Asta Meeting Art n. 829 – Sabato 24 e Domenica 25 Giugno 2017 – Vercelli, Opere dell’Arte Moderna e Contemporanea – Sessioni V-VI

Le sessioni V e VI dell’Asta di Arte Moderna e Contemporanea n. 829 della Casa d’Aste Meeting Art di Vercelli si terranno nei fine settimana del 24/25 giugno 2017 alle ore 14.30. La TopTen di SenzaRiserva.

Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – da meetingart.it
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70x50, anni ’50
Filippo Scroppo, Opera M.A.C., olio su tela, 70×50, anni ’50 – Lotto n. 319 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Riesi nel 1910 da genitori valdesi, Filippo Scroppo si trasferisce a Torino nel 1934. La sua vita sarà a lungo combattuta fra le due sponde della vocazione artistica e di quella pastorale che non fu estranea all’ispirazione geometrica, astratta ed aniconica della sua pittura. Scroppo fu anche fervente comunista tanto da partecipare come giornalista e critico d’arte a “L’Unità” negli anni ’40.

Nel 1948 Scroppo aderisce al M.A.C. Movimento Arte Concreta nel gruppo torinese (Galvano, Parisot, Biglione). La sua pittura è caratterizzata da incastri di superfici prive di modulazione e ombreggiature, dai colori netti su forme spesso curvilinee che, pur completamente astratte, richiamano sempre ad un certo ‘naturalismo’.

La varietà stessa e la libertà del costruttivismo di Scroppo, oltre ad essere una rappresentazione precisa della riacquistata fiducia nel patto fra arte e tecnologia, comune ai concretisti, conferiscono alle opere dell’artista un che di utopico al confine fra ‘azione’ e aspirazione religiosa.

Per certi versi, la purezza e la personalizzazione del segno avvicinano Scroppo all’esperienza dei protagonisti dell’astrattismo classico fiorentino, per altri invece veicolano una fantasia e ricchezza di significati irriducibile ad una interpretazione esclusivamente deontologica e che invece sembrano costituire una pura rappresentazione della gioia e della riconoscenza verso il creato.

Opera collocabile nel primo quinquennio degli anni ’50 questa al lotto n. 319 “Opera M.A.C.”. Filippo Scroppo muore nel 1993 a Torre Pellice, in provincia di Torino, dove per moltissimi anni ha promosso e curato le edizioni della Mostra d’Arte Contemporanea. Stima: 2.000€/3.000€.

Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – da meetingart.it
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5x27.5, 1951
Albino Galvano, Composizione, olio e collage su cartone, 49.5×27.5, 1951 – Lotto n. 321 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Allievo di Felice Casorati (nel contesto della cosiddetta “scuola di Via Mazzini”) nella Torino della fine degli anni ’20 e dell’inizio dei ’30, le prime prove di Albino Galvano riflettono la lezione post-impressionista del maestro nella figurazione dall’uso sapiente delle luci e del colore nonché nell’abile resa del chiaroscuro.

Fra gli anni 1940 e 1947 Galvano dà inizio a quel processo di semplificazione delle forme attento ad una resa di essenzialità ‘metafisica’ e ad una introspezione psicologica che non potrà che risolversi in una piena adesione alla pittura astratta nel 1948.

Con Annibale Biglione, Adriano Parisot, Filippo Scroppo, Carol Rama e Paola Levi-Montalcini in quell’anno Galvano costituisce la sezione torinese del M.A.C. Movimento Arte Concreta.

Ma l’astrattismo e il concretismo delle forme in Galvano sono solo un pretesto per la creazione di simboli ‘anarchici’ dove l’oggetto religioso convive con lo strumento divinatorio e la cabala, il sacro con il profano (lotto n. 321 “Composizione”).

E quando Galvano scrive di Artaud (Galvano fu importante critico letterario e d’arte) sembra in qualche modo parlare di se stesso: “La ricerca disperata di attingere alla moelle delle cose, in una parola lo sforzo di attingere l’essere, esplorandolo tanto nella dimensione vitale quanto in quella ‘dei princìpi’, ha trasceso in lui, in ogni momento, l’impegno puramente letterario (dalla prefazione a “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”, Antonin Artaud, Adelphi 2007, p. XIII). Stima: 2.000€/3.000€.

Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – da meetingart.it
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995
Walter Valentini, Viaggio VIII, tecnica mista e applicazioni su tavola e tela, 92x92x7, 1995 – Lotto n. 334 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Protagonista dell’arte grafica contemporanea internazionale Walter Valentini nasce a Pergola nella provincia di Pesaro e Urbino nel 1928. Frequenta l’Istituto di Belle Arti delle Marche dove approfondisce le tecniche calcografiche, l’incisione, la litografia e al contempo rimane affascinato e studia la cultura umanistico-rinascimentale, in particolare i trattati sulla proporzione e l’armonia aurea.

Dopo aver lavorato come grafico pubblicitario, anche presso l’Agenzia pubblicitaria dell’ENI, nel 1974 tiene la sua prima personale alla Galleria Vinciana di Milano intraprendendo la carriera artistica.

Traiettorie cosmiche sono le opere di Valentini come questa in asta al lotto n. 334 “Viaggio VIII”, di buone dimensioni; percorsi verso una perfezione formale che rappresenta una esperienza mistica, non intuita, ma frutto di un lavoro di studio e precisione.  “La sua poesia di linee e superfici / è una dichiarazione di fatti. / Potrebbero essere equazioni / fra accadimenti stellari / in cui persino il caso / indossa un abito da cerimonia. Crede nel definito, / ispirando un’orchestra” ha scritto l’amico Hans Richter a proposito di Valentini.

Valentini unisce in modo personalissimo l’invenzione di Fontana della ricerca di uno spazio ‘oltre’ all’esperienza tecnologica, alla volontà del ‘fare’ e alla forza di Crippa, l’eleganza formale di Veronesi allo scavo interiore ed esistenziale di Scanavino, la rivolta e il capovolgimento ‘dada’ alla “divina proporzione” di Luca Pacioli. Stima: 11.500€/12.900€.

Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – da meetingart.it
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81x65, anni ’60/70
Roberto Crippa, Senza titolo, tecnica mista, sughero e collage su tavola, 81×65, anni ’60/70 – Lotto n. 358 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Un bel sughero del monzese Roberto Crippa al lotto n. 358 “Senza titolo”, opera collocabile nel secondo quinquennio degli anni ’60.

Dalle “Spirali” dei primi anni ’50, con l’adesione allo spazialismo, al recupero della pittura ‘terrestre’ e di paesaggio alla fine dei ’60 con gli assai sottostimati landscapes in sughero, il percorso artistico di Crippa è stato coerente lungo una linea evolutiva che mette in luce una personalità forte e volitiva, interessata a fare dell’arte e della vita un’unicum inscindibile di desiderio di ricerca ed espressione.

Crippa vede nella pittura e nella scultura, come nella vita, la necessità di un’unione fra cielo e terra, materiale ed immateriale; di una identificazione fra simbolo e realtà. Le ”spirali’ di Crippa non sono solo i voli pindarici della mente ma anche le evoluzioni del suo essere pilota acrobatico. I “Totem” degli anni ’50 e ’60 sono lo sviluppo concreto e simbolico di quel gesto riportato alla materia, in un mondo ‘sciamanico’ incerto fra cielo e terra ma pronto a cavalcare l’onda tecnologica post-nucleare.

E suoi paesaggi sono la rappresentazione di un mondo fragile e ricettivo, di sughero; panorami terreni ed extra-terreni, popolati da parole di giornali, forme zoomorfe, accadimenti, esplosioni; sogni di un universo molle, lunare, da conquistare e da ricostruire. Stima: 4.000€/5.000€.

Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – da meetingart.it
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985
Paolo Scirpa, Ludoscopio cubico multispaziale n. 70, tubi fluorescenti verdi e rosa, vetri, legno e acciaio, 37.5x28x28, 1985 – Lotto n. 391 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Siracusa nel 1934 Paolo Scirpa compie studi d’arte a Palermo e Catania. Negli anni ’60 frequenta le avanguardie europee prima a Salisburgo e poi a Parigi. Nel 1965 è alla Quadriennale d’Arte di Roma mentre nel 1968 a Milano collabora con Luciano Fabro all’Accademia di Belle Arti di Brera.

