ci sono tutti i concetti, espressimi ad altissimo livello, della nuova arte di quel tempo. Stima: 15.000€/22.000€.