Al 1972 risale la prima produzione dei “Ludoscopi”, lotto n. 70 “Ludoscopio cubico multispaziale n. 70”, assemblaggi-sculture di specchi e luci al neon che danno vita attraverso giochi combinatori a profondità illusorie.

Marco Menguzzo, nell’introduzione al Catalogo della mostra “Paolo Scirpa. La luce nel pozzo”, 11 dicembre 2015 – 7 febbraio 2016, Arena Studio d’Arte, propone un interessante parallelismo fra queste opere di Scirpa e la parabola laica de “La luna nel pozzo”: “il tema dell”illusione’ è centrale in entrambi i casi.

Tuttavia, ‘essere illusi’ su un’azione volontaria – catturare la luna nel pozzo – comporta un senso di frustrazione, di impotenza e un ridimensionamento della propria autostima, mentre ‘essere illusi’ dai propri sensi, cioè fisiologicamente, produce un senso di meraviglia che è sostanzialmente positivo, pur nascendo da un errore di base, da un cortocircuito nella percezione della realtà fisica.

Questa ‘frustrazione positiva’ innesca infatti un meccanismo di consapevolezza elementare che è ben lontano dal senso di consapevolezza della propria inadeguatezza nel giudicare e nell’illusione percettiva non c’è colpa, nell’illusione volitiva invece sì.” Stima: 25.000€/28.000€.

Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – da meetingart.it
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57x57 (lato 40), 1966
Toni Costa, Dinamica visuale, PVC verde montato su tavola in romboidale, 57×57 (lato 40), 1966 – Lotto n. 398 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Tra i fondatori del Gruppo N (con lui Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Edoardo Landi e Ennio Chiggio) di Padova nel 1959 Toni Costa è stato uno dei capostipiti “disegnatori sperimentali” che hanno cercato di fondare una nuova arte attraverso lo studio scientifico delle dinamiche percettive e l’impiego di soluzioni interdisciplinari che fanno uso di materiali (in questo caso le listarelle in pvc) e soluzioni ‘installative’ inedite.

Il cinetismo delle sue “Dinamiche visuali” (lotto n. 398) è sicuramente il suo contributo maggiore a questa ricerca. Luce, spazio e tempo sono gli attori che entrano in gioco di fronte a queste opere poiché essi creano quel movimento e quella ‘variabilità percettiva’, quell’instabilità che è essa stessa uno dei ‘motivi’ dell’azione del Gruppo. L’inclinazione delle listarelle, il colore, l’incidenza della luce, la posizione ritagliano attimi d’esperienza, creando un’opera continua: una fenomenologia d’opera.

Il 1966 è un anno particolarmente importante nell’attività dell’artista padovano con la partecipazione alla mostra “Aspetti dell’arte italiana contemporanea” allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Stima: 32.000€/36.000€.

Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – da meetingart.it
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60x39
Ugo Celada, Natura morta, olio su tavola, 60×39 – Lotto n. 438 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Ugo Celada da Virgilio possiede una capacità incredibile di cogliere il momento. Infatti nonostante l’enorme abilità tecnica e di mimesi realistica, l’artista cattura il pathos della scena, come in questa “Natura morta” al lotto n. 438.

Realismo magico e nuova oggettività, insieme a un sapore metafisico danno vita a composizione perfette la cui ieraticità però suggerisce e sottende un’inquietudine.

Nato in provincia di Mantova a Cerese di Virgilio nel 1895, Celada frequenta in seguito l’Accademia di Brera. Nel dopoguerra partecipa alle Biennali veneziane del 1920, 1924 e 1926 e al Movimento novecentista che rinnegherà presto per la collusione e la celebrazione del Regime, rimanendo sempre fedele alla sua arte intimista fatta di ritratti, animali e oggetti, imperscrutabile e magica.

Artista da riscoprire, che non ha avuto il meritato successo di mercato. Da ricordare la bellissima mostra al Palazzo Reale di Milano del 2005. Stima: 2.000€/3.000€.

Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – da meetingart.it
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73x90, 1937
Francesco Menzio, Natura morta con testa, olio su tavola, 73×90, 1937 – Lotto n. 478 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Nato a Tempio Pausania in Sardegna nel 1899 Francesco Menzio è a Torino nel 1912 dove compie gli studi ginnasiali entrando poi nell’orbita del salotto di Felice Casorati.

Nel 1926 Menzio è alla Biennale di Venezia e partecipa alla prima Mostra di Novecento Italiano.

Nel 1927 l’artista è a Parigi interessato a superare il provincialismo casoratiano attraverso una pittura di respiro europeo, anti-retorica e lirica che tenga conto delle scoperte cromatiche di impressionisti e post-impressionisti.

Negli anni ’30 la pittura di Menzio si caratterizza per “interiorizzazioni psicologiche del quotidiano e soffusi lirismi”, come ha ben scritto A. R. Masiero, in “F. M.: autoritratto”, 1999, p. 104, che si articolano su pochi temi: nature morte (lotto n. 478 “Natura morta con testa”), interni con figure e paesaggi in cui l’artista sardo mostra una varietà di stili che ne rivelano il carattere eclettico: dalla pennellata soffice e morbida al plasticismo espressionista, da una figurazione sintetica al realismo delle figure senza mai perdere la ricerca poetica e lirica. Stima: 6.000€/7.000€.

Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – da meetingart.it
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5x65, 1952
Orfeo Tamburi, Parigi, olio su tela, 54.5×65, 1952 – Lotto n. 488 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

Bella e datata opera di Orfeo Tamburi al lotto n. 488 “Parigi”. Nato a Jesi nel 1910 Tamburi frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma dove ha per amici Ennio Flaiano e Vincenzo Cardarelli.

Nel 1936 è a Parigi dove entra in contatto con l’elite artistica e culturale della capitale francese e viene influenzato dalla pittura di Cèzanne. Tornato in Italia è di nuovo a Parigi nel dopoguerra dove resta fino al 1952.

Moltissime le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia ed alla Quadriennale di Roma e numerosissime le mostre in gallerie in tutta europa con quei paesaggi romani e parigini che sono la sua produzione migliore: composizione che l’artista realizza con eleganza e grazia, nonché con una immediatezza e sensibilità che emerge in quest’opera in asta con la stessa limpidezza delle vedute di Maurice Utrillo. Stima: 9.000€/10.000€.

Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – da meetingart.it
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70x70 (lato 50)
Luigi Ontani, Bambi, Bimbi, Bambole, tecnica mista su carta in romboidale, 70×70 (lato 50) – Lotto n. 498 – Immagine da meetingart.it – Asta Meeting Art n. 829

I bisticci linguistici e visuali dell’artista bolognese (Vergato, 1943) Luigi Ontani sono di scena all’opera lotto n. 498 “Bambi, bimbi, bambole”.

Istrione ironico e dissacratore, Ontani è artista eclettico non estraneo all’utilizzo di materiali e tecniche disparate: il ritocco fotografico, il disegno, la performance, l’acquerello, la scultura in legno, in ceramica, in vetro di Murano.

Ontani unisce una vera passione per la ritualità ed il misticismo all’analisi dei processi della rappresentazione e soprattutto dell’auto-rappresentazione tendendo ad elaborare significati che sconfinano nel e talvolta usano il fiabesco.

I giochi di parole sono uno dei temi ricorrenti in Ontani: parole che consentono la messa in scena di significati imprevisti e polisemici oppure rivelatrici di motivi nascosti e di ‘non-sensi’. E l’acquerello, nella sua ‘liquidità’ effimera, non può che essere di supporto ad una ricerca quasi calviniana di leggerezza, di godimento carnale dell’esercizio di una raffinata intelligenza. Stima: 18.000€/20.000€.

Asta Cambi n. 304 – 9 Maggio 2017 – Milano, Arte Moderna e Contemporanea

La Asta n. 304 della Casa d’Aste Cambi di Genova si terrà in sessione unica il giorno 9 maggio ore 15 (lotti 1-203) nella sede milanese. La TopTen di SenzaRiserva.

Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – da cambiaste.com
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60x15, 1965
Agenore Fabbri, Personaggio lunare, scultura in ferro stagnato, 60×15, 1965 – Lotto n. 10 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Nato a Quarrata in provincia di Pistoia nel 1911 Agenore Fabbri è stato uno scultore di altissima levatura, vincitore fra gli altri del Premio Internazionale della scultura di Cannes nel 1955 e del Gran Premio e della Medaglia d’oro alla Triennale di Milano.

Fabbri si forma a Firenze alla locale Accademia delle Belle Arti e frequenta il fervente ambiente culturale del Caffè Le Giubbe Rosse. Di lì a qualche anno ad Albisola impara il mestiere di modellista in terracotta nelle officine ceramiche del luogo. Da qui ha origine la sua passione per la scultura.

Le opere di Fabbri si contraddistinguono per una spiccata drammaticità espressiva che l’artista deriva da una visione del mondo quale campo di lotta di forze animali (i suoi soggetti sono spessissimo scene di combattimento fra animali e/o uomo/animale).

Fino a tutti gli anni ’40 Fabbri usa perlopiù la terracotta dove la sua istintiva impetuosità ed emotività aderisce al meglio al supporto poiché non mediata da processi di fusione e/o saldature richieste invece dalla lavorazione del metallo. Dai ’50 Fabbri opera anche su ferro e bronzo: le sculture si fanno più astratte in linea con il linguaggio informale dell’epoca anche se l’artista pistoiese mantiene sempre come riferimento la realtà. Del 1965 questo bella scultura in ferro al lotto n. 10 “Personaggio lunare” che rimanda all’interesse per le scoperte delle esplorazioni spaziali di quegli anni.

E di impronta Fontaniana è la lacerazione della materia, atomizzata in scheggiature ed erosioni che mantengono una vitalità sconosciuta, oscura, anche paurosa che però lo scultore domina e riconduce con l’assemblaggio a un senso, come un demiurgo plasma la forma dalla materia incandescente. Lo stesso lavoro appreso da molti artisti dall’insegnamento di Alberto Burri. Stima: 4.000€/5.000€.

Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – da cambiaste.com
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130x89, 1960
Mario Bionda, Immagine sommersa, tecnica mista su carta intelata, 130×89, 1960 – Lotto n. 21 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Con l’opera di Mario Bionda al lotto n. 21 “Immagine sommersa” del 1960 siamo invece nel pieno dell’informale. Artista nato a Torino nel 1913, Bionda si forma alla scuola di Felice Casorati e già nel 1930 è alla Biennale di Venezia. Il successo arriva imprevisto, nonostante il carattere schivo e solitario. Nel 1935, nel 1955 e nel 1959 è alla Quadriennale di Roma, nel 1958 ancora alla Biennale di Venezia. In seguito espone anche all’estero in numerose ed importanti gallerie e rassegne.

Milano fu la sua città d’elezione, dove visse dagli anni ’60 rappresentandone a pieno la tensione culturale.  La pittura di Bionda nasce e si sviluppa infatti sulla scia del neo-cubismo di moda nella città meneghina negli anni ’40 ma si muove presto verso una pittura informale piena di pathos e forza. In essa ribolle un desiderio di rinascita perfettamente comunicato attraverso sabbie e materiali bituminosi, che l’autore mescola e graffia nel tentativo di far appunto riemergere un qualcosa.

Un’apparizione nella nebbia, quasi una prima ecografia di una dolce, sofferta attesa quella a lotto n. 21. Artista dalla scarsa fortuna commerciale ma di gran valore. Stima: 1.500€/1.800€.

Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65x81, 1977
Jean-Paul Riopelle, Iceberg nr. 19, olio su tela, 65×81, 1977 – Lotto n. 24 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Jean-Paul Riopelle esordisce in pittura nel cosiddetto gruppo degli automatistes canadesi negli anni ’40 (è nativo di Montreal). Nel 1947 è in Francia a Parigi dove viene influenzato dalle idee di André Breton che lo porteranno a firmare nel 1948 il manifesto surrealista “Rifiuto globale”.

In realtà in Francia Riopelle coltiverà una sensibilità che lo avvicinava all’astrazione lirica, di cui senza dubbio è stato uno dei protagonisti nella storia dell’arte del ’900. Le opere di Riopelle degli anni ’50 sono colorate, di un potente espressionismo attraverso il quale l’artista si esprime quasi furiosamente e ritualisticamente, spremendo spesso direttamente il colore dal tubetto.

Dagli anni ’60 l’artista dà il via ad una fase in cui prevale un “paesaggismo astratto” ispirato a forme naturali, in cui Riopelle mostra un sapiente controllo; ispirazione che si accentua in seguito sotto l’influsso della nuova figurazione della pop art e del Nouveau Réalisme. Elegante nella purezza dei colori l’opera al lotto n. 24 “Iceberg nr. 19”.

“Non c’è mai ambiguità nel linguaggio di Jean Paul Riopelle’s, i suoi dipinti parlano dei suoi luoghi, della Isle aux Grues e dell’Isle aux Oies, del golfo di St. Lawrence. Sono astratti o figurativi? viene da chiedersi; ma importa? Come lui stesso ha detto una volta ‘la parola astratto significa: un venire da. Che cosa voglio è tornare dove’ aggiungendo con lucidità: ‘facciamo un solo passo nella vita’. Bene, meglio che sia decisivo e non compromettente! Certo, nel suo caso, nella pittura, lo è stato”. (Dall’introduzione “We only make one step in life…” di Jean Louis Prat al catalogo della mostra “Riopelle. Grands Formats”, Acquavella Contemporary Art, 17 settembre – 23 ottobre, 2009, New York). Stima: 50.000€/60.000€.

Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – da cambiaste.com
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50x65, 1955
Giuseppe Capogrossi, Superficie nr. 130, olio su tela, 50×65, 1955 – Lotto n. 31 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

“Quelle serrature cabalistiche non cambiano mai, aperte solo a chi sapendosene servire sappia aprire le porte dalle quali si entra nel segreto dell’universo”. Così Giuseppe Ungaretti descriveva i calligrammi, i segni grafici del romano Giuseppe Capogrossi.

Formatosi alla scuola per eccellenza della pittura figurativa con Felice Carena; in seguito uno dei protagonisti della cosiddetta Scuola Romana negli anni ’30 con artisti quali Corrado Cagli, Mario Mafai, Scipione; è con la mostra del 1950 presso la Galleria del Secolo di Roma che Capogrossi approda al suo particolarissimo linguaggio astratto che rigetta le tendenze decorative e quasi escatologiche di un certo costruttivismo comune in quegli anni.

Quello di Capogrossi è un rimettere i piedi per terra, tracciare di nuovo un segno senza elevarsi al di sopra o chiudersi in una turris eburnea. Il segno di Capogrossi non significa niente, è primordiale come l’idea stessa del segno: scandisce il passare delle ore, il conto del bestiame, le impressioni, la contemplazione, tutto ciò che é di nuovo capacità umana di esprimersi e razionalizzare. Un’espressione gioiosa e pura in questo lotto n. 31 “Superficie nr. 130”. Stima: 55.000€/65.000€.

Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – da cambiaste.com
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49x49, 1959
Gabriele De Vecchi, Superficie in vibrazione a 7, tecnica elettromeccanica spara, spilli, motore 2 TM v. 220, 49×49, 1959 – Lotto n. 54 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

È proprio il 1959 quando il noto designer italiano Gabriele De Vecchi, nato a Milano nel 1938 e laureatosi al Politecnico della città meneghina fonda con Giovanni Anceschi, Davide Boriani e Gianni Colombo il Gruppo T.

La dichiarazione d’intenti del Gruppo viene stilata in occasione della prima mostra ‘Miriorama1’ presso la Galleria Pater a Milano nel gennaio 1960: “Ogni aspetto della realtà, colore, forma, luce, spazi geometrici e tempo astronomico, è l’aspetto diverso del darsi dello SPAZIO_TEMPO o meglio: modi diversi di percepire il relazionarsi tra SPAZIO e TEMPO.

Consideriamo quindi la realtà come continuo divenire di fenomeni che noi percepiamo nella variazione. Da quando una realtà intesa in questi termini ha preso il posto, nella coscienza dell’uomo (o solamente nella sua intuizione) di una realtà fissa e immutabile, noi ravvisiamo nelle arti una tendenza ad esprimere la realtà nei suoi termini di divenire.

Quindi considerando l’opera come una realtà fatta con gli stessi elementi che costituiscono quella realtà che ci circonda è necessario che l’opera stessa sia in continua variazione. Con questo noi non rifiutiamo la validità di mezzi quale colore, forma , luce, ecc. ma li ridimensioniamo immettendoli nell’opera nella situazione vera in cui li riconosciamo nella realtà, cioè in continua variazione che è l’effetto del loro relazionarsi reciproco”.

La “Superficie in vibrazione a 7” al lotto n. 54 propone una superficie in para contrassegnata da punti (spilli) che vengono perturbati da un’elica. L’elica dietro alla para urta gli spilli facendoli muovere, mentre l’elasticità della stessa ricompone il movimento.

Si tratta di una concettualizzazione di un processo che non ha forma fissa: la testa dello spillo viene colpita dalla luce ed emette un riflesso istantaneo che si riverbera in un’altra zona della superficie continuamente.

L’autonomia del processo esclude l’autorialità dell’artista coinvolgendo allo stesso tempo lo spettatore in un mutevole gioco percettivo. Stima: 25.000€/30.000€.

Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – da cambiaste.com
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60x60, 1964
Alberto Biasi, Dinamica alterna, rilievo in pvc su tavola, 60×60, 1964 – Lotto n. 57 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Altro opera cinetica, stavolta realizzata nel 1964 nel contesto delle sperimentazioni del Gruppo N di Padova al lotto n. 57 “Dinamica alterna” di Alberto Biasi.

Il Gruppo nasce nel 1959 (i fondatori sono Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi) e si pone l’obiettivo di una riforma del linguaggio artistico che ha come punti focali la contaminazione fra arte e scienza ed un annullamento del confine stesso fra arte e arti applicate.

Pittura, scultura, architettura, prodotto industriale rappresentano e devono essere un unicum che consenta a ciascuno di prendere coscienza dei fenomeni della realtà e di quelli percettivi. Si ricerca un’arte collettiva, partecipativa, che democratizzi l’artefatto artistico e diffonda la conoscenza, non limitata all’espressione del singolo, ma frutto del lavoro e del contributo dell”umanità’.

Elegantissima la “Dinamica alterna” al lotto 57, realizzata nel 1964 nel pieno dell’attività del Gruppo, che continuerà fino al 1967. L’anno successivo, nel 1965, Biasi partecipa alla storica mostra The Responsive Eye al MoMa di New York. Stima: 25.000€/35.000€.

Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – da cambiaste.com
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45x45, 1961-1973
Ennio Chiggio, Quadrati spaziali, legno, plexiglass, 45×45, 1961-1973 – Lotto n. 58 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Formatosi a Venezia all’Accademia ed alla Facoltà di Architettura Ennio Chiggio è stato fra i protagonisti del Gruppo N di Padova alla fine degli anni ’50.

Opere aperte che trascendono l’individualità, opere attente ai rapporti di forma ed alla fenomenologia della forma, studio dei processi di acquisizione e rappresentazione dell’informazione e della percezione sono le principali tematiche affrontate dal Gruppo ed in particolare da Chiggio la cui ricerca si inserisce a pieno titolo nella ambito dell’arte programmata e cinetica.

Chiggio è stato forse lo sperimentatore più originale del Gruppo: ha spaziato dal design industriale, all’architettura, alla scenografia, al fashion fino alla musica e all’uso dei principi della meccanica quantistica e della teoria dell’informazione (l’artista fu un assiduo lettore dei saggi di John Dewey).

Bella l’opera al lotto n. 58 “Quadrati spaziali” che sfrutta nei confronti dello spettatore quelle dinamiche di psicologia cognitiva tipiche delle ricerche della Gestalt e del BauhausStima: 12.000€/15.000€.

Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – da cambiaste.com
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70x60, 1966
Agostino Bonalumi, Bianco, tela estroflessa e tempera vinilica, 70×60, 1966 – Lotto n. 61 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

La parabola artistica di Agostino Bonalumi si svolge appieno nel clima culturale della Milano degli anni ’50 e ’60 ed è legata alle ricerche svolte in quegli anni dal Gruppo di artisti che ruotavano attorno alla rivista Azimuth fondata nel 1959 da Piero Manzoni ed Enrico Castellani, uscita in soli due numeri fino al 1960, e il cui vero redattore fu Vincenzo Agnetti.

Sulle ceneri dell’informale questi artisti hanno rinnovato il linguaggio artistico attraverso la sfida e un nuovo patto fra arte e società, tecnologia e pittura. Rompere i canoni fu il loro motto e lo fecero anche attraverso queste “pitture-oggetto” nella felice definizione di Gillo Dorfles.

“[…] Un primo periodo, dunque, comprende essenzialmente tele monocrome, in prevalenza simmetriche che costituiscono quello che potremmo definire il vero e proprio alfabeto del linguaggio bonalumiano: la presenza, infatti, d’una superficie di tela monocroma, e l’estroflessione più o meno accentuata della stessa attraverso una imbottitura, vuoi ombelicata, vuoi a settori multipli, costituisce il punto di partenza per tutta la produzione di questo primo periodo” che Gillo Dorfles individua fino al 1965, ma che è riscontrabile nel lotto n. 61 “Bianco” (da Gillo Dorfles, “Preferenze critiche: uno sguardo sull’arte visiva contemporanea”, Edizioni Dedalo, 1993, p. 158). Stima: 110.000€/130.000€.

Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – da cambiaste.com
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24x18, 1977
Antonio Bueno, Profilo, olio su masonite, 24×18, 1977 – Lotto n. 159 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Piccola ma di altissima qualità la figura di donna “Profilo” di Antonio Bueno al lotto n. 159. Pittore italiano di origine spagnole nato a Berlino nel 1918 e morto a Firenze, sua città d’adozione, nel 1984, Antonio fu uno degli animatori dei “Pittori Moderni della Realtà” con Gregorio Sciltian, il fratello Xavier Bueno e Pietro Annigoni nella Firenze del dopoguerra.

Grande sperimentatore e personalità inquieta Antonio Bueno fu pittore astratto, informale, neo-metafisico, pop, poeta visivo, artista neo-dada.

Dagli anni ’70 l’artista di origini spagnole torna alla figurazione, soprattutto alla ritrattistica, in cui dà vita ad originali profili neotenici, tratti dalla realtà o rielaborazioni di figure della storia dell’arte. Profili che si caratterizzano per un aspetto tondeggiante, dalle linee semplificate, in uno stile ironicamente definito “neo-pompieristico” ma che in realtà accentua in maniera originale una intonazione metafisica rassicurante e pacificata che forse è l’apice, anche se abusata dal mercato, della sua produzione.  Stima: 8.000€/10.000€.

Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – da cambiaste.com
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60x45, 1970
Giuseppe Migneco, Pescatore all’opera, olio su tela, 60×45, 1970 – Lotto n. 202 – Immagine da cambiaste.com – Asta Cambi n. 304

Virgilio Guidi dipinge l’opera al lotto n. 202 “Pescatore all’opera” a 78 anni, ed è sorprendente la forza e la perizia con la quale sa trasmettere lo sforzo e la concentrazione di questo pescatore.

La luce è il segreto delle opere di Guidi, una luce che trasfigura la realtà, a cui l’artista rimarrà sempre fedele; che la trasporta in un mondo si sogno e pacatezza, dove ogni gesto, anche il più umile, viene eternato attraverso l’evocazione di uno ‘stato di grazia’.

Nel 1915 Guidi partecipa alla Secessione Romana. Nel 1920 è già alla Biennale veneziana e nel 1926 alla prima mostra di Novecento Italiano a Milano al Palazzo della Permanente. Da allora tantissime altre partecipazioni alla Biennale ed alla Quadriennale di Roma.

Un’uomo, un pescatore, guarda al bottino della sua rete, pensa alla terra, volge le spalle ad un destino incerto; lo fa con confidenza, circondato di luce: “Sono stato tanto in vista del cielo / che ho bisogno ora della terra: / qui, oltre la sozza cupidigia / vive anche la bella saggezza / e le cadute dell’uomo / non sono abbandonate dalla luce” (Da Virgilio Guidi, “Le poesie del male”, con una testimonianza di Vittore Branca e una prefazione di Andrea Zanzotto, Venezia, Centro Internazionale della Grafica, 1983). Stima: 2.500€/3.500€.